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una storia originale di Andrej Koymasky


pin POPOLO KEA CAPITOLO 10
PER IL TRENTESIMO ANNO...

Per il trentesimo anno della fondazione di Kea fecero una grande festa. La doppia comunità era ormai solida e prospera. Hernando, ormai quasi sessantenne, sedeva nei suoi abiti di capo accanto alla capo Luolani IV, una donna della "nuova generazione" di ventisei anni.

Guardò con affetto Santiago accanto al suo Celo, Zaga che cingeva la vita di Hito, Esteban con Duz, Gloton con Machizo, Manso con Dusango... Ripensò al suo Manuel, a Mozuelo, Felipe, Josè e gli altri che li avevano lasciati, chiamati dagli dei, e che ora riposavano laggiù, sotto i fiori.

Pensò con dolcezza ad Esfean, che a venticinque anni ancora non aveva voluto unirsi con nessuno perché amava lui, Hernando. E si disse che dopo la cerimonia gli avrebbe finalmente dato il suo assenso. Guardò fiero gli uomini fatti ed i giovani ed i ragazzi della "nuova generazione", dei loro figli, che presto li avrebbero sostituiti e si chiese chi sarebbe stato il nuovo Hernando, l'Hernando II.

Guardò Jumando e pensò che sarebbe stato un ottimo capo, ma la scelta l'avrebbero fatta gli altri dopo la sua morte. Chissà perché lui, che dopo la morte di Felipe era il più vecchio lì a Kea, era ancora vivo?

"Gli dei sono contenti di te" gli dicevano gli altri...

Incontrò lo sguardo di Esfean e capì che questi stava danzando per lui e gli fece un lieve sorriso ed un cenno col capo ed il volto maschio e bello del giovane uomo si illuminò ed il cuore di Hernando danzò con l'uomo che lo amava da anni, da prima della morte del suo adorato Manuel. E sentì che anche lui amava Esfean, il forte Esfean.

Quando la festa terminò, il vecchio capo si avvicinò all'uomo che lo amava e gli disse: "Ola, uomo! Hai danzato in modo superbo, ti ringrazio. Stanotte invece di dormire nella casa comune, non ti andrebbe di tener compagnia ad un vecchio?"

Vide l'uomo guardarlo con intensità e in quegli occhi lesse un amore profondo che scendeva come un balsamo nell'anima.

La voce calda e sensuale di Esfean disse: "Anche il sole è lì da generazioni. E chi dice che è vecchio?"

Hernando annuì ringraziando senza parole l'altro: "Allora, ti aspetto. Quando il sole sarà andato a dormire."

Esfean gli sorrise e gli disse a bassa voce: "Ma il mio sole... credo che dormirà poco, questa notte." e si avviò veloce verso la casa comune.

I compagni, che avevano sentito questo breve dialogo, gli dissero mentre lui si preparava: "È un grande onore che ti fa, Hernando."

"Chiunque accolga un innamorato gli fa un grande onore." rispose il giovane uomo. Poi disse: "In lui amo l'uomo, non il capo. Lo amo dal giorno in cui mi cinse questo pareo viola che indosserò di nuovo questa notte per presentarmi a lui. Perché per me questa è la seconda accettazione."

"E... a quando il rito dell'unione?"

"Se e quando lo deciderà il mio uomo!" rispose fiero Esfean.

Prima di andare alla capanna del capo, il giovanotto andò a lavarsi alla cascata per togliersi di dosso il sudore della danza. Poi andò a raccogliere un fiore fresco e se ne adornò i capelli. Cinse il pareo viola e trepidante si avviò alla casa di Hernando. Questi, quando era rimasto solo, per decisione comune non era tornato alla casa degli uomini; il capo, anche se solo, doveva avere una casa tutta per sé.

Hernando capì subito il significato di quel pareo viola: "Ti ho fatto aspettare molto questa tua seconda accettazione, vero?" gli chiese con un sorriso tendendogli un braccio.

Esfean gli afferrò una mano, la portò alle labbra e la baciò: "Tu me l'hai messo dodici anni fa e in quel momento mi sono innamorato di te. Tu ora puoi togliermelo, farmi tuo."

Hernando gli sciolse il pareo e lo guardò alla luce del tramonto: "Hai un corpo meraviglioso, amico mio. Il mio invece... Che posso darti io?"

