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una storia originale di Andrej Koymasky


pin POPOLO KEA CAPITOLO 2
SANTIAGO, DOPO IL SECONDO TURNO...

Santiago, dopo il secondo turno, sarebbe stato libero. Stava pensando al suo Lope, il piccolo Lope. Quanto gli piaceva! Lope era il più giovane mozzo a bordo e, almeno ai suoi occhi, il più bello, il più dolce ed il più eccitante.

Quasi tutti gli uomini, a bordo, chi più chi meno facevano l'amore fra loro o con i mozzi, ma Santiago era uno dei pochi che, anche quando si scendeva nei porti, non avevano una donna, non ne cercavano una. Era uno di quelli a cui piacevano esclusivamente gli uomini. Come lui, a bordo, ce n'erano altri, come Felipe o Esteban o Juan e qualche altro. Poi c'era Lope.

Il mozzo era stato iniziato da Gonzalo, ma in realtà già prima di imbarcarsi aveva avuto non poche esperienze con uomini e gli piaceva. Dopo averlo fatto con Gonzalo, ci aveva provato con lui Ramon, ma il ragazzo aveva rifiutato, aveva invece accettato le proposte di Pedro. Poi aveva avuto quella orribile avventura, quand'era stato attirato da Luis nella stiva dell'acqua con la scusa che c'era da pulire le botti. Qui lo aspettava Ramon e i due marinai, puntatogli un coltello alla gola, l'avevano fatto denudare, l'avevano legato e l'avevano violentato a turno, mentre l'altro faceva la guardia. L'avevano preso tutti e due più volte, poi l'avevano lasciato andare minacciandolo di tagliargli le palle se avesse parlato.

Poi s'era messo con lui, con Santiago, e il marinaio aveva sparso voce che ora Lope era il suo ragazzo e che lo avrebbe difeso col coltello, se necessario.

Il suo piccolo, focoso Lope che aveva sempre voglia di fare l'amore. Ma anche a lui, a Santiago, veniva voglia di fare l'amore con Lope appena potevano appartarsi da qualche parte. Santiago, essendo un marinaio giovane, non aveva le cuccette più appartate come i vecchi, così o faceva l'amore la notte praticamente sotto gli occhi degli altri, cosa che molti facevano perché era poi solo uno sfogo, o doveva cercare altri momenti ed altri posti per stare col suo Lope. Perché loro, più che scopare, facevano veramente l'amore e se si può fottere nella penombra anche se gli altri possono vedere, non ci si può scambiare affetto sotto gli occhi di uomini pronti a deriderti.

Era immerso proprio in questi pensieri quando gli si avvicinò Cisco: "Ehilà, uomo!" lo salutò.

"Ola, Santiago. Proprio te cercavo. Ascolta..." disse avvicinandoglisi ed abbassando la voce, "mi manda Lope. Dice che ti aspetta al deposito delle gomene, appena sei libero."

"Ah. Perché non è venuto lui a dirmelo?"

"Che so, io. Adesso sta spazzando la tolda, forse non può venire fin qui."

"Beh, grazie, Cisco." rispose Santiago tornando a fare quel che stava facendo. Lope l'aspettava al deposito delle gomene. Sicuramente per fare l'amore, pensò il giovane marinaio con dolce anticipazione, conoscendo bene il suo mozzo. L'avevano già fatto lì: era un posto abbastanza sicuro e tranquillo e se fosse arrivato qualcuno, l'avrebbero sentito in tempo per ricomporsi e non farsi sorprendere.

Lope stava sfregando vigorosamente l'assito della tolda. Poco più in là vedeva Àlvaro e più oltre Feliz, chini a sfregare come lui. Àlvaro gli era simpatico, Feliz un po' di meno. Quest'ultimo era un po' una puttanella: andava con tutti i marinai in cambio di un regalo e mentre si faceva fottere, faceva la donna... Agli uomini piaceva, a lui no: lui si sentiva completamente uomo. Anche quando si dava al suo Santiago. Lui non sarebbe mai diventato la caricatura di una femmina. Àlvaro si girò a guardarlo per un istante e gli fece l'occhiolino. Sì, gli piaceva Àlvaro, anche lui era uomo e anche lui aveva il suo uomo... Un'ombra lo fece girare.

"Ola, mozzo!" lo salutò Cisco.

"Ola, uomo!" rispose Lope continuando a sfregare.

