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una storia originale di Andrej Koymasky


pin IL CAPORALE CAPITOLO 4
ENZO SI DONA

Enzo per tutta la sera fu taciturno, immerso nei suoi pensieri che erano un misto di aspettativa e di timore. Sapeva che cosa sarebbe accaduto quella notte: quello che aveva desiderato, sperato stava per realizzarsi e proprio con l'uomo che aveva sognato. Ma ora ne provava un lieve timore. E se non fosse stato bello come aveva pensato? Eppure, nonostante l'inquietudine, al ragazzo brillavano gli occhi. Il fatto di sapere di essere desiderato dal giovanotto lo riempiva di una gioia che superava il timore.

Anche al belvedere quasi non parlò. Quando Martino gli chiese che cosa avesse avuto da dirgli il caporale, Enzo disse che gli aveva semplicemente chiesto di fermarsi a spostare alcuni attrezzi e Martino non insistette. Anche il padre aveva accettato senza problemi quella semplice spiegazione e il ragazzo, sentendosi un po' in colpa per quella bugia, aveva lasciato sul tavolo una moneta in più, quasi a sgravarsi la coscienza: era la prima volta che mentiva al padre.

Alle dieci e mezza Rosario e Cesare dissero che loro tornavano a casa. Enzo attese pochi minuti, quindi salutò ed anche lui si avviò verso casa. Qui giunto, invece di entrare, dopo essersi guardato attorno ed aver notato che nessuno stava alla finestra e che la via era deserta, aveva continuato a passo svelto, fino alla strada del cimitero. Giunto al bivio s'era fermato e s'era messo a sedere di fianco al pilone, aspettando, sempre più emozionato.

Era lì da pochi minuti quando sentì nel buio il rumore del passo di un cavallo. Si alzò in piedi guardando lo stradello buio, aspettando di distinguere la sagoma del giovanotto a cavallo. E finalmente lo vide ed ebbe come un tuffo al cuore. Ruggiero arrivò accanto al ragazzo e per un po' nessuno dei due parlò.

Poi il giovanotto stese un braccio: "Monta, dai." disse semplicemente.

Enzo prese il braccio e Ruggiero lo tirò in sella davanti a sé. Enzo, sentendo il calore del corpo dell'altro contro il proprio, fremette. Ruggiero spronò il cavallo girandolo, ripercorse un tratto di strada, quindi s'inoltrò per lo stradello che scendeva a valle.

Con un braccio cingeva la vita del ragazzo che si lasciava andare contro quel corpo forte con un confuso senso di piacere. Dopo poco sentì il turgore del giovanotto premergli contro il sedere e fremette con forza. Il cavallo andava ad un passo svelto, e ad ogni movimento dell'animale i due corpi si premevano l'uno contro l'altro. Enzo era sempre più eccitato nel sentire l'eccitazione dell'altro e nell'essere cosciente che era proprio per lui.

La notte profumava intensamente di un misto di aromi sensuali e i grilli cantavano con forza lanciando nel buio della dolce notte il loro appassionato richiamo d'amore. Il cavallo, caricato del duplice peso, sbuffava di tanto in tanto ma proseguiva spedito e paziente nel suo cammino.

Giunsero ad una bassa costruzione e al chiarore della luna Enzo riconobbe il vecchio frantoio in disuso, usato ora come deposito. Ruggiero fermò il cavallo, fece scendere il ragazzo, scese, quindi s'avvicinò al portale. Estrasse dalla tasca della giacca una grossa chiave ed aprì il portale che emise un sottile e lungo cigolio. Fece cenno al ragazzo di entrare e lo seguì col cavallo, quindi chiuse il portale. All'interno era buio ed Enzo si fermò.

Sentì la mano di Ruggiero prenderlo per un braccio e sospingerlo avanti. Si lasciò guidare.

