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una storia originale di Andrej Koymasky


pin L'OMBRA DEL DIVO CAPITOLO 7
RICEVIMENTO

La sera, tornati in albergo, Jules volle che si discutesse "l'incidente", come lo definiva lui. Patrick fece una scena isterica. Charles prese, in parte le difese dei due.

Pierre era preoccupato: "Ragazzi, ragazzi! Così peggioriamo solo le cose. Per stanotte Jean Luc è meglio se dormi nel tuo letto. E ne riparleremo domani con calma. E tu Patrick prima di andare a letto fai l'iniezione di calmante..."

"No! Fatela a Jules! Io stanotte sto con Jean Luc! Io sto con Jean Luc!"

Questi mise una mano sul braccio di Patrick: "Calmati, ora. Stiamo tutti cercando di far bene, anche se abbiamo idee diverse. Calmati, per favore, o dovrò anch'io chiedere che ti facciano l'iniezione, e non voglio. Calmati, Patrick, per favore..."

Il cantante tremava tutto, ma cercò di calmarsi.

Allora Jean Luc disse: "Lasciateci andare in camera da soli, solo per mezz'ora. Poi deciderete cosa è meglio fare. D'accordo?"

"D'accordo." disse Charles prima che parlassero gli altri, "Ma solo mezz'ora, intesi?"

"Certo." rispose Jean Luc alzandosi e prendendo Patrick per una mano.

"Il tempo di fare una sveltina!" disse ostico Jules a mezza voce.

Patrick s'irrigidì ma Jean Luc lo strinse più forte per la mano e lo portò in camera. Qui Patrick, quando sedettero sul letto, abbracciò Jean Luc e scoppiò a piangere.

"Aiutami tu, Jean Luc, ti prego..."

"Sì, amore, sì. Ma calmati, adesso. Senti, ho un'idea: se insistono per farti l'iniezione tu vai a dormire nel mio letto e io mi faccio trovare nel tuo: di culo non mi riconosceranno..."

"Tu... faresti questo?"

"Sì. Ma in questo caso, tu, stanotte, non ti devi far sentire... Intesi?"

"Sì... no, non lo so. Forse ho davvero bisogno del calmante..."

"Preferirei essere io il tuo calmante, amore..."

"Tu ci riusciresti."

"Forse. Ma se ora ti calmi e torniamo di là, forse riusciremo a convincerli a non farti l'iniezione."

"Ma tu passerai la notte con me, vero?"

"Se tutto andrà bene, sì. Te la senti di tornare di là?"

"Va bene."

"Riesci a non stare a sentire Jules, qualsiasi cosa dica?"

"Spero. Io lo odio, quell'uomo. E anche quell'ipocrita di Pierre..."

"Sì. Forse solo Claude si salva. Ma dobbiamo fare buon viso a cattiva sorte, amore..."

"Ci provo... Dimmi che mi ami..."

"Certo che ti amo. Vieni qui, abbracciami forte forte..."

I due si abbracciarono e Jean Luc sentì che la stretta del suo amico era quella del naufrago che s'aggrappa ad una tavola per salvarsi. Lo baciò.

"Andiamo?"

"Sì, Jean Luc. Andiamo. E se tu... se tu decidi che devo fare l'iniezione, la faro. Io, non tu..."

"Va bene, amore."

Tornarono di là. Jules stava bevendo un whisky e girava le spalle alla porta da cui erano entrati.

"Allora?" chiese Jean Luc.

Charles li guardò e chiese: "Come sta?"

"Un po' meglio... per ora."

"Durerà?" chiese Pierre.

"Spero. Se fosse necessario si potrà fare l'iniezione più tardi... ma per ora forse è meglio soprassedere, no?" disse Jean Luc e quando Jules sbuffò ironico, strinse il braccio a Patrick.

"Si può fare così, no Pierre?" disse Claude.

Pierre chiese: "Ma avete intenzione di fare... l'amore, stanotte?"

Jean Luc lo guardò fisso negli occhi e scandì: "Se sarà bene, sì. Se no, no."

Jules sbuffò di nuovo, sempre girando loro le spalle.

"Ti stai prendendo una grossa responsabilità, Jean Luc. Domani c'è un altro concerto, non lo dimenticare." gli disse Pierre.

"Patrick lo farà e sarà splendido come sempre, col nostro aiuto. E anche col tuo, Jules, se ti va di darlo." rispose il ragazzo alzando lievemente il tono della voce.

Jules si girò ed i suoi occhi erano freddi come lame.

Charles se ne accorse e disse immediatamente: "Certo. Siamo tutti nella stessa barca. Volete mangiare qualcosa prima di ritirarvi?"

