Martino ascoltava ed annuiva.
Davide aggiunse: "Vedi questa maglietta? Me l'ha regalata Claudio, l'aveva disegnata lui... Bellina, no?"
"Allora, voglio che tu te la tolga!" disse Martino con espressione seria ed accigliata.
"Sei... geloso?" chiese Davide lievemente stupito.
Martino s'aprì in un sorriso sbarazzino: "No, ma è una buona scusa per vedere un po' più del tuo corpo..."
Davide sorrise a sua volta, poi si alzò in piedi, le gambe leggermente divaricate, le braccia morbide ai fianchi, le mani aperte e lievi sul davanti delle cosce. Guardava con occhi maliziosi l'amico. Una sua mano si sollevò, le dita presero un lembo della T shirt e la sollevò lentamente su un lato fino a scoprire un capezzolo. La mano che era ancora giù per un attimo sembrò voler carezzare il lieve rigonfio della patta, invece continuò a salire e sollevò l'altro lato della T shirt fino a scoprire l'altro capezzolo. Poi Davide incrociò le braccia riprese la T shirt e la sollevò e il volto di Davide lentamente scomparve dietro alla tela che saliva. La T shirt rovesciata salì ancora, scoprì le ascelle ed i due morbidi ciuffetti di pelo, poi le spalle, il collo ed infine ricomparve a poco a poco il volto sorridente del giovane. La T shirt volteggiò dietro al corpo di Davide e si afflosciò morbida sull'erba.
Davide portò le mani alla cintola, quasi stesse per slacciarsi i jeans, invece infilò i pollici nei passanti e le mani giacquero morbide sul pube.
"Va meglio così?" chiese dolce all'amico.
"Sì, comincia ad andare meglio." disse Martino ammirando il petto ed i muscoli addominali finemente cesellati, i piccoli capezzoli rosa scuro, l'ombelico perfetto.
Davide continuava a guardarlo con aria lievemente maliziosa: "Questi pantaloni... non me li ha regalati Claudio, però."
"Ma neppure io! Toglili."
"Come vuoi..." rispose il giovane e le sue mani ripresero a muoversi lente e, un bottone dopo l'altro, la patta dei jeans si aprì, si dischiuse.
I lembi, scostandosi, lasciarono intravedere boxer di cotone stampato blu e nero in un disegno geometrico fine ed irregolare. Quando anche l'ultimo bottone fu slacciato, le mani di Davide toccarono i jeans sui fianchi e quelli scivolarono sulle anche. Davide mosse appena il bacino ed i jeans calarono fino alle ginocchia. Muovendo ora le gambe, li fece afflosciare giù, attorno alle caviglie, quindi ne uscì, un piede dopo l'altro.
Poi si chinò e si sfilò le calze: "Neanche queste me le hai comprate tu..." disse lieve Davide.
Martino carezzava con lo sguardo le lunghe gambe forti e ben tornite che poggiavano con eleganza, dando un senso di leggerezza, sulla coperta stesa a terra.
"E ora?" chiese Davide.
"Tutto..." mormorò Martino emozionato.
"Se vuoi che mi tolga anche questi boxer... devi guadagnartelo, meritartelo..."
"E come?" rispose pronto Martino.
"Devi togliermeli tu."
Martino si sollevò in ginocchio e protese le mani, ma Davide, sempre col suo sorrisetto da monello sulle labbra, lo bloccò con due parole: "Ma prima..."
"Prima?" chiese Martino ora immobile guardandolo negli occhi.
"Prima devi spogliarti tu."
"Tu mi hai già visto, nudo..."
"Appunto: so che vale la pena di guardarti ancora..."
