logoMatt & Andrej Koymasky Home
una storia originale di Andrej Koymasky


pin UNA FIABA? di Andrej Koymasky © 2008
scritto il 7 marzo 1993
CAPITOLO 1
FANTASIE... FANTASIE...

"Smettila Martino, spegni quel televisore e mettiti a studiare!"

"Ma papà, sta per finire... solo pochi minuti..."

"No, spegni subito! E fila a studiare!"

Martino s'alzò controvoglia, spense il televisore ed andò imbronciato in camera sua. Sedette alla scrivania, aprì il volume di patologia e si mise meccanicamente a leggere. Ma la sua testa era altrove: con la fantasia cercava di immaginare come sarebbe potuto finire quel giallo che stava guardando quando il padre gli aveva ordinato di spegnere la TV.

A Martino capitava spesso di rifugiarsi nella fantasia, un po' per compensare l'autoritarismo del padre, un po' per puro divertimento. Fin da ragazzino, da quando era morta la madre che, fino ad allora, aveva smussato la durezza del padre con il suo sorriso e la sua dolcezza.

Col padre poteva solo obbedire ciecamente. Anche ora che era maggiorenne, se voleva essere mantenuto agli studi. E lui ci teneva a diventare medico. Questo pensiero lo scosse e riprese a studiare patologia. Mancavano solo due settimane all'esame. Il tempo volò via letteralmente e il trillo della sveglia da tavolo gli disse che doveva prepararsi per andare in palestra. Chiuse malvolentieri il libro, prese la sacca già pronta e si avviò verso la palestra. Il padre aveva voluto che andasse regolarmente in palestra da quando aveva tredici anni, perché "mens sana in corpore sano" aveva sentenziato ed aveva aggiunto: "devi scaricare le tue energie giovanili e al tempo stesso mantenere in forma il tuo corpo".

Il padre lo dirigeva a bacchetta, l'aveva sempre fatto. Era un militare anche in casa. La peggiore razza, i militari di carriera che riescono a fare carriera. Martino non ricordava di averlo mai visto in borghese: neppure nelle foto delle nozze era in borghese. E persino le vacanze le faceva nel centro vacanze per gli alti ufficiali e, logicamente, in uniforme. Aria sana di montagna e interminabili camminate. Si chiese che cosa sarebbe stato di suo padre se per caso un giorno fossero scomparse per miracolo tutte le uniformi dalla faccia della terra: probabilmente sarebbe morto sul colpo! O non sarebbe più uscito di casa per la vergogna. Il padre, senza uniforme, doveva sentirsi nudo. Era già tanto che non dormisse o facesse la doccia in uniforme, si disse il ragazzo sorridendo divertito a quell'idea.

In palestra fece tutti gli esercizi della scheda, coscienziosamente, perché sapeva che il padre aveva dato ordine all'allenatore di controllarlo e pretendeva un rendiconto mensile sui progressi del figlio.

Quando ebbe finito l'allenamento, andò finalmente a fare la doccia. Mentre la faceva pensò di essere sotto uno scroscio di pioggia nella foresta tropicale, e fra i vapori intravide figure di altri uomini che si bagnavano ed immaginò che fossero gli indigeni del vicino villaggio con cui lui, esploratore famoso, aveva fatto amicizia perché aveva guarito il figlio primogenito del loro capo. Nonostante fossero indigeni primitivi e feroci, i famosi tagliatori di teste, lui non aveva di che temere: a lui erano grati, lo trattavano col riguardo misto a timore con cui si tratta uno stregone...

Si sciacquò ed uscì. Asciugandosi andò fino al suo armadietto per rivestirsi. Proprio davanti al suo posto c'era uno specchio a tutta altezza e quando vide che era solo, si soffermò a guardarcisi finché era ancora nudo: non era niente male, doveva ammetterlo. Anche se a far ginnastica si rompeva, almeno ci guadagnava in forma fisica. Proprio come voleva papà, comunque.

Si rivestì e tornò a casa traversando in diagonale il grande parco che era stato ricavato al posto dell'ex Piazza d'Armi. Sotto casa incrociò una coppia di fidanzatini che si sbaciucchiava. Martino sorrise dentro di sé e si chiese perché a lui non era mai capitato di sbaciucchiare una ragazza. Forse semplicemente perché non aveva ancora trovato quella giusta. Nessuna ragazza l'aveva mai attratto, né fisicamente né come personalità. Eppure già da qualche anno sentiva lo stimolo sessuale, che sfogava masturbandosi. Ma quando gli si rizzava, quando gli diventava duro, non era mai perché avesse visto o avesse pensato ad una ragazza sexy. Non sapeva neppure lui perché, di tanto in tanto, gli si rizzava. Sapeva solo che, quando gli capitava, doveva darsi sollievo masturbandosi. A volte i suoi amici, o meglio i suoi compagni poiché in realtà non aveva un vero amico, affermavano che certe ragazze li arrapavano. A lui non era mai capitato.

