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una storia originale di Andrej Koymasky


pin POPOLO KEA CAPITOLO 4
AL QUARTO GIORNO DI NAVIGAZIONE...

Al quarto giorno di navigazione della scialuppa nello sterminato Oceano Pacifico, ancora nessun lembo di terra era in vista. Ma Santiago riprese conoscenza. Appena Juan lo disse tutti lasciarono i remi e si accostarono al compagno.

"Come ti senti, Santiago?" gli chiese Felipe.

"Sono... vivo? Do.. dove sono?" chiese l'uomo.

"Adesso è troppo lungo per spiegarti. Sei fra amici, comunque."

"E.. e Lope?" chiese ancora l'uomo cercandolo con gli occhi fra i volti chini su di lui.

"Non è qui..." rispose Felipe.

"Dov'è? Come... sta?"

"Bene, ora. Sì, ora sta bene." rispose Felipe cercando di non lasciarsi tremare la voce.

"Hai fame?" chiese Josè per sviare il discorso.

"Sì, ho fame."

"Buon segno. Aspetta che ti do qualcosa..." disse Josè.

Hernando gli disse sottovoce: "Porzione doppia, finché non recupera."

"Certo."

Juan aiutò Santiago a mangiare ed a bere. Poi l'uomo si addormentò quasi di colpo. Lo sistemarono con cura e ripresero a remare.


E venne il turno di Esteban e Sancio di isolarsi nella "cabina".

Quando furono appartati Esteban disse al ragazzo: "Ti fa ancora male, vero?"

"Ancora un po'. Ma se vuoi, possiamo provarci."

"No, preferisco aspettare ancora."

Sancio allungò una mano e carezzò attraverso la ruvida tela delle brache i genitali dell'amico e ne sentì l'erezione.

"Però hai voglia. Apriti le brache, te lo succhio."

Esteban scosse la testa sorridendogli: "Riposiamoci, semplicemente. Avremo tempo poi."

"Non lo so se avremo tempo davvero. Potremmo non trovare un'isola."

"No Sancio. Non dobbiamo disperare."

Sancio prese una mano dell'amico e la guidò fra le proprie gambe premendovela: "Senti, amico? Io ho tanta voglia di te."

"Anch'io, ma... se vuoi ti posso far godere con la mano."

"Se io posso farlo a te..."

Esteban annuì. I due si aprirono le brache e cominciarono a masturbarsi a vicenda.

"È bello il tuo cazzo, Esteban."

L'uomo ridacchiò e non disse niente.

"Davvero, amico. Io l'ho visto a molti marinai, a bordo, lo sai. Ma il tuo è il più bello!"

"Ah sì? E a chi l'hai visto, maialino?"

"A tutti quelli con cui sono stato, no?"

"E sono tanti in così pochi mesi?"

"Beh, senza contare Carlos e Jaime, l'ho visto a Luis, Manuel, a Pedro... e naturalmente a Gonzalo che m'ha iniziato, al povero Lope, a Ignacio."

"Nove, compreso me. E prima che Gonzalo ti iniziasse, mai fatto niente?"

"Beh, sì... cose fra ragazzi, però. E tu resti l'uomo col cazzo più bello che abbia visto."

"Beh, grazie per il complimento, ragazzo."

Continuarono per un po' a masturbarsi a vicenda in silenzio.

Poi Sancio riprese: "Per questo io vorrei tanto... farti godere con la bocca invece che con la mano. Manuel m'ha insegnato a farlo e mi piace. E tu godresti molto di più... Ti prego..."

"Se... se proprio vuoi..." sussurrò l'uomo.

Sancio si alzò a sedere contento e fece per chinarsi sul pube dell'amico ma questi lo bloccò:

"Spostati, vieni più su: io voglio farti godere con la mano, comunque."

Sancio sedette all'altezza delle spalle dell'amico, quindi si chinò sul suo corpo e mentre Esteban riprendeva a masturbarlo, lui prese in mano il bel palo dell'uomo e vi si chinò sopra. Cominciò a leccarlo a lungo, spiando compiaciuto le reazioni di piacere dell'altro.

