Ad un tratto Antonello vide le proprie foto sul muro di fronte al letto ed esclamò sorpreso: "Ma quello... sono io!"
"Sì..."
"Come fai ad avere quelle foto?"
"Le ho scattate io, dalla terrazza, col teleobiettivo. Poi ho stampato le migliori..."
"Sono belle... sei bravo!"
"Tu sei molto più bello, però! Mi pare un sogno averti qui. Posso... carezzarti?"
"Certo, mi piacerebbe."
Roberto prima gli sfiorò il volto con le dita, quasi come un cieco che voglia capire una fisionomia, memorizzarla. Poi iniziò a passare con le mani su tutto il corpo del ragazzo, lieve, come se attraverso gli abiti volesse plasmarne le forme, in un muto omaggio di venerazione. Quando le sue mani giunsero fra le sue gambe e sottolinearono l'erezione di Antonello questi ebbe un fremito ed emise un sospiro sottile e prolungato e sorrise compiaciuto. Roberto, che lo guardava negli occhi, gli sorrise a sua volta.
Chiese in un soffio pieno di trepidazione: "Ti piace?"
"Sì molto. Continua, ti prego."
"Certo. Ma fallo anche tu..."
Antonello annuì e cominciò a sua volta a carezzare l'altro. Continuarono a lungo, così, senza cercare di violare il limite imposto dagli abiti, pur desiderandolo entrambi. I fremiti dell'uno accentuavano quelli dell'altro in una silenziosa sinfonia in cui i loro corpi erano gli strumenti musicali.
Antonello si addossò di più a Roberto premendogli contro il proprio turgore e gli sussurrò: "Senti quanto ti desidero?"
"Sì... anch'io..."
"Mi piace essere desiderato, ma anche coccolato... non mi piace molto ridurre tutto ad una scopata veloce. Prima e dopo... mi piace sentire che per l'altro non sono solo un buco caldo ed accogliente, né solo un palo duro... Mi piace sentirmi amato... almeno un poco."
"Ma io credo di amarti moltissimo."
"Ti dispiace se... almeno per oggi... non facciamo altro?"
"No. Quello che desideri è il mio desiderio. Anche solo così è qualcosa di eccezionale, per me."
"Non ti pesa troppo non andare oltre?"
"No... non ancora, per lo meno."
"Tu... quando pensavi a me... pensavi anche di farlo con me?"
"A volte. Ma spesso mi bastava contemplarti. Mi dava gioia anche solo addormentarmi guardando le tue foto e riguardarle la mattina appena mi svegliavo salutato dal tuo sorriso. Ma non pensavo che i miei sogni potessero avverarsi... che potessi davvero un giorno averti qui, così, tra le mie braccia."
"Sei molto dolce, Roberto. Credo che, forse, avevo bisogno di incontrare uno come te. Chissà che tu sia... quello giusto per me. E forse anche io per te. Ma davvero per dieci anni non hai mai più fatto l'amore con nessuno?"
"Davvero."
"Io... io non resisto più di un paio di settimane da solo. Massimo massimo tre."
"Hai già un ragazzo, ora?"
"No. Ho un paio d'amici con cui però ci si limita a scopare. Poi un ragazzino, ma quello non conta. Lì per lì dà anche soddisfazione, ma poi..."
"Sono bravi a fare l'amore?"
"No, non a fare l'amore. Solo a scopare. Con loro non sto mai così, come con te ora. Con loro appena si è soli ci si spoglia e zum zum zum, una bella scopata. Appena scopato ci si riveste e tutto finisce lì. E in fondo non c'è neppure veramente amicizia. Spero che tu sia diverso."
"Ma... Lo spero anche io."
"Ma... che cosa? Stavi dicendo ma..."
"Mi chiedo ancora che ci trovi in me per avermi accettato così."
"Non ti ho ancora accettato. Ti sto cominciando ad accettare. Quando t'ho visto al bar, ti confesso, non ho pensato che mi sarebbe piaciuto far l'amore con te. Eri molto carino, ma uno dei tanti. Ho cominciato a vederti con altri occhi, a sentirmi attratto da te stamattina, quando sei arrossito la prima volta. Eri così tenero e... e si vedeva che mi desideravi ma... E fin'ora mi piaci, mi piaci molto. E comunque sei carino, dolce e voglio conoscerti meglio, scoprirti a poco a poco e... chissà che non nasca qualcosa di serio fra noi due?"
