Alain e René accettarono la proposta. Specialmente René, un fan di Patrick da anni, era entusiasta. Così tornarono a casa loro, si licenziarono dai rispettivi lavori e si trasferirono nella villa in Corsica di Patrick dove frattanto gli altri erano tornati. Furono assegnate loro le stanze e si installarono. Quindi Jean Luc, dopo aver detto loro che avevano visto giusto riguardo al fatto che lui era il sosia del cantante, li presentò a Patrick.
Al cantante René fu subito simpatico e anche abbastanza Alain. Jean Luc notò che il suo amante aveva un'insolita serenità ed animazione nel parlare con i due.
"Quant'è che vivete assieme?" chiese.
"Quattro anni," rispose Alain, "ma ci conosciamo da... sempre. Cioè, io avevo dodici anni e René sedici. Eravamo scout nello stesso gruppo. Io avevo una grossa ammirazione per René."
"E avete fatto l'amore così... da ragazzini?"
"Oh no, Patrick. René iniziava appena a rendersi conto di essere gay ma non l'aveva ancora neanche accettato. Lui ebbe le sue prime esperienze quando aveva diciotto anni, e non con me. Ci siamo persi di vista proprio quando aveva diciotto anni e lui lasciò gli scout. Io restai nel gruppo fino a quindici anni, poi lasciai anch'io, perché non c'era più lui. E proprio allora mi resi conto di essere innamorato di lui e di desiderarlo anche fisicamente. Ma lui mi pareva irraggiungibile. Quando ci si incontrava, nel quartiere, lui mi salutava, era gentile con me, ma non sembrava accadere nulla. Io ebbi la mia prima esperienza quando avevo sedici anni, con un tale di trenta anni, al mare. Ma continuavo a sognare René. Passarono gli anni. Io feci il servizio militare, poi andai all'università ed incontrai di nuovo René ad una festa per le matricole. Lui era uno dei "vecchi". Durante un gioco mi trovai in coppia con lui. Era una specie di caccia al tesoro. Con la sua auto si andava in giro a cercare alcune cose. Io gli dissi che ero felice di averlo ritrovato, di stare di nuovo con lui e gli ricordai di quando eravamo scout. E gli dissi che lui era sempre stato il mio eroe. Di parola in parola, mentre facevamo la caccia al tesoro, alla fine decisi di rischiare e gli confessai di essere gay, di essere sempre stato innamorato di lui... Allora lui mi disse che anche lui era gay, ma..."
René annuì sorridendo e continuò: "Ma io gli dissi che pur provando molta simpatia per lui, non ne ero innamorato. Però, dopo quel giorno, prendemmo a frequentarci, a confidarci l'uno con l'altro. E pian piano cominciai a sentirmi sempre più attratto da Alain, dal suo amore per me. Così, circa 5 anni fa, una sera che lo riaccompagnavo a casa dopo essere stati a teatro assieme, lì in macchina, sotto casa sua, lo abbracciai e lo baciai... e facemmo quasi l'amore per la prima volta."
Alain riprese il racconto: "Io ero pazzo di lui. Già quella notte in auto io avrei fatto tutto se lui non avesse avuto più prudenza di me. Io abitavo ancora con la mia famiglia. Lui condivideva un alloggio con due amici, non gay e non era quasi mai solo. Volevamo fare l'amore, ma non sapevamo come, dove. Le prime volte lo facemmo in auto, fuori città, di notte. Ma si era scomodi e faceva freddo: era pieno inverno. Così, dopo un anno di incontri furtivi e veloci, troppo rari per i nostri desideri, abbiamo deciso di trovarci un alloggetto tutto per noi e di metterci assieme."
Patrick e Jean Luc avevano ascoltato il racconto stando semiabbracciati, quasi a godere meglio della felicità degli altri due amanti.
Poi fu Patrick a voler raccontare loro la sua storia e il suo incontro con Jean Luc.
René ad un certo punto chiese a Patrick: "Cos'è che ti piace di più in Jean Luc?"
"Il suo cazzo!" rispose pronto Patrick e, allo stupore degli altri, spiegò: "Sì. È l'unica parte di lui che non sono riusciti a rendere simile a me. È ancora lui, lì... Beh, no, anche i suoi occhi, quando si toglie le lenti colorate..."
"Ti manca il vero aspetto di Jean Luc, dunque?" chiese interessato Alain.
"In parte sì. Vorrei tanto riaverlo nel suo vero aspetto, che non ho mai visto. Sì, qualche foto... ma..."