"Ascolta," disse l'altro chinandosi ed abbassando la voce per non farsi sentire dagli altri, "mi manda Santiago. Dice che alla fine del secondo turno ti aspetta al deposito delle gomene."

"Bene." rispose il ragazzo e pensò che, per mandarglielo a dire, doveva avere una gran voglia addosso, e questo gli fece molto piacere. Gli piaceva davvero molto, Santiago: con lui era molto bello fare l'amore. Aveva avuto molti uomini, Lope, per i suoi sedici anni, ma Santiago era certamente il migliore. Altri uomini, in lui, avevano trovato solo uno sfogo, un sostituto alla mancanza di donne, un oggetto per il loro piacere. Santiago invece gli voleva bene e lo desiderava proprio perché era maschio e questo gli faceva piacere. Santiago era forte e delicato al tempo stesso, una miscela deliziosa. Lope, eccitato e felice, si mise a sfregare la tolda con rinnovato vigore, pregustando l'imminente incontro col suo uomo.

I due amanti erano del tutto ignari di quel che stava accadendo. Il capitano, avvertito da Jaime che due dei suoi uomini si sarebbero incontrati all'inizio del terzo turno nel deposito delle gomene per un "sordido affare di sesso", aveva fatto appostare alcuni uomini nel locale con l'ordine di agire solo quando i due "sciagurati" avessero inequivocabilmente dato inizio alle loro "sporche pratiche contro natura". E Jaime aveva incaricato Cisco, uno dei suoi segreti ed insospettati accoliti, di fare in modo che i due si incontrassero proprio lì.

Così, quando fischiò il cambio di turno, Santiago si recò svelto verso il deposito delle gomene, sgattaiolandovi dentro quando fu sicuro di non essere visto. Lope ancora non c'era. Santiago l'aspettò, seduto su una gomena. Il ragazzo non tardò ad arrivare.

"Oh, Santiago, eccomi..." disse il mozzo aprendosi in un ampio sorriso vedendo il suo amante già in attesa.

L'altro si alzò ed aprì le braccia e Lope vi si rifugiò felice, abbracciandolo alla vita e stringendoglisi contro.

"Sei già eccitato, piccolo!" gli disse con un sorriso compiaciuto il marinaio premendoglisi con una gamba fra le gambe.

"Perché, tu no, uomo?" rispose malizioso Lope palpandolo sulla patta e sentendo attraverso la tela la forte erezione palpitante dell'amico.

Si toccarono per un po', poi il mozzo sciolse la braca del suo uomo e gli si inginocchiò davanti:

"Adesso il tuo Lope te lo prepara ben bene, così dopo lo fai tuo, d'accordo?" gli disse ed iniziò a succhiare il forte tarello del marinaio con gioiosa dedizione.

"Ti farò mio con moltissimo gusto, ragazzo." rispose il giovane marinaio protendendo il bacino, offrendosi a quei piacevoli preliminari, ignaro degli uomini appostati che non perdevano un solo particolare di quella scena. Dopo un po', quando il ragazzo sentì che il suo uomo era pronto e fremente, si rialzò lesto, si fece calare la braca sulle ginocchia, si insalivò ben bene il foro e protese il suo culetto sodo verso l'amico:

"Prendimi, Santiago!" mormorò eccitatissimo.

Questi prese il ragazzo per la vita e gli si addossò, Lope lo guidò in sé e Santiago lo penetrò con pochi colpi precisi. Quindi iniziò a muoversi avanti e dietro e mentre il suo tarello fremente godeva di quell'unione intima, una sua mano cercò l'asta dura del ragazzo, un palo già ben sviluppato, ed iniziò a masturbarlo dolcemente.

I due si stavano godendo l'un l'altro, pieni di crescente piacere, quando Gil, che comandava gli uomini appostati, dette il segnale ed i due amanti all'improvviso si trovarono addosso sei marinai. Furono separati con violenza. I due cercarono di liberarsi ma in breve furono sopraffatti.

Gil dette l'ordine di risistemare le brache ai due e fu fatto.

"Ma che vi prende, uomini!" chiese Santiago teso ed alterato.

"Niente." rispose Gil tranquillo.

"Che ci volete fare?" insisté Santiago.

"Niente." rispose di nuovo Gil.

"Allora... lasciateci andare."

"Per continuare le vostre porcherie?" chiese Gil con tono neutro.

"Ma via, Gil! Chi non lo fa, qui a bordo?" disse Santiago.

"Uh uh! Queste cose schifose? Nessuno di noi le ha mai fatte, vero, uomini?"

