In gennaio partirono per una tournée in Belgio, Olanda, Danimarca e Svezia. I tre decisero di tentare di mettere in atto il progetto di Jean Luc. Claude ed Olivier curarono la messa in scena. Chiesero allo scenografo di creare dietro al fondale della band uno spazio appartato, una specie di doppia parete con due gomiti. Chiesero al costumista di preparare un abito di scena particolare: una tunica bianca con due strisce porpora e oro, aperta solo sul petto fino sotto alla cintola, ed un paio di calzoncini corti di lamé, attillati ma con due aperture a strappo laterali... Quindi studiarono la coreografia. Patrick sarebbe dovuto entrare in scena dal passaggio laterale, sulla sinistra del palco. Ma avrebbe dovuto, alla fine dello spettacolo, uscire dall'intercapedine dietro la band e da qui raggiungere il camerino.
Il tutto doveva avvenire all'ultimo concerto della tournée, ad Ostenda, per non rischiare, in caso di uno shock, di pregiudicare il proseguimento dei concerti. Jean Luc si sentiva un po' incerto riguardo alla propria capacità di dirigere bene gli eventi, così, dopo lunghe esitazioni, decise di telefonare ad Alain. Gli chiese se per caso, pagandogli le spese ed un onorario, avrebbe potuto essere a Ostenda in occasione del concerto. Questi disse che avrebbe fatto il possibile per esserci e che gli avrebbe fatto avere una risposta quanto prima.
Venne il giorno dell'ultimo concerto di quella tournée. Tutto era pronto. Claude ed Olivier erano gli unici ad essere al corrente di quello che Jean Luc avrebbe tentato. A parte Alain nella platea: era riuscito ad andare.
Patrick cantò, suscitando il solito entusiasmo. Terminò il concerto e, come gli era stato detto, uscì passando per l'intercapedine ai cui estremi erano nascosti Claude ed Olivier, per assicurarsi che nessuno vi passasse dopo Patrick. Questi, girato il primo gomito, si trovò di fronte Jean Luc.
"Oh! Credevo che mi aspettassi in camerino..." disse ancora tranquillo.
"No, volevo vederti subito... abbracciarti subito..." gli disse Jean Luc vestito esattamente come lui, avvicinandosi ed abbracciandolo.
"Adesso esci tu, no?" chiese Patrick come per rassicurare se stesso e rispondendo all'abbraccio.
"Sì certo, ma prima..." disse Jean Luc forzandolo dolcemente a girarsi fra le sue braccia, "prima voglio fare l'amore con te..." e con una mano gli sollevò la tunica mentre con l'altra gli carezzava il petto.
"No, aspetta..." disse un po' teso ed incerto Patrick.
Ma Jean Luc gli si addossò premendogli contro il sedere del cantante fasciato dagli attillati minicalzoni di sottile lamé la propria erezione e scendendo con le mani a slacciargli i calzoni.
"No, ti prego... non qui..." disse Patrick incerto, ma senza opporsi.
"Io ti amo, Patrick..." gli sussurrò Jean Luc facendogli scendere i calzoncini sulle ginocchia e carezzandogli il membro, mentre lo tirava a sé.
"Non qui..." gemette Patrick iniziando a tremare, ma eccitato dalle mani dell'amico, una sul petto una sul suo bel membro snudato.
"Perché non qui? Io ti amo, lo sai." rispose Jean Luc slacciandosi i calzoni e premendo il suo sesso, ora anche nudo ed eretto, di nuovo contro le natiche nude dell'amante.
"Non qui, ti prego..." gemette ancora Patrick.
"Dimmi perché. Non mi ami, tu?" gli chiese Jean Luc continuando a carezzarlo ed a stringerlo a sé.
"Qui è... qui è... proibito!"
"Ma tu mi ami?"
"Sì... sì, ti amo."
"Non mi vuoi in te?"
"Sì, Jean Luc, sì, lo sai, ma qui..."
"Qui è bello, è giusto. Perché io ti amo, ti desidero. Non sei contento?"
"Oh Jean Luc... non lo so... Anch'io ti desidero in me però... qui..."
"Rilassati, amore mio. Fammi sentire che mi vuoi in te. Guidami in te. Qui, ora, subito... dimmi che mi vuoi..."
