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una storia originale di Andrej Koymasky


pin POPOLO KEA CAPITOLO 6
GIUNTI ALL'ISOLA DELL'ESILIO...

Giunti all'isola dell'esilio e tirate in secco la scialuppa e le piroghe, gli esuli si divisero spontaneamente in tre gruppi: gli spagnoli, accanto a loro i ragazzi indigeni e poco più lontane le ragazze.

"Bene, uomini, dobbiamo organizzarci!" disse Hernando.

"Visto che dovremo vivere tutti qui, chiamiamo anche gli altri." propose Felipe.

I ragazzi furono contenti di essere stati chiamati e si mescolarono subito ai marinai. Le ragazze sembravano più restie, parlottavano fra loro guardando il gruppo dei maschi, infine si avvicinò la moglie di Duz:"Io posso ascoltare e parlare a nome delle donne." disse.

Parlarono a lungo, si organizzarono. Decisero di trasferirsi tutti nell'insenatura e qui di costruirsi un villaggio. La moglie di Duz, che si chiamava Luolani, spiegò il mistero delle sette ragazze che avevano voluto seguirli: "Hanno paura degli uomini. Non vogliono sposarsi ma a Kaawai le avrebbero obbligate. Hanno pensato che venendo con voi non avrebbero corso questo pericolo."

Gli uomini risero ma assentirono.

Luolani allora disse: "Costruiremo le nostre capanne accanto a quelle di voi uomini, ma separate."

"Bene." disse Hernando, "Ed eleggerete fra di voi una capo."

"Sono io." disse con semplicità Luolani.

Così, prese le prime decisioni, si trasferirono tutti nell'insenatura.


"È molto bello, qui, vero?" disse soddisfatto Santiago a Celo.

"Un tempo, raccontano i vecchi, venivano qui le coppie che non riuscivano ad avere figli per pregare la dea dell'isola." spiegò Muleto.

"E come mai non ci vengono più?" chiese Juan.

"Perché la dea cominciò a non ascoltare le preghiere delle coppie: era andata via dall'isola. Ci deve essere... eccola lì, la piattaforma delle cerimonie: l'aku marae. Prima si lavavano a quella cascatella per purificarsi. Poi lì sulla piattaforma pregavano la dea, poi andavano da un'altra parte dell'isola e si univano e donavano alla dea un paletto di duro legno scolpito che conficcavano nella sabbia: era un coso duro per dare piacere alla dea. Tornavano al villaggio e di solito nasceva un figlio. Finché la dea non abbandonò quest'isola." spiegò ancora Muleto.

"Ah, allora," disse divertito Esteban, "quel legno che avevamo trovato... era un cazzo!" e tutti risero.


Divisero con le ragazze le piroghe dandogliene quattro, così pure divisero gli attrezzi ed il cibo. Per i maialini costruirono un recinto e decisero che man mano che fossero nati nuovi maialini, la metà li avrebbero mangiati e l'altra metà li avrebbero lasciati liberi per popolare l'isola che ne era priva. E si misero all'opera.

Gli uomini tagliarono alberi e prepararono i pali ed iniziarono a costruire le prime due capanne: una per i maschi ed una per le femmine, mentre le ragazze intrecciarono le stuoie per le due capanne, per i tetti, le pareti ed i pavimenti.

Lavorarono sodo per alcuni giorni, con poche pause per mangiare, cantare o appartarsi per fare l'amore. Quando le due capanne furono finite, una di fronte all'altra nella piccola baia, divise dal mare e dall'arco di sabbia, a pari distanza dall'aku marae, decisero di fare una festa.

Tutti intrecciarono ghirlande di fiori con cui si adornarono, cucinarono il cibo, poi si misero a danzare. Ma, a differenza di quanto avveniva al villaggio dell'altra isola, in cui i ragazzi e le ragazze danzavano in due gruppi di fronte, guardandosi, qui le ragazze danzavano fra di loro ed i ragazzi danzavano davanti agli uomini, evidentemente col proposito di eccitarli. Infatti a poco a poco coppie si allontanarono fra gli alberi o si appartavano fra le rocce o nella capanna degli uomini per fare l'amore. Sulla spiaggia rimasero solo le ragazze, Hernando e Manuel. Hernando si accostò a capo Luolani.