"Dipende da te, Patrick. Se davvero rivuoi il Jean Luc originale, fisicamente, devi fare in modo che non sia più necessario che lui ti sostituisca." gli disse Alain.
"Sì, lo so. E lo vorrei. Ma ci riuscirò mai?" chiese con un accento di tristezza Patrick.
"Certo, sono sicuro che puoi riuscirci. E glielo devi... te lo devi."
"Non ci riuscirò mai da solo."
"Ma ci siamo noi qui, per aiutarti. Vedrai che ci riusciremo." insisté René con un sorriso.
Quando Jean Luc e Patrick furono soli, il cantante gli chiese: "Amore, credi davvero che ci riuscirò?"
"Ne sono sicuro."
"Lo vorrei tanto... mi credi, vero?"
"Certo. Vedrai che sarà possibile. Un passo alla volta."
"René mi piace molto. Anche Alain, ma lui mi fa un po' soggezione. René è così forte e dolce al tempo stesso. E bello, anche."
"Ti senti attratto da René?"
"No, non in quel senso. A me interessi solo tu."
"Non ci sarebbe niente di male, se tu provassi attrazione verso un altro..."
"Ma a me basti tu, Jean Luc, davvero. E poi, prima, quando ho detto che solo il tuo cazzo è quello che c'è di originale, di genuino in te, esageravo. Io, al di là dell'apparenza fisica, riesco a vedere il vero Jean Luc e mi piace terribilmente. Quando facciamo l'amore non vedo più la mia immagine in te. Vedo altro. Non faccio l'amore col mio corpo, con la mia copia, con la mia ombra. Non mi interesserebbe neppure, non sono un narcisista. Però... vorrei rivederti come sei, come eri... e non solo con gli occhi dell'anima, della fantasia."
"E se non ti piacessi?"
"Impossibile. Ma se tu fossi di nuovo Jean Luc non saremmo costretti a stare assieme solo quando gli altri non ci vedono. Potrei stare al tuo fianco anche per la strada, davanti a tutti. E mi piacerebbe davvero molto. Come Alain e René, una normale coppia. Mi sembra che, come loro due all'inizio, noi ci si debba vedere solo di nascosto."
"Ma non in fretta, per lo meno. Abbiamo tutte le ore che vogliamo per darci tutto il nostro amore..."
"Ho in mente una canzone... per me e per te..."
"Me la dici?"
"Non ancora. Deve ancora finire di maturarmi dentro." rispose il cantante guardandolo con occhi sognanti. "Baciami, Jean Luc..." mormorò poi protendendosi verso di lui.
Le loro bocche si incontrarono, si schiusero, le loro lingue si cercarono, giocarono, frugarono. Jean Luc sollevò il maglione dell'altro e glielo sfilò. Le sue mani ne carezzarono il torso attraverso la tela della camicia, la sbottonarono insinuandovisi sotto e attraverso la maglietta di filo di scozia gli sfregarono i capezzoli che subito s'inturgidirono. In gesti lenti, quasi ieratici, ognuno dei due amanti svelò pian piano il corpo dell'altro per la gioia degli occhi, dei polpastrelli frementi, delle labbra calde e piene di desiderio.
"Oh, Jean Luc... è così bello fare l'amore con te! Sai, mi piacerebbe se si potesse... io prendere te e tu me nello stesso momento..."
"Anche a te piacerebbe? L'ho pensato anch'io... ma dobbiamo accontentarci... Vieni, mettimelo tutto dentro dai, fammi sentire quanta voglia hai di me... Dopo te lo metto io... ooohh, così... così, dai... oh che bello!..."
I loro corpi si cercavano, si intrecciavano, si univano, si fondevano in un'incessante danza di sensualità gioiosa, in una vertiginosa scalata di piacere dato e ricevuto, in una sinfonia di eros e reciproco desiderio, godendo ognuno della virilità dell'altro. Più facevano l'amore più provavano il desiderio di farlo. Più si conoscevano, più volevano conoscersi intimamente. E sempre più il reciproco godimento, il culmine del piacere non era un fine ma un mezzo per sentirsi uniti, realizzati, vivi.
Jean Luc sentiva il loro amore crescere in quantità e qualità e sentiva che il loro amore stava lentamente guarendo Patrick, cicatrizzando le sue ferite, facendo svanire persino i segni delle cicatrici. Sapeva che ci sarebbe voluto ancora molto tempo, ma non aveva fretta.
