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una storia originale di Andrej Koymasky


pin UNA FIABA? CAPITOLO 2
UN SOGNO PARTICOLARE

Martino una notte fece un sogno.

Stava dormendo sul letto in camera sua, nel suo sogno, completamente nudo. Ad un tratto si sente chiamare e si sveglia. Accende la luce, si guarda attorno ma nella stanza non c'è nessuno. Sta per spegnere quando si sente chiamare di nuovo: la voce viene dalla scrivania. Guarda un po' stupito e vede che la sua statuetta sulla scrivania ha cambiato posizione: ora sta con le mani ai fianchi, le gambe larghe e che ha un'erezione!

La guarda meglio: la statuetta si muove e gli dice: "Ciao, Martino."

"Ciao, Davide." risponde lui come se fosse la cosa più naturale del mondo.

"Martino, so che stai cercando un maschio con cui fare l'amore."

"Sì, è vero."

"Bene. Voglio fare un patto con te, voglio aiutarti."

"Aiutarmi? E come?"

"Posso darti la capacità di far diventare reali molti dei tuoi desideri..."

"Dici davvero? Se io desidero un maschio, tu puoi fare in modo che diventi il mio amante?"

La statuetta ride e dice: "No, questo no. Io posso far realizzare solo i tuoi desideri che non concernono i sentimenti o i desideri di altre persone."

"Ma allora, a che mi serve?"

"Ma posso realizzare altri tuoi desideri che riguardano gli oggetti."

"Cioè se desidero una macchina, me la fai avere?"

"No, questo neanche..."

"Ma allora? Mi prendi in giro?"

"Assolutamente no, Martino. Ma sono anche esclusi i desideri che consistono nel far apparire o scomparire oggetti..."

"Allora... se desidero diventare invisibile..."

"No, neppure quello, perché riguarda le capacità visive degli altri. Se invece riguardasse le tue capacità, allora sì."

"Non capisco..."

"Martino, quando vedi un bel maschio, che cosa desideri?"

"Farci l'amore, no?"

"Sì, ma che cosa altro desideri, quando per esempio li incontri per la strada, o all'università?"

"Beh... ah, sì: di poterli vedere nudi..."

"Ecco, questo tipo di desiderio io te lo posso realizzare."

"Davvero? E come devo fare per avere questa capacità?"

"Basta che tu mi tocchi mentre esprimi mentalmente il desiderio."

"Già, mi immagini mentre vado in giro con te in mano!"

"Beh, in tasca ti ci starei, per esempio..."

"Sì, è vero... Bene, allora dammela questa capacità!"

"Sì te la darò ma... ho parlato di un patto: c'è un prezzo."

"Un prezzo?"

"Sì."

"E quale sarebbe?"

"Ogni volta che io realizzerò un tuo desiderio, tu perderai un giorno della tua vita."

"Un giorno? Beh, non è molto."

"Tu sai quanta vita ti resta?"

"No, è vero, non lo so ma sono giovane e ho ancora parecchi anni di vita davanti a me... e comunque per perderne solo uno, tu devi esaudire trecentosessantacinque miei desideri..."

"Ma se invece tu avessi solo pochi mesi di vita?"

"Beh... almeno, finché vivo, avrei questo potere. Ci sto..."

"Allora facciamo il contratto."

"Contratto? E come?"

"Tu lo sottoscrivi dandomi il tuo seme. Io lo sottoscrivo diventando più piccolo, tascabile. Se domattina tu ti troverai bagnato del tuo seme, io sarò alto solo otto centimetri e così capirai che il contratto è fatto. Ci stai davvero, allora? Ci hai pensato bene?"

"Certo che ci sto, consideralo fatto."

Suonò la sveglia e Martino aprì gli occhi. Ricordò nitido il sogno fatto nella notte e sorrise divertito. Ma mentre scendeva da letto si accorse che i calzoni del pigiama erano bagnati: aveva avuto una polluzione notturna. Scosse il capo sorridendo per quella curiosa coincidenza. Si girò verso il comodino per prendere il suo orologio da polso e si fermò con gli occhi spalancati: la statuetta non era più sulla scrivania dove l'aveva lasciata la sera prima: era sul comodino ed inoltre era alta un terzo di quello che doveva essere! La guardò stupito, guardò la scrivania vuota, riguardò il Davide ora alto come un re di scacchi...

