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una storia originale di Andrej Koymasky


LA STRANA COPPIA CAPITOLO 10 - CONVALESCENZA

Era lunedì sera.

Piggì guardò Stefano in viso: "Steu, hai una faccia... stai male? Non è meglio che torni a casa, stasera?"

"No no, forse solo un po' di freddo. Fammi un punch, piuttosto, così mi riscaldo un po'..."

Verso le nove Stefano si sentì peggio. Tremava e gli girava la testa.

Piggì che non l'aveva perso di vista, gli si avvicinò: "Sei bianco come un cencio... e hai certi occhi pesti..." gli posò una mano sulla fronte, "Cazzo, ma tu scotti! Hai una febbre da cavallo! Adesso Pino ti accompagna a casa e poche storie. E ti mando un medico. Dovrebbe passare Riccardo di qui, stasera."

"Sì, grazie. Non sto in piedi, in effetti..."

Pino lo accompagnò a casa e lo aiutò a mettersi a letto.

"Vai, ora, al bar c'è bisogno di te..."

"No, Piggì m'ha detto di stare qui finché non arriva il medico. Non devi scendere tu ad aprirgli."

"Ma sì, gliela faccio..."

"No, testone. Eppoi è Piggì che comanda, non tu."

"Sei gentile... siete tutti gentili..."

"Vorrei essere io ad averti fatto venire quella febbre!" gli rispose malizioso il ragazzo prendendo la sedia e sedendosi accanto al letto.


Si svegliò sentendosi toccare. Era Riccardo. Lo visitò accuratamente.

"Trentanove e due di febbre. Adesso ti faccio un'iniezione. Poi devi finire la scatola, una ogni sei ore. Hai chi te le fa?"

"Ci penso io." rispose Maurizio andando accanto al letto e prendendo la scatola.

"Che ci fai tu qui?" chiese Stefano più sorpreso che arrabbiato.

"Piggì ha detto che stavi male e ho portato qui il medico. Adesso tu hai bisogno di me. Pino riporta il medico al pub e io mi fermo fino a domattina alle 7. Viene Pino o Renzo a darmi il cambio quando io vado al lavoro..."

"No, non è necessario..." protestò Stefano un po' contrariato.

Riccardo intervenne: "Mi pare un'ottima idea, invece. Sai fare le iniezioni, ragazzo?"

"Sì, le faccio sempre io a mia mamma. Dice che ho la mano leggera."

"Questi sono i miei numeri di telefono. Se ci fossero problemi. Comunque ripasso domani verso l'ora di pranzo."

Dette altre direttive, poi assieme a Pino uscì.


Maurizio sedette accanto al letto.

"Maurizio, sei caro, ti ringrazio, ma..."

"Non ti tocco, stai tranquillo..."

"No, mica quello... è che domattina devi andare al lavoro. Non puoi passare la notte su una sedia."

"Sono forte, io."

"Sì, ma il tuo lavoro è pesante... Se davvero vuoi restare, stenditi qui di fianco a me. È abbastanza grande il letto... e io non sono infettivo, dice Riccardo."

"Va bene. Ma io resto vestito e sopra le coperte. E se hai bisogno, mi svegli. Bene?" disse deciso il ragazzo.

Stefano sorrise: "D'accordo. Vieni, su, dai!"

Maurizio si sfilò le scarpe e si stese di fianco all'uomo. Dopo un po' sussurrò: "Dormi?"

"No."

"Come ti senti?"

"Debolissimo. La testa mi gira."

"Alle... 5 devo svegliarti per l'iniezione. Ho messo la sveglia."

"Grazie."

"Non credevo di poter dormire di nuovo con te..." ridacchiò il ragazzo.

"Non profittare della mia debolezza per prendermi, stanotte."

"Scherzi? Non ci penso neanche!" disse serio e quasi offeso Maurizio.

"Sì, scherzo." disse con voce soffice l'uomo.

Tacquero.

Ma dopo un po' Maurizio chiese: "Ti piacerebbe essere... preso da me?"