"Il tuo amore?" chiese Esfean, splendido nella sua nudità, gli occhi luminosi.

"Certo. Quello te lo do senza riserve." gli disse l'altro e attirò dolcemente a sé il giovane uomo guidandolo al suo giaciglio.

Si stesero assieme ed Esfean sciolse il pareo all'anziano e lo ammirò a lungo, quindi lo accarezzò con tenera passione. Il corpo di Hernando rispose subito, fremendo, ed il suo membro si sollevò con vigore. Quasi in risposta anche il membro di Esfean si erse turgido e sodo.

"Vedi, mio amato, come sei giovane e come mi infiammi? Vedi come il mio corpo vibra per il tuo?"

"Vieni, amato."

"Sì, ma aspetta. Il cielo si fa buio ed io voglio guardarti mentre ci uniamo. Accendo tutte le lucerne e poi... E se dopo questa notte ti vorrai ancora unire a me, faremo sempre pieno giorno in modo che anche i miei occhi possano goderti appieno."

Il giovane accese tre lucerne e tornò lesto dall'uomo che amava. E cominciarono finalmente a fare l'amore. Esfean era molto esperto a fare l'amore, sia perché aveva avuto ottimi maestri, sia perché aveva molta pratica e seppe donare gioie inenarrabili al suo uomo. Ma anche Hernando non fu da meno con la sua dolcezza mista a forza, con la sua tenerezza mista a passione: se possibile affascinò ancora di più il giovane amante. Hernando aveva fatto stendere l'amico sulla schiena, gli aveva preso le caviglie e sospinto le ginocchia contro il petto quindi s'era chinato a leccargli sapientemente tutta la zona fra i testicoli ed attorno all'ano. Esfean aspettava fremente l'imminente penetrazione e si abbandonava tutto a quell'uomo sognato per lunghi anni. Hernando si chinò su di lui e lo baciò.

"Sei pronto ad accogliermi, amato?" gli chiese.

"Sì, vieni!"

Hernando puntò la sua verga e spinse, scivolandogli dentro forte e sicuro. Il giovane esalò un sospiro di piacere e quando l'uomo iniziò il suo vigoroso avanti e dietro in lui, con un ritmo deciso ed un lieve ondeggiare del bacino, i muscoli del sedere che guizzavano ad ogni spinta, Esfean rovesciò il capo indietro chiudendo gli occhi, un placido sorriso di piacere sulle belle labbra sensuali, assaporando appieno quella fantastica e sognata unione. Hernando, continuando a stantuffargli dentro con virile ardore, lo guardava con piacere e gratitudine: tutto il corpo dell'amante gli esprimeva accettazione, desiderio, piacere e la placida gioia di chi sa di essere amato, desiderato. Guardò il bel membro sodo del giovane uomo, rovesciato sul ventre, che si muoveva leggermente ad ogni sua spinta e vi portò entrambe le mani, massaggiandolo, palpandolo, impastandolo con pressioni calibrate, ora lievi come il tocco di ali di farfalla, ora decise come i gesti di chi plasma la creta per darle nuova forma e compattezza. Il focoso Esfean di poco prima ora era placido, remissivo, passivo ma di una passività piena di calda partecipazione.

Hernando ripensò a come durante la precedente festa Esfean avesse danzato per lui, offrendogli silenziosamente tutto il proprio splendido corpo virile in movenze sensuali e cariche di passione; ora era lui che gli stava danzando dentro donandogli la propria virilità, passione ed amore. Quando sentì che il piacere era cresciuto, in se stesso e nel suo amante, fino a colmare ogni fibra dei due corpi e che stava per tracimare, accelerò lievemente i propri movimenti spiando sul volto di Esfean il momento magico in cui entrambi avrebbero sparso il proprio seme. Ed il momento venne e tutti e due iniziarono a versare il proprio contributo al reciproco amore.

Hernando continuò a muoversi avanti e dietro dolcemente anche dopo che fu versata l'ultima goccia da entrambi, accompagnando così il piacevole rilassamento che segue l'acme. Esfean aveva riaperto gli occhi e sollevato leggermente il capo e guardava sorridendo il volto appagato e contento dell'altro, che ancora eretto e forte, continuava a muoversi in lui in lenti e quieti movimenti.

