Venne il mese di febbraio. Quell'anno l'inverno era particolarmente freddo. La notte, nonostante i ragazzi indossassero tutti i loro abiti, quelli invernali e sotto quelli di mezza stagione e poi quelli estivi, cioè tre camiciotti e tre brache, e nonostante si avvoltolassero addosso la vecchia coperta di lana, non riuscivano a sentire caldo.
Così una sera, dopo la chiusura, Tommaso chiese a Gaetano: "Non hai freddo, tu, la notte?"
"Eccome! Quasi non riesco a dormire, per il freddo!"
"Neanch'io. Sai, pensavo, potremmo dormire assieme, sul tuo o sul mio pagliericcio e usare le due coperte assieme. Così ci terremo caldo, penso. Che ne dici?"
"Già, è vero. Ma così una porta resta senza sorveglianza..."
"Ma non succede mai niente. E poi la porta dalla tua parte è più forte, si potrebbe dormire da me. E comunque, se qualcuno cercasse di entrare, lo sentiremmo di sicuro, nel silenzio della notte... che ne dici, Tano? Nessuno ne saprebbe mai niente, basta non farci trovare addormentati la mattina."
Gaetano annuì. Sì, un po' più di calore non avrebbe davvero guastato. Già ora, nonostante avesse la coperta sulle spalle, cominciava a sentire freddo.
"Ma come facevi, gli altri inverni?" chiese Gaetano.
"Non ha mai fatto così freddo come quest'anno. Non ho mai avuto il problema. Allora, vieni da me?"
Gaetano andò. Poggiato il lume su una cassa, si stesero sul pagliericcio di Tommaso, si avvolsero nelle due coperte e stettero un attimo lì, immobili, tremando, aspettando che arrivasse il calore.
"Dobbiamo stare più vicini." suggerì Tommaso e si accucciarono l'uno contro l'altro, stesi su un fianco, le schiene verso l'esterno del letto.
In questo modo i loro volti si sfioravano, i loro occhi erano così vicini che non riuscivano a metterli a fuoco. Ma il calore pian piano venne e finalmente smisero di tremare e cominciarono a rilassarsi a quel dolce tepore. Istintivamente i loro corpi, sentendo il calore del corpo dell'altro, quasi per catturarlo meglio, per non lasciarlo sfuggire, a poco a poco aderirono l'uno all'altro e, sistemandosi meglio, finirono per trovarsi semiabbracciati. Chiacchierarono, come ogni sera. Ma dopo un po' Gaetano fu cosciente di sentire palpitare lieve l'erezione dell'altro contro di sé.
Ed allora, ridacchiando un po' per mascherare l'imbarazzo per quel che stava per dire, un po' perché gli faceva piacere quella sensazione, mormorò: "Ti si è risvegliato..."
L'altro, imbarazzato, non rispose. Gaetano capì ed allora aggiunse: "Anche il mio... senti..." e si spostò appena, in modo di premergli contro la propria erezione. L'altro di nuovo non disse nulla, restò immobile quasi trattenesse il respiro. Gaetano allora gli chiese in un sussurro: "Lo senti?"
"Sì... lo sento... A te... capita spesso?" chiese infine Tommaso.
"E beh, capita, capita." rispose Gaetano un po' rinfrancato e ridacchiò di nuovo. Un braccio di Tommaso poggiava sul fianco dell'amico, la mano lieve sulla schiena. Quella mano iniziò a carezzare istintivamente la schiena dell'amico, attraverso i panni, lieve.
"È bello stare assieme." sussurrò Tommaso.
"Sì, mi piace. Mica solo per il caldo. Sai che non ho mai avuto un amico come te?"
