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una storia originale di Andrej Koymasky


pin POPOLO KEA CAPITOLO 8
QUANDO FESTEGGIARONO...

Quando festeggiarono il quinto anno del popolo Kea, s'era formata, fra gli uomini, una nuova coppia fra Sancio e Mozuelo. Il primo aveva ora ventitré anni ed il secondo diciotto. Gloton, dopo la punizione s'era calmato, sia perché un mese di solitudine (e di piacere solitario) l'avevano dissuaso, sia perché tanto a lui piaceva succhiarlo, tanto a Machizo piaceva essere succhiato, anche perché nessuno dei compagni della casa comune aveva avuto il coraggio di farsi penetrare da quella mazza enorme. Àlvaro ci aveva provato una volta, ma aveva desistito subito: non riusciva ad accogliere quel formidabile palo.

C'erano anche trentasette bambini vivi, di cui sedici maschi. Non pochi piccoli erano morti alla nascita o poco dopo, infatti. Alle spalle dell'aku marae avevano elevato un cippo sotto cui avevano deposto le ceneri dei piccoli. Il più grande dei piccoli aveva quattro anni. Ogni mese i bambini erano seguiti da quattro uomini e quattro donne sì che ognuno ne seguiva quattro o cinque; per i bambini tutti gli uomini erano "papa" e tutte le donne "mama".

Le ragazze erano tutte in coppie fisse, ormai, sì che la loro parte del villaggio era formata di sette case più la grande casa comune usata solo per le riunioni. Dal villaggio non erano più arrivate ragazze. La parte degli uomini era anche formata da sette case più la casa comune in cui ora vivevano sei uomini: Josè, che con i suoi ventotto anni fungeva da capo casa, Vilo, Gloton, Àlvaro, Machizo e Dudo, un ragazzo di sedici anni che era arrivato da pochi mesi da Kaawai.

Dudo aveva raccontato che nel villaggio era diventato difficile fare l'amore tra maschi: permettevano come sempre ai piccoli di masturbarsi fra loro, ma quando avevano scoperto che lui si faceva penetrare da un coetaneo, il padre l'aveva picchiato e gli aveva detto: se ti piacciono queste cose, perché non vai dai Kea, svergognato! Così lui aveva deciso di diventare un Kea, perché non voleva rinunciare ad essere penetrato e non gli interessava fare sesso con le femmine.

Dudo era un ragazzetto timido e riservato, ma la notte, appena i compagni lo coinvolgevano nei loro giochi erotici, partecipava con piacere. In particolare era affascinato da Àlvaro.

Una volta gli disse: "Hincado mi aveva detto che tu sai fare l'amore bene."

"Ah, Hincado! Hai fatto l'amore con lui?"

"Solo due volte. A lui piace la sua donna. E non gli va di farsi scoprire con un ragazzino. Lui è stato il primo a prendermi e poi l'abbiamo fatto di nuovo la notte prima che io lasciassi il villaggio."

"E il tuo compagno con cui ti avevano scoperto?"

"Anche lui dice che preferisce le donne. Anche se era sempre lui a chiedermi di farlo. Ma tu sei il migliore."

"Ah sì? E perché?" gli chiese Àlvaro carezzandolo.

"Perché... perché... non lo so, ma con te sto benissimo, qualunque cosa facciamo, anche adesso che parliamo solamente. Mi piace come mi guardi, come mi carezzi e come fai l'amore. Tutto. Aveva davvero ragione Hincado."


I sei della casa degli uomini ormai dormivano sempre assieme e facevano sempre l'amore assieme. Josè forse prediligeva Vilo, ma non aveva alcuna intenzione di unirsi a lui e di lasciare gli altri.

Come disse una volta ad Hernando: "Ho un piccolo harem personale. Perché dovrei lasciarlo? Poi, fra neanche dieci anni arriveranno i nostri piccoli che decideranno di restare con noi e ci deve pur essere uno qui dentro che li sorvegli e che li instradi perché diventino dei buoni Kea, no?"

"E tu mi sembri perfetto: sei un perfetto capo casa." gli disse Hernando.


Quando il villaggio stava per festeggiare i dieci anni della fondazione, capo Luolani parlò con Hernando.

