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una storia originale di Andrej Koymasky


pin CHI DEVE PERDONARE CAPITOLO 2
ANTONELLO

Antonello era nato nel 1942. Nel 1943 durante un bombardamento aereo una bomba era caduta sulla loro casa. Erano morti tutti, solo lui era rimasto miracolosamente illeso. Qualcuno lo trovò fra le macerie, vivo, piangente, affamato e lo portò all'orfanotrofio delle suore. Fu cresciuto dalle religiose. Quando compì i dodici anni fu trasferito nell'orfanotrofio maschile di stato. Per Antonello fu un piccolo trauma lasciare le suore ed i compagni. Ma le suore, a quell'età, tenevano solo le femminucce e lui dovette andare.

Il sorvegliante a cui fu affidato lo portò nella camerata e gli assegnò il letto e l'armadietto in cui ripose i suoi esigui averi. Il suo letto era l'ultimo di una fila di cinque, verso l'angolo del muro accanto alla finestra centrale e di fronte c'erano altri cinque letti. Il sorvegliante gli fece vedere dove erano i cessi, le docce, il refettorio poi lo portò nella stanza dei giochi, rumorosa di grida, e lo presentò al suo capocamerata ed ai suoi compagni di stanza. Il capocamerata aveva sedici anni e si chiamava Eusebio, ma tutti lo chiamavano Sebi. Ad Antonello fu istintivamente simpatico. Era un ragazzo moro e riccio, forte, spavaldo, con un ampio sorriso e due occhi scuri, profondi, penetranti. E vide che lì dentro era rispettato anche dagli altri sette capicamerata.

Sebi gli chiese se avesse sistemato le sue cose, poi gli spiegò le regole della "casa" come la chiamavano lì dentro. Fra l'altro gli spiegò che lì nella casa c'era una gerarchia da rispettare e che lui, per qualsiasi problema, avrebbe dovuto rivolgersi al suo capocamerata.

I primi due giorni passarono tranquilli ed Antonello iniziò ad ambientarsi. Era ancora un po' triste per aver dovuto lasciare l'istituto che era l'unica realtà che conosceva fino ad allora e in cui non s'era trovato male. Ma, dato il suo buon carattere, si stava inserendo bene nella nuova casa.

Il terzo giorno, mentre erano alle docce, gli altri cominciarono a fare strani giochi a sue spese. Gli misero le mani addosso palpandolo nelle parti intime e facendo battute stupide. Antonello era un po' infastidito, un po' vergognoso e cercò di ripararsi, di sottrarsi ma gli altri, numerosi e più forti, presto lo sopraffecero. Antonello, per fierezza, pur continuando a lottare per liberarsi, non emise neanche una parola di protesta né un grido o un lamento. Stava soccombendo a quei giochi pesanti quando entrò Sebi che intervenne subito. Disse una sola parola: "basta!" Ma il suo tono non ammetteva repliche e subito tutti lasciarono in pace Antonello che poté così finire di lavarsi. Anche Sebi si lavava, accanto a lui quasi a proteggerlo. Antonello vedeva per la prima volta Sebi nudo e quello che vide gli piacque. Sebi era sicuramente il più bello e il più ben sviluppato lì dentro. Sebi notò lo sguardo ammirato del ragazzino e gli sorrise appena. Antonello a quel sorriso sentì un dolce calore invaderlo, perché vi percepì amicizia, simpatia, protezione.

Così il ragazzino, quando dovevano andare alle docce, per sicurezza faceva in modo di entrarvi quando entrava Sebi e di stargli vicino. In questo modo, oltretutto, poteva ammirare a suo agio il corpo del suo capocamerata, che stava diventando il suo idolo. Sebi, pur giocando con i più grandi sia in sala giochi che in cortile, pareva non perdere mai d'occhio Antonello e il ragazzino ne era contento, si sentiva al sicuro. Infatti nessuno l'aveva più stuzzicato, né gli aveva dato fastidio.


