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una storia originale di Andrej Koymasky


pin UNA FIABA? CAPITOLO 6
BREVE ILLUSIONE

Passarono parecchi altri giorni e Martino era sempre più sconsolato. Proseguiva nei suoi giochetti, ma più perché non aveva altro che per vero piacere e comunque era il suo unico mezzo di "caccia al maschio".

Un giorno, mentre seduto al bar guardava in giro se c'era qualche bel maschio da "vedere", notò un giovane carabiniere in divisa fermo alla fermata del tram lì di fronte. Gli piaceva. Lo "guardò" e vide che anche sotto gli abiti è molto bello. Allora lo "carezzò" e riuscì pian piano a farlo eccitare, ormai era diventato piuttosto bravo.

Vide che il giovanotto dopo un po' infilava una mano nella tasca dei pantaloni, ma non per toccarsi il membro come a volte faceva qualcuno o per sistemarselo, né per mascherare l'erezione che comunque l'uniforme gli celava. La mano del giovane si mosse come se stesse sfiorando qualcosa. Martino mise a fuoco la "vista" su quella mano esprimendo il desiderio di vedere che cosa stesse sfiorando e "vide" un cartoncino rettangolare: era la foto in bianco e nero, a mezzo busto, di un ragazzo sui diciassette, diciotto anni, caruccio, sorridente e sulla foto è scritta una dedica: Al mio dolce amante, Lino.

Martino esulta: deve agganciarlo prima che prenda il tram. Si alza e gli si avvicina sorridente, continuando a "guardarlo" mentre gli si accosta, lo saluta.

L'altro risponde al saluto un po' incerto e dice: "Ci conosciamo?"

"Tu non sei l'amante di Lino?" gli chiede Martino.

Il carabiniere arrossisce fino alle punte delle orecchie ed a Martino pare delizioso. Il giovanotto chiede a bassa voce: "Conosci Lino? Ti ha parlato lui di me?"

"No, non conosco Lino, ma so di voi due."

"E come? Chi te ne ha parlato? Ci hai visti insieme?"

"No..."

"Non capisco..."

"Sarebbe troppo complicato spiegarti. Solo che so di voi due."

"Ma... e che vuoi?"

"Niente. Parlare con te. Diventare amici..."

"Perché?"

"Perché mi piaci."

"Ma... che ne sai tu di me... io di te?"

"Niente. Ma so che hai una cicatrice lunga così poco sotto il capezzolo destro..."

"Mi hai visto in piscina?"

"E che sei circonciso... e che hai un piccolo neo sul membro, verso la radice..."

Il carabiniere lo guarda stupito. Arriva il tram ma non vi sale. Il tram riparte.

"Vuoi che ti dica altro?"

"No... Non so... hai tirato ad indovinare..."

"E so che nella tasca destra dei pantaloni hai fra le dita la foto con dedica di Lino. Una polaroid in bianco e nero, vero?"

Il carabiniere annuì sempre più sorpreso, poi gli chiese incerto: "Ma sei un... indovino, tu?"

"Una specie. Ti da fastidio?"

"No, ma... ancora non ho capito che cosa vuoi da me..."

"Diventare amici, te l'ho detto. Parlare."

"Perché proprio con me?"

"Beh, sei un bel ragazzo, mi sembri simpatico... e poi stai con Lino, cioè... questo vuol dire che ti piacciono i maschi come piacciono a me..."

Il carabiniere sgranò leggermente gli occhi: "Vuoi dire... che sei gay tu pure?"

"Esatto."

"Ma io sto con Lino, non mi va di mettergli le corna."

Martino sorrise e pensò con una certa ironia che a lui capitavano solo maschi sposati e fedeli.

"Mica ti chiedo di scopare con me. Solo diventare amici. Io non ho amici gay... tu saresti il primo... E io ho bisogno di parlare, di confrontarmi, di... di avere amici gay, insomma."