Per un po' Stefano non rispose, poi, con un sospiro, ammise: "Temo di sì... Ma niente più sesso fra noi."

"Certo, lo so. Forse anche a me piacerebbe prenderti, però."

"L'hai mai messo in culo a una delle tue... ragazzine?"

"Sì, quelle che volevano restare vergini."

"E ti piaceva?"

"Sì... Ma cambiamo discorso. Mi sta venendo duro. Anzi, dormiamo." sussurrò Maurizio e l'uomo sentì l'eccitazione nella sua voce.

Stefano, pur nella sua debolezza, sentiva un prepotente desiderio di baciare quel ragazzone semplice e ingenuo. Di essere abbracciato dal suo corpo sodo e forte. Era su un campo minato. Se solo si fossero sfiorati, sarebbero esplosi. Toccava a lui essere prudente, per tutti e due, perché lui aveva più esperienza, più maturità.


Alle 5 della mattina Maurizio lo svegliò carezzandogli una guancia, ma allontanò la mano appena l'uomo aprì gli occhi.

"Mi dispiace svegliarti. Dormivi così bene... Ma è ora di fare l'iniezione."

Stefano annuì e si preparò. Il ragazzo scese da letto e preparò la siringa.

"Davvero hai la mano più leggera di una piuma. Non ho sentito niente." disse Stefano mentre il ragazzo gli massaggiava la natica col batuffolo di cotone.

Maurizio, coprendolo con le coperte, gli sorrise soddisfatto: "Adesso dormi ancora un po'."

"Non torni a letto?"

"No, vado a farmi una bella doccia. Se non ti dispiace faccio un po' di colazione poi aspetto che vengano a darmi il cambio. Tu dormi."

"Grazie, Maurizio, sei molto caro."

"Sei contento che sono qui? Così?"

"Sì, certo."

"Grazie." disse il ragazzo con un sorriso lieto e andò verso il bagno.

Stefano si addormentò sentendo lo scroscio dell'acqua nella doccia e immaginando il corpo perfetto del ragazzo sotto il getto.


A sera tornò Maurizio a dare il cambio a Renzo. Aveva fatto provviste.

"Vado in cucina a preparare cena. Se hai bisogno chiama. Lascio le porte aperte." gli disse e, datogli un lieve bacio in fronte, andò.

Indossava gli abiti da lavoro. Anche vestito così il suo aspetto era seducente. Lo sentì trafficare in cucina. Il ragazzo canticchiava qualcosa sottovoce.

Stefano ripensò a quel pomeriggio, quando Piggì aveva dato il cambio a Pino.


"Perché mi hai mandato Maurizio?" gli aveva chiesto.

"Beh, tu non potevi rimanere solo e noi abbiamo il pub mentre lui di sera e di notte è libero. E ha subito detto di sì. Ti vuole bene quel ragazzo."

"Ma se eri proprio tu a mettermi in guardia da lui!"

"Mi pare che tu abbia superato l'infatuazione per lui, no?"

"Non lo so. Sento di desiderarlo terribilmente. Stanotte mi sono svegliato e m'è venuta la tentazione di toccarlo, di farlo eccitare, di farci l'amore..."

"Ma non l'hai fatto, no?"

"Certo che no. Perché so che non è la persona giusta per me. Né io per lui. E perché ero troppo debole..."

"Beh... quando starai meglio... una volta ogni tanto potresti anche farci un giro, finché riesci a non innamorartene. Un corpo così a portata di mano, e disponibile... sarebbe un peccato non profittarne."


Sì, forse aveva ragione Piggì, si disse Stefano, solo una volta ogni tanto, senza coinvolgimenti sentimentali. Un corpo splendido e pronto a farsi adorare... Con altri avrebbe trovato le attenzioni di cui aveva bisogno...

Dopo averlo fatto cenare, Maurizio gli chiese: "Andava tutto bene?"

"Sì perfetto. Un menu giusto, mi pare."