Tutti assentirono ridendo.

"Via, basta con questo scherzo. Lasciateci, ora." disse Santiago con voce decisa.

"Eh, no! Mi dispiace, uomo, ma ora vi dobbiamo portare dal capitano."

"Dal capitano? Scherzi?"

"No no. E per ordine suo che siamo qui per verificare se era vera la voce che voi due... facevate queste porcate immonde. Non voleva crederci, il brav'uomo! Non sulla sua nave!"

Santiago improvvisamente capì che erano caduti in un tranello. Allora chiese al suo ragazzo: "Lope, m'hai mandato tu Cisco?"

"Io? Tu l'hai mandato da me, no?"

"No, Lope. Era un tranello. E ci siamo cascati come due novellini. Nega tutto, Lope!"

Gli uomini sghignazzarono.

"Certo." rispose il mozzo fiero.

"Ma siamo in sei testimoni, sei contro due. A chi pensate che crederà il capitano?" fece notare Gil con un sorriso sardonico.

"Ascolta, Gil, non ci portare dal capitano. Sarò il tuo mozzo, farò tutto quello che vorrai..." mormorò Santiago.

"Sentito, uomini?" rispose Gil, poi chiese al marinaio: "Mi stai offrendo il tuo culo, uomo?"

"Sì..." rispose l'altro.

"Ma così mi divertirei solo io. E gli altri amici?"

"Beh, anche a loro, se ci lasciate." rispose Santiago.

"Oh oh! Daresti il tuo culo a tutti e sei! E magari ce lo succhieresti pure come una donna?" insisté Gil.

"Sì, l'ho detto. Qualsiasi cosa, ma lasciateci."

"Bene. Avete sentito uomini. Questo marinaio vuole fare la puttana di bordo. Anche questo deve sapere il capitano. Andiamo, abbiamo già perso anche troppo tempo, il capitano aspetta."

Il drappello dei sei marinai e dei due prigionieri, che erano stati strettamente legati, traversò il ponte diretto alla cabina del capitano. Si sparse la voce a bordo.

Esteban riunì gli amici: "Hanno sorpreso Santiago e Lope, li hanno portati dal capitano. Guai in vista."

"È strano, Tutti sanno che capitano queste cose a bordo. Tutti le fanno. Perché questa storia? Sento puzza di marcio." disse Felipe.

"Dobbiamo cercare di sapere che cosa è successo, come è successo!" disse Josè.

Manuel allora disse: "Dobbiamo essere uniti, almeno fra di noi. Propongo un giuramento, uomini."

"Che giuramento?" chiese Juan.

"Tutti uniti, uno per tutti e tutti per uno. Dobbiamo difenderci costi quel che costi. Sta succedendo qualcosa di molto strano, a bordo. Dobbiamo difenderci anche a costo della vita." disse Manuel deciso. Quindi posò due pugnali a forma di croce sull'assito, vi posò la mano e disse: "Uniti, a costo della vita!"

Ad uno ad uno altri uomini posarono la destra su quella di Manuel e sulle lame in croce, ripetendo: "Uniti, a costo della vita." Alla fine c'erano sette mani. Allora Esteban chiese agli altri uomini:

"E voi?"

Parlò Miguel per tutti: "Se potremo, vi aiuteremo, uomini. Ma non ci va di rischiare inutilmente. Se anche ci unissimo a voi, saremmo ugualmente troppo pochi. Non tradiremo il vostro segreto, comunque, e questo siamo pronti a giurarlo. Siamo con voi, in quello che potremo."

"Meglio di niente." mormorò Josè, chiaramente deluso.

Avevano giurato soltanto Manuel, Felipe, Josè, Àlvaro, Juan, Esteban e Sancio.


Suonò la campana dell'adunata e l'equipaggio al completo si radunò sul ponte. I sette del giuramento erano stretti in gruppo e gli altri sei che non avevano giurato erano accanto a loro. Quando tutti gli uomini furono schierati, dalla cabina del capitano furono sospinti fuori Santiago e Lope, legati, poi uscirono il capitano, il secondo, Don Antonio e don Hernando. Santiago e Lope furono legati all'albero di maestra e fu stracciata loro di dosso la casacca, scoprendo così le loro schiene. Diego e Gil si misero ai fianchi dei due prigionieri con il gatto a nove code in mano.

