logoMatt & Andrej Koymasky Home
una storia originale di Andrej Koymasky


LA STRANA COPPIA CAPITOLO 14 - L'ANELLO

Le settimane scorrevano serene e i due si sentivano sempre più uniti. Il sabato lo dedicavano a se stessi, agli acquisti, a brevi gite fuori città. La domenica la dedicavano a Natalina, la madre di Maurizio. Passarono così tre mesi assieme e decisero di festeggiarli cenando, da soli, al Cambio e poi di passare tutta la notte a fare l'amore.

Quando furono a letto, Maurizio disse a Stefano: "Mi prometti che non mi dici di no?"

"A cosa?"

"Devo chiederti una cosa. Prometti che non dici no?"

"Ma, non so... se posso... sarà sì."

"Certo che è una cosa che puoi."

"E allora è un sì..."

Maurizio gli fece un ampio, luminoso sorriso: "Allora stanotte tu lo metti tutto nel culo a me, ok?"

"Ma, Maurizio... perché?"

"Perché? Perché ne ho voglia. Perché tu lo prendi da me e allora io voglio prenderlo da te."

"Ma non è necessario, amore."

"Sì."

"A me va molto bene anche così..."

"Io so che con Carlo era così, me l'hai detto tu. A te piaceva anche metterlo e a lui piaceva anche essere preso da te. Io non sono Carlo, non posso e non voglio prendere il posto di Carlo. Ma se con lui era così, perché non anche con me."

"Amore, ma io e Carlo e altri siamo abituati a prenderlo e ci piace. Ma tu... ti farà male..."

"La prima volta neanche bere il tuo liquore m'era piaciuto e mi sono sentito male. E adesso invece non ci rinuncerei per niente al mondo. E poi anche per te e per gli altri c'è stata una prima volta, no? E faceva male, no? Ma adesso vi piace. E io lo voglio. Davvero Stefano, voglio sentirti tutto dentro di me."

"Ti farà male..." ripeté dolce l'uomo carezzandolo.

Maurizio gli fece un sorrizo malizioso: "Devo prima allenarmi come ho fatto per i pompini? Al pub sarebbero in tanti che accetterebbero di farmi da allenatori, sai?..."

"No no, ci mancherebbe altro! Ti rompo il culo se solo ci provi!"

"Beh, è proprio quello che ti ho chiesto, no?" rispose ridendo Maurizio. E Stefano cedette.

Non riuscirono, quella prima volta. Ma Maurizio voleva a tutti i costi e alla fine, a poco a poco, riuscì ad aprirsi, ad accettare l'amante in sé, e infine anche a goderlo. Anche Maurizio diventava, se possibile, più bello mentre accoglieva in sé Stefano. Era radioso...

"Adesso so che sono tutto tuo!" mormorò la prima volta che lo sentì completamente in sé, "Eppure mi sento più maschio che mai..." aggiunse con lieta sorpresa.


In maggio la madre del giovane si ammalò. Maurizio, su richiesta di Stefano, accettò di andare a dormire tutte le notti a casa della madre finché la donna fu ristabilita. Stefano andava a trovarli un paio di volte alla settimana. Il giovane gli sussurrava che non riusciva più a stare senza di lui, ma Stefano insisteva che doveva aver pazienza, che come lui si sentiva solo senza l'amante in casa ma accettava quel sacrificio, tanto più doveva accettarlo Maurizio. Questi era triste ma non insisteva.

Un sabato, la donna stava meglio e Stefano le teneva compagnia mentre Maurizio era andato a fare la spesa, seduta sul letto Natalina sfogliava distrattamente "Novella 2000". La posò, guardò l'uomo.

Gli disse: "Stefano, credo che vi sta pesando a tutti e due questa mia malattia. Spero di guarire in fretta. Siete troppo buoni con me."

"Pesarci? No, affatto. Perché dice questo?"

"Per colpa mia non potete più stare assieme..." disse la donna pensierosa.

"Beh, ma è logico che sia così, no? È mio amico, ma è suo figlio. Ora lei ha bisogno del suo Maurizio ed è logico che lui..."

