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una storia originale di Andrej Koymasky


pin L'OMBRA DEL DIVO CAPITOLO 3
HOUARI

"Hai sentito, Jean Luc? Il tuo idolo si fermerà in quest'albergo durante i suoi concerti di maggio." gli disse Philippe, il capo-servizio.

"Qui da noi? Patrick Dupuis?" chiese il ragazzo spalancando gli occhi.

"Sì, lui. Alla suite Victor Hugo. Hanno prenotato tutto il secondo piano."

"Mi metterai di turno lì, no? Ti prego!"

"Beh... vedremo..."

"Ti prego! Buon dio, vederlo da vicino... servirlo... Ti prego, ti prego, ti prego!"

"Mancano tre mesi a maggio. I turni li faccio solo in aprile."

"Ti prego, mettimici! Senti, rinuncio a tutti i riposi che vuoi, puoi mettermi di turno quando e dove ti fa più comodo, ti faccio tutti gli straordinari che mi chiedi, ma in quiei giorni, mettimi lì!"

"Rinunceresti alle ferie in agosto?"

"Sì, certo. Le prendo quando decidi tu..."

"Ci penserò..."

Jean Luc era eccitato. Patrick lì, in albergo! L'avrebbe visto, magari gli avrebbe anche parlato...

"Signor Dupuis, sono un suo grande ammiratore..."

"Oh, grazie. Ma chiamami Patrick, siamo quasi coetanei. Come ti chiami tu?"

"Jean Luc. Ho un album con tutte le sue fotografie. E anche un suo autografo... E tutti i suoi CD."

"Diamoci del tu, Jean Luc... sei simpatico."

"Davvero posso darti del tu?"

"Sì, ho solo due anni più di te. Mi aiuti a togliermi questi abiti?"

Jean Luc fantasticava. Un altro scenario:

"Ha chiamato, signore?"

"Sì, cameriere. Sono molto stanco e non riesco a rilassarmi. Potresti farmi un massaggio?"

"Con vero piacere, signore." (per lui avrebbe violato la sua regola d'oro.)

"Sì, sei molto bravo... continua così... dappertutto.... anche lì... Ecco, bravo... Sai, ti assumo come massaggiatore. E come amante, fra una fidanzata e l'altra..."

Inverosimili fantasie. Ma dolci.

No, certamente Patrick non si sarebbe nemmeno accorto di lui che era solo uno dei camerieri. Ma lui, almeno, avrebbe potuto vederlo, guardarlo. Da vicino. Senza la ressa dei concerti.

"Jean Luc! È la terza volta che ti chiamo! Dov'eri con la testa, all'estero?" gli disse George, l'altro cameriere del piano.

"Eh? No, scusa. Ero nella suite Victor Hugo..."

"Ah, ti piace quella tedeschina? Sì, non è male ma ha troppo la puzza sotto il naso. Solo perché è la figlia del Ministro della Sanità di Germania, si crede la principessa Diane!"

"Che volevi?"

"Io devo scendere un attimo in amministrazione. Rispondi tu se chiamano dalla mia metà corridoio?"

"Sì, ma fai in fretta. Se passa Philippe e non ti trova, sai che s'incazza."

"Philippe è appena andato dal direttore e ne ha per un po'. Comunque non più di venti minuti, d'accordo?"

"D'accordo. Se puoi fai meno di quindici..."

Guardò Georges scomparire nell'ascensore. Anche solo per un piano Georges non faceva mai le scale.

Conviveva con una ragazza algerina e col fratello handicappato di questa. Era molto simpatica. Era stato a casa loro un paio di volte. Il fratello aveva perso l'uso delle gambe in un incidente di cantiere. Aveva diciotto anni. Era un ragazzo triste. Suonava la chitarra con una dolcezza struggente. Jean Luc s'era sentito molto attratto da quel ragazzo. Avrebbe voluto farci l'amore. Riportarlo al sorriso. Ma non aveva l'impressione che il ragazzo potesse essere gay. Se lo fosse stato ci avrebbe davvero fatto volentieri l'amore.

George fisicamente non gli piaceva, però era molto simpatico. E buono. Qualche volta erano anche andati al cinema assieme. Georges vi portava sempre anche il fratello della sua donna, suo cognato, come lo chiamava lui. Lo sollevava di peso con la carrozzella nei pochi gradini di accesso alla sala. Era evidente che Georges era affezionato al ragazzo.

Qundo il collega tornò, Jean Luc gli disse: "Sai, stavo pensando a tuo... cognato."