Sentì che il suo cuore aveva cominciato a battere forte forte. Allungò lentamente una mano verso il Davide, lo sfiorò, lo afferrò... era davvero più piccolo.

Allora lo strinse e, anche se si sentiva un po' stupido, pensò: "Voglio vedere in camera da letto di Roberto."

Davanti a lui vi fu come una dissolvenza in un film e all'immagine della parete della sua stanza si sovrappose l'immagine di una stanza che non aveva mai visto e sul letto riconobbe Roberto, il suo vicino di casa che tante volte aveva desiderato poter vedere nudo, che dormiva coperto da un lenzuolo.

"Voglio vedere sotto il lenzuolo." pensò.

E vide il lenzuolo come dissolversi e comparve il bel corpo del giovanotto, con le sole mutande indosso. Martino si stava eccitando.

Trattenne il respiro e pensò, stringendo quasi convulsamente il mini-Davide: "Voglio vedere sotto le mutande!" e vide il membro di Roberto: era semieretto e spuntava da un folto cespuglio di ricci peli castani.

Era circonciso. Era bello! Roberto, che dormiva ignaro in casa propria nella propria camera confinante sulla sua, il cui letto era contro la parete e parallelo al suo, era come se dormisse completamente nudo, esposto al suo sguardo ammirato, nel letto accanto al suo! Quasi a portata di mano! Martino aveva ora un'erezione completa.

"Voglio che gli si rizzi!" pensò con intenso desiderio, ma non accadde nulla.

Ricordò che non poteva intervenire sulle persone ma solo sugli oggetti, aveva detto il Davide. Contemplò ancora per un po' il corpo nudo del giovane vicino, poi lasciò cadere la statuetta sul proprio letto. L'immagine scomparì e vide la parete della sua stanza che lo divideva dalla casa del vicino.

Martino sedette sul bordo del letto e guardò la statuetta. Poi si alzò, andò in bagno, si guardò allo specchio e vide la solita immagine... Fece una doccia gelata, con la mente in subbuglio.

Tornò in camera da letto e riprese in mano il minuscolo Davide: "Voglio vedere Roberto nudo." pensò e lo rivide steso a meno di un metro da sé, completamente nudo.

Roberto si stava svegliando. Lo vide fare il gesto di togliersi di dosso il lenzuolo che non vedeva, andare in bagno e l'immagine non scomparve, semplicemente anche il muro del bagno era diventato trasparente. Lo vide calarsi le mutande che non vedeva, ma che divennero visibili appena se le fu tolte, ed entrare sotto la doccia. Lo guardò mentre si lavava e sperò che gli venisse un'erezione o che si masturbasse come lui faceva spesso sotto la doccia, ma non capitò né l'una né l'altra cosa. Comunque, mentre lo guardava attentamente, a proprio agio, notò che, nudo, Roberto era meno bello di quanto avesse supposto: era un po' troppo peloso per i suoi gusti e non molto proporzionato. Aveva anche un po' di pancetta nonostante fosse ancora giovane. Comunque era piacevole guardare un maschio nudo, pensò.

Martino distolse lo sguardo e l'immagine scomparve: questo gli fece capire che doveva guardare in direzione dell'oggetto del suo desiderio per vederlo.

Per verificare questa intuizione, pensò: "Voglio vedere mio padre." e guardò verso il muro che divideva la sua stanza da quella del padre: lo vide in piedi che si stava infilando l'uniforme. Distolse lo sguardo e l'immagine scomparve.

Martino si sentiva leggermente confuso, quasi come se avesse un po' alzato il gomito.

Dopo poco sentì il padre bussare alla sua porta e si coprì subito il grembo col lenzuolo, appena in tempo prima che il padre si affacciasse alla porta: "Ancora non sei vestito! Sbrigati, io esco fra quindici minuti."

