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una storia originale di Andrej Koymasky


LA STRANA COPPIA CAPITOLO 3 - IL BACIO

Erano le undici di sera. Stefano guardò il ragazzo steso di fianco a lui, appagato. Maurizio gli sorrise.

"Un'altra birra?" offrì l'uomo.

"Grazie." disse il ragazzo alzandosi a sedere sul materasso.

"Ti senti meglio?" chiese Stefano.

"Sì, molto bene."

"E le contusioni?"

"Sei stato un ottimo dottore, tu. Quasi non le sento più. Solo quando mi muovo."

Stefano guardò il corpo del ragazzo ma distolse lo sguardo per non farsi troppo affascinare.

"Ti chiamo un taxi, così puoi tornare a casa." offrì.

"Non mi va di tornare a casa. Il venerdì e il sabato notte non torno mai a casa. Dormo nel garage di Roberto. Dopo aver scopato."

"Beh, ti puoi far portare al garage del tuo amico."

"No, lo disturbo, ormai."

"Beh... se vuoi dormire qui... ma c'è solo questo letto..."

"Così disturbo te. Forse è meglio se torno a casa."

"Come vuoi. Non ho due letti, purtroppo."

"Lo so. Ho portato su io i mobili." disse tranquillo Maurizio. Poi aggiunse: "Dormivo sempre con mio fratello, quello piccolo, nel mio letto. E era più piccolo di questo."

"Anch'io, dormivo con Carlo, in questo letto..." disse l'uomo triste.

Il ragazzo mise un braccio sulle spalle di Stefano: "Ti fa tanto male, ricordarlo. Si vede." affermò.

"Sì, molto."

"Resto con te allora, stanotte. Ti sentirai meno solo."

"Come vuoi. Apro lo scatolone con le lenzuola e preparo il letto. Puoi sedere sulla sedia, frattanto?"

"Ti aiuto, in due si fa meglio e prima."

"No, se ti muovi ti fa male."

"Resisto."

Scese a piedi nudi sul lucido pavimento di cotto.

"Forse è meglio che ti copri. Non fa molto caldo, qui dentro."

"No, sto bene. Poi, tanto, dopo dovrei spogliarmi di nuovo."

"Dormi nudo, tu?"

"A casa non posso. In garage, sempre. E tu?"

"Anch'io, con Carlo."

"Non ci pensare a lui, ora."

"Non è facile."


Stefano aprì un paio di scatoloni e ne tirò fuori i cuscini e la biancheria da letto. Lo prepararono. Maurizio vi si infilò subito mettendosi da una parte per lasciare il posto all'altro. Senza pensare a chiedere al padrone di casa da che parte preferisse dormire. Non aveva mai avuto motivo di proporsi quel problema, prima.

Stefano si spogliò, sentendo in sé una specie di calda gratitudine per la presenza di quel ragazzo semplice, pulito, ingenuo. Denudatosi, lo raggiunse sotto le coperte. Stavano supini e solo le loro braccia si toccavano.

"Mai stato con una donna, tu?" gli chiese il ragazzo.

"Sì, tre volte. La prima a quindici anni, poi a diciassette e la terza a diciotto."

"E poi basta?"

"E poi basta."

"E t'era piaciuto, no?"

"Abbastanza. Ma meno che coi ragazzi."

"Capisco. Io non ci ho mai provato con i ragazzi, prima. Tu sei il primo uomo con cui... ho sesso."

"Mai? Neanche masturbarvi fra ragazzini?"

"No mai. Cioè, sì, ma ognuno per conto suo. Come con Renato, qualche volta."

"E quando hai fatto il militare?"

"Non l'ho fatto. Figlio maggiore di madre vedova, sostegno della famiglia, quelle cose lì. Un po' m'è dispiaciuto. I miei fratelli l'hanno fatto, loro."

"E così ti scopi le minorenni."

"Tu pensi che sia sbagliato che Renato e io ci piace farlo con le minorenni, vero?"

"Con minorenni, penso di sì. Ma è solo la mia idea... e la legge."

"Tu... dicono che i fr... i gay lo fanno coi ragazzini. In cambio di un regalo..."

"Mai fatto. Penso che sia sbagliato. Mai con un minorenne. Deve essere in grado di sapere cosa vuole."

Maurizio ridacchiò: "Quelle lo sanno cosa vogliono, eccome! Un bel cazzo duro che le stantuffi o da succhiare. Anche se non sono brave come te. Sembrano affamate... Ma spiegami perché secondo te è sbagliato con una minorenne." chiese col tono di chi vuole veramente capire.

"È... complesso. Un minorenne non ha la vera maturità per scegliere cosa è bene o cosa è male, cosa pericoloso o no, giusto o no... Credi che tua sorella abbia fatto bene a far l'amore così giovane?"

"Beh, sono stati imprudenti tutti e due..."

"Ti piacerebbe pensare che Renato o uno come lui, avesse scopato tua sorella quando aveva sedici anni e poi l'avesse passata al suo amico?"