"Ascolta, Hernando, fratello mio. Tra non molto i più grandi fra i piccoli arriveranno all'età in cui devono mettere il primo pareo. Lasciarli con i più piccoli non è giusto, ma metterli con gli adulti non mi pare opportuno. Propongo di costruire, accanto alla casa dei piccoli, una casa per loro, in cui potranno imparare dagli adulti la storia del popolo Kea, le tradizioni, le regole, e le arti del sesso. Lì potranno farlo fra loro liberamente per due o tre anni. Poi si farà una cerimonia in cui diventeranno adulti e sceglieranno se stare con noi e diventare Kea o se tornare a Kaawai. Ti pare saggio?"

"Credi, Luolani, che siano già vicini alla pubertà?"

"Di solito arriva fra gli otto e gli undici anni ed il più grande dei nostri figli ne ha otto passati."

"Bene, allora faremo come tu proponi. Costruiremo la casa degli adolescenti, faremo una cerimonia per il passaggio, e li affideremo ai migliori dei nostri perché li istruiscano nelle leggi, nelle arti del sesso e nelle attività del villaggio."

"Non devi prima parlarne con i tuoi uomini?" chiese Luolani guardandolo divertita.

"Certamente. Ma fino ad ora i tuoi suggerimenti hanno sempre ottenuto l'approvazione degli uomini: sei un capo saggio, Luolani." disse Hernando con galanteria.

La donna chinò il capo con grazia accettando il complimento.


Così, accanto alla casa dei piccoli costruirono la casa della preparazione, altrettanto bella della prima. La terminarono appena in tempo perché già tre dei piccoli avevano raggiunto la pubertà. I piccoli furono invitati scegliersi un "presentatore" ed il maschietto scelse Duz.

Fino ad allora i piccoli erano stati chiamati con un nome provvisorio (come usava fra gli indigeni) e quello del maschietto era Pesciolino, per la sua abilità nel nuoto. Quando tutto il popolo Kea fu radunato, Duz andò a prendere Pesciolino nella casa dei piccoli e lo condusse all'aku marae. Hernando e Luolani sedevano sugli sgabelli cerimoniali, ciascuno davanti al proprio gruppo indossando gli splendidi manti e copricapi di piume.

Duz salì davanti all'ara e, sollevando il corpo nudo del ragazzino, lo mostrò a tutti e disse ad alta voce: "Ecco, popolo Kea, questo è Pesciolino. Sta entrando nella maturità, come vedete, e vuole diventare un vero uomo. Chiede perciò che gli sia dato il suo primo pareo e che sia ammesso alla casa della preparazione."

Gli uomini intonarono un canto mentre Hernando e Luolani si alzavano, prendevano il piccolo pareo giallo preparato per l'occasione e cingevano i fianchi di Pesciolino. Allora Duz lo posò a terra fra sé e Hernando. Luolani gli pose in capo una ghirlanda di fiori gialli, poi i due uomini lo presero per mano mentre tutti gli altri cantavano e danzavano e lo condussero fra gli uomini.

Poi, in ordine di età, fu eseguita la stessa cerimonia per le due ragazzine. Infine, dopo un abbondante pasto consumato in comune, i tre piccoli furono portati nella casa della preparazione. Qui a Pesciolino fu dato come primo "maestro" Mozuelo. I maestri e le maestre, oltre ad insegnare ai novizi le leggi, le tradizioni e le attività del popolo Kea, dovevano introdurli gradualmente a sviluppare la propria sessualità. Le regole concordate erano semplici: molta dolcezza e gradualità. Pesciolino doveva avere le sue prime esperienze con i maestri e le novizie con le maestre. Prima di tutto dovevano imparare a toccarsi, ad essere toccati ed a toccare, a eccitarsi da soli, ad essere eccitati dal maestro e ad eccitare con le mani. Quindi ad usare le labbra, la lingua, la bocca. Infine, e quando ormai raggiungevano un pieno orgasmo, a penetrare ed essere penetrati. Dapprima con un dito, poi da un maestro scelto fra gli uomini col membro più piccolo. Il tutto era fatto tutti assieme, maschi e femmine, pur essendo la preparazione fin qui separata, perché si abituassero a non provare imbarazzo.

Giunti a questo punto, il maschietto era spinto a provarci con le femminucce, alternando l'unione con queste con quella con i propri maestri. Infine il maschietto provava con le maestre e le femminucce con i maestri.