"Forse che sì, forse che no. Io non voglio mettere il naso nella vita di mio figlio, nella vostra vita. Maurizio è adulto e sa quello che fa. Ma credo che fra voi due ci sia... più che amicizia. Mi sbaglio?"

Stefano la guardò sorpreso, imbarazzato e abbassò lo sguardo.

"Dunque ho immaginato giusto, vero?" chiese la donna con voce fievole ma tranquilla.

Stefano non poté impedirsi di annuire.

"L'ho letto negli occhi del mio Maurizio. Una madre, a volte, legge queste cose..."

Stefano annuì di nuovo imbarazzato.

"Mi stia a sentire, Stefano. Io non lo so se è bene o male. C'è chi dice che è male... Qui su "Novella 2000" a volte scrivono che è normale. Io non so chi ha ragione. Io so solo che il mio Maurizio, da quando conosce lei, e ormai è più di mezzo anno, è diventato un altro, un ragazzo migliore e soprattutto so che è felice. E allora non mi importa un fico secco di quello che pensano gli altri, bene, male, normale, anormale... Non mi importa quello che fate fra voi, sono solo affari vostri. Voglio solo chiederle una cosa e la prego di essere sincero con me."

"Dica, Natalina..." rispose Stefano guardandola incerto negli occhi.

E lesse in quegli occhi stanchi e tristi una luce implorante, mentre chiedeva: "Lei ama per davvero mio figlio, non è così?"

"Sì. Sì, con tutto me stesso."

La donna sorrise dolce: "Bene. Volevo solo sentire questo. E allora le dico una cosa: se mai un giorno per caso il mio Maurizio dovesse... farle del male, me lo dica e lo farò pentire di essere venuto al mondo. Lei è una gran brava persona, Stefano. Mica solo per le sue gentilezze per me. Ma lei è una gran brava persona. E non voglio che il mio Maurizio la faccia soffrire. Mai."

"Io... non so se può credermi, Natalina, ma io... le voglio bene. Perché non potrei non volerle bene, perché è lei che ha dato la vita all'uomo che amo."

"Lo so, l'ho capito, ma mi fa bene sentirmelo dire. Nemmeno le mie nuore o mio genero mi vogliono bene come lei. E... mi permette una cosa?"

"Dica..."

"Possiamo darci del tu?"

"Certo, con vero piacere."

La donna sospirò e disse: "Ecco, adesso sto meglio. Adesso non mi importa più niente di sapere che Maurizio è diverso dagli altri. E adesso voglio bene anche a te, Stefano. Sono sciocca?"

"No, sei meravigliosa. Io mi sentivo in colpa nei tuoi confronti. Mi sembrava quasi di prenderti in giro a essere gentile con te e alle tue spalle dividere il mio letto con tuo figlio."

"Ma voi... non dividete solo il letto, no?"

"No, certo. Ci amiamo"

"E allora... che Dio vi benedica." disse la donna chiudendo gli occhi e sorridendo beata.

Stefano era commosso e le strinse la scarna mano fra le sue. La donna la strinse in risposta e Maurizio li trovò così, le mani nelle mani.


"Stefano, qualunque cosa succeda, non voglio più starti lontanto per così tanto tempo. Me lo prometti?" chiese Maurizio la prima sera che tornò nella casa del suo amante.

"Spero anch'io, ma la vita, a volte..."

"Io muoio, senza te."

"Anch'io mi sento morire lontano da te, amore. Come quando mi ferivi, i primi mesi..."

"Sì, lo capisco. Anch'io, quando tu ferisci me. Ma non capiterà più, né ferite né lontananze."

"Io... ho ferito te?" chiese Stefano stupito.

"Sì, quando sei così gentile con quei ragazzi al pub, io mi sento ferito. Davvero... So di essere stupido, ma..."

"Tu credi che riuscirei a toccare uno di quelli dopo questi mesi passati con te? O farmi toccare? Davvero lo credi?"

"Non lo so... questi giorni che eri solo... ho immaginato che tu forse... forse ti sentivi troppo solo e forse... ti portavi qui qualcuno..."