Una volta un compagno gli aveva mostrato una di quelle riviste pornografiche dalla copertina di carta patinata che spesso occhieggiano fra altre riviste nelle edicole: neanche quelle foto l'avevano eccitato, al contrario del compagno che diceva che gli era diventato duro. Sorrise ricordandosi che a quell'affermazione lui aveva pensato che avrebbe voluto palparlo sulla patta per verificare. Logicamente non l'aveva fatto, altrimenti il compagno avrebbe potuto prenderlo per un finocchio!

Già, i finocchi. Chissà come potevano divertirsi due maschi fra di loro? Cioè, sapeva bene come facevano, perché a volte i compagni dicevano di qualcuno a cui piaceva succhiarlo o prenderlo in culo. Ma non capiva che cosa ci potesse essere di piacevole in nessuna di quelle due attività. Lo sanno tutti che si gode a metterlo fra le gambe di una femmina, no?

Martino salì in casa, salutò il padre, ed immaginò che stesse controllando l'orologio per vedere se aveva perso tempo per la strada, quindi andò a letto. Si spogliò completamente ed indossò il pigiama. S'infilò sotto le coperte. Mentre stava per addormentarsi gli venne un'erezione ed allora si masturbò. Mentre si masturbava, al solito, la sua mente era bianca, senza fantasie, tutta concentrata sulle sensazioni che si stava procurando, che provava. Venne nel piccolo asciugamano che aveva preparato, inzuppandolo. Lo arrotolò e lo nascose sotto il cuscino. La mattina seguente l'avrebbe fatto scomparire nel cestone dei panni sporchi. Per quando la donna di servizio avesse fatto il bucato, sarebbe stato asciutto e non avrebbe tradito l'uso che ne aveva fatto. Si addormentò appagato.

La vita di Martino scorreva così, fra tre binari ben dritti tracciati dal padre, in un ritmo regolare: lezioni, studio, palestra. Punto e basta. Ma c'era una cosa che il padre non poteva controllare: la sua fantasia sbrigliata. Così, quando poteva, vi si rifugiava. Allora creava avvincenti trame di gialli, racconti di fantascienza, storie d'avventura inverosimili ma belle, colorate di tutti i colori che il padre aveva bandito dalla sua vita. Anzi, erano due le cose che il padre non poteva controllare: la seconda era quando si masturbava, il cervello vuoto, godendosi le gradevoli sensazioni che questo gli procurava, analizzandole, centellinandole fino alla dolce eppure forte emozione finale.

Alcune sere dopo, tornando a casa dalla palestra, mentre si avvicinava al parco, notò un ragazzo appoggiato ad un lampione, una sigaretta in bocca, che guardava nel vuoto.

"Chissà che ci fa quello, lì tutto solo a quest'ora? Aspetta qualcuno?" si chiese mentre si avvicinava. Vide sopraggiungere un'auto che si fermò davanti a quel ragazzo e spense i fari. Né il conducente né il ragazzo si mossero. Poi l'auto lampeggiò i fari. Il ragazzo s'avvicinò all'auto e si chinò verso il finestrino come per parlare con l'altro. Dopo poco dall'auto uscì un giovanotto che la chiuse e s'addentrò nel parco, seguito dal ragazzo...

Martino era sorpreso. Pensava: "Che strano... se si conoscevano, perché non si sono messi a parlare subito? Quello nell'auto prima ha fatto un segnale..."

E la sua fantasia prese a galoppare!

"Sono due spie... Il più giovane ha aspettato il segnale per capire che fosse l'auto giusta, poi gli ha detto la parola d'ordine per farsi riconoscere. Ma il più giovane non deve essere un agente importante, deve essere alle prime armi... E adesso vanno nel parco... li aspetta qualcuno che è nascosto lì... Qualcuno che la spia dell'auto deve incontrare... Se doveva solo prendere o consegnare dei microfilm, glieli poteva passare il più giovane... Saranno del KGB o della CIA? O magari del Mossad?"