Era nella casa da un mese circa ed erano di nuovo alle docce. Antonello aveva finito di lavarsi, si era sciacquato e stava per uscire dalla doccia quando Sebi gli porse il sapone e gli disse di lavarsi meglio. Antonello lo guardò un po' sorpreso, ma al sorriso dell'altro, ricominciò a lavarsi. Non notò che Sebi faceva cenno agli altri di andarsene né che sussurrò ad uno dei ragazzi di restare di guardia fuori dalla porta per avvertire se fosse arrivato un sorvegliante.

Quando furono soli Sebi lo prese per un braccio, lo trasse a sé sotto lo scroscio dell'acqua e gli disse, quasi gridando per farsi sentire, che voleva baciarlo. Antonello, un po' stupito ma anche un po' lusingato, annuì solamente e lo lasciò fare. Sebi lo abbracciò e mentre lo baciava, cominciò a carezzarlo per tutto il corpo. Era gradevole, bello ed il ragazzino lo lasciò fare godendosi quelle sensazioni così nuove e strane, ma piacevoli. Sebi gli chiese se lui gli era simpatico ed Antonello annuì vigorosamente. Allora l'altro gli chiese se voleva essere il suo ragazzo. Antonello disse di sì ma chiese che cosa volesse dire essere il suo ragazzo. Sebi gli spiegò che voleva dire aver sesso con lui e gli chiese se l'aveva mai fatto. Antonello scosse la testa. Sebi, continuando a carezzarlo, gli disse che gli avrebbe insegnato lui e che doveva fidarsi e che doveva fare tutto quello che gli avrebbe detto. Antonello annuì con convinzione, perché aveva piena fiducia nell'altro. E così avvenne la sua iniziazione sessuale.

Sebi si fece carezzare, baciare, leccare per tutto il corpo e al ragazzino piaceva molto farlo perché vedeva che il suo eroe era compiaciuto. Questi lo fece inginocchiare davanti a sé e gli offrì il suo membro eretto da baciare e leccare. Antonello lo fece senza nessun problema, anzi era contento che Sebi gli permettesse qualcosa di così intimo. Dopo un po' che il ragazzino leccava e succhiava con devozione quel bel palo di carne, Sebi lo fece alzare e gli disse, carezzandogli il culetto che aveva voglia di infilarci il suo arnese. Antonello disse subito di sì: se Sebi voleva farlo, voleva dire che andava bene così. Sebi lo fece girare, gli insaponò il buchetto e cominciò a spingerglielo dentro pian piano. Per fortuna del ragazzino il membro di Sebi non era troppo grosso, così non gli fece male. Quando lo ebbe penetrato completamente, dopo avergli chiesto se andava bene ed aver avuto risposta positiva, cominciò a fotterlo mentre lo accarezzava, lo masturbava e gli baciava il collo. Ad Antonello piacque molto anche questo. Quando entrambi furono appagati (per il ragazzino era la sua prima eiaculazione anche se versò poche gocce semitrasparenti) si sciacquarono di nuovo.

Sebi gli spiegò che ora era il suo ragazzo e che perciò quelle cose le avrebbe fatte solo con lui e con nessun altro. Antonello se ne sentì molto fiero. Usciti dalle docce e rivestitisi, Sebi annunciò agli altri che ora Antonello era il suo ragazzo e guai a chi l'avesse toccato. Dopo quella volta i due, appena riuscivano ad isolarsi, facevano l'amore ed al ragazzino piaceva sempre più. A volte anche in piena notte, dopo che il sorvegliante aveva fatto l'ultimo giro, Sebi scivolava nel letto del suo ragazzo, gli calava le mutandine, gli faceva ripiegare le gambe sul petto e lo prendeva. Antonello si accorse che nella camerata c'erano altre due coppie fisse. Alcune volte, mentre Sebi di notte lo prendeva, nel letto accanto al suo intravedeva altri due compagni fare l'amore e questo lo eccitava molto.


A volte Antonello chiedeva a Sebi:

"Io sono importante per te?"

"Certo."

"Valgo molto?"

"Sì."

"Quanto?"