Alain dava il suo contributo a quella guarigione, facendo parlare Patrick, facendogli affiorare alla coscienza paure e desideri, timori e speranze. Non faceva vere e proprie sedute di psicanalisi ma potendo dedicare a Patrick tutto il proprio tempo, le proprie energie, le proprie attenzioni, lo seguiva e lo aiutava più come potrebbe fare un amico che non un professionista, pur usando tutta la sua capacità professionale.
Ed era vera amicizia quella che stava nascendo fra le due coppie.
Alain riuscì a convincere Patrick ad uscire con lui e scendere fino a Bastia, ad affrontare la possibilità di essere riconosciuto dagli abitanti o dai turisti, a dover rispondere, parlare, rilasciare autografi.
Patrick all'inizio era incerto, teso, pieno di timori. Ma a poco a poco, molto gradualmente, cominciò a vincersi.
"Vorrei che ci fosse Jean Luc qui con me... mi sentirei più sicuro..." disse uno dei primi giorni.
"Ci siamo io e René, sei al sicuro. Jean Luc non può venire con te finché è la tua ombra. Vedervi assieme, anche se lui fosse truccato, farebbe capire il nostro gioco..."
"Già, ma mi manca..."
"Ti pesa così tanto essere a contatto con i tuoi fan?"
"Sì. E qui ce ne sono pochi... pochi per volta. E vogliono tutti toccarmi..."
"È naturale. Per loro tu sei un idolo..."
"Un oggetto. Oggetto di desiderio."
"No Patrick. Sei quello che loro vorrebbero essere o avere vicino a seconda delle persone. Incarni un loro ideale. Dai corpo ai loro sogni. E questo è molto bello."
"Mi vedono diverso da come sono. Vedono in me quello che Claude ha costruito, non come sono."
"Forse sì, forse no. E vedono in te le tue canzoni, e quello sei tu, genuino, autentico. E comunque hanno bisogno di te, specialmente i più giovani: hanno bisogno di un eroe."
"Eroe? Eroe io? Un eroe di carta..."
"Tutti gli eroi lo sono loro malgrado. E tu lo sei perché dai voce e corpo alle loro idee, alle loro sensazioni, ai loro sentimenti con le tue canzoni, con la tua voce, con il fatto stesso che esisti. Tu non immagini quanto tu sia prezioso per le loro vite, per la loro maturazione. Tu dimostri loro che è possibile, giusto, bello provare certe sensazioni, certi sentimenti, avere certe idee."
"Forse è anche questo che mi spaventa..." mormorò il cantante.
Patrick continuò ad andare, di tanto in tanto a Bastia con gli amici, mentre Jean Luc lo aspettava trepidante in villa. Poco prima di della nuova tournée riuscirono a convincere Patrick a ricevere una giornalista di un rotocalco svizzero. All'inizio l'intervista fu quasi penosa. Patrick rispondeva a monosillabi, teso ed agitato. Ma quando la giornalista gli pose la domanda:
"Ha mai avuto un grande amore, Monsieur Patrick?"
Questi sembrò scuotersi da una specie di torpore, un breve lampo illuminò i suoi occhi e a voce bassa, calda, rispose:
"Sì... oh sì..."
"Me ne vuole parlare?"
"Ecco... non so... un amore è la cosa più intima che può sperimentare una persona. Amore è... specchiarsi nell'altro e vedersi belli negli occhi dell'altro. Amore è... diventare se stessi grazie all'altra persona e al suo amore."
La giornalista capì che doveva battere su questo tasto perché finalmente il cantante cominciava a parlare, ad esprimersi.
"Com'è la sua ragazza ideale?"
"Eh? Ah, sì... non lo so. Quando si ama si scopre l'ideale. Non prima. Prima può esserci una fantasia, certo, ma poi la persona che si ama, anche se fosse del tutto diversa dalle nostre fantasie... le supera. È molto di più e molto meglio di ogni nostra aspettativa. Perché è reale."
La giornalista continuò a battere su quel tasto e Patrick a parlare con maggiore sicurezza.
Quando la donna se ne andò, Claude gli fece i complimenti per come aveva parlato. Patrick, un'espressione di stanchezza sul volto, ma un sorriso negli occhi, disse: "È bello parlare di Jean Luc, anche se quella non immaginava che stessi parlando di lui..."
Quando arrivò la copia della rivista, l'articolo era intitolato: "L'amore secondo Patrick". La giornalista, oltre a riportare la loro conversazione, commentava:
"Patrick Dupuis, un cantante, una star, un idolo, un uomo giovane, ricco e bello, ma soprattutto un uomo innamorato dell'amore. Ci fa desiderare di essere amate da lui. Ci fa desiderare di gridargli: Patrick, ti amiamo!"
