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una storia originale di Andrej Koymasky


LA STRANA COPPIA CAPITOLO 4 - ISTINTO DI CONSERVAZIONE

Quando Maurizio si svegliò, la mattina dopo, tardi, Stefano non era più nel letto.


L'uomo si era svegliato presto. Era andato a lavarsi e mentre si radeva guardandosi allo specchio, sentì che stava bene come non era stato da tempo. Le lacrime che aveva spaso mentre portava all'orgasmo quel ragazzo semplice, meraviglioso, ingenuo, deciso, l'avevano liberato in parte dalla sofferenza che l'attanagliava da mesi e che aveva nutrito in sé tanto a lungo. Anche il suo volto, notò, aveva ritrovato almeno in parte quella luce vagamente allegra e sommessamente divertita che era la sua caratteristica d'un tempo.

Lo doveva a quel corpo che giaceva di là, nel suo letto. Gli era grato. Ma sapeva che doveva liberarsi di lui. Era un bravo ragazzo. Ma era etero e profittava di minorenni. Cosa avevano in comune? Nulla. Proprio nulla.

Si vestì e scese a comprare colazione per tutti e due al bar. Quando rientrò in casa sentì la voce del ragazzo provenire dalla camera.

"Salve!"

Si affacciò alla porta della camera e lo vide, seduto in centro al letto, scarmigliato, che si grattava lievemente il petto nudo con la grossa mano.

"Salve. Senti ancora la botta?"

"Poco. Quella roba che m'hai messo e il massaggio m'hanno proprio fatto bene. Fa male ma quasi niente. Solo se lo tocco. Ma mi muovo bene."

"Perfetto. Perché non vai a fare la doccia mentre preparo colazione? Ho visto che il boyler a gas funziona bene."

"Bene." rispose il ragazzo.

Poi si guardò le mani imbarazzato e chiese quasi sottovoce: "Che avevi stanotte? Eri strano quando... hai voluto farmi vernire di nuovo..."

"Scusami. Mi dispiace..." disse l'uomo incerto.

"No, cazzo, voglio dire, m'è piaciuto." disse il ragazzo guardandolo all'improvviso con occhi ridenti, "È stata la volta migliore di tutte. Non ho mai provato niente di simile in tutta la mia vita. Cazzo, m'hai proprio sconvolto!"

"Non avrei dovuto farlo. Davvero. Mi dispiace."

"Perché?" chiese l'altro guardandolo senza capire.

"Perché non si fa l'amore così se non con qualcuno di speciale."

"Vuoi dire che non fai sesso così di solito con i ragazzi?"

"Appunto."

"E come lo fai, di solito?"

"Con ogni persona diversa si fa l'amore in un modo diverso..."

Maurizio chiese perplesso: "Davvero? Io con le ragazze lo faccio sempre uguale..." poi aggiunse: "Allora io... ero così speciale?"

"Non lo eri." disse precipitosamente Stefano. "È qualcosa che è capitato a me, in quel momento..."

"Qualcosa... come?"

"Ecco... mi sentivo morto, prima. Morto con Carlo. Talmente morto che non riuscivo nemmeno a piangere, se non una o due lacrime. Talmente morto che non provavo più neppure desiderio sessuale. Ma ieri notte s'è rotto qualcosa. Ho pianto e mi sono eccitato al tempo stesso. E ho sentito che Carlo è ancora vivo, dentro di me. E tu... tu sei come scomparso, e in un certo senso ho fatto l'amore con lui... per questo ti chiedo scusa."

"Cazzo! Io non riuscirei mai ad amare qualcuno così tanto..."

"Già, credo che tu non ne sia capace, ancora."

"Perché dici che non posso?"

"Perché per amare così tanto si deve saper andare oltre se stessi. Tu invece pensi soprattutto a te stesso."

"È tanto sbagliato?"

"No... ognuno è come è... come può."

"Ma tu... come ci sei riuscito?"

"A cosa?"

"Amare..."