"No, grazie. Basta il frullato di mele e banane, credo. Buona notte. A domattina." disse Jean Luc e riportò Patrick in camera. Lo abbracciò: "Ce l'abbiamo fatta, visto?"

Patrick nascose il volto contro il petto dell'amico. Tremava. "Non so se riuscirò davvero a passare la notte. Sto male. Mi sento a pezzi..."

"Ci sono io, amore. Riusciremo, assieme. Anche se fosse dura, riusciremo."

"Ho voglia di piangere..."

"E piangi. Ma ricordati che ti amo. Ti amo tanto."

"Ma che ci trovi in me?"

"Non mi ami, tu?"

"Oh sì, sì!"

"Ecco, allora che cosa ci trovo: l'amore. E io ne ho bisogno almeno quanto te. Andiamo a letto..."

"Non gliela faccio..."

"Ti spoglio io, amore, lascia fare a me."

Jean Luc lo mise a letto, quindi si spogliò, spense tutte le luci e lo raggiunse. Gli si stese a fianco e lo abbracciò.

"Perché hai spento tutto?"

"Perché non abbiamo bisogno di luce, noi. Ne avevano bisogno loro per sorvegliarci..." gli sussurrò all'orecchio il ragazzo.

"Non ci avevo mai pensato..."

"Hai paura del buio, tu?"

"Fra le tue braccia no."

"Sei bellissimo, Patrick!"

"Al buio?" ridacchiò l'altro cominciando appena a rilassarsi.

"Certo, amore, anche al buio. Perché io ho... e gli occhi e il cuore e la mente pieni di te."

"Sarebbero belle parole per una canzone..."

"Metticele. Sono tue."

"Ma chi sei, tu?"

"La tua ombra."

"No..."

"Sì, e sono felice di esserlo."

"Ma tu... tu sei Jean Luc!"

"Tornerò ad esserlo quando non avrai più bisogno della tua ombra."

"Dio, sarebbe bello!"

"Sarà bello. E quando non avrai più bisogno della tua ombra, io..."

"Non mi lasciare!"

"No, certo che no. Io cesserò di essere la tua ombra, mi lascerò ricrescere questi maledetti peli sul petto, riprenderò il colore dei miei occhi, dei miei capelli... e rivedrai il vero Jean Luc..."

"Ma il naso?"

"Se ci tieni, rifarò la chirurgia plastica. Col modello che vorrai tu."

Patrick ridacchiò e carezzò Jean Luc sui genitali morbidi: "Qui non c'è niente da modificare!"

Il ragazzo rise piano e carezzò l'amico. "Mi prometti che farai del tuo meglio per non aver più bisogno di un'ombra?"

"Certo... ma ho paura che ci vorrà un bel po' di tempo..." sussurrò Patrick col tono di un bimbo spaventato.

"Tutto il tempo che ci vorrà, amore. Ma assieme ci riusciremo."

"Grazie..."

Patrick si addormentò. Ebbe un sonno agitato. Ma quando si svegliava e sentiva il corpo caldo di Jean Luc, le sue braccia attorno al corpo, si riaddormentava di nuovo.

La mattina Jean Luc aveva gli occhi un po' cerchiati. Si depilò, fecero la doccia insieme. Poi fecero colazione.

"Non abbiamo neanche fatto l'amore..." si lamentò Patrick fingendo di fargli il broncio.

"Lo faremo, amore mio."

Patrick gli infilò una mano sotto la vestaglia e gli carezzò il petto: "Mi piace toccarti."

"E a me essere toccato da te."

"All'inizio mi pareva che tu fossi proprio uguale a me. L'immagine allo specchio. Ma ora mi sembri così diverso che mi chiedo come possano cascarci gli altri..."

"Gli altri non mi guardano con occhi innamorati. E vogliono vedere te, comunque. E poi, ammettilo, sono una buona imitazione."

"Ho voglia di fare l'amore con te..."

"Anch'io, piccolo. Ma ora non ne abbiamo il tempo..."

"Toccami..."

"Non mi tentare... o non mi tengo più..."

"Mi desideri?"

"Eccome! Guarda come s'è sollevata la vestaglia..."

Patrick guardò e sorrise. Poi gli scivolò fra le gambe, gli scostò la vestaglia e gli prese con amorevole cura il bel palo ritto fra le labbra. Charles aprì la porta, li guardò, sorrise e si ritirò in silenzio. Patrick continuò come se non avesse sentito nulla.

Quando, rivestitisi, andarono nella sala c'era solo Charles. "Grazie, per prima..." gli disse Jean Luc.

L'uomo fece un gesto con la mano come per dire: non importa, poi guardò in volto Patrick e con gentilezza gli disse: "Ti trovo piuttosto bene, stamattina."

