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una storia originale di Andrej Koymasky


pin L'OMBRA DEL DIVO CAPITOLO 1
JEAN LUC

Quando suonò la sveglia Jean Luc saltò subito giù dal lettino come aveva preso l'abitudine di fare. L'album con le foto del suo idolo cadde a terra con un lieve tonfo e il ragazzo si chinò a raccoglierlo controllando attentamente che non si fosse rovinato. Lo carezzò quasi. Il volto dall'espressione intensa del cantante lo guardò dalla fotografia che aveva infilato sotto la plastica della copertina. Il ragazzo lo baciò lieve quindi ripose con religiosa cura l'album accanto alla collezione completa dei CD con le canzoni del famoso cantante.

Tutti in albergo sapevano della sua passione per Patrick Dupuis, senza logicamente supporre quanto questa passione si spingesse anche su un piano sessuale. Jean Luc infatti, pur essendo un bel ragazzo di ventitré anni fine, quasi delicato, dolce con i suoi capelli biondo-castani lisci e soffici, i suoi occhi blu-viola sottolineati da lunghe e fini ciglia, il suo naso piccolo, le labbra sensuali, il corpo snello ma ben fatto, messo in evidenza dall'attillata uniforme verde-foglia morta, non aveva nulla di effeminato. Nessuno aveva mai sospettato che fosse gay. Neanche François, il segretario amministrativo che non faceva mistero di esserlo e che a Jean Luc non piaceva né fisicamente né come carattere. Neanche Larry, il receptionist inglese che tutti chiamavano Lérì, che a Jean Luc piaceva molto e che sospettava fosse gay.

Ma Jean Luc aveva imparato, da una precedente esperienza in un altro albergo, come fosse meglio, specialmente nell'ambiente di lavoro, non svelare la propria sessualità. Mai mescolare sesso e lavoro era diventato il suo motto.

Nel precedente albergo, dove aveva avuto il suo primo impiego, era diventato l'amante del secondo cuoco, un giovane di due anni più vecchio di lui. Allora non dormiva in albergo come ora. Lui e Thierry avevano affittato una stanzetta presso una famiglia e qui i due giovani passavano lunghe ore a fare l'amore. Ma Thierry era terribilmente geloso di Jean Luc e a poco a poco gli aveva reso la vita impossibile, controllandolo talmente anche durante il lavoro che in albergo tutti avevano capito della loro relazione e per Jean Luc era iniziato un periodo di sorrisetti di scherno, battutine cattive, ma anche di proposte oscene da parte dei colleghi e del personale...

Alla fine aveva deciso di cambiare albergo, di trasferirsi a Parigi e quindi di lasciare Thierry. All'inizio gli era mancato il secondo cuoco, ardente ed instancabile amante, gli era mancato quell'essere svegliato in piena notte dal focoso giovane pieno di voglia di godere di lui, in lui. Gli erano mancati quei rapidi ma saporosi lingua in bocca scambiati furtivamente quando la mattina andava in cucina a prendere le prime colazioni da portare nelle camere e Thierry era il solo in servizio, o quando si succhiavano, ora l'uno ora l'altro, dietro gli scaffali della dispensa, pronti a ricomporsi appena sentivano il rumore della porta e a rimandare ad altro momento il compimento del reciproco piacere. Gli era mancato il corpo atletico del suo amico, la sua verga potente e succosa, le sue natiche sode e nervose ma dolci... Ah, non fosse stato così morbosamente geloso...

Ora non aveva più un amante fisso ma occasionali avventure. Parigi non mancava di luoghi d'incontro e Jean Luc era spesso corteggiato ed aveva solo l'imbarazzo della scelta. Anche in albergo, e non di rado, qualche cliente gli faceva capire in modo più o meno esplicito di desiderarlo. Ed a volte anche lui aveva provato una forte attrazione per qualcuno di quei clienti. Ma aveva sempre finto di non capire, aveva sempre sfuggito le tentazioni. Lavoro e sesso dovevano restare due cose nettamente separate. Specialmente con i clienti. Gli era mancato Thierry ma aveva trovato una nuova libertà, una nuova serenità.

