Andarono in America e per Jean Luc fu il battesimo di fuoco. Rilasciò autografi (aveva imparato ad imitare gli scarabocchi di Patrick) strinse mani, si sentì toccare per tutto il corpo (avevano fatto indossare anche a lui la conchiglia, per fortuna) e rispose ai giornalisti (sotto la supervisione di Calude). Se la cavò bene. Paretecipò a cene, a incontri... e restava chiuso nel camerino interno mentre Patrick dava spettacolo.
Fu una tourné trionfale, perfettamente organizzata e programmata. Procurarono a Patrick il solito ragazzo (un americano, un porno-divo gay) e per la prima volta uno anche a Jean Luc. Così, disse divertito Jean Luc a Patrick una notte, due ragazzi potevano gloriarsi di aver fatto sesso col famoso cantante. E passavano le notti a letto assieme, semiabbracciati.
Sotto stress Patrick era più teso che mai, anche se il lavoro di Jean Luc lo sollevava molto.
Una volta il servizio d'ordine non riuscì a bloccare in tempo i fan che invasero il palco. La band fece subito scudo a Patrick che riuscì a sfuggire ai fan impazziti e si rifugiò nel camerino, tremante, gli occhi fuori dalle orbite. Jules voleva fargli un'iniezione ma Pierre si oppose: il concerto doveva continuare appena fosse stato ristabilito l'ordine.
Jean Luc disse deciso: "Lasciateci soli! Lasciateci soli, ci penso io!"
Con sua sorpresa gli altri si ritirarono nel primo camerino. Il ragazzo prese Patrick per mano e lo guidò fino al sofà. Lo fece stendere e gli sedette accanto. Il cantante tremava come una foglia. Jean Luc gli carezzò lieve il bel petto nudo.
"Calmati, Patrick, calmati.... Ci sono io, il ragazzo che ti tende la mano... Calmati... Sei al sicuro, ora."
Il tremito diminuì un poco. Jean Luc continuò a carezzargli dolcemente il petto ansante, i fianchi tremanti, il ventre contratto. Lo sentì rilassarsi a poco a poco.
"È... orribile... orribile..." gemé Patrick.
"Sssst! Zitto... va tutto bene..." gli sussurrò Jean Luc e si chinò a baciarlo lieve sulle labbra.
Patrick gli cinse le spalle e lo tirò a sé. Le loro labbra si incontrarono di nuovo, dapprima lievi. Poi Patrick le schiuse e Jean Luc, istintivamente, vi spinse dentro la sua lingua e fu un lungo, intimo bacio. Patrick sembrava assetato. Jean Luc lo carezzò ancora, con tenerezza.
"Io... io ti desidero, Jean Luc... non voglio usarti... voglio essere tuo... credimi... Voglio essere tuo..."
"Ti credo, piccolo. E anche io ti desidero."
"Vuoi fare l'amore con me? Amore, non solo sesso..."
"Certo. Lo voglio. Ma non ora. Adesso devi tornare a cantare... Stanotte ti farò mio e sarò tuo, promesso!"
"Ma io... io ne ho bisogno addesso..."
"Adesso non c'è tempo. Lo faremo stanotte, con calma. Non far venire l'americano, ci penserò io a te. Ora devi andare a cantare."
"Ho paura..."
"No. Pensa che ci sono io che ti aspetto, che ti desidero... Non devi avere paura... Non sei più solo..."
"Mi dai ancora un bacio?"
"Certo. E dopo lo spettacolo, di nuovo. E aspetterò stanotte con anticipazione. Conterò le ore. Faremo l'amore tutta la notte, se vorrai."
"Lo giuri?"
"Certo, lo giuro. Faremo l'amore e sarà bellissimo. Pensaci, mentre canti. Pensa a me, a noi due... e tutto andrà bene."
"Sì..."
"Ora vieni, vai di là, torna sul palco..."
Si baciarono di nuovo, poi Jean Luc lo sospinse dolcemente nell'altro camerino.
Lo spettacolo finì in un trionfo. Patrick tornò nel camerino interno dove Jean Luc l'aspettava con indosso gli stessi abiti di scena e lo stesso trucco. Si baciarono. Poi Jean Luc tornò sul palco a ricevere le ovazioni dalla folla ignara della sostituzione. Frattanto nel camerino stavano struccando Patrick, gli mettevano la parrucca, lo trasformavano per farlo uscire inosservato.
Poi Jean Luc tornò in camerino a struccarsi a sua volta, si rivestì ed uscì di nuovo a rilasciare autografi, a farsi fotografare, toccare, adorare... Poi ci fu la conferenza stampa. Bene o male le domande erano previste e le risposte preparate. Ma una giornalista gli chiese:
"È vero signor Dupuis che ha lasciato la sua ragazza?"
