Rumori di gente che scendeva nella sentina. Una lanterna, ombre. Gonzalo entrò seguito da alcuni amici.
"Svelti, ora vi tagliamo le catene. Ma fate silenzio!" disse l'uomo.
"Che è successo, un ammutinamento?" chiese Àlvaro.
"No. Neanche a parlarne. Ma l'oro di don Hernando e qualche salda amicizia... Ora vi liberiamo. C'è una barca pronta per voi, vi caleremo in mare. Gli uomini che sono di guardia hanno accettato di farsi stordire in cambio dell'oro di don Hernando. Scomparirete e tutto è risolto."
"Ma... moriremo in mare." disse Àlvaro.
"Ci sono isolotti, non lontano dalla nostra rotta. Potreste arrivarci..." disse Ramiro.
"E comunque, morire in mare, o qui in sentina o su un rogo, uno vale l'altro. E in mare c'è almeno una speranza." commentò Felipe.
"Il capitano sarà furioso, farà indagini..." disse Esteban.
"Chi sa, non parlerà. Chi parlerebbe non sa." disse Gonzalo.
Salirono con prudenza scivolando nell'ombra finché furono sul ponte. Miguel li attendeva accanto alla scialuppa pronta per essere calata in acqua:
"Ho caricato tutto il cibo e l'acqua che potevo, sulla barca. Svelti, svelti!"
In quel momento sentirono avvicinarsi qualcuno e Miguel e gli altri sfoderarono i coltelli, tesi. Ma Bartolomè riconobbe don Hernando.
"Voi?" chiese stupito.
"Ho pagato gli uomini di guardia. Salgo anch'io sulla scialuppa. Vengo con voi."
"Ma voi, don Hernando, non correte i rischi di questi uomini, a restare a bordo." disse Pedro.
"Dici? Comunque io non mi separo da Manuel. Glielo avevo promesso, glielo devo. Ed io ho solo una parola."
"Svelti, ora, non perdiamo tempo..." disse Gonzalo.
I nove uomini salirono sulla scialuppa caricando il corpo ancora esanime di Santiago. Prima di calare la scialuppa Gonzalo consegnò loro alcune armi:
"Dio vi accompagni, amici." disse.
"Un attimo. E Jaime?" chiese Esteban.
"Prima che scoprano la vostra fuga sarà in mare con un coltello nel cuore, ve lo promettiamo." disse Eusebio duro.
"Bene. Grazie amici. E che Dio vi ricompensi."
La scialuppa calò silenziosamente in acqua. Gli uomini a bordo sganciarono le gomene ed allontanarono il natante dalla nave puntando contro le fiancate i remi. Poi iniziarono a remare con cautela, cercando di non far rumore. La nave si allontanava sempre più, le sue vele ammainate, nere e immote contro il chiarore della luna. Quando furono a distanza di sicurezza quattro degli uomini iniziarono a vogare di buona lena, aumentando rapidamente la distanza fra loro e la nave.
Sul Morisco, frattanto, i loro amici stavano preparando la messa in scena della loro fuga in modo che nessuno potesse risalire a chi li aveva aiutati. Poi Ramiro andò a cercare Jaime che stava in cuccetta.
"Ola, uomo. Come mai non stai con gli altri a divertirti?" gli chiese il giovane marinaio.
"Non mi va. Che vuoi?" chiese accigliato Jaime.
"Non ti va di divertirti?" chiese Ramiro e con una mano scese ardito a palpare fra le gambe del capociurma.
Questi lo guardò sorpreso, poi fece un sorriso lascivo mentre il suo manganello iniziava ad indurirsi. Prese per un braccio Ramiro, lo tirò a sé e gli sussurrò eccitato:
"Vieni qui in cuccetta, marinaio!"
"No... non voglio che il mio uomo lo venga a sapere, e qui ci possono vedere... Vieni a poppa, non c'è nessuno a quest'ora." mormorò Ramiro continuando a palpare attraverso la tela della braca la fremente erezione del lupo di mare, poi aggiunse con un sorriso libidinoso, abbassando la voce: "Mi piacerebbe anche succhiartelo, questo cavicchio di carne..."