"Dodici lire!" gli rispondeva Sebi sorridendogli ed Antonello sorrideva felice per la risposta scherzosa ma in cui sentiva un reale affetto. Quando Sebi aveva un dolcetto, lo divideva sempre con lui, e se aveva un giornaletto, era Antonello il primo a leggerlo dopo di lui. Il ragazzino si sentiva felice.


Ma dopo circa otto mesi da quando era diventato il ragazzo di Sebi, Antonello un giorno vide che il suo amante stava prendendo un altro ragazzo sotto le docce. Per lui fu un colpo, una grossa delusione. Ma non disse niente, fece finta di nulla. Però cominciò, quando ne aveva l'occasione, a fare l'amore anche con altri ragazzi di nascosto di Sebi e uno di questi si faceva anche penetrare da Antonello. Poi arrivò un nuovo ragazzino e Sebi ne fece il proprio ragazzo e lasciò Antonello. Questi ora era senza un amante fisso e cominciò a fare un po' l'amore con tutti, come gli capitava. Poi, per un certo periodo, fece coppia fissa con Tonio, il ragazzo di quindici anni del letto di fronte al suo, che gli insegnò a fare favolosi sessantanove. Ma con Tonio non durò.


Quando Antonello aveva quattordici anni, un pomeriggio mentre tutti stavano a guardare un film di Stallio e Ollio, si appartò con un ragazzino nel capanno degli attrezzi del giardino per fare l'amore. Avevano entrambi i calzoncini a mezz'asta e il ragazzino stava in piedi appoggiato in avanti alla parete ed Antonello gli stava alle spalle. Glielo aveva appena infilato dentro e stava iniziando a fotterlo di gusto, quando entrò Rosario, uno dei sorveglianti. Restarono immobili, impietriti come due statue di sale, Antonello ancora saldamente infilato nel culetto del compagno. Guardarono terrorizzati l'uomo. Questi, scuro in volto, disse loro di rivestirsi e di andare subito in camerata. Poi prima chiamò il ragazzino. Antonello, che aspettava seduto sul bordo del proprio letto, era spaventatissimo. Che cosa sarebbe successo ora? Sebi gli aveva raccontato che alcuni anni prima due erano stati sorpresi a farlo nei cessi ed erano stati trasferiti nella casa di correzione. Sarebbe successo anche a loro due così?

Quando Rosario ricomparve in camerata e gli fece cenno di seguirlo, Antonello aveva il cuore in gola e tremava da capo a piedi. Rosario lo portò in ufficio e gli fece un lungo interrogatorio: da quanto tempo faceva quelle cose, se le faceva anche con altri (ma Antonello non volle dire i nomi degli altri e per fortuna il sorvegliante non insisté), se gli piaceva... Il ragazzo rispose sinceramente perché capiva che non gli sarebbe servito a nulla mentire. Rosario allora gli disse che non voleva punirlo, e che perciò, come aveva detto anche al ragazzino, se smetteva di fare quelle cose, non l'avrebbe denunciato. Il ragazzino aveva promesso, ora toccava ad Antonello. Antonello rifletté poi rispose, senza però il minimo tono di sfida, che lui non poteva onestamente promettere che non l'avrebbe più fatto, perché gli piaceva troppo. Mentre rispondeva così temette che l'altro si arrabbiasse ma con sua grande sorpresa Rosario sorrise e lo lodò per la sua sincerità. Poi gli disse che comunque avrebbe voluto non punirlo ma che non poteva neppure lasciarlo fare. Perciò gli propose, in tono amichevole, di andargli a parlare se un giorno il desiderio fosse diventato troppo grande, che lui avrebbe cercato un rimedio per aiutarlo. Antonello, un po' stupito ma sollevato, annuì, ma il sorvegliante se lo fece promettere, anzi giurare, e gli disse che, se invece l'avesse ancora sorpreso, avrebbe dovuto per forza punirlo. E gli fece presente che gli altri sorveglianti non gli avrebbero mai offerto una seconda possibilità come stava facendo lui.