"Oh, Sancio, Sancio... così mi farai venire subito!" ansimò sottovoce l'uomo.

"Ti piace?" chiese il ragazzo guardandolo contento.

"Cazzo! Sei fantastico!"

"Stai tranquillo, non ti faccio venire subito. Solo quando non ne potrai più per il godimento..." disse Sancio e riprese ad occuparsi della verga dell'uomo con attenzione e bravura.

Posate le labbra sul glande duro e lucido, lo stuzzicò per un po' con la lingua poi se lo fece scivolare tutto dentro la bocca, muovendoci contro la lingua, finché il glande gli solleticò la gola. Esteban ebbe un lungo fremito di piacere. Il ragazzo lo succhiò per un po', muovendo su e giù il capo, poi se lo sfilò lentamente dalla bocca e prese a leccarlo per tutta la lunghezza, anche sui testicoli gonfi e sodi e poi su, su, fino a soffermarsi di nuovo sul glande. Si fermò per un attimo ma Esteban, con voce roca, mormorò:

"Continua, è troppo bello!"

Sancio riprese a lecchettare l'asta e il glande, e se lo fece di nuovo penetrare tutto in bocca, fra le labbra serrate. Lo succhiò finché lo sentì gonfiarsi, pulsare con forza e il mozzo si preparò ad accogliere l'ormai imminente esplosione: ingoiò prontamente il carico che l'uomo gli rovesciò in bocca e venne anche lui. Quando Sancio capì di aver spremuto da quel bel palo anche l'ultima goccia di seme, si staccò e si stese accanto all'amico.

"T'è piaciuto?"

"Moltissimo!"

"Più che a venirmi nel culo?"

"No, è diverso. È bello in tutti e due i modi."

"Lo farò ogni volta che vorrai."

"Ma a te piace davvero?"

"Sì, molto."

"Già... chissà perché si dice che un uomo non lo deve fare?"

"C'è chi dice che non si può fare neanche il resto... che non si deve inculare..." disse il ragazzo ridacchiando.

"Adesso riposiamoci, ne abbiamo bisogno." disse l'uomo sistemandosi per dormire, imitato dal ragazzo.


Santiago stava ristabilendosi e riprendendo le forze ed i compagni gli raccontarono quel che era successo dopo che lui aveva perso i sensi, e alla fine dovettero anche dirgli della morte di Lope. Santiago pianse. Nessuno trovò strano che un marinaio piangesse.

Non poteva ancora mettersi ai remi perché le ferite che stavano lentamente rimarginandosi sulla sua schiena avrebbero rischiato di riaprirsi. Per dargli qualcosa da fare gli chiesero di pescare e di fare la vedetta, nella speranza di avvistare terra.

Erano al loro nono giorno di navigazione.

Sull'esempio degli altri, anche Esteban e Sancio iniziarono a scambiarsi partner di tanto in tanto. Santiago rifiutò le proposte degli amici dicendo che ancora non si sentiva, anche per le condizioni della sua schiena. Anche Hernando e Manuel rifiutarono, spiegando semplicemente agli altri che loro due si amavano: gli uomini ne presero atto con semplicità, senza stupirsi né ironizzare.


All'undicesimo giorno Santiago avvistò qualcosa all'orizzonte, che poteva essere un'isola o una nave.

"Purché non sia una nave spagnola... o si cade dalla padella nella brace." commentò Felipe.

"Mica possono già sapere di noi, no?" disse Juan.

"Adesso no, ma al nostro sbarco..." rispose Santiago.

"E poi... speriamo che non sia la Morisco." disse Àlvaro.

Ma dopo alcune ore erano tutti ormai certi che non fosse una nave ma un'isola. Scese la notte ed ancora erano lontani. Ma erano tutti pieni di speranza.

"Sempre che ci sia acqua e cibo... e gente non ostile..." disse Àlvaro pensoso.

"Possibile che tu preveda sempre il peggio?" chiese seccato Sancio.

"No," lo difese Juan, "è che temendo il peggio, lo dice per scaramanzia."

"In fondo," aggiunse Esteban, "chi non si fa illusioni non ha delusioni."