Il carabiniere annuì: "Sì, ti capisco. Io stavo andando al cinema per ingannare il tempo. Lino stasera non può uscire. Se vuoi possiamo passeggiare e chiacchierare un po'. Sei un ragazzo strano, tu, ma mi piaci."

Così parlarono.

Si incontrarono di nuovo. Vincenzo (il carabiniere) gli fece conoscere Lino. Questi, dopo pochi giorni, gli fece conoscere un suo amico gay, Marco. Martino al loro primo incontro lo "guardò" e quello che vide sotto gli abiti gli piacque molto. E Marco era pure simpatico. Cominciarono a frequentarsi. Martino aveva una gran voglia di chiedergli di fare l'amore, ma stupidamente non ne trovava il coraggio.

Al loro terzo incontro Martino si accorse che il giovane era eccitato, senza che lui avesse esercitato le sue "carezze".

Dopo poco che parlavano Marco si chinò verso di lui e gli disse con voce bassa e sensuale: "Martino... io avrei voglia di... fare l'amore. Con te."

"Anche io. Mi piaci." rispose Martino subito eccitato.

L'altro propose: "Vieni da me, allora?"

"I tuoi? Non ci sono?"

"No, tornano solo stasera. Possiamo starcene tranquilli..."

Andarono in moto fin sotto casa di Marco. Salirono. L'amico lo condusse subito nella propria camera da letto. Si spogliarono. Martino l'aveva già "visto" nudo, ma ora, averlo lì davanti nudo per lui, lo eccitava. Sfiorò il corpo di Marco in una lunga, sensuale carezza e provò come una lieve scossa elettrica.

"Ti piace quello che vedi?" chiese Marco un po' vanitosamente.

"Cavolo! Altroché! Sei bello... E io, ti piaccio?"

"Sì certo. Cosa ti piace fare?" gli chiese l'altro mettendogli una mano sotto i testicoli e carezzandogli il membro già duro con l'altra mano.

"Di tutto... di tutto."

"E allora facciamo di tutto." replicò l'altro allegro, ponendogli le mani sulle spalle e spingendolo giù in ginocchio davanti a sé.

Quindi protese in avanti il proprio arnese semieretto e palpitante. Martino lo prese con le mani e lo guardò: era bello e fra poco avrebbe assaggiato il suo primo membro... Cominciò a leccarlo, era piacevole. Si mise allora a succhiarlo e godeva nel sentirselo diventar duro, pulsante fra la lingua e il palato. Aveva un gusto, una consistenza particolari. Marco gli prese il capo fra le mani e cominciò a fotterlo in bocca. A volte quello spiedo di carne gli arrivava fino in gola ma questo non lo infastidiva affatto. Con le due mani prese a palpare le natiche del suo nuovo amico, poi vi frugò in mezzo con le dita, trovò il punto caldo e soffice della rosetta di carne e cominciò a stuzzicarlo, eccitandosi all'idea che fra poco ci avrebbe infilato dentro la propria mazza dura.

Marco si staccò da lui, lo fece alzare e lo sospinse verso il letto: "Martino, ho voglia di fotterti."

"Non l'ho mai preso, io..."

"Bene, c'è sempre una prima volta, no? Mi piace l'idea che sarò io a sverginarti. Stenditi sul letto, dai... " disse Marco sorridendogli e sospingendolo sul petto.

"Va bene..." acconsentì Martino.

Fino ad allora la sua unica esperienza era ciò che aveva visto fare e la volta che lui aveva penetrato Carlo. E poiché ogni volta aveva visto, e sperimentato, membri infilarsi senza problemi, pensava che anche quello di Marco sarebbe entrato in lui liscio liscio e già ne pregustava le sensazioni. Neanche il fatto che Marco avesse fra le gambe un arnese di un buon cinque centimetri di diametro e di una spanna circa di lunghezza lo preoccupò.