Antonello, per qualche giorno, riuscì a resistere alla tentazione di riprovarci. Ma una notte il suo vicino di letto gli si infilò sotto le coperte e il ragazzo, dopo una debole resistenza, rinunciò a cercare di respingerlo e fecero l'amore. Il giorno seguente si aspettava che Rosario lo chiamasse, ma non accadde nulla. Di nuovo per alcuni giorni non fece sesso con nessuno, ma presto sentì il desiderio crescere in lui prepotente. Allora un giorno, subito dopo pranzo, andò a bussare alla porta di Rosario e gli confessò che lui si sentiva addosso tanta voglia di fare l'amore e che non riusciva più a resistere. Rosario gli chiese, tranquillo, quanta voglia avesse. Lui rispose che anche in quel momento ce l'aveva duro e che la voglia era tanta. L'altro sorrise e gli chiese che cosa gli sarebbe piaciuto fare. Dapprima Antonello era titubante e vergognoso, ma poi descrisse in modo sempre più esplicito quali fossero i suoi desideri, le sue fantasie: prima di tutto succhiare un bell'uccello e magari farselo succhiare, poi prenderlo nel culo e poi anche metterlo... Rosario annuiva e lo lasciava dire. Quando infine tacque, Rosario gli fece giurare di tenere un segreto e dopo che Antonello ebbe giurato, gli disse che anche lui desiderava fare esattamente le stesse cose e che se voleva potevano farle assieme.

Antonello dapprima pensò che l'altro lo prendesse in giro, però gli chiese se per caso voleva che lui diventasse il suo ragazzo fisso. Rosario rispose tranquillamente di sì. Quindi si alzò, chiuse a chiave la porta senza fare rumore, si avvicinò al ragazzo e gli sussurrò di non fare rumore e di non parlare, specialmente se avessero bussato alla porta. Quindi iniziò a spogliare Antonello, lentamente, invitandolo a fare lo stesso con lui. Il ragazzo trovò molto eccitante quella situazione e subito aderì. Dopo poco erano entrambi nudi, in piedi l'uno di fronte all'altro, ed Antonello ammirava ad occhi spalancati la gloriosa erezione dell'uomo. Era la prima volta che vedeva un adulto nudo e quel che vedeva lo eccitò moltissimo. Rosario aveva un petto lievemente peloso, vasto e con i pettorali ben modellati; le braccia ed il ventre erano glabri. Un folto cespuglio circondava il membro duro e palpitante, ritto fieramente verso di lui. Le gambe solide erano coperte da una lieve peluria scura. Ii ragazzo istintivamente si inginocchiò e si mise a leccare e succhiare golosamente quel favoloso uccello, lungo ma non grosso, duro come acciaio e liscio come seta. Vide che Rosario chiudeva gli occhi e si godeva quello gli stava facendo. Dopo un po' l'uomo gli sussurrò che era bravo, ma di smettere. Sospinse il ragazzo sul divano, lo fece stendere, gli si inginocchiò di fianco e prese a leccargli, succhiargli, mordicchiargli tutto il corpo, soffermandosi soprattutto sui capezzoli, sul ventre e sul membro. Ad Antonello pareva di sognare, non aveva mai provato niente di così bello, faceva fatica a trattenere i gemiti di piacere. L'uomo si dedicò a lui per lunghi, deliziosi minuti, senza quella fretta che aveva contraddistinto i suoi precedenti incontri di sesso ed il ragazzo godeva con un'intensità che non aveva mai provato.

Ma il culmine venne quando Rosario si tuffò fra le sue gambe e con la lingua si tracciò la via dal suo membro fremente ai testicoli ipersensibili, poi sotto, giù giù fino a farla dardeggiare sul suo buchetto infocato. Antonello istintivamente si tirò le gambe sul petto e protese il sedere in fuori così l'uomo riusciva a leccarglielo meglio. Sentiva la punta della lingua forzargli lo sfintere, insalivarlo ben bene, titillarlo, penetrarlo per poi ritrarsi e dare forti lappate. Antonello era tutto un fremito di piacere, non aveva mai sperimentato niente di così bello con i suoi compagni: Rosario ci sapeva fare davvero da maestro. L'uomo continuò, carezzandolo e stuzzicandolo ad arte per tutto il corpo finché lo sentì pronto, infocato, pieno di desiderio. Allora si alzò, l'afferrò e sostituì alla lingua la punta del poderoso membro.