"Io... oh, Jean Luc, io... sì, ti voglio, ma..."
"Ma? Dimmi amore, ma?"
"Qui... mi punirà..."
"Chi, amore, chi ti punirà? Io ti amo, tu mi ami..."
"Sì, oh sì... ma lui... lui non vuole, qui..."
"Lui? Lui lassù? Sa che ci amiamo. Lui è contento che ci amiamo. Io sono il tuo Jean Luc. Lui lassù punirà chi ti forza, chi ti fa violenza. Non me, non te... Io non ti obbligo, lo sai. Solo se mi dirai che mi ami entrerò in te, per darti il mio amore. Solo se tu mi guiderai in te..."
"Oh, Jean Luc, le tue mani sono dolci..."
"Perché io ti amo, lo sai."
"Sì, toccami..."
"Ti sto toccando, amore."
"Sì, è bello, vero?"
"Bellissimo, amore."
"Ma gli altri..."
"Ci siamo solo io e tu, ora..."
"Jean Luc..."
Il ragazzo continuava a toccarlo, a stringerlo a sé, a sfregargli fra le natiche la sua erezione fremente.
"Oh, Jean Luc..." gemette ancora l'altro premendosi tutto contro il corpo e l'asta dura dell'amante. "Jean Luc, io ti..."
"Sì, amore..."
"Io ti... amo!"
"Ripetilo, amore..."
"Ti amo. Ti amo... Ti amo!" gridò quasi Patrick dimentico di tutto.
"Anch'io, amore."
"Ti voglio dentro di me!"
"Qui amore?"
"Sì, ora. Subito!"
"Qui amore?" chiese di nuovo Jean Luc sfregando la propria asta dura nella calda piega fra le natiche frementi.
"Sì, qui. Fammi tuo, ti prego!" ansimò Patrick spingendo in dietro una mano a guidare quel caldo palo di carne nel suo foro palpitante.
"Perché qui, amore?"
"Perché mi ami..." rispose Patrick spingendo di più indietro il bacino ed iniziando ad accogliere in sé quel bel membro turgido.
"Ma perché proprio qui?" insisté Jean Luc trattenendosi a fatica dallo spingere a sua volta.
"Perché... perché... a lui non importava nulla di me... lui... ma tu... oh dio, dio, dio!" gemette tremando.
"Che c'è amore?"
"Fammi tuo! Aiutami... fammi dimenticare..."
"Che cosa, Patrick?"
"Là, in chiesa..."
"Questa è la nostra chiesa..."
"Il peccato..."
"Questo non è peccato. È amore, vero mio piccolo Patrick?"
"Sì, è amore..."
"Tutti ti amano, Patrick."
"Tutti?"
"Sì, ma io per primo."
"Sì... prendimi!"
E Jean Luc spinse e gli scivolò dentro e Patrick lo accolse gemendo forte il suo piacere e girò il capo e le loro bocche si unirono in un profondo bacio. Jean Luc iniziò a ritrarsi ed immergersi di nuovo nel suo amante... e di nuovo, di nuovo, di nuovo...
"Il nostro amore... è puro... e tu sei puro..."
"Puro? Io?"
"Certo, amato mio! E questa nostra unione... è pura... e bella..."
"Pura e bella."
Jean Luc accelerò il suo movimento di va e vieni e Patrick gemette felice.
Jean Luc gli mormorò dolce: "Li senti come gridano?"
"Sì, mille echi..."
"Felici della nostra felicità, anche se non lo sanno..."
"Oh dio, amore! È così bello!"
"Sì, molto bello. Mi senti dentro di te?"
"Sì... è bello..."
"Sì, amore. E gli altri, quelli che ti hanno preso prima, Martin... Jules... non ci sono più. Solo io e tu..."
"Solo io e tu..." ansimò felice Patrick.
Jean Luc lo stringeva a sé e lì, in piedi nell'intercapedine semiilluminata, e lo prendeva con vigore misto a dolcezza.
Le voci in sala scandivano: "Patrick! Patrick!"
"Senti? Anche loro ti amano... ma mai quando me!"
"Sì..."