Suonò il campanello del 407. Era il fusto nero senegalese, bello come un divo del cinema, campione nazionale di salto in alto. Già due volte questi aveva cercato di fargli capire in modo abbastanza esplicito che voleva aver sesso con lui. La prima volta era stata il giorno dopo del suo arrivo con la delegazione sportiva del Senegal. S'era fatto trovare a letto, il bel torso nudo scoperto e il lenzuolo vistosamente sollevato fra le gambe ne mostrava la poderosa erezione. Aveva chiesto a Jean Luc se in albergo avevano un massaggiatore. Alla sua risposta negativa gli aveva chiesto se non volesse fargli lui un massaggio, pagando il servizio... Aveva rifiutato con cortesia. La seconda volta, un paio di giorni dopo, aveva suonato il campanello e s'era fatto trovare nudo in bagno e gli aveva detto che mancava il bagno schiuma. E Jean Luc non aveva potuto fare a meno di lanciare un'occhiata furtiva al bel membro color dell'ebano che pendeva semieretto fra le robuste cosce del bellissimo atleta. Quando era tornato col bagnoschiuma il bel cliente gli aveva chiesto se poteva fermarsi per lavargli la schiena. Aveva declinato la richiesta accampando la scusa che aveva altre chiamate...

Chissà che cosa avrebbe inventato questa volta il 407?

Bussò alla porta della camera. Entrò. Il favoloso maschio nero questa volta indossava solo un paio di jeans.

"Scusa, mi si è inceppata la cerniera e non riesco ad aprirla. Puoi vedere se riesci tu ad aiutarmi, ad aprirla? Ha pizzicato la tela delle mutande e non riesco più a mandarla né su né giù..."

Jean Luc annuì e si sentì lievemente eccitato mentre provava ad armeggiare su quella patta. L'uomo stava ritto in piedi davanti al letto, le gambe leggermente divaricate. Chissà quanto ci aveva messo per riuscire a far incastrare la cerniera in quel modo, pensò Jean Luc mentre provava a sbloccarla. Per stare più comodo e lavorare meglio s'inginocchiò davanti al cliente e subito pensò fra sé e sé che quella era la posizione ideale per succhiarglielo... Certamente quello che l'uomo sperava da lui... e che lui avrebbe fatto anche volentieri se non fosse stato un cliente dell'albergo. Certo che questa volta l'aveva proprio pensata bene, si disse il ragazzo dandosi da fare su quella cerniera ricurva a causa della patta piena...

Finalmente riuscì a liberare il cursore e lo spinse verso il basso: le mutande erano piene e gonfie e tese per l'erezione che lui stesso aveva involontariamente contribuito a risvegliare con le sue manovre. Fece per alzarsi in piedi ma il nero gli posò le mani sulle spalle tenendolo giù e con voce calda e sensuale gli disse: "No, aspetta... perché non mi tiri giù anche il resto, ragazzo..."

Jean Luc lo guardò di sotto in su e disse, con tono gentile ma deciso: "Mi lasci, per cortesia. Questo non fa più parte del mio lavoro..."

"Ma io ti pago bene, ragazzo. O sei un razzista?"

"No, signore. Semplicemente... preferisco le donne, io..." mentì Jean Luc e finalmente fu libero di alzarsi.

Ma l'uomo non era ancora disposto a rinunciare: "D'accordo, ma se ti dessi 1000 franchi di mancia, non saresti disposto a fare un'eccezione? Tu mi piaci, ragazzo, moltissimo..."

"Mi spiace, signore. Se ha bisogno di altro..." e sottolineò quest'ultima parola, "chiami pure. Per qualsiasi servizio previsto dall'albergo, sarò lieto di esserle utile. Buon giorno, signore."

Jean Luc dovette fermarsi un attimo in corridoio per riprendere fiato. Il cuore gli batteva forte, aveva una semierezione ed era stato ad un pelo dal cedere alla richiesta del bel cliente. Quell'uomo, oltre ad un corpo molto bello, aveva lo sguardo magnetico del serpente che paralizza la preda... e con lui c'era quasi riuscito. Il 407 andò via il giorno seguente e, con sua sorpresa, gli lasciò un'ottima mancia.

"Grazie, signore." gli disse Jean Luc lievemente confuso.

L'altro gli strizzò l'occhio: "Peccato ragazzo che ci siamo incontrati qui, sul tuo posto di lavoro. Se ti avessi incontrato altrove... sono sicuro che mi avresti detto di sì." e se ne andò senza aspettare una risposta.

Jean Luc intascò la generosa mancia e lo guardò allontanarsi, con un vago senso di rammarico.

Finito il servizio al piano, scese alla reception. C'era Larry.

"Ha già lasciato l'albergo il 407, vero?"

"Sì, da un po'... perché c'è qualche problema?"

"No no. Ma chi era? Mi ha lasciato una buona mancia..."