"Forse..." disse Stefano dopo aver riflettuto brevemente, "forse io ho imparato ad amare perché sono stato tanto amato. Prima dai miei genitori, a modo loro. Poi da Carlo. Chi è avvolto di amore non può non donare amore, capisci?"

"Non ne sono sicuro..."

"Beh, diciamo che chi ha tanti soldi può comprarsi tante cose... oppure aiutare tanta gente. Chi ne ha pochi non può."

"I tuoi e Carlo erano ricchi, cioè?"

"Sì, ma più che di soldi, di affetto, di comprensione, di fiducia, di pazienza, di generosità, di allegria, di simpatia, di... di tutte queste cose. E allora sapevano darle, cioè sapevano amare. Capisci?"

"Forse. Sembra bello... come lo dici tu. Ma si può avere l'amore anche coi soldi, no?"

"C'è chi lo crede. Ma coi soldi si può comprare solo sesso, no amore."

"Beh, e che differenza c'è? Non è la stessa cosa?"

Stefano si mise a ridere. "Maurizio, vuoi stare a discutere di queste cose prima di colazione?"

"No, davvero. Che differenza c'è fra sesso e amore?"

Stefano guardò gli occhi del ragazzo e vi lesse un vero desiderio di capire. Allora, con pazienza, gli disse: "Sesso è quello che fai con le tue ragazzine. Non le ami, no? Vuoi solo divertirti..."

"Ma mica le odio, no?"

"Certo che no, ti sono solo indifferenti." rispose ridendo l'uomo.

"Mentre le scopo no, mi piacciono..."

"Ma prima e dopo? Indifferenti. Specialmente dopo. No?"

"Beh... beh sì..."

Stefano continuò: "Sesso è quello che abbiamo fatto noi due, solo sesso."

"Tutte e tre le volte? La terza era diversa, l'ho sentito..."

"Beh, la terza era solo sesso, per te."

"Ma per te?"

"Mentre ti davo piacere sessuale, diciamo che io ho rivissuto l'amore per il mio Carlo... non per te."

"Cazzo! Ma a me mi è piaciuto un sacco! E io l'ho sentito subito che era diverso. Solo a pensarci mi viene duro... guarda!" disse il ragazzo scoprendosi il grembo. "A me andrebbe di rifarlo... a te no?"

"No, Maurizio," rispose l'uomo con dolcezza, "e non lo rifaremo mai più."

"E perché?" chiese il ragazzo stupito.

"Perché per me è un pericolo. Mi piace troppo con te, perché sei giovane e bello, e non sei complicato. Ma non siamo fatti uno per l'altro, noi due, no davvero."

"E chi te lo dice?"

"È evidente. A te piacciono le ragazzine minorenni. A me piacciono i giovanotti maggiorenni."

"Ma magari se io ho qualcuno come te che si prende cura di me, non ho più bisogno delle ragazzine, non mi interessano più."

"Vuoi dire che diventi gay anche tu?" chiese Stefano con un sorriso di sfida.

"Cazzo no!" disse Maurizio indignato. "Non ho mai fatto quelle cose da quando sono nato!"

"Appunto."

"Volevo solo dire che tu puoi farmi godere al posto di quelle ragazzine e anche meglio di quelle..."

"Cioè tu vuoi da me godimento. Ma a me, chi mi dà godimento?"

"Cazzo, che ne so io!"

"Appunto: forse puoi cominciare a capire che cosa è l'amore. Amare vuol dire che l'altro viene prima di tutti e di tutto. Anche prima di sé stesso. E per farlo felice faresti ogni cosa, anche se ti costasse letteralmente la vita. La sua felicità conterebbe più della tua. Il suo godimento più del tuo... Capisci adesso?"

"Forse sì. Ma io non farò mai quelle cose con nessuno. Puoi giurarci! Dio, non posso proprio, credimi!"

"Dai, vai a farti la doccia mentre io peraro la colazione." gli disse Stefano sorridendogli con dolcezza e scuotendo il capo.


Dopo colazione, il ragazzo restò seduto al tavolo della cucina mentre Stefano puliva e metteva in ordine le cose usate per prepararla.

