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una storia originale di Andrej Koymasky


LA STRANA COPPIA CAPITOLO 9 - AMICIZIA

Il venerdì sera seguente, mentre Stefano si stava togliendo il cappotto pochi minuti prima delle otto, Maurizio entrò nel pub.

"C'è poca gente a quest'ora..." disse avvicinandosi a Stefano con un sorriso timido.

Stefano annuì e indicò al ragazzo le sale interne: "Vai a sedere ad un tavolo libero. Vengo subito da te."

"Grazie." disse il ragazzo avviandosi.

Piggì gurdandolo allontanarsi, disse a Stefano: "Non molla la tua guardia del corpo. Come un cane fedele..."

Questi, leggermente seccato per la frase dell'amico, gli disse: "Non è la mia guardia del corpo, né un cane fedele. Ha un nome, si chiama Maurizio, lo sai. E gli ho detto io che se voleva parlarmi doveva venire solo qui la pub. Spero che non ti scocci."

"Ehi ehi ehi! Non ti scaldare, Steu! Se va bene a te, per me va bene. Il problema poi mi pare che fosse tuo, non è certo mio. Eri tu che volevi scrollartelo di dosso, no?"

"Sì..."

Pino intervenne: "Beh, io una mano te l'ho data volentieri, anzi, qualcosa di più di una mano..." ridacchiò, poi continuò: "E se ne avessi di nuovo bisogno..."

Piggì guardò con aria interrogativa prima il ragazzo poi Stefano.

Questi, avviandosi verso le sale interne, disse: "Vieni a prendere le ordinazioni, pettegola!"

Il ragazzo fece un risolino e lo seguì.


Maurizio era seduto nella sala più interna, al tavolo più lontano dalla porta. Stefano sedette di fronte al ragazzo.

Pino chiese: "Che vi porto ragazzi?"

Maurizio disse: "Per me due panini e una birra grande, non ho cenato. E per te, Stefano? Vorrei offrire io..."

"Per me niente, per ora. Grazie."

"I panini, come?" chiese Pino tendendo il menu al ragazzo.

Questi guardò la lunga lista e disse:

"Il 21 e... il 15."

"Pane integrale o bianco?"

"Integrale, grazie." rispose Maurizio guardando con freddezza Pino negli occhi e rendendogli il menu.

Quando furono soli Stefano gli disse: "Ti sei fatto bello, stasera..."

Maurizio guardava le mani dell'uomo posate sul tavolo e Stefano pensò che aveva l'aria di un ragazzino impacciato e che questo contrasto col suo corpo adulto e magnificamente formato era uno degli aspetti del fascino che emanava da lui. E un altro elemento del suo fascino era che Maurizio era del tutto inconscio di essere tanto affascinante.

Il ragazzo lo guardò un attimo negli occhi e rispose: "Sì, certo. Non volevo farti fare brutta figura. Sono sempre tutti così eleganti, qui dentro..." e riprese a guardare le mani dell'uomo.

"Stai molto bene vestito così. Mette in risalto la tua bellezza..." disse Stefano cercando di mettere il ragazzo a suo agio.

Maurizio guardò negli occhi l'uomo: "Ma a te... piace solo il mio aspetto, vero? Non tutto... il resto."

"Beh, te l'ho detto..." disse incerto Stefano.

Maurizio riabbassò gli occhi sulle proprie mani che stavano giocherellando col portacenere. "Preferisci quel barista a me, vero?"

"In un certo senso sì... è molto meno bello di te, fisicamente. Ma è più... onesto."

"Onesto." ripeté Maurizio come per afferrare un punto. Poi chiese: "E... cosa altro?"

"Perché ti interessa Pino?" chiese Stefano.

"Perché voglio capire che cosa ha lui che non ho io..."

"Oh... beh..." iniziò Stefano ma si interruppe quando Pino arrivò con i due panini e la birra.

Maurizio lo guardò e disse: "Grazie..." studiandolo con gli occhi.

"Di niente. Se ti serve altro, qualsiasi cosa, fammi un fischio e io... vengo." e se ne andò sorridendo maliziosamente.

Maurizio non colse il sottinteso. "Comunque..." riprese il ragazzo, "io non sono venuto tanto per parlare di lui. Io ti ho fatto arrabbiare e volevo chiederti perdono."

