Per un po' Martino si divertì con le sue capacità: guardava i bei maschi che incontrava, ne faceva eccitare qualcuno, ne ascoltava i discorsi a suo piacere.
Ma, con quei mezzi, non aveva ancora trovato nessuno che al tempo stesso gli piacesse e che fosse certamente finocchio come lui. Anzi, gay. Aveva scoperto questo nuovo termine e gli piaceva più che finocchio: gay vuol dire allegro, felice, gaio... Se solo avesse trovato un compagno lo sarebbe stato certamente anche lui "felice".
Aveva anche scoperto una rivista che si chiamava Gay, che occhieggiava dalle edicole, ma non aveva mai avuto il coraggio di comprarne una, sia perché aveva paura di essere visto, riconosciuto mentre la comprava, sia perché comunque non avrebbe certamente potuto portarsela a casa: suo padre non è che frugasse fra le sue cose, ma vi aveva libero accesso e spesso, cercando un libro o lo scotch o altro, andava in camera sua anche quando non c'era e si serviva liberamente.
Non aveva individuato nessun gay, quindi, e perciò, nonostante le sue capacità era e si sentiva sempre solo.
Una volta vide un magnifico giovanotto seduto sulla panchina dei giardini pubblici, le gambe leggermente divaricate. Sedette sulla panchina di fronte e, con le sue "carezze" riuscì infine a procurargli un'erezione. Guardandolo nudo si rese conto che era eccitato parecchio: anche i capezzoli erano turgidi, sodi.
Il giovanotto ad un certo punto si alzò ed entrò nei vicini cessi pubblici. Martino lo seguì e guardò verso l'unica porta chiusa: il giovanotto era appoggiato ad una parete e, come aveva immaginato e sperato, si stava masturbando, gli occhi chiusi. Questo non significava che il bel maschio fosse gay, ma Martino si eccitò, si chiuse nel box accanto in modo di vederlo di fronte e si masturbò anche lui guardandolo attraverso la parete che li divideva. Il giovanotto si carezzava il petto continuando a masturbarsi e Martino lo imitò, immaginando che fossero nello stesso box, che si stessero masturbando e carezzando l'un l'altro e quando quello si scaricò schizzando contro la parete, verso di lui, anche Martino irrorò l'invisibile parete con il suo seme.
Un altro giorno Martino stava uscendo da una libreria quando gli passarono davanti due ragazzi che camminavano affiancati. Qualcosa di indefinito attirò la sua attenzione. A parte che gli piacevano piuttosto tutti e due, sentiva confusamente che dovevano essere più che due semplici amici. Forse il modo in cui si sorridevano parlando, forse come si guardavano, ma c'era indubbiamente intimità fra i due.
Li seguì e provò ad "ascoltare" quello che si dicevano ma non ne ricavò niente. Poteva essere un qualsiasi normale discorso fra due amici. I due sedettero ad un tavolinetto di un bar e fecero la loro ordinazione.
Martino allora andò a sedersi ad un altro tavolinetto da cui poteva vedere il più carino dei due di fronte e l'altro di profilo e, protetto dai suoi occhiali a specchio, li "guardò" attraverso gli abiti: niente male davvero! pensò compiaciuto. Allora iniziò ad esercitare le sue "carezze" su tutti e due, alternativamente, specialmente su quello che vedeva di fronte. Alternava "visione" con "carezze" ed "udito" e teneva d'occhio la situazione. Prima l'uno, poi l'altro stavano avendo un'erezione. E finalmente ascoltò quello che aveva sperato di ascoltare:
"Gianni... m'è venuta voglia di scopare..." bisbigliò il più carino all'altro.
L'altro sorrise e rispose: "Anche a me..."
"Adesso, ne ho voglia adesso..."
"Sì. Andiamo al capanno al fiume, che ne dici? Ne ho voglia anch'io..."
L'altro annuì con aria compiaciuta.
Martino sorrise fra sé e sé soddisfatto.
I due pagarono e si alzarono. Martino li imitò prontamente e li seguì da lontano. Passando prese la sua moto e, portandola a mano, continuò a seguirli. S'erano fermati alla fermata dell'autobus. Salirono sul primo che passò. Martino mise in moto e seguì l'autobus finché li vide scendere alla terza fermata del lungofiume. I due camminarono un po' sempre ignari di essere seguiti dalla loro ombra, finché si infilarono nell'apertura di una siepe e scomparvero. Martino parcheggiò la moto accanto ad un lampione e li seguì. Passata la siepe non li vide. Ma i due avevano parlato di un capanno... Martino lo cercò. Stava per lasciar perdere deluso quando intravide una baracca di legno in un folto di cespugli. Esultante si avvicinò fino ad una parete di legno ed usò la sua "visione".
