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una storia originale di Andrej Koymasky


pin POPOLO KEA di Andrej Koymasky © 2008
scritto il 13 settembre 1993
CAPITOLO 1
TUTTO COMINCIÒ QUANDO...

Tutto cominciò quando Carlos e Jaime, due fra i più erculei marinai a bordo del brigantino "Morisco" della marina del Re di Spagna, decisero di violentare Sancio.

Una sera aspettarono il mozzo quando andava a posare secchio e ramazza.

Con aria di mistero Carlos gli disse: "Vieni a vedere, Sancio!"

"Cosa?" chiese il ragazzo incuriosito e tranquillo.

"Qualcosa che non dimenticherai finché campi," gli rispose Carlos, "se vieni in tempo."

Il mozzo seguì ignaro Carlos, seguito a sua volta da Jaime. Lo portarono nella stiva, fra le casse e le balle del carico; qui giunti, agganciata la lanterna ad una trave, Carlos disse:

"Guarda lì..."

e mentre il ragazzo si girava verso il punto indicato dal marinaio, Carlos di dietro lo agguantò immobilizzandogli le braccia dietro la schiena, serrandogli forte una mano sulla bocca e sollevandolo da terra.

Jaime si portò davanti il ragazzo e questi, spaventato, vide una luce sinistra negli occhi dell'uomo ed iniziò a divincolarsi con forza. Jaime gli sciolse le brache e gliele sfilò. Inutilmente Sancio scalciava con tutte le proprie forze e cercava disperatamente di liberarsi, di opporsi: poco potevano i suoi diciotto anni contro quei due lupi di mare tutti muscoli e determinazione. Poi Jaime prese un rotolo di stoppa ed appena Carlos tolse la mano dalla bocca del ragazzo, prima che questi riuscisse ad emettere un grido, glielo spinse in bocca e gli ci legò sopra un fazzoletto. Ora Carlos, con entrambe le mani libere, poteva tenere con maggior vigore il povero ragazzo mentre il suo compare tirava giù una balla di merce.

Carlos vi portò di peso Sancio facendoglici poggiare la schiena e ve lo tenne premuto sopra. Jaime allargò con forza le cosce del ragazzo e vi si incuneò in mezzo, si aprì la braca e ne tirò fuori un nodoso manganello di carne, già in tiro e fremente. Il ragazzo sbarrò gli occhi e sbiancò per la paura. Fece un nuovo tentativo disperato per divincolarsi ma Carlos lo bloccò immediatamente con una presa salda: le sue mani parevano d'acciaio.

Jaime si sputò su una mano e se la passò su quel mostruoso arnese che sembrò diventare ancora più grosso e duro, mentre i suoi occhi guardavano con libidine il malcapitato mozzo. Gli afferrò le gambe e gliele ripiegò premendogliele con forza contro il petto, dove Carlos prontamente le bloccò, quindi divaricò le natiche del ragazzo con le due mani.

"Preparati, Sancio: il mio è più grosso di quello che ti pigli da Esteban. Ti farò squittire come un sorcio. Ma così imparerai a dire di no al mio amico Carlos, a fare il difficile. E dopo, te lo garantisco, non sarai più in grado di rifiutargli l'ingresso, parola di Jaime. Vero Carlos? Ehi, Sancio, ma guarda Carlos: ce l'ha già duro solo a pensare che dopo tocca a lui, guarda come gli si è gonfiata la braca fra le gambe!"

Sancio tremava terrorizzato. Il grosso sesso dell'uomo toccò le natiche del ragazzo, frugò nella piega finché trovò il foro del ragazzo e vi si fermò. Le mani callose del vecchio lupo di mare tenevano ferme e ben divaricate le soffici natiche del mozzo.

"Sei pronto, Sancio? Tra poco ti infilo lo spiedo!" disse sghignazzando e dette una gran spinta in avanti con tutte le forze.

