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una storia originale di Andrej Koymasky


pin IO, IL FIGLIO DEL PRESIDENTE CAPITOLO 3
RICK, IL MIO SECONDO RAGAZZO

Avevo compiuto i sedici anni quando incontrai Rick. Era un ragazzo di diciannove anni, non proprio bello, ma molto simpatico e con un corpo estremamente erotico, almeno secondo me. Era il figlio di un deputato dello stesso partito di mio padre. Prima non lo avevo mai incontrato perché aveva fatto i suoi studi in Svizzera. Ora era tornato a casa ed era entrato in una prestigiosa Università del posto. Mi piacque subito: era estroverso, allegro, ma non invadente. Era anche un notevole nuotatore e si stava preparando per partecipare alle prossime gare universitarie nazionali.

Mi sentii presto attratto da lui. Specialmente una volta che lo vidi nuotare in piscina di casa nostra: gli slip da bagno generosamente gonfi mi fecero subito sognare dolci cose proibite. Anche quando era completamente vestito, poiché indossava calzoni piuttosto attillati, quel rigonfio era piacevolmente visibile.

Anche io fui simpatico a Rick, benché come età fosse più vicino a Martin. Quando seppe che facevo parte dei boy scout, mi chiese se mi piaceva la vita in tenda. Gli risposi di sì allora mi disse che anche a lui piaceva molto e mi propose, qualche volta, di andare assieme a campeggiare in qualche angolo del parco nazionale. Gli dissi che mi sarebbe piaciuto, se anche i miei fossero stati d'accordo. Lui mi chiese in quali week-end non ero impegnato con i boy scout. Gli diedi con piacere il calendario.

Così, una volta, suo padre chiese a mio padre se era d'accordo a lasciarmi andare a far campeggio con Rick. Mio padre mi chiese che cosa ne pensassi e quando gli dissi che mi sarebbe piaciuto, mi diede il permesso. Partimmo il venerdì sera. Fui un po' deluso quando scoprii che non saremmo stati soli: venivano anche due amici di Rick. Partimmo con l'auto di uno dei suoi due amici, la parcheggiammo all'ingresso del parco e ci avviammo a piedi.

Trovato il posto adatto, rizzammo le due tende da due posti e fui contento quando mi dissero che io avrei condiviso la tenda con Rick. Avremmo passato solo due notti là, ma il posto era splendido e il clima dolce, quindi pensai che sarebbero stati due giorni gradevoli. Gli amici di Rick erano abbastanza simpatici e uno di loro era decisamente bello.

Raccogliemmo la legna per farci da mangiare, io costruii il focolare. Cenammo, chiacchierammo un po', quindi, a mezzanotte passata, decidemmo di andare a dormire.

"Il tempo è bello. Io dormo nudo, se non ti dispiace." disse Rick con naturalezza.

"No, certo." risposi lievemente emozionato. Alla luce della torcia elettrica lo guardai spogliarsi. Quando aveva detto nudo, intendeva realmente senza nulla indosso: si sfilò anche le mutande e si stese sul materassino senza coprirsi.

Aveva un membro bello anche se a riposo. Con la coda dell'occhio lo guardavo quando lui non guardava me, mentre anche io mi spogliavo. Guardavo il suo corpo perfetto e sentii il desiderio crescere in me e pensai che fosse meglio non togliermi le mutande, nella speranza che non si notasse troppo l'erezione che mi stava venendo. Mi stesi e lui spense la torcia elettrica.

Sussurrando scambiammo ancora qualche parola, poi lui mi diede la buona notte e si addormentò. Io non riuscivo a dormire: ero terribilmente conscio della presenza di quel bel corpo nudo steso ad un palmo dal mio, a portata di mano, per così dire. Avrei desiderato toccarlo, ma non osavo: lui non mi aveva dato nessun segno di essere interessato a me in quel senso.

La mattina mi svegliai che lui dormiva ancora. Lo guardai: aveva una vistosa erezione. Deglutii più volte a vuoto, emozionato, eccitato. Stava supino, le gambe leggermente divaricate, il suo palo fieramente ritto, turgido. Tutto era silenzio, anche gli altri due nell'altra tenda dovevano ancora dormire. La tentazione di toccare Rick era fortissima. E non solo di toccarlo, ma di baciarlo, di carezzarlo, di farci l'amore.

