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una storia originale di Andrej Koymasky


pin CHI DEVE PERDONARE CAPITOLO 6
NUDI D'ARTE

Le foto scattate quel giorno erano tutte d'una bellezza incredibile. Antonello ne fu colpito: "Non credevo di essere così bello! Non m'ero mai visto così, anche quando mi guardavo allo specchio. Ma il merito è tutto tuo, sei tu che hai creato queste foto, il tuo amore..." Poi il ragazzo disse pensieroso: "Perché non ti metti a fotografare nudi maschili? Tu sei un vero artista. Venderesti bene..."

"Non ci ho mai pensato. Sì, ci sono riviste all'estero che pagherebbero bene... Réné me ne aveva accennato ma non ci avevo mai pensato. Però... un altro maschio, per quanto bello, non saresti tu. Tu mi hai ispirato."

"E che fa? Tu hai tecnica, professionalità, classe, senso artistico. Perché non provi?"

"Non saresti geloso? Dovrei farli spogliare nudi, eccitare anche..."

"Tu mi tradiresti?"

"No, mai."

"E allora?"

"Ma qui, in una piccola città, come potrei trovare i modelli?"

"Non credo che sarebbe poi così difficile. Ogni ragazzo ben fatto, a cui piace il proprio corpo, sarebbe disposto a posare per un nudo, penso. Basta che non si sappia in giro. Tanto più se tu li paghi..."

Roberto si convinse. Scrisse a Réné dicendogli che voleva provare a mettersi nel campo delle foto del nudo d'arte, femminile e maschile gli scrisse, vergognandosi di dirgli la verità. Réné gli rispose incoraggiandolo e gli mandò parecchi indirizzi, annotando se volevano nudi maschili o femminili o entrambi. Roberto provò a scrivere ad alcune riviste in Olanda, Germania e America. Ricevette alcune risposte: volevano un portfolio di prova e, se fosse piaciuto, avrebbero firmato un contratto.

Antonello propose: "Manda alcune delle mie foto e ti faranno ponti d'oro."

"No. Le tue foto no. Non voglio che altri occhi le vedano. Pensare che qualcuno si masturbi davanti ad una tua foto mi fa star male..."

Antonello ridacchiò divertito all'idea ma capì che cosa provava il suo uomo ed annuì: "Beh, allora cerchiamo qualche ragazzo che valga la pena di fotografare..."

"Ma come?"

"Io forse potrei trovartene un paio, là nella casa. Sono molto belli e credo che per due soldi si presterebbero..."

"Ma sono minorenni. È pericoloso... la legge..."

"Già, è vero. Ma forse ... forse riesco a trovartene un paio di maggiorenni, ragazzi usciti da poco..." disse Antonello pensando a Sebi.

"Perché parli sempre di un paio? Per il portfolio può anche bastare un solo modello."

"Perché devono eccitarsi a vicenda. Mica vorrai farlo tu, no? O io!"

"No, certo. Ma credi che lo farebbero davanti ad un estraneo?"

"Lì alla casa si era quasi costretti a farlo, a volte, nella camerata, con gli altri che vedevano."

"È diverso. Gli altri erano amici e mica scattavano foto."

"Sì, è vero, ma bisogna almeno provarci, no?"


Antonello si mise in cerca di Sebi. Dopo pochi giorni riuscì a sapere che il giovane, che aveva ormai ventidue anni, lavorava nel vicino comune come meccanico. Allora prese la moto ed andò a cercarlo.

"Sebi!"

L'altro, sentendosi chiamare, si girò: "Antonello! Sei tu, vero? Dio come ti sei fatto grande!"

"Sì. Come stai? Che fai? Come va la vitaccia?"

"Bene. Lavoro qui da tre anni. Sto bene. E tu?"

Parlarono.

"A che ora smonti?"

"Chiudiamo alle sette, perché?"

"Ti devo parlare. Dove stai di casa?"