Stefano rise: "Oh Maurizio, sei davvero uno stupido, un delizioso stupido! Nessuno mi può avere finché tu mi vuoi. Non mi credi?"

"Se lo dici tu, sì, ti credo. Ma, Stefano..."

"Che c'è?" chiese con dolcezza l'uomo.

"Tu non desideri mai uno di quei ragazzi?"

"Bene, allora, prima di risponderti rispondi tu a me. Tu non desideri mai una bella ragazza? Ho visto come le guardi..."

"Ma, Stefano! Io... Sì, se vedo una bella ragazza mi viene duro, è vero. Ma io ho te. Io non le voglio. Come un uomo sposato, mica per questo non vedo più le altre donne, no? Però se ama sua moglie uno mica va a letto con le altre, no? Papà mi diceva spesso: guarda quella che tette! o cose così... ma mica ha mai messo un corno a mia madre. Per me è esattamente così. A te non metterò mai un corno."

"E anche per me è così, esattamente. Ma c'è un'altra cosa che mi preoccupa, c'e una differenza: io posso avere da te tutto quello che potrebbe darmi un altro ragazzo. Io invece non posso dare a te tutto quello che potrebbe darti una donna. E perciò ho paura di perderti."

"Io sarò stupido, o semplice, o ingenuo... Ma tu sei stupido e complicato e malizioso... Cosa non puoi darmi tu? La figa? Non mi serve. O un paio di tettone? Non me può fregare di meno. Non ne ho bisogno. E tu mi dai più che abbastanza."

"E i figli?"

"I figli? Ma allora, se sposassi una che non può avere figli dovrei per questo metterle le corna? Sei davvero stupido, Stefano... Senza offesa."

"Ma tu... mi ami anche se sono così stupido?"

"Certo. E anche se guardi i bei ragazzi come io guardo le belle ragazze. Ma guai se ne tocchi uno, ne morirei, te l'ho detto..."

"Ti giuro che non lo farò mai."

"Ne sei proprio sicuro?"

"Sì, credo proprio di sì."

"Ma se... ecco, se a me capitasse di sbagliare una volta, se mai lo facessi con una ragazza, io ti direi subito la verità sperando che tu puoi perdonarmi. Ma tu, se capita a te, me lo diresti?"

"Certo, Maurizio, te lo giuro."

"Bene. Grazie. Adesso mi sento molto più tranquillo. Adesso non ho più paura, anche se ti vedo sorridere e parlare fitto fitto con un bel ragazzo."

"È il mio lavoro, lo sai..."

"Sì... ma avevo notato che coi bei ragazzi parli di più e sorridi di più che con gli altri."

"Geloso?"

"No, adesso non più. Almeno non credo."

"Preferiresti che non facessi più questo lavoro?"

"Forse. Almeno le sere le avremmo tutte per noi due. Magari anche vedere qualche amico qualche volta... Qualcuno dei ragazzi là al pub sembra simpatico. E anche Piggì, e altri... Ma se a te piace questo lavoro, a me va bene, anche se a volte mi sento un po' solo..."


Stefano si sentiva bene. Essere stato accettato dalla madre del suo ragazzo gli aveva dato un senso di euforia. Chiarire a poco a poco le cose fra sé e Maurizio gli dava un senso di sicurezza. E pensò che doveva al giovane qualcosa.

Perciò una sera prese in disparte Piggì: "Puoi venire in cucina? Devo parlarti..."

"Cose belle o brutte? Problemi col bel biondo, forse?"

"No, con Maurizio va tutto a gonfie vele."

"Allora?"

"Ecco, io devo ringraziarti per il lavoro che m'hai dato. Ma devo dare le dimissioni."

"Vuoi che ti alzi lo stipendio? Te lo meriti, dopo tutto..."

"No grazie. Voglio stare di più con Maurizio, ecco tutto. E questo lavoro me lo impedisce."

"Oh cielo! Cotto a puntino! Ma che faccio io senza te?"

"Puoi trovare un altro anche meglio di me. Claudio, per sempio. È anche in cerca di un lavoro."

"Ma a te fanno comodo quei soldi, no?"