Martino si alzò. Non si spogliò con le mosse lente e provocanti dell'amico. Si sfilò lesto il gilè che lasciò cadere in terra, sbottonò veloce la camicia e la sfilò tirandola fuori dai calzoni e anche questa seguì il gilè. Aprì la cerniera della patta e si chinò a liberarsi rapido dei calzoni tirandoseli via dal fondo e si sfilò lesto le calze. Quindi abbassò rapidamente gli slip di bianco cotone ormai rigonfi, che si afflosciarono ai suoi piedi e si mostrò nudo, il membro bellamente eretto, allo sguardo compiaciuto dell'amico.
"Ora... posso?" chiese.
Davide annuì e disse con voce dolce, sensuale: "Devi."
Martino gli pose le mani ai fianchi e, mentre gli si accoccolava davanti, fece scendere i boxer fino a terra. Il membro di Davide, appena libero, s'erse palpitando e ad ogni palpito diventava più turgido e grande e bello, puntando verso il volto di Martino che lo guardava affascinato. Martino sfiorò con le mani quell'asta gloriosa e vi avvicinò lentamente le labbra schiudendole. Ma Davide si chinò verso di lui, allontanando così il bacino, e, presolo per le braccia, lo fece alzare.
"Abbiamo tutta la giornata..." gli disse amabilmente.
"Non mi sembrerà abbastanza lunga..." sospirò l'altro.
"E poi tante altre giornate..."
Si sfiorarono l'un l'altro il petto rabbrividendo di piacere.
"Il sole rischierà di bruciarci. Ho portato la crema solare. Ora io la spalmo a te e poi tu a me..."
Le mani di Davide dopo poco iniziarono a spalmare la crema su tutto il corpo di Martino in un delizioso massaggio, in estenuanti carezze. Passavano su ogni millimetro della sua pelle, delicate, sicure, esperte. Si soffermavano un po' più a lungo sui punti più sensibili suscitando in lui ondate di fremiti di puro piacere. Ormai tutto il corpo era coperto dalla crema protettiva a parte le natiche ed i genitali. E Davide si occupò del sodo sedere: prima le due natiche con lunghe carezze circolari, poi la piega fra le natiche, giù giù, finché le dita si soffermarono sul foro palpitante. Martino era tutto un fremito, credeva di impazzire per il piacere. Non era mai stato carezzato così. E finalmente le meravigliose mani di Davide presero a spalmare attentamente, delicatamente la crema sul membro e sui testicoli dell'amico. Ora Martino tremava come in preda alla febbre.
Davide si rialzò in piedi, sempre tenendo fra le mani il membro teso e duro dell'amico ed i testicoli sodi, e si accostò al suo volto per baciarlo. Martino schiuse le labbra e lo accolse e ricambiò quel bacio caldo, profondo ed intimo. Poi, senza parlare, Davide gli porse la crema e Martino iniziò subito ad applicargliela.
Quant'era bello toccare finalmente quel corpo stupendo che si offriva così totalmente alla sua ammirazione, al suo tocco, e che presto si sarebbe offerto anche al suo bruciante desiderio. Quant'era bello far passare ora i polpastrelli ora l'intera mano su quella pelle di seta che copriva muscoli d'acciaio eppure ora morbidi nel dolce abbandono delle sensazioni provocate dalle mani dell'amico. Quant'era bello esplorare, con la scusa della lozione, ogni minima piega, ogni minimo anfratto, ogni muscolo, ogni linea di quel corpo di sogno. Martino pensò confusamente che non avrebbe saputo dire se era più eccitante toccare o essere toccato in quel modo.
Un lontano cuculo lanciò il suo richiamo, una brezza gentile rispose in un refolo. Il sole alto faceva brillare quei due corpi nudi simili a quelli degli atleti greci che quasi tremila anni prima si ungevano i corpi prima delle gare in onore del Dio Sole a Delfi.
Il cielo azzurro come medievali vetrate di cattedrale si rispecchiava negli occhi dei due ragazzi inebriati l'uno per la bellezza dell'altro. Il profumo del loro reciproco desiderio inondava l'aria ed una farfalla li sfiorò ubriaca ma subito si allontanò per non turbare l'incanto che s'era creato.