"Qui vicino."

"Da solo?"

"No, con l'altro garzone, quello là. Dividiamo una camera in affitto a casa di una vedova."

Antonello sorrise: "Tu e lui...?"

"No. Lui ha la ragazza."

"E tu?"

"Quando capita."

"Ragazza o... ragazzo?"

"Come capita." rispose con un sorriso malizioso il giovane.


Si videro alle sette. Sebi era sempre un gran bel ragazzo. Antonello gli raccontò di lui e Roberto. Poi gli parlò delle foto.

Sebi sembrò interessato: "Ma... le vende all'estero, poi, no? Sicuro?"

"Certo."

"E mi pagherebbe pure?"

"Sì."

"Quanto?"

"Questo devi metterti d'accordo con lui."

"E... ci devo anche fare... qualcosa con quel Roberto?"

"Provaci e ti faccio a pezzi!" rispose Antonello semiserio. Poi aggiunse: "Se foste in due a posare, sarebbe meglio. Non conosci qualcuno, tu? Un ragazzo più o meno della tua età, bello, disinibito."

"Sì, ne conosco qualcuno ma non so se poserebbero nudi... e se farebbero quelle cose davanti a uno che li fotografa..."

"Tu le faresti, però, no?"

"E perché no?"

"Beh, cercane almeno un altro, per cominciare. Passerò di nuovo da te fra qualche giorno."


Sebi aveva trovato un altro ragazzo e tramite questi un terzo ragazzo disposto a posare per quel genere di foto. Uno si chiamava Sergio, era un biondino di ventuno anni ma ne dimostrava diciotto e faceva il panettiere. Anche lui era un ex della casa. Aveva un corpo esile e proporzionato ed un membro da fare invidia. Era stato qualche volta con Sebi e, come a Sebi, gli piacevano sia i ragazzi che le ragazze. L'altro, di ventitré anni, era castano scuro, alto, un forte corpo da nuotatore. Era amico di Sergio e si chiamava Leone. A Leone piacevano solo i maschi. Aveva conosciuto Sergio al cinema del paese: aveva allungato una mano e Sergio c'era stato e lo facevano spesso assieme. Leone faceva il pescatore. Aveva un membro medio. Quand'era duro era curiosamente curvo verso sinistra: gli amici dicevano che era perché si masturbava sempre con la mano sinistra...

Con la moto di Antonello e il motorino di Sebi, i tre ragazzi andarono da Roberto. All'inizio c'era un po' di imbarazzo. Antonello servì da bere un vinello fresco. Parlarono. Si misero d'accordo sui compensi: 3000 lire ciascuno per ogni seduta e, se le foto fossero state vendute, il 15% del guadagno detratte le spese, per ogni foto. Ai tre ragazzi sembravano un sacco di soldi ed accettarono subito. Antonello aveva preparato i contratti in triplice copia, con l'autorizzazione a vendere le foto (ma solo all'estero) ed i tre firmarono. Allora Roberto li fece spogliare.

"Che dobbiamo dare?" chiese Sergio.

"Niente per il momento. Dovete abituarvi a stare nudi, guardarvi, toccarvi se volete. Abituarvi a me, ad Antonello, alla macchina fotografica."

"Non dobbiamo scopare?" chiese Sebi, l'unico già semieretto.

"Anche, se ve ne viene voglia."

"Dove?" chiese Sergio.

"Di là sul letto, o in terrazza finché il tempo sarà bello, o qui in soggiorno o in cucina o in bagno, dove volete. Quando poi lo farete senza problemi vi dirò io dove andare, come mettervi..."

Leone ridacchiò imbarazzato, ma carezzò le chiappe di Sergio. Sebi, che vedeva per la prima volta Leone nudo e che ne era chiaramente attratto, gli andò alle spalle e da dietro gli carezzò il petto addossandoglisi e premendogli contro il sedere la propria erezione incipiente. Roberto, la macchina fotografica pronta, scattò la prima foto. Leone e Sebi si irrigidirono un attimo, il primo ebbe uno sguardo sorpreso in direzione del fotografo che subito scattò altre foto.