"Capo Luolani, non ti manca il tuo Duz?" le chiese con dolcezza.

"Un poco. Ma una delle ragazzine è molto dolce con me e me lo sta facendo dimenticare. Stiamo imitando il vostro esempio... e non è male. Una donna capisce che cosa piace ad una donna."

"Pensi che riusciremo a vivere in pace e felici, su questa isola?"

"Sì, c'è molto cibo e nessun pericolo. Qui non c'è neanche la montagna di fuoco."

"Vulcano, vuoi dire?"

"Non conosco la vostra parola. Ma quando gli dei sono in collera con noi, la montagna dell'isola di Kaawai getta fuoco, e gli dei distruggono uomini e villaggi. Qui non c'è."

"Perché allora la tua gente non è venuta ad abitare qui?"

"Prima non poteva, perché la dea dell'isola non voleva villaggi. Poi... sai, si vive dove han vissuto i nostri nonni ed i nonni dei nostri nonni. Dove ci sono le loro ceneri che ci proteggono. Dove gli dei a volte si arrabbiano con noi, ma poi ci lasciano ricominciare."

"Qui, i vostri dei, ci proteggeranno?"

"Vedremo. Forse ci proteggerà il vostro dio. Forse nessun dio ci proteggerà ma neppure si adirerà con noi. Ora ti lascio, capo Hernando. Anche noi donne questa sera vogliamo festeggiare unendoci fra di noi." disse Luolani e si allontanò, sinuosa e graziosa, cingendo un fianco alla sua compagna, seguita dalle altre.

"Vieni anche tu fra gli alberi a festeggiare, amato?" chiese Hernando alzandosi e porgendo un braccio all'amante.

"Certo." disse Manuel prendendo la sua mano ed alzandosi con occhi brillanti di desiderio.

Intravidero Hito che stava stantuffando vigorosamente nel sedere di Àlvaro, si allontanarono e passarono non lontani da Celo che gemeva di piacere fra le forti braccia di Santiago, aggirarono il punto in cui Vilo si agitava felice sotto ad Esteban che lo prendeva con passione ed infine trovarono un luogo tranquillo in cui poterono unirsi in un lungo amplesso pieno di amore.

"Sei felice, Hernando?"

"Con te, sempre ed ovunque, amato mio."

"È bello qui, e possiamo unirci senza vergogna, senza nasconderci, senza timori di giudizi, di punizioni, di scherno. Tutti sanno che ci amiamo e ci rispettano. Anch'io sono molto felice, Hernando." disse Manuel baciandolo dolcemente.


Nei giorni seguenti Hernando e Manuel decisero di costruirsi una loro capanna e tutti li aiutarono. Poi fu la volta di Juan e Muleto che avevano deciso di fare coppia fissa. Così sorsero altre due capanne un po' più piccole accanto alla capanna degli uomini.

Hernando disse a Muleto: "Tu, essendo il figlio del capo, sei il capo dei ragazzi, no?"

"No. Tu sei il capo."

"Io sono il capo dei Kea." obiettò l'uomo.

"Ma ora, anche noi sette facciamo parte del popolo Kea, no? Noi abbiamo anche un nome Kea." disse Muleto incerto scrutando negli occhi Hernando.

"Se voi volete così, va bene."

"Certo." rispose Muleto aprendosi in un bel sorriso. "E... capo Hernando..."

"Nessuno dei Kea mi chiama capo, quindi neanche tu, se sei un Kea."

"Va bene, Hernando. Quando due si uniscono e vogliono vivere assieme, da noi si faceva una cerimonia e un festa. Voi non avete cerimonie?"

"Sì, il mio popolo aveva una cerimonia. Ma solo per l'unione di un maschio con una femmina."

"Anche il mio vecchio popolo, solo fra un maschio e una femmina. Ma noi siamo un popolo nuovo. Dobbiamo avere le nostre cerimonie e le nostre feste. Credo che anche capo Luolani la pensi così: un popolo senza feste e cerimonie non è un vero popolo. E anche Juan sarebbe contento di unirsi a me con una cerimonia."