Sancio aveva irrigidito tutti i muscoli: un dolore folgorante gli traversò il corpo e gli esplose nella testa. Jaime era riuscito ad entrare in lui e per un po' continuò a penetrarlo lentamente, applicando tutto il peso del proprio massiccio corpo su quell'unico punto: era come un tizzone rovente premuto sulla carne viva. Un rantolo soffocato uscì dalla bocca imbavagliata di Sancio e tutto il suo corpo tremò violentemente. Jaime si fermò e cominciò a dare una serie di formidabili colpi di reni entrando ora a strattoni, dilatando le budella del ragazzo, invadendolo, finché l'uomo emise un breve grido di vittoria.

"Ah! Eccoti infilato nello spiedo, piccolo stronzo. Adesso papà Jaime limerà ben bene il tuo buchetto prezioso ed alla fine ti ci entrerà pure il bompresso, garantito! È caldo come una fornace, Carlos: piacerà pure a te! E trema come una verginella. Sarà una gran bella fottuta!"

L'uomo afferrò Sancio per la vita ed iniziò a dare duri colpi con la sua mazza poderosa, facendo persino sobbalzare la balla su cui Carlos teneva fermo il corpo del ragazzo. Sancio ora era inerte, completamente privo di forze, abbandonato e i gemiti soffocati che esalava allo stesso ritmo dei colpi e le lagrime che solcavano il suo volto erano i soli segni di vita.

L'uomo dentro di lui accelerò i suoi colpi.

"È bello trovare a bordo un culo ancora così stretto, ogni tanto. Ma si sa: Esteban non è granché dotato. Ah, gran bel veliero, il Morisco, col suo carico di mozzi nuovi ad ogni viaggio!" diceva l'uomo continuando a fotterlo con violenza.

Sancio si sentiva venire meno per il dolore e sperava di svenire: almeno avrebbe avuto un po' di sollievo; ma lo svenimento non veniva. Dopo un tempo che gli parve eterno, Jaime ansimò forte, s'irrigidì e si scaricò nelle viscere in fiamme del povero mozzo.

Carlos osservava la scena eccitato: "Godi, vecchio porco?" gli chiese divertito.

"Eccome! Neanche nel tuo culo ho mai goduto così. D'altronde ne avevi già presi parecchi quando ti ho preso io la prima volta!" rispose l'altro sghignazzando.

Jaime si sfilò di colpo, e dall'ano arrossato e dolorante del ragazzo uscì un rivolo di sangue misto a seme. Jaime girò attorno al corpo del ragazzo e sostituì Carlos, senza neppure rimettersi nella braca quel manganello di carne ancora semieretto.

"Tocca a te, amico mio. Dagli dentro, Carlos, fatti onore: è tutto tuo!" disse Jaime tenendo ora fermo il mozzo.

Il suo massiccio sesso, perdendo in parte l'erezione, si posò sul volto sofferente del ragazzo.

Carlos aveva preso il posto dell'altro e si tirò fuori dalla braca l'asta già pienamente eretta, con mosse febbrili. Se la lubrificò anche lui con la saliva e la infilò lesto nelle carni martoriate ed aperte del povero Sancio, che non poteva più opporre nessuna resistenza. Lo prese con tale violenza che, pur essendo la sua mazza meno grossa di quella del suo più anziano compare, provocò al ragazzo una nuova lancinante fitta di dolore.

"Non m'hai voluto con le buone, Sancio? E ora mi ti godi con le brutte! Ti domo io, puledrino! Impara chi comanda, qui a bordo!"

Carlos sottolineava le sue esclamazioni con vigorose pacche sulle natiche del ragazzo, che presto furono rosse doloranti e le accompagnava con violente spinte del bacino.

"Stronzetto! Potevi dirmi di sì quando te l'ho chiesto! T'avrei fatto godere, piccolo culattone! Ma ora stai mettendo la testa a posto, vero! La prossima volta mi pregherai tu di mettertelo, vero! Se non vuoi che ti fottiamo in quattro! O in sei! O in otto! Dipende solo da te, culattone bello!"

Carlos continuava così, menando gran colpi con le mani e pestando la sua mazza nel buco infocato. Sancio continuava a tremare violentemente per tutto il corpo e si sentiva morire.