E i due si tesero, il ritmo di Jean Luc si fece veloce, frenetico. Ansavano forte il loro amore, si tesero, si tesero... le voci scandivano in crescendo: "Patrick! Patrick! Patrick!" ed i due si liberarono assieme, gemendo forte il reciproco piacere.
Si calmarono, si rilassarono pian piano. Si baciarono dolcemente. Poi Jean Luc ricompose l'abito di scena di Patrick e il proprio.
"Ti reclamano, Patrick..."
"Sì... ma vai tu... vuoi?"
"Per questa volta, sì... mi aspetti in camerino?"
"Sì..."
"Claude ti aspetta con la mia parrucca. Vengo presto..."
Jean Luc uscì dall'intercapedine, sul palco. Passando accanto ad Olivier gli fece cenno con le dita che tutto era andato bene. Percorse il palco su e giù, correndo, saltando, salutando i fan del suo Patrick, rispondendo a grandi gesti ai richiami... felice. Si tolse di dosso la tunica bianca con le due strisce porpora e oro, la fece volteggiare e la lanciò alla platea. Mille mani l'afferrarono, la disputarono, la stracciarono in mille piccole reliquie.
Frattanto nel camerino Claude toglieva a Patrick la tunica, gli infilava un T shirt ed una salopette di jeans, la parrucca, gli occhiali scuri che prima aveva indossato Jean Luc.
"Vuoi che usciamo subito?"
"No, non ancora... Aspetto Jean Luc..." rispose emozionato Patrick. Poi disse: "Mi sento frastornato. Mi stendo un attimo..."
Claude gli sorrise annuendo. Il cantante si stese sul divano del camerino interno e chiuse gli occhi. Claude lo osservava. Sembrava prostrato, ma senza la solita espressione di panico dei dopo-concerto. Qualcosa era dunque cambiato, in quell'intercapedine... pensò con un lieve senso di soddisfazione, anche se si diceva che era troppo presto per cantare vittoria. Sarebbe stato un cambiamento solo temporaneo, o definitivo?
Quando finalmente Jean Luc poté tornare in camerino, Claude gli disse che Patrick lo aspettava.
"Non ha voluto tornare in albergo. È di là. Vi lascio soli..."
Jean Luc si avvicinò al suo amante e lo carezzò in volto: "Come stai, amore?"
"Non lo so..."
"Male?"
"No. Siedi qui. Abbracciami. Stretto."
Jean Luc si chinò su di lui e lo strinse a sé. Sentì che Patrick tremava leggermente. Lo baciò. Patrick si rannicchiò fra le sue braccia.
"Quand'ero piccolo..." cominciò in un mormorio sommesso...
"Sì, amore?"
"Avevo tredici anni. Il mio patrigno mi carezzava e a me piaceva. Era dolce, affettuoso. Avevo bisogno di affetto. Mi carezzava sempre più intimamente. E a me piaceva. Poi... lassù... eravamo soli... dopo la funzione... Mi ha abbracciato, mi ha carezzato. Ero contento... Mi ha toccato, mi ha spogliato... come hai fatto tu prima. Ho sentito le sue mani sul mio corpo, il suo arnese cercarmi... e ho avuto paura. Paura del mio desiderio, del suo desiderio, della sua forza... Ma io lo volevo, e volevo fuggire. L'ho sentito forzarmi, penetrarmi. Faceva male... più dentro che nel corpo. Stava violando il mio corpo, i miei sentimenti... in quel luogo... Ma mi piaceva e quello stesso piacere mi feriva. Mi sentivo aggredito, invaso, piegato alla sua voglia... Mi sentivo inerte fra le sue mani, annientato, dilaniato... Ma eccitato. Poi mille voci mi hanno urlato: no! e il mio cervello gemeva: no! Ma il mio corpo invocava: sì! ad ogni suo colpo di reni in me. E mi sentivo sporco, violentato, e era come se il mio corpo non fosse più mio. Era un altro culo a godere dell'invasione di quel membro infocato. E è stato così, ogni volta, in seguito. Abbandonavo il mio corpo a lui e io volevo fuggire, ma mi accorgevo di non riuscirci. Ero incatenato al mio corpo, alla sua voglia. Odiavo quel suo cazzo che m'invadeva il culo, che mi usava. Quelle mani che mi palpavano dappertutto... Eppure lo volevo, lo subivo. Sfuggivo al mio patrigno, ma quando lui mi prendeva per un braccio e mi guidava sul suo letto, quando lui mi calava i calzoni e le mutande, lo lasciavo fare, anzi, aspettavo di essere profanato da lui. Volevo essere usato da lui... Sapevo che mi desiderava, e quando facevo la doccia e eravamo soli, lasciavo la porta aperta... per farmi prendere da lui... Ma quando godevo, mi sentivo sporco... E mi odiavo..."