"Sì, ieri ho chiesto a Riccardo cosa potevo darti da mangiare..."

"Avevi già deciso di fermarti qui." prese atto Stefano.

"Beh... se tu non mi mandavi via. Che t'ha detto oggi Riccardo?"

"Che passata la febbre devo stare a letto altri tre o quattro giorni e poi prendermi una settimana di convalescenza."

"Ma ti ha trovato meglio?"

"Un poco. Hai mangiato, tu?"

"Sì, mentre preparavo per te. Mamma dice se quando sei guarito vieni a pranzo da noi, o a cena."

"Perché?"

"È rimasta incantata da te. Dice che sei un signore."

"Mi chiedo..."

"Cosa?"

"Quando è venuta al Taboo a parlare con me... si sarà accorta che è un locale gay, no? Non ti ha detto niente?"

"No, niente."

"Mi chiedo se tua madre non ha capito quello che c'è stato fra me e te..."

"Nooo! Mamma è convinta che i froci sono mezze femmine e che insidiano i ragazzetti; anch'io lo credevo. E tu sei maschio e io non sono più un ragazzetto. No, sono sicuro che non ci pensa per niente. E poi... sarebbero cazzi miei, comunque. Cioè nostri. E poi... comunque non c'è più niente fra noi due... solo amicizia, no?" disse, poi guardò negli occhi Stefano: "Niente più sesso, fra te e me, vero?"

Stefano rise: "A me lo chiedi? Lo sai benissimo anche tu, no?"

"No, perché io lo rifarei... anche subito se stavi bene. Ma è tutto così complicato..."

"Complicato? In che senso?"

"Sì, perché io lo rifarei e so che mi piacerebbe e magari lì per lì pure a te come le altre volte. Ma poi... io sarei soddisfatto e tu no e questo non è giusto, no?"

Stefano pensò al ragazzino che recita la lezione che ha studiato a memoria, come gliene erano capitati tanti durante la sua esperienza di insegnante. Allora gli chiese: "Ma tu lo rifaresti, se io ti dicessi di sì?"

"Sì! Cioè... no. Cioè... lo farei se tu mi dicessi che ti piace pure a te, che sei contento... sennò no. Cioè, io ho voglia, ma tu... non è giusto che penso solo alla mia voglia, non è così?"

"Certo, è così." ammise Stefano.

Maurizio sorrise soddisfatto. Stefano si chiese che cosa si stesse agitando nella mente del ragazzo. Il suo volto pulito e sereno non tradiva niente. Davvero quello era un ragazzo semplice. E Stefano l'aveva scosso dalla sua semplicità. Aveva fatto bene? Il ragazzo, abituato ad avere rapporti sessuali più volte alla settimana, da più di un mese diceva di non averne più e Stefano gli credeva. Ma sentiva che prima o poi il ragazzo sarebbe tornato, se non ai suoi rapporti con le ragazzine, a cercare una donna. Beh, avrebbe comunque fatto un grosso passo avanti se avesse imparato a cercare rapporti adulti, responsabili.


Piggì e Riccardo erano seduti al tavolo del soggiorno di Stefano con questi ormai sfebbrato. Era il secondo giorno che scendeva da letto. Era sabato mattina e Maurizio stava lavando le stoviglie in cucina. Arrivò asciugandosi le mani.

Piggì stava dicendo: "... le chiavi. Puoi starci tutto il tempo che vuoi. Solo che dovrebbe venire qualcuno con te. Sei ancora debole."

"No grazie, posso fare la convalescenza qui a casa..." rispose Stefano.

Riccardo intervenne: "Sul lago di Viverone il clima è più mite che qui in città. Ti farebbe molto bene."

"Ma come ci vado? Chi può tenermi compagnia? Tutti i miei amici lavorano..." disse Stefano.

Maurizio sedette: "Io... io ho ancora dieci giorni di ferie da prendere e se non li prendo prima della fine dell'anno li perdo. E ho la 500. Posso portartici io. Basta che telefono al padrone e gli dico che prendo le ferie. Tanto c'è poco lavoro in questi giorni."

