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una storia originale di Andrej Koymasky


LA STRANA COPPIA CAPITOLO 6 - PAURA DI...

Quando entrò al Taboo, Stefano vide Maurizio seduto da solo in un angolo con un boccale di birra e un piatto di patatine davanti.

Stefano gli andò vicino: "Che ci fai tu, qui?"

"Bevo e mangio. È un locale pubblico, no?" disse il ragazzo con un sorriso lieve.

"Sì ma... questo è un locale gay, non è un posto per quelli come te..." replicò Stefano un po' disturbato.

"Fuori non c'è scritto niente. E le patatine sono buone."

"Non hai paura che ti infastidiscano qui dentro? Sei troppo un bel ragazzo, tu."

"Ci han provato. Ho detto di no. Nessun problema."

"Beh... Buon divertimento, allora." disse Stefano e andò al bancone a salutare Piggì e a chiacchierarci.

Sentiva gli occhi di Maurizio su di sé ma notò che non gli dava veramente fastidio.

"Ehi, Steu... chi è quel bonazzo che non ti molla un attimo con gli occhi? Quello che sei andato a salutare appena entrato. Me lo presenti?"

"Uno che mi fa il filo..."

"Cazzo di Budda! E tu stai qui con me a fare la preziosa? Ragazza, mi stai diventando lesbica, per caso?"

Stefano sorrise alla scheccata dell'amico: "No, stai tranquillo. È che quel ragazzo non è gay, è tutto etero dalla testa ai piedi."

"Ma va là, scema. Se ti fila diiiice di essere etero. Eppoi non lo sai che è il sogno di tutte noi illuse farci un etero?"

"È un ragazzo semplice, ingenuo. Ha voglia solo di fare una bella goduta, non di fare l'amore... Per lui una bocca vale l'altra."

"Oh, cara! se si sparge la voce quello di bocche qui dentro ne trova tante pronte non a fargli solo un bocchino, ma un boccone!" rise l'altro.


"Salve!" disse una voce dalla destra di Stefano.

Questi si girò mentre Piggì rispondeva al saluto. Era un ragazzo sui venticinque anni, belloccio, con due orecchini sul lobo sinistro, capelli ossigenati un po' lunghi, occhi di un curioso azzurro viola, leggermente bistrati, un foulard Ascot al collo.

I loro occhi si incontrarono e il ragazzo disse: "Salve. Sei nuovo, vero? Io mi chiamo Gino..."

Stefano rispose al sorriso del ragazzo e disse: "Nuovo no, ma lavato con Perlana. Comunque io mi chiamo Stefano."

"È un vero piacere..." rispose il ragazzo guardandolo rapidamente ma in modo apprezzativo da capo a piedi.

Era vagamente effeminato ma non tanto da infastidire Stefano, che anzi pensò che se faceva finta di fargli il filo, forse Maurizio avrebbe capito e se ne sarebbe andato.

"Gino... diminutivo di Luigi?"

"Nooo... di Dionigi."

"Dionigi? Come san Dionigi il Mistico?"

"Oh per carità, no! Come Dionigi il tiranno di Siracusa. Non sono una santa, sono una donna!" disse con finta serietà il giovane.

Stefano lo guardò un attimo fra le gambe. I calzoni attillati mostravano un generoso rigonfio. Indicandolo con un cenno degli occhi, disse: "Donna? Non direi proprio... Quello cos'è?"

Gino sorrise serafico: "Ma è il mio bambino... che cerca un papà... uno come te."

Stefano sorrise ma non disse nulla.

Gino mise una mano sulla sua, sul bancone: "Scherzi a parte, sai che mi piaci un casino, tu? Peccato che non sono libero. Ma il mio uomo non c'è stasera, è andato da mammà a cena per il trentesimo di matrimonio dei suoi vecchi. Così sono in libera uscita."

"È geloso il tuo ragazzo?"

"Uh, geloso? Peggio di noi siculi!"

"Vivi con lui?"

"No, siamo ancora ragazze di famiglia. Vivi da solo, tu?"

Stefano stava per rispondere di sì. Ma in fondo non gli interessava portarsi a letto quel ragazzo. A lui non era mai piaciuto mettersi in mezzo a una coppia. Gli bastava far credere a Maurizio che stessero filando. Non rispose.

"Posso offrirti qualcosa?" gli chiese il ragazzo.

"Beh, toccherebbe a me..."