"Sì, papà..." rispose Martino e appena il padre si fu allontanato si affrettò a vestirsi.

Si pettinò, prese i libri e stava per uscire dalla stanza quando ricordò la statuetta. Tornò indietro, la prese e l'infilò in una tasca dei calzoni.

"Non fai tempo a far colazione, sei in ritardo." disse il padre. Scesero.

"Vado in moto..."

"No." rispose il padre e lo accompagnò in auto fino all'Università.

"Che hai stamattina?"

"Niente papà."

"Mi sembri strano."

"No no, niente." insisté Martino.

Non parlarono fino a davanti al cancello dell'Università.

Mentre scendeva il padre gli disse: "Torni da solo."

"Certo, papà."

Martino guardò l'auto del padre allontanarsi ed entrò in facoltà. Era ancora un po' scosso per quella sua nuova capacità. In corridoio incontrò alcuni compagni e con loro entrò in aula. Prese posto e accanto a lui sedette Franco.

Allora infilò la mano in tasca, strinse il Davide e pensò: "Voglio vedere Franco nudo." e immediatamente non vide più gli abiti: gli fece una strana impressione vedere Franco tutto nudo, seduto al banco dell'aula ad anfiteatro come se niente fosse.

"Già, in realtà è ancora vestito. Solo io lo vedo nudo..." pensò.

Si guardò attorno e infatti tutto era assolutamente normale. Guardò di nuovo Franco ed ora lo vedeva vestito nonostante stringesse ancora nella mano il Davide. Se dirigeva lo sguardo altrove dall'oggetto del suo desiderio, la visione di questo tornava normale, perciò. Stava imparando ad usare la sua nuova capacità. Quanti giorni aveva già speso? si chiese, ma fece spallucce e non ci pensò.

Più tardi, mentre era al bar della facoltà che prendeva un caffè, vide uno di un altro corso che parlava con una ragazza. Pareva che le facesse il filo, era carino... Martino si spostò in modo di poter avere un migliore angolo di osservazione, infilò la mano in tasca, strinse il Davide, guardò il compagno e pensò che voleva vederlo nudo: paff! lo vide ritto in mezzo al bar che parlava con la ragazza, nudo... e subito si rese conto che il ragazzo aveva un'erezione, anche se il membro era piegato contro il pube, tenuto fermo dalle mutande che non vedeva. Ma quel membro turgido pulsava, premeva contro la stoffa invisibile.

Martino lo guardava affascinato: "Chissà se quella si rende conto dell'effetto che gli fa? Peccato però che lui stia dietro ad una femmina..." pensò Martino continuando a godersi la vista eccitante di quel bel ragazzo arrapato.

Ma quello s'accorse di come lo guardava Martino e gli disse accigliato, duro: "Che hai da guardare?"

Martino allora si girò da un'altra parte e capì che, se voleva guardare indisturbato un bel maschio, doveva mettersi un paio di quegli occhiali da sole con le lenti a specchio che avrebbero celato agli altri la direzione del suo sguardo...

Per alcuni giorni Martino si dedicò a spogliare con gli occhi, e questa volta letteralmente, i maschi che incontrava e che gli piacevano. Gli occhiali a specchio non gli avevano mai più fatto fare brutte figure. Lo sorprese scoprire che il suo istruttore di ginnastica in palestra era minidotato nonostante fosse un bel fusto. In compenso vide che il figlio del portinaio, una ragazzo venticinquenne dal volto né bello né brutto, aveva un corpo piacente e un membro decisamente notevole anche a riposo: molle era un appetitoso salsicciotto di una spanna almeno!

Un pomeriggio, mentre era a casa che stava studiando e non stava pensando né a maschi né alle sue nuove capacità, mentre manipolava meccanicamente il Davide pensò: "Uffah, che noia! Vorrei che questo libro volasse dalla finestra!" e subito, con sua sorpresa, il libro fece un piccolo sobbalzo verso la finestra.

Si era spostato di un paio di centimetri, non più, ma... No, era stato un caso, si disse... ma un dubbio si insinuò in lui: in fondo il Davide gli aveva detto che sugli oggetti poteva dargli un certo potere...