Si unirono e si unirono di nuovo per tutta la notte, come aveva promesso Esfean; gioirono l'uno dell'altro più volte, ora con irruente passione, ora in dolce abbandono; di presero e si donarono in gara ed Hernando ritrovò la freschezza dei suoi trent'anni. Esfean era in estatica ammirazione di quel corpo ancora sodo e forte, di quel membro che più orgasmi da poco avuti non avevano ancora piegato e lo leccò e baciò con rinnovato piacere.

"Oh, Esfean, mi vuoi fai recuperare in una sola notte tre anni di solitudine!" mormorò l'uomo compiaciuto carezzando il capo del suo nuovo amante.

"Sei stanco?"

"No, al contrario, non mi sono mai sentito così forte! Ma lascia qualcosa per dopo il rito della nostra unione!"

Esfean lo guardò illuminandosi in un sorriso pieno di gratitudine: "Davvero vuoi compiere il rito dell'unione con me?"

"Certo. So di amarti."

"Anche io. Ma sarei stato tuo anche senza il rito. Non avrei mai più fatto l'amore con nessun altro, dopo averlo finalmente fatto con te! Davvero vuoi?"

"Lo voglio, certo. E tu?"

"Io farò sempre tutto ciò che tu mi chiederai, perché sono completamente tuo."

Le prime luci dell'alba videro i due amanti ancora intrecciati nei loro dolci giochi erotici.

"Ogni volta con te è nuova, bella, diversa. Tu mi fai sentire veramente uomo. Tu..."

"Sssst!" disse dolcemente Hernando mentre l'amato si sfilava da lui e si chinava per baciarlo nuovamente, "Non c'è bisogno di parole. I nostri corpi hanno parlato, parlano per noi. Guarda, il sole sta sorgendo..."

"Il mio sole non è mai tramontato. Ti senti pronto ad affrontare una nuova giornata?"

"Prontissimo. Mi sento pieno di vigore. E di gioia. Vieni sulla spiaggia a fare un bagno?"

I due si avviarono, mano nella mano. I primi abitanti del villaggio usciti dalle loro case li videro andare in spiaggia e capirono che i due erano l'incarnazione della felicità e dell'amore. E notarono, nel corpo, nel portamento, nella luce degli occhi del loro capo, che questi era ringiovanito di dieci, venti anni.

Si celebrò l'unione fra Esfean e Hernando e tutto il villaggio fu in festa.

Mentre i due compivano il rito, Himanal spiegava al novizio che seguiva i simboli della cerimonia.

"Vedi, Raggio, i pareo sono rossi perché il rosso è il colore della brace e perciò il simbolo dell'amore che scalda i cuori. I giovani che ballano mimano un rapporto di amore come vedi. Dopo la dichiarazione di impegno, l'altro gli mette una ghirlanda di fiori bianchi per dire che il suo amore c'è ed è puro e luminoso.

Ecco, ora bevono il latte di cocco dalla stessa noce: il latte di cocco rappresenta il seme del maschio e la stessa noce è il simbolo che non c'è differenza fra loro, nessuno è superiore all'altro. Ora, offrire all'altro la banana è il simbolo dell'unione intima dei coro corpi: ognuno accoglie l'altro in sé con piacere. Ed ora bevono di nuovo, ma ognuno fa bere l'altro perché questo è il frutto dell'unione. E questo fanno davanti a tutto il villaggio perché sia testimone della loro volontà di unirsi.

Ecco, ora vanno alla loro capanna dove si doneranno veramente l'uno all'altro con i loro corpi, mentre tutti fanno festa perché due nostri fratelli si sono dichiarati il loro amore. Hai capito tutto, Raggio?"

"Sì, maestro Himanal. Ma perché anche le donne hanno lo stesso rito? Loro non hanno il pisello e non versano il latte bianco del maschio!"

"È vero, ma per le donne gli stessi simboli hanno significati leggermente diversi, anche se portano allo stesso risultato: l'unione."

"Ma gli uomini fanno l'amore fra di loro anche senza il rito dell'unione. Entrano l'uno nell'altro con piacere e bevono l'uno il latte dell'altro. Anch'io sto imparando a farlo."