Georges s'illuminò: "A Houari? È un caro ragazzo..."

"È sempre così triste..."

"Già. Sai, ancora non si è ripreso dopo l'incidente. Prima non era così."

"Ma... ha una vita sessuale in quelle condizioni?"

"No, purtroppo."

"E come fa?"

"Bah... si masturba, credo. Non è che se ne sia mai parlato... Abbiamo provato a lasciarlo solo con qualche ragazza... Una era pure cotta di lui... Ma niente, che io sappia."

Jean Luc esitò, poi azzardò: "Ma se... se gli piacessero i ragazzi, invece?"

Georges lo guardò stupito e Jean Luc si morse la lingua.

Ma l'altro disse: "Non ci avevo mai pensato... Prima dell'incidente non è che avesse una ragazza, adesso che ci penso... anche se non vuol dire... Oh merde! Ne devo parlare con Aline."

"Se fosse... così, credi che..."

"Mah, se fosse così, ha diritto comunque alla sua vita sessuale, no? Credo che Aline capirebbe. Dio mio, sai che proprio non ci avevo pensato? Sarebbe più facile cercargli una ragazza che un ragazzo, ma non sarebbe impossibile."

"E tu lo faresti?"

"Certo, povero Houari."

Suonarono da una camera e Georges andò a vedere. Già. Un gay handicappato deve avere il doppio, il triplo di difficoltà di un gay in grado di badare a se stesso. Lui, per esempio, poteva uscire, muoversi, cercarsi un compagno, un'avventura. Di nascosto, certo, ma poteva. Cercò di immaginarsi la vita accanto al giovane arabo... Sì, lui l'avrebbe fatto, ci avrebbe provato almeno, a vivere con Houari... Non solo perché il ragazzo era molto bello. Non pensava che gli sarebbe pesato vivere con lui. Ma al ragazzo sarebbe pesato dipendere da un altro? In realtà ora dipendeva da Georges e Aline, comunque. A letto, anche senza l'uso delle gambe, non avrebbero dovuto esserci grandi problemi... Si poteva fare l'amore bene ugualmente. Chissà come erano ridotte le gambe del ragazzo? I pantaloni nascondevano tutto, non ne aveva idea. Era in carrozzella da un anno. Tutto il giorno in casa, da solo, quando sia Georges che Aline erano al lavoro... doveva essere pesante. Che faceva per ore e ore? Guardava la TV? Leggeva? Suonava la chitarra? Si masturbava? Forse un po' dell'uno e un po' dell'altro.

Dio, quant'era bello quel ragazzo, povero uccellino con le ali spezzate. Forse anche la tristezza del suo volto lo rendeva più bello.

Jean Luc pensò che avrebbe dovuto andare a trovarlo più spesso. Non solo nell'eventualità che fosse gay ma anche semplicemente per offrirgli amicizia, calore umano. Lui non sempre aveva gli stessi turni di Georges, quindi poteva andare a tenergli compagnia. Sì, l'avrebbe fatto molto volentieri. Decise di parlarne al collega. Ma fu chiamato e quel giorno se ne scordò.

La settimana seguente fu Georges a tornare sull'argomento Houari.

"Ne ho parlato ad Aline, sai... della possibilità che mio cognato possa essere gay. Lei dice che non ne ha idea ma che non possiamo chiederglielo così... potremmo offenderlo. Non so che fare..."

"Io... pensavo proprio, qualche giorno fa... non c'entra il problema se sia gay o no... ma forse potrei andare a tenergli compagnia qualche volta, specialmente quando i nostri turni non coincidono. Almeno si sentirebbe meno solo..."

"Oh, sarebbe una cosa magnifica. E tu gli sei simpatico, credo proprio che sarebbe molto contento."

"Davvero?"

"Sì, l'ha detto. Forse perché anche a lui piace molto Patrick Dupuis e le sue canzoni."

"Già. Allora puoi dire a tuo cognato che, se vuole..."

Luc andò quasi tutti i giorni a passare qualche ora col giovane algerino. Diventarono amici. Spesso erano soli anche se non sempre. Quando erano soli Jean Luc iniziò a sondare discretamente il ragazzo. Con tanta discrezione che, per quasi un mese, non ne venne a capo di nulla. Ma una mattina, mentre ascoltavano assieme una canzone di Patrick, Houari mormorò:

"A me, queste parole, mi fanno pensare che Patrick stia cantando l'amore fra due ragazzi. Fra due maschi."