Tommaso sorrise, mosse appena la testa e con le sue labbra sfiorò quelle dell'amico in un bacio. Fu un bacio appena sfiorato, casto, tenero, breve. Ma tutti e due provarono un sottile brivido di piacere e allora Gaetano cercò ancora quel contatto. Fremettero di nuovo entrambi, impercettibilmente. E sentirono che era così bello potersi manifestare in quel modo la reciproca amicizia che istintivamente, quasi all'unisono, si sistemarono meglio e si abbracciarono stringendosi l'uno contro l'altro, intrecciando le gambe e di nuovo le loro labbra si sfiorarono.
"Sto proprio bene, qui con te." mormorò Gaetano grato.
"Proprio bene..." fece eco Tommaso.
Ora non parlavano più: un'emozione nuova e forte li avvolgeva e sentivano che non c'era bisogno di parole. Sapevano che l'altro sentiva esattamente nello stesso modo. Di nuovo le loro labbra si incontrarono. Nessuno dei due ragazzi aveva mai baciato, prima di allora né era stato mai baciato in modo intimo. Ma istintivamente le loro labbra si schiusero, si premettero, si cercarono. E sentirono che era bello. Fu sempre l'istinto che insegnò loro i giusti movimenti da fare. Fu il reciproco bisogno di tenerezza, di calore non solo fisico. Tommaso carezzò il volto di Gaetano, questi lo strinse più forte a sé. Le loro lingue si sfiorarono appena ed anche questo era bello.
Non pensavano a nulla i due ragazzi e men che meno al sesso, pur essendo pienamente consci l'uno dell'erezione dell'altro. Semplicemente sentivano che aveva senso stare così. Assaporavano ogni più piccola sensazione, ogni nuova minima emozione. E si addormentarono così, stretti, allacciati, baciandosi di tanto in tanto ed ogni volta in modo un po' più intimo e dolce e lungo.
Li svegliò il rumore del catenaccio della porta che veniva aperto dall'esterno. Era già mattina.
"Svelto, torna al tuo posto!" sussurrò con urgenza Tommaso.
Gaetano afferrò una delle due coperte e corse nel proprio pagliericcio. Il freddo lo sferzò: il pagliericcio era gelido e gli fece sentire acuta la mancanza dell'amico, della sua vicinanza calda e rassicurante, della sua tenerezza così dolce e così nuova per lui. Una tenerezza che lo riportava a sensazioni sepolte nel profondo dell'anima: la tenerezza ed il calore di quando, ancora lattante, stava in grembo alla madre... E lo stesso senso di sicurezza di quando, muovendo i primi incerti passi, le forti mani del padre erano pronte a tenerlo a sorreggerlo. Non era cosciente di tutto questo, Gaetano, non poteva neppure ricordarlo. Ma il misto di tenerezza, calore, forza, vigore che gli aveva dato l'amico, questo sì, di questo era pienamente cosciente ed ora gli mancava.
Lavorò tutta la giornata, al solito. Lavorare gli faceva sentire meno il freddo ed i lavoranti, per scaldare la colla, accendevano piccoli fornelli a carbonella che un po' stemperavano il gelo dell'ambiente. Di tanto in tanto incrociava Tommaso ed i loro sguardi si incontravano. E si scambiavano un sorriso che nessuno era in grado di vedere ma che loro due sentivano esserci.
Venne di nuovo la sera ed i due ragazzi si stesero di nuovo sul pagliericcio di Tommaso abbracciandosi subito stretti ed i loro discorsi a voce sommessa erano intervallati da baci ancor più intimi, più lunghi della sera prima.
Per molte notti in questo loro stare abbracciati, baciarsi, carezzarsi, non ci fu assolutamente nulla di sessuale, almeno a livello conscio, anche se ogni volta avvertivano le reciproche erezioni, anche se gustavano i fremiti che si suscitavano a vicenda. Fu un crescendo graduale, lentissimo, fatto di piccoli passi impercettibili. La loro intimità crebbe a poco a poco. Ognuno dei due ragazzi scopriva pian piano come e dove all'altro faceva piacere essere toccato, carezzato. Ed ognuno dei due trovava molto bello sapere e poter donare piacere all'altro.