Marco gli fece allargare le gambe e vi si inginocchiò in mezzo, tolse i due cuscini da sotto la testa dell'altro e glieli sistemò sotto le reni in modo di sollevarne il bacino alla giusta altezza, poi gli fece allargare di più le gambe e se le fece passare attorno ai fianchi, in modo che non potesse né richiuderle né con quelle respingerlo. Infatti Marco, che non era certo di primo pelo, immaginava come sarebbe potuta andare: stava perciò mettendo l'altro in una posizione in cui non avrebbe potuto sottrarsi alla penetrazione. Martino non era il primo ragazzo a cui Marco sverginava il culo, perciò questi stava preparando tutto a puntino.

Martino, ignaro, fiducioso, lasciava fare al più esperto partner. Anzi, quella preparazione calma, metodica, sicura lo stava eccitando non poco. Marco prese un vasetto di vaselina e cominciò a lubrificare e massaggiare a lungo l'inviolato foro dell'altro e pian piano gli inserì dentro il dito medio massaggiandolo all'interno e facendo roteare il dito.

Martino stava godendo quei preliminari: "Oh sì... è bello... Così, Marco... ci sai fare, tu..."

L'altro gli sorrise compiaciuto e continuò calmo e metodico nelle sue manovre. Sentiva quanto Martino fosse stretto, ancora illibato e già pregustava il piacere che fra poco avrebbe tratto dal quel foro vergine. Lo preparò con calma fino a provocare a Martino sensazioni intense e sentì lo sfintere rilassarsi sotto il suo dito esperto. Allora si sistemò meglio, allargò le ginocchia per avere un appoggio più solido e portare il proprio piolo infocato di fronte al foro in attesa, se lo lubrificò bene con la vaselina e lo puntò sulla tenera rosetta di carne palpitante. Non spinse subito ma sfregò la punta della cappella tesa sull'ano dell'altro, con delicatezza, con insistenza.

Poi chiese a Martino guardandolo negli occhi con un sorriso pieno di fremente anticipazione, di concupiscenza lasciva: "Sei pronto, Martino?"

"Sì... infilamelo, dai!" ansimò l'altro, Marco allora si chinò sul corpo di Martino ed intrecciò le sue dita con quelle del ragazzo, serrandole con forza e premendole contro il materasso.

Martino lo interpretò come un gesto di desiderio e rispose alla stretta, senza rendersi conto che l'altro in realtà lo stava abilmente immobilizzando. Marco spinse in avanti il bacino con improvvisa violenza.

Martino sussultò, s'irrigidì e lanciò un grido: "Ahi! Mi fai male!"

Marco smise di spingere ma senza tirarsi indietro: "Rilassati. Se stringi così ti fa più male. Rilassati e andrà bene."

"No, mi fa troppo male! Togliti, per favore..." ansimò Martino guardandolo con occhi imploranti.

Marco annuì: "Va bene, mi tolgo pian piano, ma tu rilassati o ti farà male anche mentre lo tolgo. Rilassati, Martino... rilassati..." disse ed iniziò a ritrarsi appena.

Martino, emettendo un lieve sospiro di sollievo, si rilassò fiducioso e allora Marco, d'improvviso dette un altro formidabile colpo di reni affondandogli dentro per metà: ora Martino avrebbe potuto agitarsi quanto voleva, non sarebbe più riuscito a sottrarglisi, a sfuggirgli.

Martino gridò di nuovo: "No! Ahi, no! Ti prego, mi fa troppo male. Togliti ti prego! Aaaahi! Smettila, basta! No Marco, no..."

Ma il giovanotto implacabile, senza più dare colpi ora ma pesandogli semplicemente sopra a corpo morto e facendo forza sulle ginocchia, gli scivolava dentro millimetro dopo millimetro, inesorabile. A Martino uscirono alcune lacrime, ma Marco non se ne preoccupò. Non perché fosse un sadico, ma semplicemente perché pensava ad altri ragazzi che aveva deflorato e che all'inizio avevano gridato, implorato e pianto proprio come Martino, ma che ora erano loro a pregarlo di fotterli.