Allora strinse la statuetta e pensò: "Spostati, libro... Spostati... Spostati..." ed il libro si spostò di pochi centimetri, ma si spostò!

Lo sforzo mentale lo fece sentire stanco, gli era venuto un lieve mal di capo, ma il libro s'era spostato: aveva scoperto un'altra possibilità insospettata, una nuova capacità donatagli dal Davide.

"Forse il libro è troppo pesante..." pensò.

Allora guardò un fermaglio per carta e pensò di spostarlo e vide che ci riusciva, e che questo lo stancava meno... lo seguì con gli occhi facendolo scivolare su tutto il piano della scrivania poi lo fece volare nel cestino della carta straccia!

"Cazzo! Ma a cosa mi può servire questo?" si chiese.

Poi gli venne un'idea: si guardò la cerniera lampo dei calzoni e pensò: "Apriti!" e quella calò di pochi millimetri.

"Cazzo, ma così posso spogliare uno... ma a che mi serve se tanto posso vederlo nudo senza spogliarlo e non mi stanca per niente?"

Comunque, avendo una mente scientifica, volle misurare la "forza" di questa sua nuova capacità. Andò in cucina, prese la bilancia e col pensiero cercò di farne abbassare il piatto, e frattanto teneva d'occhio la lancetta: fino a cinquanta, cento grammi la faceva abbassare quasi senza sforzo, ma quando arrivò a cinquecento grammi, aveva un discreto mal di testa...

Tornò in camera e sedette, pensando a come poteva usare questa sua capacità per i suoi scopi... Pensando si carezzava inconsciamente una guancia... e gli venne l'idea: provò a guardarsi una mano e a pensare di esercitare una pressione sulla pelle... Niente. Non aveva poteri sul corpo, solo sulle cose... Gli venne una nuova idea: si guardò la camicia all'altezza di un capezzolo ed esercitò la pressione mentale... e sentì una lieve pressione sul capezzolo. Si guardò fra le gambe e dette l'ordine mentale e la tela dei jeans esercitò una pressione sul proprio membro, come se qualcuno lo stesse sfiorando proprio lì... Muovendo gli occhi sulla superficie della tela era come se una mano lo carezzasse lieve...

"Cavolo! Questo sì che è interessante... Mi può essere utile!"

Oltre quella che lui chiamava la "visione", poteva anche usare la "carezza" e così forse poteva anche provocare un'erezione... Quali altri poteri gli poteva dare la statuetta? Ma per ora poteva esercitarsi ad usare questo... Eccitato per la sua nuova scoperta, si alzò mettendo in tasca il Davide ed uscì. Camminò per un po' finché notò un ragazzo proprio carino appoggiato alla palina della fermata del tram. Prima lo guardò nudo e vide che il suo membro era a riposo. Individuato il punto esatto, espresse il suo desiderio ed esercitò la carezza. Non vedeva più il membro, ora, ma sapeva che la tela delle mutande ora lo stava premendo e sfiorando con un lieve movimento simile ad una carezza. Infatti vide che il ragazzo si portava una mano fra le gambe in un breve e rapido gesto, come per sistemarsi i calzoni. Martino ripeté la sua "carezza" e il ragazzo si toccò di nuovo. Dopo un po' di queste sollecitazioni usò di nuovo la visione e notò con piacere che il ragazzo ora cominciava ad avere una erezione. Riprese ad agire sulla tela dei calzoni a più riprese e quando guardò di nuovo l'erezione era evidente: il ragazzo doveva indossare i boxer, perché il suo membro s'era allungato verso il basso, aderente alla coscia e palpitava deliziosamente. Sorrise soddisfatto per il successo ottenuto.

Il nuovo gioco lo eccitava e lo riprovò più volte con diversi maschi riuscendo spesso a farli eccitare. Importante per riuscire, capì, era che il suo soggetto stesse fermo. E che era meglio alternare le pressioni sul membro con quelle sui capezzoli. In pochi giorni raffinò la sua tecnica, ma alla fine era esausto ed aveva spesso mal di testa. Così decise di usare la tecnica della "carezza" di rado, solo quando il tizio era decisamente bello...