Emise un lieve gemito e si mosse appena. Mi stesi di nuovo fingendo di dormire: il cuore mi batteva forte forte, ero eccitato. Dopo alcuni minuti di silenzio, riaprii gli occhi e lo guardai: dormiva ancora, il suo membro sempre eretto. Mi alzai di nuovo a sedere a contemplarlo affascinato, il cuore in tumulto.

"Mi guardi?" disse la sua voce. Sussultai e lo guardai negli occhi, pieno di vergogna. Lui sorrise, alzandosi a sedere: "La mattina sono quasi sempre così." disse tranquillo e se lo carezzò lievemente. Io ora non avevo più il coraggio di guardarlo fra le gambe. "A te non capita?"

"Sì, a volte." riuscii a dire io.

Prese le mutande e se le infilò, poi disse: "Andiamo a lavarci, dai!" e prese la busta col necessario per la toeletta mattutina.

Lo imitai ed uscimmo. Scendemmo fino al vicino torrente ed iniziammo a lavarci vigorosamente. Dopo poco arrivarono anche gli altri due. Asciugatici ci rivestimmo e preparammo la colazione. Quindi, chiuse le tende, ci avviammo per il parco. Uno degli amici di Rick aveva l'hobby della fotografia e di tanto in tanto ci si fermava per permettergli di fotografare.

Arrivammo ad un laghetto fra i pini, di un bell'azzurro intenso. "Ehi, ragazzi, che ne dite di farci una nuotata?" disse uno.

"Non ho il costume." dissi io.

"E che ce ne frega? Qui mica ci vede nessuno: possiamo fare il bagno nudi, no?" disse quello.

Gli altri iniziarono subito a spogliarsi, quindi anche io li imitai. Appena nudi si correva in acqua e ci si tuffava. Nuotammo un po' (Rick era il migliore, logicamente), giocammo a spruzzarci acqua, ridemmo spensierati.

Ma il mio sguardo non faceva che carezzare quei tre corpi nudi, specialmente quello di Rick e di uno degli altri due. Quindi uscimmo dall'acqua e ci stendemmo ad asciugarci al sole. Quello più bello dei due iniziò a parlare di ragazze e gli altri due gli davano corda, così, per non sembrare strano, stetti anche io al gioco ma dentro di me ero deluso.

Ci rivestimmo, aggirammo il laghetto e salimmo ancora un po'. Ci fermammo a pranzare al sacco. Si parlava di sport, di auto, di ragazze: i soliti argomenti dei ragazzi "normali". Si rideva, si facevano battute, ma io ero un po' teso: anche lì dovevo recitare la mia parte per sembrare come tutti gli altri, dovevo indossare una maschera.

Uno dei due ragazzi ad un certo punto mi chiese: "Hai già fatto l'amore con una ragazza, Dave?"

"No, non ancora." risposi io senza pensare. Non lo trovarono strano: in fondo ero il più giovane della compagnia.

"Facci una foto." disse Rick all'amico con la macchina fotografica.

"Ma a me interessano solo le foto della natura." gli ribatté questi.

"Ma dai, puoi sprecare una foto per noi, no?" insisté Rick.

L'altro fece spallucce: "Ma solo una. Mettetevi in posa." rispose.

Rick mi mise un braccio attorno alle spalle e disse: "Siamo pronti."

Quel braccio che mi cingeva lieve mi fece subito eccitare moltissimo.

"Sorridete..." disse l'amico e scattò la foto.

Rick tolse il braccio dalle mie spalle e mi dispiacque. Riprendemmo la strada. Trovammo un cespuglio di more e ci fermammo a mangiarle. Rick spesso, quando ne trovava una più bella, matura, me la porgeva con un sorriso... e io lo trovavo sempre più desiderabile.

A sera eravamo di ritorno alle tende. Ci cucinammo la cena e dopo aver mangiato restammo attorno al fuoco a chiacchierare, cantare le canzoni in voga, scherzare. E a parlare di ragazze. Rick ci raccontò della sua prima ragazza, in un modo così buffo che ci fece sbellicare dalle risa: ma io, dentro di me, ero deluso: se gli piacevano le ragazze, non avevo speranze.