"Ma Maurizio..." protestò Stefano.

"Io e te soli al lago. Lo sai che non sono mai stato fuori Torino da quando sono nato, a parte la collina? Mi piacerebbe." disse il ragazzo gioioso.

I tre uomini lo guardarono stupiti: non credevano che potesse esistere davvero qualcuno che non s'era mai mosso dalla città.

Stefano disse: "Io e tu soli... è questo che non mi convince..."

"Stefano, io... io ti prometto che..." iniziò Maurizio imbarazzato.

Piggì disse: "Ci sono due camere da letto. Potete dormire separati, se questo è il problema."

Maurizio arrossì, ma poi si illuminò: "Sì, ecco, si può fare così. Ma almeno posso andare a fare la spesa, prepararti da mangiare, tenere pulito e farti compagnia..."

"E spaccare la legna per il caminetto..." aggiunse Piggì sorridendo all'entusiasmo del ragazzo.

"Certo... Cazzo, c'è pure il caminetto? Che bello... Allora, deciso?"

Stefano protestò ancora un po', anche se debolmente. I tre fecero del tutto per convincerlo e alla fine capitolò. Maurizio, felice, scese a telefonare al suo padrone.

Allora Stefano disse ai due amici: "Io provo un'attrazione molto forte per quel ragazzo. E non solo fisica..."

Riccardo annuì e disse, studiando l'espressione dell'altro: "E lui per te. E non solo fisica. Ma per una settimana... può essere piacevole lasciarsi andare, no?"

"Sì, se davvero si limitasse tutto a una settimana. Ma temo che... che possa nascere..."

"Qualcosa di più serio?" chiese Piggì.

"Esatto. E sapete bene che non ci può essere niente di serio, di duraturo fra un ragazzo etero dalla testa ai piedi e un gay incallito come me. E poi ha meno della metà della mia età... e..."

"Bene. Divertiti e fai attenzione che non diventi qualcosa di serio, allora."

"Certo Piggì, sempre che sia facile. Ma è meglio se non capita niente del tutto..." commentò Stefano.

"Questo dipende da voi due. Ci ha provato in queste notti?" chiese Riccardo.

"No. E neanche io, anche se sono sicuro che tutti e due eravamo tentati..."

"Quindi non mi pare che corri troppi rischi, no? E il ragazzo è delizioso..."

"Appunto, Riccardo, anche troppo delizioso..." mormorò Stefano.


Partirono domenica mattina. Piggì aveva disegnato loro una cartina piena di riferimenti in modo che potessero arrivare facilmente alla casetta in riva al lago. Maurizio guidava bene, senza scosse, veloce ma non troppo, raggomitolato fra volante e sedile. Stefano si rilassò accanto a lui.

Durante il viaggio Maurizio gli poneva domande a cui Stefano rispondeva con attenzione. Il ragazzo pareva avido di capire, di sapere.

"Tu ci credi che esiste un dio, vero?"

"Sì, Maurizio, anche se non so se è proprio quello dei cattolici."

"Anch'io ci credo, ma non ci ho mai pensato su. Però so che deve esistere. Pensi che mi punirà per aver approfittato delle ragazzine?"

"Punirti? Forse no, perché tu non sapevi di far male."

"Già. Però mamma mi puniva quando le rubavo il pane, anche se io lo facevo solo perché avevo fame, quand'ero piccolo. Non è che volevo rubare, ma rubavo, no? Non volevo far male io, ma lei mi puniva."

"Beh, se dio esiste, deve essere uno che capisce le cose meglio di un padre o di una madre, credo."

"Sì. Sennò, che dio sarebbe?" disse convinto. E dopo un po': "Sesso e amore sono due cose diverse, hai detto una volta."

"No, non proprio. Possono essere diverse ma possono anche essere la stessa cosa."

"Cioè?"

"Mangiare qualunque cosa perché hai fame o mangiare un'ottimo pranzo gustando odori e sapori... È la stessa cosa?"