"D'accordo."

"Sei ancora arrabbiato con me?"

"No, mi è passata. Ma anche se non sono arrabbiato con te, quello che ti ho detto resta..."

"Ecco, appunto. Io... di questo volevo parlare, se ti va... Tutti questi giorni ci ho pensato su e... mica sono sicuro di avere capito. Cioè, forse sì, qualcosa, ma..."

"Adesso mangia, Maurizio. Abbiamo tempo, c'è poca gente."

Il ragazzo annuì e attaccò il primo panino con appetito e con gusto. Stefano lo guardava mangiare. Pensò che il ragazzo era capace di affrontare una sola cosa alla volta e che si lasciava assorbire tutto in quella cosa. O era il ragazzino imbarazzato che doveva parlare con lui, o il giovanotto che si gustava un ottimo panino, senza pensare ad altro. Così lineare, semplice, ingenuo...

Ma il ragazzo si interruppe a metà panino, finì di masticare lentamente il boccone e posò il resto sul piatto.

"Che c'è? Non ti pace?" chiese sorpreso Stefano.

"Eh? Oh no, buonissimo, ma... Io ti faccio schifo perché vado con le minorenni, giusto?"

"Beh... sì..."

"Ecco, questo l'ho capito. Ma io ti ho detto che non ci andavo più, ma tu dici che non basta, no?"

"Perché tu non ci andresti più? È qui una parte del problema."

"Perché tu non sei contento."

"Cioè, se io fossi contento, tu ci andresti ancora?"

"Beh, dopo quello che mi hai detto... Quando tu m'hai cacciato io sono andato con Renato, prima a ballare poi in garage. Ma per la prima volta... non mi si è manco rizzato, ecco. Non ho fatto niente."

"Come mai?"

"Ecco, pensavo: sono solo ragazzine, mica è vero che sanno cosa vogliono. Un po' come mia sorella: che effetto mi farebbe se fosse lei sotto a Renato adesso? Sì, gli piace essere scopate e a me piace scoparle ma... ecco, io ho pensato, mica sono solo una macchina per scopare, io... A loro, un maschio o un altro... e anche a me... un po' come i cani, che mica scelgono, scopano e basta. E poi? Ecco, mi sono detto mentre guardavo Renato scopare l'altra, quella fa godere il cazzo di Renato... mica altro. Tu... tu mi hai sempre dato molto di più che far solo godere il mio cazzo... Questo mi manca, adesso che so che c'è... E poi tu mica mi dai qualcosa di più solo quando siamo a letto. Anche ora... mi stai dando qualcosa di importante."

"Ah sì?" chiese Stefano interessato, incuriosito, "e cosa?"

"Mi stai a sentire. Nessuno mai mi sta a sentire. Voglio dire, cose serie come queste. E allora io devo pensare, visto che tu mi stai a sentire. E questo me lo dai tu, nessun altro..."

Stefano, pur ascoltando con interesse queste parole che sembrava stentassero a uscire, stava ripensando al suo colloquio con la madre del ragazzo, così, cambiando discorso, gli chiese: "Perché hai detto a tua madre che ti ho dato io i soldi per la sua dentiera?"

"Ecco... ho detto una bugia, vero? Ma in fondo... sei tu che m'hai insegnato a... pensare di più a lei. Perciò ho pensato: come posso farla contenta? Cosa farebbe lui se la conoscesse, per lei? Ha i denti rovinati, mangia male... lui gli comprerebbe una dentiera... così ho detto che eri tu... Perché in fondo eri più tu che io..."

"Ti dev'essere costata molto..."

"Ho fatto un... come si chiama, la pago un po' al mese con lo stipendio. Ancora cinque mesi e la finisco di pagare. Ma ne vale la pena, mamma è contenta e adesso mangia bene."

"Se tua madre sapesse quello che c'è stato fra noi... credo che non sarebbe tanto contenta."

"Beh, ma quelle sono cose che non la riguardano. Sono cazzi miei... nostri."

Stefano scosse la testa: "Non è tutto così semplice, Maurizio."

"Cosa è semplice? Da quando ti conosco mi sembra tutto così complicato. Ma... ne vale la pena."

"Ah sì? Perché?"

