logoMatt & Andrej Koymasky Home
una storia originale di Andrej Koymasky


pin UNA FIABA? CAPITOLO 12
DESIDERIO ED AMORE

Martino, avendo sete, si sporse verso il bauletto per prendere la bottiglia. Stava a quattro zampe, proteso a bere, quando sentì le mani di Davide posarglisi sulle anche e capì che gli stava inginocchiato dietro. Ne intuì il desiderio e, senza girarsi, posata la bottiglia, spinse leggermente indietro il bacino offrendosi all'amante, fino a sentirne il duro palo frugargli nel solco.

In quella posizione non vedeva Davide, ma lo sentiva e tanto gli bastava. Chiuse gli occhi godendosi la piacevole sensazione del desiderio dell'amato che lo cercava, che lo voleva, e finalmente lo sentì irrompere in sé. Fremette ed assaporò quella verga che gli danzava gioiosa dentro, quelle mani che ora gli palpavano il petto, il ventre, i genitali infocati.

Martino sentì che vi era qualcosa di sacro in quella loro unione: lui era ad un tempo l'altare e l'idolo, Davide il sacerdote che officiava il rito, che presentava l'offerta. Martino sentiva che ogni loro unione era un momento solenne, unico, irripetibile, sempre nuovo e diverso come l'atto della creazione. Certo era un atto profondamente carnale e perciò profondamente umano, ma altamente spirituale e perciò partecipe del divino. E l'umano e il divino si univano, si compenetravano si fondevano con l'unirsi dei loro corpi ed il catalizzatore che rendeva possibile il miracolo, l'ingrediente essenziale, era l'amore.

Martino sentiva tutto questo mentre godeva per le attenzioni ed il godimento dell'amato e si sentì terribilmente commosso ed eccitato. C'era un abisso fra queste loro unioni e quelle che Martino aveva sperimentato prima di conoscere Davide. Si sentiva grato verso l'amico perché lo stava facendo suo con tanta dolce e virile passione.

I due giovani vennero all'unisono in una sinfonia di palpiti, di guizzi, di vibrazioni intense. Poi si abbandonarono sulla coperta, Martino si girò, si stesero abbracciati e si espressero la reciproca gratitudine, la gioia intensa con un lungo, intimo, tenero bacio.

Il sole che s'avvicinava al tramonto colorava di rosso il cielo. I due amanti cenarono mentre le prime stelle s'affacciavano nella volta celeste sempre più scura. L'aria era ancora calda. Il cielo s'era fatto di velluto blu scuro, trapuntato di diamanti. Davide trasse dal bauletto una lampada a gas da campeggio, la accese. La luce bianca traeva ombre nette dai loro corpi mettendone in risalto ogni muscolo, ogni forma...

"T'ho aspettato per tutta la vita, Davide..." disse ad un tratto Martino carezzandolo con aria sognante.

L'altro sorrise annuendo. L'aria cominciava a raffreddarsi un poco ma era ancora piacevole. Si strinsero di più l'uno contro l'altro.

"Quando m'hai visto la prima volta, alle docce, hai pensato subito che m'avresti portato qui?"

"No, affatto."

"Che hai pensato?"

"Che mi piacevi, che m'attraevi molto. Ma che sicuramente non t'avrei mai più rivisto."

"E poi?"

"E poi t'ho rivisto, invece. Assorto nei tuoi libri, nella tua camera. Ti ho guardato a lungo mentre andavo su e giù per i ponteggi. E mi piacevi sempre più. Specialmente quando m'hai guardato e ci siamo salutati la prima volta."

"Allora hai pensato di portarmi qui?"

"No, non ancora. Non sarebbe bastata la tua bellezza, l'attrazione sempre più forte che provavo per te. E neanche il desiderio che leggevo nei tuoi occhi."

"Hai capito subito che ti desideravo?"

"Sì, e il tuo desiderio accentuava il mio. Ma ho capito che ti dovevo portare qui quando t'ho chiesto se mi sapevi leggere nel pensiero e ho chiuso gli occhi ed ho sperato che tu mi baciassi..."

"Chissà perché non l'ho fatto? Anch'io avevo voglia di baciarti..."

"Sì, l'ho letto nel tuo sguardo e il fatto che tu ti fossi trattenuto m'ha fatto capire che dovevo già essere importante per te. Che non volevi bruciare subito il tuo desiderio, consumarlo. Che non volevi ghermirmi, che t'aspettavi da me molto di più d'una semplice avventuretta per appagare i nostri corpi, per calmare le nostre eccitazioni."

"Sì, molto di più, infatti..." sussurrò Martino carezzandolo.

"E anch'io ti volevo tutto intero... Voglio tutto di te."

"Sì..." rispose l'altro.

Davide allora si lasciò scivolare contro il corpo del suo uomo, ne sfiorò il petto con una guancia e scese ad impadronirsi con le labbra del bel membro nuovamente eretto dell'amato. Tenendogli i testicoli gonfi e sodi in una mano, fece scivolare la bocca su e giù per l'asta poderosa e con la punta della lingua frugò nel taglietto del glande teso e torno torno. Martino si abbandonò a quelle fantastiche labbra. Si stese ma le sue mani continuavano a carezzare il corpo, le spalle, il petto dell'altro.