"Non lo volevi, eh? E io te lo farò uscire dalla bocca! Lo senti, culattone di merda? Te lo stai godendo? Carlos ottiene sempre quello che vuole! Non dimenticarlo mai!"

Carlos lo fotté più a lungo di Jaime, sembrava non dover smettere mai. Ma infine anche lui raggiunse l'orgasmo e si scaricò nelle carni violentate con lunghi ed abbondanti getti.

Quando ebbe finito, sfilò l'uccello ancora duro dal foro del ragazzo e se lo ripulì strofinandolo contro le natiche arrossate del ragazzo. Poi se lo rimise nella braca.

"Bene," tuonò la voce di Jaime, "t'avevamo promesso qualcosa che non dimenticherai finché campi ed abbiamo mantenuto la promessa, te l'abbiamo dato! Siamo uomini di parola, no? Chissà perché dicono: promesse da marinaio?" esclamò ridendo alla propria battuta.

Carlos aveva ripreso la lanterna, Jaime si sistemò finalmente il sesso nella braca, compiaciuto del suo palmo a riposo, e seguì Carlos. La stia piombò nel buio. Sancio, che continuava a tremare, cercò di sollevarsi dalla balla e scivolò sull'impiantito. Si sciolse il fazzoletto dalla bocca e sputò il rotolo di stoppa. Il suo respiro era rotto da singhiozzi sincopati, anche se non gli scendevano più lagrime.

Cercò a tentoni le proprie brache nel buio e dopo diversi tentativi le trovò; le infilò provando fitte di dolore ad ogni movimento delle gambe e del bacino. Gli girava la testa. Si sentiva debole, svuotato, frastornato. I soliti scricchiolii del fasciame risuonavano altissimi nelle sue orecchie. Appoggiandosi alle casse e poi alle paratie, riuscì ad individuare il vago chiarore della scaletta, risalì faticosamente fino al ponte e si lasciò andare in un rotolo di cordame. L'aria fresca e salmastra della sera gli fece riprendere un po' di vigore ma sentì più acuto il dolore dov'era stato violentato. Il suo corpo di tanto in tanto era scosso da un tremito convulso. Sentiva qualcosa colargli fra le natiche, sulle cosce.

Gli passò accanto Ramiro, un giovane marinaio.

"Che hai, Sancio? Stai male?" gli chiese notando il suo viso stravolto e gli si accoccolò accanto.

Il mozzo fece di sì con la testa.

"Mal di mare? Eppure sono tre mesi che navighi, ormai..."

Il ragazzo fece di no con il capo.

"Allora... chiamo il capoturno, forse è meglio."

Sancio di nuovo scosse violentemente il capo, poi, con un filo di voce, disse: "Chiama Esteban, ti prego..."

"Ma ora è di vedetta..."

"Allora Gonzalo... o Pedro..."

Il marinaio si alzò, scese sotto coperta e cercò Pedro che era di riposo. Gli fece un cenno col capo e risalì seguito dall'uomo. Indicò verso Sancio.

"Sta male. Non vuole che chiami il capoturno. Vedi un po' tu..." gli disse.

Pedro si avvicinò al ragazzo. Gli mise una mano sulla fronte: "Ehi, hombre! Ma tu scotti!"

Il mozzo aprì gli occhi e guardò il marinaio e questi lesse nello sguardo del ragazzo una sofferenza indicibile.

"Che ti succede, mozzo?" gli chiese vedendo in quegli occhi lo sguardo di un animale ferito.

"Jaime... e Carlos..."

"Che ti han fatto?"

"Il culo."

"Cazzo! Tanto da ridurti così?"

Sancio annuì.

"Ti hanno... preso di prepotenza?" chiese accigliato l'uomo.

Il ragazzo annuì di nuovo.

L'uomo fece un cenno a Ramiro che era restato lì accanto in piedi e questi s'accostò.

"Aiutami a portarlo in cuccetta. E vedi se riesci a fregare una tazza di rum al cambusiere."

"Quello ha quattr'occhi..."