"Perché tu... dai un senso alle cose. Cristo, sto pensando così tanto in questi giorni che certe volte mi viene il mal di testa. Ma tu dici che non siamo solo animali, no?"

"Esatto."

"Ecco, forse è difficile essere uomini... Ma io ci sto provando."

Stefano lo guardò con dolcezza e si disse che quel ragazzo nella sua spontaneità era davvero affascinante... e davvero pericoloso per lui.

"Cominci a capire che non siamo solo uno stomaco e un cazzo?"

"Ecco, sì... e manco solo un corpo. Ma... se tu volessi aiutarmi... Io non sono più andato con le ragazzine, da quando ti conosco. Ma capisco che non basta solo questo, giusto?"

"Se io ti mandassi via, adesso, non ci torneresti?"

"No, credo proprio di no... Te l'ho detto, ci ho provato... ma qualcosa è diverso ora, dentro. Beh, è chiaro tante volte mi tira e devo andare a farmi una sega al cesso..." disse il ragazzo arrossendo fino alla punta delle orecchie.

"Renato che ne dice?" chiese Stefano guardando quel delizioso rossore svanire a poco a poco.

"Renato? Finché scopa lui..."

"Cioè finché tu paghi, no?"

"Forse. Comunque non sono più andato in garage, io."

"Questo è bene. Cercati una bella ragazza maggiorenne. Falle la corte. Fatti una fidanzata. Metti su famiglia prima o poi. Questo è il tuo futuro. E non picchiarla come faceva tuo padre con tua madre, e cerca di farla felice... Fai figli e stai con loro, seguili..."

Maurizio lo guardò quasi sorpreso, poi disse: "Papà non era cattivo..."

"No, può darsi. Ma si deve... saper pensare alla felicità dell'altro, no? Non basta non essere cattivi. Si deve anche essere buoni, o almeno provarci. E tu puoi essere buono. Tu sei fondamentalmente buono."

"Ecco io... vorrei fare felice te."

"Ma io sto bene, ora. Io sono felice. Non ho bisogno di te..." rispose Stefano deciso, ma senza durezza.

"Capisco. Ma se un giorno... se tu avessi bisogno di me..."

"Grazie. Non lo dimenticherò." rispose l'uomo con un mezzo sorriso.

"Ascolta Stefano... A te non basta quello che abbiamo fatto a letto assieme. E io... io non credo che... di essere capace di darti quello che tu dai a me... Però, anche senza fare sesso, vorrei che fossimo amici. Io... io ho bisogno di te... mica solo di sesso."

Stefano lo guardò negli occhi e vide che il ragazzo era sincero. Però gli chiese: "Ma tu hai anche bisogno di sesso, no?"

"Beh, sì... mi farò seghe come in questi giorni."

"Perché non ti cerchi invece una donna? Sarebbe più logico e più bello, no? Tu sei fatto per le donne. E bello come sei ne troverai finché ne vuoi, avrai solo l'imbarazzo della scelta. Devi solo non avere fretta. In fondo hai solo ventitré anni, hai tempo..."

"Si vedrà. Non ho fretta, no. Ma accetti che siamo amici? Mi vuoi per amico?"

"Solo amici sì. Sì, Maurizio."

Il ragazzo gli sorrise luminoso e addentò di nuovo il suo panino.


Stava per finire il secondo quando arrivò Gianni, un ragazzo di ventisette anni e, salutato Stefano, sedette al loro tavolo.

"Mi presenti questo tuo amico?" chiese guardando Maurizio.

"Sì, lui è Maurizio. E lui è Gianni."

"Piacere..." disse Gianni sorridendo invitante al ragazzo e tendendogli la mano.

"Piacere." rispose Maurizio serio, toccando appena la mano dell'altro.

"Sei un bel ragazzo. Ti ho visto qui un altro paio di volte, mi pare."

"Sono sempre venuto per lui." rispose asciutto il ragazzo indicando con un cenno del capo verso Stefano.

"Ah, un tuo spasimante, allora. Hai tutte le fortune, tu!" disse Gianni.

"Un amico." corresse Stefano.

"Vuoi dire che ti lasci sfuggire uno splendore così? " chiese Gianni fra lo stupito e l'incredulo, poi aggiunse guardando il ragazzo: "Io farei carte false per portarmelo a letto."

Maurizio lo guardò a bocca aperta e disse: "Ma io non ci verrei mai con te."