E a Martino prese l'irrefrenabile desiderio di spiare quelle due spie. Si avvicinò al parco da un'altra parte, furtivo e si inoltrò fra gli alberi. Il cuore gli batteva forte ma era deciso a vivere quell'avventura. Conosceva piuttosto bene la topografia del parco, deviò nella direzione che avevano preso le due spie. Avanzava al riparo di cespugli mentre i suoi occhi si abituavano alla scarsa luce che vi filtrava dai corsi limitrofi e guardò attentamente tutto attorno cercando di individuare i due figuri. Non li vide subito. Stando attento a non far rumore, continuò a spostarsi in modo di non essere visto. Si spostava con prudenza, circospezione ma con sicurezza e finalmente intravide le sagome dei due. Si avvicinò con prudenza raddoppiata, scivolando da un cespuglio all'altro, da un tronco all'altro senza perderli di vista. Potevano essere armati, doveva stare molto attento. Il cuore gli batteva sempre più forte più per l'emozione dell'avventura che per la paura. I due erano entrati in un folto e non ne erano usciti: era quello il luogo dell'incontro segreto. Martino arrivò accanto a quella macchia e si appostò dietro ad un albero. Guardò: i due, ora li distingueva meglio, erano ancora soli; stavano vicini come se si sussurrassero qualcosa. Entrò nel cespuglio avvicinandosi di più per poter sentire che cosa stavano dicendo e finalmente li vide bene.

Li guardò stupito: quei due non si parlavano, si stavano baciando! Ma mica bacetti: un vero linguimbocca come un maschio e una femmina, solo che sembravano tutti e due maschi. Vide che si aprivano l'un l'altro i calzoni ed ebbe la prova inequivocabile che erano due maschi: i due presero a masturbarsi a vicenda. Il ragazzo si sfilò la maglietta restando a torso nudo, il giovanotto si slacciò giacca e camicia senza toglierle, scoprendo il proprio petto. Cominciarono a succhiarsi i capezzoli, un po' l'uno un po' l'altro, a carezzarsi a vicenda fianchi e ventre...

Martino guardava stupito ed affascinato i due eccitarsi. Vide che si calavano i calzoni sulle anche. Il ragazzo aveva un membro di notevoli dimensioni, ritto, fremente, con un paio di pesanti testicoli ben visibili sotto. Era la prima volta che Martino vedeva un membro pienamente eretto, a parte il proprio. Non vedeva com'era equipaggiato il giovanotto. Poi vide questi accoccolarsi davanti al ragazzo e il membro turgido sparì nella bocca del giovanotto e si rese conto dall'espressione del volto del ragazzo che a questi doveva piacere molto. E fu come se l'eccitazione del ragazzo fosse contagiosa ed anche Martino si eccitò e sentì il proprio membro crescere, indurirsi, premere nei calzoni.

La sua fantasia gli fece immaginare di esserci lui al posto di quel ragazzo e questo lo fece eccitare ancora di più. Il membro del ragazzo appariva e scompariva fra le labbra del giovanotto che mentre muoveva la testa avanti e dietro, si era infilato una mano fra le cosce e la muoveva freneticamente masturbandosi. Martino, quasi senza rendersene conto, si allentò il cordoncino dei calzoni della tuta da ginnastica e se li calò sulle anche, liberò il proprio membro dal sospensore ed iniziò a masturbarsi senza perdere di vista quel che facevano quei due.

Ad un certo punto il ragazzo mugolò: "Oh, cazzo, sto per venire..."

"No. Aspetta!" sussurrò l'altro con urgenza.

Il giovanotto si alzò, si girò e si chinò offrendo il sedere al ragazzo che si sputò sulle dita, le passò fra le natiche dell'altro quindi, afferratosi il membro con una mano, lo puntò e spinse con vigorosi colpi di reni penetrando rapidamente nell'altro che continuava a masturbarsi velocemente. Finalmente gli fu tutto dentro, i due corpi ora erano uniti, e allora il ragazzo iniziò a pompare con forza in un deciso va e vieni. Martino continuava a masturbarsi guardandoli dal suo nascondiglio.

Sentì il giovanotto mugolare eccitato: "Sì, così, dai. Spingilo tutto dentro. Forte, più forte... Dio che toro sei! Sì, così, fottimi. Bravo... Oh che bello!"

Martino capì che anche il giovanotto godeva molto ed anche l'eccitazione del giovanotto gli si comunicò e fantasticò di essere al suo posto... sì doveva essere bello! Anche l'espressione del viso del ragazzo mostrava un intenso piacere, era difficile dire chi dei due stesse godendo di più per quell'unione vigorosa. I due corpi ondeggiavano al ritmo dei colpi del ragazzo che stava prendendo l'altro con crescente vigore...