"Lo spero proprio..."
"Anche io, Roberto. Anche io."
Tacquero e ripresero a carezzarsi dolcemente. Poi Antonello chiese che ora fosse. "Oh, si è fatto tardi. Devo rientrare..."
"Già? Abiti lontano?"
"All'orfanotrofio."
"Sei... orfano?"
"Sì, i miei sono morti durante la guerra. Non ho nessuno."
Roberto lo carezzò e lo strinse a sé, quasi a dirgli che ora non era più solo. Antonello gli si accoccolò contro, grato, perché aveva capito il significato del gesto dell'altro. E allora, con voce tenue gli disse: "Ora purtroppo devo rientrare. Mi dispiace. Sto bene qui, con te. Ma tornerò domani, se vuoi..."
"Certo, conterò le ore."
"E domani... ti racconterò di me e tu di te. D'accordo?"
"Certo, così cominceremo a conoscerci."
Antonello sorrise e, prima di staccarsi dall'altro, lo baciò di nuovo, lungamente ed intimamente, nella bocca. Poi, sulla porta, gli prese una mano fra le sue e la strinse e gli disse: "Grazie Roberto... è stato molto bello. Anche io conterò le ore." e corse giù per le scale.
Antonello, mentre tornava svelto alla "casa" si sentiva lieve e felice. Sentiva, anche se in modo istintivo e confuso, che Roberto era speciale, che era stato fortunato a conoscerlo. Quei fiori e la sua curiosità avevano reso possibile quell'incontro che si stava rivelando pieno di promesse. Tornato alla "casa" mentre cenava con i compagni, Antonello si sentiva felice. I compagni se ne accorsero e gli chiesero se la giornata fosse stata buona, se avesse ricevuto tante mance.
"No, una sola, ma davvero buona!" rispose il ragazzo ripensando all'incontro con Roberto.
Questi frattanto stava cenando da solo in casa, ma non si sentiva affatto solo. Gli sembrava ancora incredibile tutto quello che era accaduto nella giornata. Guardò il mazzo di gerbere rosse sul tavolo, sorrise, disse alle gerbere: "Grazie." e si sentì felice. Antonello non solo era bellissimo, ai suoi occhi, ma stava rivelando una bellezza interiore che irradiava dai suoi occhi, dal suo sguardo, dal suo volto sano e pulito, dalle sue parole.
Il mattino seguente Roberto era sulla terrazza, poco prima dell'orario d'apertura del bar, con la macchina fotografica pronta. Lo vide arrivare e vide che Antonello guardava su, verso la terrazza. Quando Anche Antonello lo vide gli sorrise e sollevò la mano in un gesto di saluto e Roberto lo fotografò ancora, sentendosi il cuore in festa per quel sorriso che ora era solo per lui, proprio per lui. Lo vide scomparire verso il bar. Rientrò in casa e notò sul calendario alla parete che c'era ancora il foglietto del giorno prima. Allora lo staccò e lo portò nella camera da letto e lo appese al muro accanto alle fotografie del ragazzo. Poi vide il San Sebastiano, gli sorrise e gli disse: "Grazie."
Non era mai stato così felice nei ventotto anni della sua vita, mai. La giornata passò luminosa e Roberto sentì che il mondo non gli era mai sembrato così bello!
Finalmente vennero le quattro e Roberto era già dietro la porta che attendeva il ritorno del suo splendido ragazzo. Ne sentì i passi per le scale ed aprì la porta. Antonello girò l'ultima rampa e guardò in su, vide Roberto e gli sorrise. Giunto davanti alla porta disse semplicemente: "Eccomi."
Roberto sentì che quella semplice parola era piena di promesse e si sentì scaldare il cuore. Fece entrare il ragazzo e questi gli disse: "Andiamo sulla terrazza, vuoi?"
"Certo. Ieri non ti ho neppure offerto qualcosa da bere... vuoi qualcosa?"
"Per ora no... ci sei tu, mi basti."
Roberto gioì e gli sorrise con calore.
"Perché non porti una coperta qui in terrazza? Almeno possiamo sedere vicini. Qui nessuno ci vede, possiamo anche abbracciarci, no?" propose Antonello.