Finalmente tornammo in tenda. Rick si denudò come la sera prima. Io di nuovo restai con le mutande indosso. Spense la luce.

Dopo poco, sussurrando, mi disse: "Prometti di non dire niente a nessuno?"

"Di cosa?" chiesi io.

"Prima prometti."

"Certo, te lo prometto."

"Io ho inventato tutto: neanche io ho mai fatto l'amore con una ragazza." sussurrò.

Di colpo mi sentii allegro, anzi, più che allegro felice. "Davvero?" chiesi.

"Già."

"Ma allora, perché hai raccontato..."

"Così, per non sembrare diverso dagli altri. Ho sempre tante ragazze attorno, io, ma in realtà non ho mai fatto niente. Qualche flirt leggero, ma al momento buono mi sono sempre tirato indietro."

"Come mai?"

"Mah, non lo so: paura, forse."

"Paura? e di che?" chiesi sentendo che il cuore mi batteva sempre più forte.

"Non lo so. Io credo che non mi sposerò mai e non voglio magari trovarmi incastrato."

"Neanche io voglio sposarmi." gli sussurrai.

"Ah." disse lui senza aggiungere altro. Per un po' restammo in silenzio, poi lui disse: "Mi piaci, Dave."

"Anche tu mi piaci, Rick." mormorai emozionato. Ma che cosa voleva dire con quelle parole? Quello che speravo, sognavo o semplicemente che stava bene con me? Me lo stavo chiedendo ed avrei voluto domandarglielo ma non sapevo come fare.

Rick, dopo poco, sussurrò: "Mi è venuto duro."

"Anche a me." dissi allora io. Di nuovo un lungo silenzio.

Poi una sua mano mi sfiorò un braccio e con i polpastrelli lo carezzò lieve. Mi sentii ancora più eccitato di prima.

"Ti do fastidio?" chiese lui.

"No, anzi, mi piace." dissi con voce rotta dall'emozione.

La sua mano scivolò sul mio petto e si soffermò su un mio capezzolo che carezzò con una lieve mozione circolare. Emisi un sottile sospiro di piacere. Lui si girò su un fianco e mise una sua gamba sulle mie. Mi spostai lievemente verso di lui, finché sentii la sua erezione premermi contro un fianco. La sentii palpitare e fremetti.

"Rick..." sussurrai.

"Ssst!" disse lui venendomi sopra e prendendomi il volto fra le mani.

Le sue labbra cercarono le mie. Ci baciammo e io lo abbracciai stringendolo a me. Mi fece scivolar via le mutande e, finalmente, iniziammo a fare l'amore: mi pareva di sognare. Era dolce, caldo, forte, appassionato. Lo sentivo dappertutto: mi cercava, mi toccava, mi faceva sentire che mi desiderava.

Mi abbandonai a lui completamente, assecondandolo pieno di felicità.

E quando mi sussurrò: "Ti voglio, Dave." mi offrii a lui senza esitare, godendomi la realizzazione dei miei sogni: ero finalmente fra le braccia di un maschio che mi desiderava, che faceva l'amore con me, che mi stava facendo suo.

Dopo, mentre ci si rilassava abbracciati, lui mi disse: "Lo sapevo di piacerti."

"Ah sì? E come?"

"Da come mi guardavi. Per questo ti ho invitato a venire in tenda."

"Ma gli altri due?"

"Per copertura. Non sanno niente di me. Non sono gay, loro. Mi piaci da matti, Dave."

"Anche tu."

"Hai un ragazzo, tu?"

"No. E tu?"

"Neanche io. Vuoi essere il mio ragazzo?"

Questa richiesta mi faceva piacere, molto. Ma ripensai a Ken. Così gli raccontati di lui e, alla fine gli dissi: "Mi prometti che tu, se un giorno deciderai di lasciarmi, non farai come Ken? Che me lo dirai?"

"Certo, te lo prometto. Ma mi piaci da matti, perché dovrei lasciarti?"

"Non sarà molto facile vederci da soli, fare l'amore. I miei mi controllano parecchio."

"Andremo di nuovo a fare campeggio e da soli. Se tu lascerai gli scout potremo farlo anche abbastanza spesso."

