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| Mar, 11 apr 2006 |
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| Mar, 17 gen 2006 |
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| Mer, 6 lug 2005 |
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| Ciao Andrej,
Sto leggendo "popolo kea", invece ieri ho letto "se esiste qualcosa che si chiama destino"; è carino però bisogna considerare che non tutti hanno la fortuna di sapere il giapponese, quindi mi piacerebbe ci fosse un glossario dei termini a fine racconto, magari in un capitolo separato cosicché è possibile capire meglio e immedesimarsi di più.
Come racconto è lineare e curato, forse le emozioni sono un po' pacate, ma fondamentalmente la linearità di espressione è adatta al tipo di racconto e all'ambientazione, cioè, diverse volte si incentra sull'attesa, ma non è spasmodica, è delicata e serena, quindi va bene. (Poi questa è una mia opinione, io ti dico solo cosa penso, a me sapere quello che pensano gli altri, anche se poi sembra che non li ascolto perché faccio di testa mia, mi aiuta molto).
Buona notte
Miyuki |
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| Lun, 9 set 2002 |
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| Caro Andrej,
In "Se esiste qualcosa chiamato destino..." sei stato mooolto competente nelle citazioni, nei nomi, nelle tradizioni... (un pò sapevo pure io di questa loro "tolleranza" non che delle relazioni tra i samurai... ecc), adesso sono a leggere "Né angelo, né marchetta" (che trovo carinissimo, anche se in alcuni punti mi resta proprio difficile riuscire a credere che delle simili cose siano possibili o meglio, reali), ma poi proverò di sicuro con "Per abito un tatuaggio o simile (ho un amicicia fissatissima per gli Yakuza a cui non ho potuto fare a meno di consigliarlo.
Magnolia |
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