logoMatt & Andrej Koymasky Home
una storia originale di Andrej Koymasky


LA STRANA COPPIA CAPITOLO 8 - SCUSE

Stefano si trovava bene lì al pub. Divenne presto amico di tutti, sia per il suo carattere estroverso ma serio, sia perché era un formidabile ascoltatore, sia perché s'era sparsa la voce di come aveva trattato quel "maschio etero tutto testa di cazzo e niente testa". E il suo ruolo di animatore gli stava a pennello. Accoglieva i nuovi clienti, ci parlava poi li presentava a quelli fra i clienti abituali che sembravano più adatti al tipo. Raccoglieva le confidenze, a volte ascoltava solo, a volte consigliava, ma dalla sua bocca non unsciva mai un pettegolezzo, un'allusione...

Proponeva giochi da tavolo, lanciava mini-party per compleanni o per gli anniversari delle coppie.

Il pub era sempre più affollato e Piggì sempre più contento. Passò un mese sereno. Stefano fece anche non poche conquiste e fra queste scelse i pochi con cui poteva avere un incontro erotico senza problemi per nessuno, ma anche senza profondi coinvolgimenti. Non si sentiva ancora pronto a tentare di nuovo un rapporto di coppia. La mattina dormiva fino alle undici, se non s'era portato qualcuno a letto.


Conobbe un ragazzo americano di passaggio e lo ospitò per cinque notti. Si chiamava Kevin, aveva ventotto anni, un corpo di velluto, capelli biondo platino, occhi nocciola chiari dorati e una sensualità prorompente. Era attivo e passivo come lui, perciò a letto passavano allegramente dal 69 alla penetrazione scambiandosi i ruoli. A Stefano piaceva il membro circonciso di Kevin che fremeva al minimo tocco e la cui erezione era difficile da domare. Kevin faceva l'amore con allegria e passione al tempo stesso, sapeva essere provocante o tenero, era abile e dolce. Viveva a Detroit col suo fidanzato e coetaneo Michael di cui gli aveva mostrato la foto. Michael era più muscoloso di Kevin, con un volto intenso coronato da ribelli capelli castano ramati. Si erano conosciuti durante il servizio militare e finitolo avevano messo su casa assieme.

"Noi abbiamo un patto: quando siamo assieme nemmeno mezza avventura. Quando siamo separati per più di tre giorni, tutte le avventure che vogliamo. Funziona. Stiamo assieme da sette anni, compreso il militare."

"Come facevate a far l'amore in caserma?"

"No, in caserma no, era troppo pericoloso. Ma ci siamo conosciuti perché si lavorava tutti e due alla mensa ufficiali. Ogni giorno si andava assieme con la jeep a far provviste di derrate fresche. Lui, il terzo o quarto giorno, mentre guidava, mi ha detto: tu sei gay, vero Kevin? E io: perché? E lui: perché lo sono anch'io e tu mi piaci da morire. Voglio fare l'amore con te. E io: io non sono gay e ti denuncio. E lui: non sono gay neanche io e ti denuncio io! Ci siamo messi a ridere e io gli ho detto: l'amore con te lo farei anche subito. E lui: no adesso sto guidando, non posso. Dopo. Sì, ma dove, chiedo io. Sto trattando l'affitto di un monolocale, per noi due, dice. Gli chiedo: eri così sicuro di me? No ma ci speravo. Così, appena avuto il monolocale ci si metteva semplicemente un'oretta in più. Si andava al supermercato, si dava la lista a un commesso suo amico e invece di aspettare mezz'ora al bar come prima, si saliva nel nostro posto e si faceva l'amore per un'oretta. Poi si tornava, si caricava tutto e si andava indietro. Prima di Michael io facevo un po' la puttanella... passavo da un letto ad un altro e mi piacevano le ammucchiate. Ma lui mi ha cambiato."

A Stefano piaceva ascoltare i racconti dell'americano, mentre stavano a letto e si rilassavano fra una scopata e l'altra.

L'ultima volta che fecero l'amore prima che Kevin se ne andasse, Stefano gli disse: "È fortunato Michael ad avere uno come te, lo invidio..."