"Rilassati, Martino, io non voglio farti male."

"Ma fa troppo male!"

"Ora ti fa male, ma poi ti piacerà. È sempre così all'inizio. Vedrai che ti piacerà, Martino. Rilassati..."

"No, non resisto. Lasciami, ti prego, togliti..."

Ma Marco continuava ad affondare in lui inarrestabile, e Martino si rese conto che i suoi vani tentativi per liberarsi non facevano che facilitare quella penetrazione e che quel tizzone ardente gli entrava sempre più a fondo. E capì anche che Marco non aveva alcuna intenzione di lasciarlo, di smettere e che lui, in quella posizione, era inerme, completamente soggiogato al volere dell'altro.

Si rassegnò e mormorò fra sé e sé: "Me la sono voluta..."

Quando Marco lo sentì smettere di divincolarsi, senza lasciarlo inserì le ginocchia un po' più sotto il bacino dell'altro per poter fare più forza e cominciò a martellargli una serie di forti e rapidi colpi con potenti spinte dei suoi lombi. Il corpo di Martino sobbalzava ad ogni colpo, il letto cigolava a ritmo e a questo si mescolavano i gemiti rattenuti del giovane violato. Marco sapeva per esperienza che se lo avesse preso con più delicatezza non avrebbe diminuito il dolore dell'altro e non gli avrebbe risvegliato il piacere; con quei colpi rapidi, veloci, brevi e forti invece, prima o poi anche l'altro avrebbe potuto iniziare a provare piacere.

Marco voleva riavere nel suo letto Martino. Deflorare gli piaceva, ma fino ad allora aveva sverginato solo ragazzini dal corpo ancora efebico: il corpo sodo, atletico, virile di Martino lo eccitava, e deflorare un tale maschio, di poco più giovane di lui, lo eccitava psicologicamente molto più delle altre volte. Sì, lo voleva ancora, voleva dominarlo, piegarlo alle proprie voglie, goderlo...

Martino pensò che quei colpi non sarebbero cessati mai. Vedeva nel volto di Marco una specie di gioia selvaggia, di determinazione non fredda ma sicura, e si arrese del tutto. Si rilassò ancora un poco. Solo il dolore gli impediva di rilassarsi del tutto. Era un dolore forte, acuto, che ogni colpo rinnovava. Ma il fatto di essere ormai quasi rilassato, gli permise di notare come quella terribile arma di carne ad ogni affondo gli premesse in un punto che stava risvegliando il suo piacere. Il dolore era più forte del piacere, ma anche questo c'era. Se solo non ci fosse stato il dolore...

"Mi fai male..." gemette ancora Martino a mezza voce.

L'altro, senza durezza, anzi con una specie di sollecitudine nella voce, gli ripeté: "Vedrai che ti abitui e che sarai tu a pregarmi di farlo. A tutti fa male così, le prime volte."

E Martino provò una specie di sdoppiamento: una parte di sé non poteva che gemere e contrarsi sotto la violenza di quella intrusione, che rifiutare di essere alla mercé dell'altro, di provare dolore. Ma l'altra metà stava assaporando il lieve piacere che iniziava a sentire in fondo al retto e che si ripercuoteva sul suo membro ora nuovamente turgido. E non poteva non ammirare i muscoli del petto, del ventre e delle braccia di Marco che scattavano ad ogni spinta, coperti da un lieve velo di minute perline di sudore, ed il volto dall'espressione intensa, maschia, assorto nel godimento che indubbiamente stava provando. Martino chiuse gli occhi e "ricordò" altre scene di penetrazioni che aveva carpito in precedenza. Questo lo aiutò a rilassarsi ancora di più. Ripensò anche a Carlo e a come lui l'aveva fottuto di gusto nel parco e pensò che la stava pagando per aver approfittato del compagno. Ora toccava a lui.