"Oh, via! Vorrei che tu mi offrissi altro..." disse il giovane facendogli l'occhietto e aggiunse: "Cosa prendi tu?"

"Un porto..."

"Ah, stupendo! Anche io amo il porto. Piggì, due porto, per favore."

"Subito, bellezza!" rispose l'uomo e li servì.

"Facciamo cin cin al nostro incontro?" propose il ragazzo.

Si toccarono i bicchieri, centellinarono il vino. Il ragazzo non staccava gli occhi da quelli dell'altro, guardandolo con un sorriso appena accennato e velato di malizia.

Poi Gino gli disse: "Se vivi da solo... dopo si potrebbe fare un salto da te..."

Stefano gli mise una mano su una spalla: "Non credi di correre un po' troppo? In fondo..."


Una mano si posò sulla spalla di Stefano che s'interruppe e si girò temendo che fosse Maurizio. Si trovò invece di fronte a un uomo sui trent'anni che lo guardava con aria dura e che gli disse: "Leva le mani dal mio ragazzo!"

Frattanto Gino, sgranando gli occhi, esclamava: "Mario! Sei riuscito a liberarti..."

Stefano tolse la mano dalla spalla di Gino e disse: "Guardi che si stava solo parlando..."

"Sì, sono nato ieri, io! Ho visto come lo guardavi, non fare il furbo con me o ti..."


L'uomo si interruppe e la sua mano sulla spalla di Stefano volò via letteralmente. Maurizio, ora lì accanto, l'aveva preso per la giacca e tirandolo a sé gli diceva: "Tu non minacci nessuno, chiaro?"

"Cazzo, quello stava facendo il filo al mio ragazzo..."

"Era quella puttanella del tuo finocchietto che ci provava con lui. Ho visto tutto, io!"

"No, Mario, ti giuro..." protestò Gino.

Mario disse a Maurizio: "Tu pensa ai cazzi tuoi, mister muscolo!"

"Certo, è quello che sto facendo. E adesso voi due alzate i tacchi e uscite di qui o vi faccio uscire io, ma in barella." disse con voce bassa ma dura Maurizio e i suoi occhi brillarono minacciosi come due lame d'acciaio.

La sala s'era fatta silenziosa e tutti guardavano la scena. Piggì aveva un mezzo sorriso divertito sulle labbra. Stefano guardava senza parole.

Mario disse con tono risentito: "Ma sono io che..."

"Ho detto fuori di qui." sibilò Maurizio facendo un mezzo passo verso l'altro e sollevandolo leggermente da terra per la giacca. "Fuori dai coglioni, testa di cazzo!"

"Ma si stava discutendo con calma..." protestò ancora Mario.

"Anch'io sto discutendo con calma. Non me la far perdere tu." disse Maurizio in tono assolutamente calmo ma senza mollare l'altro.

"Usciamo, Mario..." pigolò Gino tirandogli la falda della giacca.

"Lasciami andare." disse Mario a Maurizio con voce preoccupata.

"Sì, certo. E segui il consiglio del tuo amichetto. Uscite." e lo riposò a terra.

I due uscirono seguiti dagli sguardi di tutti.

Piggì disse sorridendo: "Ehi, non sapevo che tu avessi una guardia del corpo!" poi, rivolto al ragazzo chiese: "Come ti chiami, tu?"

"Maurizio."

"Bene, Maurizio, stasera puoi ordinare tutto quello che vuoi gratis, offre la ditta. Mi sei piaciuto, ragazzo!"

Maurizio scosse lievemente la testa sorridendo e tornò al proprio tavolo.

Piggì sottovoce chiese a Stefano che cosa ci fosse veramente fra il ragazzo e lui. Stefano ribadì quanto gli aveva già detto, senza scendere in particolari. Poi, sentendosi stanco, salutò e fece per uscire.

Maurizio fu subito al suo fianco: "Ti accompagno."

"No, Maurizio. Perché non vai col tuo amico, stasera? Non ti aspetta?"

"Chi, Renato? No, gli ho detto che avevo altro da fare. Ti accompagno."

"No per favore. Ho bisogno di stare un po' solo. Lo capisci, questo?"

Maurizio lo guardò negli occhi e gli disse serio: "Sì, questo lo capisco. Anch'io a volte ho bisogno di stare un po' solo. Ok. Finisco la mia birra poi torno a casa mia. Buonanotte Stefano. Dormi bene."