"Attento, c'è una scala." disse il giovanotto ed Enzo la sentì con i piedi. Salirono. Si trovarono in una piccola stanza con una finestra da cui entrava il chiarore della luna. "Eccoci." disse Ruggiero semplicemente.

"Ho poco tempo..." mormorò il ragazzo.

"Ci basterà per quello che siamo venuti a fare." rispose il giovanotto.

"A fare?" chiese Enzo sentendosi stupido.

"Hai cambiato idea?" chiese l'altro lasciandogli il braccio, "Lo sai, no, quello che desidero?"

"Sì. Mettermela in culo." rispose a mezza voce il ragazzo.

Ruggiero lo guardò quasi sorpreso per la crudezza di quell'espressione, ma Enzo non conosceva altro modo per esprimere quello che desiderava dall'altro e in quell'espressione così diretta non trovava comunque nulla di riprovevole, di brutto, anzi. E chiese ancora, quasi per essere sicuro che il suo sogno si sarebbe davvero realizzato: "A voi piace farlo, no?"

"Sì, certo, molto. È molto bello."

"Bello... anche per me?" chiese incerto il ragazzo.

"Anche per te." disse con dolcezza il giovanotto, poi, quasi con stupore, intuendo la risposta, chiese: "Non lo facesti mai, prima?"

"No, mai. Voi sì, invece, vero? Con molti ragazzi?"

"Molti, sì, ma non desiderai mai nessuno quanto te." disse Ruggiero prendendo di nuovo il ragazzo per un braccio e tirandolo lievemente verso sé con occhi accesi di desiderio.

Enzo si ritrasse e mormorò: "Aspettate..."

"Abbiamo poco tempo, no?" gli ricordò l'altro ma lo lasciò di nuovo.

"Ma erano tutti contenti, dopo?" chiese il ragazzo.

"Certo."

"Davvero?"

"Non ti direi mai una bugia, sei importante per me." disse Ruggiero con tono sincero. "Sarà bello, vedrai. Fidati di me." aggiunse.

"Mi fido. Ma fatemela vedere, prima..." mormorò il ragazzo guardando fra le gambe dell'altro.

Ruggiero sorrise e si sbottonò la giacca, quindi iniziò a sbottonarsi i calzoni.

Enzo lo fermò con una mano e chiese con un filo di voce: "Posso tirarvela fuori io? Vi dispiace?"

"Al contrario." rispose il giovanotto sorridendogli eccitato.

Enzo, con dita delicate, finì di sbottonare i calzoni, frugò delicatamente nelle mutande di fine tela e finalmente lo estrasse dai panni, carezzandolo lieve: "Signore se è grossa!" mormorò ammirato e timoroso al tempo stesso, "Tanto più della mia."

"Non ti piace?"

"Sì... è bella."

"La vuoi dentro di te?"

"Non è quello che volete voi?"

"Ma tu, lo vuoi?"

"Sono qui per questo, no?"

"Pentito?"

"Non ancora." sorrise timido il ragazzo.

"Lascia che ti cali le braghe, allora." disse Ruggiero facendogli scivolare le bretelle di tela dalle spalle.

Enzo si tenne le braghe con le due mani per non lasciarle scivolare a terra e, guardando dritto negli occhi il giovanotto, gli disse: "Ma prima devo chiedervi una cosa, se volte metterla nel mio culo."

"Che cosa?" chiese il giovanotto temendo che l'altro gli chiedesse denaro. Glielo avrebbe anche dato, ma ne sarebbe stato deluso: gli era sembrato un ragazzo pulito, diverso dai ragazzotti che andavano con lui per soldi a Palermo o a Siracusa.

"Se mi farà male, non mi costringerete a prenderla tutta, vero? Se ve lo chiederò, lascerete perdere?" chiese il ragazzo sottovoce senza smettere di carezzarglielo.

"Certo, Enzo, non voglio farti male. Vuoi che te lo giuri?"