"Finché sarà bel tempo, ma poi?"

"Qualcosa troveremo. Mi piaci troppo, Dave, dal primo giorno che ti ho visto." mi disse carezzandomi. Poi aggiunse: "Ora dormiamo."

"Io ho di nuovo voglia." gli sussurrai lievemente vergognoso ma eccitato.

"Adesso dormiamo. Il primo che si sveglia domattina sveglia l'altro facendoci l'amore, ti va?"

"OK."

Mi svegliai prima io: era di nuovo eccitato come la mattina prima e allora subito mi dedicai a lui.

Si svegliò e carezzò il mio capo che si muoveva a ritmo fra le sue gambe mormorando: "Buona mattina, Dave, splendida mattina." e ricominciammo a fare l'amore.

Eravamo appena venuti e lui era ancora in me quando sentimmo le voci degli altri due nella tenda vicina. Ci guardammo con un sorriso complice, ci demmo un lungo silenzioso bacio e ci staccammo carezzandoci lievi per tutto il corpo.

"Ehi, sveglia, dormiglioni!" disse una voce da fuori la tenda.

"Che or'è?" chiese Rick imitando alla perfezione la voce impastata dal sonno di chi si è appena svegliato.

"Le nove. Sveglia Dave, dai."

"Sì. Dave. Dave!" disse Rick scuotendomi davvero mentre mi strizzava l'occhio con allegria, e dovetti far fatica per non scoppiare a ridere.

Tra me e Rick c'era ora una complicità che mi piaceva da matti. A volte ci si lanciava sguardi o ci si sfiorava quando gli altri non ci guardavano. Se poi eravamo sicuri di non essere visti, ci si baciava anche, o ci si toccava fra le gambe per esprimerci il reciproco desiderio.

Tornammo a casa a sera. Io, come mi aveva chiesto Rick, ero deciso a lasciare gli scout, dovevo solo trovare una buona scusa. Iniziai a farmi vedere svogliato ogni volta che dovevo andare ad una riunione, e frattanto studiavo come dire ai miei che volevo smettere. Non ne ebbi bisogno, però, perché i PR avevano pensato che dovevo partecipare di più alla vita pubblica della famiglia, così furono loro che dissero che ormai ero troppo grande per continuare ad andare con gli scout e che le attività di gruppo mi portavano via troppo tempo.

Con Rick ci si vedeva circa una volta alla settimana, o da lui o da me. In queste occasioni non è che si potesse fare granché: qualche bacio furtivo, qualche rapida carezza intima. Non eravamo quasi mai soli. Una volta che eravamo nella loro casa, mentre tutti erano in soggiorno, Rick mi propose di salire in camera sua per mostrarmi i trofei delle gare di nuoto a cui aveva partecipato.

Salimmo. Appena fummo nella sua camera, lui mi sospinse contro la porta e mi si addossò, stringendomi fra le braccia e baciandomi.

"Ti voglio, Dave." mormorò eccitato.

Anch'io lo volevo ma ero intimorito. Lui iniziò ad sbottonarmi i calzoni.

Io cercai di bloccarlo, allarmato: "Se viene qualcuno..."

"Senza spogliarci." disse semplicemente Rick continuando.

Mi fece calare i calzoni fin sulle anche, mi fece girare e se lo tirò fuori. In piedi lì, io appoggiato alla porta, mi prese, carezzandomi il petto sotto la camicia. Ero eccitatissimo, probabilmente anche per il pericolo che stavamo correndo.

Aveva ragione lui, se qualcuno fosse salito l'avremmo sentito per tempo ed avremmo fatto in un attimo a rimetterci a posto gli abiti. Ma l'idea che i nostri erano al piano di sotto e che noi si stava facendo l'amore, mi eccitava molto. Lo sentii scivolare in me e avrei voluto gridare per la gioia, per il piacere. Ad ogni suo affondo io mi spingevo contro di lui, mentre lui mi sfregava entrambi i capezzoli. Era troppo bello! Venimmo in breve. Dopo dovemmo pulire il battente della porta che avevo irrorato con i miei schizzi. Lo facemmo ridacchiando, dopo esserci rimessi a posto i vestiti. Ci baciammo di nuovo, poi, rapidamente, mi mostrò davvero i suoi trofei, quindi scendemmo.