"Anche a me. È il campione senegalese di salto in alto e anche uno dei proprietari della flotta Côte d'Azur, sai, i love boat del Mediterraneo. Pieno di soldi. È nostro cliente abituale, qui sulla sua scheda hanno messo tre stelle, una meno del massimo. I suoi desideri sono quasi ordini, in altre parole."

"Strano, non l'ho mai visto, prima."

"Di solito lo mettiamo al secondo piano, ma questa volta era tutto occupato..."

Jean Luc annuì e scese nella propria cameretta a cambiarsi. Fatta la doccia si stese nudo sul proprio lettino e, guardando la foto preferita di Patrick, gli tornò in mente la sua iniziazione sessuale.

Aveva diciassette anni. Da un paio sapeva di essere gay ma pur desiderandolo con tutto se stesso, non aveva mai avuto occasione di fare l'amore con un maschio. Era estate, lui era in vacanza di lavoro ad Antibes e faceva il cameriere in un ristorante. Passava tutto il suo tempo libero in spiaggia ad abbronzarsi e fare bagni. Qui aveva conosciuto Duilio, un giovane italiano di ventiquattro anni. S'era subito sentito attratto dal bell'italiano: il suo corpo asciutto, appena coperto dal succinto costume attillato, era davvero desiderabile. Ma Duilio sembrava così maschio, così etero che Jean Luc si limitava a sognarlo mentre, sdraiato accanto a lui, chiacchieravano.

Un giorno Duilio gli aveva detto: "Hai mai fatto il bagno in piena notte? Quando in spiaggia non c'è quasi nessuno e l'acqua è ancora tiepida?"

"No, mai."

"Ah, ma allora devi provare. Puoi venire stanotte?"

"Il ristorante chiude a mezzanotte, poi devo andare a cambiarmi..."

"Ottimo. Verso l'una è l'ora ideale. Vieni allora?"

"D'accordo. Ci vediamo qui?"

"No. Ti aspetto davanti al municipio. Ho la moto, ti porto in un posto tranquillo, adatto, dove si può anche fare il bagno nudi. Ti va?"

"Certo..." rispose il ragazzo già eccitato all'idea di poter finalmente vedere il suo nuovo amico in completa nudità.

Così quella notte fecero il bagno nudi e Jean Luc non riusciva a staccare gli occhi dai bei genitali del sensuale italiano.

Questi notò gli sguardi del ragazzo, si aprì in un ampio sorriso e gli disse in tono complice: "Ti piace guardarmi nudo, vero?"

Jean Luc si sentì avvampare e non rispose. Ma non distolse lo sguardo.

L'altro, carezzandosi lieve il membro gli disse: "Anche tu sei ben fatto, mi piaci molto. Ben fatto e ben dotato..."

A Jean Luc, per tutta risposta, venne un'erezione. L'altro sorrise e, girandosi nell'ampio asciugamano da spiaggia su cui erano stesi, gli si addossò, lo abbracciò e lo baciò deciso sulla bocca. Per Jean Luc era il primo bacio. Era bello, caldo, intimo, eccitante. Duilio gli pizzicò lievemente i capezzoli e lui fremette ed emise un breve gemito di piacere. L'italiano sembrava trattenere i propri gesti, e la propria voglia, e gli passava i polpastrelli sul corpo in tenere movenze e carezze amorevoli, evitando ancora però i genitali. Jean Luc gli si abbandonò tutto, fremendo con intensità crescente. Gli sembrava di essere entrato nel Giardino dell'Eden, gli sembrava di sognare... Finalmente... oh, finalmente... pensava soltanto mentre gustava quanto gli stava accadendo. Duilio lo fece girare su un fianco e gli si addossò, petto contro petto, ventre contro ventre e le loro erezioni si cercarono, si sfregarono, si scontrarono in una specie di appassionato duello.

"Ti piace?" gli chiese Duilio nel suo francese dal forte accento italiano.

"Sì... è bello..." ansimò il ragazzo.

"Ti ho desiderato subito, dal primo momento che ti ho visto. Ma non capivo se... sembravi così etero, tu..."

Jean Luc ridacchiò: "Anche tu, Duilio..."

"Come ti piace fare l'amore, a te?"

"Non lo so... è la mia prima volta..."

"Con un uomo?"

"In assoluto. Ho sempre desiderato farlo con un uomo, ma..."

"Se questa è la tua prima volta, dovrò essere molto attento. Voglio che tu non la dimentichi mai... Fidati di me, ti porterò in paradiso..."

"Sì..."

