Martino, che era restato seduto sul sacco a pelo aperto, guardava Davide. Quando questi si girò verso di lui, gli tese una mano in un muto invito a sedergli accanto e quando le loro dita s'incrociarono lo attirò dolcemente giù a sé. Lo abbracciò. I loro corpi si mossero agili e gentili, si intrecciarono, le loro bocche scesero come assetate fra le gambe dell'altro verso i lucidi membri nuovamente eretti e brillanti al sole e si unirono in un meraviglioso sessantanove, ognuno goloso dell'altro, ognuno pronto a portare l'altro fin sulle più alte vette del piacere. Le loro mani si cercarono di nuovo, si intrecciarono, si strinsero. I loro membri saldi come roccia, duri, forti, grandi, provarono la delizia di una bocca avida ed accogliente, quasi come se fosse stata la prima volta.
Ognuno steso su un fianco, una gamba allungata sul soffice tappeto e una flessa col piede dietro il ginocchio dell'altra, sollevata per meglio offrire all'amico il proprio membro, saldamente congiunti, finalmente l'uno nell'altro, le anche ondeggianti in morbidi movimenti di va e vieni, formavano un tutt'uno di bellissima armonia.
Passato l'impeto della prima sospirata intimità, della prima fusione, i loro corpi si girarono ancora. Ora paralleli, unite le bocche in un profondo bacio, premuti i petti ed i ventri l'uno contro l'altro, con le loro erezioni che si cercavano, si sfregavano in un dolce amichevole duello, le loro mani passavano e ripassavano sulle schiene ampie e lisce, sulle reni forti, sui glutei sodi, frugavano fra le cosce nervose e le natiche tese fino ad individuare il punto più tenero, caldo e cedevole dell'altro. Ed i loro fori invocavano: vieni, ti voglio! e le loro dita rispondevano: preparati, arriverà presto colui che desideri.
Ognuno dei due giovani voleva offrirsi per primo all'altro.
"Prendimi..." sussurrò Davide.
"Prima tu..." mormorò Martino.
"Fammi tuo!" insisté Martino.
"Prendimi..." ripeté Davide.
In attesa l'uno dell'altro si quietarono un poco. Si guardavano negli occhi, felici. Seduti ora l'uno di fronte all'altro si sfioravano i petti, i fianchi, i ventri, si carezzavano i membri forti, duri e protesi, con infinito desiderio.
"Peccato... che non sia possibile prenderci contemporaneamente..." sussurrò Davide ammirando le forme del compagno.
"Peccato davvero..." fece eco Martino sempre più attratto dall'altro.
"Uno di noi due deve cominciare per primo, ma chi?" chiese lieve Davide.
"Tu, sei di quindici giorni più vecchio di me. E mi hai visto dieci giorni prima, quindi mi desideri da più tempo..." disse Martino sorridendogli teneramente, e senza dar tempo all'amico di ribattere, si stese sulla schiena, si portò le gambe flesse sul petto offrendosi completamente all'altro.
Davide gli carezzò i piccoli e sodi glutei protesi, scivolò sulla coperta accostando il bacino alle natiche dolci dell'amico, il suo membro perfetto sfiorò il foro palpitante e vi si posò dritto, come un colibrì vibrante, come un'ape che vuol suggere il nettare del più dolce fiore. Martino fremette in piacevole attesa e le porte del castello attendevano solo d'essere sospinte per aprirsi all'anelata invasione. E finalmente il poderoso ariete premette e le porte cedettero.
Davide sospinse ancora un po' in avanti il proprio bacino e premette e si sentì scivolare dolcemente nel caldo abbraccio del foro palpitante, fremente. Spinse, spinse e penetrò sempre più dentro, più a fondo e Martino l'accoglieva in sé con brividi di gioia. Lo sentiva entrare, maestoso come un sovrano che prende possesso delle sue terre.
Quando gli fu completamente dentro, Davide cambiò posizione: fece sollevare il bacino a Martino e si mise in ginocchio per dare più energia e precisione ai suoi colpi. Si sorrisero con amorevolezza e Davide finalmente iniziò a muoversi lentamente ma saldamente avanti e dietro nel compagno, metodico, senza fretta, per prolungare quel piacere intenso e vide che Martino apprezzava quell'inizio. Si baciavano di tanto in tanto, si carezzavano, mentre Davide proseguiva instancabile il suo saldo va e vieni. A poco a poco i movimenti di Davide si fecero più decisi, più risoluti, più energici, eppure erano sempre più pieni di virile tenerezza. E Martino sentì in un empito di gioia che l'amico, più che prenderlo, gli si stava dando.
Finché Davide, con voce rotta dall'emozione, mormorò: "Eccomi, Martino... eccomi, oh.... oh, amore... sto... venendo..." e gli si spinse più a fondo, svuotandosi tutto dentro il suo uomo con contrazioni forti e lunghe, stringendolo a sé con vigore, finché l'ondata di piena fu passata.