"Allora promettigli una scopata: quello dice sempre di sì se può scopare..."

"Ma..."

"Fai come ti dico. Non è male, Miguel. Un favore contro un favore. Per Sancio."

"Credevo di essere il tuo ragazzo." disse a voce bassa e con un certo rancore Ramiro.

"Lo sei e lo resti. Ma non mi fare il verginello, adesso. Da Esteban e da Ramon ti sei fatto scopare, no?"

"Ma era prima!"

"Beh, vedi tu: o lo freghi, il rum, o fai a cambio. Basta che lo porti."

Adagiarono il mozzo nella sua cuccetta e mentre Ramiro andava per il rum, Pedro sedette accanto al ragazzo che tremava intensamente.

"Calmati adesso, passerà. Jaime hai detto? Quello ce l'ha più grosso di quello di un asino. Me l'ha messo quand'ero mozzo e ho camminato storto per un mese. Ma farlo di prepotenza! Questo non me lo sarei mai aspettato. Sono cose brutte, che non si fanno. E anche Carlos... Con lui non l'ho mai fatto ma ho sentito dire che è ben armato anche lui. Povero Sancio, come t'han ridotto."

Tornò Ramiro con il rum e lo porse all'amico. Questi prima ne fece bere un paio di sorsi al ragazzo.

"Adesso basta. Girati, che col resto ti medico..."

Aiutò il mozzo a girarsi sullo stomaco, gli slegò il fazzoletto dal collo, gli aprì le braghe e, aiutato da Ramiro, gliele calò sulle anche.

"Tienigli larghe le chiappe, ma fai piano." disse all'amico.

Poi, intriso un lembo del fazzoletto nel rum, deterse delicatamente l'ano del ragazzo. Questi, ad ogni passata, per quanto delicata, aveva uno spasmo di dolore.

"T'han conciato proprio male..." mormorò Pedro.

"Sangue?" chiese con un filo di voce il ragazzo.

"Poco, ma c'è. Più che altro seme. Rilassati, ragazzo, poi starai meglio. Quei porci! Far violenza così ad un culetto tanto tenero!"

"Tu gliel'hai messo a Sancio, vero?" chiese Ramiro con un sorriso malizioso.

"Sì, ma con cautela."

"L'hai sverginato tu?"

"No, lui l'ha iniziato Gonzalo. In questo viaggio toccava a lui iniziare i nuovi mozzi. E Gonzalo ci sa fare."

"Quando toccherà a te, o a me?"

"Io... forse fra sei anni. Tu almeno ancora dieci. Non è solo questione di anzianità. In ogni viaggio si tira a sorte fra quelli che hanno sui trenta anni, è la regola della nave: a quindici si può essere fottuti e a trenta si può fottere."

Pedro, finito di medicare il ragazzo, gli risistemò le brache, lo fece girare e lo coprì con la coperta.

"Va meglio, adesso, mozzo?"

"Sì... grazie, Pedro."

"Dovere. Avrei preferito rivedere il tuo bel culetto in un'altra occasione, sinceramente. Adesso cerca di dormire."

"Avverti tu Esteban?"

"Sì. Ti sei messo con lui, vero?"

"Sì."

"Da quanto?"

"Un paio di settimane."

"Hai fatto bene. È un ottimo marinaio, Esteban. Sai che siamo saliti mozzi su questa nave nello stesso viaggio? Otto anni fa."

"Digli che mi svegli, quando potrà venire..."

"Certo, mozzo. Ma ora cerca di dormire."

Il ragazzo annuì e chiuse gli occhi mentre i due marinai si allontanavano.


"Sancio!"

La voce di Esteban svegliò il ragazzo che, appena vide il suo amico, abbozzò un sorriso che subito si spense in una smorfia di dolore.

"Sancio, Pedro m'ha detto quel che t'han fatto quelle due canaglie! Povero amico mio."

"Per un po'... ti dispiace non prendermi? Mi fa tanto male..."

"Ma certo, si capisce!"

"Io... so che un uomo non lo farebbe mai, ma... se non resisti... me lo puoi mettere in bocca..."

