Tornando a casa nei fine settimana o nei periodi di vacanza, Enrico aveva conosciuto il nuovo palafreniere che il padre aveva preso a servizio. Era un suo coetaneo e quando l'aveva visto la prima volta ne era rimasto incantato. Il ragazzo aveva un corpo solido, elegante, molto erotico, procace nella sua livrea attillata. Se ne era sentito subito fortemente attratto, ma tre fatti l'avevano tenuto a freno: il primo era stato che Enrico aveva avuto prima la relazione con Samuele, poi con Otello ed Enrico era un tipo fedele. Il secondo era che aveva visto più volte Tonio, il giovane palafreniere, frascheggiare con le servette di casa. Ne aveva dedotto perciò che non potesse essere un amante del sesso proibito come lui. E infine, lo vedeva sempre solo per brevi periodi quando tornava a casa da Padova.
Comunque gli piaceva guardarlo, carezzarne con gli occhi il bel corpo procace, soffermarsi con lo sguardo sulla piacevole e generosa curva che adornava le sue polpe all'altezza del pube. Tonio aveva uno sguardo che gli faceva pensare ad un cane affettuoso e fedele; ed aveva un sorriso caldo. Aveva belle labbra ed un volto virile eppure dolce.
Quando tornò a casa dopo aver troncato con Otello, rivedere Tonio e desiderarlo di nuovo fu un tutt'uno, benché sapesse di non poter sperare di averlo. Tonio iniziò a popolare le sue fantasie erotiche. Specialmente quando, laureatosi, tornò definitivamente a Vicenza.
Tonio era uno dei maschi più erotici che Enrico avesse mai visto. Anche quando s'incontrava con Carlo Poma nelle loro riunioni segrete di patrioti, c'erano uomini che attraevano Enrico, ma nessuno gli procurava il sottile piacere che il bel palafreniere gli dava con la sua sola vicinanza. Così, per alcuni mesi, Enrico si contentò di sognare ad occhi aperti.
Una sera, credendo di aver dimenticato un suo libro nel calessino che aveva usato nel pomeriggio, scese in rimessa in pantofole e vestaglia per cercarlo. Quando entrò nella rimessa, involontariamente senza far rumore, vide una scena che lo bloccò sulla porta. In un angolo della rimessa, dietro al vecchio cocchio che non s'usava più da anni, c'era un lume posto sul predellino. E lì accanto c'era Tonio, il palafreniere, con le polpe della livrea a mezz'asta, le gambe lievemente divaricate, i pugni puntati sui fianchi, il bacino proteso in avanti e il membro sodo, bellamente eretto e duro: la lampada ne proiettava l'ombra sul muro e pareva enorme. Davanti a lui, inginocchiato, il garzone di stalla, un ragazzotto di sedici anni, si dava da fare a dargli piacere! Enrico si sentì ribollire il sangue per il desiderio riaffiorato prepotentemente nei confronti del bel palafreniere. Restò a guardare affascinato la scena: quel bel membro turgido che scivolava fra le labbra del ragazzo era una visione eccitante.
Tonio dopo un po' scese a carezzare la chioma ribelle del garzone, gemette lieve, ed iniziò ad ondeggiare avanti e dietro il bacino con evidente piacere. "Ti me piase..." mormorò roco. Il ragazzotto mugolò ed Enrico si accorse che si stava masturbando velocemente. Desiderò essere lui al posto del garzone. Quando il ragazzo ebbe soddisfatto il giovanotto, deglutendo rumorosamente il frutto delle sue fatiche, Tonio si ricompose. Baciò profondamente il ragazzo in bocca carezzandogli i genitali poi il sedere e gli disse: "Quando te pasarà el mal, ti me darà ancora el tu buseto d'or?" "Sì Tonio." mormorò il ragazzo. Il palafreniere lo baciò ancora, poi gli dette una pacca sul sedere lo mandò via. Questi uscì dalla porta che dava alle stalle.