Jaime era eccitato. Tirò giù le gambe dalla cuccetta, tirò il giovane fra le cosce divaricate e lo strinse a sé. Gli palpò le natiche e chiese con voce bassa, gli occhi luccicanti di libidine:
"Me lo succhierai e poi lo prenderai in culo?"
"Giurami che non lo dirai a nessuno..."
"Lo giuro, sull'anima mia!" disse pronto l'uomo.
"M'han detto che il tuo è il più grosso a bordo..." mormorò Ramiro continuando a palpare la soda colonna di carne.
"E tu lo vuoi tutto, Ramiro?" chiese il capociurma alzandosi in piedi.
"Sì, tutto! Tu sei un vero uomo, Jaime."
"Andiamo!" disse l'uomo con voce roca.
Arrivati a poppa senza incrociare nessuno, il giovane marinaio si inginocchiò davanti a Jaime guardandolo con occhi che mostravano un forte desiderio. L'uomo si aprì la braca e ne estrasse il manganello già in tiro:
"Datti da fare, marinaio!" ordinò eccitato.
E cinque uomini gli saltarono addosso, tappandogli la bocca perché non potesse gridare e lo immobilizzarono, puntandogli addosso i loro coltelli. Anche Ramiro aveva estratto il coltello e tenendo il membro di Jaime con una mano, ne poggiò il filo della lama sotto il pesante sacco dei testicoli. Allora Miguel venne fuori e gli andò davanti, anche lui col coltello in mano:
"Ti ricordi di Diaz e di Domingo, verme? E del povero Lope? Andrai a tener loro compagnia, dopo che ti avremo castrato. E questo coltello che ti pianterò nel cuore, è quello di Santiago!" disse duro. "Allargategli le gambe e tenetelo fermo." disse agli amici.
Con una mano afferrò palle ed uccello, ora moscio moscio, dell'altro e vi avvicinò la lama. Jaime aveva lo sguardo terrorizzato e neppure tentava di liberarsi.
"Tremi, verme? Ti si è ammosciato, ora? Non godi, ora, topo di sentina?" sibilò Miguel e con un gesto secco fece scattare la lama affilata e tranciò di netto i genitali dell'altro poi li gettò in mare.
Quindi aprì la casacca dell'uomo ed affondò la lama dritta nel cuore di Jaime. Questi sbarrò gli occhi, il suo corpo ebbe un sussulto violento che fece barcollare gli uomini che lo tenevano fermo e giacque immoto.
"In mare!" ordinò Miguel lasciandogli la lama nel petto.
Il corpo volò oltre il parapetto e si sentì il tonfo.
"Bisogna pulire tutto questo sangue." disse Bartolomè.
"No, lo puliranno i suoi degni compari. Piuttosto, dobbiamo controllare bene che nessuno di noi abbia macchie di sangue sui panni o addosso." disse Gonzalo.
"Io ne ho, ma l'avevo previsto perciò ho messo abiti rubati a Luis. Mi cambio, mi lavo e li nascondo: se li troveranno, andrà nei guai il degno compare di Jaime." disse Miguel tranquillo iniziando a cambiarsi.
I sette uomini tornarono in stiva alla spicciolata e si unirono a bere ed a cantare con gli altri marinai.
I nove sulla scialuppa non avevano avuto la possibilità di vedere il corpo di Jaime volare in mare, poiché erano troppo lontani ed il veliero era ormai solo una lontana scura silhouette. Si erano dati il cambio e anche don Hernando aveva voluto mettersi ai remi. Quando il sole cominciò a sorgere smisero di remare: il veliero non si vedeva più.
"Dobbiamo organizzarci, se vogliamo sopravvivere." disse Felipe. Tutti assentirono.
"Per prima cosa dobbiamo eleggere un capo." disse Esteban.
"Propongo don Hernando." disse Felipe.
"No, tu sei il più anziano ed il più esperto." gli disse don Hernando.
"Ho solo tre anni più di voi. E tutti vi dobbiamo questa fuga. E siete anche voi in mare da sempre. E siete abituato al comando. Insisto, propongo don Hernando come nostro capo."
Tutti approvarono ed assentirono.
"Santiago è ancora incosciente, non ha votato." fece notare don Hernando.