"Sì, è rimasta in Francia." rispose Jean Luc con un sorriso.
"Dicono che sia gelosa di tutte le sue ammiratrici... È vero?"
"Oh sì, e anche di tutti i miei ammmiratori! Tutti vorrebbero essere ammirati."
"Io parlavo delle attenzioni più... sessuali."
"Io parlavo delle mie canzoni. Spero di essere apprezzato per quelle..."
"Ma lo sa bene che lei è reputato il cantante più sexy, dalle nuove generazioni, no?"
"La sensualità è composta di mille ingredienti."
"E la sessualità?"
"Dovrebbe saperlo, signorina. Lei è molto sexy."
I giornalisti risero. Pierre e Claude sembravano soddisfatti. Ma dopo poco un altro giornalista tornò su quel tasto:
"Ma a lei piace mostrare il suo corpo, è evidente."
"Il mio corpo e la mia voce. Solo il corpo no, altrimenti farei lo strip-teaseur, non il cantante. Venderei video, non CD. Il corpo è solo una forma vuota. Spero che pensiate che c'è altro, dentro..."
"Ma tutto il suo modo di muoversi suggerisce sesso..."
"Voi americani sembra che dimentichiate che l'essere umano è anche sessuato... almeno ufficialmente lo dimenticate. Per noi francesi è un tutt'uno, il corpo, la personalità, il sesso, l'anima, l'intelligenza... Io non esibisco la mia sessualità, ma tutto me stesso. Non prendetemi per una porno-star."
"Lei disprezza le porno-star?"
"No. Dico solo che fanno un mestiere molto diverso dal mio: mostrano solo un aspetto di sé stessi. È una scelta loro... e del mercato."
"Ma lei, come vive la sua sessualità?"
"Bene, grazie. E lei?" rispose Jean Luc suscitando di nuovo un coro di risate.
Una giornalista chiese: "La trovo molto più brillante di quanto appariva in altre interviste..."
"L'esperienza americana è eccitante. Siete un popolo notevole!"
"Più spiritoso..."
"Sono andato a ripetizione..." disse Jean Luc fingendo imbarazzo e suscitando nuove risate.
Dopo Pierre lo sgridò: "Non strafare. Devi essere Patrick, ricordatelo!"
Ma Claude intervenne: "No, è stato splendido. E comunque sarà lui d'ora in poi Patrick per i giornalisti."
"Sì, ma si sono accorti della differenza di stile nelle risposte." disse Pierre poco convinto.
"Non importa. Vedremo comunque domani cosa stamperanno. Vedrai che non ci sono problemi. E se mai correggeremo il tiro. Ma secondo me è stato perfetto. Sei un attore nato, tu, ragazzo!" gli disse Claude con un ampio sorriso.
Tornati in albergo, Jean Luc andò subito in camera da Patrick. Disse al cameriere personale che non volevano assolutamente essere disturbati. L'uomo lo guardò con aria inquisitrice ma non disse nulla. Jean Luc chiuse a chiave la porta.
"Come stai, Patrick?"
"Non lo so... non arrivavi mai..."
"Lo sai come vanno per le lunghe queste cose, no? Ma non ho fatto che pensare a te..."
"È stata dura, per te?"
"No, Patrick. Un po' stancante ma anche divertente."
"Divertente? Sarà perché è la prima volta..."
"Forse. Ma vieni qui, adesso. Ti ho fatto una promessa, ricordi?"
"Te l'ho strappata. Solo per farmi coraggio..."
"Ci sono riuscito?"
"Sì. Ma ora... se hai cambiato idea..."
"Io no. E tu?"
"Dici davvero?"
"Mica hai fatto venire il ragazzo americano mentre non c'ero, no?"
"Oh no... aspettavo te..."
"E hai fatto bene."
"Mi desideri?"
"Da morire! Spogliati, dai, se non vuoi che ti strappi gli abiti di dosso!"
"Lo faresti davvero?" chiese Patrick mentre cominciava a spogliarsi, gli occhi che gli luccicavano.
"Certo. Mi piaci da matti, lo sai?"
"Ti piaccio?" chiese Patrick che s'era steso nudo sul letto, le gambe un po' allargate, i piedi incrociati, il membro già eretto puntato verso l'ombelico. Jean Luc si chinò per sfilarsi gli slip e s'avvicinò al letto:
"Mi eccita sapere che sei nudo per me, solo per me." gli disse dolce, salì sul letto e s'inginocchiò accanto a quel corpo meraviglioso, si accocolò sui talloni e lo sfirò con i polpastrelli in una lunga, lieve carezza.
"Ma perché oggi... dopo tanti no, mi hai detto di sì?"