Quando per Pesciolino giunse il giorno in cui doveva per la prima volta essere penetrato da un membro maschile (aveva ormai quasi dodici anni) fu scelto per il compito Sancio che era quello che l'aveva di diametro meno grosso. Davanti agli occhi attenti di novizi e maestri, Pesciolino si stese sulla schiena sull'apposito giaciglio adornato di fiori e, come gli era stato insegnato, si sollevò le gambe fin sul petto protendendo in fuori il suo culetto in fiduciosa attesa. Era infatti arrivato a quel punto con gradualità e senza traumi e, avendo già provato a penetrare, ed avendo sentito il dito del maestro nel suo buchetto, sapeva che sarebbe stato piacevole.

Sancio lubrificò a lungo con una crema profumata il buchetto di Pesciolino, che ebbe subito una bella erezione. Lo saggiò dapprima con un dito, poi con due, muovendoglisi dentro e girandoli torno torno. Poi, quando lo sentì ben rilassato e fremente, si fece scivolare dalle anche il pareo rivelando il proprio membro già eretto, lo lubrificò accuratamente con la crema e lo poggiò sul buchetto caldo e fremente di Pesciolino.

"Lo sai che io non voglio farti male, e che se non ti dà piacere devi solo dire basta, è vero?"

"Sì, maestro Sancio." rispose il ragazzino con un sorriso.

"Posso cominciare, Pesciolino?"

"Ti prego, maestro Sancio."

Allora il giovane uomo sfregò delicatamente la punta della sua asta sul bocciolo palpitante, fra le sode chiappette e, guardando Pesciolino negli occhi, iniziò a spingere lievemente. Pesciolino sorrideva. Sancio spinse un po' più forte e sentì che il foro stava cedendo, schiudendosi. Il ragazzino continuava a sorridere fiducioso e fremente. Il suo membro fra le gambe ripiegate, guizzava. Sancio spinse ancora un poco e si sentì accogliere, avvolgere dalla calda carne fresca del ragazzino. Pesciolino vibrava tutto in preda ad un evidente piacere. Tutti intorno trattenevano il respiro. Sancio smise per un attimo di spingere e, lasciata la propria asta ormai ben puntata, iniziò a carezzare Pesciolino su tutto il corpo, aumentandone l'eccitazione. Allora Sancio capì che il più era fatto e riprese a spingersi dentro al ragazzino con estrema delicatezza finché gli fu completamente dentro. Allora tutti gli altri, intorno, iniziarono a cantare e danzare dolcemente, mentre Sancio iniziava un lento va e vieni trattenuto. Pesciolino era deliziato e carezzava le mani di Sancio che lo carezzavano.

Quando improvvisamente Pesciolino venne schizzandosi sul corpo il proprio seme, tutti iniziarono un canto gioioso ed una danza veloce. Sancio, quando si rese conto che il ragazzino aveva versato tutto il proprio seme e che iniziava a rilassarsi, si sfilò da lui lentamente, anche se lui non aveva ancora avuto il tempo di venire. Ripulì il corpo di Pesciolino, lo fece rialzare e gli cinse il pareo. Pesciolino raccolse il pareo di Sancio, diede un lesto bacio alla sua verga ancora eretta quindi cinse col pareo i fianchi del maestro. Poi, prendendolo per un braccio, lo fece chinare e gli chiese in un sussurro: "Perché maestro Sancio facevi così piano? A me è piaciuto molto."

"Ti è piaciuto proprio perché ho fatto piano, Pesciolino." rispose Sancio carezzandogli i capelli.

Quella notte Sancio disse al suo Mozuelo: "Avevo tanta paura di fargli male..."

"No, sei stato splendido. Ma con me non fare così piano. Io la prima volta avevo un anno meno di Pesciolino. A me l'ha messo un mio cugino di sedici anni, per primo. E non è stato così delicato, eppure mi è piaciuto molto lo stesso. Visto che sarai sempre tu, probabilmente, il primo a farlo con i novizi, imparerai a farlo con meno timore. Ma adesso prendimi: penso che dopo esserti eccitato e trattenuto con Pesciolino, tu abbia bisogno di farlo senza pensieri!" disse Mozuelo offrendosi al proprio amante.

Pesciolino, il giorno dopo, provò a penetrare una delle novizie. L'indomani, quando toccò a Zaga penetrarlo, gli disse: "Con le donne è meno interessante. Non hanno un bel pisello da succhiare o da mettermi dentro o anche solo da toccare. E il buchetto che hanno lì davanti non è meglio di quello di dietro..."