Jean Luc aveva ascoltato questa lunga, lucida confessione tenendolo stretto a sé. Quando Patrick tacque, il ragazzo lo baciò e gli sussurrò: "Io ti amo tanto..."
"Lo so... lo sento."
"E tu?"
"Anch'io ti amo..."
"Prima... là, dietro il palco?"
"È stato bello."
"Ti sei odiato?"
"No."
"Ma non volevi, avevi paura..."
"Ma tu mi ami. È diverso. A un certo punto ho pensato che ti avrei voluto anche di fronte a tutti... Il tuo amore mi ha sempre fatto sentire pulito. Tu... tu hai cacciato via i miei fantasmi. Io ti desidero, Jean Luc, da te non voglio mai fuggire, Io ti voglio in me."
"Anch'io, in me."
"Il mio corpo è tutto tuo..."
"Sì, tutto."
"Non mi abbandonare mai, ti prego!"
"No, mai."
"Facciamo di nuovo l'amore, adesso?"
"Certo. Ma questa volta io ti voglio in me."
Fecero l'amore dimentichi di tutto e di tutti, con passione, rispondendo entrambi al bisogno di fondersi con l'altro, di sentirsi amati e di dare amore. Di esprimere il loro amore con tutto il corpo. La loro unione fu breve ma intensa, irruente, gioiosa.
Ritrovata la calma interiore e dei loro corpi, Patrick tornò in albergo mentre Jean Luc affrontava i fan ed i giornalisti. Infine, tornato anche lui in albergo, cambiatosi, telefonò all'albergo di Alain.
Si trovarono ad un bistrot. René era un uomo sui trenta anni passati, elegante, raffinato, dallo sguardo vivo ed intelligente.
"Jean Luc, abbiamo assistito al concerto... In Patrick io ho notato una cosa strana..."
"Cioè?"
"Anche René... Durante lo spettacolo e subito dopo, e quando rilasciava autografi e rispondeva ai giornalisti... sembravano due persone diverse."
"Diverse? Quando Patrick canta, è diverso. Sempre."
"Sì. Quando cantava esprimeva tristezza, ribellione... e una virilità che vuole emergere, esprimersi, esibirsi... ma che lui quasi teme. Poi, invece, gioia di vivere, vitalità... e una virilità matura e cosciente, ma né nascosta né esibita. Il secondo Patrick assomiglia di più a... a te, Jean Luc."
Il ragazzo lo aveva ascoltato in silenzio. Poi disse: "Amandoci, io e Patrick, pian piano ci si somiglia, forse..."
"Sì," intervenne René, "Questo è vero ed è bello. Anche fisicamente, pian piano, ci si somiglia sempre più. Ma... anche la tua voce e quella di Patrick sono così uguali..."
"Me l'han già detto che sto prendendo le sue inflessioni..." disse Jean Luc cercando di nascondere il proprio turbamento.
"Tu, Jean Luc, se solo ti mettessi delle lenti colorate, e se i tuoi capelli... se mettessi una parrucca... potresti passare per lui..." disse Alain guardandolo con attenzione. Poi aggiunse: "Non è questo che è successo, dopo lo spettacolo?"
"Ma no, che idea!" rispose il ragazzo un po' troppo precipitosamente.
"Eppure, se Patrick ha le reazioni che tu mi hai descritto, tu potresti benissimo... e sarebbe anche logico."
"Ma se ne sarebbero accorti in molti, non credi? È sempre sotto i riflettori, Patrick, analizzato, scrutato..."
"Ma gli altri non sanno quello che hai raccontato a me."