Maurizio pensò un po' poi disse: "Cioè puoi anche mangiare una patata cruda per non morire di fame ma non è granché, no? E anche se mangi un dolce solo per fame, manco senti quant'è buono..."

"Sì, più o meno è così."

"Cioè il sesso solo perché tira, per sfogo, per divertimento... L'amore è fare qualcosa di bello per l'altro, mi pare che avevi detto."

"Sì. Preoccuparsi della felicità dell'altro più che della propria. Allora anche il sesso diventa espressione d'amore."

"Cioè se fai sesso per amore è molto, molto meglio."

"Certo che è meglio."

"Già..." concluse il ragazzo. Per un po' tacque come assorbito dalla guida, ma poi chiese ancora: "Ma perché noi veniamo al mondo? Cioè, lo so come. Ma perché?"

"È una domanda difficile. Tanti filosofi hanno cercato di rispondere ma non si sono mai messi d'accordo. E neppure le religioni."

"Ma tu, tu che ne pensi?"

"Che forse veniamo al mondo per cercare di diventare veramente uomini a poco a poco. Per costruirci,"

"E come? Uno mangia, fa ginnastica, lavora... è costruirci?"

"Anche quello. Ma uno impara ad amare. È l'amore, credo, che costruisce davvero tutto."

"Cazzo, è così importante l'amore?"

"Credo proprio di sì. È quello che ci distingue dagli animali."

"E... è difficile amare?"

"Sì e no. Vedi, quando tu hai comprato la dentiera a tua madre, quello è stato un gesto d'amore, perché hai rinunciato a qualcosa di tuo per far felice lei."

"Ah, allora non è poi così difficile."

"Rinunciare a ciò che si ha può essere difficile, a volte."

"Ma se vuoi far felice l'altro... cioè, se c'è un motivo, è meno difficile."

"E tu hai rinunciato anche alla sua gratitudine, dicendole che t'avevo dato io i soldi..."

"Quello m'è venuto spontaneo, non m'è costato niente. Non era una bugia, mi sembrava giusto, ecco. E vederla felice mi ha ripagato, comunque."

"Certo. Perché tu vuoi bene a tua madre."

"Sei tu che mi hai fatto accorgere, però. E poi, io anche a te ti voglio bene." disse il ragazzo tranquillo, continuando a guidare.

Stefano lo guardò in tralice e non fu sorpreso nel vedere l'espressione tranquilla e distesa del ragazzo: aveva detto quello che pensava, senza voler mandare messaggi diversi dalle parole dette...


Stavano costeggiando il lago e la vista era bella.

"Accosta un attimo. Voglio guardare il lago." chiese l'uomo.

Maurizio rallentò e fermò in una piazzuola, col muso dell'auto verso il lago.

"Va bene così?" chiese guardandolo.

"Sì, Maurizio, grazie. Non è bello il lago?"

"Sì, non ho mai visto un lago, prima. Solo il Po, ma è diverso. È bello qui, dà un senso di pace."

"È vero. Tutta la natura dà un senso di pace, di solito."

Maurizio si girò verso di lui, poi gli si accostò e gli depose un lieve bacio sulla guancia ritraendosi subito. Stefano per un attimo s'era irrigidito senza però sottrarsi, ma ora si stava di nuovo rilassando.

"Perché?" chiese l'uomo sottovoce, in un sospiro.

"Perché è bello il lago e tu me lo stai facendo notare. Quante volte magari passiamo vicino a cose belle senza che neanche le vediamo?"

"Troppe."

"Troppe." assentì il ragazzo. Poi chiese: "Hai freddo?"

"No, sono coperto bene, grazie. E tu?"

"No, io no. Anche tu sei bello. Ma di questo me n'ero già accorto."

"Grazie." disse l'uomo con un mezzo sorriso e respirò a fondo.

"Ma mica solo di faccia o di corpo, voglio dire..." aggiunse il ragazzo pensieroso. Poi disse: "Io invece... a parte il corpo... sono uno zero, vero?"