E quasi improvviso arrivò l'orgasmo, fortissimo, talmente intenso che Martino faticò a non mugolare alto il proprio piacere.

Dalla sera in cui Martino aveva spiato quei due maschi fare sesso nel parco, la sua vita segreta era in parte cambiata. Ora, quando si masturbava, ripensava a quel che aveva visto e si eccitava molto più del solito, perché immaginava di essere ora al posto del ragazzo, ora del giovanotto. E un altro cambiamento era avvenuto nella sua vita: ora guardava i maschi per la strada, o i suoi compagni all'università, o più ancora i compagni in palestra con occhi diversi. Ora li studiava, li squadrava da capo a piedi cercando di immaginare come poteva essere il loro corpo sotto gli abiti e in particolare come potevano essere attrezzati fra le gambe. A volte, nelle docce in palestra, riusciva ad intravedere i membri dei compagni, ma mai eretti come gli sarebbe piaciuto. Allora immaginava di accoccolarglisi davanti e di farglieli rizzare prendendoli in bocca come aveva fatto quel giovanotto là nel parco... o che fosse un compagno ad accoccolarsi davanti al lui, ed allora gli si rizzava veloce, imperioso e doveva andare svelto al gabinetto coprendo il suo stato con l'asciugamano, sedeva sulla tazza e si masturbava, sognando che lì davanti a lui ci fosse uno dei suoi più bei compagni, nudo, pieno di voglia di lui...

Martino finalmente capì perché non s'era mai fatto una ragazza, perché le ragazze non lo eccitavano né l'attraevano: a lui piacevano i maschi. Questa scoperta non lo turbò affatto: lui era un finocchio. Bene. Ma questa nuova consapevolezza, se pure tranquillamente accettata, gli fece iniziare a desiderare di trovare un bel maschio come lui con cui fare l'amore.

Cominciò a guardare se, mentre tornava dalla palestra, gli capitava di incontrare qualcuno nel parco, ma non vide mai più né il ragazzo né il tipo in auto né nessun altro.

C'erano, sia in palestra che all'università, tipi che l'attraevano più di altri, ma sapeva quanto era grande il pregiudizio contro i finocchi e poi tutti parlavano di donne, perciò non osava esporsi. Si chiedeva come fanno i finocchi a riconoscersi, ad incontrarsi. Quei due nel parco... ma non ne aveva mi più visti... E c'era una parola d'ordine? Un segreto?

Così si accontentava di spogliare con la fantasia quelli che gli piacevano. Valutava i rigonfi nei calzoni cercando di immaginare che cosa questi celassero allo sguardo. A volte il rigonfio era talmente evidente che la sua fantasia aveva agio a ricostruirne forma e posizione, dimensioni. A volte invece i calzoni morbidi, con suo rammarico, nascondevano tutto e pareva che sotto non ci fosse niente. Ma a volte, con un particolare movimento del bacino, una particolare posizione delle gambe, anche i calzoni morbidi disegnavano forme promettenti, eccitanti.

Ormai Martino non fantasticava più su trame gialle o di fantascienza, ma solo su avventure erotiche con quelli che lo attraevano. Immaginava le situazioni più inverosimili, gli approcci più fantasiosi, ma la scena finale era sempre, più o meno, quella che aveva spiato nel parco. Magari ambientate nelle ore e nei luoghi più diversi. Lui e "l'altro" che si baciavano, si aprivano gli abiti, uno dei due, a volte lui a volte l'altro, si chinava a succhiarlo, poi si girava e se lo faceva mettere tutto dentro e godevano, godevano, godevano...

Vide un ragazzo che sembrava un teppista, ma molto bello, ed immaginò di essere un poliziotto, e che l'altro fosse rinchiuso in una cella, e allora lui gli parlava e lo convinceva a farlo con lui; si spogliavano poi si succhiavano e si fottevano attraverso le sbarre della cella...

Vide un giovane marinaio di leva che gli piaceva e fantasticò che in alto mare, durante una tempesta, si facevano sulla tolda della nave spazzata da raffiche di vento e d'acqua, e lui lo fotteva mentre il ragazzo, i calzoni sulle caviglie, si teneva abbracciato all'albero di maestra e lo incitava a fare più forte...