Era ormai aprile, delle due coperte ne bastava una sola ed avevano indosso il solo abito invernale. Non avrebbero avuto più bisogno di scaldarsi a vicenda, ma a nessuno dei due venne neppure in mente di smettere di dormire assieme. E fu sempre in aprile che per la prima volta, nel loro carezzarsi mentre si baciavano, la mano di Tommaso si posò fra le gambe di Gaetano e attraverso la tela ne carezzò il membro eretto. Gaetano fremette più forte del solito e istintivamente spinse in avanti il bacino per sentire meglio il contatto con quella mano.
Tommaso capì che all'amico dava piacere essere toccato lì e perciò non tolse la mano e continuò a carezzarlo. Allora Gaetano pensò nitidamente che se a lui piaceva tanto sentire quella mano lì, se per lui era così bello, doveva esserlo altrettanto per l'amico e quindi scese con la sua mano sulla braca gonfia di Tommaso e lo carezzò a sua volta. Si baciarono e si accorsero che ora anche il loro bacio aveva un sapore diverso, più intenso, più dolce.
E venne maggio ed ebbero gli abiti nuovi di mezza stagione, più leggeri. Durante il giorno, anche di domenica quand'erano soli a zonzo, non parlarono mai di quel che stava avvenendo fra loro la notte: lo sapevano, ne erano contenti, non c'era bisogno di parlarne. E ogni notte si ritrovavano, felici, e la reciproca esplorazione continuava. Ora, senza il freddo, senza le coperte che intralciavano i loro movimenti, con gli abiti più leggeri indosso, si potevano carezzare con maggiore libertà e potevano sentir meglio, attraverso i vestiti, i fremiti dell'altro e le forme dei loro corpi. Ed allora le seguivano con dita lievi, le sottolineavano e spiavano sul volto dell'amico le reazioni per capire meglio dove all'amico piacesse di più essere carezzato e come.
Inconsciamente scoprirono così le reciproche zone erogene e proprio questo fece precipitare le cose. Ormai le carezze e gli stessi baci non avevano più il solo scopo di uno scambio di tenerezza, di amicizia. Le loro esplorazioni erano diventate chiaramente un modo per donare piacere fisico all'amico. Se ne rendevano conto e, tacitamente, lo accettavano.
Così scoprirono che il contatto delle dita sulla pelle nuda suscitava emozioni più profonde. Dapprima le loro mani si insinuavano sotto gli abiti dell'altro quasi timidamente. Ma poi cominciarono anche ad aprirseli, a scostarne i lembi, ed infine a sfilarseli di dosso, per poter avere maggiore libertà nel carezzare la pelle dell'altro. In fondo erano abituati alle loro nudità, da quando avevano preso a bagnarsi nudi, quindi non c'era niente di strano, di nuovo. E finalmente, quasi in un tacito accordo, iniziarono a toglierseli prima di stendersi sul pagliericcio: così potevano carezzare i loro corpi nudi, guardandosi negli occhi, ammirandosi a vicenda. E fu di nuovo l'istinto a suggerire loro di alternare ai toccamenti con le dita quelli con le labbra...
E per la prima volta, accadde.
Tommaso, in preda ad un piacere ormai intensissimo, raggiunse l'orgasmo. Subito dopo si sentì in preda ad un forte imbarazzo, ad un senso profondo di vergogna, proprio perché tutto quel che stavano facendo, nella mente di Tommaso, non aveva ancora mai assunto una connotazione esplicitamente sessuale. Era così diverso da quando si masturbava col Checco! Ma il risultato era stato lo stesso e questo lo confondeva, lo turbava. Gli sembrava di aver sporcato, con l'irrompere del piacere sessuale, il loro rapporto.