"Lo vuoi?" mormorò eccitato.

Antonello annuì vigorosamente. Allora, dirigendolo con la mano, glielo pose sul buchetto ben insalivato, ora premendo, ora sfregandoglielo torno torno. Il ragazzo si afferrò le natiche con le due mani, divaricandole ed offrendosi all'uomo in una muta, urgente richiesta di essere penetrato. Rosario spinse ed iniziò lentamente ad immergerglielo dentro centimetro dopo centimetro ed Antonello spingeva in fuori per facilitarlo ed accelerare quella penetrazione che gli stava procurando un piacere selvaggio. Finalmente Rosario gli fu tutto dentro ed allora iniziò a battergli contro. Fecero l'amore con un fuoco ed una passione enormi, finché entrambi esplosero in un orgasmo intenso e prolungato.

Antonello traboccava di gioia e più ancora quando si rese conto che anche l'uomo era in estasi. Far l'amore così, in tutta calma, era per il ragazzo un'esperienza nuova e entusiasmante. Quando si rivestirono erano entrambi più che soddisfatti. Rosario gli disse che era il miglior ragazzo che avesse mai avuto e questo lo riempì di orgoglio.


Così Antonello divenne l'amante di Rosario. Non potevano isolarsi molto spesso, ma quando ci riuscivano potevano fare l'amore con tutta calma. La loro relazione segreta continuò, senza che nessuno lo sospettasse, per due anni. Ad Antonello non interessavano più gli altri ragazzi, ormai: nessuno avrebbe retto il confronto con il suo Rosario.

Quando compì sedici anni la "casa" gli procurò un lavoro esterno. Così ogni giorno usciva dalla casa per andare a fare il barista in un piccolo caffè in vicolo San Sebastiano. Lo stipendio gli veniva versato in un conto vincolato ma poteva tenere le mance per le sue piccole spese.

Lavorava da circa tre mesi in quel bar quando Rosario fu trasferito in un altro orfanotrofio, nel capoluogo. Per Antonello fu un grosso dispiacere perdere il suo amante, ma dovette adattarsi: si scelse allora un ragazzino nella sua camerata e ne fece il proprio ragazzo. Ma non c'era paragone con Rosario...


Questi un pomeriggio arrivò al bar dove lavorava Antonello con un amico, un giovanotto di nome Leo. Antonello era felice di rivedere Rosario. Poiché c'erano pochi clienti poterono parlare un po' e siccome anche Leo era gay poterono parlare tranquillamente. Antonello ci rimase un po' male quando Rosario gli disse che s'era trovato un altro amante, un ragazzo di quindici anni del nuovo orfanotrofio, ma poiché in fondo l'aveva fatto anche lui, non poté che mettersi l'anima in pace. Comunque il ragazzo capì che ormai fra loro due era tutto finito. Poi Rosario li salutò e se ne andò perché doveva fare alcune commissioni. Quando furono soli Leo disse ad Antonello che gli piaceva molto, e che Rosario gli aveva detto che a letto era una bomba, perciò avrebbe voluto fare l'amore con lui. Il ragazzo fu sorpreso per quell'approccio così diretto. Leo era un bel maschio, pensò, e forse sarebbe stato piacevole fare l'amore con lui: in fondo aveva bisogno di un rapporto più sostanzioso che col suo ragazzino. Così accettò. Leo abitava poco lontano, in piazza della Cattedrale, da solo. Si misero d'accordo che il giovanotto sarebbe passato a prenderlo alla fine del suo turno di lavoro.