"Sì, forse hai ragione. Anche il mio Manuel, tempo fa, aveva detto la stessa cosa. Luolani ti ha detto che vuole unirsi ad una ragazza?"

"Non lei, ma la moglie di Hito con una delle ragazze giovani."

"Bene. Allora vai a chiamare capo Luolani e, con lei e te, decideremo sulla cerimonia di unione del nuovo popolo Kea."

Discussero poco, furono presto d'accordo. Così iniziarono i preparativi. Gli uomini ripulirono l'aku marae e le donne tesserono nuovi pareo. I marinai già da tempo avevano cessato di indossare le casacche ed ora indossavano solo le brache. Decisero che per le feste avrebbero vestito alla moda indigena e quella fu l'occasione ufficiale.


Adornarono l'aku marae di festoni di fiori ed intrecciarono ghirlande. Hito e Duz prepararono gli strumenti musicali. E finalmente fu tutto pronto.

Sull'ara avevano posto due banane, una noce di cocco aperta in due e ripiena del suo latte e due ghirlande di fiori bianchi.

Quattro uomini e quattro donne, indossati i gonnellini di paglia e ghirlande di fiori rossi, danzavano ai lati della piattaforma ed una coppia di ragazzi oppure di ragazze, alternandosi, danzavano staccati dagli altri, uno di fronte all'altro, mimando una serie di sensuali carezze e sfregamenti allusivi all'unione sessuale.

Le tre coppie che volevano celebrare l'unione sedevano separate su due stuoie di fronte ed indossavano un pareo rosso. Tutti gli altri dodici, indossando pareo variopinti e ghirlande di fiori di vari colori, sedevano su una fila di fronte alle tre coppie battendo le mani a ritmo e cantando.

Poi le due coppie di ballerini andarono verso i primi due che si sarebbero uniti. Sancio e Gloton andarono a prendere Hernando, mentre Àlvaro e Celo accompagnavano Manuel. I due uomini, nel loro pareo rosso, salirono dalle due estremità della piattaforma di pietra e si fermarono davanti all'ara l'uno di fronte all'altro. Le danze ed i canti cessarono.

Hernando, per primo, dichiarò a voce alta e chiara: "Io, Hernando, davanti al popolo Kea, chiedo a Manuel di unirsi a me per tutta la vita."

Manuel allora prese una ghirlanda bianca dall'ara e la mise sul capo di Hernando. Poi ripeté a sua volta la formula e fu il suo uomo a porgli in capo i fiori. Allora entrambi bevvero un sorso dalla noce di cocco. Quindi, prese le due banane, le sbucciarono ed ognuno imboccò l'altro, facendogliela mangiare. Bevvero di nuovo un sorso dalla noce di cocco, ma questa volta ognuno portando la propria alle labbra dell'altro. Allora si presero per mano e, mentre tutti riprendevano a cantare e danzare, Hernando condusse Manuel fino alla loro capanna.

Poi fu la volta delle due donne che ripeterono la cerimonia nello stesso modo, ed infine di Juan e Muleto. Gli altri rimasero a cantare e danzare all'aperto, mangiando e bevendo, finché la festa morì perché a poco a poco si formavano coppie che andavano ad appartarsi per fare l'amore.

Quando Hernando e Manuel furono soli nella loro capanna, l'uomo disse al ragazzo: "Sei contento, mio amato, che ora siamo sposati davanti al nostro popolo?"

"Sì, mio Hernando. Ora sento di appartenerti anima e corpo. E che tu appartieni a me."

"Ma io ti appartenevo già prima, non lo sapevi?"

"Sì... lo sapevamo noi e lo sapevano gli altri. Eppure ora abbiamo costruito un vincolo di fronte al mondo intero. Ora siamo veramente sposati... Toglimi il pareo, amore mio, e fammi tuo..."

Hernando sollevò una mano e sciolse il pareo del suo ragazzo che scivolò a terra. Anche Manuel sciolse il pareo del suo uomo. Poi lo prese per mano.