"No, sono fortunato io. Se non avessi incontrato lui ora probabilmente farei il marchettaro, per non parlare della droga. Lui, con la sua dolcezza e il suo vigore, la sua fantasia e il suo amore, m'ha fatto dimenticare sia la droga che tutti gli uomini... beh, quasi." disse Kevin sorridendogli e carezzando il il corpo nudo di Stefano.

Quando andò via gli regalò una sua foto: un nudo integrale che gli aveva scattato Michael sul terrazzo della loro casetta. Stefano la incorniciò e la appese in camera sua. E dopo tanti giorni, ripensò a Maurizio: il ragazzo era molto più bello di Kevin, gli sarebbe piaciuto avere una sua foto così... peccato che non fosse altrettanto maturo.


Un altro bell'incontro che fece Stefano in quel mese fu con un universitario di ventitré anni di origine alto-atesina. Il ragazzo, di nome Matteo, amava solo succhiarglielo e farsi penetrare. Ma entrambe le cose le faceva con arte consumata provocando a Stefano orgasmi bellissimi. Al ragazzo piaceva venire stando semplicemente steso accanto all'uomo dopo che questi aveva goduto in lui, masturbandosi, facendosi soltanto tenere abbracciato, carezzare e baciare.

Stefano si stava prendendo una mezza cotta per Matteo e anche questi sembrava essere attratto sempre più dall'uomo. Ma il ragazzo, tanto era disinibito a letto o in casa sua, tanto era inibito altrove. Aveva il terrore che qualcuno che lo conosceva potesse intuire che lui era gay. Quasi da paranoia. Perciò Stefano decise di diradare, poi di interrompere i loro incontri.


Era passato circa un mese dalla sera della sua sfuriata con Maurizio quando una sera, mentre parlava con un cliente seduto al bancone, Tony gli disse:

"Ehi, Steu. Indovina che sta entrando? No, non guardare... è la tua ex guardia del corpo..."

Stefano si irrigidì ma si girò. Maurizio si stava avvicinando a lui con un sorriso incerto.

"Ciao." gli disse impacciato il ragazzo quando gli fu vicino.

"Come vanno i lividi?"

"Lividi?"

"Sì, lì e lì." fece Stefano indicando i due punti.

"Ah, praticamente scomparsi, solo un'ombra..."

"Bene." disse asciutto Stefano senza sorridere.

"Sì." rispose il ragazzo poi disse esitante a Tony: "Posso ordinare una birra?"

"Certo bellezza, anche due."

"Ne vuoi una anche tu, Stefano?"

"No grazie. Anzi, ti lascio il posto." rispose indifferente l'uomo alzandosi.

Maurizio lo guardò e disse stupito: "Che c'è che non va sulla tua guancia?"

"Niente." rispose Stefano.

Ma contemporanemante Tony disse: "Uno schiaffo."

Stefano gli lanciò un'occhiataccia.

Maurizio chiese subito: "Chi, quello dell'altra volta?"

"No, un altro. Ma questa volta me lo sono meritato." rispose pronto Stefano.

"Meritato?" chiese incredulo il ragazzo.

"Sì, l'ho insultato."

"E lui t'ha dato uno schiaffo."

"Sì, e ha fatto bene. Infatti io gli ho chiesto scusa."

"Tu a lui? Ma che gli avevi detto?"

Stefano stava per spiegarglielo ma si rese conto che così dava spago a Maurizio. "Non ti riguarda, credo." rispose asciutto.

"No, ma se qualcuno ti da fastidio hai solo da dirmelo che lo sistemo io. D'accordo?"

"Me la so cavare da solo, sono maggiorenne, ormai..." rispose Stefano secco, poi aggiunse: "Comunque grazie." poi gli tese la mano: "Ma adesso ho da fare. Ciao."

Maurizio trattenne la mano dell'uomo nella sua: "Mia madre m'ha detto che vorrebbe conoscerti..."

"Eh? Ah sì? E come mai?"

"Beh, sei stato gentile con lei... e poi io... non faccio che parlarle di te..."