Una sera la provò comunque anche sul suo vicino di casa: Roberto, steso a letto, si ritrovò con una bella erezione e dopo un po' lo vide che se lo prendeva in mano e che si masturbava! Martino, seduto sul proprio letto di fronte alla parete, non lo perse di vista e si masturbò "con" Roberto finché entrambi vennero...

Chissà se il patto concluso col Davide comprendeva anche altre capacità? Martino provò ad esprimere altri desideri ma sempre a vuoto. Cercò di ricordare con esattezza le parole che aveva scambiato in quel "sogno" col Davide. Dunque, non poteva influire sulle persone, sui loro sentimenti e sui loro desideri. Non poteva far apparire o scomparire oggetti... con fatica poteva però spostarli. Poteva vedere attraverso le cose come se non ci fossero, ma vedeva esattamente nella direzione in cui guardava e poteva muovere gli occhi solo all'interno del campo visivo: se girava il capo la visione scompariva e la vista tornava normale.... Aveva alcune possibilità ed alcuni limiti... ma che altro? Martino non lo sapeva ma era deciso a scoprirlo.

Ad un tratto ebbe un'idea. Chiuse gli occhi e pensò: "Voglio rivedere il ragazzo della fermata del bus, nudo e eccitato." e l'immagine gli si formò distinta nella mente, come se avesse gli occhi aperti e non era come una fotografia, ma piuttosto come un film che si ripete, si ripete, si ripete.

Aprì gli occhi e l'immagine svanì. Li richiuse: "Voglio rivedere Roberto che sta godendo." e lo rivide e non finiva mai di godere, e lo poté guardare a lungo, osservando i muscoli che si contraevano, il membro che guizzava, il volto contratto dal piacere, le dita dei piedi che si contraevano... particolari che prima aveva visto ma non guardato, osservato.

Gli venne un pensiero nuovo, con cui poteva controllare la selettività della sua nuova "memoria": "Voglio vedere pagina 234 del libro di patologia." ed eccola lì davanti a lui!

Poteva leggerla parola per parola, osservarne le fotografie... Aveva una memoria fotografica nel vero senso del termine. Fotografica e selettiva. Questo gli fece venire in mente un uso: non riguardava tanto il suo desiderio di trovare un bel maschio, quanto i suoi studi che ultimamente erano andati un po' a rilento e questo gli avrebbe lasciato più tempo libero per le sue ricerche. Facendo alcune prove capì che la sua memoria fotografica non gli evitava di studiare, ne riduceva semplicemente i tempi: per visualizzare un certo argomento doveva averlo letto attentamente; non era necessario ricordare la pagina per fortuna, bastava voler visualizzare un certo contesto che conosceva ma che non ricordava bene e quindi poteva rileggerlo. Poteva quindi migliorare il suo rendimento ma non poteva sostituire lo studio.

Usò questa sua facoltà quando arrivò il giorno degli esami e prese i pieni voti sia nello scritto che nell'orale. E il padre brontolò una mezza lode. Ed insisté un po' meno che doveva studiare e non perdere tempo.

Un giorno ebbe un'altra idea: stava guardando due ragazzi che parlavano fra loro sottovoce e ridacchiavano, allora pensò che voleva sentire quello che i due si stavano dicendo: il flusso delle loro parole giunse alle sue orecchie come se stessero parlando ad un palmo da lui, chiaro e distinto! Verificò fino a che distanza funzionava "l'ascolto" e scoprì che, finché vedeva la persona di cui voleva ascoltare i discorsi, lo poteva.

Provò a pensare: "Voglio sentire che cosa dice." mentre guardava due ragazzi con la "visione" e la cosa funzionò.

Scomparendo la visione, se i due non erano in vista, scompariva anche l'audio. Martino era sempre più eccitato. La sua fantasia si scatenò e gli suggerì altre prove. Le fece: non gli rivelarono nuove capacità ma gli fecero capire come usare meglio quelle che aveva.


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