Iniziarono la nuova tournée in Savoia, Svizzera, Lombardia e Piemonte. Nei centri minori Patrick provò a non farsi sostituire da Jean Luc dopo lo spettacolo e rilasciò autografi, passò attraverso la folla di giovani urlanti... anche se ogni volta tornava in albergo stremato, spossato, tremante e solo il fatto di potersi rifugiare fra le braccia del suo Jean Luc gli permetteva di rilassarsi, di distendersi.
Jean Luc continuava a sostituirlo in molte occasioni, ma ogni volta che Patrick provava a non farsi sostituire, era una piccola vittoria, un piccolo passo avanti. E il cantante se ne rendeva conto e ne era felice.
Quando tornarono in villa Patrick era più a terra del solito, fisicamente, ma un po' più sereno. Qui giunti René volle parlare a quattr'occhi con Jean Luc.
"Non so se devo parlarne con Patrick, ma... c'è una cosa che non mi piace. Pierre ha carta bianca sulle finanze di Patrick. Fissa lui i compensi, gli stipendi, tutto. Legalmente quello che fa è ineccepibile, ma... Non è che rubi. Diciamo che si ritaglia una grossa fetta della torta. Troppo grossa secondo me. È indubbiamente un abile manager, sa fare buoni contratti. Però... Ti giuro, non è che io voglia prendere il suo posto, però... I suoi compensi dovrebbero essere più... beh, più paragonabili ai nostri. Cioè, dovrebbe lavorare per Patrick, non per se stesso. Capisci quello che voglio dire?"
"Sì, ti capisco. E credo che faresti bene a parlarne con Patrick."
Alain intervenne: "Patrick ha soggezione di Pierre. Vede in lui un riflesso della figura del patrigno. Non certo in senso sessuale, ma credo che senta di essere sfruttato da lui ma che al tempo stesso non trovi la forza di opporglisi. Credo che, senza volerlo, Pierre abbia un influsso negativo su Patrick. Non credo che Patrick abbia già in sé la forza di liberarsi di lui..."
"Tanto più dobbiamo fare in modo che se ne liberi, allora!" disse Jean Luc deciso, "In maggio o in giugno dovrebbe scadere il contratto con Pierre, se mi ricordo bene. Basta che non firmi il nuovo contratto..."
"No, è tacitamente rinnovabile, e scade in giugno. Patrick dovrebbe firmare subito una lettera di rescissione del contratto e consegnargliela di fronte a due testimoni, perché abbia valore legale. Ma credi che avrebbe la forza di farlo?" disse René.
"Se glielo chiedessi io... forse sì. E credo che i due testimoni potrebbero essere Claude ed Olivier..."
"Pensi che si dovrebbe parlarne prima con i due?" chiese René.
"Forse con Olivier. Mi pare che ci tenga veramente a Patrick, che gli sia affezionato. E Olivier conosce bene Claude, meglio di me, visto che è il suo più stretto collaboratore. Proverò io a sentire Olivier." disse Jean Luc.
Quando gliene parlò, questi disse: "Pierre non è male, ma... anch'io ho l'impressione che... che pensi più a se stesso che agli interessi di Patrick. E che Patrick sia sempre intimorito da Pierre. Ma credi che René saprebbe sostituire Pierre? È molto abile Pierre nel suo lavoro..."
"Non lo so. Ma secondo te cos'è meglio, avere forse un manager meno abile ma far star bene Patrick o continuare così?"
"In questi termini... è meglio guadagnare un po' di meno ma far star bene Patrick, non c'è dubbio."
"Allora, che ne dici, ne parliamo anche a Claude?"
"Sì, credo di sì. Claude conosce Pierre da più tempo, dall'inizio. E di lui io mi fido, è onesto."
Anche Claude, sia pure con qualche riserva sull'abilità di René di sostituire Pierre, si disse d'accordo.
Allora Jean Luc affrontò Patrick. Gli disse quello che doveva fare.
"Oh dio! Ma non ne avrò mai il coraggio..." gemette il cantante.
"Perché, ti sembra sbagliato quello che ti propongo?"
"Non so... no, forse, ma... Sono anni che si sta insieme... Lui mi ha portato dove sono..."
Jean Luc esitò un po' ma alla fine disse: "Anche con Martin ci sei stato per anni, l'hai subito per anni... avresti dovuto trovare la forza di liberartene, ma eri solo, giovane, debole. Ora ci siamo noi, che ti vogliamo bene."