"Certo, ma quando ci si unisce solo per il piacere o per il divertimento è bello, ma non è completo come quando ci si unisce per amore. Il rito dice proprio questo: noi due faremo le stesse cose che abbiamo sempre fatto, ma solo fra di noi. Ed ora avranno un sapore ed un significato nuovo. E tutto il popolo ne è testimone e fa festa alla nuova coppia e al loro amore."

"Ma se uno si innamora di due diversi uomini?"

"Può capitare, Raggio. Ma deve fare chiarezza dentro di sé e vedere chi dei due risponde con altrettanto amore. Chi dei due è l'uomo giusto per lui. È come quando si va a pesca sulla piroga: se hai due amici che ti invitano sulla loro piroga, tutti e due molto cari, puoi andare a pesca tenendo un piede su ognuna delle due piroghe per evitare di scegliere?"

Il novizio rise forte, divertito all'idea: "Certo che no: cadrei nell'acqua e invece di pescare dovrei essere ripescato!"

"Appunto. Nell'amore è così."

Raggio sembrò soddisfatto. Poi, prendendo per una mano il giovanotto, gli chiese serio serio: "Tu, maestro Himanal, aspetterai che io abbia diciotto anni per unirti a me con il rito?"

Il giovane gli scompigliò i capelli con un gesto affettuoso e gli sorrise: "Mancano ancora sei anni! Sono tanti. Ora pensa a crescere e diventare un uomo. E poi, quando tu avrai diciotto anni io ne avrò trentuno! Troverai qualcuno più giovane di me, più bello, vedrai!"

"Ma tu sei giovane e sei bellissimo!" disse il novizio sulla porta della casa della preparazione.

Allora Himanal, serio, gli disse: "Guarda che io cerco un amante perfetto e molto bravo a fare l'amore. Perciò dovrai imparare bene a leggere e scrivere, a pescare ed andare a caccia, a riconoscere tutte le piante commestibili, a scolpire il legno, e tutte le altre cose che ti insegnano. Dovrai conoscere bene tutte le leggi ed i riti del popolo Kea, la sua storia e le sue tradizioni. E dovrai allenarti a fare l'amore con tanti ragazzi in modo di diventare un vero amatore. Vedi che pretendo molte cose, io."

Raggio si illuminò: "Farò tutto come mi hai detto e vedrai che non troverai in Kea uno più in gamba di me!" e corse felice nella casa della preparazione.

Himanal tornò alla casa comune degli uomini. Entrò in una delle stanze dell'ala nuova e vide che era occupata da tre suoi amici intrecciati ed impegnati in un appassionato gioco d'amore.

Fece per uscire ma uno di questi lo chiamò: "Unisciti a noi, Himanal!"

Questi sorrise, si lasciò scivolare dai fianchi il pareo e disse: "Forse è meglio, prima che io mi innamori di un certo novizio!" e si insinuò in quell'intreccio di membra.

Fu subito accolto da mani esperte, bocche sensuali, membri turgidi.

E ripensò a quando lui era novizio, a quanto fosse stato affascinato dalla liscia verga di Hito, dalla bocca esperta e dolce di Manuel, dalla calda sensualità di Àlvaro. E mentre sentiva Zadusan penetrare in lui, ripensò alla prima volta che era stato penetrato. Era stato proprio maestro Hito. Aveva provato un lieve dolore ma aveva saputo nasconderlo, perché non voleva che il maestro smettesse, non voleva che gli altri novizi lo prendessero in giro o che gli altri maestri fossero delusi di lui o che sgridassero maestro Hito. E a volte ancora sognava il bel palo di Hito dentro di sé.

E quando gustò il buon seme di Dudo ricordò la prima volta in cui aveva assaggiato il "latte di maschio". Era stato con maestro Vilo ed aveva pensato che se quello era il sapore di maschio, avrebbe voluto berne ogni giorno. Ripensò anche che fare l'amore con le novizie o le maestre era noioso, farlo con i novizi era divertente, ma farlo con i maestri era sublime!

E capì che era logico che Raggio si fosse innamorato di lui, come spesso capitava ai novizi nei confronti dei loro maestri. Al ragazzino, crescendo, sarebbe passata quell'infatuazione come era passata a lui ed ai suoi compagni.

Mentre Himanal si scaricava con colpi appassionati nell'accogliente culo di Glomochi, pensò ad Esfean che aveva atteso per dodici anni l'uomo di cui si era innamorato da novizio e pensò, mentre la bocca di Dudo riportava sapientemente in tiro il suo membro, che tutto era possibile!