"Avevi promesso che non ne avresti parlato a nessuno, neanche a lui..." lo rimproverò Jean Luc.
"Infatti. Sa solo che tu mi hai parlato, ma non di cosa. E René è arrivato a queste conclusioni da solo. Anzi, c'è arrivato lui, non io. René neanche ti conosceva, non t'aveva mai visto, prima d'ora. Ma appena t'ha visto poco fa, m'ha detto: ecco, vedi, lui è il secondo Patrick, ne sono sicuro."
Jean Luc guardò i due, perplesso e un po' scosso.
René gli disse: "Non importa. Non è necessario che tu confermi o smentisca le nostre intuizioni. Tu non ci conosci abbastanza per sapere se puoi fidarti di noi. Comunque, queste nostre idee, ce le terremo per noi, non ne parleremo in giro..."
"Non è questo. Io di Alain sento che posso fidarmi. E se lui ti ama quasi certamente questo significa che anche tu meriti fiducia. Però..."
"René ha ragione. La tua vita privata è comunque tua, anche per quanto riguarda ciò che vuoi o puoi confidare a me su un piano professionale. Solo che René voleva che ti dicessimo ciò che aveva notato."
Cambiarono discorso, parlarono d'altro, Poi René li lasciò soli perché potessero parlare sul piano professionale. Jean Luc gli raccontò come era andato l'esperimento. Alain se ne compiacque ma gli disse di non illudersi che tutto fosse finito, cambiato. Quello era solo il primo passo per sbloccare la situazione. Un passo importante, essenziale, ma solo il primo. Ora iniziava la ricostruzione della personalità ferita di Patrick. Jean Luc gli chiese se avrebbe accettato di prendere in cura Patrick, prendendo il posto ancora vacante di Jules.
"Non so, Jean Luc. Io per me accetterei anche volentieri, ma questo mi terrebbe lontano da René e non voglio assolutamente."
"Non so neanche se gli altri sarebbero d'accordo ad assumerti, ma io ci terrei. Mi sembri molto in gamba tu, anche se sei giovane. René che lavoro fa?"
"È praticante in uno studio di avvocati..."
"Se ne intende, per caso, di contratti nel campo dello spettacolo?"
"Non credo, ma... perché?"
"Così... Se vi assumessimo tutti e due..."
"Non so. Dovrei parlarne con René..."
"E io comunque con Patrick. Possiamo sentirci domani o dopodomani?"
"Oh dio, sì. Mi cogli del tutto alla sprovvista, in questo modo..."
"Pensaci, parlane con René. Ma non è detto che ne venga fuori qualcosa. Per ora è solo un'idea, una mia idea."
Si lasciarono.
Jean Luc, tornato in albergo, andò subito da Patrick. Questi stava facendo la doccia ed era quasi ora di cena. Mangiarono con Pierre e Claude. Il giorno dopo c'era una trasmissione alla TV olandese e Claude preparò con Jean Luc i testi secondo le domande concordate con l'intervistatore. Due giorni dopo era prevista una visita di Patrick in un orfanotrofio.
Jean Luc chiese a Patrick: "Non te la sentiresti di andare tu, questa volta? Coi ragazzini non dovresti avere problemi, no?"
"No, ti prego..."
"Ma loro sarebbero contenti se tu cantassi. Io non posso, lo sai."
"Potete sempre regalare i CD e le foto con l'autografo..." protestò Patrick.
"I CD ai ragazzini di un orfanotrofio? Non ha molto senso... Mah, se proprio non te la senti..." rispose Jean Luc e cambiò discorso.
"Sono stanco. Vieni a dormire, Jean Luc?" chiese dopo un po' Patrick.
"Certo, andiamo. Buonanotte Claude. Pierre."
Andarono a letto. Jean Luc lo accolse fra le braccia.
"Sei arrabbiato con me, Jean Luc?"
"Io? No, perché?"
"Perché non voglio andare dagli orfani..."
"No, amore, se non te la senti. È un peccato, però. Pensa come sarebbero contenti..."
"Non me la sento proprio. Tu puoi trovare il modo di farli contenti..."
"Non quanto te cantando con loro. Ma non importa, andrò io, amore."