Zaga sorrise e lo preparò. Non erano più nello speciale giaciglio in centro alla stanza e non avevano attorno tutti gli altri, ma stavano da una parte, mentre negli altri angoli della stanza le maestre si univano alle novizie. Quando lo sentì pronto Zaga lo penetrò con la stessa cautela di Sancio. Ma Zaga, proprio quando ebbe portato gradualmente Pesciolino fino all'orgasmo, lo raggiunse anche lui e venne nel culetto del novizio.

Questi, mentre si rivestivano l'un l'altro, guardò verso Sancio che attendeva poco lontano, poi gli si avvicinò e gli disse: "Perché l'altro ieri non mi sei venuto dentro come ha fatto maestro Zaga? È stato molto bello sentirlo godere di me, in me. Non ti piaccio, maestro Sancio?"

"No, Pesciolino, non è quello. Ma a volte, subito dopo essere venuti, può essere fastidioso sentirsi ancora stantuffare dentro."

"Oh no, io credo invece che mi sarebbe piaciuto. Lo farai ancora con me? Mi verrai dentro anche tu?"

"Non so, non credo. Avrai altri maestri. E poi io sto con Mozuelo, lo sai. Non posso fare l'amore con te, solo insegnarti e basta. Quando sarai adulto lo potrai fare con gli uomini non uniti in coppia che lo desiderano fare con te, e forse anche con i novizi."

"Ma di' un po', maestro Sancio, è vero che Machizo ce l'ha grosso come il mio braccio?"

Sancio rise di gusto: "No, meno grosso, ma è certo il più grosso fra i maschi del popolo Kea."

"Mmmh! Spero di diventare presto adulto per poterlo almeno leccare." disse Pesciolino con aria sognante.

Mentre tornavano a casa, Sancio disse a Zaga: "Mi sa che Pesciolino si fermerà con noi a Islakea!"

Zaga annuì e sorrise.


E venne, per Pesciolino, il giorno della maggiore età e della "scelta": aveva infatti tredici anni compiuti. Per il rito della scelta e l'eventuale susseguente rito dell'ammissione o della partenza, si radunò solo la parte maschile del popolo Kea. Pesciolino era quasi certamente il figlio di Juan, sia perché era il primo nato, sia perché era chiaramente un meticcio ed un bel meticcio. Ma questo, pur pensandolo in molti, nessuno lo disse mai. Era tacito che Pesciolino era figlio del popolo Kea, indistintamente.

Duz, che era il presentatore di Pesciolino, andò nella casa della preparazione per preparare il ragazzo. Gli fece indossare il suo pareo giallo ed una semplice ghirlanda di fiori gialli al collo. Per l'occasione anche Duz era vestito ed adornato col color giallo. Lo condusse fino all'aku marae davanti a tutti gli uomini.

"Vi presento Pesciolino, il nostro nuovo amico. Egli è ormai maturo, conosce le nostre leggi e le nostre tradizioni, sa lavorare validamente e conosce l'arte del sesso. Chiede perciò di poter fare la sua scelta qui davanti a voi."

Hernando si alzò, nelle sue vesti cerimoniali, e chiese a Pesciolino: "Hai fatto la tua scelta, giovane uomo?"

"Sì." rispose con la sua voce cristallina, forte e chiaro, il ragazzo guardando fiero il capo.

"Hai scelto di amare gli uomini e di restare col popolo Kea o di amare le donne e di andare col popolo Kaawai?" chiese Hernando in tono solenne.

"Ho scelto il popolo Kea, se il popolo Kea mi accetta!" rispose deciso il ragazzo.

Allora gli uomini intonarono un canto mentre Hernando saliva sulla piattaforma di pietra, s'accostava al ragazzo, gli toglieva la ghirlanda di fiori gialli, quindi il pareo giallo e diceva:

"Popolo Kea, vuoi accogliere questo ragazzo fra gli uomini?"

Tutti allora, danzando, sfilarono davanti al ragazzo nudo e, donarono un fiore viola a Duz che lo intrecciava via via con gli altri fiori viola che riceveva fino a formare una ghirlanda. Ogni uomo, dopo aver dato il fiore a Duz, carezzava lievemente il corpo del ragazzo sì che questi presto ebbe una gloriosa erezione. Quindi anche Duz ed Hernando carezzarono Pesciolino ma, unici, sul giovane membro turgido.