Allora Enrico entrò. Tonio lo salutò con aria indifferente e fece per uscire, ma Enrico lo bloccò prontamente prendendolo per un braccio: "Tonio, l'ho visto quello che facevi con Renzino, sai?" disse, ma senza tono di minaccia nella voce.
"Con Renzino? Io, signorino?" disse il palafreniere cercando di sembrare stupito, fingendo di non capire.
Al tentativo di diniego dell'altro, Enrico aggiunse: "Ma dai! Ho visto tutto, sai? Sono lì da diversi minuti."
Tonio sbiancò ed iniziò a tremare: "Non mi rovinate, signorino... Non l'ho obbligato, il ragazzo... e a lui gli piace di farlo... anche a me mi piace, ma... Non ho fatto del male. Non mi rovinate."
"Se tu sarai veramente sincero con me."
"Certo, certo signorino." rispose Tonio tremante.
"A te, dunque, piacciono solo i maschi?"
"Signorsì." disse l'altro abbassando gli occhi vergognoso.
"Oltre a Renzino, qui, l'hai fatto con altri?"
"Io... Fino a un anno fa... con Carlo il giardiniere. Poi lui se ne andò, come sapete. E allora, poi, col Renzino, ma quando gliel'ho chiesto lui mi ha detto subito di sì. E nessun altro, ve lo giuro."
"Ti credo. E... hai mai provato desiderio di farlo con qualcun altro, qui dentro?"
"Beh... solo il desiderio... beh, sì."
"E con chi?"
"Col figlio della governante di vostra madre, il Beppe, ma a lui gli piacciono solo le femmine."
"E poi?"
"E poi basta." disse Tonio, ma arrossendo così violentemente che Enrico cominciò a sperare.
"M'hai giurato di dire tutta la verità." gli ricordò severo.
"Signorino, promettete di non punirmi?"
"Te lo prometto, certo."
"Lo giurate?"
"Non ti basta la mia parola?"
"Sì, sì certo. Ecco, io... io ci ho fatto un pensierino su..."
"Su?" lo incoraggiò Enrico.
"Su di voi, signorino." ammise infine Tonio a voce bassa, abbassando gli occhi ed avvampando di nuovo.
"E io su te, Tonio!" disse allegro Enrico.
L'altro strabuzzò gli occhi, prese a tremare ancor più forte di prima, poi chiese quasi faticando a tirar fuori la voce: "Mi pigliate in giro, signorino?"
"No, affatto. Io ti desidero da anni, Tonio. Perché domani non trovi il tempo di venire a farmi visita su in camera mia?"
"Da voi, signorino? Posso davvero..."
"Certo."
"Quando volete che venga?"
"Perché non vieni a svegliarmi, alle sette?"
"Sì, alle sette."
La mattina seguente alle sette Enrico era già sveglio. Quando Tonio bussò lo fece entrare.
"Chiudi la porta col cricco e vieni a sedere qui, accanto a me." gli disse Enrico sedendo sul letto.
S'era tolto la camicia da notte ed era a torso nudo. Tonio, chiusa accuratamente la porta, sedette sul bordo del letto accanto ad Enrico. Questi lo carezzò fra le gambe e sentì con piacere che Tonio era già eccitato, come lui d'altronde.
"Sei contento di essere qui?" gli chiese.
"Non mi pare vero."
"Che cosa ti piacerebbe fare, con me?" gli chiese Enrico carezzandolo pieno di desiderio.
"Di tutto! Oh sì, di tutto, signorino!" disse con voce bassa l'altro, fremendo alle sue intime carezze.
"Bene. Spogliati, allora, e vieni qui in letto con me." gli disse Enrico sempre più eccitato.
Il giovane si alzò, si liberò velocemente della livrea ed Enrico notò con piacere che era davvero ben fatto. Scostò il lenzuolo in un gesto d'invito.
Tonio guardò il suo corpo nudo, la sua erezione e disse a voce bassa: "Per tutti i santi del paradiso! Non mi pare vero. Siete bellissimo, signorino!"
"Non vieni?" lo invitò lieve Enrico con un sorriso pieno di promesse.