Quando Davide sentì che l'amato era tutto un fuoco, gli si mise cavalcioni sul corpo e s'accoccolò giù cercando con le sue piccole natiche sode il contatto con l'asta fremente e ben insalivata. Aiutato dalle mani dell'amico trovò il punto giusto e vi si calò sopra, inguainando quello scettro prezioso nella sua guaina di velluto.

E allora, premendosi contro il pube teso di Martino e facendo palpitare lo sfintere, Davide disse, felice: "Ecco... ora sei mio."

"Per sempre?" chiese Martino iniziando a muovergli dentro l'asta in fiamme e prendendo fra le sue mani quella del giovane.

"Io lo vorrei..." rispose Davide sollevando un poco il bacino per permettere a Martino di muovere il proprio, e carezzando con desiderio il petto dell'altro.

Martino lo prendeva di sotto in su con brevi e secchi scatti, e guardava gli occhi sorridenti, gioiosi di Davide e vi annegava dolcemente. Davide si stese sul petto di Martino e si baciarono. Allora Martino piegò in su le ginocchia, puntò i piedi con forza e prese a muoversi roteando le anche nella giusta direzione per far entrare ed uscire la propria erezione dall'accogliente canale, anche in quella posizione.

"Mi piace come mi prendi... Mi piace tanto..." gli sussurrò Davide fra un bacio e l'altro.

"E a me piace come ti fai prendere, come mi fai sentire desiderato, amore!"

Il lieve sibilo della lampada a gas, attorno a cui volavano le notturne falene sbattendovi con le ali, era l'unico rumore che accompagnava quella loro appassionata unione. La bianca luce traeva scintille dai loro occhi assorti a leggere il piacere sul volto dell'amato. La luna s'era alzata sorridente a guardare quei due giovani amanti nuovamente uniti in un tenero e commosso amplesso, dimentichi di tutto, consci solo l'uno della prorompente virilità dell'altro, e l'aria vibrava, piena d'erotica tensione.

Un forte tremito sorse nei due corpi tesi a dare e ricevere piacere ed amore. I loro respiri si fecero brevi, rapidi e intensi, le loro membra si prepararono all'ultima meravigliosa esplosione di quella giornata di sogno e appena Davide si sentì inondare dai veementi getti dell'amato, sparse tutto il proprio liquido d'amore tra i loro due ventri tesi.

"Non mi lasciare mai, Davide..."

"Mai, Martino."

"Voglio essere tuo per sempre."

"E io tuo, per sempre."

Si baciarono a suggellare la reciproca promessa, carezzandosi soavemente, finché lentamente riaffiorarono alla realtà che li circondava.

"Che or'è, amore?" chiese Martino.

"Ora di rivestirci, purtroppo."

"Fa un po' fresco, ormai..."

"Sì, ma prima... un ultimo bacio."

"Ultimo?"

"Per il momento."

Si rivestirono quasi controvoglia, guardando ognuno il corpo dell'altro scomparire alla vista con nostalgia. Sistemarono le cose nei bauletti.

Davide, presa una mano di Martino, la lanterna nell'altra, lo guidò verso la statuetta celata fra le pietre del muro e la illuminò: "Fai la guardia, tu. Torneremo." disse, poi scesero in silenzio.

Davide conosceva bene il percorso e presto furono accanto alle moto. Spense la lanterna e la posò a terra.

"Deve raffreddarsi, poi la posso metter via." disse mentre risistemava i due bauletti di plastica sul retro della propria moto.

Quando si girò Martino lo trasse a sé e lo baciò ancora: "Lasciamola raffreddare, allora..." mormorò e di nuovo baciò l'amante che rispose con trasporto a quel bacio. Si baciarono a lungo.

Scesero con le moto, percorsero affiancati la nazionale guardandosi di tanto in tanto e sorridendosi. Giunsero in città.

"Qui ci si deve separare..." mormorò Davide, poi aggiunse: "A domani, là, sui ponteggi."

"Sarà lungo aspettare domani..."

"Sì, lungo."

"E aspettare una settimana per tornare lassù..."

"Lunghissimo."

"E stare a letto soli..."

"Sognando l'altro..."

"Pieni di desiderio e d'amore..."

"Di amore e di desiderio..."

I due avrebbero voluto non lasciarsi. Nessuno dei due rimetteva in moto. Si diedero l'arrivederci più volte, si carezzavano con lo sguardo, si stringevano una mano incapaci di staccarsi.

Sentirono suonare la mezzanotte e infine dovettero separarsi.


Pagina precedente
back
Copertina e indice
INDICE
2oScaffale
shelf 2
Pagina seguente
next


navigation map
recommend
corner
corner
If you can't use the map, use these links.
HALL Lounge Livingroom Memorial
Our Bedroom Guestroom Library Workshop
Links Awards Map
corner
corner


© Matt & Andrej Koymasky, 1997 - 2008