"Non è necessario, mi fido di voi. Solo che è così grossa, lunga, che mi fa un po' paura. Ma adesso, se volete, potete anche spogliarmi." disse con un sorriso timido.

"Bene, e tu spoglia me. Nudi è più bello." disse il giovanotto con emozione. Si denudarono a vicenda e Ruggiero frattanto carezzava il corpo del ragazzo: "Dio, quanto sei bello, Enzo!" mormorò, "Mi sembrava un sogno poterti avere così con me, e invece... Vieni qui, ora." gli disse sospingendolo lievemente verso una pila di sacchi vuoti.

"Come devo mettermi?" chiese il ragazzo incerto.

Ruggiero lo guidò in un semiabbraccio, senza parlare, lo fece inginocchiare sui sacchi e gli si inginocchiò dietro, continuando a carezzarlo. Enzo tremava, ma anche il giovanotto dietro di lui, conscio che stava per cogliere l'innocenza del ragazzo che aveva acceso con tanto vigore la fiamma del suo desiderio e che aveva accettato con tanta semplicità la sua proposta di fare l'amore.

"Chinati, ora..." gli sussurrò all'orecchio.

"Così?" disse fremendo il ragazzo.

"Ancora un po'."

"Mi prometteste..."

"Certo." rispose Ruggiero carezzando con dolce piacere il bel corpo fresco che gli si offriva. Ne sentiva il desiderio ed il timore e questa miscela di sentimenti gli dava un senso di tenerezza incredibile. Certo, lo voleva, ma voleva davvero dargli piacere, non solo prenderlo.

Enzo attendeva, e pensò confusamente che ormai, anche se avesse voluto, non poteva più tirarsi indietro. Ma non lo voleva, anzi. Si disse che se anche gli avesse fatto male, avrebbe cercato di resistere, perché non sarebbe stato giusto aver portato il giovanotto fino a quel punto per poi deluderlo. No, lui non voleva certo deluderlo.

Sentì il calore del corpo del giovanotto che gli aderiva, il contatto della pelle nuda sulla pelle nuda era qualcosa di completamente nuovo, bellissimo. Sentì la dura asta sfregargli fra le piccole natiche e anche questa sensazione fu bellissima. E quando la punta dell'asta si soffermò sul buchetto, pensò che non aveva nulla a che fare con quando lui se lo stuzzicava con le dita: quell'intimo contatto lo fece fremere ed il fremito dell'altro gli parlò dell'intensità del desiderio che spingeva il giovanotto verso di lui.

"Oh, Enzo!" mormorò Ruggiero con voce roca di passione iniziando a spingere.

Il ragazzo provò un piacere dolce nel sentire quella carne calda, viva, forte, fremente iniziare a farsi strada in lui. "Ahi!' gemette quando la pressione dell'altro si fece più forte.

Il giovanotto smise immediatamente di spingere, e lo carezzò sul petto quasi per rassicurarlo. Il ragazzo sentì, proprio grazie a quel gesto, che l'altro non voleva fargli male. Allora fu lui a spingersi lievemente indietro, per fargli capire che poteva continuare. Il giovanotto riprese allora a spingere ed Enzo lo sentì riempirlo, scivolargli dentro pian piano ed era molto meglio di quando lui aveva provato a penetrarsi con le dita: sì, era molto, molto più piacevole. Lo stesso lieve dolore della carne dilatata al limite pareva rendere stranamente più intenso il piacere. Enzo ne era stupito e compiaciuto. Finalmente... pensò con confusa gioia.

Sentì Ruggiero respirare pesantemente e pensò con piacere che era lui ad averlo eccitato a quel punto. Lo sentì continuare ad entrare in lui con cautela, ma con determinazione e provò una sensazione di pienezza. Non era più timoroso, ora, Enzo. E non provava dolore come aveva temuto. Lo sentiva, grosso, pieno, maestoso affondare in lui, finché gli fu completamente dentro.

