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una storia originale di Andrej Koymasky


LA STRANA COPPIA CAPITOLO 13 - LA RESA

Sedettero in soggiorno. Le cinque foto erano sul tavolo, fra loro due, ma nessuno dei due le guardava, le toccava.

"Stefano, tu mi credi, vero?"

"Sì, penso di sì... ma vorrei capire..."

"Io... ecco, non volevo che tu venivi a saperlo. Io venerdì ho detto a Renato che non volevo più vederlo, perché sono innamorato di te. Lui mi ha detto che mi sbagliavo, che lui mi conosce bene. E mi ha detto che dovevo provare per capire quello che voglio. Così m'ha detto che dovevo fare un'ultima prova con le ragazzine, come prima. Siamo andati al garage con quelle due sbarbine che lui aveva rimorchiato come sempre... E l'ho odiato, Stefano. Io l'ho odiato davvero! Per la prima volta mi sono sentito male. Erano bambine come dicevi tu, stupide bambine che giocano a credersi grandi, che giocano col fuoco. E Renato era come un cane in calore su quelle e pensava solo a godere lui... e se le fotteva... E guardavo Renato e pensavo che io avevo fatto proprio così, come lui... Prima che ha finito mi sono rimesso la giacca e sono uscito fuori... Non potevo neanche guardarli perché non era una cosa pulita, decente, bella... come con te.

"Ho camminato tutta la notte. E volevo venire da te ma pensavo che così ti facevo arrabbiare e allora mi sono cercato un albergo, perché non mi andava di andare a casa. Poi sabato pomeriggio lui mi viene a cercare a casa. E mi dice che lui mi è amico e mi vuole capire, aiutare. E io gli credo e mi dice andiamo al garage, a parlare tranquilli. E io gli ho detto che quelle cose con le ragazzine sono sbagliate. Lui mi dice che un maschio ha diritto di divertirsi come vuole, è sempre stato così. Ma che lui non ci crede che io posso davvero volerlo fare con un maschio. E mi dice che la prova è che ho vomitato quella volta. Io gli dico che no, che è solo perché è stata la prima volta ma che tu non volevi lasciarmi riprovare e allora io come potevo imparare? E lui mi dice che mi è amico, che mi capisce e che se voglio, posso farlo a lui per imparare. Che lo fa solo per me, che non lui l'ha mai fatto con un maschio. E io gli dico che è un amico e così... così gliel'ho succhiato, quella notte e lui mi spiegava... e diceva: non sei ancora bravo... e così gliel'ho succhiato tre volte quella notte.

"Poi domenica mi dice: stai diventando bravo ma forse ci vuole uno più esperto per insegnarmi... e allora mi dice, aspettami qui. E torna con un ragazzo straniero e dice: lui è esperto, lui è un frocio esperto, sa come si fa tra maschi, lui ti insegna... E ci fa spogliare e io e quel ragazzo cominciamo e lui mi spiega e io faccio... E Renato ci scatta le foto e io chiedo: perché? Così, per ricordo, dice lui, la prima volta con un ragazzo qui nel garage... Io gli faccio promettere che non le mostra mai a nessuno e lui giura e fa foto... Io gli credo e lascio fare. Dopo che il brasiliano se n'è andato lui mi dice: vediamo se sei migliorato, fallo di nuovo a me. E io glielo faccio e lui mi dice: il tuo uomo può essere contento di te, adesso, stai diventando bravo. Allora sono felice e gli dico che lunedì voglio venire da te... lui dice ma no, vacci mercoledì o giovedì, fallo aspettare un po', che se gli manchi ti desidera di più. Gli dico che ha ragione... Gli ho creduto... Vedi quanto sono stupido? Lui invece... quel porco maiale di merda..." disse Maurizio con un singhiozzo, ma senza piangere.

Poi continuò: "Ma io non riuscivo a resistere fino a domani... così sono venuto e..." guardò dritto negli occhi l'uomo con uno sguardo pieno di angoscia, implorante, "Ho di nuovo sbagliato tutto, vero?"

Stefano era profondamente commosso. "Sì, sei uno stupido, Maurizio..." e gli posò le mani sulle spalle e si sporse verso il ragazzo tirandolo leggermente a sé, "Stupido ma adorabile. E io ti amo, Maurizio, ti amo con tutto me stesso e voglio il tuo amore. Tutto... solo per me... Vieni di là, ora, fammi vedere quanto sei diventato bravo! Dimentichiamo tutta questa brutta faccenda..." concluse alzandosi e facendolo alzare.