Per Gaetano, invece, fu come una rivelazione, come trovare l'anello mancante di una catena. L'eiaculazione dell'amico, che neanche lui si attendeva, aveva messo in relazione, unito, dato un senso da una parte alle sue esperienze con Silvio e con i marinai e dall'altra alle sue tenerezze con Tommaso. Sentì, anzi capì, che l'uno senza l'altro, per quanto bello e piacevole, era incompleto. E capì che in Tommaso poteva avere tutti e due e si sentì felice.
"Perdonami, Tano..." mormorò Tommaso confuso, cercando di ripulirsi e di pulire il corpo dell'amico. Ma quando ne vide il sorriso luminoso, gli chiese pieno di stupore: "Non sei arrabbiato con me?"
"Arrabbiato? Macché! Ho fatto una scoperta fantastica..."
"Scoperta? Di che parli?"
Gaetano, ancora eccitato, sospinse l'amico facendolo sdraiare, gli si stese sopra, lo abbracciò e lo baciò in bocca. Poi gli disse: "Non e bello che possiamo stare così, io e tu?"
"Sì, ma..."
"Non era bellissimo, quello che ti è successo?"
"Me ne vergogno da morire..."
"Ma ti è piaciuto, no?"
"Beh... sì..."
"Tanto o poco?"
"Tanto." ammise Tommaso sottovoce ed arrossì.
"Bene. E il merito è stato tutto mio, capisci? Io ti ho dato piacere, tanto piacere... non e vero?"
"È vero, ma..."
"Nessun ma. Io sono felice di saper dare al mio unico amico un piacere così grande. Prima non ti era mai successo?"
"Beh, sì, con Checco, ma... ma era diverso, solo con la mano, solo con le brache aperte... era diverso..."
"Appunto, era diverso. Anche a me era successo, con mio cugino Silvio e... beh, con altri ed in altri modi. Sulla nave, con i marinai, cioè. Ma era diverso. Con te... con te è stato veramente bello. No?"
"È... è vero..."
"Questa volta per te è stato bellissimo, è vero? Nessun paragone con quel... Checco, è vero?"
"Sì, sì, è vero..."
"Appunto. Con gli altri... non sapevamo davvero che cosa si potesse fare, non potevamo farlo forse nemmeno se l'avessimo saputo, perché comunque erano... altri. Gli altri... ci hanno insegnato in modo sbagliato. Ma noi l'abbiamo scoperto da soli, perché siamo... amici. Capisci? È così, è bellissimo, no?" concluse Gaetano radioso.
"Sì, è vero." rispose l'altro con un sorriso timido, poi, tornando serio, disse: "Ma io... a te non ti ho dato questo... piacere bellissimo."
"E che aspetti, allora?" disse Gaetano allegro.
Tommaso annuì. I due ragazzi si scambiarono le posizioni, Gaetano supino e Maso accucciato accanto a lui. Questi riprese a carezzarlo, a baciarlo, a toccarlo. Ma, avendo avuto già l'orgasmo e da poco, senza volerlo lo faceva in modo meccanico.
A Gaetano dava comunque piacere, ma dopo un po' Tommaso si fermò: "No, Tano. Non e più la stessa cosa... non so perché ma ora... ora assomiglia di più a quello che facevo con Checco..." disse confuso.
Gaetano lo guardò e vide che l'amico era profondamente dispiaciuto. Rifletté un poco, poi disse: "Non importa. Lasciamo perdere, ora. Probabilmente è più bello quando lo si fa tutti e due insieme... Ci penseremo domani notte. Vieni qui, stiamo solo abbracciati, se ti va."
Tommaso gli si accucciò contro e si abbracciarono.
Gaetano ne carezzò con tenerezza la schiena nuda e Tommaso emise un lieve sospiro e mormorò: "È stato bello davvero, sai? E... domani, vedrai, sarà bello anche per te, amico mio."