Duilio mantenne la promessa. Dopo sei anni Jean Luc non l'aveva dimenticata, né quella prima volta né le volte successive. Duilio l'aveva guidato passo passo a scoprire i piaceri della sessualità gay. Era stato uno splendido maestro, un delizioso amante. Terminata l'estate non s'erano mai più rivisti. Ma ancora si scrivevano, un paio di volte l'anno. Duilio viveva a Lucca ed ora aveva un ragazzo fisso. Gli aveva mandato la loro foto. L'aveva invitato più volte in Italia ma Jean Luc non c'era mai andato, un po' per il suo lavoro, un po' anche perché nelle vacanze andava a trovare i suoi.

Jean Luc non aveva mai avuto una vera e propria relazione a parte Thierry. Le sue storie più lunghe superavano appena il mese. Dopo Duilio aveva avuto altri partenaires. Anche un poliziotto motociclista, quando aveva diciannove anni.

Lui andava in motorino in quella strada di collina, al tramonto. Il poliziotto l'aveva superato e gli aveva intimato l'alt con la paletta. Si erano fermati. Gli aveva chiesto i documenti, gli aveva fatto domande: dove andava, perché era lì a quell'ora... A Jean luc quel giovanotto piaceva da morire. Lo guardava con malcelato interesse, e si accorse che anche l'altro lo guardava in un certo modo...

Ad un certo punto il poliziotto gli dice: "Ci è stato segnalato uno spacciatore di droga che corrisponde alla tua descrizione. Devo perquisirti..."

Jean Luc si chiese se fosse solo una scusa per toccarlo... Il poliziotto lo fece appoggiare con le mani sollevate al tronco di un albero, le gambe allargate e, da dietro, gli aveva passato accuratamente le mani per tutto il corpo e Jean Luc si rese conto che la perquisizione assumeva pian piano l'aspetto di una lunga carezza sensuale. Gli piaceva quel tocco intimo e insistente, quel frugarlo accurato lungo le braccia, i fianchi, il petto, il ventre, poi dalle caviglie su su per le gambe, sul sedere... Quando le mani del poliziotto si soffermarono sulla patta Jean Luc aveva già una forte e piacevolissima erezione.

"Cos'hai qui?" chiese il giovanotto.

Il ragazzo, trattenendosi dal ridacchiare, aveva risposto: "I miei arnesi..."

"Che arnesi? Di che arnesi parli?" aveva chiesto l'altro palpandolo.

"Il mio cazzo..."

"Nient'altro? Sicuro?"

"Può controllare, se crede..." suggerì Jean Luc.

"Sì, devo controllare. Molti nascondono proprio lì le bustine di droga... Ma non qui sulla strada. Vieni..." aveva detto il poliziotto.

Lo aveva condotto a due passi di lì, fino ad un casolare in rovina facendo strada con una torcia elettrica. Lo fece entrare. Gli disse di calarsi calzoni e mutande... e dopo poco erano seminudi, intrecciati in un amplesso pieno di libidine. Il giovanotto l'aveva preso in piedi, facendogli poggiare le mani contro la parete, e l'aveva fottuto a lungo, con calma, dandogli un piacere fortissimo...

Alla fine il poliziotto glia aveva detto, sorridendogli: "Dovrei arrestarti..."

"Perché?" aveva chiesto Jean Luc sapendo che l'altro scherzava.

"Per la droga..."

"Droga? Ha visto che sono pulito, no?"

"Tu sei droga, ragazzo mio!" gli aveva detto il poliziotto baciandolo prima di lasciarlo andare.

Jean Luc ripensò anche all'unica volta che aveva fatto l'amore in tre, poco prima di conoscere Thierry. Era stata una relazione breve, ma intensa.

Stava facendo il servizio militare a Clermont Ferrand, un posto piuttosto squallido. In libera uscita non sapevano che fare e di solito passavano le ore al bistrot, i compagni guardavano con occhi pieni di voglia le ragazze che passavano e facevano sottovoce le solite battute salaci.

Aveva notato che uno dei commilitoni, un ragazzotto che veniva da un paesino del Massif Central, sembrava annoiato come lui e come lui non sembrava interessato alle bellezze locali che passeggiavano per la via. Da un po', per vari motivi, si chiedeva se anche Olivier, il ragazzo, fosse gay come lui. Si decise di scoprirlo.

"Oli, ti va di accompagnarmi a cercare un libro in libreria?"

Il ragazzo lo guardò un po' sorpreso, ma annuì e si alzò senza parlare.

"Ci vediamo più tardi, ragazzi." disse Jean Luc ai commilitoni salutandoli ed allontanandosi seguito dal compagno.

"Che libro cerchi?"

"Non lo so. Era una scusa per stare un po' da solo con te..." gli disse ardito Jean Luc guardandolo dritto negli occhi.