"No, aspetta... queste foto... sono tue, adesso. Puoi farne quello che vuoi. Sono nelle tue mani, Stefano."

"Perché, che bisogno c'è?"

"Perché sono felice di essere nelle tue mani, perché mi fido di te. Perché m'hai salvato dalle mani di quel... di quel..."

"Io preferirei stracciarle. Mi dà fastidio vederti... con un altro..."

"Quello? Non esite quello. Ma... sei geloso di me?"

"Forse..."

"Non avrai mai motivo di esserlo, te lo giuro..."

Stefano stracciò le foto in minuscoli pezzettini e li gettò nel portacenere. Maurizio lo attirò a sé, lo abbracciò, lo strinse e lo baciò: "Desidero anche il tuo corpo, sai, Stefano. Quei corpi... non eri tu. E se ci sono riuscito con quelli... tanto più con te... vedrai."

"Sì... ti credo amore."

"Dovrai solo avere pazienza, insegnarmi..."

"Sì, certo. Allora... io spoglio te e tu spogli me: è più bello..."

"Sì, insegnami tutto. Voglio farti veramente felice, come tu sai fare felice me..."


Il letto accolse i loro corpi nudi e frementi e Stefano vide la luce brillare negli occhi di Maurizio. Il ragazzo carezzava l'uomo per tutto il corpo, in evidente ammirazione della sua virilità. E con desiderio crescente. Si dettero l'un l'altro il piacere e Maurizio accolse avidamente in bocca l'erezione di Stefano e questi non pensò più se e quanto il ragazzo ci sapesse fare o meno, perché finalmente ne accettava l'amore di cui quella era solo una delle possibili espressioni. Si unirono in un lungo, appassionato sessantanove.

Alla fine Maurizio lo prese fra le braccia cullandolo e carezzandolo e gli sussurrò emozionato: "Questa volta sono riuscito a renderti felice, vero? Lo leggo nei tuoi occhi, nel tuo sorriso... E mi sento tanto felice anch'io!"

"Sì..."

"Allora, mi vuoi?"

"Sì..."

"Come tuo amante?"

"Sì..."

"Io e te soli e nessun altro?"

"Sì!" disse Stefano capitolando felicemente a quel ragazzo, accettando completamente il suo fresco, appassionato amore.


Nel giro di una settimana Maurizio s'era istallato a casa di Stefano come in una seconda casa. Tornava dalla madre solo il lunedì, il mercoledì e il giovedì sera. E nel giro di due settimane Stefano era così profondamente innamorato di Maurizio che spesso si chiedeva perché ci avesse messo tanto ad accorgersene. E scoprì nel ragazzo una bellezza oltre quella fisica, una devozione, una sensibilità che non si aspettava dalla personalità di Maurizio.

All'inizio erano d'accordo che il ragazzo sarebbe andato al pub solo il venerdì, il sabato e la domenica e che avrebbe passato con lui quelle tre notti, oltre al martedì. Ma non rispettarono i patti e la domenica seguente Maurizio passò da casa sua e tornò con una vecchia valigia di cartone piena di abiti, di biancheria pulita e degli abiti da lavoro.

"Dove posso mettere tutta questa roba? Mamma dice che è contenta di togliermisi dai piedi e che sto fra i tuoi, invece..."

Stefano lo guardò sorpreso.

Maurizio fece un ampio sorriso: "No, lei non sa cosa c'è fra noi e anche se se lo immagina, non ne abbiamo parlato. Le ho detto che di qui ci metto di meno a andare al lavoro, che poi è anche vero, così posso dormire di più la mattina... E siccome gli piaci, ha detto subito di sì."

"Ti libero due cassetti e una parte dell'armadio... E questa vestaglia è per te, in casa."

"Non vuoi più vedermi nudo?"

"È sempre un piacere, ma... come vuoi tu."

Stefano pensò che doveva fare altre provviste in cucina, e far fare un altro mazzo di chiavi per il ragazzo, e comprare altri asciugamani, e... era bello averlo in casa, pensò con un lieve brivido di piacere. Il ragazzo finì di sistemare le proprie cose: era molto ordinato.

"Maurizio..."

"Sì?"

"Ma tua madre non si sentirà sola?"

"Beh... non mi vedeva granché, ma forse... se avesse un cagnetto..."

"Lo desidera?"

"Credo di sì: ogni volta che vede quello dei vicini, un bastardino, si fanno le feste."