"Sarà d'accordo, e comunque avete sette voti su nove." rispose Esteban, "Accettate."
"Accetto. E comincio con le nostre nuove regole. Primo, smettete di darmi del voi e del don: siamo uniti per la vita e la morte. D'ora in poi sono Hernando e basta, senza don."
"Sì, capitano."
"E senza capitano. Né capo. Hernando e basta."
"Ma siet... sei il capo."
"D'accordo, ma niente titoli fra noi. Secondo: la gerarchia. Semplicemente in ordine di età. Perciò dopo di me Felipe, poi Esteban, mi pare, poi gli altri."
"Ma io e Àlvaro abbiamo tutti e due diciotto anni..." disse Sancio. E Juan aggiunse:
"Anche io e Manuel abbiamo tutti e due ventuno anni."
"Mettetevi d'accordo fra di voi e fatecelo sapere e così sarà. Terzo: Felipe ed Esteban saranno i miei consiglieri in tutte le decisioni normali e si voterà tutti per le cose più importanti. Quarto: Josè farà subito il controllo di quanta acqua e cibo abbiamo a bordo e stabilirà le porzioni. Calcola quindici giorni di mare e due razioni al giorno a testa... e che Dio ci assista. Dopo calcolato ci darai la nostra prima razione poi riprenderemo a remare. Obiezioni? Domande?"
Gli uomini rifletterono un poco, poi Àlvaro disse: "In che direzione andiamo? Ne ave.. ne hai un'idea, Hernando?"
"Sì, ho studiato le carte. Verso sud sud est ci sono molti isolotti. Ci orienteremo col sole e con le stelle. Se siamo fortunati e se non incontriamo burrasche o correnti, dovremmo avvistare un approdo entro, diciamo... dieci giorni. Se no... vedremo."
Tutti assentirono.
"E che faremo, ammesso che troviamo un'isola, una volta arrivati?" chiese Juan.
"Dipende. Se potremo, ci stabiliremo lì. Se no cercheremo un'altra isola. Ma un problema per volta. Ora dobbiamo mangiare e poi riprendere a remare. Per ora due turni di quattro uomini, alternati. Quando Santiago sarà in grado di remare, faremo tre turni di tre uomini a rotazione. Altre domande?"
"Non potremo mai più tornare in Spagna, vero?" chiese Sancio.
"No, amico mio: lì ci aspetta il rogo, non dimenticarlo." gli disse Esteban.
"Altre domande?" chiese di nuovo Hernando.
"No, Hernando." rispose Felipe dopo aver guardato gli altri.
Poco dopo Josè distribuì il cibo. Era poco ma nessuno protestò. C'era anche un po' di rum e di unguento che usarono per medicare Santiago e le schiene degli uomini che erano stai frustati. Quindi, mentre quattro riposavano, gli altri quattro si misero ai remi e ripresero a vogare con vigore.
Manuel riposava accanto ad Hernando e, sotto il telo con cui si riparavano dal sole, allungò una mano a carezzare il suo uomo fra le gambe.
"Non ora..." gli sussurrò sorridendogli Hernando.
"Solo toccarti. Son troppi giorni che non possiamo più fare niente. Almeno toccarti."
"Ma se continui a toccarmi così, va a finire che non resisto e mi metto a fare l'amore con te davanti a tutti..."
"Io lo farei!" rispose Manuel palpando il membro ormai duro del suo uomo. "E credo che tutti, qui, abbiano voglia di farlo. Che male ci sarebbe? Non sarebbe la prima volta che due lo fanno sotto gli occhi di altri. Sulla nave capitava a volte, mica avevano una loro cabina come te. E qui, a parte il povero Santiago, siamo tutti in coppia, no?"
"No, mio dolce Manuel. Anche io ti desidero, ma aspettiamo almeno di aver trovato un'isola."
"Altri dieci giorni? E se non la trovassimo? Io voglio ancora fare l'amore con te, prima di morire o di non aver più forze per farlo. E anche gli altri, ne sono sicuro. Non credi che questa sia una decisione da prendere tutti assieme?"
"Hai ragione. Alla prossima sosta per mangiare tu porrai il problema e lo discuteremo e prenderemo una decisione. Ma ora smetti, ti prego."