Sentì che Marco ora era percorso da un tremito intenso. Aprì gli occhi e spiò sul volto dell'altro il crescere veloce del godimento, l'arrivo inarrestabile dell'orgasmo e sentì un fiotto bollente riversarglisi dentro, inondarlo, sentì le forti contrazioni dell'altro e la propria eccitazione crebbe. Aveva le braccia bloccate, non poteva afferrarsi il membro che gli palpitava con forza, ma non ne aveva bisogno: anche lui venne appena Marco, svuotato, sfinito, gli si abbandonò sopra ansimante e il membro di Martino era toccato, premuto fra i due ventri ansanti. Martino chiuse gli occhi e sentì defluire dal suo membro tutto il suo seme in una serie veloce di contrazioni e la sua mente era vuota, bianca come quando si masturbava da solo prima di scoprire di essere gay.

Ora Martino avrebbe potuto anche togliersi, l'altro non lo bloccava più. Ma sentiva che il terribile palo che lo aveva sfondato iniziava a rimpicciolire, a ritirarsi da solo ed attese che gli scivolasse via di dentro, temendo, se si muoveva, di provare ancora dolore. Marco, adagiato su di lui, sospirò. Martino ora era libero di allungare le gambe.

Marco gli scivolò di fianco e mormorò: "È stato bello sverginare il tuo bel culetto! Mi è piaciuto."

"Per te, forse. Ma mi hai fatto male. Mi fa ancora male." protestò Martino un po' offeso, ma non arrabbiato.

Marco lo guardò: "Lo volevi anche tu, no?"

"Sì, ma non così..."

"Non c'è un altro modo."

"Tu lo sapevi che mi avresti fatto male."

"Sì."

"E lo hai fatto lo stesso."

"Non c'è altro modo." ripeté Marco tranquillo. Poi soggiunse: "Tutti abbiamo cominciato così. Poi pian piano ci si abitua e non fa più male ma anzi, piace da matti. Se non fosse così, non lo farebbe nessuno, no?"

Nonostante questo inizio doloroso, nonostante l'altro l'avesse violato, Martino si mise con Marco. Non potevano vedersi molto spesso, il padre lo controllava sempre da vicino, ma a volte, saltando qualche lezione secondaria che comunque recuperava facilmente, Martino andava a casa di Marco e scopavano. Qualche volta Marco si lasciava prendere dall'amico, ma il più delle volte era lui a penetrarlo e Martino a poco a poco si stava davvero abituando: il dolore ogni volta diminuiva ed aumentava il piacere. Marco non aveva più bisogno di bloccarlo: anche se Martino provava ancora dolore ormai non si sottraeva e carezzava il corpo maschio dell'altro dandogli e procurandosi ulteriore piacere.

Incontratosi dopo alcuni giorni con Lino e Vincenzo, raccontò loro la sua prima volta con Marco e concluse: "Se l'unico modo per abituarsi e godere è soffrire, pazienza."

Lino a quelle parole lo guardò allibito: "Ma che dici? Non è vero proprio per niente. Vincenzo è il primo uomo ad avermi penetrato. Ma ha saputo farlo con tale gradualità, con tale delicatezza, con tale autocontrollo e dolcezza che non mi ha procurato né dolore né fastidio, ma solo, e fin dalla prima volta, piacere. Un immenso piacere."

Martino pensò che forse il membro di Vincenzo era più piccolo di quello di Marco, ma poi si ricordò di quando gliel'aveva "visto" in erezione e concluse che quello non poteva certamente essere il motivo.

"Ma... un uccello grosso..." obiettò comunque.