"Che ne dici se gliene compriamo uno?"

"Mhmh! È un buon cambio per lei. Un rompipalle in meno e un amico in più."

Stefano rise: "Sabato prossimo andiamo a sceglierne uno, d'accordo?"

"D'accordo. Ah, mamma dice se martedì sera vieni a cena da lei. Le ho detto che è il tuo giorno libero."

"Sì... ma perché non la portiamo a cena fuori? Sarà una festa per lei essere servita invece di servire, no? L'andiamo a prendere quando esci dal lavoro e la portiamo in un buon ristorante."

"Dici davvero?"

"Certo, perché no."

"Cazzo, sarà contenta! Credo che mamma sia andata in ristorante solo il giorno che s'è sposata... con me già nel pancione. Ma non so se lei... o anche io... sappiamo comportarci bene in un ristorante elegante... non vorrei farti..." disse il ragazzo grattandosi una guancia, "farti fare brutta figura."

"Non ci pensare neanche." disse Stefano con tenerezza, "non mi vergognerò mai di te... o di tua madre."

"Bene, allora l'avverto di tenersi pronta."


La donna li aspettava in via Onorato Vigliani, all'angolo con via Millelire. Una delle zone più povere e diseredate della città. Era vestita con l'abito buono, s'era messa un filo di rossetto, gli orecchini e stringeva nervosa una vecchia borsetta che aveva conosciuto tempi migliori. Sul petto aveva una spilla con una rosa di seta, di quelle fatte in Cina.

Stefano volle salire dietro nella piccola 500 del ragazzo per far star comoda la donna. Maurizio guidò fino in centro, al ristorante Tre Lampioni dove Stefano aveva prenotato. Natalina, entrata nel ristorante, era un po' nervosa. Ma dopo un paio di bicchieri di buon vino, verso la fine della cena, era più rilassata.

La donna raccontò del suo matrimonio (senza omettere che Maurizio era già per la strada) e del pranzo di nozze. E del viaggio di nozze: in tram fino a Piazza Castello a fare le foto, poi sempre in tram fino a Sassi e di qui con la dentiera fino a Superga! Poi raccontò della nascita di Maurizio.

"Era già bello appena nato. Il più bello dei miei figli. Ma ora è bellissimo, vero professore?" disse fiera e senza alcuna malizia.

Il ragazzo arrossì imbarazzato ma Stefano annuì sorridendo.


Terminata la cena Stefano disse: "Ora riaccompagna a casa tua madre. Io torno a casa a piedi, una bella passeggiata mi fa bene. Ci vediamo venerdì, Maurizio..."

"No, vado a casa da sola." disse decisa Natalina, "e lui viene a casa con lei, professore. Va bene così."

"Allora facciamo così: Maurizio accompagna a casa lei, poi viene da me. Quella zona non è sicura per una signora, di notte. Accompagnala fin dentro casa, capito, Maurizio?"

"Sì Stefano." rispose il giovane allegro.

"Ma io posso tornare a casa da sola..." protestò la donna.

Maurizio la prese per un braccio: "Io ubbidisco a Stefano. Vieni."

"Aspetta... Professore, come posso ringraziarla per quello che fa per mio figlio?"

"Chiamandomi Stefano e non professore. Ricorda?"

"Sì, Stefano. Ma grazie di tutto." disse la donna stringendogli forte la mano, e s'allontanò col figlio.


Stefano, camminando verso casa lentamente, si sentiva un verme. Aveva voluto fare il mecenate con quella povera donna, ignara che lui scopava col suo figlio prediletto. L'aveva ringraziato. Ma cosa avrebbe detto se avesse saputo? Gli avrebbe rovesciato addosso il tavolo con tutte le speciali pietanze, ecco che cosa avrebbe fatto. Gli avrebbe gettato in faccia il vino. L'avrebbe odiato, disprezzato... altro che... E lui aveva voluto comprarsi la gratitudine della donna con una buona cena, impressionandola, ingannandola... Si sentiva a disagio, Ma che fare? Stefano continuò a rimproverarsi finché sentì rientrare Maurizio.

Il giovane era radioso. Si spogliò ripiegando accuratamente gli abiti sulla sedia accanto al letto.

"È stata una delle più belle serate nella vita di mamma." gli disse, "È la prima volta che qualcuno la fa così felice, da quando sono nato."

Si arrampicò sul letto, agile, e lo prese fra le braccia.