"Non mi vuoi?"
"Altroché se ti voglio!"
"Allora fammelo sentire. Toccami e io smetterò di toccare te."
"Ah, birbante!" sorrise l'uomo, ma infilò una mano nella braca dell'amico e lo carezzò e lo palpò dolcemente.
Manuel poggiò il capo sul petto del suo uomo e si godette quel tocco lieve, intimo ed eccitante. Quando colse lo sguardo di Juan che era ai remi lì vicino e che resosi conto del lieve movimento sotto il telo gli aveva sorriso malizioso, il ragazzo gli fece l'occhietto con aria complice. Durante la nuova pausa per mangiare, Manuel parlò agli altri.
"Uomini, ognuno di noi è qui col suo uomo. Ma da giorni nessuno di noi ha avuto la possibilità di appartarsi col proprio compagno in intimità. Non so voi, ma io sento sempre più forte il desiderio di unirmi con il mio Hernando..."
Tutti assentirono e parecchi si lanciarono occhiate piene di desiderio.
"Ora," continuò Manuel, "il problema è che ogni coppia, durante i turni di riposo, potrebbe unirsi, ma dovrebbe farlo sotto gli occhi di tutti. E sapete che non basterebbe coprirsi con un telo mentre ci si unisce: son sempre incontri piuttosto... movimentati."
Parecchi ridacchiarono maliziosamente.
"E se fare una fottuta veloce davanti agli altri può non essere un grosso problema, scambiarsi tenerezze, lasciarsi andare, potrebbe mettere in imbarazzo sia chi lo fa che chi guarda. Perciò ognuno proponga una soluzione, poi Hernando le metterà ai voti."
Discussero. Tutti avevano quel problema e tutti desideravano scambiarsi in intimità un po' di tenerezza, possibilmente non proprio sotto gli occhi degli altri. Ma la scialuppa era piccola.
Alla fine Josè propose: "Ognuno di noi in una giornata ha due turni ai remi e due di riposo. Se remiamo a coppie, ogni coppia ha, nella giornata due turni liberi. A poppa, se sistemiamo diversamente le vettovaglie, possiamo ricavare abbastanza spazio perché ci si possa stendere in due. Possiamo rizzare un telo per dividere quello spazio dal resto della barca e comunque, rispetto a chi ci si riposa, chi rema è di spalle. Gli altri due possono sedere a prua per quel turno. Un turno seduti a prua e un turno a poppa sotto la tenda, comodi, per dormire o fare quello che si vuole... senza troppe acrobazie per non sbilanciare la barca."
Tutti risero a quell'idea ma assentirono.
"Mi sembra un'ottima idea," disse Esteban, "la metti ai voti, Hernando?"
Furono tutti d'accordo. Con due remi di scorta ed un telo formarono una specie di tenda a poppa, delimitandola sul davanti con le vettovaglie. Sotto la tenda, con un altro telo, allestirono una specie di giaciglio. Poi tirarono a sorte l'ordine d'uso della "cabina", come l'avevano chiamata.
La prima coppia ad usarla fu quella formata da Juan ed Àlvaro. Sotto i raggi del sole al tramonto che filtrava attraverso il telo inondando la "cabina" di una luce calda rosso dorata, i due si spogliarono nudi, sedettero le gambe intrecciate uno davanti all'altro e presero a carezzarsi l'un l'altro i corpi frementi di desiderio ed i membri già eretti.
Juan si chinò fra le gambe di Àlvaro e ne catturò con le labbra i sesso turgido leccandolo e succhiandolo pieno di voglia. Àlvaro fremette e si girò in modo di giungere a frugare con le dita nella piega fra le natiche del suo uomo, stuzzicandogli il foro caldo e palpitante.
Juan fremette e sussurrò: "Oh sì, Àlvaro... tra poco..."
"Poi tu prenderai me, vero?" chiese il mozzo sottovoce.
"Certo, certo." rispose il giovane marinaio e riprese a lavorare di bocca e di lingua il membro ed il corpo dell'amico finché lo sentì tutto un fremito. Allora Juan si inginocchiò appoggiandosi col petto al bordo di poppa, dove la tenda formava come una finestra triangolare, allargò le ginocchia e protese indietro il suo culo sodo e voglioso.