Immaginò di essere ufficiale medico alla visita di leva: palpava i genitali di ogni bella recluta e se il ragazzo si eccitava chiudeva a chiave la porta, si calava i calzoni e prima se lo faceva succhiare a lungo dalla recluta, infine lui penetrava il compiacente giovane...

Vide un giovane immigrato arabo che vendeva accendini per la strada e nella sua fantasia si vide da solo con lui in un'oasi e lui gli sollevava il djellaba e vedeva che era già eccitato e s'inginocchiava a succhiarglielo, poi si girava offrendoglisi ed allora facevano l'amore appassionatamente fra le palme, sotto il sole cocente...

Immaginò di farlo in ascensore con un vicino che trovava molto sexy: mancava la corrente, l'ascensore si fermava fra due piani, l'altro vedeva che lui aveva la patta gonfia e gliela carezzava... e dopo poco erano completamente nudi che si stavano unendo con vigorose spinte facendo ondeggiare tutto l'ascensore. E quando finalmente l'ascensore veniva sbloccato e fatto scendere al piano, c'era suo padre ed anche tutti i vicini preoccupati, ma loro scendevano tranquilli e sorridenti e nessuno immaginava quel che avevano appena fatto...

Ma i giorni passavano e tutto accadeva solo nella sua mente. Martino voleva un maschio! Lo desiderava con tutte le proprie forze.

Fantasie, fantasie... solo fantasie. E si masturbava carezzandosi i capezzoli fino a sentirli duri, carezzandosi il corpo, soffermandosi fra le natiche e stuzzicandosi il foro con un dito insalivato sognando che fosse un membro...

Sognò di essere un principe orientale con un harem di schiavi di tutte le razze, di tutti i colori, belli e pronti ai suoi desideri: 365 schiavi, uno per ogni giorno dell'anno...

Immaginò di essere un allenatore di una squadra di basket e di farsi tutti i giocatori della squadra, comprese le riserve: li faceva mettere in fila e li prendeva tutti uno dopo l'altro, sotto le docce...

Fantasticò di essere in segreteria in facoltà, che accoglieva le matricole e spiegava loro che per iscriversi dovevano fare sesso con lui: e quelli che lo facevano godere di più avevano tutto gratis, gli altri dovevano pagare tasse in proporzione...

Pensò di essere un esploratore che scopriva una tribù di bellissimi selvaggi, giovani e forti, che lo catturavano, lo spogliavano nudo e cominciavano tutti a fare l'amore con lui e a quei selvaggi piaceva tanto far sesso con lui che lo facevano proprio capo col patto che ogni giorno lo passasse con uno di loro a far l'amore nell'apposita capanna eretta per lui in centro al villaggio...

Un giorno, mentre passava nella piazza della stazione centrale vide nella vetrina di un negozietto di souvenir una statuetta alta venticinque centimetri che riproduceva il Davide di Michelangelo, la ammirò a lungo e alla fine decise di comprarsela: quello sì che era un gran bel maschio!

Quando il padre la vide, stranamente non trovò nulla da ridire sul fatto che avesse speso i suoi soldi in quel modo.

Commentò solo: "Michelangelo! Un grande italiano, un grande scultore. Il Davide dovrebbe essere il modello fisico di tutta la nostra gioventù: una muscolatura sana, naturale. Non gonfiata come quei poveri imbecilli che fanno culturismo."

Martino da quella notte, chiuso nella sua stanza, cominciò a masturbarsi guardando il Davide mentre con i polpastrelli ne sfiorava le forme perfette e sognava di sfiorare la perfetta muscolatura di un maschio che si era spogliato nudo per lui. Martino baciava la statuetta del Davide e gli parlava:

"Davide, ti troverò mai? Se ti trovassi ti lascerei fare tutto quello che vuoi col mio corpo, sarei il tuo schiavo devoto, il tuo amante fedele... Ah, se tu potessi diventare vero, qui, adesso, e volessi far l'amore con me... salire sul mio letto, godere con me... e poi tornare ad essere una statuetta in attesa della prossima volta... E papà di là che non sospetta nulla. Sarebbe bello, bellissimo. Sarebbe una favola."

Ma era, appunto, una favola, solo una fiaba che lui si raccontava.



Copertina e indice
INDICE
2oScaffale
shelf 2
Pagina seguente
next


navigation map
recommend
corner
corner
If you can't use the map, use these links.
HALL Lounge Livingroom Memorial
Our Bedroom Guestroom Library Workshop
Links Awards Map
corner
corner


© Matt & Andrej Koymasky, 1997 - 2008