Erano lì dentro, già nudi: avevano formato una specie di giaciglio con i loro abiti e vi si erano sdraiati. Erano abbracciati, quello che si chiamava Gianni sopra all'altro, e giocavano con le loro lingue, sfregando i loro corpi uno contro l'altro con evidente desiderio. Martino pensò che era una scena bellissima e provò un senso di invidia per quei due amanti giovani e belli. Ora che facevano l'amore gli sembravano ancora più belli di quando li aveva osservati al bar.
Gianni carezzò il volto del suo amante e gli disse qualcosa: questi rispose con un sorriso compiaciuto. Poi si baciarono con passione. Gianni si girò e Martino vide che i due avevano preso a succhiarsi il membro l'un l'altro, quasi con golosità: era la prima volta che vedeva fare un sessantanove e trovò quella scena fortemente sensuale. Martino non li perdeva di vista un solo istante e, sentendosi sorgere indosso imperioso lo stimolo sessuale, si aprì la patta con mosse febbrili, si liberò dai panni il membro turgido ed iniziò a masturbarsi senza perderli di vista.
I due, ignari di dare spettacolo, continuavano a succhiarsi e carezzarsi con crescente passione. Poi Gianni si staccò dall'amante, gli si inginocchiò fra le gambe e gliele sospinse verso l'alto. Il compagno se le prese e se le premette contro il petto. Gianni tuffò la faccia fra le natiche dell'amico e prese a leccarle con vera passione. Martino, per guardare meglio la scena si spostò: dopo un paio di tentativi trovò il punto giusto e "guardò" di nuovo la coppia.
Gianni, che aveva puntato il membro dritto e ben insalivato fra le natiche del suo partner, dette alcune spinte decise finché lo penetrò. Martino guardava ora i volti dei due in preda ad un intenso piacere, ora il membro di Gianni che usciva ed entrava nel bel culetto dell'altro, ora il membro turgido di quest'ultimo che ballonzolava ad ogni colpo dato da Gianni. Era una scena bellissima, piena di erotismo. Martino sentì il desiderio di unirsi a quei due e per un attimo provò l'impulso di fare irruzione nel capanno, ma gliene mancò il coraggio.
Studiava l'espressione dei due amanti e non avrebbe saputo dire chi dei due stesse godendo di più: certamente tutti e due stavano provando un intenso piacere. Ammirava i poderosi ed appassionati colpi di Gianni ed il languido e tenero abbandono con cui l'amante li riceveva. Chi avrebbe voluto essere dei due? Forse l'uno... forse l'altro. Forse il vigoroso ed aitante Gianni pieno di energia, forse il dolce e voluttuoso compagno che lo accoglieva in sé con evidente piacere. Lui non aveva mai provato e non sapeva quale dei due ruoli gli sarebbe piaciuto di più... forse tutti e due... sì, probabilmente era così.
Poi vide Gianni raggiungere l'orgasmo e scaricarsi nell'amante in una serie di gagliarde spinte. Ne vedeva tutti i muscoli guizzare, ne spiava le emozioni affiorare sul volto che esprimeva un piacere intenso, sconvolgente.
E, con l'udito normale, lo sentì mugolare con voce bassa e calda: "Godo... oh, godo..." ed anche Martino raggiunse l'orgasmo.
Ma quando Gianni si fu calmato, si sfilò dal compagno e, invece di rivestirsi come Martino aveva immaginato, si mise carponi offrendosi all'amico. Questi gli si inginocchiò alle spalle e, con una serie di profonde e forti lappate, gli lubrificò l'ano, quindi gli si addossò e applicando alla sua asta dura e ritta una forte pressione costante, tirando a sé il bacino di Gianni, gli scivolò lentamente ma inesorabilmente dentro fino ad immergercisi completamente. Quindi iniziò ad ondeggiare avanti e dietro il bacino pompandogli dentro il suo pestello di carne, dapprima con lenta decisione, poi via via con maggiore rapidità e vigore. Martino, affascinato da quell'imprevisto scambio di ruolo, si spostò nuovamente per godere meglio della scena.