Esteban gli scompigliò i capelli e scosse il capo: "Non è necessario, hombre."

"Andrai con altri ragazzi?"

"Sei geloso?"

"Non dovrei..."

"Ma lo sei. No, non andrò con altri, parola."

"Ma se ti venisse tanta voglia, Esteban... lo facevi ogni giorno, con me..."

"Se mi venisse tanta voglia... accetterò la tua offerta. Ma senza che lo sappia nessuno: non voglio che poi ti trattino da donna."

"Io a te lo farei volentieri. Una volta l'ho fatto, e mi piace..."

"Ah sì? E con chi, mio porcellino?"

"L'ho succhiato a Xavier..."

"E t'è piaciuto."

Sancio annuì ed Esteban gli dette un buffetto su una spalla sorridendogli: "Con questi discorsi... me l'hai fatto venire duro!"

"Apriti la braca, dai..."

"No, ragazzo. Potrebbe vederti qualcuno e non mi va. Ti fa tanto male?"

"Sì, brucia. Appena mi muovo e come se mi infilassero un ferro incandescente."

"Ora riposa. Vedrai che domattina andrà un po' meglio. Io... io vado a parlare con gli amici..." disse e dette un altro buffetto cameratesco al ragazzo, gli strizzò l'occhio e lo lasciò.

Cercò Pedro, Gonzalo, Santiago ed Eusebio e disse loro quello che Jaime e Carlos avevano fatto a Sancio.

"Oltre al fatto che Sancio sta con me, e lo sanno, non si è mai sentito che si faccia violenza ad un mozzo. Non è nelle regole della nave. Uno può convincere un mozzo a farsi fare, con le lusinghe, un regalo, per amicizia o magari anche perché il mozzo è brillo e si lascia fare. Ma mai con la violenza, oltretutto tenendolo in due ed imbavagliandolo!"

Tutti assentirono e Santiago disse: "Ma purtroppo è già successo, qui a bordo."

"Già successo?" fecero eco due o tre, "A chi, e quando?"

"Al mio Lope, all'inizio del precedente viaggio."

"Sempre Carlos e Jaime?"

"No, Ramon e Luis."

"Anche Ramon? Di Luis non mi stupisco, ma... E poi?"

"E poi, due viaggi fa, al ritorno. Àlvaro è stato violentato da Diego, Carlos e Gil."

"Ma Àlvaro non era il ragazzo di Gil, in quel viaggio?"

"Sì, ma Gil l'aveva... perso ai dadi con gli altri due. Per questo poi Àlvaro l'ha lasciato e si è messo con Juan."

"Queste cose si dovevano sapere!" disse Gonzalo con durezza, poi continuò: "Ma soprattutto non devono più succedere. Se no questa nave diventa un bordello... e una polveriera."

Pedro gli chiese: "Che consigli, allora?"

Eusebio disse: "Denunciamoli al capitano!"

"No!" disse secco e deciso Gonzalo, "quello è un uomo senza cuore e un baciapile. Punirebbe le vittime, ci scommetto."

Santiago allora disse: "Puniamoli noi."

"E come? Specialmente Jaime e Diego. Sono i vecchi della nave e sono nelle maniche del capitano."

Intervenne Esteban: "Non possiamo restare con le mani in mano, però!"

Gonzalo si grattò un po' la guancia irsuta: "Beh... che io sappia, siamo... sette coppie qui sulla nave. E chi è preso di mira pare siano i mozzi e forse quelli appena passati marinai come Manuel... Juan. Ma credo che non s'azzarderebbero a toccare un marinaio. Per il momento quindi, visto che siamo in quattordici di cui tre o cinque in pericolo... facciamo in modo di non lasciarli mai soli, i nostri giovani. Neanche per un momento."

"D'accordo," disse Esteban, "ma io chiedo che Carlos e Jaime siano anche puniti."

"Oh dio..." suggerì Pedro, "un incidente può sempre succedere, su una nave..."

"Mmmh..." rispose Gonzalo, "quelli sono astuti e attenti. Credo però... che potremo parlarne con Miguel. Che ne dici, Eusebio?"