"Va bene?" chiese Ruggiero, la voce roca per l'emozione.

"Sì, bene."

Allora il giovanotto iniziò lentamente a muoverglisi dentro e fuori e Enzo iniziò a mugolare, Ruggiero iniziò a carezzargli il corpo ed i genitali turgidi.

"Oh, è bello." mormorò il ragazzo quando l'altro accelerò il ritmo.

Enzo si sentì esultare e la gioia spaziò per tutte le sue membra mandandolo in estasi. Il ragazzo tremò ed il tremito divenne convulso mentre raggiungeva un improvviso, forte orgasmo e allora Ruggiero si svuotò in lui e Enzo si sentì in paradiso. Pensò che quella unione appena consumata era stato il momento più lungo e più breve di tutta la sua vita. Il più bello, comunque.

Il giovanotto lo strinse fra le braccia abbandonandosi ansante su di lui. E gli baciò una guancia. Enzo si sentì strano ad essere baciato, ma al tempo stesso quel bacio gli dette piacere. Non il piacere sconvolgente di cui aveva appena goduto, un piacere più sottile, dolce, diffuso, ma non per questo meno intenso. Ruggiero gli si tolse di sopra, lo fece girare e lo prese di nuovo fra le braccia.

"Ti feci un po' male, vero?" chiese in un sussurro il giovanotto stringendolo teneramente a sé e carezzandolo.

"Un po', all'inizio."

"Ma sei contento, ora?"

"Certo, e voi?"

"Mi dai ancora del voi? Ormai non ha più molto senso, no?"

"Ormai?"

"Ormai sei mio."

"Vostro." disse come in sogno il ragazzo, poi aggiunse: "Ma andrete anche con altri ragazzi."

"No."

"Davvero?"

"Se tu lo vorrai, anche io sarò tuo, solo tuo."

"Davvero?" ripeté il ragazzo incredulo ma felice.

"Se tu mi vuoi."

"Certo che vi voglio."

"Perciò non ha senso che tu mi dia del voi, no? Ormai anche io sono tuo."

"Ma non posso darvi del tu. Gli altri potrebbero capire."

"Non credo."

"Io credo di sì, invece. Perciò devo continuare a darvi del voi. Anche se siete mio. Potrò darvi del tu solo dentro il mio cuore, in segreto."

Ruggiero lo carezzò dolcemente. "Mi piaci moltissimo."

"Il mio culo?"

"Tu, tutto." gli disse il giovanotto quasi cullandolo.

Enzo si sentì felice, non solo per quelle parole, ma anche e forse soprattutto per la tenerezza che sentiva nello stare fra le braccia del giovanotto.

"Enzo, dobbiamo trovare il modo di vederci spesso."

"Sarebbe bello, ma... e poi adesso devo tornare a casa, sarà già tardi. Se mio padre è tornato, sarà forse in pensiero. E che gli posso dire, stavolta?"

"Che avevi voglia di fare due passi da solo." suggerì Ruggiero carezzandogli il volto.

"Dobbiamo tornare, però. Mi lascerete al bivio del cimitero?"

"Come vuoi. Mi dispiace doverti già lasciare."

"Anche a me, ma..." disse il ragazzo alzandosi ed iniziando a rivestirsi.

Quando furono fuori e Ruggiero ebbe richiuso a chiave il portale, il giovanotto aprì le braccia e si trovarono l'uno nelle braccia dell'altro. Poi salirono a cavallo.

"Fa un po' male, ora." mormorò il ragazzo.

"Cercai di non farti male."

"Lo so."

"Mi dispiace. Ma passerà, vedrai."

"Non dovete mica sentirvi in colpa. Io lo volevo almeno quanto voi."

"Mi desideravi?"

"Certo che vi desideravo, se no mica venivo." disse serio il ragazzo, poi aggiunse: "Non dovete pensare male di me, perché ha detto subito di sì. Voi siete davvero il mio primo uomo."