"Ah." rispose l'altro tranquillo, poi soggiunse: "Allora perché non andiamo a vederci un film, invece?"

"Un film? danno qualcosa d'interessante?" chiese.

"Non lo so... è solo per non stare in mezzo alla gente... A quest'ora di solito la sala è quasi vuota..." rispose l'altro guardandolo a sua volta.

"Quasi..." disse Jean Luc.

"Abbastanza, comunque. Ci sono già stato."

"Ah sì? Con chi?"

"Con Gilbert..."

"Gilbert Marchand? Il caporale?

"Lui."

"Non sapevo che foste amici..."

"È del mio paese, siamo amici da sempre... culo e camicia."

"Ah... È un gran bel ragazzo, Gilbert..."

"Vero? Dopo naja vogliamo andare a lavorare insieme a Lyon, lì lui ha uno zio che ci darebbe un posto. E casa. Assieme."

"Tu e lui? Soli?"

"Già."

Arrivarono davanti al cinema. Davano "A bout de souffle".

"Oh dio, l'ho già visto almeno tre volte..." disse Jean Luc.

"Anch'io, ma che t'importa..." rispose l'altro con un sorriso pieno di sottintesi. "Vieni, dai!"

Entrarono. Olivier salì deciso in galleria. Era deserta, solo in platea c'era una decina di persone.

"Perfetto." commentò Olivier, "Vieni qui..." e lo guidò nella parte alta dove c'era una specie di nicchia con tre sedili a fianco della cabina di proiezione, che dominava sull'ingresso. S'erano appena seduti che Jean Luc si sentì la mano del compagno che gli palpava la patta e gliela slacciava.

"Cosa ti piace fare?" gli chiese il compagno.

"Un po' di tutto... ma qui..."

"Sta tranquillo, ci ho già scopato parecchie volte qui, nessun pericolo."

Dopo poco Olivier era accoccolato fra le sue gambe e si dedicava a lui, succhiandolo con gusto. Poi smise, lo guardò e gli chiese:

"Mai fatto in tre?"

"No..."

"Ti piacerebbe?"

"Con Gilbert?"

"Lui."

"State assieme?"

"Da tre anni. Ti andrebbe?"

"Penso di sì, mi piace Gilbert."

"E io no?"

"Certo che sì, o non sarei qui..."

"Allora?"

"Ma a Gilbert va?"

"Ne abbiamo parlato, ci piacerebbe provare con la persona giusta. Allora?" insisté l'altro.

Accettò. La prima volta lo fecero proprio lì al cinema, due giorni dopo. Davano ancora "A bout de souffle".

Decisero che valeva la pena farlo in un posto più tranquillo, dove potessero spogliarsi nudi. Alla prima licenza presero l'autobus ed andarono in un paese vicino, dove affittarono una stanza in un alberghetto. Fecero l'amore in tutte le posizioni, in tutte le combinazioni. Dire che i due ragazzi erano caldi sarebbe stato usare un eufemismo.

Tornarono spesso in quell'albergo. Dividendo in tre veniva a costare poco. Ai compagni avevano detto che s'erano fatti la ragazza in quel paese... A Jean Luc piaceva soprattutto quando poteva stare in mezzo: prendere uno e allo stesso tempo essere preso dall'altro lo eccitava moltissimo. Ad Olivier piaceva fare un 69 e frattanto essere penetrato, a Gilbert riceverli tutti e due uno davanti e uno dietro...

Una volta Jean Luc gli aveva chiesto: "Ma voi due, siete innamorati?"

"Di chi?" aveva chiesto stupito Olivier.

"Fra voi..."

"Siamo due maschi, che c'entra l'amore?"

"Ma avete detto che volete vivere assieme..."

"Che c'entra. Ci piace scopare assieme, perciò..."

Jean Luc aveva insistito: "Ma io ho l'impressione che per ognuno di voi l'altro viene prima di tutto..."

"Certo, e allora?"

"Non è amore, questo?"

"No, è amicizia. Siamo due maschi..." aveva ribadito Gilbert.

Jean Luc non insisté: si disse che probabilmente nella loro mentalità di montanari non c'era posto per quel sentimento fra due maschi, e che perciò non lo riconoscessero anche se la sua netta impressione era che lo fossero...

Olivier e Gilbert finirono la ferma dopo un mese dal loro primo incontro a tre e non seppe mai più niente di loro. Ma per quel che li aveva conosciuti, avrebbe giurato che stavano ancora assieme, magari invitando di tanto in tanto un terzo a divertirsi con loro...


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