"L'ano si può adattare. Deve solo averne il tempo... e non essere preso d'assalto. E Vincenzo ha avuto tanta pazienza con me: mi ha preso solo due mesi dopo che facevamo l'amore ed è stato splendido. Vero amore?" disse il ragazzo carezzando una mano del giovane carabiniere che arrossì ma annuì sorridendo compiaciuto.

"Comunque..." riprese Martino, "comunque mi sto abituando e comincia a piacermi. Soprattutto perché mi sto innamorando di Marco e Marco di me. Avere finalmente un amante è una gran bella cosa."

Mentre diceva queste parole notò un rapido sguardo fra Lino e Vincenzo e si chiese che cosa stessero pensando, il perché di quell'occhiata.

Stava per chiederlo quando il giovane carabiniere parlò: "Scusa Martino, ma... Marco ti ha detto che ti ama?"

"No... Ma è contento quando mi vede e possiamo fare l'amore..."

"Sei un bel ragazzo e simpatico. Certo che è contento di vederti. E gli lasci fare tutto quello che vuole, da quello che dici..."

"Beh, anche lui qualche volta si lascia prendere da me..."

"Ogni volta che glielo chiedi?"

"Beh... no... Cioè, mica che dice mai di no, solo che vuole cominciare lui e poi io vengo e non ci riuscirei neppure, subito. Forse ci riuscirei dopo un'oretta, ma allora ci si deve separare perché c'è il pericolo che rientrino i suoi genitori e..."

"I suoi genitori? Ma i genitori di Marco sono all'estero da due settimane per lavoro e non tornano che fra un paio di mesi. E Marco ne approfitta per portarsi a casa un ragazzo diverso ogni sera..." disse Lino.

Per il povero Martino fu uno shock.

"Non è vero... mi ha detto che adesso che ha conosciuto me... non gli interessano più gli altri..."

Vincenzo sorrise mesto: "Che interesse avremmo a dirti una bugia? Marco è un bravo ragazzo, ma a lui non interessa minimamente la vita di coppia, gli piace tenere i piedi in molte scarpe, per così dire. È fatto così, credimi."

Due giorni dopo, appena Martino arrivò a casa di Marco, gli chiese a bruciapelo: "È vero che tu quasi tutte le sere ti porti a casa un ragazzo?"

Marco lo guardò sorpreso, poi rispose con aria candida: "Sì, perché?"

"Allora perché mi hai detto che ora che hai me non ti interessa più nessun altro?"

"Beh, è vero, tu sei il mio amico fisso. Gli altri non contano, sono solo avventure, diversivi, adesso."

"Ma tu m'hai fatto credere che io ero il tuo unico ragazzo!"

"No, io non credo alla... monogamia. Fra maschi soprattutto."

"Ma io faccio tutto quello che ti piace, che bisogno hai degli altri? Non puoi lamentarti di me, no?"

"E chi si lamenta. Ma ogni ragazzo è un'esperienza nuova. Ognuno è diverso ed è divertente provarci in modi diversi, riuscirci in modi diversi. E poi, se non ne approfitto ora che i miei..." disse Marco e s'interruppe capendo che si stava tradendo.

Ma Martino era a conoscenza anche di quel particolare, perciò gli disse: "Giusto. Anche quello! Perché dopo aver scopato mi mandavi sempre via con la scusa che i tuoi potevano tornare da un momento all'altro?"

Marco rispose, con totale accento di innocenza: "Se no... magari tu ti eccitavi di nuovo ed avresti voluto scopare tu me. Non è che mi piace molto. Lo sopporto, qualche volta, ma solo perché so che dopo tocca a me divertirmi..."

"Ma allora... allora io per te sono solo un... divertimento."

"E cosa vorresti essere, la mia fidanzata?" disse ironico l'altro.

Martino gli dette un ceffone e disse furioso: "No, ma nemmeno la tua puttana!" e fece per uscire.

L'altro cercò di trattenerlo ma Martino lo guardò con tale odio e disprezzo che Marco lo lasciò andare.


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