"Non è la stessa cosa... cioè..."
"Ne sei sicuro? Il tuo patrigno ti usava per il proprio piacere, Pierre per il proprio tornaconto economico... Basta a essere usati, no?"
"Pierre non è cattivo..."
"Forse neanche Martin lo era. Ma per tutti e due esisteva solo il proprio desiderio e per tutti e due tu eri solo il mezzo per raggiungerlo. Cattivi no, forse, ma egoisti di sicuro."
"Se... se tu vuoi... io lo faccio." rispose esitante Patrick.
"No, amore. Non devi farlo solo perché io lo voglio. Devi farlo esclusivamente se a te sembra giusto. Solo se tu ne sei convinto. Io ti ho detto quello che penso ma non desidero che tu dipendi da me per le tue decisioni. Per me, qualunque cosa tu decidi, io rimango al tuo fianco con tutto il mio amore."
Patrick era incerto, turbato. Ne volle parlare con René e con Alain.
A un certo punto chiese ad Alain: "Tu pensi che... che se non ci fosse Pierre, io potrei... Jean Luc potrebbe smettere di fare la mia ombra?"
"È molto probabile che senza Pierre tu possa ritrovare il tuo equilibrio più rapidamente. Più riesci a ritrovare la tua serenità, la tua libertà, più ti sarà facile affrontare giornalisti e pubblico senza traumi. La soggezione che ti incute Pierre non ti aiuta certo..."
"Io vorrei tanto che Jean Luc potesse tornare ad essere se stesso anche nel suo aspetto. E che potessimo stare insieme anche in pubblico... Sì, René, fammi firmare la lettera... lo devo a Jean Luc."
Patrick chiamò Claude ed Olivier e fece leggere loro la lettera. Quindi chiamò Pierre e con una sicurezza che stupì i due testimoni, gli consegnò la lettera dicendogli: "Con questa lettera, Pierre, rescindo il nostro contratto. Grazie per quanto hai fatto per me in questi anni, ma adesso ho deciso di cambiare manager."
Pierre scorse la lettera con gli occhi, poi, freddo, un po' beffardo, disse: "Bene, Patrick. Avrei dovuto aspettarmelo. Questo è il ringraziamento per tanti anni di dedizione..."
"No, Pierre. Il ringraziamento te lo sei preso da solo in tutti questi anni. Mi pare che tu ti sei pagato generosamente, no? Il triplo di quanto davi a Claude, che pure si è dedicato pienamente a me..."
"Qui c'è lo zampino di quel frocio di René e degli altri due..."
"Grazie, Pierre. Ho sempre avuto la sensazione che tu mi disprezzassi... Ora ne ho la prova."
"Ma... io dicevo di loro... Ma in fondo sì. Sei un debole, sei sempre stato un debole. Ti sei sempre lasciato manovrare come una marionetta. Hai semplicemente trovato altri burattinai, ora."
"Già, ma almeno questi me li sono scelti io." rispose Patrick a mezza voce, abbassando gli occhi confuso.
Pierre sentì che poteva ancora dominare l'altro e si fece più ardito: "Io ti ho sempre dato tutto quello di cui avevi bisogno. Ti ho sempre circondato delle persone giuste!" affermò deciso.
"Sì..." gemette Patrick.
Claude intuì il gioco di Pierre ed intervenne con durezza: "Anche Jules? Tu l'avevi scelto, mi pare!"
"Oh, quello... un errore. Come sei stato un errore tu, Claude, infatti ora mi ti rivolti contro."
"Certo, Pierre, perché tu pensi solo a te stesso, non a lui, agli altri. Jules ti andava a pennello perché con le sue medicine aveva fatto di lui un giocattolo docile... anche se lo stava rovinando. Te l'avevo sempre detto, che non ero d'accordo, lo sai. Ma tu mi mettevi a tacere. Bei risultati..."
"Non è colpa mia se Jules era un pervertito."
"Questo no, te lo concedo. Non ce l'aspettavamo, nessuno."
"Basta!" urlò Patrick sull'orlo di un pianto isterico. "Pierre, ti pagherò i mesi che mancano, ci penserà René. Ma tu e la tua famiglia lasciate la villa entro domani."
"Dacci almeno il tempo di..."
"Vi farò pagare un albergo dove vuoi tu per due mesi. Ma entro domani, fuori di qui."
Pierre uscì, nero in volto. Olivier posò una mano su un braccio di Patrick:
"Sei stato splendido. Vedi quanta forza hai in te?" gli disse dolce.