"Ah, grazie! Molto carino. Non mi pare di essere da buttar via, comunque. Fai la preziosa, piccola?"

Maurizio aggrottò le sopracciglia: "Guarda che non sono una donna, io."

Gianni ridacchiò: "No, credo di no, anche se mi piacerebbe verificare"

Maurizio scosse la testa: "Tu... beh, lasciamo perdere."

"Nooo... dimmi caro..." insisté divertito Gianni.

"Caro dillo a... un altro. Puoi lasciarci soli? Stavamo parlando di cose nostre. Ti dispiace cambiare tavolo?"

"Oh... scusate! Ho interrotto il vostro inciuccio!"

"Inciuccio? Cioè?"

"Lascia perdere, Maurizio. Scusaci Gianni, ma..."

"Capisco, capisco, care... vi lascio a leggervi i tarocchi..." disse l'altro e si allontanò.

Stefano pensò che Gianni sarebbe stato bene in parrucca e tacchi a spillo. Non perché fosse donna. Ma perché recitava sempre.

"Stefano, perché quello ogni tanto parlava al femminile? è matto?"

"No, è solo uno scherzo. A volte alcuni gay lo fanno, così, per scherzare."

"Beh, a me non piace. Io non sono donna. E neanche tu."

"Avevi detto che noi gay siamo mezze femmine, no?"

"Beh, mi sbagliavo. Cioè... quello, forse. Ma tu no. Tu sei uomo come me."

"La prima volta che ci siamo visti m'avevi chiesto chi fra me e Carlo faceva la donna..."

"Una domanda stupida... come m'hai detto. Ero solo curioso perché tu eri il primo gay con cui parlavo."

"Bene. Ma oggi ti voglio rispondere. Tu dici che io sono uomo."

"Sì, certo."

"Ma anche Carlo era uomo."

"Ti credo."

"Eppure Carlo lo metteva in culo a me e io a lui, capisci?"

"Contenti voi... perché no."

"Quindi, chi di noi era donna?"

"Bah... se anche lui era come te, nessuno dei due..."

"Esatto. Lo capisci allora che si può essere uomini anche se lo si prende in culo?"

"Sì, ti credo. Lo capisco, ora. Ma io... credo che non potrei mai prenderlo..."

"Questo è un altro discorso. Anche fra i gay c'è chi non lo prende mai nel culo. Essere gay non dipende da cosa si fa, ma con chi. Al gay piace di più farlo con uno del suo sesso. O solo con uno del suo sesso."

Maurizio lo guardò senza reagire. Però poi chiese: "Tu non l'hai mai fatto con una femmina?"

"Solo tre volte, te l'ho detto. Da ragazzo."

Il ragazzo annuì appena. Poi, con aria incerta, chiese: "Quando chiudete... posso accompagnarti a casa?"

"No, Maurizio, è meglio di no."

"Come amico..."

"È meglio di no." insisté Stefano.

"Già. Non ti fidi più di me, vero? Come l'ultima volta che t'avevo detto niente sesso e invece... Ero onesto quando l'ho detto... ma poi m'è venuta voglia e non ho tenuto la parola. Perciò non ti fidi, no?"

"No, Maurizio... non mi fido di me..."

"Di te? Non capisco..."

"Io mi sento molto attratto da te e se fossimo soli... io e te... ci cascherei di nuovo. E non mi va."

"Perché io non sono capace di darti quello che desideri, vero?"

"Esatto."

"Già, questo l'ho capito. E mi dispiace non essere capace..."

"Non possiamo farci niente, né io né tu. Tu sei etero, io gay. Non è colpa nostra."

"No, non è colpa nostra. Ma tu sei davvero una persona speciale. E ti ringrazio di voler essere mio amico. Tu sei il mio più grande amico."

Stefano voleva chiedergli: e Renato? ma tacque. Capiva che non doveva spingere troppo il ragazzo. Maurizio era già abbastanza confuso. Certo, avrebbe voluto sottrarlo all'influenza negativa dell'altro... ma doveva arrivarci il ragazzo da solo. Doveva essere una decisione sua, spontanea. Lui, al massimo, poteva fornirgli gli elementi per fare le sue scelte, non di più. Non voleva plagiarlo...

Ma quant'era tenero, quel ragazzo!


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