Antonello era piuttosto eccitato alla prospettiva dell'incontro imminente e le ore di lavoro trascorsero liete. Si cambiò ed uscì nel vicolo. Il giovanotto era già lì ad attenderlo. Andarono a passo svelto verso casa di Leo chiacchierando del più e del meno. Salirono. Appena chiusa la porta Leo gli mise una mano fra le gambe a saggiargliene la consistenza e sorrise quando sentì che il ragazzo era già pienamente eccitato. Senza parlare iniziò a spogliarlo con mani febbrili mentre il ragazzo spogliava lui e si spostavano verso la camera da letto lasciandosi dietro una scia di vestiti sparsi sul pavimento. Quando giunsero accanto al letto erano entrambi nudi. Leo fisicamente era anche più bello di Rosario, aveva un corpo da atleta ed un membro di tutto rispetto, grosso e lungo, dritto verso l'alto a quarantacinque gradi...

Il giovanotto sospinse il ragazzo sul letto, gli fece allargare le cosce e vi si inginocchiò in mezzo, gli prese le gambe e se le fece passare sulle spalle, prese dal comodino una scatoletta di vaselina e lubrificò ben bene il foro del ragazzo e la propria asta vibrante. Poi, senza altri preamboli, glielo spinse tutto dentro ed iniziò a fotterlo con forza. Il letto ondeggiava e cigolava sotto gli assalti ritmati di Leo. Antonello provò un piacere intenso, velato solo dall'assoluta mancanza di preliminari, di dolcezza, di coccole a cui invece Rosario lo aveva abituato. Però gli piacevano, in fondo, l'irruenza e il vigore con cui Leo lo stava prendendo e si abbandonò all'altro gustandosi quella poderosa monta. Vedeva i muscoli del giovanotto guizzare ad ogni colpo, ne vedeva il volto intento e concentrato a godere di lui e questo lo eccitava non poco. Iniziò a masturbarsi ed il piacere aumentò vertiginosamente. Leo era un vero e proprio stallone in calore. Mentre lo fotteva lo guardava dritto negli occhi e nel suo sguardo c'era una luce intensa che rivelava un misto di piacere, di trionfo, di vittoria. Era come un cavaliere ebbro della battaglia che sta vincendo, come un signore sicuro della propria forza e potere, del proprio dominio sull'altro. Sì, Antonello si sentiva dominato, piacevolmente dominato.

Ad un tratto il ragazzo esplose in un orgasmo intenso e le palpitazioni e le contrazioni del suo ano accelerarono ed aumentarono il piacere di Leo che poco dopo si scricò in lui con lunghi e forti colpi di reni e lo inondò di un fiotto di incandescente lava, gemendo forte per il piacere ad ogni colpo. Il volto di Leo era trasfigurato dal godimento selvaggio.

Quando tutto fu finito Antonello vide il volto di Leo distendersi, tornare normale. Allora il giovanotto si ritrasse da lui con aria soddisfatta ed appagata, si ripulì il membro che stava tornando alle dimensioni di riposo e gli dette un asciugamano di tela perché si ripulisse. Scese dal letto, raccolse i loro abiti e si rivestì, tendendo al ragazzo i suoi. Si trasferirono in soggiorno e Leo gli offrì da bere, accese la radio e la sintonizzò su una stazione che trasmetteva musica, sedette di fronte a lui e si mise a chiacchierare del più e del meno. Quasi come se fra loro due non fosse successo nulla, pensò Antonello stupito. Con Rosario era diverso: dopo aver fatto l'amore si carezzavano ancora, godevano ancora della loro intimità. E Antonello capì che con Rosario faceva l'amore, mentre con Leo era stata solo una scopata. Bella, piacevole, focosa, ma solo una scopata.

Nonostante tutto comunque Leo ed Antonello si rividero ancora e un paio di volte la settimana facevano all'amore. Un giorno Antonello disse al giovanotto che avrebbe voluto essere lui, almeno qualche volta, a penetrarlo. Leo sorrise ma scosse la testa: lui non s'era mai fatto penetrare da nessuno, non gli piaceva. Ma aggiunse che se ad Antonello piaceva tanto penetrare, gli avrebbe potuto presentare un suo amico a cui piaceva solo essere penetrato. Anzi, propose Leo con un sorrisetto lascivo, potevano anche fare l'amore in tre. Antonello dapprima fu incerto, ma l'idea in fondo lo eccitava e così alla fine accettò. Pose però una condizione: prima voleva vedere chi era il terzo e se gli piaceva.

