Per un po' di giorni, a parte i soliti giochetti di guardare, provocare erezioni, rivedersi le scene carpite, non accadde niente di nuovo. Martino cominciava a sentirsi un po' frustrato.
Poi, un giorno, mentre stava facendo la fila dal barbiere e stava "guardando" Sergio, uno dei lavoranti giovani, un giovanotto sui ventotto anni, si rese conto che a questi stava venendo una forte erezione e non per opera sua. A Martino piaceva guardare Sergio nudo: aveva un corpo non veramente bello eppure molto sensuale, e perciò lo aveva "visto" molte altre volte in precedenza, ma era la prima volta che lo vedeva eccitato. Il suo membro, al di sotto della media, stava crescendo, crescendo, crescendo lentamente ma inesorabilmente e presto aveva raddoppiato le sue dimensioni diventando qualcosa di degno di nota.
Martino aveva notato che di solito i membri meno grossi a riposo aumentavano molto di dimensioni quando s'inturgidivano, mentre quelli più grossi spesso si limitavano a rizzarsi aumentando di poco o nulla le loro misure. Il membro di Sergio ora era sodo e palpitante, e premeva imperioso nella sua prigione di tela. Martino pensò, eccitato, che gli sarebbe piaciuto averlo in mano, gli sarebbe piaciuto sentirne la gagliarda sodezza con le labbra... Non aveva ancora mai succhiato, gustato il sapore un uccello, l'avrebbe fatto volentieri con quello...
Sergio finì il cliente che aveva sotto e, avvicinatosi al principale, gli disse che andava un attimo al cesso. Il principale annuì. Sergio scomparì nel retro, ma non per Martino che lo seguiva con la "visione". Lo vide perciò aprire un armadietto, prenderne la propria borsa, andare a chiudersi nel cesso. Lo vide sedersi sul water, coi calzoni abbassati ed il bel membro, ora libero, puntava ritto e leggermente verso l'alto, fiero e tosto fra le cosce allargate. Il giovane aprì la borsa, ne estrasse una rivista e cominciò a masturbarsi velocemente e con energia. E Martino "vide" che la rivista era piena di foto di maschi nudi! Si sentì eccitato: Sergio, il piacente Sergio era gay! Ma allora forse...
Quando il giovane tornò, disinvolto e tranquillo come sempre, e chiese chi fosse il primo, Martino si alzò ed andò a sedere sulla poltrona di Sergio. Un altro cliente fece per protestare, ma essendosi liberata un'altra poltrona, l'altro ci si sedette senza insistere, non senza aver lanciato un'occhiata seccata a Martino.
Mentre Sergio gli girava attorno per tagliargli i capelli, il ragazzo iniziò a sfiorargli e premergli sulla patta ora con un gomito, ora col dorso della mano poggiato sul bracciolo, in modo discreto ed apparentemente casuale. Se qualcun altro avesse guardato non avrebbe notato nulla, ma il giovane barbiere si rese perfettamente conto di quelle manovre e della loro intenzionalità, infatti lo guardò negli occhi mentre Martino spingeva col dorso della mano e spinse lievemente il bacino in avanti, gli sorrise per fargli capire che aveva colto il messaggio, e continuò a tagliargli i capelli come se niente fosse.
Le toccatine continuarono. Il membro del giovanotto, nonostante fosse appena venuto al cesso, a poco a poco s'indurì di nuovo: i discreti segnali fra i due erano stati scambiati.
Quando Sergio lo aiutò ad infilarsi la giacca, infatti gli sussurrò: "Ci vediamo al bar. Vienici."
Martino annuì.
Mentre pagava il principale, Sergio disse: "Qualcuno vuole qualcosa al bar? Uno... due caffè, un cappuccio... tre caffè... Vado e torno." ed uscì.
Martino, preso il resto e lasciata la mancia, lo seguì in fretta.
Sergio lo accolse sorridendo: "Quando ci si può vedere?" gli chiese subito con uno sguardo malizioso, voglioso.
"Quando vuoi..." rispose Martino contento ed emozionato.
"Oggi sono occupato ma... domani sera alle otto meno un quarto?"
"Alle nove sarebbe meglio..."
"Alle nove, allora. Hai un posto?"
Martino pensò al parco, poi al capanno dei pescatori al fiume: "Sì."
"Dove c'incontriamo?"
"Qui al bar?"