"Dio mio! Ma mi sento a pezzi... mi sento a pezzi..." gemette Patrick sedendo quasi di schianto. Poi, guardando Olivier negli occhi, gli chiese: "Ma tu... perché sei sempre stato così dolce con me?"
"Non lo so. Istinto, forse. O forse... perché tu mi ricordi un mio fratello..."
"Non sapevo che hai un fratello." disse stupito Claude.
"Avevo un fratello. Era più piccolo di me di tre anni. Si uccise quando aveva ventitré anni, nove anni fa..."
"Si è ucciso? Perché?" chiese Patrick.
"Perché... era gay anche lui, come te. Ma quando lo disse a papà e mamma, invece di riceverne comprensione, amore, come sperava, ne ottenne solo condanna, disprezzo. E non resistette... Ecco, io mi sono chiesto tante volte se non avessi mancato anche io nei suoi confronti... Sì, è vero, allora ero lontano da casa... Ma se gli avessi scritto una lettera, telefonato... Se avessi passato con lui le mie ferie invece che con la mia ragazza... Se gli avessi fatto sentire che gli volevo bene come prima..."
"E allora... hai voluto dare a me quello che non hai saputo dare a tuo fratello?"
"Sì, molto probabilmente. Anche se, almeno all'inizio, non in modo cosciente. Un po' d'affetto, che sentivo che ti mancava qui dentro, prima che arrivasse Jean Luc..."
"Grazie, Olivier..."
"Grazie a te... starti vicino ha attenuato i miei rimorsi..."
Pierre lasciò la villa il giorno seguente con tutta la famiglia e tutte le sue cose. René volle che il suo nuovo contratto come manager fissasse esattamente l'ammontare dei suoi compensi e che la delega alla firma contenesse clausole ben precise per proteggere gli interessi di Patrick.
"Non serve, René, io mi fido di te." protestò Patrick.
"Grazie. Ma ti sei fidato anche di Pierre. È meglio mettere le cose in chiaro, per te e per me. E anche per gli altri amici."
L'allontanamento di Pierre provocò due diversi effetti: uno fu una lieve flessione nel numero delle tournée di Patrick, compensato però da un lieve aumento dei contratti di registrazione delle sue canzoni. L'altro fu un lieve, ma percettibile e costante, miglioramento nella stabilità psicologica di Patrick. Jean Luc doveva sostituirlo sempre più di rado, ormai. Ma il ragazzo capiva che uno degli elementi che permetteva al suo amante di avere un po' più di forza e di coraggio, era il fatto di sapere che la sua ombra era ancora lì, pronta a sostituirlo.
Jean Luc e Patrick festeggiarono i due anni dal loro primo incontro. Claude e René avevano pensato a un rilancio alla grande di Patrick. Era il momento dell'impegno sociale delle grandi star. Così inserirono in ogni tournée circa un terzo di concerti gratuiti da effettuare nei carceri minorili, negli orfanotrofi, negli ospedali. Questa notizia piacque ai mass media che spesero articoli e servizi fotografici su questo nuovo aspetto dell'idolo dei teenagers e dei giovani.
In quelle occasioni Patrick, dopo i concerti, si lasciava sommergere da quei piccoli e adolescenti senza problemi, anzi, felice anche se ne usciva sempre molto stanco. Ma rafforzato. Essere toccato da quei ragazzini, non gli creava più nessun problema. Giocava con loro, scherzava con loro e ritrovava la gioia della propria fanciullezza, quella gioia che il suo patrigno aveva spento.
Una sera, dopo un concerto nel carcere minorile di Bordeaux dove, dopo il concerto, aveva voluto andare a salutare tutti i giovani reclusi ad uno ad uno nelle loro celle, tornato in albergo disse a Jean Luc: "Sai, amore, m'è successa una cosa che solo pochi mesi fa m'avrebbe gettato nel panico..."
"Ah sì? E cosa, piccolo?"
"Un ragazzo di diciassette anni... si chiama Laurent. In carcere per furto con scasso. Quando sono entrato nella sua cella ha chiesto se poteva parlarmi a quattr'occhi. Allora ho chiesto alle guardie se potevano lasciarci soli per 5 minuti. Laurent, appena soli, mi ha detto: io sono innamorato di te. Mi faccio sempre seghe pensando a te. Posso, solo un poco, toccarti? Allora io gli ho detto: Sì, se tu mi prometti una cosa... E lui: qualsiasi cosa! Che quando uscirai di qui ti cercherai un lavoro onesto. Promesso! dice lui. Allora l'ho abbracciato e baciato e lui mi ha accarezzato fra le gambe... e non mi ha dato nessun fastidio. Poi si è staccato da me e mi ha detto; grazie! e ha richiamato le guardie. Gli ho promesso che se mi scriverà gli risponderò... Ho fatto male?"