Andammo anche di nuovo in tenda assieme, questa volta noi due da soli, e facemmo l'amore anche in pieno giorno: ogni volta che a uno dei due veniva voglia l'altro non si tirava certo indietro. Facemmo anche l'amore in acqua: lo trovai molto eccitante. Ricky, come lo chiamavo ora, ci sapeva fare davvero, almeno quanto Ken. Mi sapeva far eccitare moltissimo.

Una volta, era con i suoi a casa mia per un barbecue, mi portò nel gazebo in fondo al giardino con l'intenzione di fare l'amore.

"È troppo pericoloso, Ricky." gli dissi quando capii le sue intenzioni.

"Ma no, dai. Ho troppa voglia. Ci chiudiamo dentro e..."

"Se arriva qualcuno lo troverà strano, no?"

"Ma io ti voglio, Dave." mi disse carezzandomi in modo sensuale.

"Anch'io." gemetti fremendo, "ma..."

"Allora dove possiamo andare? Non hai un posto sicuro?"

"Se non ci vedranno più in giro ci cercheranno. Dobbiamo tornare con gli altri ora, purtroppo." dissi io a malincuore.

"Allora?" insisté Rick.

"Non lo so."

"In camera tua?"

"No, non chiudiamo mai la porta noi, perciò..."

"Ti voglio." mormorò Rick.

"Anche io, ma..."

Il suo desiderio accendeva il mio. Volevo fare l'amore con lui, presto, anzi subito. Ma come, dove?

Rick mi fece un ampio sorriso: "Lascia fare a me." mi disse, poi aggiunse: "Torniamo con gli altri. Ma non allontanarti da me."

"Che hai in mente, Ricky?"

"Vedrai: funzionerà." disse avviandosi senza aggiungere altro.

Tornammo con gli altri. Lui si mise ad aiutare a preparare gli spiedini. Come m'aveva detto, feci in modo di restargli accanto anche se facevo altro. Lui chiacchierava animatamente con Mary Ann, mia sorella, ridendo e scherzando. Non capivo che cosa avesse in mente. Prese gli spiedini pronti e li mise sul vassoio di portata. Quindi prese la bottiglia del ketchup e si mise ad agitarla con forza. All'improvviso il tappo saltò via e la salsa volò alta e cadde sul vestito di Mary Ann e sul suo, sporcandoli tutti.

Un grido, risate, Mary Ann lì per lì fece un'espressione sgomenta, poi scoppiò a ridere anche lei: "Oh dio! Ora dovrò andare a cambiarmi."

"Mi dispiace, Mary Ann. Ma almeno tu puoi." disse Rick con faccia contrita. Allora capii che l'aveva fatto apposta.

"Rick, vieni in camera mia, ti do io qualcosa per cambiarti."

"Oh, grazie, Dave: non mi va l'idea di essere scambiato per un würstel! Potrò anche farmi una doccia? Guarda, ne ho fin sui capelli!"

"Sì, certo, andiamo."

Salimmo, Mary Ann, Rick e io, nelle nostre stanze. E, siccome Rick doveva spogliarsi per fare la doccia, chiusi la porta a chiave. In silenzio ci spogliammo nudi. Mi prese fra le braccia e, baciandomi, mi portò in doccia e qui ci mettemmo a fare l'amore sotto lo scroscio dell'acqua, pieni di passione. Finalmente lui fu di nuovo in me. Non voleva che venissi, e non fu facile. Dopo che ebbe raggiunto l'orgasmo, mi fece girare e me lo prese in bocca e venni così: Fu in quell'occasione che mi disse che gli piaceva da matti il mio sapore. Lo trovai un bellissimo complimento. Poi ci asciugammo, gli detti alcuni miei abiti e ci rivestimmo. Scendemmo soddisfatti.

Rick mi piaceva sempre più. Non solo era terribilmente sensuale, ma mi trattava anche con affetto, colmandomi sempre di mille piccole attenzioni. E c'era quel senso di complicità che ci univa in modo incredibile: anche quando con mio fratello Martin o con altri ragazzi parlava di ragazze in mia presenza, bastava che mi lanciasse un'occhiata che sapevamo che era tutta messa in scena.