Roberto entrò in casa, prese una coperta e la stese sotto la pergola di glicine in piena fioritura. Sedettero, si abbracciarono ed Antonello lo baciò, poi gli sussurrò: "Mi sei mancato... Anche io?"
"Sì, molto. Non ho fatto che pensare a te, lo sai?"
"Anche io. Ma ora raccontami di te... tutto."
Roberto iniziò a raccontare. Quando gli disse di come il nonno profittasse di lui ogni notte, per anni, Antonello lo carezzò con dolcezza. Poi gli raccontò di quell'unico incontro sulla spiaggia, fra le barche. Poi della sua "fuga" a Parigi, del suo ritorno, di quando andava a spiare e fotografare i giovani nudi nella cala, ed infine della prima volta che l'aveva visto.
Quando ebbe terminato Antonello gli disse: "Che fortuna che io abbia trovato lavoro proprio in questo bar qui sotto. E che tu ti sia accorto di me..."
Poi fu la volta del ragazzo di raccontare la sua vita, di Sebi e degli altri, le sue esperienze, le sue avventure. Mentre parlavano si tenevano stretti, si carezzavano. Quindi Antonello raccontò del fiore, del secondo e del terzo fiore, della sua curiosità, del loro incontro e concluse: "... ed ora eccomi qui, con te."
"Sei contento?"
"No, contento no. Felice."
"Ma saprò essere... caldo, forte e dolce quanto vuoi tu?"
"Beh, lo spero. Proviamoci. Ma tu, come mi vuoi?"
"Così come sei tu superi ogni fantasia."
"Davvero?"
"Sì, certo."
"Vorresti... vuoi spogliarmi, Roberto?"
"Sì..."
Lentamente cominciarono ognuno a slacciare gli abiti dell'altro, a sfilarli a poco a poco rivelando ognuno la nudità dell'altro ed ammirandola, carezzandola, sfiorandola con piccoli baci. Le loro eccitazioni aumentavano e si rafforzavano a vicenda, l'una in risonanza con quella dell'altro.
Roberto era affascinato dal corpo del ragazzo, ma anche Antonello apprezzava il corpo maschio, sodo e snello del compagno e, strofinandogli lieve i capezzoli, gli mormorò: "Mi piaci tanto..."
"Tu sei bellissimo, non io."
"Non è vero. Hai un corpo molto sensuale, eccitante, desiderabile..."
"Mi desideri?"
"Sì ma... aspetta, ti prego, non voglio ancora... voglio ancora toccarti, guardarti con gli occhi e con le mani..."
"Non so quanto resisterò, così... Ma ci proverò... Ti desidero immensamente."
"Anche io ti desidero. Ma sarà anche più bello se sapremo aspettare, non credi?"
"Sì..." mormorò Roberto e baciò Antonello stringendolo a sé.
Scivolarono stesi sulla coperta e le loro membra si intrecciarono, i loro corpi si cercarono. Non spinsero oltre la cosa, si trattennero accontentandosi per il momento di godere l'uno della calda vicinanza dell'altro. Roberto si staccò dolcemente e si mise in ginocchio accanto al ragazzo.
"Che c'è?" chiese questi.
"Niente. Voglio guardarti e... e se restavo così non so se sarei riuscito a trattenermi ancora."
"È vero... Sento di desiderarti ogni momento di più. Mi piaceva sentire il tuo corpo attorno al mio, il mio attorno al tuo, così stretti da non sapere dove finisce l'uno e comincia l'altro. Ti sento forte e caldo e... dolcissimo. E ti desidero, Roberto, ti desidero con tutte le mie forze."
Anche Antonello si inginocchiò davanti a Roberto e ripresero a carezzarsi di nuovo per tutto il corpo, lentamente.
"Mi sembra di stare in paradiso..." mormorò Roberto.
"È vero: il sole, il glicine... ed il tuo bel corpo maschio accanto al mio."
"Tu mi fai sentire più maschio, lo sai?"
"Anche tu a me. Mi piaci proprio perché sei così maschio..."
"Sei bellissimo."
"Tu mi dai la mia bellezza, col tuo desiderio, col tuo affetto."
"Oh, Antonello, sono felice. Sei tu la mia felicità. Credo davvero di amarti, sai, non solo di desiderarti."