"Lo so."

"Lo sapete?"

"Certe cose si capiscono, si sentono."

Si separarono al bivio. Enzo tornò rapidamente a casa. Aprì la porta un po' preoccupato. Tutto era silenzio. Andò a vedere in camera del padre, ma con suo sollievo vide che questi non era ancora rientrato. Allora andò nella propria stanzetta e si mise a letto. Ripensò con un caldo senso di piacere a quanto era accaduto e si sentì felice. Pensò che ora non avrebbe dovuto più andare al belvedere, ma in osteria col padre... sorrise al pensiero, ma sapeva che non poteva: la gente non capisce, la gente disprezza, ride di due maschi che hanno sesso, specialmente di quello dei due che si lascia prendere.

Lo avrebbero trattato da donna, anzi, peggio, eppure Enzo non si sentiva affatto donna per essere stato preso da Ruggiero. Né il giovanotto l'aveva affatto trattato da donna. I pesanti scherzi dei compagni su quelli che "la prendono in culo" erano del tutto assurdi, pensava il ragazzo. Ma d'altronde quelli scherzavano su tutto e tutti, non rispettavano nemmanco i santi.

Enzo si addormentò soddisfatto, pensando al segreto rapporto che ora lo legava al suo bel caporale, e non sentì il padre rientrare più tardi. L'uomo, al suo solito, passò a benedire il figlio e, vedendone l'espressione serena, dolce, si rallegrò pensando che era fortunato ad avere un figlio così buono e dolce.

La mattina dopo, quando si alzò, Enzo notò che il senso di indolenzimento là dietro sembrava essere più forte della notte prima ma questo, invece di infastidirlo, gli diede un senso di allegrezza. Ricordò le battute di alcuni suoi compagni, tipo "se te la metto in culo dovrai camminare con le gambe larghe per un mese" e si disse che doveva stare attento a camminare come sempre, perché nessuno potesse intuire il suo segreto.

Ruggiero, quando arrivò in piazza, lo guardò con occhi luminosi che fecero sciogliere il ragazzo, e gli disse al solito "Vieni".

Ad Enzo ora guardare da dietro il corpo del suo caporale dava un piacere diverso, perché sapeva che ora si appartenevano l'uno all'altro e che lo sapevano solo loro due. Si chiese quando avrebbe potuto provare di nuovo l'intenso piacere di sentirlo entrare in lui, di sentirsi ripieno del suo uomo, di sentirlo danzare in sé.

Lavorò al solito di buona lena, aspettando con impazienza la pausa per il pranzo e spiando il corso del sole in cielo per capire quanto mancasse.

A volte lo vedeva aggirarsi fra i filari ed un paio di volte gli passò anche accanto, ma non erano soli e si scambiarono soltanto poche parole banali: "Tutto bene?"

"Sì, grazie."

"Fa caldo oggi."

"Eh, fa caldo."

Ma gli occhi dicevano ben altro, ed Enzo si chiese con timore se qualcun altro poteva notare la luce particolare che lui leggeva nello sguardo del giovanotto, e in quel caso, se poteva capirne il motivo. Aveva l'impressione che gli altri dovessero rendersi conto che tutto era cambiato per lui, per il caporale, e ne era al tempo stesso preoccupato e contento.

Finalmente venne il segnale della pausa. Enzo andò a prendere la sua porzione di cibo ed andò a sedere sotto il solito albero. Come immaginava, poco dopo arrivò anche Ruggiero.

"Ciao," disse sedendo, "come stai?"

"Fa più male di ieri." disse il ragazzo ma con un sorriso dolce.

"Mi dispiace..."

"A me no. Almeno so che non è un sogno. Quando potremo di nuovo?"

"Quando vuoi, come ieri."

"Non lo so. Mi piacerebbe, ma... se ci scoprono, ci pensate?"