Martino infine si dedicò a sua volta al membro dell'amico con infinita cura, amorevole attenzione.
La voce di Davide risuonò lieve e melodiosa: "Ecco: adesso il sole può solo ammirarci, non averci..."
Martino posò il flacone e gli disse come in un'eco: "Ammirarci ed invidiarci."
I due si sorrisero. Tenendosi per le mani si avvicinarono di nuovo e si baciarono ancora.
"Non ho mai provato un desiderio così intenso..." mormorò Martino.
"Neanche io, davvero."
Si girarono felici ad ammirare il vasto panorama e si sentirono re di tutta la terra.
"Sarebbe bello risistemare questa baita e vivere qui... per sempre." sospirò Martino.
"D'inverno fa freddo, quassù." disse Davide lieve.
"Ti scalderei io, col mio amore." ribatté Martino.
"Ma..." disse improvvisa la voce di Davide in uno squillo argentino.
Martino lo guardò lievemente sorpreso e rivide lo sguardo da monello del suo amico.
"Ma?" lo incalzò incuriosito.
"Bisogna anche nutrirli, questi nostri corpi, non credi?"
Martino annuì sorridendo. Davide si staccò dall'amico ed aprì l'altro bauletto.
"Dunque, Matteo per l'occasione ci ha preparato..." disse iniziando ad elencare e a tirar fuori i vari contenitori.
Si sistemarono, Davide stese una piccola tovaglia sull'erba, accanto alla coperta, vi pose il necessario e si misero a mangiare.
"Lorenzo sa di noi due, vero?"
"Certo."
"E Matteo?"
"È naturale. E è per questo che ha preparato tante cose così buone. E tutti e due trovano giusto e bello che noi si provi a..."
"A metterci assieme, spero."
"Certo. E mi hanno fatto gli auguri."
"Eppure, da quello che mi hai raccontato, nessuno dei due è gay."
"Ma neanche io sono gay." disse Davide sereno e, allo sguardo interrogativo dell'altro, aggiunse: "E neppure tu sei gay. Io sono Davide. Tu sei Martino. E semplicemente a Davide piace Martino e a Martino piace Davide. Capisci?" poi gli sorrise.
"Niente etichette, eh?"
"Certo. Mica siamo una merce da vendere... Siamo due uomini, noi."
Mangiando le loro eccitazioni si erano calmate, ma non il piacere di ammirarsi, di stare vicini. Pranzarono lentamente, assaporando i cibi e scegliendo che cosa lasciare per cena. Parlarono. S'erano già raccontate le loro vite, ma per sommi capi. Ora scendevano nei dettagli, per conoscersi meglio. Si facevano domande, si rispondevano.
Ad un tratto Davide vide la statuetta del Davide nell'erba, la prese in mano e la mostrò a Martino: "Mi trovi ancora somigliante?" gli chiese.
Martino prese la statuetta in mano, la guardò, guardò il corpo dell'amico, poi disse: "Straordinariamente somigliante. Ma tu sei la bella copia. Quella di Michelangelo è solo un tentativo di imitazione."
"Soprattutto il membro non l'ha saputo copiare. Guarda, anche ora che è a riposo il mio è più grande e bello di quello che ha scolpito Michelangelo, vero?"
"Certo, è proprio così." disse Martino e fece il gesto di lanciare lontana la statuetta, nel vuoto.
Ma Davide lo fermò: "No, dammela, non la gettare. Povera statuetta. Dopo quello che ha fatto per te... per noi."
"Ora che ho l'originale..." disse soavemente Martino, ma porse la statuetta all'amico.
Questi si alzò e l'infilò in un anfratto fra due pietre del muro.
"Ecco, resta qui piccolo Davide e racconta alle pietre, al vento, all'aria e al sole la storia del nostro amore che sta nascendo qui davanti a te."