"È già chiuso alle nove. Ma qui davanti va bene lo stesso. Non mancare, vedrai che ci divertiremo..."
Martino era felice: Sergio era sensuale, gay e aveva voglia di farlo con lui. Non vedeva l'ora che arrivasse la sera seguente. Al padre disse che doveva andare a portare alcuni appunti ad un compagno di corso, prese di nascosto la pila elettrica ed uscì. Con la moto, alle nove meno dieci, era davanti al bar e Sergio era già lì.
"È molto che aspetti?"
"No, appena arrivato. Dove andiamo?"
"Sali, non è molto lontano."
Sergio salì dietro e gli cinse il torso con le braccia per tenersi: a Martino piacque quella specie di abbraccio. Mise in moto e partì. Appena usciti dalla città ed imboccata la nazionale buia e con poco traffico, Sergio spostò una mano fra le gambe di Martino a palparlo e gli si addossò di più col corpo fino a fargli sentire contro il sedere la propria erezione. Martino fremette pregustando quello che l'attendeva. Arrivati, Martino legò la moto al lampione e s'inoltrò fra i cespugli seguito dall'altro. Giunsero al capanno e si chiusero dentro.
Sergio gli disse: "Lascia accesa la pila..."
"Va bene."
"Voglio vederti nudo, come sei..."
Si denudarono e Martino si sentiva emozionato. Si toccarono e Martino si eccitò subito.
Gli occhi di Sergio scorsero lungo il suo corpo e lo sguardo gli si accese di libidine: "Anche se sei ancora giovane, hai già un bel corpo, forte, come piace a me. Fai palestra tu?" gli chiese carezzandogli i muscoli sodi con ammirazione.
"Sì..." rispose Martino mentre guardava compiaciuto ed ammirato la vistosa erezione dell'altro risvegliarsi rapidamente.
Sergio si chinò, sfilò la propria cintura dai calzoni e la porse a Martino con un sorriso: "Frustami, dai! Fammi sentire chi è il padrone qui dentro. Obbligami a fare tutto quello che vuoi!"
Martino lo guardò allibito: "Ma.. non hai voglia anche tu?"
"Certo. Ma io godo a fare lo schiavo, voglio essere il tuo schiavo. Voglio un padrone duro, deciso. Godo ad essere punito. Frustami dai! Puniscimi, perché ti ho toccato senza il tuo permesso..." insisté il giovane e la sua erezione sembrò crescere ancora. "Frustami, forza!" ripeté ancora con voce roca e provocante.
"No... non mi va... io ho voglia di fare l'amore, mica di farti male. Io ho voglia di godere con te..."
"Ti farò godere come vuoi tu, sì, ti farò impazzire dal piacere, promesso. Ma tu devi frustarmi. E ordinare al tuo schiavo devoto come deve compiacere il suo padrone. Frustami!"
Martino scosse la testa e la sua erezione scomparve rapidamente.
Sergio se ne accorse e capì che non c'era niente da fare.
Seccato disse: "Mica m'avrai portato fin qui solo per... mica per caso piace a te fare lo schiavo, no?"
"Lo schiavo? No... Ma... possiamo..."
"Mi frusti?"
"No..." rispose con voce implorante Martino.
"Allora andiamo. Riportami in città."
"Ma perché?"
"Mai sentito parlare di sado-maso? A me piace godere così. Non mi piacciono le sdolcinature da femminette. Voglio un padrone severo..."
"No, non mi va..."
"E allora va a fa 'n culo! Rivestiamoci, riportami in città."
Così tornarono in città senza aver fatto nulla.
"Senza rancore." gli disse Sergio con voce un po' seccata, e lo lasciò.
Martino, tornato a casa, quella sera non riuscì nemmeno a masturbarsi, tanto la richiesta dell'altro lo aveva turbato. Martino aborriva la violenza fisica, anche se era stato l'altro a volerla, non avrebbe mai concepito ci poter fare una cosa del genere. Come si poteva desiderare il dolore, goderne? Godere ad infliggerlo? Comunque, se anche si poteva, non era certo lui a volerlo, a poterlo accettare...
Si addormentò turbato e si chiese perché dovesse essere così sfortunato. Possibile che non riuscisse a trovare qualcuno come lui, che semplicemente desiderasse fare all'amore, qualcuno come quei due bei ragazzi del capanno, che si amavano e si univano con spontanea passione?