E mantenne la promessa. La notte seguente si stesero, nudi, sul pagliericcio e presero a carezzarsi ed a baciarsi come le altre volte, ma sapendo, ora, dove volevano arrivare. Non avevano fretta: sapevano che ci sarebbero arrivati. Sentirono le loro eccitazioni sorgere, crescere, rafforzarsi. La nuova coscienza che ora avevano rendeva le loro effusioni ancora più eccitanti.
"Sta... sta per succedermi di nuovo..." ansimò Tommaso ad un tratto.
"Anche... a me..." replicò Gaetano.
"Ecco... ecco..." mugolò l'altro.
"Sì... siiiì...." gli fece eco l'amico e vennero all'unisono, in una sinfonia di contrazioni, fiotto dopo fiotto, e si avvinghiarono stretti e si baciarono con passione e vigore.
E infine si abbandonarono, ancora abbracciati, soddisfatti. Il loro respiro pian piano si calmò, il battito dei loro cuori tornò alla normalità e si rilassarono, sempre allacciati.
"Non è stato bellissimo?" chiese Gaetano con tono dolce.
"Bellissimo, sì. Questa volta, bellissimo davvero." mormorò Tommaso.
Si scambiarono ancora tenerezze, si baciarono ancora, felici del fatto di aver raggiunto assieme un simile stato di beatitudine.
Poi Tommaso gli chiese: "Ma tu, con tuo cugino, facevate come me con Checco? Solo con la mano lì?"
"Sì, penso proprio di sì."
"E... con i marinai?"
"Con loro... altre cose..."
"Ma... non come noi oggi?"
"No, diverse."
"Belle?"
"Come facevano i marinai... né belle né brutte. Ma davano piacere. Come facciamo noi, però, credo proprio che potrebbero anche diventare molto belle."
"Me le insegni?"
"Certo, le prossime volte."
Tacquero per un po', continuando a carezzarsi lievemente ed a darsi baci, ora lievi ma pieni di tenerezza.
"Posso dirti una cosa, Tano?"
"Certo."
"Mi vergogno un po'... Non ti metti a ridere?"
"Beh... non lo so... ci provo."
"Prima, mentre stava succedendo... mi sono accorto che... che tu sei bellissimo!"
Gaetano non rise. Dette un bacio all'amico e gli mormorò: "Grazie. Anche tu, ora, mi sembri bellissimo."
Fu quanto di più vicino ad una dichiarazione d'amore i due ragazzi sapessero esprimersi. Tutti e due sentivano confusamente, ma lo sentivano, che ora la vita era bella.
Nelle notti seguenti Gaetano insegnò all'amico quello che faceva con i marinai. E per la prima volta fu lui a penetrare un altro e gli piacque moltissimo.
Tommaso invece, gli confessò: "Con la bocca, è molto bello, mi piace. Ma lì dietro... mi fa male."
"Anche a me faceva male, ma ora molto meno. Credo che è solo una questione di abitudine. A me piace come mi prendi."
"Anche a me prenderti, ma lì dietro, ancora no..." disse un po' confuso e quasi con rimorso l'amico.
"Allora lo fai solo tu a me." disse con generosità Gaetano.
"Ma a te piace mettermelo dietro, non è vero?"
"Beh, sì... molto."
"Già. Anche a me piace mettertelo a te. Perciò, se dici che poi il dolore passa, voglio che tu continui... Mi abituerò."
"Ci vuole tempo, per abituarsi."
"Abbiamo tutto il tempo che vogliamo, no?" rispose Tommaso stringendogli affettuosamente le mani.
Tornò l'estate e ripresero a fare i loro bagni domenicali al Chienti o al mare. Nonostante fossero abituati alle loro nudità, ora, a volte, mentre giocavano o anche solo sfiorandosi, si eccitavano.
"Sarebbe bello farlo qui, sotto il sole." disse Tommaso una domenica pomeriggio con un sorriso provocante.