Jean Luc lo guardò sorpreso e chiese: "Dici? Non ci avevo mai pensato..."

"Ecco, leggi qui le parole:

la vostra amicizia segreta,
che il mondo non vuole capire...
tu ricco (maschile, vedi)
tu povero (di nuovo maschile),
tu biondo,
tu moro...

Poi leggi qui:

La vostra forza
è la vostra dolcezza
che donate a piene mani,
che scambiate a cuore aperto...

"D'accordo che il titolo è 'Amitié' ma... E poi c'è tanta tristezza..." disse Houari.

"Pensi che Patrick sia gay?"

"No, non vuol dire... Ma lui canta sempre di amore libero, di ogni genere d'amore. Controcorrente, come la canzone 'Le vieillot et la fillette', la conosci, no? Così non mi stupirebbe se cantasse anche un amore gay."

"Pensi che due uomini possono amarsi, oltre che far sesso?"

"Certo! Tu no?" rispose Houari animandosi d'improvviso.

"Sì, anch'io. Volevo solo sapere come la pensavi tu. Credo che due uomini possono amarsi e che il loro amore può essere bello."

Tacquero. Poi Houari gli chiese: "Hai mai amato un uomo, tu?"

A Jean Luc il cuore sobbalzò e si mise a battere a cento all'ora: "Una sola volta... anni fa..."

"Ti dispiace che ti ho fatto questa domanda?"

"No, Houari. Siamo amici, no?"

"Sì. Io pure ho amato un uomo, sai? Ma a lui non interessavo io. Cioè, lui... voleva solo scoparmi, là in cantiere. E io alla fine gli ho detto di no. Io... volevo amore, non solo sesso. Gli ho detto di no, che non volevo più farlo. Pochi mesi prima del mio incidente. No, lui non c'entra col mio incidente. Sei il primo a cui dico queste cose. Lui era sposato. Voleva solo divertirsi con me. Un tunisino, bello come il sole. Io sono gay, Jean Luc. Lo sono sempre stato. Ma tu sei il primo a cui lo confesso. Perché spero che tu non mi giudichi, che non mi rifiuti..."

"Houari... anche io sono gay. E tu... tu mi piaci moltissimo. Vorrei tanto fare l'amore con te se solo anche tu lo vuoi. Fare l'amore... non solo scopare... e forse diventare più che amici." gli disse Jean Luc con gli occhi che gli brillavano.

Houari gli carezzò una guancia: "Non avrei mai pensato che anche tu fossi come me. Grazie per avermelo detto, mi sento meno solo, così. E grazie per la tua offerta... d'amore. Ma io..."

"Che importa se sei su una carozzella?" disse precipitoso Jean Luc.

Il giovane algerino sorrise dolce: "Grazie, ma non è questo il punto. Io mi sento attratto solo da uomini maturi, sopra i trenta... come Georges, anche se non è lui il mio ideale fisico. Perciò ti ringrazio, sei molto caro, ma..."

"Puoi trovare un uomo che ti ami, che si prenda cura di te."

"E come? Prima sì, lo credevo possibile, ma ora..."

"Perché non ne parli con Georges e Aline? Loro ti aiuterebbero, no?"

"Loro? No, non capirebbero. Gli etero non capiscono mai. Penserebbero che sono due volte disgraziato."

"Ma loro ti amano, lo sai."

"Sì, lo so. E appunto non voglio perdere il loro amore."

"Io proverei. Può valerne la pena, credi a me..."

"No..."

Jean Luc avrebbe voluto dirgli del suo colloquio con Georges, ma gliene mancò il coraggio. Al ragazzo poteva dar fastidio che si fosse parlato alle sue spalle. Poteva pensare che l'interessamento di Jean Luc era solo perché sperava di poter scopare... Poteva... Avrebbe dovuto piuttosto parlarne di nuovo a Georges.

"A che pensi?" gli chiese Houari toccandogli lieve una mano.

"Che mi sarebbe piaciuto avere più di trent'anni per avere una speranza di diventare il tuo amante..."

Il ragazzo sorrise: "Sei molto dolce, Jean Luc. Ti ringrazio. M'ha fatto bene parlare con te così a cuore aperto e sapere che posso piacere ancora a qualcuno anche così... E non solo fare pietà."

Jean Luc parlò con Georges. Questi lo ringraziò per essere riuscito a sapere. Da come lo guardava, Jean Luc capì che Georges si stava chiedendo se anche lui fosse gay, ma il collega non glielo chiese.