Ma smise di pensare quando Sanmama gli offrì alla bocca il suo sodo membro e qualcuno alle sue spalle gli si infilò nel suo caldo canale strizzandogli i capezzoli.

Dalle stanze vicine giungevano bassi gemiti di piacere di altri amici che si davano l'uno all'altro in quella dolce sera che chiudeva il rito dell'unione del loro amato capo con il bellissimo Esfean.


Questi due, nella loro capanna, dopo un appassionato amplesso, giacevano affiancati, semiabbracciati, accarezzando teneramente l'uno il corpo dell'altro ed i sessi languidamente rilassati, in attesa di unirsi di nuovo più tardi. Guardavano il cielo riempirsi di stelle.

"Hernando?"

"Dimmi."

"Tu non sei stato allevato alle arti dell'amore come noi delle nuove generazioni, vero?"

"No certo. Nel popolo da cui provengo non si parlava mai di queste cose, o se se ne parlava, ci dicevano che sono cose brutte."

"Che stupidi! Ma allora tu come hai scoperto che invece sono cose belle? Com'è stata la tua prima volta se non avevate i maestri?"

"Vedi, io abitavo in una grande casa tutta di pietra, con tantissime stanze. E avevo un cameriere personale, cioè un uomo il cui lavoro era fare per me tutte le cose di cui avevo bisogno. Questi, un mattino in cui non avevo voglia di alzarmi, mi tolse di dosso il telo sotto cui dormivo e vide che il mio membro era ritto e duro. Ero ancora un ragazzo, avevo quattordici anni. Io mi vergognai terribilmente, infatti nel mio vecchio popolo ci dicevano che non bisogna mai farsi vedere nudi. E tanto meno con il membro dritto. Ma lui sorrise e mi disse che, prima di lavorare per me, era stato mozzo, poi marinaio su una nave e che i marinai sapevano come calmare quelle tensioni. Come? gli chiesi io. Allora lui prima me lo carezzò con una mano e quando vide che non mi opponevo ma anzi mi piaceva, me lo prese in bocca e mi fece godere. Era la mia prima volta e pensai che era molto bello. Così, in seguito, gli chiesi spesso di rifarlo. E lui mi insegnò anche a fare le altre cose e le facevo con lui, e mi raccontava della sua vita sulla nave. Io desiderai poter vivere su una nave con marinai come lui..."

"Beh, allora è stato lui il tuo primo maestro, in un certo senso."

"Sì, è vero. Così quando avevo diciotto anni iniziai a lavorare su una nave e feci l'amore con diversi marinai. Ma anche lì bisognava farlo di nascosto."

"Che strano popolo! Perché nascondere una delle cose più belle della vita?"

"Sì, uno strano popolo davvero, hai ragione. Loro dicevano che un uomo deve fare l'amore solo con una donna e anche questo si doveva farlo di nascosto, senza che nessuno vedesse. A Kaawai era un po' diverso, ma anche lì dicono che divertirsi fra maschi è permesso solo prima di sposarsi ma che poi si deve farlo solo con una donna. Per questo dovemmo abbandonare Kaawai, anzi, ne fummo cacciati."

"Tu l'hai mai fatto con una donna? A parte nella casa del concepimento, voglio dire."

"Sì, avevo diciassette anni. Lo feci per alcuni mesi con una mia lontana cugina. Non era male, ma lei non poteva darmi tutto ciò che mi dà un uomo. Non dico solo fisicamente, che pure ha la sua importanza, ma come vigore, forza, saldezza..."

"E poi il corpo dell'uomo è più bello, secondo me! La donna ha due buchi, uno di troppo; e lì in mezzo alle gambe sono così... vuote e lisce: manca qualcosa di essenziale. E poi hanno le anche troppo grandi e il petto troppo gonfio con quei due globi ingombranti... Ma soprattutto sono troppo morbide, molli nel corpo. Il maschio invece è forte, liscio, sodo. E poter stringere o accogliere il membro di un uomo, ti fa sentire più uomo, no?"

"Sì, sono d'accordo con te. E poterlo fare senza nascondersi, come lo facciamo noi, è molto bello."

"Sì, è davvero bello essere nati nel popolo Kea!"


F I N E
(Seguono le "Note dell'Editore")


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