"Dormirò bene. Prenderò una delle mie pillole."

"Pillole? Che pillole? Droga?" chiese il ragazzo scrutandolo accigliato.

"Sonniferi. Solo sonniferi."

"Robaccia lo stesso."

"Ma mi aiutano a non pensare. Una e parto per il mondo dei sogni."

"A volte sognare è peggio che pensare."

"Buona notte, Maurizio. E ricordati che hai già usato una delle due volte che potevi venirmi a trovare..." disse Stefano salutandolo e uscendo.

Maurizio tornò al proprio tavolo, scolò il boccale e andò verso la cassa col portafogli in mano.

"Offre la ditta, te l'ho detto..." gli disse sorridendo Piggì.


In quel momento dalla strada vennero voci alterate. Maurizio scattò e uscì dalla porta, guardando il marciapiede prima a destra poi a sinistra. Vide ombre correre via e qualcuno inginocchiato a terra. Corse e aiutò Stefano a rialzarsi.

"Quei due bastardi, vero?" gli chiese furioso.

Stefano annuì appoggiandosi al suo braccio.

"Che ti hanno fatto?"

"Niente... solo un pugno al fegato."

"Brutti porci di merda... Se li becco... Fa tanto male?"

"Un po'. Mi manca il respiro..."

"Sei bianco come un cencio. Ti accompagno a casa."

"No..."

"Ho detto che ti accompagno a casa. Ho la carretta qui dietro. Se ti appoggi a me gliela fai a camminare?"

"Sì ma... prendo un taxi..."

"Allora andiamo. La mia carretta è gratis."

Lo portò fino alla sua vecchia 500 e lo aiutò a salire. Si mise al posto di guida e partì. Stefano sorrise fra sé e sé vedendo come il ragazzo entrava appena nel posto di guida, poi fece una smorfia di dolore.

Maurizio, che pur guidando lo teneva d'occhio preoccupato, chiese: "Fa male?"

"Piuttosto. Era un colpo da pugile..."

"Bastardo d'un frocio! Gay, scusa."

Stefano ridacchiò: "In questo caso puoi anche dire frocio. Ci sta meglio."

"Avrei dovuto pestarlo subito quel maiale!"


Arrivarono sotto casa di Stefano.

"Grazie, Maurizio, buona notte."

"No, salgo con te."

"No, vai Maurizio. Ci riesco a salire le scale da solo."

"Sono quattro piani. Salgo con te." disse il ragazzo chiudendo l'auto e avvicinandosi all'uomo.

"Ti prego... Non ho bisogno di niente!"

"Prima, forse. Ma adesso sì. Stai tremando. Appoggiati a me e saliamo."

Stefano cedette. Arrivati su, aprì la porta. Maurizio lo sospinse dentro e si chiuse la porta alle spalle.

"Grazie, Maurizio, ma adesso devi andare."

"No, stanotte resto con te."

"Non ti voglio qui con me, lo capisci o no?"

"Hai bisogno. Resto con te." rispose il ragazzo tranquillo ma deciso e si sfilò la giacca.

"Ascolta, Maurizio, adesso prendo una delle mie pillole e dormo. Da solo." inisté Stefano, anche lui deciso.

"Invece di quelle porcherie, non vuoi provare qualcosa di diverso?"

"E cosa?" chiese Stefano guardando duro negli occhi, con sospetto, il ragazzo, ricordando imbarazzato i tre atti sessuali che c'erano stati fra di loro.

"No, non quello." disse il ragazzo veloce. "Vieni di qua, a letto." aggiunse, poi, vista l'esitazione dell'altro aggiunse: "No, guarda che non sono scemo. L'ho capito che non vuoi sesso stanotte. Vieni dai!" disse avviandosi verso il letto e tirandosi dietro l'altro per mano.

"Maurizio, io non..."

"Vieni qui..." disse il ragazzo con tono paziente ma che non ammetteva repliche. "Guarda, Stefano, io neanche mi spoglio." disse e toltesi le scarpe salì sul letto e sedette con le gambe larghe.

"Ti togli le scarpe e ti metti qui." disse all'uomo battendo il palmo della mano sul materasso fra le sue gambe divaricate e lo tirò a sé, petto contro petto, e si stese indietro spingendo la testa di Stefano sulla propria spalla e appoggiandovi la propria guancia. Frattanto le sue braccia e le sue gambe si chiusero attorno al corpo dell'uomo, stringendolo appena e con una mano gli carezzò la nuca.