"Eccome. Ma mi arrangerò. Mi dispiace Piggì lasciarti così, ma..."

"Sei deciso? Non vuoi ripensarci? Magari venire qui solo tre volte, per il week-end..."

"È soprattutto quello che voglio libero, Piggì. Specialmente ora che viene l'estate."

"Ti ha proprio stregato, quel ragazzo. E tu che insisti a dire che lui è etero! S'è mai vista una cosa del genere? Quello, se è vero che è etero, prima o poi cadrà nella rete d'una femmina scaltra... e io dovrò venire a raccogliere i cocci..."

"Lo faresti?"

"Certo. Io ti voglio bene, Steu! Anche se tu non hai più voluto accettare le mie... grazie. Ma stai attento a quello che fai..."

"Certo. Ma mi sento sicuro. E forte. E lo sarò ancora di più quando potrò stare più a lungo con Maurizio."

"Sempre che non ottieni l'effetto contrario e vi scazzate tutti e due... Ma devi provarci, lo capisco. Auguri, amico mio. Di cuore. Avrei giurato che non sarebbe durata e invece... Mi chiedo se è lui che ha stregato te o tu che hai stregato lui... Un gay e un etero in coppia, innamorati! Cose da matti! Bene, sei libero, se lo vuoi..."

"Grazie. Fra poco dovrebbe venire. Dopo il lavoro è andato dalla madre a salutarla ma mi ha promesso..." disse mentre uscivano dalla cucina, "Oh, eccolo, appunto." disse felice e gli andò incontro.

"Ciao, bello! Sta bene tua madre?"

"Sì e ti manda i saluti e mi ha chiesto quando vai a trovarla. Ma... che ti è successo?"

"Perché?" chiese Stefano stupito per lo stupore con cui l'amico lo guardava.

"Hai una faccia... sembri di colpo... ringiovanito. Sembri un ragazzino. Non ti ho mai visto così... fresco e bello e luminoso!"

Stefano lo abbracciò e lo baciò lieve sulle labbra e godette per la mancanza di imbarazzo di Maurizio.

"È vero, non mi sono mai sentito meglio, da un secolo a questa parte." disse Stefano carezzandogli una guancia. "Ti amo, Maurizio. Dio quanto ti amo!"

"Anch'io ti amo Stefano, ma questo... non è una novità, no?"

"No, certo."

"E allora?."

"Ho lasciato il lavoro per essere tutto tuo, sempre con te!"

"Il lavoro? Hai lasciato... non lavori più qui al pub?" gli chiese il giovane guardandolo sorpreso ma felice.

"È così. Mi sono licenziato. Avremo molti meno soldi, è vero, ma..."

"E che m'importa dei soldi! Oh Stefano... e l'hai fatto per me?"

"Per noi..." corresse l'uomo con dolcezza.

"Per noi, esatto." rispose il giovane fiero.


C'erano meno soldi in casa ma questo non pesava a nessuno dei due. Avevano i week-end tutti per loro e Piggì spesso prestava loro la casa al lago di Viverone. Ci portarono anche Natalina. Non si facevano mai vedere in intimità dalla donna, neanche quando questa disse loro: "Un bacetto davanti a me, potete anche darvelo. Tutte le coppie lo fanno. Perché non voi?"

Stefano dette un bacio sulla guancia alla donna.

"Non a me, sciocco. A lui..." chiocciò Natalina felice per quel gesto d'affetto.

"Mamma, Stefano ha lasciato il suo lavoro al pub per stare di più con me. Ora abbiamo meno soldi..."

"Se vuoi darne di meno a me, amore, io ho la pensione di papà. È piccola, ma..."

"No no, va bene così. Ma non potremo più farti tanti regali, ora..."

"Mi fate un bel regalo a vedervi felici, ragazzi... Io sono solo una povera donna, ma..."

"Tu sei stupenda, Natalina." le disse Stefano convinto.