"Il desiderio è più bello se viene dall'amore. Anch'io credo che in me stia nascendo qualcosa di speciale... proprio amore, credo."
"Sai come ti chiamavo nei miei pensieri prima di conoscerti? Ti chiamavo Amato." disse Roberto.
"E se io sono Amato, tu sei Amante." sussurrò Antonello, poi, presigli i genitali nelle due mani a coppa e carezzandoli dolcemente, soggiunse: "Sai che sei ben fatto... ho voglia di baciartelo..."
"Baciarmelo? Scherzi?"
"No, per niente. Baciartelo e leccartelo, e prenderlo tutto nella mia bocca e succhiarlo..."
"Ma... ma non ti fa brutto?"
"Per niente, anzi..." rispose Antonello e si chinò sul pube dell'altro e fece quel che aveva appena detto.
Roberto lì per lì si irrigidì sorpreso, ma poi il piacere che provò fu tale che si rilassò, scivolò di nuovo steso sulla coperta, si abbandonò alle cure del ragazzo, godendosi quelle inattese attenzioni. "È bello..." mormorò in un sospiro e passò le dita fra i capelli di Antonello carezzandolo dolcemente.
Sentiva le labbra del ragazzo aderire alla sua verga, la lingua frugare instancabile nella piega del prepuzio, sul glande teso e leccare con amorosa cura, succhiare, muovere la testa su e giù succhiando ancora...
"È bello..." mormorò ancora Roberto arrendendosi completamente man mano che sentiva l'eccitazione impadronirsi inesorabile di lui. I denti premevano appena senza provocare fastidio, anzi aumentando il piacere, mentre le mani di Antonello gli titillavano i testicoli, gli carezzavano le cosce, il pube, il ventre ed i fianchi. "È troppo bello..." sospirò Roberto in preda all'estasi.
Ma il ragazzo si ritrasse pian piano, risalì col volto verso il suo sfregandoglielo su tutto il corpo, finché gli fu sopra e le loro bocche si incontrarono e Antonello lo baciò con passione, premendogli la propria erezione contro la sua. Poi, staccatosi da lui lo carezzò e gli sussurrò: "Per oggi basta così... Quando ti avrò portato ad un punto che non riuscirai più a trattenerti, allora mi farai tuo, sarò tuo completamente. E poi ti farò mio e allora saremo veramente amanti. D'accordo?"
"Come vuoi tu, Antonello, come vuoi tu..."
"Ti dispiace che ho smesso?"
"Sì... un po' sì... ma va bene."
"Ti piaceva?"
"Non te ne sei accorto?"
"Sì... me ne sono accorto." rispose Antonello sorridendogli malizioso.
"Lo voglio fare anche io a te..." disse Roberto sentendosi ora attratto dal membro dell'amico.
"Domani, se vorrai. Oggi è meglio smettere qui."
"Ma io vorrei abbracciarti ancora... non ti rivestire, ti prego. Vorrei ammirarti ancora per un po'."
"Ci resta poco tempo, devo tornare per cena, lo sai."
"Perché non ti fermi a cena qui con me?"
"Avrei dovuto chiedere il permesso prima."
"È per il ragazzo che hai nella casa?"
"No! Non conta lui. Non mi interessa più né lui né nessuno dei compagni, ora. Ora che ci sei tu."
"Dici sul serio?"
"Certo, ne dubiti?"
"No, no. E... quei due amici che vedi fuori?"
"Chi, Leo e Enzo? Neanche loro mi interessano più, ora."
Roberto lo abbracciò e gli disse: "Grazie..."
Antonello lo abbracciò a sua volta, lo carezzò e gli chiese: "Baciami ancora, ti prego... poi ci rivestiamo."
Roberto gli andò sopra, lo cinse con le braccia e con le gambe e lo baciò con passione. Le loro bocche si unirono, assetate l'una dell'altra. "Dio, che voglia ho di te!" mormorò Roberto.
"Di prendermi o di farti prendere?"
"Tutt'e due, Amato mio!"