Poi Hernando, prendendo la ghirlanda viola dalle mani di Duz, la pose al collo del ragazzo dicendogli: "Da questo momento sei un adulto del popolo Kea!"

Tutti iniziarono a danzare. L'erezione del ragazzo durò a lungo ma alla fine si placò. Fu come un segnale: tutti si fermarono in silenzio.

Hernando allora gli disse: "Devi ora scegliere un nome. Ci hai pensato?"

"Sì!"

"Bene, diccelo e spiegaci il motivo."

"Mi chiamerò Dusango. Du perché Duz è stato il mio presentatore, e mi ha dato le prime carezze. San, perché maestro Sancio mi ha per primo aperto alle gioie dell'unione completa. Go per Santiago, che è un vero uomo e ne porta i segni di gloria sulla schiena e spero di diventare forte e valoroso come lui!"

"Bene. Il tuo nome d'ora in poi sarà Dusango!" esclamò Hernando e gli cinse il pareo viola.

Quindi lo fece scendere dalla piattaforma e tutti danzarono con il nuovo membro del loro popolo accompagnandolo verso la casa comune degli uomini. Anche le donne fecero la cerimonia della scelta ed una delle due ragazze scelse di fermarsi, l'altra di partire. Dopo aver fatto la cerimonia di ammissione della prima ed averle dato la ghirlanda ed il lungo pareo viola, fecero la cerimonia di partenza della seconda. Questa fu vestita con un pareo variopinto e le fu data una ghirlanda di fiori di vari colori, poi Luolani salì con una donna su una piroga, la ragazzina con un'altra donna su un'altra piroga e si allontanarono in direzione di Kaawai salutate dalle due comunità che erano assiepate sulla riva. Hernando attese il ritorno di Luolani sulla spiaggia. Quando questa scese le andò incontro.

"Hanno accettato la ragazza?"

"Sì, certo, senza problemi."

"Che effetto ti ha fatto rivedere il tuo villaggio dopo tanti anni?"

"Mio? Questo è il mio villaggio, ormai. Io sono del popolo Kea!" disse la donna con aria decisa.

"Sì, certo, volevo dire..." disse Hernando lievemente imbarazzato.

"Sì, ho capito..." replicò sorridendogli con dolcezza la donna. "Nessun effetto, nessuna nostalgia. Qui sono felice. Stiamo creando un popolo nuovo, con le sue leggi, le nostre leggi, le nostre usanze, i nostri canti e le nostre danze. Come non essere felici?"

"Come ti ha accolto il capo, la gente?"

"Con semplicità e rispetto. A metà fra le accoglienze riservate ad un capo e quelle per un congiunto. E il capo mi ha chiesto tue notizie ed ha detto che è contento di sapere che stai bene. Aveva di nuovo il tuo dono al suo fianco."

"Mi fa piacere."

"Ma credo che non ti accoglierebbe bene, se tu andassi. Quando si dovrà portare un ragazzo, penso che sia meglio che lo si accompagni ugualmente noi."

"È probabile. E... scusami, capo Luolani... non ti è mancato un uomo in questi anni?"

La capo guardò Hernando sorpresa, poi chiese ironica: "E a te una donna?" e risero assieme.

Ma Hernando disse: "Ma tu eri sposata, hai subito la scelta di quello che è stato il tuo uomo."

"Avevo subito il matrimonio. Ho subito questa scelta. Così è la vita. Ma ora sono felice. Guarda: otto case voi, otto case noi e tre al centro con l'aku marae. Fra non troppi anni altre case. La casa dei bimbi ha già sessantuno piccoli e la casa della preparazione ne ha dodici. Tra poco i numeri si stabilizzeranno. Ogni anno dovremmo avere, d'ora in poi, circa due o tre nuove ammissioni sia voi che noi, se gli dei ci assistono. E quando gli dei ci chiameranno, vedremo un popolo bello, giovane, forte e pacifico: il popolo che noi abbiamo fondato. E le nostre ceneri riposeranno là, dietro l'aku marae, con quelle dei nostri piccoli e dei nostri compagni. Delle persone che abbiamo amato. Come non essere felici?"

"Sei sempre un capo saggio, sorella mia." annuì Hernando.

"Anche tu, Hernando, fratello mio." rispose la donna con grazia e si avviò verso la sua casa.


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