La donna accettò con semplicità il complimento. Poi disse: "Oh, badate bene, non è perché vorrei regali, ma... Se Stefano trovasse un altro lavoro di giorno, nell'orario che lavori anche tu, Maurizio, non sarebbe meglio? È giovane, Stefano, ha due anni meno di me. Che fa tutto il giorno in casa? Che so io... un taxi, per esempio. Tanto per non stare tutto il giorno senza fare niente. O, prima o poi, morirà di noia, uno attivo come lui. Io almeno chiacchiero con le vicine, le aiuto, gli guardo i piccoli, e il tempo mi passa... Perché non ci pensate, ragazzi?"

I due ne convennero e Stefano si mise in cerca di un lavoro. Il momento non era dei migliori, ma a settembre trovò un posto come commesso provvisorio alla Libreria Petrini e cominciò giusto per la scolastica che lui, come ex professore, sapeva seguire con competenza.

Terminato il periodo della scolastica il direttore della Petrini, contento del suo lavoro, gli offrì un posto fisso.


"Maurizio... è passato un anno dal nostro primo incontro. Un anno esatto oggi. Te lo ricordavi?"

"Oh dio, no! Puoi perdonarmi?"

"Beh, posso provarci. Ma allora devi toglierti subito tutti i vestiti di dosso prima che te li strappi io, se vuoi essere perdonato." rispose ridendo Stefano.

"Sissignore!" disse Maurizio sfilandosi cravatta e cintura quasi con lo stesso movimento. "Ma adesso tu chiudi gli occhi e conti fino a tre..."

Stefano lo guardò incuriosito ma chiuse gli occhi e contò, quindi li riaprì e guardò la mano che l'altro gli tendeva.

"Oh, Maurizio! Ma allora non è vero che t'eri dimenticato! Dio quant'è bello! Ma quanto hai speso?"

"Poco. L'ho solo fatto ripulire e lucidare. Me l'aveva lasciato papà e era di suo nonno. Non l'ho mai messo. Vedi se ti entra, sennò dice l'orefice che lo può allargare o stringere senza problemi..."

"Oh, Maurizio! È il più bell'anello che abbia mai visto. Devo essere stato un bravo ragazzo quest'anno per meritarmi un anello prezioso come questo!"

"Sì, sei stato davvero un bravo ragazzo. Non ne esiste uno migliore di te, credimi. Allora, te lo provi? Dice l'orefice che la pietra non vale molto ma la montatura è antica... comunque era tutto quello che avevo, che posso darti..."

"No, è molto bello. E poi è prezioso: tuo bisnonno, tuo nonno, tuo padre..."

"Ti sta un po' stretto, vero? Bene, lo riporto dall'orefice, anzi ce lo porti tu così prende la misura esatta e lo fai allargare e ci fai incidere dentro la data di un anno fa. D'accordo?"

"Certo, d'accordo. Ma io non t'ho regalato niente..."

"Tu? Spogliami allora e fammi il tuo regalo!"


Stefano andò dall'orefice che gli aveva indicato Maurizio. Presa la misura, gli disse di inciderci dentro la data poi gli chiese:

"Scusi, sarebbe possibile fare una copia esatta di quest'anello?"

"Credo di sì. Lo zaffiro... forse ne trovo ancora uno con lo stesso taglio... È fuori moda quel taglio, non so se sarà esattamente della stessa grandezza e sfumatura. Per la montatura, invece, nessun problema. Posso darle una risposta fra due o tre giorni?"

"Certo. E mi dirà quanto mi verrà a costare?"

"Certo."

"E se trova la pietra, quanto ci vorrà per averlo?"

"Diciamo... un paio di settimane. Scarse. Va bene?"

"Certo."

Stefano voleva fare una sorpresa a Maurizio e sperò che l'orefice riuscisse. Quando ripassò, l'orefice gli mostrò la pietra che aveva trovato e gli disse il preventivo.

"Perfetto. La pietra è appena più piccola e un po' più scura, ma andrà bene lo stesso. Le do un acconto..."


Un paio di settimane dopo andò a ritirare l'anello e tornò a casa eccitato, toccando di tanto in tanto la scatoletta nella propria tasca, felice.

Trovò Maurizio ad attenderlo, seduto sul letto, senza scarpe, le braccia attorno alle ginocchia. Notò subito l'aria tesa del giovane.