Davide, rilassandosi pian piano, guardando Martino negli occhi e perdendocisi, gli sussurrò: "Amore... oh amore mio... Amore..."
Martino godeva per quelle parole come per l'amplesso di poco prima. Attese che Davide si fosse rilassato del tutto, carezzandolo felice.
L'amico si ritirò da lui piano piano, si stese e a sua volta si offrì a Martino dicendo: "Ora prendimi tu, ti prego..."
Questi si accinse a soddisfare l'amico. S'inserì fra le sue gambe e le sollevò contro il proprio petto carezzandole, le fece passare sulle proprie spalle. Davide gli afferrò il membro e lo guidò al proprio foro. Martino vi si appoggiò appena e lo sentì fremere.
"M'hai chiamato amore, prima, mentre godevi..." sussurrò all'amico mentre iniziava a scivolargli dentro.
"Sì, perché sento di amarti come non potrei amare nessun altro al mondo." rispose Davide accogliendolo grato.
"Anch'io ti amo, Davide!" disse Martino felice inserendoglisi dentro più profondamente.
"Si, lo so... lo sento..." rispose Davide con gioia tirandolo a sé per farsi penetrare ancora più a fondo.
"E te lo voglio dire con tutto il mio corpo, per tutta la vita..." sussurrò Martino cominciando a muovere il bacino avanti e dietro, facendolo ondeggiare istintivamente per dare più piacere all'amico.
"Sì... dimmelo... così..."
"Sì, ti amo, sono tutto tuo, lo senti?"
"Sì, ed è bello. E io sono tuo."
"Il mio Davide!"
Questi ora se lo godeva tutto dentro e gli piaceva sentir guizzare sotto le proprie mani i muscoli dei lombi di Martino ad ogni spinta, gli piaceva sentire quell'asta vigorosa massaggiarlo dentro con colpi forti e dolci al tempo stesso. Il sole rendeva dorata la pelle di Martino ed il suo corpo brillava ad ogni affondo.
Continuarono a far l'amore in un silenzio incantato, assorti, carezzandosi l'un l'altro con occhi e mani amorevoli, in un crescendo di emozioni. Ed infine anche Martino versò il proprio tributo all'altro in una danza di getti infocati. Si scaricò in Davide in un orgasmo forte e prolungato. Infine giacquero assieme, i petti ansanti, le membra intrecciate, baciati dal sole che iniziava a scendere, carezzati da una brezza lieve e profumata. Si rilassarono felici, ancora intimamente uniti.
"Ti amo..." sussurrò Martino.
"Ti amo..." fece eco Davide.
Si staccarono. I loro membri, ora languidamente adagiati fra le forti cosce, aggiungevano bellezza ai loro corpi mollemente abbandonati, ancora allacciati. Un silenzioso jet lontano, su nel cielo, tracciò una lunga linea bianca e brillante che si aprì in una dritta ed esile nuvoletta ed i due giovani vi lessero i loro nomi uniti.
"Lo sai che sono felice?" disse Martino.
Davide, in risposta, gli serrò la mano che aveva intrecciata alla sua.
Passarono lunghi dolci istanti. Poi Davide si alzò e si stirò sinuosamente e voluttuosamente.
"Martino, vieni qui. Ti faccio vedere una cosa..."
L'altro si avvicinò all'amico che stava regolando il cannocchiale. Notò che Davide stava guardando l'orologio.
"Che c'è?"
"Sono le 15, 28... aspetta..."
Il cannocchiale era ad un angolo di circa 30o verso il basso, puntato verso il fiume, verso un agglomerato di case.
"Che cosa mi vuoi far vedere?"
Davide regolò il cannocchiale, guardò di nuovo l'orologio: "Ecco, le 15,30. Guarda... quello laggiù è il campo sportivo di quel paesino. Ogni domenica pomeriggio alle 15.30 il guardiano apre gli spogliatoi ed entrano gli atleti che si preparano per la partita di calcio. Squadre locali di dilettanti..."
"Non m'ha mai attratto, il calcio..." protestò Martino.
Davide proseguì come se non avesse sentito l'obiezione. "Il cannocchiale è messo a fuoco sui finestroni delle docce dei giocatori. Finestroni alti, dal terreno non si vede nulla, ma da qui... quando il tempo è buono ed i finestroni sono aperti come oggi... ecco, guarda ora!"
Martino applicò l'occhio all'oculare. Nel cerchio visivo c'erano i finestroni da cui si vedeva l'interno. Un muro perpendicolare al loro punto di vista divideva in due il locale docce e da una parte e dall'altra del muro i giocatori delle due squadre stavano entrando nudi ed iniziavano a fare le docce. Erano ragazzi quasi loro coetanei, corpi atletici, gradevoli, un insieme di nudità festose.