"Ah, capisco. E le hai detto tutto, proprio tutto?" chiese l'uomo gurdandolo negli occhi con l'aria di prenderlo in giro.

Maurizio arrossì, poi disse: "Non proprio tutto. Dice se vieni a pranzo domenica."

"Ringraziala, ma non posso, ho da fare domenica."

"Magari un'altra domenica, allora..." insité il ragazzo.

"Non so. Non vedo il motivo. Fra te e me non c'è niente."

"Se vieni lei sarà contenta. E a casa, con lei... non può succedere niente, voglio dire, non è per quello. Solo per... amicizia..."

"Non so, Vedremo."

"Grazie." disse Maurizio lasciandogli la mano. Poi chiese: "Ah, Stefano?"

"Sì?"

"Ti dispiace se torno qui, qualche volta?"

"Questo è un locale pubblico. Anche se non ti ci vedo proprio, qui..."

"Grazie." rispose Maurizio sedendo nel posto lasciato vuoto da Stefano.

Questi, girando per le sale, vide che il ragazzo restò seduto al bancone per circa un'ora e mezza. Poi non lo vide più. Si avvicinò al bancone dove ora c'era anche Piggì.

"È andato via, Maurizio?" chiese.

"Sì, cinque minuti fa. Ha detto che non ti voleva disturbare. Di salutarti. Non ti molla, eh?"

"Beh, spreca il suo tempo." rispose Stefano.

Ma dentro di sé sentì che in realtà gli aveva fatto piacere rivederlo, stringere la sua mano. Quel ragazzo esercitava su di lui un fascino prepotente, animale. Già, un fascino animale...


La sera dopo, mentre era nella sala intermedia, venne a chiamarlo Pino: "Steu, c'è una donna alla porta che chiede di te..."

"Di me? Una donna? E chi è?"

"Non ne ho idea. Ha chiesto: c'è il professor Genta? Io ho detto: sì, entri, lo trova di là. E lei dice: no, è una cosa riservata. Può chiamarlo per favore?"

"Non ti ha detto come si chiama?"

"Non ci ho pensato. Vado a chiederglielo?"

"Non importa, vado a vedere io..."

Stefano andò nella prima sala e ferma sulla soglia della porta vide una donna sui cinquant'anni, di taglia media, vestita con semplicità.

Quando le fu vicino le disse: "Sono Stefano Genta. È lei che cercava me?"

Lei gli fece un sorriso incerto mostrando una fila di denti così lucidi e perfetti da tradire con chiarezza una dentiera. Porgendo la mano disse: "Sì, io sono la madre di Maurizio."

"Ah, piacere signora. Qualche problema con suo figlio?" chiese Stefano sul chi vive.

"No no, nessun problema. Una mia cugina abita due isolati più in là e ero andata a trovarla. E siccome il mio Maurizio m'aveva detto che lei lavorava qua a due passi dalla Rita, in una birreria che si chiama Tambo che mia cugina m'ha detto dov'era e che era proprio vicino, ho pensato di venire a ringraziarla di tutte le gentilezze che lei ha avuto per noi..."

"Di nulla..." rispose Stefano chiedendosi che cosa ci fosse veramente dietro a quella strana visita.

La donna guardò lievemente a disagio verso l'interno del locale poi chiese: "Possiamo uscire solo un attimo?"

"Certamente."

La donna traversò la strada e si fermò sul marciapiede di fronte, sotto un lampione. Stefano ora era veramente teso.

"Ecco io... volevo dirle grazie per tutti i consigli che Maurizio dice che lei gli ha dato. È cambiato il ragazzo. È più riflessivo, ora. E è più gentile con me, più attento. E poi anche lei è così gentile con me anche senza conoscermi... Prima i fiori e gli cioccolatini, poi quel bel foulard, e adesso i soldi per farmi la dentiera... Davvero non so come ringraziarla..."

"I... soldi per la dentiera?" chiese Stefano sgranando gli occhi.

"Sì. Maurizio m'aveva detto che lei non voleva che lui me lo diceva. Ma io dovevo ringraziarla. Non si arrabbi con lui se mi ha detto la verità..."