"Grazie..."
"Sono qui per questo, no?"
"No. Sei qui per me... per me... anche se non ti merito."
"Non mi meriti? Ma che dici? perché non dovresti meritarmi?"
"Tu fai tanto per me. Io, cosa faccio per te?"
"Mi dai il tuo amore, mi lasci vivere accanto a te..."
"Anche tu mi dai il tuo amore e mi lasci vivere con te..."
"Bene, e allora?"
"E hai rinunciato a vivere la tua vita per vivere la mia. Io a cosa ho rinunciato per te? A te non piacerebbe poter vivere finalmente da Jean Luc e non da Patrick?"
"Forse, purché vicino a te."
"Non ti sto pesando? Non ti sta pesando questa vita?"
"Non troppo. Non ancora. Sto bene, per esempio, ora, così, accanto a te. Mi piace averti fra le mie braccia, sentire il tuo corpo nudo contro il mio."
"Anche a me piace tanto. Tu sei forte, amore. Tu sei la mia forza..."
"Patrick?"
"Sì?"
"Ho conosciuto due persone. Giovani. Vivono assieme, sono una bella coppia..."
"Più di noi due?"
"No, sciocco. Non per me, per lo meno. Uno si chiama Alain, ha ventisette anni, fa lo psicologo. L'altro si chiama René, ha trentuno anni, è avvocato."
"Francesi?"
"Sì. E pensavo che mi piacerebbe che lavorassero per noi."
"Se vuoi, dì a Pierre di assumerli."
"Io... pensavo che René potrebbe forse sostituire Pierre, prima o poi..."
"Il contratto di Pierre scade giusto in giugno..."
"Tu preferisci restare con Pierre, amore?"
"Non lo so, forse... Ma se tu vuoi che io cambi..."
"Non so. Claude, Olivier, gli altri mi vanno bene. Ma Pierre... è sì efficiente, ma così freddo. Lui pensa solo ai soldi..."
"È il suo lavoro..."
"Ma i soldi non dovrebbero mai venire prima di te. Mi convince poco, mi piace poco..."
"Io mi fido di te, Jean Luc. Se vuoi non gli firmo il rinnovo del contratto."
"Non ancora. Ma sarei contento se intanto riuscissimo ad inserire René e Alain. Logicamente anche loro due dovrebbero sapere di me, che prendo a volte il tuo posto. Che sono la tua ombra..."
"Come vuoi tu, amore. Domani dirò a Pierre che voglio che assuma i tuoi due amici. Contento?"
"Certo, amore."
Parlarono ancora un po' e s'addormentarono strettamente allacciati.
Il mattino seguente Patrick svegliò l'amico baciandolo e lo invitò a fare l'amore. Jean Luc non si fece pregare.
Dopo, mentre si carezzavano, Jean Luc gli disse: "Però sarebbe bello se tu provassi ad andare dagli orfani..."
"Ho paura di non farcela..."
"Io ti starei vicino, verrei con te come Jean Luc. Potrebbe essere il primo passo perché tu riprenda il tuo posto... e io il mio. Fallo per me, amore. Provaci, ti prego..."
"No... non insistere... non credo proprio di riuscirci..."
"Sono bambini che la vita ha trattato male... peggio di te."
"Almeno non sono stati... obbligati a..."
"E che ne sai tu?" rispose con dolcezza Jean Luc carezzandolo, ma non insistette oltre.
Pierre, alla richiesta di Patrick di assumere Alain e René, nicchiò un po'. Si diceva d'accordo riguardo allo psicologo, ma non vedeva l'utilità di assumere un avvocato.
"Il fatto è che sono amanti e se non assumiamo René, Alain non accetterà." spiegò allora Jean Luc.
"Ah, una coppia di gay!" esclamò Pierre con aria di sufficienza.
"Certo, come me e Patrick. Qualcosa da dire, per caso?" chiese in tono bellicoso Jean Luc.
L'uomo capì di aver fatto una gaffe. "E quanto si dovrebbe pagarli?" chiese sviando il discorso.
"Prepara tu due bozze di contratto e due proposte di stipendio. Io gliele sottoporrò. Per stasera, puoi?" chiese Jean Luc deciso.