Antonello intervenne: "Rilassati, Leone, va tutto bene."

"Mi sento nervoso."

"Va bene, non importa." insisté il ragazzo. "Ma... voi tutti vestiti e noi tre tutti nudi... è più imbarazzante di quello che pensavo. Non mi viene neanche duro, vedi?"

"Poco male, Leone. Non devi preoccuparti di questo." assicurò Roberto, "Non c'è fretta, ti abituerai nei prossimi giorni. Ora familiarizzate, semplicemente. Abituatevi a stare nudi, ad essere guardati, toccati, fotografati..."

Sebi mormorò all'orecchio di Leone: "Io ti farei subito, qui..."

Leone arrossì violentemente e Roberto scattò altre foto. Sergio s'era seduto su una sedia, le gambe divaricate e si stava massaggiando lentamente il membro che stava inturgidendosi a poco a poco: "Io lo trovo eccitante... stare così. Essere guardato e guardare. Alla casa mi piaceva guardare, e mi piaceva scopare mentre gli altri mi guardavano: è bello."

Sebi stava leccando il lobo di un orecchio a Leone, ma questi, pur non sottraendosi, non reagiva. I suoi occhi però erano come calamitati sul membro di Sergio, ora svettante e ritto verso il proprio ombelico, il sacco dei testicoli sodo fra le cosce semiaperte di tanto in tanto si muoveva da solo. Roberto, con Antonello che gli stava sempre alle spalle per non trovarsi nell'angolo di ripresa, continuava a fotografare i tre giovani da diversi angoli.

"Io... ho paura di non fargliela. Posso rivestirmi?" chiese Leone incerto.

"Rilassati, amico. Lascia fare a noi..." insisté Sergio alzandosi ed avvicinandoglisi.

Sebi continuava a sfregare la propria erezione sulle natiche del pescatore ed a titillarlo per tutto il corpo. Anche Sergio cominciò a palpare, carezzare, lecchettare Leone. E Roberto scattava foto.

"Pensa a quando eravamo affacciati alla finestra di casa tua, io e te soli. La gente sotto vedeva solo due amici affacciati. Non vedeva che avevamo i calzoni calati e che io ti stavo fottendo. E ti piaceva, ti eccitava l'idea, no?" disse Sergio continuando a toccare intimamente il corpo dell'altro.

"Ma nessuno lo sospettava... qui invece..."

"Ma siamo fra amici. A cui un bel cazzo in tiro, o in un culo, o in una bocca, non dà mica scandalo, anzi, piace. Rilassati..." e Sergio si accoccolò davanti all'altro e cominciò a manipolargli il membro ancora morbido ed a leccarlo, a succhiarlo.

Per un po' si udirono solo i "click" della macchina fotografica. Ma il membro di Leone iniziò ad inturgidirsi. Allora Sergio fece scivolare una mano fino al membro di Sebi, ancora e sempre ritto e duro, e lo guidò fra le natiche di Leone. Sebi capì, si insalivò le dita e le passò sull'ano del bel pescatore, preparandolo. Leone fremette: chiuse gli occhi e quando Sebi iniziò a spingerglielo dentro, Leone schiuse la bocca come in un silenzioso gemito e strinse le palpebre. Sergio gli succhiava con energia la verga rigida, lucida di saliva. Sebi, tenendolo per le anche, lo impalava ora con un va e vieni ritmico e vigoroso. Leone ora pareva non sentire neanche più i "click" che proseguivano a ritmo ravvicinato, cessando solo per il tempo necessario a cambiare il caricatore della pellicola. Il pescatore stava rapidamente perdendo il proprio ritegno, la propria vergogna ed era sempre più preda del godimento. Sebi fremette con forza e cominciò a scaricarsi nell'altro con colpi energici, mugolando. Leone emise un basso e lungo gemito di piacere e si scaricò a sua volta nella bocca compiacente di Sergio, direttamente giù in gola, e questi deglutì l'uno dopo l'altro i getti di calda e densa crema. Il volto di Leone era teso, gli occhi sempre serrati con forza, la bocca aperta quasi stesse soffrendo, ma di una sofferenza così dolce che non avrebbe mai voluto far cessare. Roberto fotografava affascinato.