Il mattino seguente con loro sollievo, perché anche se nessuno l'aveva detto temevano, remando al buio, di essere andati fuori rotta o di essere stati trascinati via da una corrente, l'isola era ancora lì e più grande.

"Hernando, Felipe, quanto ci metteremo a raggiungere l'isola?" chiese Manuel.

"A occhio... vedendo quanto è ingrandita l'immagine... entro il tramonto, se tutto va bene," rispose Hernando. Felipe annuì ed aggiunse:

"E non dovrebbe essere troppo piccola."

Remarono con rinnovato vigore. L'isola era sempre più grande, sempre più vicina. Felipe, che la guardava con attenzione verificando spesso la loro posizione rispetto al sole, diresse verso mezzogiorno:

"Deve avere un monte alto un po' meno di un miglio e dev'essere lunga, per quello che si vede da qui, circa due miglia e mezzo."

"Perciò ci dovrebbe essere anche acqua chiara e parecchie piante." aggiunse Hernando.

Arrivarono all'isola senza problemi, prima del tramonto come aveva previsto il loro capo e questo accrebbe la stima degli uomini per lui. Avvicinandosi non avevano notato alcun segno di presenza umana. Attraccarono e tirarono la scialuppa all'asciutto. Si guardavano attorno attenti, ma visibilmente sollevati: la vegetazione era rigogliosa, lussureggiante.

Hernando disse agli uomini: "Bene, per prima cosa dobbiamo trovare acqua, poi un posto in cui passare la notte senza temere sorprese. Santiago e Sancio restano di guardia alla barca. Àlvaro, Felipe, Josè e Juan esploreranno la costa da quella parte, io con Esteban e Manuel da quest'altra. Non allontaniamoci dalla barca troppo e non inoltriamoci nell'interno. Quando il sole toccherà l'orizzonte, si tornerà comunque alla barca."

Tutti assentirono ed i due gruppetti partirono. Santiago e Sancio, restati alla barca, si misero a parlare. Dopo un po' Sancio chiese all'uomo:

"Pensi spesso al povero Lope?"

"A volte."

"Ti manca?"

"Beh... certo. Era un caro ragazzo. E così giovane..."

Sancio annuì e disse: "Peccato che non sia qui con noi. Ma forse... forse sta meglio lui di tutti noi, sopravvissuti per miracolo su un'isola sconosciuta."

Santiago si guardò attorno e disse: "No. Io sono contento di essere vivo. E quest'isola è bella, pare il paradiso terrestre."

"Può nascondere mostri..."

"Mai quanto il cuore di un uomo. Mi fa più paura quello..."

"Forse hai ragione..." mormorò Sancio.

Dopo un po' il ragazzo passò lieve le dita sulla schiena del compagno: "Ti fa male?"

"Non più. A volte come vampe di calore, a volte un forte prurito."

"Vuol dire che stai guarendo."

"Resteranno le cicatrici."

"Un camiciotto o anche solo un gilè le coprirà, sono solo dietro. Resti sempre un gran bell'uomo."

Santiago sorrise a quel complimento.

Allora Sancio disse: "A me piacerebbe molto fare l'amore con te."

L'uomo sorrise di nuovo: "Non ancora. E poi, è il più vecchio che deve proporlo al più giovane, mozzo!"

"Non siamo più sulla nave, qui. Quelle regole non hanno più valore. Perché seguiti sempre a dire non ancora?"

Santiago guardò negli occhi il ragazzo, poi disse: "Non lo so... Forse perché avevo appena cominciato a godere di Lope, ero appena entrato in lui quando quei traditori ci hanno presi. Quando stava per cominciare il momento più bello... è cominciato l'incubo."

"Ma ora è finito, no?"

"Già, ora sto fra amici."

"Forse... forse non ti piaccio io?"

"Tu? No, al contrario. Non sei tu, ma non mi va, non mi tira. Forse è solo questione di tempo. Prima o poi tornerà di nuovo la voglia, credo. Forse proprio la bellezza di quest'isola, forse proprio i pericoli che dovremo affrontare riusciranno a farmi di nuovo desiderare un compagno, forse proprio te. Ma ho bisogno di tempo. Non ci sono solo le cicatrici sulla mia schiena. Ce n'è altre, che non si vedono. Ma che ancora sanguinano."