"Ci arriveremo, Amante mio, ci arriveremo presto. Anche io ho tanta voglia di te, di esser tuo e di farti mio. Credo proprio che ci arriveremo molto presto. Sei troppo sensuale, Roberto, terribilmente sensuale. Tu non sei il mio primo maschio, lo sai, ma sei il più sensuale che abbia mai conosciuto. Anche il modo in cui mi guardi è sensuale. Tutto di te lo è, credimi. Sai che da ieri, solo a pensarti mi viene duro, anche mentre lavoro? Non mi è mai capitato per nessun altro. Forse tu non sei bellissimo al primo sguardo, ma sei terribilmente sensuale e più ti guardo più penso che il primo sguardo era sbagliato e ora, per esempio, mi sembri davvero bellissimo. I tuoi occhi, forse... la tua dolcezza, forse... Non lo so, so solo che ti desidero come non ho mai desiderato nessuno prima. E che voglio essere tuo e farti mio..."
"Ora..." invocò quasi Roberto.
"No, ma presto te lo giuro, perché so che non resisterei più molto a lungo al tuo fascino. Tu mi hai conquistato, completamente. E dire che sono solo due giorni che ti ho incontrato."
"Tu dici di essere affascinato da me ma tu... tu m'hai stregato dal primo momento che t'ho visto e mi stai seducendo ogni momento di più. Vorrei non lasciarti andare via..."
"Ma devo, purtroppo."
"Domani, stessa ora?"
"Certo."
Si rivestirono guardando con una specie di nostalgia il corpo dell'altro celarsi allo sguardo. Poi Roberto accompagnò Antonello fino alla porta e prima di lasciarsi si baciarono ancora con passione. Di nuovo Antonello volò leggero giù per le scale, lieve come una libellula, quasi temesse di non avere la forza di allontanarsi da quell'uomo che era entrato così improvvisamente nella sua vita.
Antonello era emozionato. Non credeva alla propria fortuna. Tornò alla casa che si sentiva così leggero e felice che gli pareva di levitare a due spanne da terra. Quando stava per arrivare alla casa incrociò Leo.
"È un po' che non ti si vede. Come va?"
"Benone, grazie."
"Senti, so che a quest'ora devi rientrare, ma ti va di venire su da me domani dopo il lavoro?"
"No, ho un impegno."
"Ho una sorpresa per te."
"Una sorpresa? Di che si tratta?"
"Oltre a Enzo viene Pino. Dicevi che ti mancava il quarto, no? Ha vent'anni, un bel cazzo e un bel culo, disponibili tutti e due. E ci sa fare. Vedrai che ti piacerà, sarà un'orgia indimenticabile."
"Non posso, te l'ho detto." rispose Antonello sereno.
"Allora dopodomani?"
"No e neanche il giorno dopo. Credo che dovrete fare a meno di me, ormai..."
"Scherzi?"
"Proprio per nulla. Mi sto innamorando e non mi interessa altro."
"Innamorando? Vuoi dire che ti sei fatto la ragazza, adesso?"
"Ma che ragazza, è un uomo."
"Un maschio? Ma con un maschio si può solo fottere, mica innamorarsi!"
"Non sai quanto ti sbagli, Leo. Io mi sto innamorando di un uomo speciale... e lui di me."
"Ti dò pochi giorni e vedrai che ti passerà, ti stancherai. Ci rivediamo al bar e quando avrai cambiato idea, tornerai a scopare con me, te lo garantisco io."
"Dici? Vedremo. Addio, Leo."
"Arrivederci. Vedrai che tornerai da me..."
Antonello fece spallucce ed entrò nella casa.
Il giorno seguente, poco prima della fine del turno al bar, chiese al proprietario se quel giorno poteva smontare dieci minuti prima. Il proprietario disse di sì.
Antonello si cambiò, passò dal fioraio e comprò una sola rosa rossa dal gambo lungo, poi salì fino all'angolo con Corso Italia e comprò un biglietto con un cuore, si fece prestare una penna e lo firmò. Quindi guardò verso il terrazzo e vide che Roberto stava guardando dall'altra parte, affacciato verso il bar. Allora corse fino al portoncino della casa di Roberto, salì a due a due i gradini dei tre piani e suonò alla porta, nascondendo dietro la schiena la rosa e il biglietto.
Roberto andò ad aprire e lo guardò sorpreso: "Di dove sei passato? Non ti ho visto arrivare!"
"Tieni, questo è per te." rispose Antonello porgendogli il regalo e sorridendo.
"Vieni, entra..."