L'unica cosa che mi dispiaceva era che non riuscissimo a star soli abbastanza spesso quanto avrei desiderato. Si riusciva a fare l'amore due o tre volte al mese solamente e sempre piuttosto di fretta, una volta che, venuta la cattiva stagione, non avevamo più la scusa di andare in campeggio assieme. Unioni brevi ma intense, questo è vero. O meglio, intense ma brevi...

Il desiderio di unirci e il fatto che ci era sempre andata bene, forse, ci resero meno prudenti. Oppure quelli di PR erano più navigati di quanto pensassi, non so, e sospettarono qualcosa. O fu soltanto il caso che ci fu avverso...

Avevo appena compiuto i diciassette anni, con i miei avevo partecipato ad una festa in onore di un attore che quell'anno aveva vinto l'Oscar. Alla festa c'era anche Rick con la sua famiglia. Quando fu l'ora di tornare, mio padre invitò la famiglia di Rick a fare un salto da noi: voleva parlare a quattr'occhi col padre di Rick di questioni che riguardavano il loro partito e soprattutto delle prossime elezioni presidenziali a cui mio padre intendeva presentarsi.

Mia madre con la madre di Rick erano andate a vedere la serra. Mio padre col padre di Rick e mio fratello Junior erano in biblioteca. Mary Ann con la sorella e il fratello di Rick e con Martin avevano deciso di farsi una nuotata in piscina e perciò io e Rick eravamo saliti in camera mia.

Rick mi aveva subito abbracciato: "Facciamo l'amore?" mi aveva sussurrato all'orecchio mordicchiandomelo.

"Sì, ma non qui. Vieni."

"Dove?"

"Vieni." gli dissi. Lo portai su nella soffitta.

C'era un vecchio letto, quello dei nonni, con ancora il materasso matrimoniale. Ci spogliammo e ci stendemmo sopra e cominciammo subito a fare l'amore pieni di reciproco desiderio.

Pensavo che avremmo sentito in tempo se qualcuno fosse salito fin lì. Non so se fu per colpa del cigolio delle molle del vecchio letto o se fu perché eravamo troppo presi da quello che stavamo facendo, ma non sentimmo che uno degli uomini di PR stava salendo. Rick mi stava prendendo con reciproco gusto, quando sentimmo un rumore: e vedemmo l'uomo che ci guardava con aria severa. Ci immobilizzammo.

"Vestitevi." disse semplicemente Tom Spencer con voce neutra.

Ci sciogliemmo e ci rivestimmo rapidamente sotto lo sguardo serio dell'uomo.

"Tom... non dirai niente ai nostri, vero?" dissi io con tono implorante.

"Mi dispiace, ma non posso tacere. Mi dispiace davvero."

"Se ti dispiace davvero, come dici, starai zitto." disse con tono di sfida Ricky.

"Non posso. Davvero non posso." ripeté senza alcuna emozione nella voce. E si girò lasciandoci soli.

"Che facciamo, ora?" chiesi io spaventato.

"Che possiamo fare?"

"Negare."

"Sarebbe inutile: crederanno a lui. Io... io non negherò per niente. Io non mi vergogno per quello che abbiamo fatto."

"Neanche io, ma sai bene come la pensano. Ci impediranno di vederci ancora."

"Io sono maggiorenne."

"Non io, però: mi mancano ancora quasi due anni. Ci impediranno di vederci ancora, come minimo."

"Lotteremo." disse deciso Rick.

La sua decisione mi faceva piacere, e mi diede coraggio. Scendemmo. A me batteva il cuore, comunque. Decidemmo di aspettare in camera mia. Seduti alla mia scrivania, fianco a fianco, tenendoci una mano sotto il tavolo. In silenzio. Sentimmo un rumore di passi per il corridoio: era Mary Ann e dalla sua espressione capimmo che non sapeva ancora nulla.

"Rick, i tuoi stanno per andare via. Ti aspettano."

"Sì, grazie, scendo subito." disse lui. Mary Ann uscì dalla stanza.

"Scendo con te." dissi io.