Maurizio lo guardò sorpreso, poi disse: "Beh no... No certo!"

"E allora perché tu lo fai con le sorelle di altri?"

"Non ci avevo mai pensato così. Renato diceva che andava bene..."

"Renato dice sempre cose giuste?"

"Mi pare di sì..."

"E secondo Renato è giusto per un ragazzo stare a letto con un uomo, farselo succhiare da un uomo?"

Maurizio ridacchiò: "No, lui odia i fr... gay. Una volta uno ci aveva provato con lui e lui l'ha caricato di legnate."

"Ma tu sei qui con me... e non mi hai menato..."

"Menare te? Che cazzata. Tu sei diverso. Tu sei a posto."

"Però sono gay, no?"

"Sì, è vero. Ma mica ci hai provato tu con me. Te l'ho chiesto io..."

"Se ci avessi provato io, allora, mi avresti menato."

"Se non ti conoscevo, forse sì. Ma ora... tu puoi provarci quando vuoi, con me. Senza problemi, parola."

La logica elementare del ragazzo incantava l'uomo.

Però gli disse: "Ascolata, Maurizio. Tu sei un bravo ragazzo. Capisco che ti piace il sesso, come piace a me e a ogni persona sana. Ma il sesso deve essere un dono reciproco, non un profittare dell'altro, mi capisci? E tanto meno di un minorenne. A parte il fatto che rischi di andare in galera, col vostro giro di minorenni. Ne vale la pena? Pensaci, Maurizio, ne vale la pena? A parte poi che un ragazzo giovane e bello come te, in galera, farebbe una brutta fine... dovresti diventare la puttana di tutti, là dentro. Anche di questo, ne vale la pena? Tu, per divertirti, fai una cosa che la legge condanna. Io sarò gay, o frocio, ricchione, finocchio... come vuoi. Ma quello che faccio io non va contro la legge. Non insidio i bambini, io. Non adesco i minorenni. E mi dispiace che un bravo ragazzo come te, un ragazzo pulito come te, lo faccia."

"Ti dispiace?" chiese Maurizio stupito.

"Sì, certo, mi dispiace, ora che ti conosco. Mi darebbe pena leggere un giorno il tuo nome sui giornali, sapere che devi pagare questo tuo... sfogo. Cercati una ragazza maggiorenne, dai retta a me. Mica vecchia, anche solo diciottenne..."

"Ma Renato cerca sempre le minorenni... qualche volta anche quindicenni, ma solo se sono sviluppate..."

"Tu sei un gran bel ragazzo, molto più del tuo amico. Chissà quante diciottenni ci starebbero con te."

"Sì... forse... Ma lui sa cosa dire alle ragazze, come rimorchiarle. Io no."

"Non hai bisogno di lui. Non hai bisogno che lui ti passi le sue ragazzine dopo essersele scopate. Puoi avere la tua scelta. Ma non lo fare con le minorenni, Maurizio!"

"A volte si fanno le cose perché uno crede che non ci sono altre possibilità..." mormorò Maurizio pensieroso. Poi chiese: "Mi disprezzi perché lo faccio con le ragazzine, vero?"

"No, non ti disprezzo. Ti compiango."

Maurizio rifletté per alcuni minuti, corrugando la fronte e le sopracciglia. "Quello che dici... non l'avevo mai vista così. Però ha senso, mi pare. Anche se il mio vecchio, prima di morire, m'ha detto: goditi la vita, Mauri. Prendi tutto quello che puoi, nella vita, e goditelo..."

"Sì, ma non quello che è sbagliato. Un vero uomo deve saper scegliere, non credi? Quello che ti ha detto tuo padre, ti autorizza a rubare, per esempio?"

"No, quello no, certo, mica voleva dire quello, lui.... Ma tu sei il primo che mi dice queste cose. Ci devo pensare su. Può anche darsi che hai ragione tu..." Dopo un breve silenzio il ragazzo chiese: "Tu ci stavi bene col tuo... uomo?"

"Molto."

"Per vent'anni... senza problemi?"

"Qualche momento di tensione c'è stato. Ma l'abbiamo superato."

"Vi menavate?"

"Eh? Ma no, mai!"

"Papà e mamma si menavano. Ma poi facevano la pace."

"Anche tu te le sei prese?"

Maurizio ridacchiò: "Mica una sola volta. Solo da papà, però. Mai da mamma. Quand'era ubriaco. Mi menava per cazzate. Poi magari, quando non era ubriaco, non mi menava per cose serie. Allora io pensavo che quando mi menava per le cazzate, le buscavo per le altre volte."

"Volevi bene, a tuo padre?"

"Certo. Ma anche a mia madre. Solo quando litigavano stavo male. Avrei preferito che menassero me invece che fra di loro. Ma dopo era sempre mamma che consolava papà quando lui piangeva. Sì, perché prima menava mamma ma poi piangeva che gli dispiaceva. Allora mamma lo prendeva e lo avvolgeva tutto..."

"Come lo avvolgeva? Con le coperte?"