Il capitano chiese silenzio e disse: "Io, don Alonso Pedro Marcos Gonzales Serrano de Garces y Flor, capitano del veliero Morisco della marina del glorioso Regno di Spagna, in nome del cattolicissimo Re Carlos II, in presenza degli eccellentissimi signori don Francisco, don Antonio e don Hernando, ho giudicato il marinaio Santiago Cruz ed il mozzo Lope Arias, sorpresi in flagrante delitto di sodomia. Ed avendoli trovati colpevoli al di là di ogni dubbio, li condanno a centotrentotto colpi di frusta. Saranno quindi incatenati nella stiva e, al ritorno in Spagna, consegnati alla Santa Inquisizione per essere messi al rogo. Questo ho deciso. Si dia inizio alla fustigazione. Il capociurma conterà i colpi di frusta. Don Antonio stenderà il verbale del processo e della punizione. E questo serva da ammonimento a tutta la ciurma, perché questo crimine contro natura non insozzi mai più la mia nave."

Un brusio si levò dagli uomini. Il capitano dette il segnale con la mano e le fruste scattarono. Le due schiene furono segnate da nette strisce rosse e la voce di Jaime disse forte: "Uno!". Altro scatto delle due fruste: "Due!". Tutti assistevano alla punizione in un silenzio rotto solo di tanto in tanto da brevi parlottii sottovoce. "Nove!" scandì Jaime, gli occhi che gli brillavano di sadico piacere.

Josè sussurrò: "Non resisteranno a centotrentotto colpi! Li vuole ammazzare!"

"Se anche resistessero... mesi di cella incatenati, a pane ed acqua, poi il rogo..." mormorò rabbrividendo Juan.

"Diciassette!" disse la voce roca di Jaime. Santiago e Lope, fino a quel momento, avevano taciuto. Ad ogni colpo le loro schiene si arcuavano e fra un colpo e l'altro i loro corpi tremavano violentemente. Le schiene ora erano martoriate, brani di pelle si staccavano ed il sangue colava dalla carne viva.

"Trentatré!"

Lope cominciò a gridare: "Basta, per l'amor di Dio, basta!"

La voce del capitano si levò alta: "Per l'amor di Dio? Per l'amor di Dio? Tu, mostro sodomita osi nominare il nome di Dio che hai offeso con i tuoi atti? Venti colpi di frusta in più per il mozzo!" gridò. Dagli uomini si levò un forte mormorio. "E venti per chiunque proverà a protestare!" aggiunse il capitano fulminando la ciurma con lo sguardo.

Don Hernando si avvicinò al capitano e gli disse qualcosa all'orecchio.

Il capitano gli rispose ad alta voce: "Eh no, signor mio! Non può esserci pietà per un peccato così orrendo! Le leggi del Re, della Santa Chiesa e della retta coscienza lo vietano!"

Don Hernando sussurrò ancora qualcosa.

Il capitano rise e rispose, sempre a voce alta: "Se moriranno, se lo saranno voluto. Comunque... frusta o rogo, questa è la fine che meritano."

Allora don Hernando, per la prima volta, parlò a voce alta: "Ma il mozzo è ancora un ragazzino!"

"Non abbastanza, don Hernando, non abbastanza per non fare merce del demonio del proprio corpo. Ed ora tacete, se non volete essere accusato di insubordinazione! Mi avete già abbastanza ostacolato durante il processo, non tollero più una sola parola da parte vostra!"

Don Hernando tacque e fece un passo indietro, ma la sua mano si strinse nervosamente sull'elsa della sua spada di nobiluomo. Manuel guardò il suo uomo con ammirazione.

"Quarantatré!" scandì Jaime.

"Guardate quel porco... ci sta godendo..." mormorò Sancio furioso.

"Pagherà anche questa." gli rispose Esteban.

"Sessanta!" disse Jaime.

Lope s'era afflosciato di colpo e il suo capo era reclinato da un lato. I colpi di frusta continuavano implacabili.

Allora Miguel fece un passo avanti e disse a voce alta: "Con rispetto, signor capitano..."

Questi si girò, lo squadrò, poi disse: "Parlate, cambusiere."

"Il mozzo è svenuto, signore. Non si potrebbe... sospendere la punizione?"

"Ho occhi anch'io, cambusiere. E la pena non può essere sospesa!"

"Ma... ancora quasi cento colpi, signore, con rispetto, ma..."

"Volete essere accusato anche voi di insubordinazione? Volete assaggiare anche voi venti colpi di frusta?"

Miguel fece un passo indietro tacendo.

"Settantadue!"