Alla fine l'uomo disse: "Maurizio, adesso hai mangiato e bevuto il caffè. Sarebbe ora che ti vesti e torni a casa tua, non credi?"

Il ragazzo non rispose ma disse: "Era molto buona, la colazione. Sei un bravo cuoco."

"Una buona cucina e una notte d'amore fanno di un uomo un re..." sospirò Stefano.

"Puoi dirlo!" ribatté allegro il ragazzo, poi aggiunse con voce più sommessa: "E tu sei bravo in tutt'e due..."

Stefano non replicò. Più il ragazzo si fermava più lui sentiva indebolirsi la sua risoluzione di non lasciarsi coinvolgere dal ragazzo, di non vederlo mai più. Sapeva che non doveva lasciarsi affascinare da lui... Le loro vite erano inconciliabili.

Allora sospirò e disse: "Torni a casa in tram o ti cerco un taxi? Pago io, si capisce."

"Va bene il tram. Ma oggi sono libero, è sabato."

"Ma io ho un sacco di cose da fare: aprire tutti gli scatoloni e mettere a posto casa. Non mi basteranno due giorni."

"Posso restare e aiutarti."

"No, grazie."


Allora, riluttante, Maurizio si alzò dalla sedia. Infilò una mano nella tasca dei calzoni. Fece una faccia strana e tirò fuori la mano guardando un biglietto da 50.000.

"Non ce li ho messi io questi soldi! Non sono miei."

"Ce li ho messi io stamattina mentre dormivi."

"Perché?"

"Ho pensato che ti potevano fare comodo."

Gli occhi del ragazzo si fecero scuri: "È per il sesso."

"No. T'avevo promesso una mancia per l'aiuto."

"Io... io non sono una puttana."

"Non l'ho mai pensato. Davvero. Sono solo una mancia, la mancia che t'avevo promesso. Prima, quando ti sei fermato per aiutarmi. Il sesso non c'entra proprio."

Maurizio gettò i soldi sdegnato sul tavolo.

Stefano li prese in mano e glieli porse: "Senza te non avrei mai potuto spostare i mobili. È proprio solo una mancia."

"Non è necessario che tu mi paghi per un po' d'aiuto. L'ho fatto volentieri. No per la mancia. Da solo tu non potevi..."

"Sì, e ti ringrazio. Non volevo pagarti. Ti prego. Prima di tornare a casa compraci dei cioccolatini e dei fiori per tua madre. Sarà contenta." disse e infilò la banconota nella tasca dei calzoni del ragazzo.

Questi fece un mezzo sorriso: "Mamma cade stecchita se lo faccio. Non è neanche il suo compleanno!"

"Fallo, ti prego. E dille che è anche da parte mia."

"Come vuoi."

"Grazie. Ma ora è meglio che vai."

"Va bene. Quando posso rivederti?"

Stefano esitò. "Penso che sia meglio di no."

"Posso almeno fermarmi per una birra se mi capita di passare da queste parti? Mica spesso. Magari solo due o tre volte in un anno..." disse Maurizio con tono quasi implorante.

Stefano si strinse nelle spalle: "C'è un limite anche al mio istinto di conservazione, Maurizio. Va bene, una o due volte l'anno, ma non di più. E solo per una birra."

"Cos'è l'istinto di conversazione?"

"Lascia perdere. Addio Maurizio. E ancora grazie... di tutto."

Maurizio gli tese la mano e se la strinsero: "Grazie a te."

Poi d'impulso abbracciò Stefano stringendolo a sé per pochi secondi, quindi uscì dall'alloggio.

L'uomo lo sentì scendere le scale di corsa. Sedette accanto al tavolo e si sentì di colpo solo, svuotato, esausto.

"Mio dio!" disse a mezza voce guardando la sedia su cui fino a poco prima era seduto il ragazzo. "E questo dopo una sola notte con lui! Quel ragazzo t'ha scombussolato completamente. T'ha fatto uscire da un pozzo per lasciarti in bilico sull'orlo di un altro..."


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