"No, affatto. Ti ha fatto piacere?"
"Fisicamente? Né sì né no. Ma tanta tenerezza. Povero ragazzo. Vorrei davvero essergli utile. E ad altri come lui... Ho pensato di fare una canzone per lui. Senza nominarlo, ma in modo che lui capisca."
Così Patrick compose la sua famosa canzone "Passeri in gabbia" in cui dice:
"vieni sul mio cuore,
fra le mie ali,
mentre gli altri,
fuori,
attendono ignari..."
Laurent gli scrisse ringraziandolo del CD e gli diceva che aveva capito che la canzone era per lui. Si scrissero diverse volte.
Patrick stava letteralmente rifiorendo.
E finalmente, un giorno, disse a Jean Luc: "Credo... credo che sia arrivato il momento, amore."
"Che momento?"
"Che tu torni in quella clinica privata, a farti rifare il tuo naso. Che tu ti faccia ricrescere i capelli senza tingerli né metterli in piega. Che tu smetta di depilarti e di portare le lenti colorate... Che tu riprenda il tuo aspetto e che possa starmi vicino anche in pubblico."
"Ti senti abbastanza forte per affrontare tutto? Se ricambio, non potrò più prendere il tuo posto..."
"Sì, amore. E se dovessi ancora avere qualche cedimento, proprio il fatto che tu sarai lì accanto a me, mi darà forza."
"Come vuoi tu, amore mio. Dovremo stare lontani per un po'..."
"Ti aspetterò. Mi prenderò un paio di mesi di vacanza. Gli amici mi aiuteranno a non sentirmi troppo solo. E ci telefoneremo spesso."
"D'accordo, amore caro."
Jean Luc andò nella stessa clinica in cui aveva subito la prima operazione al naso. Gli ricostruirono il setto nasale come era prima, gli tolsero il silicone dal labbro. Si rasò a zero e si lasciò ricrescere i capelli, le sopracciglia, i peli sul petto come prima. Si abbronzò come piaceva a lui e come non aveva mai potuto fare prima per avere la pelle chiara come quella di Patrick. Non indossò più le scarpe col rialzo di due centimetri dentro. Indossò abiti secondo il proprio gusto semplice e un po' classico. E quando gli tolsero le bende dal naso e si guardò allo specchio, rivide il vecchio Jean Luc, che aveva sì una vaga somiglianza con Patrick, ma che era diverso.
Quando lasciò la clinica, c'era René ad attenderlo.
"Jean Luc! Sei completamente... trasformato!"
"Meglio o peggio di prima?"
"Oh... prima non eri tu..."
"Credi che piacerò a Patrick?"
"Mi stupirebbe se non gli piacessi. E poi lui ti ama, lo sai. Ti aspetta, andiamo."
"È in Corsica, no?"
"No, qui. Ti aspetta in albergo. Voleva venire a prenderti lui, farti una sorpresa, ma aveva paura di emozionarsi troppo."
"È strano ma... anch'io sono emozionato all'idea di incontrarlo... continuo a chiedermi se non sarà deluso..."
"Non dire cazzate! Ti ama. Sei sempre tu, no? E poi, sei un gran bel ragazzo, comunque. Sei... curiosamente uguale e diverso. Direi che sei affascinante, proprio per questo. A te che effetto fa essere di nuovo come prima dopo tanto tempo?"
"Non lo so. M'ero abituato a quell'altro aspetto. Mi dovrò riabituare a questo, penso. Sì, questo sono io, certo..."
Arrivarono in albergo. René l'accompagnò fino alla porta della suite di Patrick. Gli fece l'occhiolino: "In bocca al lupo, amico." gli sussurrò lasciandolo.
Jean Luc bussò.
"Avanti..." disse di dentro Patrick.
Jean Luc aprì la porta e si fermò sulla soglia, il cuore in gola. Patrick lo guardò e il suo sguardo subito s'illuminò, si alzò in piedi e gli andò incontro.
"Ma come, bussi?" gli chiese in tono di dolce rimprovero.
Jean Luc restava immobile, le tempie gli martellavano forte. Patrick gli arrivò davanti, lo prese lieve con una mano su un fianco in un semiabbraccio, lo tirò a sé e fece richiudere la porta alle spalle del suo amante, gli si addossò, lo strinse a sé, lo baciò...