"Sì." Ci alzammo. Rick mi dette un rapido bacio prima di uscire dalla stanza.

Scendemmo. Lo sguardo di mio padre e del padre di Rick era scuro, evidentemente sapevano, ma non dissero nulla. Quando furono usciti io stavo per risalire in camera mia ma mio padre mi disse che doveva parlarmi, di raggiungerlo in biblioteca.

Col cuore che mi batteva all'impazzata, lo seguii. Junior entrò dietro di me. Mio padre fece cenno di sedere. Sedemmo tutti e tre.

"Allora, Dave. Abbiamo saputo di te e Rick. Che hai da dire?" chiese con tono asciutto. Non sapevo che dire. "Allora?" insisté mio padre.

Junior intervenne: "È vero?" chiese con tono quasi incredulo, come se sperasse che dicessi di no.

"Sì, è vero." mormorai io.

"È stato Rick a farti fare quelle cose?" chiese mio padre.

"No. Anche io sono gay." balbettai quasi io, cercando di farmi forza.

"Ma sei solo un ragazzo! Come puoi dire una cosa del genere."

"Papà, sono abbastanza grande per saperlo. Sono tre anni che... Rick non è il primo, comunque, e non sarà l'ultimo." dissi quasi in tono di sfida raccogliendo tutte le mie forze.

"Non puoi dire una cosa del genere. Non puoi, non capisci? Non puoi rischiare di rovinare la carriera di papà!" disse Junior con forza.

"Per fortuna è Rick: ci penserà suo padre a mettere le cose a posto con lui, me l'ha promesso. Ma queste cose devono cessare!" disse mio padre secco.

"Per la tua carriera?" chiesi io rabbioso.

"Certo. Tutta la nostra famiglia deve essere unita e senza macchia: le presidenziali non sono una cosa che si possa prendere alla leggera. Saremo tutti passati al setaccio, lo sai bene. Ti immagini che cosa si direbbe se si sapesse che sei gay? Ammesso che tu lo sia." insisté Junior.

"Lo sono e non ci posso fare niente. Separatemi da Rick e troverò qualcun altro. Non potete chiedermi di rinunciare alla mia vita per la carriera di papà. Io sono gay, lo so, ne sono sicuro e ho diritto di vivere la mia vita."

"Certo che posso chiedertelo!" disse papà senza alzare la voce ma con forza, "ti ho dato io la vita, ti ho allevato io, ti mantengo io!"

"Non ti ho chiesto io di darmi la vita, né di allevarmi, né ho scelto io di essere gay. Lo sono e basta." gridai io.

Mio padre stava per ribattere quando entrò mia madre: "Che c'è? che succede?" chiese, "perché Dave alzava la voce?"

"Niente, Jenny, solo una piccola discussione." disse mio padre.

"No, mamma, non era solo una piccola discussione: papà ha scoperto che sono gay e vuole che diventi etero, ecco cosa c'è!" dissi con rabbia crescente.

Mia madre sbiancò in viso: "Dave! Che scherzi sono questi?" balbettò sapendo bene che non stavo scherzando affatto.

"Jenny, poco fa Tom ha sorpreso Dave con Rick in una posa che... lasciava poco all'immaginazione." disse papà.

"Stavamo scopando!" dissi io sempre più agitato. Mio padre, per la prima volta in vita mia, scattò e mi dette un ceffone. Io ero sempre più furioso: "Anche se mi picchi, la realtà è quella: sono gay, papà. E sono contento di esserlo!"

"Gesù! Dove abbiamo sbagliato, Ray?" chiese con voce querula mia madre sedendo quasi di schianto e torcendosi le mani.

"Sbagliato? Gli abbiamo dato tutto, l'abbiamo curato, seguito, educato come meglio non si poteva. Non so chi e come l'ha portato a questa depravazione. So solo che per fortuna ce ne siamo accorti in tempo e che è stato con Rick e non con qualcuno che i nostri avversari possono usare contro di noi."

Già: quello era il vero centro del problema: la carriera politica di mio padre. Il resto veniva in secondo piano. La mia vita, la mia felicità, non contavano. Ne ebbi la controprova quando mio padre radunò lo staff di PR e sottopose loro il problema: l'importante era che non si venisse a sapere, assolutamente. Mi sottoposero ad un vero e proprio interrogatorio: con chi lo avevo fatto, quante volte, dove, da quanto tempo, chi lo sapeva.