"Dai, prendimi!" mormorò.
Àlvaro si inginocchiò alle spalle fra le sue gambe, con le dita gli umettò ben bene l'ano di saliva, quindi appoggiò le mani sulle anche del giovane marinaio e cominciò ad infilarlo.
"Ah..." mugolò Juan nel sentirsi finalmente penetrare.
"Ti piace, mio bel maschio?" gli sussurrò Àlvaro spingendoglisi dentro.
"Eccome. Lo sai! È sempre bello." mormorò il giovanotto.
Àlvaro ora gli si agitava dentro con piccoli colpi calibrati e sicuri, più da uomo esperto che da ragazzo qual era. Dopo tanti giorni di astinenza entrambi si donavano finalmente a quella prima unione, lieti di poterlo fare all'aperto, fra lo sciabordio delle onde e sotto le calde carezze del sole. A bordo dovevano sempre fare molta attenzione, specialmente Juan: succhiare un membro e farsi penetrare da un mozzo, se gli altri l'avessero scoperto, avrebbe significato per lui diventare lo zimbello di tutti. Ora non avevano più quel problema: quel che facevano nel segreto della "cabina" era solo affare loro.
Fu un'unione breve, travolgente. Presto Àlvaro scaricò tutto il proprio giovanile ardore dentro al suo giovane e bel marinaio. Poi il mozzo, contento ma non ancora del tutto appagato, fece girare Juan e gli succhiò l'asta turgida finché lo sentì pronto, allora si scambiarono di posizione e fu la volta del giovane marinaio di gustarsi il culetto caldo ed accogliente del suo mozzo. Lo infilò con pochi colpi decisi, lo prese con entusiasmo. Gli scivolava dentro e fuori con gusto e anche quella fu un'unione calda, forte, appassionata e breve. La mano di Juan sull'asta del ragazzo sentì che questi godeva contemporaneamente a lui e ne provò un più intenso piacere. Quando si furono finalmente sfogati, si infilarono i vestiti e si stesero a riposare semiallacciati.
"Chissà cosa direbbero se sapessero che ce lo succhiamo tutti e due?" chiese in un soffio Àlvaro.
"Niente."
"Ma si dice che un uomo vero non lo prenderebbe mai in bocca."
"Si dice. Ma chissà quanti lo fanno. Specialmente fra noi che ci piace il maschio. È così bello!"
"E se sapessero che anche io lo metto a te?"
"Anche questo, chissà quanti giovani lo fanno ai loro vecchi."
"Ma tu non sei il mio vecchio, hai solo tre anni più di me, anche se tu sei marinaio e io mozzo. Tu sei il mio giovane, il mio giovane uomo."
Juan sorrise e lo carezzò sui capelli. Poi tacquero godendo della loro intimità indisturbata e si rilassarono: a bordo non sarebbe stato possibile restare così: appena finito dovevano separarsi. Era bello stare così, invece. Juan si chiedeva se si sarebbero salvati o se sarebbero morti in mare... Ma non disse nulla per non allarmare il suo ragazzo, che era già per natura portato la pessimismo. Si addormentarono serenamente.
Quando cambiarono i turni, andarono in "cabina" Felipe e Josè.
"Vuoi prendermi?" chiese il più giovane.
"Tu non hai voglia?" chiese Felipe.
"Certo che ne ho voglia. Guarda qui!" disse Josè con un ampio sorriso calandosi lesto la braca sulle anche e mostrando al suo uomo la propria svettante erezione. Felipe allungò le mani e carezzò e palpò quel membro duro e forte e sorrise al fremito di piacere dell'altro.
"Tu, Josè, non hai mai voglia di infilarlo?"
"Beh, un po' sì. A bordo a volte lo mettevo a Chico."
"Ma quel mozzo non stava con Ramon?"
"Sì, ma gli piacevo anche io. Lo facevamo di nascosto di Ramon. Era stato Chico a cominciare, a chiedermi di farlo con lui."
"E ora, ti manca Chico?"
"No, lui no, ma... un bel culetto, un po', mi manca. Beh... Chico era molto bravo in una cosa..."
"Ah sì? E in cosa?"