I tre a poco a poco si calmarono, si staccarono, si ricomposero. Roberto continuava a fotografarli. Sergio, l'unico a non essere venuto, sembrava non darsene peso anzi aveva negli occhi un'espressione soddisfatta, trionfante. Leone finalmente riaprì gli occhi e sembrò come smarrito, quasi non capisse dove si trovava. L'ennesimo "click" della macchina fotografica attirò il suo sguardo sorpreso (altro scatto) che però si distese in un sorriso schivo e mormorò: "Me l'avete fatta!"

"Non t'è piaciuto?" gli chiese Sebi, ora di fianco a lui, con un sorriso malizioso.

"Beh... sì. È la prima volta che mi prendono e mi succhiano insieme... che sento quattro mani sulla mia pelle. Non l'avevo mai fatto in tre."

Le tre erezioni stavano svanendo, quella inappagata di Sergio un po' più lentamente delle altre due. Roberto disse ai tre ragazzi che potevano rivestirsi. Chiacchierarono un po' tutti e cinque, Roberto pagò i tre giovani, poi Antonello li riaccompagnò fino al paese vicino.

Sulla sua moto salì Leone che, durante il breve tragitto, gli chiese: "È il tuo uomo, Roberto?"

"Sì." gridò al vento in risposta l'altro.

"È un bell'uomo, mi piace. Io non ho un ragazzo fisso. All'inizio mi vergognavo da matti, soprattutto di lui, ma anche di te..."

"E ora?"

"Meno."

Le mani di Leone che si teneva ai fianchi di Antonello, si mossero in una lieve carezza.

"No." disse semplicemente Antonello.

"Mi piaci." gli gridò Leone.

"Grazie. Ma io sono di Roberto."

"Capisco." rispose Leone e smise subito.


Quando Antonello fu di ritorno, Roberto stava già sviluppando i rullini.

"Puoi lasciar perdere, per il momento?" chiese Antonello da dietro alla porta della camera oscura.

"Certo." rispose la voce di dentro. Dopo poco Roberto uscì asciugandosi le mani.

"Quei tre, prima... mi sono eccitato. Ti voglio... ho aspettato anche troppo." disse Antonello abbracciandolo procace.

Roberto non desiderava altro.

"Tu non l'hai trovato eccitante?" gli chiese il ragazzo mentre giungevano accanto al letto e si spogliavano.

"Un poco... non troppo. Non eri tu, nessuno dei tre."

"Ma se non conoscessi me, chi ti saresti fatto dei tre?"

"Tutti e tre!" rispose sincero Roberto.

Antonello ridacchiò: "Porcellone! Tutti e tre assieme?"

"No, uno per volta, credo. Credo che io sarei stato imbarazzato anche più di Leone a farlo con due. Non parliamo poi davanti a un fotografo..."

"Ma chi ti sembra più bello dei tre?"

"Forse Sebi. Ma meno di te."

"Sai che Leone mi ha detto che gli piaci?"

Roberto non replicò ma lo fece tacere con un bacio.

Antonello gli bisbigliò fremente: "Ti voglio..."


Fecero l'amore fino al tramonto, pieni di dolce passione.

Mentre si rilassavano Antonello gli chiese: "Perché Leone, mentre godeva, sembrava quasi che soffrisse?"

"Non lo so. Forse perché il godimento era troppo intenso? Anche io ero un po' stupito... Tu quando godi, invece hai un'espressione felice."