Davide gli sussurrò all'orecchio: "Vedi, anche io ho la mia vista speciale..."
"Ma io... io ho rinunciato a fare... il guardone!" protestò Martino continuando però ad osservare quei corpi nudi.
"Io no. Perché è bella la nudità. Tutti, specialmente quando il clima lo permette, dovremmo vivere nudi. Gli abiti dovrebbero servire solo per proteggersi dal freddo, non dagli sguardi. Nessuno dovrebbe vergognarsi del proprio corpo."
"Beh... i vecchi ed i brutti... sì."
"Anche un vecchio ha un suo genere di bellezza. Ed anche il brutto può essere bello per occhi diversi. No, sarebbe bello poter vivere nudi come in certe tribù africane o dell'Amazzonia prima che arrivassero i bianchi ad insegnargli a vergognarsi della natura. Lì non c'è il problema del brutto o del vecchio, no? È un falso problema che ci siamo creati noi bianchi, mi sa. Guarda quei ragazzi: non sono tutti belli, anche quelli... brutti?"
"Ma quelli sono atleti, hanno comunque corpi proporzionati."
"Questo è vero. E allora uno li guarda con piacere. Ma se ci abituiamo alla nudità credo che potremmo dire: -mi piace, non mi piace- piuttosto che: -è bello, è brutto-. Riesco a spiegarti quello che voglio dire?"
"Sì, credo di sì." disse Martino staccandosi dal cannocchiale e guardando l'amico. Poi aggiunse: "Ma io preferisco guardare te..." e gli sorrise dolce e malizioso.
"Anche io, amore. Ma vedere anche altri corpi nudi mi fa apprezzare di più la tua nudità."
"Di più?"
"Certo, perché la tua nudità so che è bella non solo per un fatto estetico, ma soprattutto perché è mia, è per me, io la conosco con tutto il mio corpo, non solo con gli occhi. È come quando guardi i giornali con le foto di maschi nudi. Molti sono belli, forse anche più del tuo amante. Ma il tuo amato ha una bellezza diversa perché ti coinvolge tutto intero. Io ti amerei anche se tu fossi, per tutti, meno bello, perché resteresti, per me, il più bello. La vera bellezza non è tanto quella delle misure, delle curve giuste al posto giusto. La vera bellezza sta nel cuore, e negli occhi degli innamorati. È una cosa spirituale."
Martino annuì pensoso però disse: "Ma la prima cosa che vedi in un uomo e che ti attira è la bellezza fisica. Tu m'hai visto nudo e ti sei sentito attratto da me..."
"Se ti avessi visto in una foto mi sarei detto: bello. Ma non avrei desiderato conoscerti. Quello che mi ha attratto è stata una miscela di ingredienti di cui l'aspetto fisico è solo uno. Come ti muovevi, come ti asciugavi, i tuoi occhi vivi, le tue labbra, tutto di te. E poi anche la tua voce, i tuoi sguardi, i tuoi silenzi. D'altronde tu mica m'avevi visti nudo quando hai cominciato a sentirti attratto da me."
"Eri comunque bello."
"Dici che assomiglio al Davide della statua... ti sei innamorato della statua, tu?"
"Certo che no: la statua è bella, rappresenta un bel maschio... ma non è un essere reale..."
"Appunto, tu ti sei innamorato di me, di come ti ho detto ciao, di come ti ho guardato. La mia... bellezza può aver attratto la tua attenzione, ma poteva anche essere il suono di una voce, la luce degli occhi, la piega della bocca, il rigonfio nei calzoni, una mano, un ragionamento bello, la dolcezza di un gesto ad attrarre... ma comunque nessuno di questi da solo fa innamorare, non credi?"
"Certo. E in te c'è tutto questo... e di più... Sì, penso che tu abbia ragione. Persone che a me sembrano brutte hanno chi le ama, chi le trova belle: sanno forse vedere in loro cose che io non ho saputo guardare. Forse vedere milioni di corpi nudi ci aiuterebbe a ridimensionare l'importanza della bellezza fisica..."
"Proprio così."
"E poi è bello stare nudi così, accanto a chi si ama, nella natura."
"Sì."
"Tu, quando venivi qui da solo, ti spogliavi sempre nudo?"
"Sempre, almeno quando la temperatura lo permetteva."
"Ma, e se fosse arrivato qualcuno?"
"Il problema era suo, non mio. Se lo avesse disturbato guardarmi aveva solo da andarsene, se no, mi avrebbe guardato."
"Non ti saresti vergognato ad essere guardato da un estraneo?"
"E perché? Io mi vergogno solo se faccio del male. Stando nudo non danneggio nessuno."
Sedevano vicini, i corpi a contatto, gustandosi quell'intimità speciale che nasce fra due corpi che si sono uniti nel caldo rito dell'amore. Parlarono di molte cose, quasi senza accorgersi del tempo che passava.