"Oh sì... oh sì!" disse il giovane e salì sul letto, fra le braccia di Enrico. Si baciarono intimamente, giocarono lievi con le loro lingue.
"Non ci speravo, sai? Ti vedevo far sempre lo scemotto con le ragazze! Per fortuna t'ho visto con Renzino." gli disse Enrico carezzandogli i genitali palpitanti.
Tonio sorrise e scosse il capo: "Quella, signorino, è solo una maschera. Quelli come me, devono stare attenti a non farlo capire, lo sapete."
"Parevi proprio un cacciatore di femmine, tu..."
"E invece... questo sì che mi fa perdere la testa!" disse il palafreniere carezzando il turgore di Enrico, poi scese a baciarglielo, a leccarglielo con avido piacere.
Enrico si girò e gli rese le stesse attenzioni. Tonio gemette in preda al piacere. Quando Enrico gli titillò il foro fra le sode e piccole natiche, fremette.
"Mi volete?" gli chiese con una luce di speranza negli occhi.
"Sì, ti voglio. Ma poi sarai tu a prendere me, va bene?"
"Con piacere, signorino, con vero piacere."
Così Tonio ed Enrico erano diventati amanti. Tonio era caldo, appassionato.
Aveva assicurato ad Enrico che con Renzino aveva troncato: "Adesso che sto con voi, non mi interessa nessun altro. Siete così... io non so spiegarmi, ma voi mi date tutto quello che posso sognare e anche di più. Siete un amante unico, voi! Mi fate sentire in paradiso, davvero!"
"Anche tu, Tonio. E ormai siamo amanti da tre mesi: vorrei che anche tu mi dessi del tu."
"Io a voi? Non è possibile, io sono un servo, voi il padrone."
"In amore non c'è servo e padrone: io sono un maschio, tu sei un maschio. Abbiamo la stessa età. Ci piace fare le stesse cose. Io ti amo. Non mi ami, tu?"
"Vi adoro, davvero. Ma voi siete il padrone e io il servo, siamo nati così, non ci possiamo fare niente."
"Ma io prendo te, tu prendi me. Che differenza c'è?"
"Voi prendete me, e io adoro essere vostro; voi avete la compiacenza di darvi a me e ve ne sono profondamente grato. Ma voi siete il padrone, io il servo, non ci possiamo fare niente." ripeté Tonio carezzandolo.
"Ma tu, Tonio, quando hai scoperto che ti piace di più farlo con un maschio?" disse Enrico rinunciando ad insistere.
"Non di più, signorino: a me mi piace solo di farlo con un maschio! Avevo quattordici anni, signorino."
"E com'è accaduto?"
"Mah, lavoravo da due anni come garzone in una fabbrica di candele a Valdagno e siccome i miei erano tornati a Recoaro, io sono andato a dormire con altri lavoranti in una stanza nella fabbrica. E una notte un lavorante è venuto sotto la mia coperta e mi ha toccato e mi piaceva, così mi ha calato le brache e mi ha... preso. E m'è piaciuto. E si sono passati la voce che non facevo storie e che mi piaceva fare un po' tutto e così ho cominciato a contentarli tutti, la notte al buio..." ridacchiò Tonio, "Erano in sette e a ognuno gli piaceva di farlo in un modo diverso, si può dire. Era divertente. Non ho mai più passato una sola notte nel mio saccone. Quando si tornava nella nostra stanza, uno mi faceva segno e così andavo nel suo saccone e ci stavo fino alla mattina. E mi facevano regali, e quando si mangiava mi davano i bocconi migliori."
"E non ti sei mai innamorato?"
"Sì, uno dei lavoranti. Si chiamava Marco, e quando andavo nel suo saccone, mi trattava come una cosa preziosa e mi piaceva tanto. Però lui era sposato e mi ha detto che mi voleva bene ma che per lui ero solo uno sfogo perché era lontano da sua moglie... E che sperava di farla venire a Valdagno e di stare con lei. Era molto bravo a fare l'amore... quasi come voi, signorino."