"Sì, Miguel conosce bene quelle canaglie. Comunque anche a Felipe bisogna parlarne: lui è dei nostri." rispose Eusebio.

"E mettere in guardia Juan e Manuel."

I cinque uomini misero le mani a pila nell'antico gesto della marineria che simboleggia un patto e si lasciarono. Eusebio andò a parlare con Miguel il cambusiere e gli spiegò il problema. Miguel ascoltò, poi si sfregò a lungo il naso.

"Jaime è pericoloso, molto pericoloso. Ha già ucciso due uomini..."

"Due? E quando?"

"Sì. Voleva a tutti i costi Diaz... te lo ricordi?"

"Diaz? Certo, quel marinaio andaluso che s'era messo con Domingo, no?"

"Appunto. E per averlo, prima ha fatto ubriacare Domingo poi gli ha spaccato la testa, l'ha gettato in mare, e allora s'è messo ad urlare: uomo in mare, uomo in mare... Ripescarono il povero Domingo e dissero che, ubriaco, era caduto fuori bordo battendo il cranio sulla fiancata. Bel funerale, è stato... Poi ha cercato di convincere Diaz a mettersi con lui, ma Diaz non ne voleva sapere. Allora Jaime, una notte di tempesta, l'ha portato sulla tolda con la scusa di farsi aiutare a legare i velaccini che s'erano sfilati. Lì li aspettava Diego. Hanno legato Diaz e l'hanno violentato a turno mentre l'altro faceva la guardia. Diaz ha giurato di denunciarli al capitano. Allora Jaime ha tirato fuori il coltello, ha tagliato le palle al povero marinaio, gliele ha ficcate in bocca e l'ha sgozzato come un ariete. L'hanno sciolto e l'hanno gettato in mare. La tempesta spazzò via il sangue..."

"Ma se si ritrovava il cadavere..."

"Era zona di pescecani, quella, e il manigoldo lo sapeva bene... Andava sul sicuro."

"Ma tu... tu li hai visti?"

"La volta di Domingo sì, con questi occhi. Ma quella del povero Diaz... Quella l'ha vista Bartolomè e me l'ha raccontata terrorizzato. Per questo io l'ho consigliato di mettersi con Gonzalo."

"Ma Gonzalo... credo che non ne sappia niente..."

"Credo anch'io. Dissi al ragazzo di dimenticare tutto, di non parlarne ad anima viva. Tu sei il primo a saperlo, penso."

"Ma devono saperlo anche gli altri! Jaime deve pagare per tutto e per tutti!"

"Io, non m'immischio. Qui l'ho detto e qui lo nego. Ma tu... tu fai come credi. Sei un marinaio, tu. E eri anche un bel mozzo, Eusebio. Focoso. Abbiam passato delle belle notti assieme, vero?"

"Storie di dieci anni fa..."

"Ma Miguel non dimentica... specialmente uno focoso come te. O come Juan. Altro meraviglioso culetto, forse persin meglio del tuo." disse l'uomo lasciandolo.


Eusebio, il giorno dopo, passò voce agli altri sui crimini di Jaime. Felipe indisse una nuova riunione. Spesso i marinai formavano crocchi per discutere o giocare o cantare assieme, perciò nessuno ci fece caso. Alla riunione parteciparono tutti gli amici meno Sancio che ancora stava a letto. Fingendo di giocare ai dadi, lanciando una bestemmia o un grido d'esultanza ogni tanto, discussero sul da farsi. Alla fine, dopo accese discussioni, stava prevalendo l'idea di far fuori Jaime. Uno dei pochi non d'accordo era Manuel. Seguitava ad insistere che bisognava denunciarlo al capitano. Alla fine, vedendo che non la spuntava, disse:

"Ascoltate, uomini. Se ammazziamo Jaime non siamo migliori di lui... No, lasciatemi parlare. Io... se giurate di mantenere un segreto..."

"Che segreto?" chiese più d'una voce.

"Prima giurate."