"Perché ho sentito che non solo mi desideri, ma hai anche bisogno di me. Non ti dà fastidio vedermi uguale a te?"
"Ma io non ti vedo più uguale a me... Tu sei Jean Luc."
"Non più la tua ombra?"
"No... vedo in te una bellezza che non è la mia... La mia è solo un corpo... La tua... sei tu."
"Ma anche la tua non è solo un corpo. Se no non potrei stare qui, desiderare di fare l'amore con te. Io non voglio avere solo il tuo corpo. Ti voglio tutto, stai attento..." gli mormorò dolce Jean Luc.
Si chinò su Patrick e scese a suggerli i capezzoli. Il cantante fremette. Il ragazzo scese con una mano a carezzargli il membro turgido. Esplorò con la bocca quel corpo meraviglioso, assaporandolo lentamente, finché le sue labbra si posarono sul glande gonfio, ricoperto dalla pelle del prepuzio che le labbra e la lingua fecero scivolar giù. Il respiro di Patrick si fece più forte e breve. Le sue mani si tesero a frugare in grembo a Jean Luc e s'impadronirono lievi ma sicure della sua erezione fremente. Il ragazzo si lasciò scivolare su un fianco, continuando a leccare e baciare l'asta tesa del suo divo. Questi accostò il viso al pube del ragazzo e la sua bocca ne catturò il turgore. Si abbandonarono ad un appassionato 69.
"Hai un buon sapore..." mormorò Patrick.
"Anche tu. Sono anni che ti sogno, che sogno questo momento..."
"Prendimi con questo tuo bel palo, Jean Luc... mettimelo tutto dentro..."
"Tra poco. Non avere fretta!"
"Dio, quant'è bello!" sospirò l'altro.
"Sì..." mormorò il ragazzo e scese con la lingua sui testicoli, poi più sotto fra le cosce, mentre con un dito frugava nella piega fra le natiche fino ad individuare la tenera rosetta di carne palpitante.
"Oh sì!" gemette Patrick sollevando le gambe sul proprio petto ed offrendosi così all'altro.
Jean Luc raggiunse la rosetta con la lingua e la stuzzicò con leccate sapienti. La lavorò ben bene, a lungo, con la lingua e con le dita, finché la sentì rilassarsi piena di desiderio. Allora si inginocchiò davanti a quel bel sedere proteso, divaricato, pronto ad accoglierlo e lo infilò a poco a poco con brevi colpi decisi. Gli scivolò dentro pian piano e guardò Patrick chiudere gli occhi, leccarsi e mordicchiarsi le labbra, gustarsi quell'attesa invasione.
Fecero l'amore a lungo, trattenendosi di tanto in tanto per non far cessare troppo presto quella desiderata unione.
Quando si abbandonarono, momentaneamente paghi, Jean Luc, abbracciandolo e dandogli piccoli baci, gli sussurrò: "Ti amo, Patrick."
"Oh! Speravo di sentirtelo dire... Perché non me l'hai detto prima?"
"Perché non volevo che tu pensassi che lo dicevo solo per l'impatto dell'orgasmo... Ma tu, perché non me l'hai detto ancora?"
"Perché avevo paura che tu ridessi di me. Ma anche io ti amo, Jean Luc!"
"Grazie. Anch'io avevo bisogno di sentirmelo dire..."
Ordinarono la cena. Quando Jules li vide nudi sullo stesso letto, coperti dallo stesso lenzuolo, li guardò accigliato ma non disse nulla.
Poi, quando tornò per portar via il carrello, Patrick gli disse: "Non ci disturbate, fino a domani mattina."
"Ma dobbiamo parlare. E poi devi prendere la pillola!"
"Parleremo domattina. E la pillola me la darà lui. Adesso lasciaci in pace."
Jules annuì scuro in volto ed uscì col carrello. Jean Luc scese a chiudere a chiave poi tornò nel letto da Patrick.
"Davvero vuoi la pillola dopo?"
"No... voglio provare a farne a meno. Sei tu la mia pillola!" scherzò, poi aggiunse: "Dopo la getterai nel cesso e diremo che l'ho presa. D'accordo?"
"Certo, d'accordo."
Fecero di nuovo l'amore e dopo una bella doccia, si addormentarono l'uno nella braccia dell'altro.
La mattina si fecero portare la colazione, quindi, rivestitisi, si riunirono con gli altri. Gli articoli sui giornali erano ottimi e Patrick si complimentò con Jean Luc.
"Bravo! Non potevi dare risposte più belle. Mi sa che dovrei imparare io da te..."
"Non c'è bisogno. Jean Luc ti sostituirà sempre per queste occasioni."
"Certo, lo sapevo..." disse Patrick pensando che dovevano proprio avere poco senso dell'umorismo i suoi collaboratori.