Sancio capì e provò come un senso di calore umano per quello sventurato compagno. E di rispetto.

Giunse il tramonto. Quando il sole nascose il suo ultimo lembo sotto l'orizzonte ed il cielo si colorò di porpora e d'oro, Santiago disse: "Ecco, da un momento all'altro dovrebbero essere qui."

"Chissà se han trovato qualcosa?" si chiese ad alta voce Sancio.

Il cielo trascolorò pian piano, oscurandosi mentre su un alto iniziavano ad affacciarsi le prime stelle. E finalmente arrivò il primo gruppo.

"Trovato qualcosa?" chiesero i due di guardia.

"Niente di speciale, una continua distesa di sabbia bordeggiata da una fitta vegetazione come qui. Abbiamo lasciato un segno dove siamo arrivati così domattina si può andare oltre sperando almeno di trovare l'acqua." rispose Felipe.

Josè andò alla barca e cominciò a preparare le razioni per la cena: "Cibo ancora per tre giorni e acqua per cinque." annunciò.

"Forse basteranno." commentò Felipe, "Con tutta questa vegetazione dovrà pur esserci acqua da qualche parte. E forse pure piante commestibili. E comunque, per il cibo, si può sempre pescare, L'acqua è il problema più grande."

Arrivarono anche gli altri. Neanche loro avevano trovato l'acqua ma portavano qualcosa. Era un cilindretto di legno grosso come un polso e lungo due spanne circa, finemente scolpito.

"Dunque ci sono uomini, da qualche parte." disse Juan ammirando l'oggetto.

"Magari l'ha portato il mare da chissà dove. O forse è caduto da una nave..." disse Àlvaro.

"No." rispose Hernando. "Era troppo lontano dalla riva ed era infisso nella sabbia, perfettamente verticale. Qualcuno che vive in quest'isola o non lontano deve averlo messo lì di proposito, per qualche motivo."

"Chi l'ha scolpito deve essere molto abile e deve avere utensili ottimi. Sembra un disegno molto fine, molto ben fatto e inciso in profondità in un legno molto duro. Chissà a che cosa serve e che cosa rappresentano questi disegni?" disse Felipe che ora lo osservava. La poca luce della notte non permetteva di vedere molto bene l'oggetto.

Sedettero in circolo per mangiare poi Hernando dette disposizioni per la notte. Avrebbero dormito nella barca in sei mentre tre di loro a turno facevano la guardia fuori dalla barca.

Venne il mattino. Decisero di riprendere l'esplorazione dell'isola ma non più a piedi. Così risospinsero la barca in acqua e presero a circumnavigare l'isola tenendosi vicini alla costa. Doppiato un piccolo promontorio, quasi contemporaneamente videro due cose; un ampio ruscello che tagliava la riva e si riversava in mare ed un'altra isola, grande, non molto lontana.

Attraccarono. Per prima cosa riempirono gli otri di acqua. Era limpidissima, fresca e buona e tutti ci si lavarono a lungo per togliersi di dosso le incrostazioni di sale e lo sporco di giorni. E lavarono anche i loro panni. Guazzavano nudi nel ruscello come ragazzini in festa. Poi, mentre si asciugavano al sole, ed attendevano che anche i loro pochi abiti si asciugassero, discussero se fosse meglio continuare a circumnavigare l'isola o dirigersi verso l'altra più grande. Prevalse l'opinione di finire prima il giro dell'isola.

Sul versante opposto la riva era scoscesa e rocciosa ma c'era un'insenatura che s'apriva in una ampia lunetta sabbiosa: era una specie di porticciolo naturale. Approdarono in centro al tratto sabbioso e scesero per esplorare. Anche qui, verso l'interno, c'era un piccolo corso d'acqua che formava una cascatella di un paio di metri di altezza e si versava in una polla ovale, da cui usciva l'estuario che dopo pochi metri, traversata la lunetta di sabbia, si versava in mare.

"Sarebbe il posto ideale per viverci: acqua, un approdo riparato..." disse Hernando.