Santiago era ancora cosciente ma dalle sue labbra non era uscito un solo gemito. Solo la maschera di dolore che era il suo volto ed il tremito ora convulso del suo corpo, solo la sua schiena straziata mostravano l'intensità del suo dolore.

"Ottantanove!"

Gil, che stava frustando Lope, ad un tratto abbassò la frusta. Aveva notato che il mozzo aveva avuto un lungo tremito ed il suo capo s'era rovesciato indietro, gli occhi e la bocca spalancati.

"Siete stanco, signor Gil?" chiese il capitano.

"Signore, con rispetto, credo che il mozzo sia morto."

"Siete medico, signor Gil?"

"No, ma... ne sono certo. Non respira più."

"Sia come sia, continuate. E ricordatevi che avete perso tre colpi."

"Ma è morto!" protestò Gil.

"Continuate!" urlò il capitano.

Gil riprese a frustare il corpo esanime del ragazzo. Dalla ciurma si levò un forte mormorio.

"Novantacinque!"

Allora Esteban disse a voce alta: "Rispetto, almeno per un morto!"

"Chi ha parlato?!" urlò il capitano.

"Io!" disse Esteban avanzando di un passo dalla schiera dei marinai, "E, con rispetto, chiedo rispetto almeno per un morto!"

Il capitano lo indicò con un dito: "Venti frustate al marinaio!"

Alcuni uomini si avvicinarono ad Esteban per prenderlo ma subito i suoi sei compagni gli si schierarono accanto, i coltelli sguainati. Fu la mischia, ma pochi minuti dopo Sancio, Manuel, Esteban, Felipe, Àlvaro, Josè e Juan erano stati disarmati ed immobilizzati.

"Incatenateli e portateli nella sentina." ordinò gelido il capitano, "Saranno giudicati per ammutinamento, domani."

"Signor capitano, con rispetto..." disse Jaime che aveva cessato di contare.

"Dite!"

"Ecco, quei sette uomini..."

"Vorreste parlare in loro difesa? Lo farete domani in giudizio. Ora continuate a contare i colpi di frusta."

"Con rispetto, signor capitano..."

"Che c'è ancora, capociurma?"

"Ecco, almeno sei di quegli uomini, hanno peccato contro Dio... nello stesso modo di questi due."

"Li accusate di sodomia?"

"Sì, Esteban con Sancio, Juan con Àlvaro e Felipe con Josè. Quanto a Manuel... essendo loro amico, non mi stupirei..."

"Avete le prove di questa grave accusa?" chiese il capitano.

"Ecco, signore, il mozzo Sancio mi ha chiesto più volte di... sodomare con lui!"

"Porco vigliacco! Tu l'hai violentato, tu assieme a Carlos!" gridò Esteban.

"E Diego ha violentato me, assieme a Carlos e Gil!" gridò Àlvaro.

"Vedete, signore, cercano di infangare l'onore di uomini onesti e timorosi di Dio!" gridò Jaime.

"Non sono nato ieri, capociurma. Spesso il colpevole cerca di accusare l'accusatore. Già questa è una prova della loro colpevolezza." disse sprezzante il capitano.

Don Hernando intervenne di nuovo: "Signore! Don Alonso!"

"Che avete, ora!"

"Non possiamo credere all'uno piuttosto che all'altro prima di sedere a giudizio!"

"Chi è il capitano, qui?!" tuonò il capitano.

"Voi, signore, ma..."

"Il giudizio del capitano è inappellabile, non lo sapete, forse?"

"Sì, ma..."

"Io sono la legge qui a bordo! Questi sette sono colpevoli di ammutinamento e di sodomia e come tali, a partire da domani, saranno frustati. Uno ogni giorno a partire dal più anziano fra loro. Questo ho deciso e questo si farà. E peccato che non si possa accendere un rogo qui a bordo!"

"Vorreste sostituirvi alla Santa Inquisizione, signore? Temete che sia più giusta di voi?" chiese don Hernando in tono di sfida.

Il capitano lo guardò con ira, poi disse: "Consegnate immediatamente la vostra spada a don Francisco e consideratevi agli arresti per insubordinazione."

"Sono il duca di Rivas, signore. Solo il Re mi può giudicare!"

"Qui a bordo, il Re, sono io!" urlò il capitano. Poi, con voce gelida aggiunse: "Comunque non vi giudico, vi pongo solo agli arresti. Vi giudicherà il Re, dopo che avrò formulato le mie accuse. Ed ora consegnate la vostra spada, o la prima accusa, anche per voi, sarà di ammutinamento!"