Gli sussurrò in un bisbiglio basso e dolce: "Mamma faceva così quando papà stava male. E lui allora riusciva a rilassarsi. E mamma lo carezzava così e lui si addormentava... Senza incubi..." e gli passò le dita lungo la spina dorsale, su e giù, lentamente, in un gesto che era metà carezza e metà massaggio.

Stefano chiuse gli occhi e inalò l'odore muschiato del corpo maschio che lo avvolgeva.

"Ti piace? Ti fa bene stare così?" gli chiese il ragazzo continuando a carezzargli la schiena.

"Sì."

"Stai un po' meglio?"

"Sì."

"Meglio che con quelle stupide pillole?"

"Oh sì..." rispose Stefano e girò in su la testa a guardare il viso del ragazzo e dopo un po' gli diede un lieve bacio sulla guancia.

Maurizio abbassò il capo e diede un bacio impacciato sulla fronte dell'uomo.

"Perché stai facendo questo per me, Maurizio?" chiese pensieroso l'uomo, "Perché?"

"Ne hai bisogno, no?" rispose l'altro con naturalezza, "Tu non lo faresti per me se ne avessi bisogno io?"

"Sì..."

"E allora?"

"Tutto qui?" chiese Stefano ancora pensieroso.

"Beh... forse tu sei... speciale, e..." disse Maurizio spingendo di nuovo la testa dell'altro sulla propria spalla in modo di non essere guardato mentre parlava, e riprese a passare i polpastrelli lungo la spina dorsale dell'uomo.

Stefano aspettava con quieta anticipazione che il ragazzo proseguisse e dopo un breve silenzio lo incalzò: "Speciale, e...?"

"Sì. Come quando ho portato i fiori e i dolci a mamma e ancora un po' se la faceva addosso per la sorpresa e s'è messa a piangere e mi guardava come se mi vedeva per la prima volta..." disse il ragazzo tranquillo e Stefano tentò di guardare in su, per vedere la sua espressione, ma la mano di Maurizio gli sospinse di nuovo il capo sulla spalla, gentile ma ferma, e continuò: "E allora ho capito che mia madre non ha solo bisogno dei miei soldi ma anche di un fiore, di un dolce, di un pensiero e me l'hai insegnato tu senza neanche parlare. E le ho detto che ho conosciuto un uomo molto speciale che le mandava quelle cose..."

"Potevi non dirglielo..."

"No, io non dico bugie. E allora lei ha voluto fare i biscotti per te e mi ha detto di portarteli, perché le ho detto che sei solo, e oggi è domenica..."

Maurizio spostò leggermente il bacino come per sistemarsi meglio e le sue gambe si stesero lievemente e la sua stretta si fece più leggera. Stefano istintivamente lo abbracciò quasi a impedire che l'altro lo lasciasse.

Maurizio gli chiese: "Sei contento che sono tornato?"

Stefano per un po' non fu in grado di rispondergli. Nel suo cervello si agitava un turbinio di pensieri confusi. Certamente era molto gradevole stare così con quel giovanotto tutta forza e dolcezza, ingenuo, semplice, spontaneo... ma Stefano era anche abbastanza maturo e saggio per capire che se si fosse lasciato andare, avrebbe potuto creare una situazione più che difficile, penosa.

"Sei contento?" chiese di nuovo Maurizio sottovoce.

"Sì," rispose alla fine Stefano, "ma anche spaventato."

"Spaventato?"

"Ho paura che tu mi faccia del male."

"Non ti farò mai del male, io!"

"Forse non volontariamente... ma come puoi evitare di farmi del male? Tu sei quel che sei... e io sono quel che sono."

"Non lo so, sei complicato," disse Maurizio con candore, "ma io starò attento a non farti del male."

Per alcuni minuti Maurizio gli carezzò la schiena in silenzio, poi gli sussurrò: "Sbottonami la camicia." e allentò le braccia quel tanto da permettere all'uomo di muoversi e di farlo, quindi gli sospinse la testa sul proprio torace nudo e gli disse: "Baciami, Stefano... come l'altra notte."

Stefano girò il volto sul petto dell'altro e con le labbra individuò un capezzolo già sodo. Lui dice che io sono speciale, pensò, ma riesce sempre a ottenere quello che vuole, a farmi desiderare di dargli quello che vuole... Stefano, Stefano... non avevi deciso che non volevi avere mai più sesso con questo ragazzotto? Che ti succede, adesso?