Stavano per tornare alla barca e riprendere il mare quando Manuel chiamò: "Qui, venite a vedere!"

C'era una piattaforma di pietre squadrate, rettangolare, ben rifinita, evidentemente costruita dall'uomo, seminascosta dalla vegetazione.

"Chissà cos'era?"

"A giudicare dall'ampiezza, forse è la base di una costruzione..." suggerì Hernando.

"Ma non c'è traccia di muri."

"O non l'hanno mai finita o e molto antica e forse la parte sopra era di legno. È difficile dirlo."

La liberarono dalle piante ed esattamente in centro scoprirono una pietra cubica, perfettamente squadrata, alta come mezzo uomo. Le pareti laterali erano scolpite nello stesso stile del legno trovato il giorno prima e sopra era perfettamente liscia.

"Sembra un trono." disse Esteban.

"O un altare." fece notare Hernando.

"O una tomba." suggerì Juan.

"Forse siamo in un luogo sacro e lo stiamo profanando..." disse pensoso Santiago.

"Forse, anche se sembra abbandonato da parecchio tempo." disse Hernando ammirando la pietra.

Lasciarono il posto e tornarono alla barca. Completarono il giro dell'isola. Nessuna traccia di uomini o di abitazioni, almeno per ciò che si poteva vedere dalla riva. Tornarono fino al posto del primo ruscello e lì mangiarono. Quindi decisero di avventurarsi verso l'isola più grande che c'era verso nord est.

Erano a metà strada fra le due isole quando Santiago, che era di vedetta, notò sul mare una serie di puntini fra loro e la loro meta e questi si avvicinavano. Erano minuscole imbarcazioni, esili, a pelo d'acqua, e su ognuna c'erano due uomini. Dirigevano chiaramente verso di loro. Ed erano decine.

"Saranno amici o nemici?" chiese Àlvaro.

"E chi lo sa?" rispose Manuel.

"Prepariamo i coltelli." propose Juan.

"No. Se fossero amichevoli potrebbero crederci nemici... e sono troppi. Teneteli a portata di mano ma in modo che assolutamente non si vedano." disse Hernando.

I nove uomini avevano smesso di remare ed attendevano, tutti in piedi e tesi, l'arrivo delle barche. Quando cominciarono a distinguere nitidamente gli uomini delle buffe ed esili barche, a poco a poco si rilassarono. Erano uomini seminudi, apparentemente non armati, di corporatura robusta ma elegante, di pelle color bruno chiaro, capelli neri e lisci, un volto ovale con tratti piacevoli, ed erano sorridenti. Avevano ghirlande di fiori attorno al capo, al collo ed ai polsi.

"Cazzo, sono belli!" esclamò Sancio.

"E sorridono." disse Manuel.

"E non sono armati." notò Felipe.

Le barchette li circondarono. Gli uomini dell'isola guardavano incuriositi ma sorridenti i nove marinai. Poi una delle barchette accostò la scialuppa, uno dei due uomini si alzò e disse ad alta voce qualcosa di incomprensibile.

Hernando rispose in spagnolo: "Siamo venuti in pace... pace... pace, capisci?"

"Paz?" ripeté l'indigeno in tono interrogativo.

"Sì, in pace. Pace."

"Paz." ripeté l'uomo, si tolse una ghirlanda di fiori dal collo e la porse ad Hernando.

Questi la prese e la mise al collo. Dalle barche si alzò un mormorio di approvazione poi ognuno fece a gara per avvicinarsi alla scialuppa e per offrire la propria ghirlanda ad uno dei marinai. Quindi, il primo che aveva parlato, indicò la grande isola e disse qualcosa.

"Vuole che lo seguiamo, forse..."

"Ci sta invitando."

Infatti l'uomo sedette e le barchette girarono la prua verso la grande isola, e facevano grandi gesti con le braccia di seguirli. I marinai inghirlandati ripresero il posto ai remi e, scortati dagli indigeni, vogarono verso riva. Gli indigeni, mentre remavano le loro agili barchette, avevano intonato un canto molto sensuale. La riva si affollò di gente e, dietro alla gente scorsero una fila di capanne rettangolari con i tetti a due spioventi.