Antonello entrò, si chiuse la porta alle spalle ed abbracciò da dietro Roberto, ponendogli le mani sul petto e tirandolo a sé, facendogli sentire la propria erezione. Roberto si spinse di più contro di lui e girò il capo per baciarlo mentre Antonello gli faceva scivolare una mano sul ventre e la infilava sotto la cintura dei calzoni fino a raggiungergli il membro turgido. Roberto si sentì le gambe cedere per l'emozione e si spinse ancor più contro il corpo del ragazzo. Questi allora, mentre con una mano continuava a stringergli la poderosa erezione, con l'altra gli slacciò la cintura e la patta e gli fece scivolare i calzoni sulle anche, poi anche le mutande, poi sbottonò e fece calare i propri. Roberto sentì il membro duro del ragazzo premergli contro le natiche e spinse indietro il bacino per sentirlo meglio.
"Prendimi..." mormorò emozionato.
"No, non ancora. E poi voglio che prima tu prendi me... Non resisto più... Girati dai, te lo voglio succhiare un po', insalivartelo bene poi mi prendi."
"Qui?"
"Sì, qui, in piedi... non voglio più aspettare nemmeno un secondo!"
"Neanche io, Amato mio!"
Roberto si girò e Antonello gli si inginocchiò davanti, posò le labbra ardenti sul bel palo ritto del giovanotto. Lo baciò, lo leccò lo succhiò a lungo, con arte, devozione, passione, finché sentì che Roberto era pronto. Allora si alzò, si girò e gli si offrì. Roberto lo abbracciò e gli si addossò ma non lo penetrò subito. Prima gli sfregò a lungo il palo duro nella piega fra le natiche, titillandogli il buchetto palpitante, premendogli contro, e quando sentiva che Antonello si stava schiudendo per accoglierlo, si ritraeva ricominciando a titillarlo.
Antonello iniziò a gemere: "Prendimi, ti prego... ti voglio... Prendimi..."
"Aspetta, amato mio. Avrai quello che desideri, perché lo desidero anch'io. Ma ora aspetta, voglio prima portarti alle stelle..."
"Mettimelo tutto dentro, dai... Ti prego! Non resisto più..."
"No, aspetta... lo senti com'è duro?"
"Sì."
"È duro così per te, lo sai?"
"Sì..."
"E tra poco te lo infilo tutto dentro, fino in fondo..."
"Adesso, subito, dai!"
"Mi vuoi davvero?"
"Sì, non senti? Prendimi, ti prego... fammi tuo... prendimi!"
Roberto non riuscì più a controllarsi e pose fine a quel gioco erotico, spinse e si immerse nel foro voglioso, accogliente di Antonello e gli sembrò di essere in paradiso e fece per ritrarsi ma subito dovette immergersi a fondo nel ragazzo perché stava venendo, ed esplose in un orgasmo fortissimo, spinse con tutte le proprie forse serrando a sé il corpo del ragazzo, sollevandolo quasi da terra, ansando e gemendo e gridando alto tutto il proprio godimento.
Quando Antonello sentì che l'altro gli aveva dato tutto il proprio seme, si sfilò pian piano, si girò e baciò il giovanotto.
Allora Roberto appoggiò i palmi al muro del corridoio offrendosi al ragazzo: "Ora fammi tuo, amore."
Antonello gli si accoccolò dietro e prese a leccargli e mordicchiargli delicatamente le natiche, mentre con le dita lievi ed esperte gli titillava l'ano. Se le insalivò e tornò sul foro e lo preparò a lungo ad accoglierlo. Pensò che Roberto da dieci anni non lo prendeva, era un po' come se fosse vergine. E il suo membro, non enorme ma certo non piccolo, avrebbe potuto fargli male e lui non voleva far male a Roberto. Lo preparò perciò a lungo finché sentì che il giovanotto era tutto un fremito. Allora si alzò, insalivò ben bene anche la sua giovane asta poderosa e, guidandola con la mano, con la punta massaggiò il foro palpitante.
"Prendimi, Antonello!" implorò Roberto.
"Aspetta, aspetta... non voglio farti male."
"Non m'importa, non resisto, ti voglio tutto dentro!"
"Aspetta..."
"No..." implorò il giovanotto e spinse indietro.
Il glande iniziò a farsi strada nel foro voglioso ed Antonello sentì un calore piacevole invaderlo. Roberto spinse ancora indietro e l'asta del ragazzo affondò in lui per un altro centimetro.