"Sarebbe bello, ma qualcuno potrebbe vederci e sarebbe terribilmente imbarazzante, no?"
"Già. Ma io ne ho tanta voglia... Si vede, eh?"
"Eccome se si vede. E io pure, guarda qui. Però..."
"Ma dietro quei cespugli... forse..." insisté Tommaso con tono di preghiera, sfiorandolo tentatore.
Gaetano guardò verso i cespugli, sembrò valutare la possibilità, poi tese una mano all'amico alzandosi in piedi: "Andiamo." disse semplicemente e scomparvero nel folto.
Ora parlavano anche spesso del loro fare l'amore: che cosa ti piace di più, come ti piace di più, cosa senti, cosa provi, cosa pensi... Era un modo per conoscersi meglio, certo, ma anche un modo per aumentare la loro intimità, perché con gli altri non si parla di quelle cose. Loro, invece, potevano farlo e senza alcun imbarazzo. Tommaso si stava abituando ad essere penetrato e gli piaceva sempre più. Gaetano ne era cosciente e contento.
I due ragazzi non passavano il loro tempo libero, notturno o domenicale che fosse, solo a far l'amore. Tommaso continuava a far leggere e scrivere Gaetano ed aveva cominciato anche ad insegnargli a far di conto: niente più delle quattro operazioni, ché lui stesso non sapeva andare più in là. E Gaetano era un buon allievo ed anche questo cementava la loro amicizia.
Tornò l'autunno, poi anche l'inverno.
Gaetano, con i suoi risparmi, era andato a comprare il regalo di Natale per il suo amico, una domenica che Tommaso aveva dovuto accompagnare lo zio a Macerata. Era giorno di fiera a Civitanova. Girando fra le bancarelle piene di ogni ben di dio, cercando un'ispirazione, ad un tratto il ragazzo vide un venditore di libri. Dovevano essere libri razziati in qualche abbazia o convento. Ce n'era di tutti i formati e di tutti i colori.
Gaetano ne vide uno piccolo ma rilegato in buona pelle ed intatto. Lo prese in mano e lo sfogliò. Vide subito che era diverso dagli altri: in questo libro le frasi andavano a capo prima di arrivare al margine destro, e non in modo allineato. Gaetano non aveva mai visto un libro di poesie. Lesse a caso:
Deh, perché a me non torna?
Chi il tiene? Ed ove sta?
Quel viso che s'adorna
del fior d'ogni beltà?
Non capì tutte le parole, ma abbastanza per pensare che era la prima domenica che passava lontano dal suo amico e che Tommaso era davvero un "fiore". Perciò chiese al mercante il prezzo del libro. Contrattò per un po' ed infine l'ebbe per un prezzo ragionevole. Tornato al magazzino, lo nascose sotto il pagliericcio in attesa della notte di Natale.
La notte della vigilia, prima di mettersi a fare l'amore, si scambiarono i doni. Tommaso fu sorpreso e felice per il libro di poesie e porse a Gaetano un pacchettino. Questi ne svolse la carta con cura, pensando che poteva essergli utile, in seguito, per scrivere e dentro vi trovò una statuina del presepe, in gesso. Rappresentava un giovane a torso nudo, solo un paio di brache indosso, ed un sacco sulle spalle.
"Vedi," spiegò Maso, "è castano chiaro come me e porta merci, come me. Questo sono io, è Maso. Maso è il regalo che ti faccio, questo Natale."
Gaetano sorrise e baciò il petto della statuetta, poi disse: "Grazie, amico. Ma tu... sei più bello!"
Posò la statuetta con cautela, si avvicinò all'altro, gli scoprì il petto e lo baciò con tenerezza, suggendogli un capezzolo; Maso fremette e gli carezzò i capelli.
Tano lo prese per mano: "Sì, sei più bello tu. Vieni..." gli disse dolce traendolo verso il pagliericcio.
E, dimentichi del mondo, si donarono l'uno all'altro.