"Lo so, lo sono."

"E io?"

"Tu? Bellissima, radiosa."


Il giorno dopo Roberto stampò le fotografie. Assieme ad Antonello scelse le migliori, ne studiò i tagli ed i ritocchi di esposizione, e ne stampò alcune serie. Quindi le spedì alle riviste specializzate in nudi erotici maschili: due in Germania, una in Olanda e quattro negli Stati Uniti.

Mentre attendeva le risposte i tre ragazzi tornarono a posare di nuovo, a volte da soli, in due o tutti e tre assieme. Sergio era il più disinibito, ma anche Leone a poco a poco divenne disinvolto. Li fotografava in terrazza o sul tetto, ed usarono anche l'appartamentino del secondo piano per variare le ambientazioni.

Dopo una serie di foto scattate in bagno, sotto la doccia, Sebi disse ad Antonello: "Ti ricordi, la tua prima volta?"

"Eccome..."

"Adesso che sei così cresciuto... lo rifarei volentieri, con te." gli disse tentatore.

Antonello sorrise compiaciuto ma scosse il capo: "Ma non io: ho Roberto, non mi interessa più nessun altro."

"Ma gli sei fedele al cento per cento?"

"È naturale. Lo amo."

"Peccato però..." disse Sebi.

"No. Non insistere, Sebi. Se anche tu fossi innamorato mi capiresti."

"Già... forse..."


Finalmente giunsero le risposte: tutte e sette le riviste scrivevano che le foto erano di ottima fattura e proponevano un contratto, ma in esclusiva, alcune un'esclusiva per serie, altre per modello. Assieme ad Antonello decisero quale contratto scegliere e quando i contratti furono firmati mandarono le nuove serie di fotografie. La rivista inviò i soldi ed una lettera in cui diceva che andavano molto bene e in cui suggeriva alcune cose: voleva altri modelli ed poi altre ambientazioni anche all'aperto. Suggeriva anche di costruire una specie di "storia" come per un fotoromanzo.

Fatti i conti delle spese, del numero delle foto acquistate e in quante ognuno dei tre modelli compariva, pagarono ai tre ragazzi le loro percentuali. Questi erano soddisfatti. Guadagnare soldi solo spogliandosi e facendo sesso era una cosa che li divertiva. Bisognava trovare altri ragazzi, altri posti. I tre giovani si impegnarono per tutte e due le cose ed individuarono posti all'aperto in cui potevano posare nudi senza rischio di essere scoperti. Riguardo agli interni però rimaneva il problema. Facendo alcuni piccoli cambiamenti potevano usare ogni stanza per inquadrature all'apparenza in ambienti diversi, ma era comunque una cosa limitata. Spedirono i nuovi servizi anche ad un'altra rivista, che però dopo un po' mandò più o meno gli stessi consigli: voleva anche altri modelli ma soprattutto foto in altri ambienti. Gli interni erano il problema maggiore.

Antonello un giorno ebbe un'idea: "Se avessimo a disposizione un negozio di mobili... Lì, sai, creano sempre ambienti diversi per le esposizioni... Arrivano mobili nuovi, c'è un ricambio. Che ne diresti se io, invece di un bar, gestissi un negozio di mobili? A me piacerebbe. Nell'orario d'apertura vendo. Ma quando tiriamo giù le saracinesche, possiamo farci le foto, mentre di giorno fai le foto all'aperto, negli esterni, in spiaggia, nel lecceto, altrove..."

"Ci vogliono un sacco di soldi per rilevare un negozio di mobili. E poi la gente non si insospettirebbe per il via vai dei ragazzi nel negozio dopo la chiusura? E dovremmo trovare altri ragazzi nuovi..."