"È meglio che ti spogli, Maurizio... nudo..." gli disse svincolandosi dal loro abbraccio e cedendo al proprio desiderio.

Il ragazzo si liberò di tutti gli abiti in un lampo. Stefano si tolse solo calzoni e camicia, per essere più libero nei movimenti. Maurizio scostò le coperte e si stese sulle lenzuola.

"Togliti tutto anche tu, dai!" disse all'uomo.

"Perché?"

"Mi piace passarti le mani sulla schiena mentre ti occupi di me. Una bella schiena è una bella schiena, né maschile né femminile."

Stefano sorrise dentro di sé per quel mezzo complimento maldestro. Si sfilò la maglietta ma tenne gli slip. Si inginocchiò accanto al poderoso corpo del bellissimo giovane, lo abbracciò tirandolo a sé e lo baciò nella bocca con la passione e l'abbandono dell'ultima volta. Ma questa volta non c'era più il fantasma di Carlo fra loro due.


Quello era Maurizio, il bel ragazzone che aspettava che lui lo portasse all'estasi, che lui desiderava portare all'estasi. E ve lo portò lentamente, assaporando quel corpo maschio, facendosi entrare la sua forte erezione fino in gola e aspirando dal naso premuto fra i peli del pube il buon odore pulito e naturale della virilità del ragazzo. Vi si dedicò con tutto se stesso e con la mano scese a massaggiarsi i genitali turgidi ancora imprigionati nella tela degli slip. A volte smetteva di succhiarlo per leccare le altre zone erogene dello splendido corpo, per baciarlo, per vedere l'espressione estatica con cui il suo bellissimo compagno di letto assaporava le sue attenzioni, per vederne e sentirne aumentare l'eccitazione.

E finalmente i due corpi conobbero il culmine dell'estasi e si svuotarono quasi all'unisono in un contrappunto di bassi gemiti di piacere.

Stefano non voleva ancora staccarsi da quel corpo meraviglioso e ancora vibrante per il godimento appena ricevuto. Si tolse gli slip impregnati del proprio seme e si ripulì e asciugò con la propria maglietta, gettando poi il tutto sullo scendiletto, quindi si stese accanto al ragazzo. Si abbracciarono stando su un fianco, le gambe strattamente intrecciate.

Stefano ripensò alla strana situazione in cui s'era cacciato nonostante la sua determinazione di non lasciarsi più coinvolgere. Ripensò a quei tre giorni e a tutto ciò che gli era capitato dal momento in cui aveva abbandonato la calda e stretta, sicura e penosa prigione del dolore. Ripensò al lavoro sicuro che aveva lasciato, agli amici di Bologna che aveva abbandonato, alla sua solitudine che aveva coltivato... per trovarsi ora a dover ricominciare tutto da capo come un ragazzo appena diventato maggiorenne e indipendente... tra le braccia di un ragazzo che non voleva ma che adorava già...

Il respiro calmo e regolare di Maurizio gli disse che questi già dormiva del sonno degli innocenti. Il ragazzo si mosse e gli si addossò, emise un profondo sospiro soddisfatto sprofondando in un sonno ancora più intenso.

Luciano, Maurizio... Due persone non adatte a lui, non giuste, eppure... eccolo qui di nuovo, con Maurizio! Meglio lui di Luciano, comunque, si sorprese a pensare.

Stefano sogguardò lo splendido corpo nudo del ragazzo, così vulnerabile, così forte, così fiducioso eppure così impossibile, abbandonato contro di lui; così virile, perfetto nel corpo eppure ancora così infantile, così incredibilmente inadeguato per lui, quanto a mente ed emozioni.

Era certo che Maurizio era sincero quando s'era offerto di abbracciarlo e gli aveva detto: niente sesso stanotte. Ma poi il suo desiderio si era risvegliato e con la stessa innocente e pulita sincerità gli aveva chiesto un altro rapporto sessuale.

E Stefano ripensò a quando il ragazzo aveva affermato, fra lo stupito e il compiaciuto, che mai nesuna ragazza in tutta la sua vita era riuscita a dargli la quantità e qualità di piacere che Stefano gli aveva dato... Eppure proprio per la sua incapacità di amare, almeno un poco, non era capace di dargli il piacere di cui pure l'uomo aveva bisogno. Non ci aveva neppure pensato. Non era neanche proprio egoismo, ne era certo, ma piuttosto incapacità di rendersi conto, di sentire il bisogno dell'altro.