"Pare che sia una festa di benvenuto." osservò a voce alta Felipe.

La gente della riva infatti cantava e danzava. Era una danza affascinante: uomini e donne, in due gruppi separati, stavano quasi fermi con i piedi, ma i loro corpi, le anche, le braccia, si muovevano a ritmo del canto in modo sinuoso e sensuale, formando una splendida coreografia. Le donne indossavano solo un lungo panno che le copriva dalle anche alle caviglie, annodato sul fianco destro. Gli uomini un panno più corto, dalle anche a metà coscia, annodato sul fianco sinistro. E tutti erano adornati di fiori. Era uno spettacolo unico.

Giunti a terra i marinai tirarono in secco la loro barca e risalirono la riva. Man mano che procedevano i due gruppi si separavano al loro passaggio continuando a cantare e danzare, sì che si formò come un corridoio di corpi, alla loro destra i maschi e a sinistra le femmine del villaggio.

"Ma sono tutti giovani e belli, qui?" chiese ad alta voce Esteban, stupito ed ammirato.

"Questo è il paradiso terrestre." esclamò Juan.

Dall'altra parte del corridoio che la piccola folla aveva formato videro avanzare un uomo: era alto, vigoroso. Doveva avere sui quaranta anni a giudicare dal volto, ma il suo corpo era quello di un trentenne. Aveva in capo una specie di corona di piume coloratissime ed un mantello di piume gli scendeva dalle spalle. Ai fianchi la stessa corta tela di tutti gli indigeni e il resto del corpo nudo. Aveva un portamento davvero regale.

"È il loro capo." disse Hernando e fece un profondo inchino al nuovo arrivato. Gli indigeni ridacchiarono discreti per quel gesto per loro buffo ed inconsueto. Il capo fece un lungo, incomprensibile discorso, ma dal tono si capiva che era benevolo. Hernando allora rispose con un altrettanto lungo discorso, sicuramente incomprensibile per gli indigeni. Il capo alla fine assentì con il capo e fece un cenno con una mano dicendo alcune parole. Subito tutti gli indigeni sciamarono via ed i nove marinai si trovarono soli davanti al capo ed a quattro donne che stavano alle sue spalle.

Il capo invitò a cenni gli stranieri a seguirlo. Arrivati davanti alla più bella ed imponente delle capanne, sedette su un basso sgabello di legno e fece cenno agli stranieri di sedere su altri sgabellini che frattanto le donne avevano rapidamente portato dall'interno.

Tornarono tutti gli altri abitanti del villaggio portando ceste di cibi e bevande, a profusione e piccoli tamburi, e mentre iniziavano tutti a mangiare ed a bere, due gruppi, uno composto di sedici ragazzi ed uno di sedici ragazze, iniziarono a danzare mentre altri suonavano i tamburelli e cantavano. Questi danzatori avevano gonne, lunghe fino a terra le ragazze e fino al ginocchio i ragazzi, fatte di lunghi, morbidi e flessibili fili di paglia dorata, ornati a vita da una cintura di fiori. Avevano anche ghirlande di fiori sul capo, al collo, alle caviglie ed ai polsi.

"Dio, quanto sono belli quei ragazzi!" esclamò Àlvaro e aggiunse: "A me è venuto duro!" i suoi compagni ridacchiarono.

Josè gli chiese: "Quale ti sceglieresti, tu?"

"Tutti!" rispose immediatamente Àlvaro suscitando di nuovo l'ilarità dei compagni.

Uomini e donne continuavano ad offrire loro cibi e bevande. Quindi, dopo alcune ore di festa, il capo si alzò, disse qualcosa ed ognuno dei marinai fu invitato con cenni e con sorrisi da un diverso gruppo di persone.

"Ci vogliono dividere..." disse allarmato Santiago.

"Non credo che ci sia pericolo. Se avessero voluto farci del male non ci festeggiavano e ora non avevano bisogno di dividerci. Sono almeno duecento, solo gli uomini validi e noi solo in nove. Ci vogliono semplicemente ospitare nelle loro case." disse Hernando.

Così i nove marinai si divisero. Hernando fu ospitato dal capo del villaggio.


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