"Possiamo cercarlo nel capoluogo. E ogni ragazzo potrebbe portarne altri. Se solo il mio libretto fosse già svincolato... mancano altri due anni, però. Solo i tuoi risparmi non so se bastano, ma potremmo tentare di avere un prestito dalla banca... potremmo farcela. Cominciamo a cercarlo, anche in modo di vedere che somma ci occorrerebbe... dai!"

Cominciarono a cercare, ad informarsi, a fare piani e conti, a studiare il progetto sotto ogni angolatura. Frattanto Roberto faceva nuovi servizi su in casa o all'aperto. Avevano anche montato la loro prima "storia": Leone e Giorgio (uno nuovo trovato da Sergio, un ragazzo che aveva appena compiuto i ventuno anni e che lavorava come pompiere al capoluogo, dal corpo sensuale e dalla sessualità prorompente) si conoscevano alla fermata dell'autobus, attaccavano bottone, andavano in spiaggia a fare il bagno e qui avveniva il primo approccio, i primi toccamenti, poi trovavano un luogo appartato (i ruderi di una vecchia casamatta ai confini del bosco: avevano saltato al recinzione di filo spinato e un paio di ragazzi stava di guardia casomai fosse arrivato qualcuno, ma non ebbero problemi) e qui facevano l'amore. La storia fu comprata dalla rivista olandese che ne chiese altre. Giorgio era un giovane piuttosto bello e molto disinibito e poiché Leone gli piaceva, faceva tutto con molta naturalezza pur essendo quella la sua prima esperienza davanti ad una macchina fotografica.

Facevano anche foto a solo, in cui il ragazzo si spogliava, si carezzava, si masturbava fino a venire, si abbandonava al dopo orgasmo... Oppure anche in coppia o in tre, ma senza scene di sesso: alcune riviste volevano servizi hard, altre preferivano foto soft (e questi due termini entrarono nel vocabolario dei giovani, come anche il termine gay...)

Poi Antonello pensò di coinvolgere Leo, l'amico di Rosario e questi non solo accettò con vero e proprio entusiasmo ma trovò anche parecchi altri ragazzi disposti a far sesso davanti a una macchina fotografica.

Frattanto avevano trovato un negozio di mobili in vendita nel capoluogo. La banca di Roberto fece un prestito prendendo la casa come garanzia e la banca di Antonello fece un altro prestito prendendo per garanzia il suo libretto vincolato. Usando anche i risparmi di Roberto riuscirono a prendere il negozio. Antonello era felice per il suo nuovo lavoro, quindi si licenziò dal bar. Piazzarono nel negozio parecchi riflettori oltre quelli che già c'erano per illuminare l'esposizione. Quando tiravano giù le serrande cieche, il negozio si trasformava in un perfetto teatro di posa.

Antonello pensò anche di assumere due dei "ragazzi" come aiuti nel negozio, commessi, magazzinieri e montatori. Uno era Nello, un giovane di ventisei anni dal corpo maturo, forte ed asciutto, scultoreo grazie anche alle ore di palestra dove faceva pesi, bisex disinibito, sposato e con un figlio, ma che si concedeva sovente scappatelle con ragazzi e che accettò perciò con vero piacere di posare per quelle foto ed averne così altri a disposizione senza doverli cercare e senza dover cercare un posto in cui portarli. L'altro era Franco, ventuno anni ma con un volto da adolescente, un corpo completamente glabro ed efebico ma forte, gay convinto, timido (ma non abbastanza da sottrarsi alle foto anche più hard) con due occhi da cerbiatto e labbra sensuali. Con Nello, Franco ed altri tre ragazzi che dimostravano meno dei loro ventuno anni, avevano anche montato una storia simile a quella di Antonello con Rosario, ambientata nella "casa": avevano usato un angolo del magazzino per ricreare la "camerata" e la doccia del negozio, mentre lo studio del sorvegliante l'avevano ricreato nel negozio. Nello faceva il sorvegliante che sorprendeva due dei quattro ragazzi che facevano l'amore sotto le docce e altri due in camerata, e se li portava uno alla volta in studio e se li faceva. Anche questa storia fruttò bene.