Mi rifiutai di rispondere alle loro domande. Non avevano il diritto di mettere il naso nella mia vita privata in quel modo, rispondevo come in un ritornello. Ma quelli non mollavano. Ribattevano che non potevo mettere in pericolo la carriera politica di mio padre, dopo tutto quello che vi aveva investito.

Cercarono di prendermi con le buone, con le cattive, e sentivo di averli tutti contro. L'unico che mostrò una certa comprensione per me fu mio fratello Martin. E fu lui che mi disse di Ken e mi chiese se per caso avevo fatto qualcosa con lui. Negai. Ma in cuor mio li maledissi: dunque era per colpa loro che l'avevo perso! E ora mi volevano separare anche da Rick. Avevo provato, di nascosto, a telefonargli, ma al telefono avevano detto che non era in casa.

Per diversi giorni non potei neppure uscire di casa: avevano detto a scuola che stavo male, per giustificare la mia assenza. E mi sottoponevano al lavaggio del cervello, a partire dagli uomini di PR. Mia madre piangeva e cercava di ricattarmi con quel mezzo. No, non sono crudele dicendo che lo usava come mezzo di ricatto: conosco abbastanza bene mia madre per sapere che è così.

Ma io tenevo duro: ho pieno diritto ad avere la mia vita sessuale, esattamente come tutti gli altri. Portarono in ballo anche la religione, si capisce. Risposi che erano tutte palle, che non sapevo che farmene di una religione che non accettava l'uomo com'è. In parte le chiacchierate fatte con Ken prima e Ricky poi, mi avevano preparato a quel tipo di discorsi.

Non che fossi proprio ferrato in materia, ma sapevo che gli scienziati avevano ammesso che non era né una malattia fisica né psicologica, che la legge non lo proibiva. Quanto alla religione, che c'erano persino gruppi di credenti gay e che alcune chiese li accettavano.

"Ma non la nostra!" mi disse esasperata mia madre.

"E allora io la cambio!" risposi deciso.

Sapevo, perché me l'aveva detto, che anche Ricky stava lottando come me. Non sapevo se sarei mai riuscito a mettermi in contatto con lui, ma comunque non volevo essergli da meno.

Gli uomini di PR, visto vano ogni tentativo di "farmi ragionare", proposero che si arrivasse ad un compromesso: purché io mi impegnassi a non dare "scandalo", non frequentassi i locali gay, non cercassi avventurette con sconosciuti, mi si poteva permettere di avere un amico in segreto, forse proprio Rick, che era facilmente controllabile. Ma i miei e quelli di Rick si opposero.

A quel punto anche io mi opposi: avrei accettato quel compromesso pur di rivedere Rick: non lo accettavo se non potevo rivederlo. Junior mi fece notare che anche lui non si sarebbe messo con una ragazza che non andava bene, che anche lui rinunciava ad una parte della sua vita privata per la politica. Non potevo farlo anche io? Lo trovai ridicolo: lui poteva flirtare con le ragazze che lo attraevano, in pubblico. Poteva fidanzarsi, sposarsi, girare a braccetto della ragazza che sceglieva, baciarla in pubblico. E a lui interessava la politica, a me no. Come poteva paragonarsi a me?

Come avrei potuto trovare un compagno senza frequentare i locali gay, se mi impedivano di vedere Ricky? Fu una battaglia serrata, che durò settimane. Ero guardato a vista, ma soprattutto ero sollecitato senza sosta a arrendermi alle ragioni della politica e a sacrificarmi per la carriera di mio padre e in vista della imminente campagna per le presidenziali.

Ma quello che era in gioco era la mia vita: specialmente se mio padre avesse avuto successo alle elezioni, come figlio del presidente non potevo certo essere più libero di ora. E io non ero affatto disposto a rinunciare alla mia vita.

E decisi di scappare di casa. Da quando ero bambino, non ci avevo mai più pensato, ma ora mi pareva l'unica soluzione: sparire, magari andare all'estero, farmi una vita mia, magari cambiando nome in modo di non creare altri problemi a mio padre....


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