"Nessuno mai è uno zero."

"Pensi ancora a me come a uno che approfitta delle ragazzine?"

"Credo di no, ormai. Mi pare che tu l'abbia capita."

"Mhmh. Sì, grazie a te. Un sacco di cose sto vedendo grazie a te. Perché non ti ho incontrato prima?" Una fredda mano del ragazzo sfiorò appena una delle mani dell'uomo. Poi chiese: "Possiamo... stanotte Stefano, possiamo... Ti prego..." mormorò Maurizio carezzandogli lieve la mano. Stefano sospirò. "Se dici no, va bene lo stesso, te lo giuro, ma... vuoi?" insistette il ragazzo.

L'uomo era combattuto. Sentiva il desiderio del ragazzo, ma sentiva anche il proprio. Magari solo quella prima notte...

"Vuoi?" chiese quasi in un sussurro Maurizio.

"Va bene. Ma solo stanotte."

Il ragazzo gli strinse la mano e sorrise felice guardando verso il lago.

"Avevi paura che mi arrabbiassi con te?" chiese Stefano combattuto fra il piacere che provava avendo detto di sì e il timore di star facendo uno sbaglio.

"Sì, avevo paura che tu non volessi farmi felice..."

"È tutto quello che desideri, che io ti faccia felice?" chiese Stefano senza risentimento, semplicemente cercando di capire che cosa provasse il ragazzo.

Questi si girò verso di lui e lo guardò: "No... beh, non solo, cioè. Cazzo, io non so cosa dire quando mi fai queste domande." si lamentò.

Maurizio stava per lasciare la mano di Stefano ma questi gliel'afferrò e la strinse: "Se io ti dicessi che ti amo, Maurizio, che cosa diresti?" chiese e subito si pentì di quella domanda.

"Non lo so. Nessuno me l'ha mai detto, prima. Credo che ti direi grazie..."

Stefano annuì.

Il ragazzo allora gli chiese: "Che cosa dovrei dirti se tu mi dicessi che mi ami?"

"Quello che ti senti di dire..."

"Quello che sento? Non lo so... o se lo so non so cos'è, come dirlo... Sì, qualcosa dentro mi si muove a quest'idea, ma..."

"Maurizio, ci sarà mai amore, nella tua vita?"

"Non lo so. Per me prima amore voleva dire scopare. Adesso so che no. Ma ancora mica ho capito bene cos'è l'amore. Te l'ho detto. Non me l'ha mai detto ancora nessuno che mi ama..."

"Ti sposerai, un giorno."

"No, non credo. Devo occuparmi di mamma e lei si occupa di me. Eppoi non credo che vorrei avere dei figli. Non so..." disse Maurizio guardando verso il lago. Poi si girò di nuovo verso Stefano: "Ma che c'entra questo con noi due?"

"Niente, credo. Ma ecco, mi sono sentito triste per te. Sei così solo, tu... e nessuno mai dovrebbe essere così... povero."

"E poi?" chiese il ragazzo guardandolo negli occhi.

Stefano scosse il capo: "Come te, Maurizio, non so come dirlo, non lo capisco..."

"Tu?" chiese il ragazzo con un'espressione di incredulità sul viso, "Ma tu sai dire qualsiasi cosa. Tu sei speciale. Tu..."

"Non sempre."

Tacquero.

Poi Maurizio chiese: "Ma tu... sei ancora d'accordo per... stanotte?"

"Te l'ho promesso."

"Ma lo fai volentieri?"

"Certo."

"Ma tu vorresti che oltre al sesso ci sia anche amore, vero?"

"Sarebbe bello. Senza amore, è come due cani: si annusano, si eccitano, scopano e via..."

"Già, l'avevi detto questo..." rispose il ragazzo e corrugò la fronte come faceva quando pensava intensamente.

"Che c'è Maurizio?"

"Niente. Pensavo solo. Andiamo, ora?"

"Sì, andiamo."


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