Gli uomini, messi due coltelli sull'assito in forma di croce, vi posarono la mano dicendo l'antica formula della marineria: "Giuro, sull'anima mia!"

Allora Manuel disse: "Forse c'è chi ci può aiutare..."

"E chi?"

"Don Hernando Xavier Francisco Arias Espertero de Aragon duca di Rivas."

"Quello? Ma quello è culo e camicia col capitano!"

"No. Don Hernando è un uomo d'onore e, questo è il segreto che avete giurato di rispettare, io sono il suo amante. Perciò può capire questi nostri problemi e può aiutarci a capire come fare per punire Jaime, senza violare la legge di dio sporcandoci le mani di sangue."

Tutti rimasero muti per un attimo, poi Miguel disse: "Ecco come mai tu servi nelle cabine importanti. Adesso capisco, il furbetto!"

Gonzalo intervenne: "Questo non ci riguarda, ora. Forse Manuel ha ragione, se è così. Per me Manuel ne può parlare a don Hernando. A voi uomini."

"Anche per me."

"E per me."

"Per me no."

"Per me sì..."

dissero ad uno ad uno man mano che Gonzalo li guardava negli occhi. La maggioranza fu d'accordo e così Manuel ne parlò con don Hernando. Questi non poteva mescolarsi con gli uomini, ma tramite Manuel disse loro che era dalla loro parte e che avrebbe fatto tutto quanto era in suo potere per far punire Jaime. Chiese solo che gli dessero un po' di tempo.

Mentre Manuel riportava agli altri il messaggio di don Hernando, Ramon, che nonostante fosse di servizio s'era imboscato nel magazzino delle vele per farsi una breve siesta di straforo, da dietro la tramezza di legno che lo divideva dal locale di sottocoperta dove erano riuniti gli altri, era riuscito a captare alcuni brani dei discorsi degli uomini. Non aveva sentito il nome di don Hernando, ma capì le intenzioni del gruppetto e capì che, se era in pericolo Jaime, non lo sarebbero stati di meno lui stesso e Carlos, Luis, Diego e Gil. Così li radunò e raccontò loro tutto quello che era riuscito ad ascoltare. Gli uomini sembrarono preoccupati. Ma Jaime, finito di ascoltare il tutto, proruppe in una sonora e grassa risata.

"Deve ancora nascere chi la fa al vecchio Jaime! Datemi solo mezza giornata di tempo, uomini, e trovo io il modo di sistemare quella ciurmaglia!"

La mente diabolica di Jaime aveva già formulato un mezzo piano. Parlò, non visto, con un paio di mozzi suoi accoliti e con due o tre marinai di cui si fidava ma che nessuno a bordo sospettava fossero legati a lui. Erano le sue pedine segrete: Jaime da anni teneva il piede in molte staffe e tramite questi uomini, che ripagava con speciali favori, spiava sempre tutto quanto accadeva nella nave per trarne profitto. I suoi cinque accoliti, con aria indifferente, un po' parlando in giro un po' spiando, portarono a Jaime le notizie che aspettava. Allora il vecchio lupo di mare chiamò a raccolta i suoi cinque compari e disse loro:

"Il piano è pronto. Ascoltatemi attentamente ed imparate bene le vostre parti..." e spiegò tutto.


Quando il capitano, come ogni giorno, a sera chiamò in cabina i responsabili della nave ad uno ad uno ed alla fine anche Jaime in qualità di capociurma, questi denunciò al capitano alcuni "gravi sospetti" che aveva. Il capitano gli chiese se avesse prove per suffragare quanto diceva.

"No, capitano, per questo ho parlato di sospetti. Ma se voi volete, credo che potreste procurarvi prove di prima mano... Mi risulta infatti che..." disse l'uomo e mise in atto la prima parte del suo piano dando al capitano alcune delle informazioni che aveva raccolto.

Frattanto gli altri, del tutto ignari delle trame di Jaime, si stavano organizzando per tener d'occhio la situazione, nella speranza di poter punire al più presto e in qualche modo il vile capociurma e fargli pagare tutti i suoi misfatti.



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