Antonello, nonostante tutti i suoi buoni propositi, non seppe più resistere al proprio desiderio. Cinse l'altro al petto, puntò bene i piedi e mosse il bacino, spinse in avanti le anche tirando a sé l'altro e gli scivolò dentro, un colpo di reni dopo l'altro, un centimetro dopo l'altro, ed il foro stretto aderiva come un guanto al suo palo infocato. Antonello, ansante per il piacere, per il desiderio, spinse ancora con tutto il suo giovanile vigore e s'immerse completamente nel caldo tunnel dell'amico, tutto fino in fondo, venti poderosi centimetri di membro fremente, finché i suoi testicoli furono compressi contro le natiche di Roberto. Allora entrambi, quasi all'unisono, esalarono un lento e vibrato sospiro.
Antonello si accorse che Roberto tremava ed equivocò quel segno. Preoccupato gli chiese: "Tremi. Ti faccio male?"
"No, no, Amato mio! È l'emozione. Sono più di dieci anni che attendo... che attendo te."
"E ora ci sono, mi senti."
"Sì, ti sento e mi piace. Dai amore, dai... Fai forte, non aver paura. Fammelo sentire bene..."
Antonello allora si sfilò lentamente, circa fino a metà, per poi riimmergersi di nuovo fino in fondo con un vigoroso colpo di reni, poi di nuovo fuori, e in fondo di colpo. A Roberto pareva di impazzire per il piacere. Quei colpi misurati, calibrati, inesorabili si ripetevano ritmici, sicuri, mentre le mani del ragazzo, infilate sotto la camicia, gli carezzavano petto e ventre, gli titillavano i capezzoli e la bocca del ragazzo gli baciava e leccava il collo, l'orecchio.
Roberto era in preda ad un vero delirio dei sensi ed il suo membro che stava accennando a tornare morbido, sussultando assieme ai testicoli ad ogni colpo del ragazzo, riprese vigore, fremette, rialzò orgoglioso la testa. Valeva la pena di aver aspettato dieci anni, pensava confusamente Roberto, per sperimentare qualcosa di così bello.
Antonello continuava a prendere il suo nuovo amico, colpo dopo colpo, e si sentiva felice perché sentiva che Roberto era davvero dolce, e caldo e forte e che gli si stava offrendo completamente, totalmente.
Poi Antonello sentì il proprio orgasmo avvicinarsi e per quanto cercasse di controllarsi, il suo ritmo divenne disordinato, frenetico come quello di un puledro imbizzarrito. Roberto capì che il suo amico era vicino all'estasi, ne sentiva il respiro farsi pesante, roco, ne sentiva l'alito dolce e caldo contro il collo, le mani che ora gli spaziavano frenetiche per tutto il petto e il ventre e finalmente quelle mani lo strinsero forte forte. Antonello gli si spinse tutto dentro, con forza, vibrò come una campana, fremette intensamente, tremò e spinse, spinse, mentre Roberto assecondava quella spinta spasmodica premendo indietro e il ragazzo si vuotò nel giovanotto, getto dopo getto dopo getto, i loro corpi compenetrati che vibravano all'unisono.
Quando tutto fu finito restarono lì, immobili, Antonello ancora saldamente infilato in Roberto: solo la sua presa era un po' meno forte.
Di tanto in tanto un tremito indicava il graduale ritorno alla quiete. E infine, quasi a malincuore, i due corpi si staccarono. Roberto si girò. I loro occhi si incontrarono ed entrambi gioirono per la profonda felicità che lessero negli occhi dell'altro.
Lentamente si ricomposero.
"Andiamo nel tuo letto, ora, Roberto." propose dolce Antonello, "questo era solo l'inizio..."
L'altro annuì sorridendo e, tenendosi stretti per mano, andarono fino alla camera da letto. Qui giunti terminarono di spogliarsi a vicenda, guardandosi negli occhi con amore.
Quando furono nudi, Roberto sospinse Antonello sul letto, gli salì sopra e gli sussurrò: "Ti desidero, amore... di nuovo."
"Sì, anche io..." disse felice il ragazzo sollevando le sue gambe fin sulle spalle del giovanotto ed offrendoglisi pieno di gioia.