"Quasi?"
"Sì, perché voi, si sente che preferite i maschi, con voi è molto più bello."
"Si faceva prendere da te, Marco?"
"No, lui no. Altri due, purché non si sapesse: tanto al buio gli altri mica vedevano."
Passavano i mesi, Enrico tentava di far cambiare idea a Tonio ma non c'era nulla da fare. Tonio si univa a lui con genuino entusiasmo ma ai discorsi di Enrico ribadiva che erano servo e padrone.
Enrico era riuscito a farsi assegnare Tonio come cameriere personale, così potevano unirsi senza problemi tutti i giorni. Tonio ne era felice. Quando Enrico andò in vacanza, portò logicamente con sé il suo cameriere. Passò giorni d'incanto fra le forti braccia dell'appassionato giovanotto, che gli si dava e lo prendeva con uguale passione.
Tonio, tornati a Vicenza, gli disse: "Ah, signorino, se esistesse un paese in cui due uomini possono unirsi come in matrimonio! Non sarebbe bello?"
"E tu ti uniresti a me in quel modo?"
"Se non fossi un servo, o se lo foste anche voi, sì. Con voi sto in paradiso, lo sapete."
"Ma non vuoi darmi del tu..." lo rimproverò dolcemente Enrico.
"Non posso, non è possibile, lo sapete!" ribadì Tonio e, quasi a farsi perdonare, gli baciò una mano.
Enrico lo tirò a sé e lo baciò in bocca: "Non ti capisco!" sospirò iniziando a spogliarlo.
Tonio iniziò allora a spogliare Enrico: "Non create problemi che non ci sono: godiamoci questa nostra vita così com'è, padrone."
"Almeno quando facciamo l'amore, potresti non chiamarmi padrone, no?"
"Perché? A me piace essere il vostro servo, specialmente in questi momenti. Mi piace sentirmi desiderato da voi, mi piace che voi accettate il mio desiderio. Sono fortunato ad avere un padrone come voi. Perché non dovrei chiamarvi padrone? Vi adoro, lo sapete e adoro quello che fate con me, quello che faccio con voi."
Enrico desistette: in fondo stava avendo con Tonio tutto quello che poteva desiderare.
Quando la polizia austriaca scoprì il gruppo segreto del suo amico Carlo Poma, Enrico si salvò per un pelo. Carlo, con altri, furono arrestati, processati, condannati. E furono trucidati a Belfiore.
Per Enrico era stato un colpo duro: era affezionato a Carlo, ne condivideva le idee, gli ideali. Tonio aveva sentito il dolore del suo padrone ed aveva tentato di consolarlo. Ormai erano assieme da più di due anni e il giovanotto conosceva profondamente il suo padrone. Dapprima sembrò riuscirci.
Ma quando Enrico seppe da amici che la polizia stava indagando su di lui, ed anche il padre ne era venuto a conoscenza, tutti consigliarono ad Enrico di lasciare la sua terra. Così Enrico aveva deciso di andar via, esule.
Allora chiese a Tonio di seguirlo.
"Signorino, e che farei io, lontano da qui? Voi non potreste certo darmi una paga, dovrei cercarmi un lavoro, non potrei starvi accanto come ora."
"Non saresti più il mio servo, quindi potresti essere finalmente l'amante che ho sempre desiderato in te, no?"
"Signorino, per me, Austria, Italia... che cambia? Sono nato servo e morirò servo."
"E non ti dispiace che ci si lasci? Non ti importa?"
"Non dite questo. Non sono mai stato bene quanto con voi, mi mancherete terribilmente. Con voi non era solo uno sfogo, non era solo divertirmi, lo sapete. Sono stato bene con voi, troppo bene. Ma non chiedetemi quello che non posso fare, ve ne prego."
Così Tonio lo accompagnò in calessino fino al confine, lo salutò con profonda, genuina tristezza ma tornò indietro, dal padre di Enrico, al suo lavoro. Il giovane medico prese la via del suo volontario esilio.