"Non ci scopriranno."

"Dite? La gente qui pare che non abbia meglio da fare che mettere il naso negli affari degli altri. E per voi, che la mettete, sarebbe poco male, ma per me che me la faccio mettere... capite che cosa sarebbe? I compagni non sono teneri quando parlano di quelli come me."

"Pentito?" chiese il giovanotto.

Enzo lo guardò stupito: "Come potete anche solo pensarlo?" gli chiese con un tono di accorato rimprovero che fece sorridere Ruggiero. "Ma se lo scopriranno, non potremo più vederci, non lo capite? Perciò dobbiamo stare attenti, se vogliamo continuare." aggiunse col tono di chi spiega qualcosa di ovvio. "Voi volete continuare, non è vero?"

"Ne dubiti?"

"Ci conosciamo ancora così poco;" si giustificò Enzo, "che ne so se per voi non sono uno dei tanti ragazzi che avete avuto?"

"No, tu no Enzo, tu non sei uno dei tanti. Assolutamente. Devi credermi."

Enzo pensò che l'altro pareva convinto di quelle parole e ne fu contento, ma con aria seria chiese: "A quanti avete già detto queste parole?"

"A nessuno, mai."

"E che ho io di speciale?"

"Tu... tu non sei venuto con me per soldi, come gli altri ragazzi."

"Per soldi? Volete dire che... come le puttane, anche i ragazzi lo fanno?" chiese stupito Enzo.

"Sì."

"A Palermo?"

"E a Siracusa."

"Quando voi andate a Siracusa, è per quello?"

"Lo era. Ora è diverso."

"Me lo giurate?"

"Te lo giuro."

"Perché io non vi chiedo soldi?"

"Non ho problema di soldi, lo sai." gli disse in tono di rimprovero il giovanotto.

Enzo sorrise.

"Ti desidero..." mormorò Ruggiero.

"Anche io, vorrei che poteste prendermi ora, qui."

"Stanotte, al bivio?"

"Non è prudente, ma..."

"Ma?"

"Ci sarò."

E ci andò. Quando arrivò, il giovanotto lo issò sulla sella davanti a sé ed il ragazzo si spinse indietro per sentire il desiderio già sveglio dell'altro.

"Siete già eccitato." disse contento.

"Anche oggi, sotto l'albero." rispose l'altro spronando il cavallo. Scese con una mano fra le gambe del ragazzo: "Anche tu, però." disse compiaciuto.

"Certo." rispose il ragazzo spingendoglisi contro il petto, poi chiese, quasi civettuolo: "Mi desiderate?"

"Tu che ne dici?" rispose l'altro carezzandogli il corpo.

"Quanto?" insisté il ragazzo.

"Tra poco te lo dimostro, Enzo." gli rispose il giovanotto con tono così sensuale che lo fece fremere.

Salirono nella stanzetta del vecchio frantoio e si spogliarono l'un l'altro con mosse febbrili.

Enzo prese fra le mani il bel membro turgido dell'altro e, carezzandolo: "Mettetemela in culo." implorò con dolcezza e questa volta al giovanotto quelle parole sembrarono meno crude che non la notte precedente.

"La vuoi davvero?"

"Più dell'aria che respiro."

"Ti farà male."

"Non preoccupatevi, la voglio." disse il ragazzo con decisione.

Si stesero sui sacchi ed Enzo sentì la ruvida carezza della tela sotto la pelle e quella dolce della pelle del giovanotto sopra di sé e fremette. Sentì Ruggiero iniziare a penetrare in lui e si abbandonò felice a quella piacevole invasione. E quando il giovanotto iniziò a prenderlo con lunghi movimenti virili, Enzo gemette in preda ad un intenso godimento e allora sentì la voce bassa, calda, roca del giovanotto che diceva: "Oh, amore mio!" e il ragazzo provò il desiderio di piangere per la felicità.


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