"Sì. Jean Luc è la mia medicina."

"Pare proprio. Come hai passato la notte?"

"Maluccio, ma l'ho superata."

"Molto bene."

"Dove sono gli altri?" chiese Jean Luc.

"Pierre è in ufficio che telefona in Giappone."

"E... Jules?" insisté il ragazzo.

"È uscito con la moglie. Tornerà più tardi."

"Mi dispiace, per ieri..." disse Jean Luc.

"Credo che Jules esageri. Anche Pierre gliel'ha detto..."

"Perché gli dà tanto fastidio, di noi due?"

"Perché è convinto delle cose che fa... ma tu gli hai scombussolato tutto."

"Io credo che sia geloso di me, e non solo professionalmente..."

"Sei stato pesante in camerino a dargli del frocio represso..." disse Charles ma ridacchiando.

"Non lo so. Può darsi. Ma la mia impressione è che Jules voglia... possedere Patrick in qualche modo. Non dico fisicamente, ma..."

"Lasciamo perdere..." l'interruppe Charles.

Fecero la riunione senza Jules. Quel giorno non c'era concerto. Solo un fastoso ricevimento nella villa del governatore ed un'ennesima intervista. Dal governatore c'era di nuovo il problema che quasi certamente l'avrebbero invitato a cantare. Ma Patrick non se la sentiva di sostenere tutto il ricevimento e di nuovo sarebbe stato impossibile fare uno scambio di persona..

"L'unica è ritirare fuori la scusa delle corde vocali arrossate..."

"No... gli si arrossano solo fuori dal palcoscenico?"

"Ma se dico di sì, e al momento di cantare mi venisse un capogiro?" propose Jean Luc.

"Può funzionare. Ma sarebbe meglio non accettare più questi inviti."

"Sono tutta propaganda preziosa, però."

"Si può dire che per contratto Patrick non può cantare al di fuori dei concerti..."

"Sì, ma questo funzionerebbe solo per i luoghi pubblici, come all'università, meno in questi casi..."

"Avremo bisogno di scuse solo fino a quando Patrick non sarà in grado di partecipare di nuovo a questi inviti..." disse Jean Luc.

"Verrà di nuovo quel giorno?" chiese incredulo Pierre.

"Certo che verrà. Di sicuro, verrà." disse il ragazzo guardando con un sorriso Patrick.

Questi lo guardò incerto poi sussurrò: "Lo spero."

Quando fu tornato Jules, i tre assieme alle loro famiglie accompagnarono Jean Luc alla villa del governatore. C'era un barbecue all'aperto ed i saloni del pianterreno erano tutti aperti ed illuminati.

Le figlie del governatore gli stettero tutto il tempo appiccicate. Il primogenito, Kevin, un elegante giovanotto di ventisette anni, ogni tanto cercava di liberarlo, ma con poco successo. Nonostante il giovanotto fosse sposato ed avesse due figli, Jean Luc ebbe l'impressione che questi lo guardasse in modo peculiare. E che non lo perdesse un attimo di vista.

"Dicono i giornali che ha rotto con la sua fidanzata, Patrick." gli disse ad un certo punto Kevin Jr. in francese.

"Oh, i giornali ne inventano tante..." rispose Jean Luc, "... Sua moglie è molto bella. Ed anche i suoi piccoli."

"Sì. L'ha scelta mio padre. È ricca. È utile per le campagne elettorali."

"Tutto qui?" chiese Jean Luc con tono incredulo.

"Più o meno. E poi la continuità della famiglia, si capisce. M'han fatto sposare che avevo ventuno anni. Beato lei che non è sposato."

"Per me è una questione di convenienza. Finché non sono sposato, tutte le ragazzine possono sognarmi..."

"E questo le fa piacere?"

"No, mi porta soldi!" rise Jean Luc.

"Lo sa, Patrick, che lei è molto bello quando ride? Molto più che nei giornali o in TV."

Jean Luc gli lanciò uno sguardo interrogativo e disse: "Lei è molto bello."

"Trova?"

"Assolutamente."

Kevin Jr lo guardò insistentemente negli occhi e replicò a mezza voce: "Detto da lei è un complimento molto... piacevole."

Furono interrotti dalle sorelle di Kevin.

"Patrick, vero che stasera canterà per noi?"

"Sì, sì, dica di sì!"

"Oh, ci faccia questo regalo!"

Jean Luc sorrise e guardò Kevin.

Questi intervenne: "Lasciatelo, in pace! È qui per rilassarsi, non per lavorare."

"Ma solo una canzone!"

"Una sola, sì... per favore!"

Kevin intervenne di nuovo: "Bisogna vedere se il contratto che ha glielo permette... Lasciatelo in pace, adesso. Se potrà cantare, canterà. Vero Patrick?"