Alcuni giorni dopo Leo arrivò al bar con un ragazzo più o meno coetaneo di Antonello di nome Enzo. Era un ragazzo castano chiaro quasi biondo, piuttosto esile, di modi gentili, forse un po' affettati. Era figlio del primario dell'ospedale e studiava al liceo classico. Dapprima Antonello ne provò quasi soggezione ma poi lo sguardo timido dell'altro, l'evidente ammirazione con cui Enzo lo guardava, lo convinsero. Enzo e Leo l'avrebbero atteso in casa del giovanotto.

Appena finito il turno e cambiatosi, Antonello volò fin su da Leo. Questi gli venne ad aprire in vestaglia. Enzo era già nudo, languidamente steso sul letto. Il ragazzo si spogliò rapidamente e salì sul lettone assieme a Leo: erano tutti e tre già eccitati. Leo fece mettere Enzo a quattro zampe e gli disse di succhiarlo ad Antonello mentre lui lo fotteva. Il ragazzo ci sapeva fare, indubbiamente, e ad Antonello piaceva come glielo stava lavorando di bocca e gli piaceva vedere come Leo stantuffava nel culetto di Enzo. Dopo un po' Leo, che dirigeva il gioco, si fece da parte e fece mettere al suo posto Antonello. Appena questi, con pochi colpi ben diretti, fu completamente entrato in Enzo, Leo si mise alle spalle di Antonello, gli lubrificò il foro e a sua volta penetrò Antonello. Questi allora cominciò a muoversi avanti e dietro sì che mentre si sfilava da Enzo era infilato da Leo e viceversa. La sensazione di fottere ed essere fottuto al tempo stesso era molto bella, eccitante, ed Antonello se la godette a pieno. Stare fra quei due corpi nudi, goderseli tutti e due contemporaneamente, era per il ragazzo qualcosa di nuovo ed eccitante. Enzo lo incitava a bassa voce a fare più forte, più forte e gli si dimenava tutto sotto accendendo così sempre più il suo piacere. Anche Leo di dietro si muoveva ed ondeggiava a ritmo rendendo più gustosa quella doppia penetrazione. Mentre Antonello carezzava il corpo quasi efebico di Enzo, questi, spinte le mani indietro carezzava il corpo di Antonello che anche Leo a sua volta titillava: quelle quattro mani sul suo corpo gli procuravano intensi fremiti di piacere. Pensò confusamente che gli mancava solo un bel palo in bocca per completare quell'orgia di sensazioni acute ed intense. Chiuse gli occhi e con la fantasia immaginò di trovarsi ancora nella sua camerata e che davanti a lui ci fosse Sebi tutto nudo, in piedi con le gambe divaricate, che gli offriva il suo uccello ritto da succhiare. E venne a lungo, copiosamente, in una sinfonia di spasmi di godimento.

Era bello anche fare l'amore in tre, pensò Antonello, però in fondo continuavano a mancargli le tenerezze, le coccole che gli aveva dato Rosario. Forse con lui non aveva mai goduto così intensamente sul piano fisico, ma aveva goduto molto di più su un altro piano che Antonello non esitò a definire, dentro di sé, spirituale. Anche Enzo raggiunto il godimento sembrava spegnersi all'improvviso come Leo e dimenticare quanto c'era stato fra loro. Questo lasciava Antonello vagamente insoddisfatto. Ma sul piano fisico gli piaceva, così continuò a vedersi a volte solo con Leo, a volte in tre con Enzo.

Ma sentiva dentro di sé che quel che voleva era altro: era un amante vero, qualcuno cioè che oltre al godimento fisico gli desse anche un godimento spirituale, cioè... amore.


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