Parlarono del programma della giornata.
"Il problema più grosso sarà la visita al campus universitario. Quelli s'aspettano di sicuro che tu canti, ma non riusciremo a fare la sostituzione..."
"Dirò che ho una lieve irritazione alle corde vocali e che perciò non posso sforzarmi." disse Jean Luc.
"Saranno delusi. Non sarà una buona propaganda..." notò Charles.
"Regaleremo loro i miei CD con l'autografo..." disse Patrick.
"Sì, può essere un'idea... Ma ce ne vorrebbero troppi..." disse Pierre.
"Ne tireremo a sorte un certo numero e a tutti gli altri solo foto con l'autografo." propose Jean Luc.
"Sì, così può funzionare..."
Parlarono del resto del programma.
Alla fine Patrick disse: "Jean Luc, saremo divisi per quasi tutta la giornata..."
"Pazienza, Patrick. Ma avremo tempo per vederci e per recuperare."
Jules intervenne: "Ehi, dico, voi due... che state combinando?"
"Niente che ti riguardi, Jules." rispose secco Patrick.
"Eccome se mi riguarda! Sono io che devo pensare al tuo benessere!"
"Grazie. Ma soltanto quando non ci riesco da solo."
"Tu, da solo, hai sempre e solo combinato pasticci. Hai passato tutta la notte con Jean Luc a fare..."
"A fare l'amore, sì. E allora?"
"Lo sai che lo psichiatra ha detto che non devi avere coinvolgimenti affettivi se vuoi conservare il tuo equilibrio..."
"Va' a dire allo psichiatra di andare a fa'n culo, da parte mia. Non mi sono mai sentito bene come stamattina."
"Sì, finché dura. Io non posso permettere..."
"Piantala, Jules, o non ti rinnovo il contratto."
"Non puoi. Non dipende da te, ma da Pierre."
"Bene, allora lo farò rompere da Pierre."
"Calma, calma ragazzi." intervenne Claude, "Per ora Patrick sembra star bene, prendiamone atto. Può darsi che Jean Luc possa davvero contribuire a farlo stare meglio. Stiamo a vedere, per ora."
"Hai preso la pillola?"
"Certo." mentì Patrick.
"E... non hai bisogno di uno stimolante, ora?"
"Questo lo puoi vedere da solo, signor dottore!" rispose con una punta di sarcasmo Patrick.
Ma la sera, prima dello spettacolo, nonostante le attenzioni di Jean Luc, Patric dovette prendere lo stimolante che gli dava Jules: stava tornando in uno stato di panico e di confusione. Mentre Patrick cantava e Jean Luc nel camerino indossava il costume di scena uguale a quello del cantante, la truccatrice gli disse:
"Merde, Jean Luc! Non ti sei depilato il petto, stamattina! E io non ho qui la crema! Sei un bel..."
"Metterò il camiciotto o un T shirt. Scusami, mi sono dimenticato..."
"Ma cavolo, rischi di mandare tutto a monte, tu! Come puoi dimenticarti di una cosa del genere! Non ha un pelo sul petto, Patrick!"
"T'ho chiesto scusa..."
Intervenne Jules, con tono molto seccato: "Se invece di divertirti con Patrick tu pensassi più seriamente al tuo lavoro!"
"Sto facendo del mio meglio, mi pare!" insorse il ragazzo.
"Sì, a letto!"
"Anche! Sei geloso?"
"Non dire cazzate! Non sono un frocio, io!"
"E chi lo sa? magari sei proprio un frocio represso!" gli gridò Jean Luc.
Accorse subito Claude: "Ehi, che vi piglia? Siete impazziti? Volete farvi sentire da tutto il teatro?"
"Il signorino, qui, tira un po' troppo su la cresta. Chi si crede di essere! Perché scopa con Patrick..."
"Saranno cazzi miei e di Patrick, con chi scopiamo?" rispose agitato Jean Luc.
"Calmi, calmi! Se c'è un problema ne discuteremo in albergo. Adesso basta!" disse Charles deciso.
Jules si allontanò brontolando ma restò in un angolo del camerino a guardare la truccatrice che preparava Jean Luc.
"Non s'è depilato il petto, il bastardo!" disse Jules.
La truccatrice intervenne calma: "Con un T shirt si nasconderà..."
"Sì, se non gliela strappano di dosso." rimbeccò Jules.
"Piantala ora," intervenne Charles, "non lo innervosire o ci sballerà anche l'uscita. Staremo tutti più attenti, in futuro. Jean Luc compreso."
"Sì, se il signorino non sarà troppo occupato a fottere con Patrick." rispose ostinato Jules.
"E piantala, adesso!" disse Charles vedendo che Jean Luc stava per inalberarsi.