"Con molto piacere..." rispose Jean Luc.

Quando furono di nuovo soli, Kevin Jr gli chiese: "Lei non ha voglia di cantare, stasera, scommetto."

"Se non posso farne a meno..." rispose Jean Luc guardandolo negli occhi.

"Può farne a meno."

"Senza sembrare scortese?"

"Certo, senza sembrare scortese."

"Ma come?"

"Quando glielo chiederanno di nuovo, dica di sì. Poi chiederemo silenzio ed annunceremo che canterà per noi. Magari anche il titolo della canzone. E quando lei starà per cantare, le verrà un capogiro ed io che le sarò accanto, la sosterrò e la porterò di sopra per farla stendere... Così tutto sarà a posto. Che ne dice?"

Jean Luc lo guardò stupito e per un attimo si chiese se l'altro fosse al corrente del loro piano. Ma il sorriso compiaciuto dell'altro gli fece capire che era solo una fortunata coincidenza. E così avvenne. Accettò di cantare, gli venne il capogiro e Kevin si offrì di accompagnarlo di sopra e, sorreggendolo per un braccio, lo guidò su per lo scalone.

"Ecco, questa è la mia camera. Qui non ci disturberà nessuno!" disse Kevin tornando ad usare il francese e Jean Luc notò che il giovanotto chiudeva a chiave la porta. Kevin lo sospinse verso il letto: "Stenditi, Patrick. Rilassati un po'..."

Jean Luc notò che era passato al tu e lo guardò un po' sorpreso. Kevin si sfilò la giacca e la posò su una sedia.

"Sdraiati. Mettiti in libertà, a tuo agio..."

"Ma... io..."

"Prima che ti passi il capogiro, ci vorrà almeno mezz'ora... e io volevo avere mezz'ora solo con te..." disse l'uomo e le sue dita salirono a sbottonare il camiciotto di Jean Luc.

"Che fai?" chiese lievemente teso il ragazzo.

"Mi piaci. Ti voglio."

"Ma io..."

"Ho le mie informazioni. So che sei gay come me. Per questo ho convinto mio padre ad invitarti..."

"Informazioni?" chiese lievemente allarmato Jean Luc mentre Kevin gli slacciava la fibbia dei calzoni.

"La stessa agenzia rent-a-boy da cui mi servo io ha fornito ragazzi anche a te. E uno dei ragazzi era venuto da te. Una fortunata coincidenza, no?"

"Ha dell'incredibile..." disse il ragazzo mentre l'altro gli calava i calzoni.

"Non mi dire che non ti va di farlo con me. Anche tu m'hai detto che sono bello..."

"Certo, sei davvero bello..."

"Allora, finiamo di spogliarci e vieni sul mio letto." disse l'altro aprendosi la camicia e calandosi i calzoni.

Si denudarono. Kevin aveva un bel corpo atletico ed un bel membro circonciso, perfettamente cilindrico, già ritto e duro.

"Lo so che ti piace sia prenderlo che metterlo. Anche a me, ma non abbiamo il tempo per farlo tutti e due. Visto che sei l'ospite d'onore, lascio a te la scelta..."

Jean Luc pensò che Kevin era davvero molto attraente. Non bello come Patrick, ma assai gradevole e sensuale.

"Ti voglio prendere, allora... qui, in piedi..." suggerì Jean Luc.

L'altro annuì e sorrise. Aprì una bustina di preservativi e ne infilò uno sul membro teso del ragazzo, si girò, appoggiò le mani alla spalliera della poltrona e sporse il sedere verso quello che credeva fosse il cantante. Jean Luc gli si avvicinò da dietro, lo prese per i fianchi e gli puntò il palo fra le natiche.

"Non hai del lubrificante?" chiese prima di iniziare a penetrarlo.

"No, non serve. Dai!"

Jean Luc spinse e gli scivolò tutto dentro senza difficoltà. Allora prese a fottere il bell'americano con gusto mentre gli stuzzicava i capezzoli e gli carezzava il ventre ed i genitali turgidi. Kevin gli si premeva tutto contro quasi a farsi penetrare meglio. Jean Luc stava per raggiungere l'orgasmo quando bussarono alla porta.

Kevin disse ad alta voce: "Sì. Patrick sta meglio, in questo momento. Sta ritrovando le sue forze. Tra un attimo veniamo, tutti e due..."

"Ottimo. Vi aspettiamo tutti, giù..."

Jean Luc aveva sorriso al gioco di parole di Kevin ed aveva continuato a montarlo con vigore, mentre questi parlava con la voce dietro la porta. E dopo un attimo, vennero entrambi.


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