"Ehi... come sei teso!" gli disse staccandosi e guardandolo negli occhi.
"Sono tanto diverso?"
"Il bacio è uguale. La mia bocca ha riconosciuto la tua."
"Ti... piaccio?"
"E me lo chiedi? Non lo senti? Non te lo sta dicendo tutto il mio corpo?"
"Avevo tanta paura di non piacerti più..." mormorò Jean Luc confuso, emozionato.
"Al contrario. Finalmente posso vederti come sei. E sei bellissimo! E poi, paura tu? L'uomo che mi ha fatto vincere la paura? Il mio meraviglioso uomo? L'uomo che aveva rinunciato a se stesso per me? Come potresti non piacermi, come potrei non amarti? Mi sei mancato tantissimo, sai?"
"Anche tu..."
"Vieni, amore. Vieni a farti amare da me. Vieni a farti adorare da tutto il mio corpo, da tutto me stesso... vieni..."
Lo trascinò dolcemente verso la camera, verso il grande letto. Lo spogliò con mani tremanti per l'emozione. Lo carezzò, lo baciò. Lo contemplò.
"Il corpo... è come prima..." mormorò eccitato e trepido Jean Luc fremendo alle attenzioni tenere ed appassionate dell'altro.
"Sì, eppure mi pari diverso... Più bello, più desiderabile che mai. Forse questa lieve peluria sul petto... forse la tua abbronzatura perfetta... Sei più eccitante di prima, più desiderabile... Ti voglio, Jean Luc! Ti voglio tanto! Toglimi la vestaglia, fammi sentire il tuo corpo contro il mio..."
Patrick, ora nudo anche lui, lo strinse a sé baciandolo lungamente in bocca. Lo sospinse con la schiena sul letto e scese a baciargli e leccargli il petto, a suggergli i capezzoli sodi, a giocare lieve con i polpastrelli, le labbra e la lingua con la morbida pelurie dorata del petto.
"Dio, quanto mi piaci!" mormorò eccitato scendendo a leccarli il ventre mentre le sue mani gli carezzavano i fianchi e il petto.
Poi scese ancora, fino al membro turgido e ritto e lo prese fra le labbra, nella bocca accogliente...
"Anche qui ti riconosco, amore. Sei il mio Jean Luc, non c'è dubbio, bello più che mai!" disse Patrick con tono birichino.
E scese ancora, fra le cosce dell'amato. Giocò con la lingua sul morbido sacco dei testicoli poi si fece strada più sotto, facendosi strada nella piega calda fino ad individuare il buchetto fremente che iniziò a preparare con la lingua. Quando lo sentì rilassato, pronto, portò le ginocchia sotto le sue gambe che gli sollevò con dolce determinazione e si fece passare sopra le spalle. Gli passò le braccia sotto la schiena e lo prese per le spalle, di sotto in su, tirandolo a sé. Jean Luc, con una mano, ne guidò l'asta sul bersaglio e si schiuse a quella desiderata, deliziosa invasione. Ne assaporò la massiccia consistenza penetrarlo, avanzare nel suo foro, riempirlo. E poi la virile irruenza del suo Patrick manifestarsi nel dolce ritmo dell'amplesso. Jean Luc istintivamente si premette contro il pube che lo martellava con tenera forza e si iniziò a masturbare.
"No, amore, non masturbarti..."
"Voglio venire con te..."
"No, ti prego. Dopo voglio dissetarmi alla tua fonte... Sono due mesi che sogno di gustare di nuovo il tuo buon sapore. Sono due mesi che voglio ubriacarmi di te. E dopo voglio continuare per tutto il pomeriggio e stanotte, e ancora. Voglio averti e essere tuo, amore, in tutti i modi. Voglio goderti e farti godere."
"Sì, amore, tutto quello che vuoi tu... Ma dimmi che ti piaccio..."
"Te lo sto dicendo, non senti?"
"Sì... ti sento..."
"Ma dopo tu lo farai sentire a me, vero?"
"Sì... dio quanto mi piace! Che bello sentirti dentro di me! Così eccitato, così forte... così maschio!"
In questo modo, dicendosi tutta la propria passione, tutto il proprio amore con le parole, gli sguardi, i corpi interi, non si accorsero delle ore che passavano, né della cena che si raffreddava nella sala della suite.
Alain e René non li disturbarono, immaginando quanto i due avessero bisogno di stare assieme, di amarsi, di unirsi. E una coppia che si ama non può che essere felice di esser testimone dell'amore di un'altra coppia.