Stefano si sentiva attratto terribilmente da Maurizio, sì, ma capiva chiaramente che una relazione con quel ragazzo l'avrebbe condotto solo alla frustrazione, al fallimento, al dolore.

Renato aveva insegnato a Maurizio, e prima di lui anche il padre in un certo senso, a soddisfare semplicemente i propri bisogni senza neanche chiedersi se l'altro (o l'altra, non cambia) avessero dei bisogni anche loro. Maurizio non era cattivo, tutt'altro. Gli aveva dato, a modo suo, attenzione, protezione e tenerezza. Ma non riusciva a vedere, a sentire, a stabilire un collegamento fra queste e il suo desiderio sessuale.

Stefano posò un bacio lieve sulle labbra socchiuse del ragazzo e ne assaporò la dolcezza del respiro. Maurizio gli faceva tenerezza: era come un animale, istintivo, non un uomo, pensò. Animale delizioso, amabile, primitivo... ma per lui doppiamente pericoloso. Doveva liberarsene, ma come? Era più facile liberarsi di un animale civilizzato, raffinato, egoista, intelligente come Luciano. Sì, Luciano era infinitamente meno pericoloso, per lui, di Maurizio. Ma questo ragazzo era infinitamente più affascinante... Il fascino del pericolo, forse?

Stefano sospirò e Maurizio, isitintivamente, gli si addossò di più.

L'uomo si chinò a baciarlo sulla gola, titillò con la punta della lingua la piccola, dolce curva del pomo d'adamo del ragazzo e ne sentì il gusto lievemente salato. Maurizio interruppe il suo respiro profondo e regolare e si premette contro il corpo dell'uomo fremendo appena e mormorando indistinte parole.

"Dormi, ragazzo mio..." gli sussurrò Stefano carezzandolo sulla schiena e sulla nuca. "Dormi tranquillo, ora..."

Maurizio sospirò, inghiottì e si rilassò nuovamente nel sonno. Che doveva farne di questo chiavatore di ragazzine minorenni? si chiese Stefano disturbato da quest'immagine. C'era posto per lui nella vita del ragazzo? O c'era posto per il ragazzo nella sua nuova vita? Maurizio avrebbe alternato le sue notti di sesso fra le insipide ragazzine sedicenni e quell'esperto frocio di mezz'età così "speciale"? O lui, abituato alla monogamia, avrebbe saputo alternare le sue notti di sesso fra ragazzi gay che si curassero dei suoi desideri e questo splendido, ingenuo, forte ragazzo eterosessuale? Stefano non riusciva a capirlo, a darsi una risposta. Non ora, con Maurizio nel suo letto, nudo fra le sue braccia.


La mattina seguente Stefano si svegliò fresco e riposato. Guardò l'orologio: le sette. Maurizio avrebbe dovuto andare al lavoro. Lo svegliò con dolcezza, ammirando le belle curve del piccolo e sodo sedere del ragazzo che dormiva steso sullo stomaco.

Questi aprì gli occhi e gli sorrise: "Dormito bene?" gli chiese stropicciandosi gli occhi.

"Sì, proprio bene. E tu?"

"Come un sasso."

"Sono le sette. Devi prepararti per andare al lavoro."

"Già, purtroppo." disse il ragazzo rizzandosi a sedere sul letto e stirandosi voluttuosamente come un gatto.

Stefano gli diede un lieve bacio su una guancia.

"Faccio in tempo a fare una doccia. Posso?"

"Certo e frattanto io ti preparo la colazione. Con quel poco che c'è in cucina. Oggi devo fare le provviste."

Maurizio scese dal letto e Stefano ne ammirò la grazia agile, il bel membro ciondolante, le piccole natiche sode e muscolose. I lividi sul torso e sulla coscia del ragazzo erano d'un viola intenso, ma non erano gonfiati e da come si muoveva non dovevano fargli male. Anche il colpo ricevuto da Stefano al fegato quasi non gli dava più dolore.

Scese anche lui dal letto e, infilatasi una vestaglia, andò in cucina.


Aveva terminato di preparare la colazione quando arrivò Maurizio, ancora tutto nudo, che si sfregava vigorosamente il corpo con un asciugamano.