Gli affari in negozio andavano bene, così pure l'attività di fotografo di Roberto, che comunque continuava anche a fare come prima le sue foto ed i suoi servizi d'arte, paesaggi, costume per tutt'altre riviste, e stavano pagando puntualmente e senza problemi i debiti con le due banche.

Poi conobbero Tom (Tommaso) un altro ragazzo, gay, portato da Leo. Era il figlio del capitano dei carabinieri del capoluogo. Aveva anche lui ventuno anni ma il viso ne dimostrava meno (Roberto aveva voluto vedere la carta d'identità) anche se il corpo, ed il membro, erano già maturi: questo contrasto era molto piacevole e le foto di Tom ebbero subito successo. Tom era interessato alla fotografia e perciò, e anche per giustificare col padre le ore passate da Roberto, questi decise di prenderlo come assistente e di insegnargli i segreti del mestiere, così Tom divenne al tempo stesso modello e fotografo.

Ora avevano a disposizione in tutto una dozzina di ragazzi, di tutti i tipi e le taglie, in maggioranza gay, ed alcuni decisamente belli le cui foto erano molto richieste. Roberto ormai vendeva solo a due riviste americane e alla rivista olandese i cui lettori parevano apprezzare particolarmente quelle fresche bellezze mediterranee. Roberto aveva preso a firmare i suoi servizi "Roana" che era l'acrostico di "ROberto e ANtonello, Amanti".

Ricevendo i numeri delle riviste in cui comparivano i suoi servizi Roberto aveva potuto studiare le foto di altri fotografi ed aveva raffinato la propria tecnica: ora dirigeva con professionalità i suoi modelli sì che normalmente il novanta per cento delle foto scattate erano commerciabili. Anche i ragazzi avevano imparato a muoversi nel modo giusto davanti alla macchina fotografica e seguivano con entusiasmo le indicazioni di Roberto.


Si avvicinava il ventunesimo compleanno di Antonello, che avrebbe segnato non solo la libertà dalla tutela del tribunale minorile, ma anche lo svincolo del suo libretto di risparmio in cui c'erano tre anni di paga del bar: questo avrebbe quasi completamente esaurito i loro debiti con le banche e finalmente i due amanti avrebbero potuto godere a pieno i guadagni dei loro lavori.

Erano sereni, e spesso, con i loro modelli-amici, la domenica andavano a fare un picnic sull'erba per distendersi e passare una giornata in allegria, o a bagnarsi al mare, in trattoria assieme o al cinema. Il fatto che i ragazzi si denudassero tranquillamente davanti agli altri e che si unissero senza problemi, aveva creato uno speciale affiatamento nel gruppo. Non di rado i ragazzi facevano sesso fra di loro anche al di fuori delle riprese fotografiche. Alcuni si rivelarono attori nati, sapevano esprimere desiderio, libidine, timidezza, sorpresa, godimento a seconda di quanto veniva loro richiesto. Leone e Franco s'erano messi assieme, ma questo non impediva loro di continuare a farlo con gli altri compagni, o assieme, davanti alla macchina fotografica di Roberto o di Tom. Un nuovo acquisto era Daniele, che pareva un sedici-diciassettenne, dall'aria un po' da monello, scovato da Sebi, e che era diventato, più o meno, il ragazzo fisso di questi. L'entusiasmo genuino con cui faceva sesso era contagioso ed era corteggiato un po' da tutti gli altri modelli. Lavorava col fratello maggiore in una pompa di benzina e stava progettando di andare a vivere con Sebi che, per lui, aveva rinunciato a correr dietro alle ragazzine.

Daniele gli aveva detto: "Per le foto, mi va bene che tu lo faccia con chi dice Roberto, ma al di fuori ti voglio solo per me, chiaro?" E Sebi aveva accettato.


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