"Certo, cercare un giovane gay sarebbe forse stato più facile che cercare un uomo maturo. Ho paura che siamo al punto di partenza..."

"Georges, esiste una rivista gay, no?"

"Gay Pied? Sì, e allora?"

"Si potrebbe mettere un'inserzione lì... senza dire niente a Houari. Incontrare chi risponde, vedere se è un tipo affidabile, per bene, e poi fare in modo che incontri Houari con qualche scusa."

"Sei pieno di idee, Jean Luc. Ma io... penso che sarei imbarazzato."

"Se vuoi posso tentare io, per Houari."

"Lo faresti?"

"Sì. Mi sto affezionando molto a quel ragazzo."

"Non ti scoccia? Può essere imbarazzante, non credi?"

"Può anche essere interessante, però." rispose con leggerezza Jean Luc.

Di nuovo Georges lo guardò con quello sguardo lievemente inquisitore ma di nuovo non disse nulla.

Così Jean Luc fece l'inserzione:

"Ragazzo 18 anni, gambe paralizzate,
cerca uomo più di 30 anni per seria,
duratura amicizia. Solo zona Parigi."

Cominciarono ad arrivare le risposte al fermo posta. La maggior parte erano da scartare: grafomani, porci, vecchietti, ragazzi troppo giovani. Cominciò a fissare qualche appuntamento in un caffè di Rue de Rivoli. Ne scartò molti altri, compreso uno che voleva a tutti i costi provarci con lui... Ma alla fine ne trovò due: Marc di trentadue anni e Charles di trenta. Marc era commesso in un supermercato di mobili, Charles professore di francese in una scuola serale per adulti. Oltre ad essere begli uomini, a non avere problemi per il fatto che Houari fosse algerino, ad essere intelligenti, positivi, entrambi avevano detto, anche se con parole diverse più o meno:

"Si può vedere se almeno nasce un'amicizia col ragazzo. E poi si vedrà se nasce anche altro di più intimo, e se può fiorire anche un sentimento."

Questo aveva convinto Jean Luc. Allora aveva di nuovo parlato con Georges. Furono d'accordo che Jean Luc li avrebbe presentati al ragazzo. Sempre senza dir nulla dell'inserzione perché temevano che il ragazzo ci sarebbe rimasto male. Jean Luc andò da Houari quando sapeva di trovarlo solo.

"Allora, come va?"

"Al solito..." rispose il ragazzo sorridendo al suo amico.

"Ho una novità per te. Nei giorni scorsi ho conosciuto in discoteca un uomo di trentadue anni, bello, ma un po' troppo vecchio per me. Allora ho pensato a te e così gli ho parlato di te. Vorrebbe conoscerti... È simpatico, si chiama Marc e fa il commesso..."

"Che! Ti sei messo a dragare per me?" gli chiese il ragazzo ridendo divertito.

"Sì, perché? Ti dispiace?"

"No, ma l'idea è buffa. Grazie comunque. Dici che mi vuole conoscere?"

"Sì. E mi sembra un tipo a posto. E a me pare anche bello, ma non so se piacerà a te... Ti va di incontrarlo?"

"Quando?"

"Domenica mattina, penso. Siamo liberi tutti e due e io potrei accompagnarlo qui da te."

"E perché no?" disse allegro Houari.

Nello stesso modo, pochi giorni dopo, gli parlò di Charles. E così, uno dopo l'altro li portò a conoscere Houari.

Quando vide di nuovo il ragazzo a quattr'occhi, questi gli disse, con gli occhi brillanti: "Sono molto simpatici tutti e due... Ho già visto Marc tre volte e Charles quattro. E... ho già fatto l'amore con tutti e due! È stato bellissimo, sai? Grazie a te, Jean Luc."

"Ehi, Adone! Non mi dire che ti sei fatto due amanti, ora!"

"No... per ora siamo solo amici." disse ridendo il ragazzo.

"Chi ti piace di più?"

"Mah, non saprei. Di corpo è più bello Marc. E anche come fa l'amore mi piace un po' di più. Ma come dolcezza e personalità mi affascina Charles. Tutti e due sono comunque meravigliosi. A te chi piace di più?"

"A letto o come corpo, non so: non ci ho provato e non li ho nemmeno visti nudi. Per il resto... Marc ha un modo di parlare e di guardare molto sensuale. Charles, come dici tu, è molto dolce."

"Ad Aline piace di più Marc. A Georges di più Charles..."

"Ne hai parlato con loro?"