Di nuovo i due ragazzi nel capanno sembravano godere molto delle loro rispettive posizioni. Di nuovo Martino desiderò essere con quei due, di condividerne il piacere. Ebbe una nuova erezione e riprese a masturbarsi non meno affascinato ed eccitato di prima.
Ora l'arrendevole amante di prima era pieno di virile vigore e di grinta e il maschio Gianni era invece docile, mansueto e visibilmente compiaciuto di accogliere in sé la soda consistenza del palo dell'amico. Tutti e due parevano gustarsi intensamente quella nuova unione.
Martino li invidiò nuovamente e provò ancora una volta la tentazione di insinuarsi in quell'alcova di piacere e di amore. Aveva l'impressione che questi due si stessero godendo la loro duplice unione molto più dei due che aveva visto scopare al parco, sia perché lo facevano in tutta tranquillità, sia perché era evidente che i due si amavano.
Avrebbe mai, lui, trovato un amante? A dire il vero si sarebbe anche accontentato di uno sconosciuto pur di poter finalmente avere un rapporto sessuale. Purché fosse un bel maschio come uno di questi due...
Quando Martino si rese conto che il ragazzo si stava svuotando in Gianni in una serie di poderosi e veloci affondo appassionati stringendo a sé con vigore l'amante, anche lui venne, per la seconda volta.
Poi i due si stesero e si abbracciarono, intrecciando le gambe, carezzandosi e baciandosi teneramente. Ora i loro bei membri erano morbidi ma i due sembravano godersi anche quelle tenere effusioni, quei momenti di dolce abbandono.
Allora Martino trovò il coraggio di fare quello che più volte aveva desiderato fare ma non aveva fatto. Si portò davanti alla porta del capanno e "guardò" come l'avessero chiusa: c'era un grosso chiodo ripiegato ad U che passava in due anellini di ferro avvitati uno al battente e l'altro alla parete. Allora con la forza del pensiero, quasi senza fatica, fece ruotare il chiodo che cadde a terra e sospinse la porta che si aprì cigolando.
I due lo guardarono stupefatti, poi spaventati e si affannarono ad infilarsi le mutande.
Martino, fermo sulla porta, sorrise ai due che non lo perdevano di vista un attimo non sapendo che aspettarsi da lui, e disse: "Volevo solo... non dovete avere paura di me... io... anch'io sono gay."
I due continuavano a cercare di rivestirsi. Gianni disse: "Ci hai spiati."
"Beh... sì, ho visto tutto e... mi piacerebbe farlo con voi." disse Martino incerto, in un misto di speranza e di imbarazzo.
I due continuavano a vestirsi, ma ora più calmi.
Gianni disse: "No, non è possibile. Noi due stiamo insieme e non ci interessa nessun altro. Lasciaci in pace."
Martino annuì e, arrossendo lievemente, mormorò: "Sì, avete ragione voi, ma... ma è che io... sono gay come vi ho detto ma... non l'ho ancora mai fatto con nessuno e..."
I due s'erano completamente rivestiti. Martino aggiunse: "Io mi chiamo Martino... Tu sei Gianni, e tu..."
"Renato." rispose l'altro con un tono gentile.
Ma Gianni disse: "Come fai a sapere il mio nome? Io non ti conosco."
Allora Martino ebbe un'idea: "guardò" nella tasca di Gianni pensando che voleva vedere la carta d'identità del ragazzo e vi lesse l'indirizzo: "Tu abiti in corso Verona al 45, no?"
Gianni sembrò incerto, poi disse: "Sì, perché?"
"Così... ti ho visto, forse tu non ti ricordi di me, ma io so dove abiti." mentì il ragazzo.
"Beh, se credi di potermi ricattare..." disse bellicoso Gianni.
Martino l'interruppe stupito per quell'idea: "Ricattare? Io? No, ve l'ho detto... solo... ecco, mi sarebbe piaciuto potervi conoscere e... magari diventare amici..."
"Gli amici ce li scegliamo noi. E non certo fra i guardoni come te. Non avevi nessun diritto di spiarci."
"Hai ragione, vi chiedo scusa, ma..."
"Beh, noi adesso ce ne andiamo. Tu fai quello che ti pare, ma lasciaci in pace, chiaro?" gli disse secco e bellicoso Gianni ed i due se ne andarono lasciando lì Martino interdetto, da solo...