"A... a succhiarlo."
"Te lo succhiava?"
"Sì, gli piaceva. E anche a me. Gli avevo promesso di non dirlo mai a nessuno, ma ormai..."
"Tu l'hai mai succhiato? A me puoi dirlo, terrei il segreto."
"No mai. Gil mi diceva che non sapevo che cosa perdevo a non succhiarlo. Ma lo diceva solo perché sperava di convincermi a succhiarlo. Ma io... non ho mai avuto il coraggio di farlo. E poi un uomo vero non deve mai farlo, no?"
"Già, è giusto. Ma chissà perché? Chissà chi l'ha deciso?" disse Felipe e si spogliò rabbrividendo appena alla brezza della notte. Si stesero uno di fronte all'altro e per un po' si masturbarono in silenzio.
"Sai che mi piace un sacco questo tuo bel manico?" disse Josè.
"Sì, lo so." rispose l'altro sorridendogli al buio.
Continuando a masturbarlo, con l'altra mano gli carezzò le natiche, poi scese con le dita nel solco passandovi i polpastrelli avanti e dietro, sfregando il foro caldo e morbido.
Josè fremette con forza ed esalò un "Sì..." implorante. "Inculami." sussurrò poi eccitato mettendosi a quattro zampe.
Felipe gli si inginocchiò dietro, gli si addossò e mentre Josè gli guidava il paletto con una mano, prese a spingere, tenendogli entrambe le mani sul sesso turgido e tirandolo a sé. La carne tenera, docile, accogliente di Josè si schiuse e Felipe gli scivolò dentro, gli si immerse a fondo quindi, quando sentì di essere saldamente infisso nell'amico, cominciò a prenderlo con virili colpi di reni. Josè si gustava quella monta forte e decisa e, confusamente, pensando al bel membro dell'uomo che lo stava portando alle stelle, sentì che avrebbe anche potuto prenderlo in bocca, che gli poteva anche piacere, se non avesse temuto lo scherno dell'amico.
Dare il culo, fra marinai, era una cosa normale, specialmente se chi penetrava era più vecchio di chi si lasciava penetrare. E Felipe aveva otto anni più di lui, per cui tutto era regolare... Ma chissà perché i marinai hanno regole così complicate? Perché due maschi che si piacciono non possono fare tutto quello che gli viene da fare, tranquillamente? A lui sarebbe piaciuto inculare Felipe, per esempio e forse anche provare a succhiarglielo... Immaginando queste cose venne nelle mani del suo uomo con getti caldi e forti ed il suo ano palpitò e si contrasse ad ogni schizzo e questo scatenò anche l'orgasmo di Felipe che si scaricò in lui con forti colpi, stringendolo a sé.
Quando, appagati, si rilassarono, Felipe gli disse: "Mi piace sempre moltissimo farlo con te. Sei uno dei maschi più arrapanti che abbia conosciuto. Mi fai sentire un toro, quando ti monto! Sono contento che hai continuato con me anche quando sei diventato marinaio."
"Anche a me piace moltissimo farlo con te."
"Ma ti manca un bel culetto, vero?"
"Un po'..."
"Di' un po'... ti piace Àlvaro?"
"Sì, ma sta con Juan."
"Beh, pensavo, se loro due fossero d'accordo, ogni tanto potremmo farlo tu con Àlvaro e io con Juan. Non ti andrebbe?"
"Certo, se loro ci stanno..."
"Io credo di sì, ne parleremo quando saremo ai remi assieme."
Poi venne il turno di Hernando e Manuel.
"Dio, non resistevo più, amore!" disse Manuel abbracciando il suo uomo e baciandolo in bocca appena furono in "cabina". Giocarono con le loro lingue, sfregandosi addosso le reciproche forti erezioni.