"Ma io, signora, veramente..." balbettò confuso Stefano.

"Oh, lei è davvero una persona raffinata e gentile, un vero signore dentro il cuore come m'ha sempre detto Maurizio. Ecco, e poi a dire la verità sono venuta anche per un altro motivo..."

"Dica." rispose Stefano sempre più confuso.

"Ecco, mio figlio m'ha detto che qualche tempo fa lui le ha detto qualcosa che l'ha fatta proprio arrabbiare. Io gli ho detto che doveva venire da lei a chiederle scusa. E lui mi ha detto che non era sicuro di sapere cosa poteva avere detto per farla arrabbiare così tanto, che ci aveva pensato su parecchio ma che era confuso, ma che se lei s'è arrabbiato proprio tanto, lei che è così gentile e istruito, lui deve davvero aver detto qualcosa di sbgliato. Io gli ho detto che doveva venire a chiederle scusa lo stesso e se mai farsi spiegare in modo di non fare più lo stesso sbaglio. Allora lui mi ha detto che ieri sera è venuto ma non è riuscito a parlare con lei. Ecco io non so se è che davvero non ci è riuscito e che se ne vergognava troppo. Ma io so che Maurizio non è cattivo e se ha fatto o detto qualcosa di sbagliato, non l'ha fatto apposta. È stato come un... incidente... capisce?"

"Sì, credo di sì..." mormorò Stefano completamente spiazzato.

"Allora io gli ho detto che lui deve trovare il coraggio di pagare i suoi sbagli, qualunqui che siano. Che deve, deve chiederle scusa e basta. Specie dopo tutto quello che lei ha fatto per noi. Gli ho detto che deve imparare da lei dove sbaglia e chiedere perdono di farla arrabbiare. Oh, mica per i regali, sa! Ma perché è giusto. Ma lui ha paura che lei non gli vuole più parlare né vedere se torna qui o da lei. E lui ci sta male, mi creda, perché credo che lei per il mio Maurizio è diventato anche più importante di suo padre, che lui stravedeva per suo padre. Allora io gli ho detto che deve umiliarsi finché lei lo ascolta. Ho sbagliato?"

"Ecco... nessuno deve umiliarsi davanti a un altro..." rispose incerto.

"Oh sì, perché solo chi si umilia sarà esaltato!" disse la donna sicura.

Stefano sorrise per quell'uso della frase evangelica. "Signora, non c'è bisogno che Maurizio si umilii con me. Se davvero ci tiene a parlarmi, lo ascolterò."

"Oh grazie! Lo diceva Maurizio che lei è buono. Lui ha tanto da imparare da lei, lo dice sempre. Lei gli fa usare il cervello e il cuore, dice mio figlio... Grazie. E... se non le dispiace... può chiamarmi Natalina, non signora?" disse la donna facendo brillare i suoi denti falsi in un sorriso pieno di speranza.

Stefano si chiese quanto in quella donna fosse ingenuità, buona fede, astuzia, stupidità... quanto Maurizio avesse preso da lei...

Rispose con un sorriso forzato: "Bene e lei può chiamarmi Stefano... Natalina."

Allora la donna gli prese una mano fra le sue e la strinse. Stefano sentì le mani secche e dure della donna e ne ebbe pietà. In quelle mani c'erano anni di sofferenza.

"Allora può venire a scusarsi, il mio Maurizio?" chiese ancora la donna.

Stefano annuì senza sorridere. E la guardò allontanarsi sotto la luce dei lampioni. E credette di capire: quella donna era avida. Non dei suoi regali, o presunti regali. Ma era una donna vissuta nella povertà ed era avida, per il figlio, della decenza di una vita meno vuota. Quella donna aveva visto in lui la salvezza per il figlio. L'esaltazione. Chi si umilia sarà esaltato. Lo spingeva verso di lui perché il figlio migliorasse. In che modo, in che senso, forse non lo capiva neppure lei. E che avrebbe pensato, detto, come avrebbe reagito se avesse saputo quello che c'era stato fra lui e suo figlio? Sarebbe diventata la gatta furiosa che difende i suoi micini? O ancora più avida, questa volta di soldi, pensando di sfruttare la situazione? O avrebbe semplicemente appiattito tutte le proprie speranze? O avrebbe pianto e imprecato sulla propria sfortuna e su quella del figlio di essere incappati in un pervertito? Chi sa? E perché Maurizio aveva mentito alla madre dicendo che lui aveva dato i soldi per la dentiera? Per quanto fosse evidentemente una dentiera a buon mercato, di quelle prefabbricate, pure non poteva essere costata due soldi...