Don Hernando consegnò la propria spada a don Francisco e si recò a passo rapido nella propria cabina. Il capitano chiamò Pedro ed Eusebio e li pose di guardia fuori dalla cabina del nobile. Quindi, fatti portare i sette nella sentina, fece riprendere la fustigazione di Santiago e del cadavere di Lope. Gil chiese, ed ottenne, di essere sostituito.

Quando i sette furono soli in sentina, incatenati fra di loro e ad un pilastro, Juan chiese: "Che ci capiterà, ora?"

"La morte, in un modo o nell'altro. Hai paura, uomo?" gli chiese Felipe.

"No." rispose Juan.

"Ma io sì. Ho solo diciotto anni, io non voglio ancora morire!" disse accorato Àlvaro.

"Forse... i nostri amici..." azzardò Manuel.

"Che possono fare? Nulla. Anche il tuo uomo non ha potuto fare nulla. Avremmo dovuto ammazzare Jaime, prima." disse tetro Esteban.

"Don Hernando è stato coraggioso ad esporsi così." disse Sancio.

"E lui qualcosa farà, ne sono sicuro." disse Manuel.

"È agli arresti, ormai..." fece notare tetro Àlvaro.

Tacquero immersi nelle loro cupe riflessioni.

Dopo poco portarono il corpo esanime di Santiago.

"È... vivo?" chiese Felipe.

"Sì." rispose Ramiro, uno dei due uomini che aveva portato giù Santiago.

"E Lope?" chiese Àlvaro.

"Ai pesci, povero mozzo. Senza funerale." rispose Bartolomè, l'altro uomo. Poi aggiunse: "Miguel m'ha dato questo rum per curarlo. Di nascosto del capitano. Fatelo voi, noi dobbiamo tornare su."

"Non ci abbandonate!" disse Josè.

"Non so cosa potremo fare. Comunque Gonzalo ci ha convocati. Vedremo." rispose Ramiro ed i due uomini uscirono.

Al buio, i sette si fecero attorno a Santiago e cercarono di soccorrerlo come potevano. L'uomo, esanime, emetteva un lieve rantolo. Il suo corpo era scosso da rapidi spasmi. La sua fronte bruciava. Gli passarono parte del rum sulla schiena e parte gliene fecero colare fra le labbra. Manuel e Juan sedettero nella bassa acqua maleodorante e presero il corpo dello sventurato compagno in grembo in modo che la schiena martoriata ed il capo di Santiago non toccassero l'acqua della sentina.

Una volta al giorno scendevano Miguel con Ramiro per portar loro pane ed acqua, più qualche pezzo di cibo sottratto in cambusa, ed altro rum per Santiago, oltre ad un unguento per curarne le piaghe e per curare le schiene di quelli che già avevano ricevuto le frustate.

"A che serve, se tanto dobbiamo morire?" chiese Àlvaro.

"Ehi, ragazzo, signora morte è ancora lontana!"

"Ma sta già in agguato, Miguel, la sento!" gli replicò il ragazzo.

"Sta sempre in agguato, la nera signora," ribatté Miguel, "dal preciso momento che vieni in questo mondo, ma... Non voglio darvi speranze, ma..."

"Ma?" lo incalzò Felipe.

"Ma Gonzalo è riuscito a parlare con don Hernando e... forse..."

"Forse?" incalzò ancora Felipe.

"Gli amici non vi hanno dimenticato. Cercate di rimettere in sesto Santiago, ora. Ha ripreso conoscenza?"

"Non ancora, ma la febbre sembra scendere." rispose Esteban.

"Non disperate, non ancora." disse Miguel lasciandoli.

I sette amici parlarono fra di loro eccitati per le parole di speranza lasciate trapelare dal cambusiere.

"Forse stanno organizzando un ammutinamento." disse Sancio.

"No, non credo. Non sono abbastanza numerosi. Se ammutinamento ci poteva essere, il momento era quando il capitano ha dato ordine di frustare il cadavere del povero Lope. Passato quel momento... non si muoveranno più di certo." rispose Felipe.

"Allora, magari..." iniziò Juan.

"È inutile fantasticare, amico. Non possiamo che attendere." lo interruppe Felipe.

"Stanno preparando qualcosa con don Hernando, ha detto Miguel." ricordò Manuel.

"Già. Non ci resta che attendere." ripeté Felipe.


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