Hernando gli aveva insegnato a baciare e lui, dopo le prime resistenze, aveva ceduto ed ora gli piaceva molto. Si spogliarono l'un l'altro, lentamente, toccandosi, baciandosi, fremendo. Quando furono nudi si stesero e Manuel si girò sì che poterono assaporare l'uno la prorompente virilità dell'altro. Anche questo l'aveva insegnato Hernando a Manuel e questi era diventato anche più bravo del suo maestro, amante ed ora anche capo. Si leccarono e si succhiarono a lungo, poi Manuel, quando sentì che non resisteva più, si offrì al suo uomo stendendosi sul ventre ed allargando le gambe. Hernando gli si stese sopra frugando col suo membro fra le natiche dell'amico: il membro era lungo e affusolato, liscio, duro e dritto come una lama di Toledo. A Manuel piaceva da impazzire sentirselo inguainare dentro, sempre più a fondo, sempre più a fondo. Provava sensazioni bellissime e intense. Poi sentirselo muovere su e giù ed ondeggiare dentro con abilità: si sentiva in paradiso. Sentiva tutta la passione del suo amante e ne era felice. Sentiva quanto l'uomo sopra di lui stesse godendo per quell'unione e questo lo faceva godere. Sapeva di essere amato da Hernando e lo amava con tutto se stesso.
Prima di diventare l'amante di Hernando aveva fatto l'amore con diversi marinai senza però legarsi mai con nessuno. Fra tutti ricordava con più piacere il forte e virile Gonzalo, il bellissimo e appassionato Xavier ed il dolce Esteban. Ma da quando stava con Hernando né lui, né il suo uomo, ne era sicuro, avevano mai avuto rapporti con altri perché loro due, a differenza di altre coppie, non solo stavano molto bene assieme, non erano solo amici, ma si amavano.
Quando aveva capito dallo sguardo di Hernando di piacergli, quando l'avevano messo di servizio alle cabine, una sera gli si era offerto. Hernando l'aveva preso in letto con lui e l'aveva penetrato e Manuel s'era sentito conquistato dal modo di fare l'amore del nobile: era virile, appassionato e dolce ad un tempo. Ma quando, dopo diverse volte che facevano l'amore, Hernando gli aveva detto di amarlo, lui dentro di sé aveva sorriso. Fra marinai si fotte, non ci si ama. A poco a poco, però, Hernando l'aveva affascinato, conquistato, era riuscito a farlo innamorare di sé ed ora Manuel non l'avrebbe mai lasciato, tradito. Specialmente ora che Hernando s'era unito a loro per non lasciarlo: una incredibile prova d'amore. Meravigliosa.
Quando sentì Hernando vibrare per tutto il corpo capì che il suo amante stava per raggiungere l'apice del piacere, allora gli si mosse sotto ad arte in modo di accentuarne il godimento, finché lo sentì affondare completamente in sé e svuotarsi ansimando e gemendo lieve. Quando si sentirono rilassati, i due si staccarono; Hernando si girò per raggiungere il tarello ancora duro e sodo del suo amante, lo prese fra le labbra e come al solito gli dette piacere con la bocca, lo portò ad un godimento sempre più intenso, stuzzicandogli i capezzoli, carezzandolo per tutto il corpo, finché poté bere con golosità tutta l'abbondante e tiepida crema profumata che Manuel eruttava. Allora si abbracciarono stretti e si baciarono con tenerezza.
"Non mi lascerai mai, vero, Hernando?"
"No mai, lo sai bene."
"Certo, lo so. E neanche io ti lascerò mai."
"Neanche quando io sarò vecchio e tu troverai un bel ragazzo fresco e giovane?"
"No. Diventeremo vecchi assieme. Hai solo sette anni più di me, no? Invecchieremo insieme, se troveremo un'isola."
"La troveremo, lo sento." rispose Hernando accarezzando il suo amante. "E vivremo liberi e felici, te lo prometto."
"Ti credo, amore. E allora diremo a tutti che ci amiamo, vero?"
"Certo, a tutti."
"E visto che tu sei il capo, e puoi fare le leggi, farai una legge che dice che noi due siamo uniti, per sempre."
"Una specie di matrimonio fra maschi? È una buffa idea."
"Beh, ma lo farai?"
"Ci penserò. E se anche agli altri pare una buona idea, lo farò. Ma un capo non può fare leggi solo per il proprio tornaconto."
"Ma se gli altri saranno d'accordo a volere una legge così, tu ti unirai a me?"
"Certo: vorrò essere il primo ad usarla, una legge così."
"Grazie. Ti amo tanto."
"Sì, amato mio."