Rientrò nel locale immerso in quei pensieri.

Piggì gli chiese preoccupato: "Che è successo? Chi era quella donna? Che voleva?"

"La sai la storia di Pandora?"

"Eh? Sì... più o meno... Che c'entra?"

"Ecco, io quando ho incontrato Maurizio quel venerdì sera, ho scoperchiato il vaso."

"Di tutti i mali?"

"Peggio: non so ancora cosa ne uscirà fuori."

"Ma chi era?"

"La madre di Maurizio."

Piggì emise un lungo e basso fischio: "Cazzo! E che voleva? Grane?"

"Chi ci capisce più niente..." rispose Stefano e portato Piggì in cucina, gli raccontò lo strano colloquio.


Due sere dopo il ragazzo ancora non s'era visto. Stefano, alla chiusura del pub, s'era fatto riaccompagnare a casa in macchina da Pino. Quando arrivorono sotto casa di Stefano, questi vide Maurizio fermo davanti al suo portoncino.

"Oh cazzo! Pino, devi rientrare a casa, stanotte?"

"Eh? No... perché? È una proposta?"

"No. Quello è Maurizio, vedi? Vuole venire su da me... Ma se ci sei tu... posso dirgli che tu ti fermi da me? Almeno lui va via. Non voglio che pensi di poter venire su da me. Io e lui soli..."

"Hai paura di non saper resistere al suo fascino?"

"Proprio così. Ti dispiace?"

"No. Ma sei sicuro di saper resistere al mio?" chiese il ragazzo semiserio e malizioso.

"Cedo volentieri al tuo fascino, piuttosto che al suo."

"Ehi, questo sì che è un complimento! D'accordo, socio. Stanotte io e te scopiamo. Almeno ufficialmente."

Scesero dall'auto. Maurizio li stava guardando. Si avvicinarono.


"Ciao Stefano..." disse il ragazzo titubante.

"Ciao Maurizio. Come mai qui?"

"Volevo parlarti..."

"Mi dispiace, conosci Pino, no? Lavora al pub... Stanotte si ferma da me. Se mi vuoi parlare, mi trovi al pub..."

"Capisco ma... al pub c'è tutta la gente... io volevo parlarti tranquillo..."

"Al pub, Maurizio, volentieri. Da me, no. Notte Maurizio." disse Stefano aprendo il portoncino e sospingendovi dentro Pino.

Si girò verso Maurizio: "Al pub, molto volentieri. Ascolterò tutto quello che mi vorrai dire." ripeté e chiuse il portoncino.

Poi disse a Pino, mentre salivano: "È stato più facile di quello che pensassi... Se vuoi fra una decina di minuti puoi anche tornare a casa."

"No... tu stai tremando, altro che facile. Salgo con te. E... mica ci rinuncio a te, visto che ti sei deciso ad invitarmi..."

Salirono.

"Allora, sempre deciso a passare la notte da me?" chiese Stefano entrando in casa.

"No, non da te. Con te... se a te non dispiace." rispose Pino allegro.

Stefano gli sorrise: "Dispiacermi? Credo proprio di no. Spogliamoci dai, la camera è quella porta lì. Quella è il bagno..."


Pagina precedente
back
Copertina
INDICE
2oScaffale

shelf 1

Pagina seguente
next


navigation map
recommend
corner
corner
If you can't use the map, use these links.
HALL Lounge Livingroom Memorial
Our Bedroom Guestroom Library Workshop
Links Awards Map
corner
corner


© Matt & Andrej Koymasky, 2012