"No, ma credo che abbiano capito. Quando mi vengono a trovare e siamo soli in camera mia, nessuno dei due si fa mai vivo, finché non usciamo. Abbastanza inusuale..."

"Non mi dire che hai fatto l'amore quando loro erano in casa!"

"Con Marc per forza, perché quando lui è libero dal lavoro, Aline è già in casa. Marc aveva voglia di me e io di lui e così... Ci siamo chiusi a chiave, comunque..."

"Sei un piccolo pervertito!" gli disse scherzoso Jean Luc.

"Grazie a te, sì!" disse il ragazzo e, tirato a sé Jean Luc, lo baciò in bocca. Lo sentì fremere e gli sussurrò: "Anche se non sei il mio tipo, Jean, se tu volessi una volta fare l'amore con me... sento che tu mi desideri..."

"Sì, è vero, ti desidero. Ma non è necessario, piccolo. Non è necessario."

"No, necessario no..."

"E poi non sono il tuo tipo."

"No, è solo che sei troppo giovane per me. Ma sei molto carino..."

"Grazie. Ma restiamo solo buoni amici, è meglio."

"Come vuoi. Ma avrei fatto volentieri un'eccezione con te... Ti voglio bene."

"Anch'io."

"Allora... restiamo solo fratelli?"

"Sì, ma per la vita."

Houari stava rifiorendo e Georges e Aline ne erano felici. Il ragazzo decise di rimettersi a studiare, aiutato da Charles. E a poco a poco si affezionò sempre più a Charles e con Marc restò solo una bella amicizia, ma i rapporti fisici cessarono. Anche Charles si stava attaccando sempre più al ragazzo. E finalmente Houari trovò il coraggio di dire a sua sorella e Georges tutto sulla sua sessualità e sulla sua relazione con Charles e fu piacevolmente sorpreso quando i due lo abbracciarono e gli dissero che erano contenti per lui...

Venne aprile e Philippe mise Jean Luc di turno al piano della suite Victor Hugo per tutti i giorni in cui vi avrebbe abitato il cantante. Jean Luc toccava il cielo con un dito.

Quella sera stessa, in discoteca, incontrò Marc.

"Ehilà Jean Luc, è da un po' che non ci si vede. Come sta Houari?"

"Bene, grazie. Non lo vedi più?"

"Sì, certo, ci vediamo ancora di tanto in tanto. Ma adesso sta con Charles. Non fa più l'amore con me, perciò..."

"Sì, me l'ha detto. Ti dispiace?"

"No. Con Houari mi piaceva molto... e non parlo solo a letto. Ma onestamente credo che sta meglio con Charles, che sono adatti uno all'altro. Con lui è stato bello, mi piaceva molto come facevamo l'amore. Siamo restati buoni amici, comunque."

"A letto... non ti creava problemi che avesse perso l'uso delle gambe?"

"No, proprio per niente. Me ne dimenticavo quasi. È molto caldo, quel ragazzo. A me i nord-africani sono sempre piaciuti ma di solito o stanno fermi come mummie o sono focosi al punto di essere aggressivi, feroci... Lui è del tipo focoso, ma dolce. Mi piaceva davvero. Ma... anche tu non dovresti essere niente male, a letto..."

"Credi? In base a cosa lo dici?"

"Mah... sensazioni. Mi piacerebbe verificare e vedere se mi sbaglio o no."

"È una proposta?"

"Sì, Jean Luc. Perché non vieni da me, stanotte?"

"Sembra allettante... Vivi da solo?"

"Sì. È piccolo ma... molto confortevole, specialmente il letto."

"Già, lavorando in un supermercato del mobile..." sorrise Jean Luc.

Il letto era coperto da una morbidissima pelliccia di bianco e folto pelo. Si denudarono quasi con urgenza e Jean Luc sedette in centro al letto in attesa dell'altro. Quando anche Marc fu nudo si girò, vi salì in piedi ed avvicinò il bacino al volto del giovane, puntandogli dritto verso le labbra il bel palo dritto.

Jean Luc spalancò gli occhi: "Cazzo, che manganello!"

L'altro gli pose le mani sul capo e lo tirò a sé: "Prendilo in bocca, dai... preparalo ben bene che poi te lo infilo tutto dall'altra parte..." gli disse pieno di eccitazione.

Riuscì ad infilargliene in bocca solo la metà, tanto era grosso e lungo. Dopo un po' Jean Luc si mise in posizione e Marc lo impalò con appassionato vigore. In pochi abili colpi gli fu tutto dentro.