Il ragazzo gli sorrise: "Cazzo, Stefano, se non avessi da andare a lavorare, io sarei pronto per una mattinata su quel letto, con te..."

Stefano lo guardò annuendo: "Ma io preferisco di no, Maurizio. Anche stanotte non avremmo dovuto..."

"Lo so. Ma poi m'é venuta la voglia... e anche a te, no?" disse quasi scusandosi, con un sorriso un po' imbarazzato il ragazzo.

"Tu sei molto bello, desiderabile... Ma io rischio di innamorarmi di te, di caderti davanti in ginocchio per adorare questo tuo corpo..."

Maurizio gli sorrise luminoso: "Se tu vuoi adorarmi... magari a me piace l'idea."

"Già, ma io ho quarantotto anni, più del doppio della tua età. Sono stanco, non ho più la forza di lottare, credo. Se mi innamorassi di te diventerei un peso per te e per me stesso. È meglio che mi rassegni a star solo. È stato bello con te, in un certo senso. Ma ora è meglio che mi cerchi un altro ragazzo, e poi un altro ancora, senza fermarmi con nessuno, finché finalmente toglierò il disturbo da questo mondo..."

"Ma fino a quando ti farai del male da solo, tu?"

"Da solo?" chiese stupito Stefano per quell'inattesa domanda.

"Sì. Di cosa hai sempre paura?"

"Paura... sì, è vero. Paura di soffrire un dolore come quello che ho provato quando Carlo mi ha lasciato. Paura di cercare un altro Carlo sapendo che non lo troverò mai. Paura di essere solo anche se il mio letto non fosse mai vuoto..."

"Vuoi dire che se io mi metto con te, hai paura che poi ti abbandono e che ti trovi di nuovo solo? Con un pugno di mosche in mano?" chiese il ragazzo aggrottando la fronte.

"Forse, anche."

Maurizio allora gli sorrise sereno: "Ma è praticamente impossibile, finché tu mi succhi così bene e mi dai un piacere così bello e forte. Mica sono scemo di lasciare uno come te." disse e improvvisamente arrossì fino alla punta dei capelli.

Poi, mettendosi l'ascuigamano sulle spalle, gli disse: "Tu sei l'uomo più speciale che ho mai incontrato. E parli di me e te come due che si danno la mano e ciao!" e indicò verso la camera da letto: "No, mica solo per quello... c'è altro... ben altro... non è giusto quello che dici."

"D'accordo, Maurizio. Parliamo seriamente, di noi due. Per te va bene così, vero?"

Il ragazzo annuì convinto.

"Ma per me? Tu sei molto, molto bello. E io era più di un anno che non avevo più sesso. E tu eri... disponibile."

"Io ho profittato di te la prima volta perché ero eccitato per quel massaggio da dio! E eri tu quello... disponibile. E mi sono detto: perché no, una bocca è una bocca... E poi ho scoperto che sì, la tua bocca è speciale, ma tu sei tutto speciale, in un altro senso. Cioè non solo sesso. Sì, cioè, il sesso che mi fai tu è straordinario, ma... io sto bene con te, anche come adesso. Tu non stai bene con me? Dì la verità, io ti sto dicendo la verità."

"Sì, in parte sto bene. In parte invece... temo che tu non sia il mio ideale. Anzi ne sono sicuro. Il tuo corpo per me è bellissimo ma... ma non mi basta."

Maurizio lo guardò senza capire: "Vuoi fare l'amore con due, tre maschi insieme? Ma col tuo uomo, me l'hai detto tu, non l'hai mai tradito, no? Non posso essere io, il tuo uomo?"

"No, Maurizio, non puoi. Ma adesso mangia, che si fa tardi."

Maurizio scosse la testa un po' confuso ma sedette a mangiare. Quindi si alzò e andò a vestirsi. Stefano lo accompagnò alla porta.

Maurizio, prima di uscire, si girò e lo guardò negli occhi: "Posso... tornare da te, Stefano?"

"Hai già usato una delle due volte l'anno... Ancora una sola volta nei prossimi dodici mesi, questi sono i patti."

"Già, mi resta una volta solo in dodici mesi, questi sono i patti." ripeté il ragazzo, ma senza scimiottare. "D'accordo. Ciao Stefano." disse serio e scese le scale a due a due.

L'uomo restò stupito per la rapida capitolazione dell'altro.


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