"Se non t'amassi già, Stefano, t'amerei stasera per quello che hai dato a mamma." lo strinse a sé e lo baciò.

"Se tua madre sapesse di noi due... se ci vedesse ora, qui, così..." disse sottovoce Stefano.

"Non lo so cosa direbbe. Ma lei non mi ha chiesto niente, io non le ho detto niente. Dov'è il problema?"

"Che... mi sembra di prenderla in giro. E poi... potrebbe saperlo da altri... da Renato..."

"Lui? No, sa che lo farei a pezzi. Lo sa perfettamente. Anche al lavoro non s'è azzardato a dire niente. Lo tengo d'occhio e lo sa."

Parlarono a lungo, Era molto tardi quando cominciarono a fare l'amore ed era quasi ora per Maurizio di andare al lavoro quando finalmente si addormentarono.

Quando suonò la sveglia Stefano insisté per alzarsi con lui, ma Maurizio non volle intendere ragione, si vestì e scivolò via in silenzio in modo che Stefano potesse riaddormentarsi.

La sera alle 19 tornò a casa. Cenarono e andarono al pub: questa divenne la loro routine.


Arrivato il sabato, andarono a comprare il cane per la mamma di Maurizio, un delizioso yorkshire che rese felice la donna. Stefano comprò anche alcuni abiti nuovi per Maurizio.

"Senti, Stefano, nessuno ha mai fatto tanto per me, o per mamma, prima d'ora. Mai nessuno. Così... io non so come fare a ripagarti davvero, ma io..."

"Per favore, Maurizio! Preferirei non parlarne."

"Ma perché?"

"Perché mi sento come uno sporco vecchietto, una vecchia checca che ha trovato un bel ragazzo e lo colma di regali per ripagarlo della sua compagnia a letto, per tenerlo legato a sé. Mi sento sporco, capisci, se me lo fai notare troppo..."

"No, non capisco. Io non sono una marchetta e tu non sei una vecchia checca. Tu sei il mio amico, il mio amante. Io sto qui con te perché ti amo... perché mi ami... non per i regali. E se tu la pensi così io me ne vado e non ti cerco più. Se avevo io più soldi ti facevo io tanti regali. Lo sai questo, no? Lo sai? Se non dovevo mantenere mamma, potevo farteli... e tu mica pensavi che è sporco, no?" disse Maurizio cercando lo sguardo dell'altro. "Io ti amo, Stefano. E tu sei l'uomo più straordinario e speciale che ho mai incontrato in vita mia. E sono contento di essermi fatto male quel venerdì sera del trasloco. Tu lo sai tutto questo, vero?"

"Sì, amore mio, sì. Perdonami Maurizio. A volte sono così stupido... Perdonami." e Stefano, con sua stessa sorpresa, iniziò a piangere silenziosamente.

Maurizio lo attirò a sé, lo abbracciò e lo baciò. Poi gli asciugò le lacrime con le labbra e gli sussurrò: "E adesso vieni a letto a farmi sentire che non sei una vecchia checca né io una marchetta. Fammelo sentire come sai fare tu... e io te lo farò sentire come sto imparando a fare..."

Dopo un po' che stavano facendo l'amore, Stefano chiese in un sussurro: "Maurizio? Vorrei che tu... che mi prendessi... di dietro..."

"Nel culo?" chiese Maurizio e la parola non sembrò troppo cruda.

"Sì, se tu ne hai voglia. Io lo desidero tanto..."

"Se tu hai voglia, mi fai venire voglia anche a me. Ma non hai paura che sia troppo grosso questo mio affare?"

"No. Non vedo l'ora di sentirmelo dentro..."

"Mi guidi tu... come piace a te?"

"Certo, amore mio. Vieni..."

Stefano si stese sulla schiena e fece inginocchiare il ragazzo fra le sue gambe. Gliele poggiò sulle spalle e lo guidò a sé. Lo accolse in sé... Maurizio lo prese a lungo, con dolce trasporto. Stefano si sentiva in paradiso...

Dopo, chiese a Maurizio: "T'è piaciuto, amore?"

"Sì, da morire. Perché ti potevo vedere in faccia e ho visto quanto ti piaceva e sei diventato bellissimo man mano che godevi. E ho capito che ero io a farti diventare così bello e questo mi ha fatto sentire importante per te."

"Tu sei veramente importante per me."

"Ti amo, Stefano. Mi sento tutto tuo, anche prima che ti prendevo. Non è straordinario?"

"Sì, amore..."


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