"Uhau! Come faceva il piccolo Houari a prendersi un manganello così?" mormorò il ragazzo godendosi quella incredibile penetrazione.

"Era molto stretto, ma... ci sapeva fare. Ma anche tu, Jean Luc, sei delizioso!" rispose l'uomo prendendo a pompargli dentro con gusto.

Il corpo del ragazzo era tutto scosso da quei colpi poderosi. Jean Luc chiuse gli occhi ed immaginò che sopra di lui ci fosse Patrick ad agitarsi ed a farlo suo. Marc fisicamente era molto diverso dal cantante ma la sua fantasia funzionò e il ragazzo si eccitò ancor più di quello che già fosse.

Dopo, mentre l'uomo preparava un leggero pasto, Jean Luc guardò un video di Cadinot. Era la prima volta che vedeva un porno gay e si eccitò di nuovo. Mangiarono stesi sul letto, uno accanto all'altro, finendo di guardare il film. Poi Marc mise via i piatti, mise su un'altra cassetta di Cadinot e ripresero a fare l'amore con rinnovato desiderio. Quella notte entrambi dormirono molto poco...

Il giorno seguente, quando prese servizio, Jean Claude incontrò Georges durante la pausa per il pranzo. Questi andò a sederglisi accanto.

"Ciao, come va?"

"Bene, Jean Luc. E tu?"

"Ottimamente. E tuo cognato?"

"Sta bene. Charles è la sua fortuna, l'ha trasformato, ci ha reso il nostro Houari... anche se presto ce lo porterà via..."

"Come portare via?"

"Credo che i due abbiano intenzione di andare piuttosto presto a vivere assieme, a casa di Charles."

"Ah... E tu e Aline che ne pensate?"

"Quando ce l'ha detto gli abbiamo consigliato di aspettare, di pensarci bene. Ma se tutti e due davvero lo vogliono, perché no? Charles ci piace. Comunque ti siamo grati per quello che hai fatto per mio cognato. Sei davvero un fratello per lui, come dice e ti chiama Houari. Verrai alla festa che faremo per il suo diciannovesimo compleanno, no?"

"Certo. Quand'è?"

"Il 29 maggio."

"Me lo segno, non mancherò."

"Jean Luc, non vorrei che tu la prendessi male, ma... posso farti una domanda un po'... personale?"

Jean Luc lo guardò ed immaginò dove volesse andare a parare. "Cosa vorresti sapere, Georges?"

"Non è che cambi nulla per me, ma... anche tu sei gay?"

"Sì."

"Per questo hai capito Houari."

"No, non l'avevo affatto pensato, vedendolo. M'è venuta in mente la possibilità solo quel giorno che ne abbiamo parlato..."

"Sì, capisco. Ma comunque è per questo hai immaginato che potesse esserlo e poi sei riuscito a farglielo dire, no?"

"Sì, questo è possibile."

Georges annuì poi disse: "Beh, sono proprio fortunato ad aver portato proprio te, fra tutti i miei colleghi, a casa mia. Mi sei sempre piaciuto, dalla prima volta che ci siamo incontrati qui..."

"Non so, qui dentro, se reagirebbero tutti come te, sapendo che sono gay. Per questo ho cercato di non farlo mai capire..." disse Jean Luc, un po' anche per invitare in modo discreto il collega a non andare a dirlo in giro.

Georges annuì: "Hai ragione... guarda François... un sorrisetto o una battutina stupida se non cattiva se l'attira sempre. E magari lui non lo è neppure, lo sembra solo. Ma la gente è meschina e non c'è ancora vera libertà e parità sessuale qui da noi, in Francia, nonostante tutte le chiacchiere che si fanno. Io, Jean Luc, ti consideravo un ragazzo in gamba, prima. Per me adesso lo sei ancora di più. Tu hai... compassione, verso tutti. Mi piacerebbe vedere il tuo oroscopo: scommetto che risulteresti quello che in astrologia viene definito il fratello universale. Tu... beh, interpreta bene quello che cerco di dirti, ma tu sai amare tutti come se ognuno fosse il tuo amante o la tua amante..."

"Dici? Allora sarà per questo che non sono ancora riuscito a farmi un amante vero?" commentò Jean Luc sorridendo un po' amaro un po' scherzoso all'amico.

"Cioè?"

"Se sono l'amante di tutti, forse sono incapace di esserlo di uno solo... anche se ne sento il bisogno..."

"No. Semplicemente sei giovane e non hai ancora trovato la persona giusta. Ma quando la troverai, beato chi sarà il tuo amante, credimi..."


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