"Vieni... fammi sentire il tuo amore..."

"Sì..."

Si stesero sulla stuoia e Hernando lo strinse fra le sue braccia e le sue gambe e lo baciò pieno di desiderio. Manuel attirò l'uomo su di sé ed allargò le gambe arcuando il bacino e cercando con il sedere il forte paletto dell'altro. Continuando a baciarsi con passione, Hernando spinse col bacino ed iniziò a scivolare nel caldo, accogliente canale d'amore del suo giovane compagno che fremette di piacere accogliendolo. Hernando si sollevò leggermente interrompendo il loro bacio, per entrare più a fondo in Manuel e ne vide lo sguardo luminoso e pieno di amore. Gli sfregò i capezzoli ed iniziò a pompargli dentro con calmo vigore. Si sorrisero felici.

"Ti amo. Hernando..."

"Anch'io, mio Manuel."

"Anche se per colpa mia sei esule su un isolotto sperduto?"

"Per merito tuo sono un uomo libero in un popolo libero. Non posso che ringraziare il mio fato per questo, e per avere te..."

"Mi piace sentirti in me... Qui nella nostra casa, essere tuo..."

"Anche io sono tuo..."

"Lo so... lo sento... è meraviglioso..."

"Meraviglioso..." disse l'uomo scendendo di nuovo a baciarlo mentre continuava a fotterlo con tenero vigore.


Poco più in là anche Juan e Muleto erano uniti in un caldo amplesso, felici di essere stati uniti davanti a tutti. Juan era seduto con il ragazzo in grembo, rivolto verso di lui, che gli molleggiava su e giù sul bel palo eretto, impalandocisi con focosità. I loro occhi accesi di piacere si sorridevano. Juan era estasiato dal bel corpo dorato del suo amante e dal suo evidente piacere nel farsi prendere dall'uomo.

"Juan, contento di tuo Muleto?"

"Felice, Muleto. Sei un ragazzo delizioso."

"Ti piace mio culetto?"

"Mi piace tutto di te. Baciami, Muleto..."

Il ragazzo si calò sul grembo dell'uomo e si chinò contro il suo petto mentre questi lo cingeva in un abbraccio e lo tirava a sé. Le loro labbra si incontrarono, le loro lingue giocarono e Muleto fece palpitare il suo ano attorno alla potente verga saldamente infissa in lui. Juan portò le mani sul petto dell'amante e gli stuzzicò i capezzoli. Questi mugolò forte il suo piacere ed agitò il bacino contro il pube dell'amante, quasi a farsi penetrare più a fondo. Si sciolsero, cambiarono posizione, si unirono di nuovo, mentre la festa là fuori languiva. Ma loro due non ne erano coscienti, ognuno ripieno della gioia di essere unito al proprio compagno.


Nei giorni seguenti tutti aiutarono la prima coppia delle donne a costruire la loro capanna.

Capo Luolani disse ad Hernando: "Davvero il nostro popolo ed il nostro villaggio iniziano a vivere, ora. Ti ringrazio per il dono dello sgabello che hai fatto scolpire per me. Le donne hanno apprezzato molto il tuo gesto."

"Tu hai la mia stessa dignità, non potevo usare lo sgabello io solo."

"E le donne hanno detto: tutti i capi dei popoli delle isole hanno, per le cerimonie, il manto ed il copricapo di piume. Vogliamo tesserli anche per voi. Io penso che sia giusto. Ma un capo riceve le insegne del precedente capo, di solito suo padre, quando questi si ritira. Chi le potrà dare a noi? Io ho detto: Hernando era capo del popolo Kea prima di venire fra noi a Kaawai. Lui ha diritto al manto. E lui lo darà a me."

"Ma è necessario?"

"Certo: la gente deve essere fiera del suo capo, e il manto rappresenta l'unità e la continuità del popolo e il copricapo la sua forza."

"Così sia, allora."

"Dobbiamo iniziare a catturare gli uccelli adatti per i colori delle piume e decidere il disegno." disse Luolani soddisfatta.


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