"Ma no," ridacchiò Maurizio, "faceva così, guarda..." disse e si scoprì, allargò le braccia e le gambe: "Ecco, vienimi sopra... ecco..." e abbracciò Stefano stringendolo lieve con le braccia e le gambe e cullandolo. "Faceva così e gli diceva: il mio uomo.... il mio uomo... e gli carezzava i capelli, così..."

Stefano sentì che si stava eccitando, ma anche il ragazzo sotto di lui stava avendo un'erezione. Si svincolò dolcemente e si stese di nuovo dalla sua parte risistemando le coperte.

Maurizio, tranquillo, chiese: "Come l'hai conosciuto, tu, il tuo uomo?"

"Avevo venticinque anni, lui ventisette. Stavo guardando un quadro a una mostra. E ho visto lui..."

"Era bello?"

"Bellissimo."

"Allora gli hai parlato."

"No, non ne avevo il coraggio."

"Già, ti capisco. Anch'io con le ragazze sono così: mi tira, ma se non sono loro a fare il primo passo... E allora, lui che cosa ti ha detto?"

"Subito niente. Ma vedevo che mi guardava sul riflesso del vetro dei quadri. E quando mi sono spostato davanti a un altro quadro, si è spostato anche lui... E di nuovo per la terza volta. E ci guardavamo sul vetro... Il terzo quadro rappresentava il nudo di un uomo, di un pittore dell'ottocento."

"Tutto nudo? Gli si vedeva... ogni cosa?"

"No, era seduto in riva al mare e si abbracciava le ginocchia, la fronte appoggiata sulle ginocchia. E allora Carlo mi ha detto: bello, vero?"

"Era bello quel quadro?"

"Sì... poteva essere il tuo ritratto... " Maurizio annuì tranquillo. "Io ho risposto: sì, molto bello. E lui mi dice: ho un problema. Quale? chiedo io guardandolo sorpreso e incuriosito. Lui mi fa un sorriso e mi dice: vorrei invitarti a casa mia a bere una birra. Ma se accetti, proverei a fare l'amore con te. E magari tu non ci stai. Perciò che mi consigli? Ti devo invitare o no?"

"Cazzo! Così t'ha detto? T'ha fatto la proposta così in pubblico?"

"Nessuno ci sentiva..."

"E tu che gli hai risposto?"

"Che era difficile resistere a un invito così gentile da parte di un uomo così bello..."

"E sei andato con lui."

"Sì."

"E avete fatto sesso da lui."

"Certo."

"E poi cos'è successo?"

"Ci siamo frequentati per tre anni e ci siamo innamorati. Però i suoi genitori ci hanno scoperti e hanno cercato di separarci in tutti i modi. Così abbiamo deciso di trasferirci e siamo andati assieme a Bologna. Io ho trovato lavoro in una Scuola Superiore, lui ha aperto uno studio di massaggiatore. E abbiamo vissuto assieme. Per venti anni."

"Come marito e moglie... cioè... come due sposati, insomma."

"Sì."

"Ma adesso sei solo. Per questo hai lasciato Bologna e sei tornato qui."

"Esatto. Troppi ricordi."

"Ti fa male parlarne?"

"Sì."

"Vuoi parlare d'altro?"

"Sì."

"Bene. Di cosa parliamo, allora?"

"Che vuoi per colazione?"

"Quello che prendi tu." disse Maurizio e sotto le coperte raggiunse una mano di Maurizio e la tenne fra le sue.

"Perché m'hai preso la mano?"

"Per... ecco io vorrei... farti capire che vorrei che tu... che tu fossi felice e non così... triste. Credo." mormorò confuso Maurizio. Poi continuò, apparentemente cambiando discorso: "Una volta..." e chiuse gli occhi, "mio padre mi ha baciato. Doveva proprio essere ubriaco. Poco prima di morire. L'unica volta che l'ha fatto, purtroppo." ingoiò a vuoto un paio di volte. "Non l'ho mai detta a nessuno, questa cosa. Sei l'unico..."

Stefano sorrise e scosse il capo. Poi capì e si fece serio. Combatté un poco con sé stesso ma fiaccamente. Si chinò verso il ragazzo, lentamente, e lo baciò lieve sulla fronte.

Immediatamente le braccia di Maurizio si chiusero su Stefano e lo strinse a sé; aprendo gli occhi gli mormorò emozionato: "È come ha fatto quella volta il mio vecchio... Mi piace. Lui però mi ha baciato... sulle labbra... Beh... quasi."

Stefano, la testa in fiamme per il desiderio, un nodo che gli serrava la gola per la voglia di piangere, strinse il volto del ragazzo fra le mani e lo baciò sulla bocca, dapprima lieve, ma poi con la sete di chi si è perso in un deserto. Maurizio rispose al suo bacio. Sentì l'erezione dell'altro svegliarsi fiera e prese a baciarlo per tutto il corpo dando piacere a piene mani a quello splendido ragazzo per la terza volta in quel giorno.

E mentre si dedicava al ragazzo, pianse tutto il suo dolore, tutta la sua solitudine, tutta la sua disperazione.


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