"Maurizio, che hai? Problemi?"

"Sì... siedi qui... No, non mi guardare per favore... ma abbracciami..."

"Sì, amore. Che succede?"

"Io... io mi vergogno da matti, ma..."

Stefano sentì che il ragazzo tremava e cominciò a intuire. "Ma?" lo incoraggiò in un sussurro, tenendolo abbracciato stretto.

"Ecco, io... è successo. È successo." disse pieno di disperata tristezza.

"Successo, cosa? Dillo..."

"Sì, ti ho promesso che te l'avrei detto... Una donna... la segretaria, là al lavoro... in archivio... eravamo soli... lei mi ha toccato lì e m'è venuto subito duro e... non c'era nessuno e allora... e io l'ho baciata e... lei me l'ha tirato fuori, lì... io volevo dire di no... ma lei... lei... io ero eccitato e le ho detto succhialo... e lei sì... e ha cominciato... e solo in quel momento ho pensato a te... e allora..." e s'interruppe in un singhiozzo. Tremava.

"Allora?" chiese Stefano dolce sentendo tutta la disperazione del ragazzo.

"Allora mi s'è ammosciato... lì nella bocca... E allora ho detto no... e me ne sono andato via... ma l'ho fatto, capisci?"

"Sì, capisco."

"Tu... puoi perdonarmi?"

"Tu vuoi essere perdonato?"

"Oh sì, sì... se tu puoi..."

"Vuoi una risposta subito?"

"Se... se vuoi. Se vuoi pensarci, invece..."

"No. Ci ho già pensato. Mi ami, tu?"

"Sì, sì che ti amo; anche se così non te l'ho dimostrato. Però ti amo. Vorrei dirti che non succede mai più, ma... anche prima ero sicuro che non succedeva e invece..."

"Ti manca una donna, Maurizio?"

"No... no... è solo che... dovevo stare più attento. Dovevo ricordarmi di te prima, non dopo..."

"Beh... ti sei ricordato durante, non dopo..." sorrise Stefano. "Comunque io ho qualcosa che forse ti aiuterà a ricordartene prima, se dovesse capitare ancora... Vuoi sapere cos'è?"

"Sì..."

"Ecco, è questo." gli disse Stefano porgendogli la scatoletta blu.

"Cos'è?"

"Aprila..."

Maurizio l'aprì e i suoi occhi si spalancarono:

"Non lo vuoi più?" chiese tremando.

"Come no... eccolo qui, quello che m'hai dato tu." gli disse mostrandogli la mano con l'anello, "Quello è solo una copia, per te."

Maurizio guardò la mano, la scatoletta, ne estrasse l'anello e lo rigirò fra le dita:

"Ma è uguale!"

"Quasi, abbastanza uguale."

"E... è per me."

"Certo."

"Come un anello di nozze..."

"Proprio come un anello di nozze. Vuoi sposarmi, adesso, qui, Maurizio?"

"Io? Certo! Ma tu... vuoi sposare me? Lo vuoi ancora?"

"Dammi la mano, te lo infilo io..."

"Mi perdoni, allora!" chiese il giovane ancora tremante ma con una luce negli occhi, un timido sorriso che faceva capolino.

"Sì, ecco. Io ti sposo, Maurizio."

Il ragazzo scoppiò a piangere e abbracciò il suo uomo.

"Perché piangi, amore?"

"Sono troppo felice, Stefano. Io non ti merito..."

"Sì, ci meritiamo l'uno l'altro, amore. Siamo una strana coppia, ma stiamo bene assieme."

"Strana? Perché strana?"

"Io sono gay e tu etero..."

"Oh, piantala, per favore! Io sono Maurizio e tu sei Stefano. Non dimenticartelo mai. Mai!"


F I N E


Pagina precedente
back
Copertina
INDICE
2oScaffale

shelf 1


navigation map
recommend
corner
corner
If you can't use the map, use these links.
HALL Lounge Livingroom Memorial
Our Bedroom Guestroom Library Workshop
Links Awards Map
corner
corner


© Matt & Andrej Koymasky, 2015