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una storia originale di Andrej Koymasky


pin IO, IL FIGLIO DEL PRESIDENTE CAPITOLO 6
PIACEVOLI AVVENTURE IN LIBERTÀ

La settimana dopo aver incontrato Khaled, nella stessa discoteca conobbi un ragazzo francese di ventiquattro anni. Si chiamava Bernard, era alto, simpatico, ben fatto anche se non veramente bello. Mi venne vicino e chiese se poteva sedersi accanto a me. Dal mio terribile francese capì subito che ero straniero, mi chiese di dove fossi e fece le solite domande di prammatica.

Poi, dopo poco che si parlava, fece una faccia buffa e mi chiese: "Uno bello come te sicuramente non è interessato ad uno come me, no?"

Mi misi a ridere, per il tono con cui aveva posto quella domanda e risposi: "Non sei affatto brutto e comunque sei un ragazzo simpatico."

"Grazie, ma... non sei interessato a me?" ripeté studiando la mia espressione.

"Non lo so ancora, dovrei forse poterti conoscere meglio. E non mi dispiacerebbe affatto conoscerti meglio." gli risposi sinceramente.

"Né a me farmi conoscere. Ti va di venire con me in un altro locale più tranquillo, dove si possa parlare?"

"D'accordo." gli dissi.

Mi portò in un piccolo bar che non conoscevo, sedemmo ad un tavolinetto. Mi offrì da bere. Parlammo a lungo. In un certo senso ero un po' meravigliato che non facesse nessuna avance: la stavo aspettando ed ero pronto a dirgli di sì. Mi parlava di sé, quasi cercasse davvero di farsi conoscere da me; avevo l'impressione che non stesse cercando di mettersi in bella luce ai miei occhi ma che si stesse semplicemente raccontando come lui si vedeva, compresi i difetti che trovava in sé. E mi era sempre più simpatico: aveva un fine senso dell'umorismo e anche di autoironia che mi piaceva non poco. Lo ascoltavo con piacere.

Ad un certo punto guardò l'orologio: "Ti sto facendo fare tardi." disse.

"Non importa: sto bene con te. E domani è sabato e non devo andare all'università, perciò... Tu piuttosto?"

"Anche io sono libero domani."

"Vivi da solo?"

"No, col mio fratello maggiore e col suo ragazzo."

"Anche tuo fratello è gay?"

"Sì. È lui che mi ha fatto capire di essere gay."

"E come ha fatto?"

"È venuto nel mio letto, circa cinque anni fa, e mi ha costretto a fare l'amore con lui. Eravamo arrivati da poco a Parigi."

"Ti ha violentato?" gli chiesi sorpreso.

"No, non proprio: voleva essere preso da me. A lui piace essere preso."

"E a te?" gli chiesi allora con un sorriso malizioso.

"A me? A me piace tutto, specialmente se fosse con uno come te." disse mettendomi una mano lieve su una coscia. Gli carezzai la mano e la sospinsi più su. Lui sorrise e finalmente giunse a carezzarmi sulla patta. "Sei eccitato. Per me?"

"Vedi qualcun altro qui intorno?" gli chiesi io.

Lui allora si chinò su di me e mi baciò: "Verresti a casa con me, stanotte?"

"Sì... ma e tuo fratello?"

"Lui ha il suo ragazzo, stanno in camera loro. Andiamo?"

"Andiamo." gli dissi.

Ci baciammo di nuovo, poi uscimmo. Lui fermò un taxi e mi portò a casa sua. Facemmo l'amore tutta la notte. Ci prendemmo a vicenda. Era bello prendere l'uomo che ti aveva appena preso: era la prima volta che mi capitava. Ci addormentammo ancora intrecciati.

La mattina dopo fummo svegliati da suo fratello. Mi salutò tranquillo ed annunciò che ci avrebbe portato la colazione a letto. Era più bello di Bernard, aveva sui ventisei anni. Dopo aver mangiato i croissant caldi e il caffelatte, Bernard mi diede una vestaglia ed andammo a fare la doccia. Dopo conobbi l'amante del fratello: un giovanotto muscoloso sui trent'anni, che evidentemente faceva molta palestra.

Chiacchierammo tutti e quattro per un po', poi decidemmo di rivestirci e di uscire assieme. Era una piacevole compagnia. Il fratello di Bernard si chiamava Claude e il suo ragazzo Patrick. Patrick aveva un atteggiamento protettivo nei confronti di Claude e questi ne sembrava compiaciuto. Pensai che mi sarebbe piaciuto avere un amante così: protettivo, forte, dolce... Bernard mi disse che i due erano insieme da tre anni e che andavano perfettamente d'amore e d'accordo tutti e tre.

Pranzammo assieme. Dopo pranzo li salutai dicendo che era ora che tornassi a casa, inventando un appuntamento precedente. Bernard allora mi diede il suo numero di telefono, chiedendomi di chiamarlo per rivederci. Gli promisi che l'avrei fatto. Non so perché avevo deciso di lasciarli, in fondo ci stavo bene. Forse avevo bisogno di pensarci un po' su. Perché mi era piaciuto fare l'amore con Bernard, ma in fondo mi sentivo più attratto dal fratello e ancor più dal ragazzo del fratello.

Telefonai a Bernard pochi giorni dopo. Mi rispose Claude. Gli chiesi di Bernard e mi rispose che era al lavoro, ma che l'avrei trovato la sera. Mi propose di andare a cena da loro, così poi avrei potuto stare un po' con Bernard. Accettai volentieri. Alle sei, come mi aveva detto, mi presentai con un paio di bottiglie di vino. Bernard non era ancora arrivato ma mi dissero che sarebbe giunto da un momento all'altro.

Mentre Claude in cucina preparava la cena, io e Patrick stavamo in soggiorno a chiacchierare. Patrick mi attirava molto, era davvero sensuale ed indossava solo una canotta blu ed un paio di attillati calzoncini corti che lo rendevano ancora più sexy. Lui si rendeva conto dell'effetto che mi faceva e ne pareva compiaciuto. Io ero imbarazzato, ma sempre più attratto da lui: la sola vicinanza fisica mi stava eccitando terribilmente. Pensai con invidia a Claude che sentivo spentolare in cucina.

Quando Patrick mi mise un braccio attorno alla vita e mi sussurrò che gli piacevo molto, fremetti: "Anche tu mi piaci, ma..." dissi combattuto.

"Ma?" insistette lui tirandomi a sé e carezzandomi con un sorriso malizioso.

"Claude... e Bernard..." mormorai io mentre le sue carezze si facevano più intime e io mi sentivo sempre più pronto a cedergli.

"Non c'è nessun problema, sanno perfettamente che mi piaci e che ti voglio." disse lui iniziando ad aprirmi gli abiti.

"Lo sanno?" chiesi stupito.

"Sì certo. Vieni di là in camera, dai."

"Ma non è geloso Claude?"

"No, non sono gelosi. Perché sanno che non li lascerò mai."

"Li? Anche Bernard è il tuo ragazzo allora?"

"Certo. Non te l'aveva detto?"

Lo seguii in camera come in trance, eccitato e qui giunti ci spogliammo: il suo corpo era bello, terribilmente virile. "E tu non sei geloso di loro?" gli chiesi mentre mi saliva sopra.

"No, perché anche loro non mi lasceranno mai."

"Ma fate l'amore in tre?"

"Di rado; ma a volte anche in quattro: non ti piacerebbe?"

"Non lo so, non l'ho mai fatto."

"Allora perché non lo facciamo tutti e quattro assieme, dopo cena? Riesci a venire due volte?"

"Credo di sì." risposi abbandonandomi alle sue carezze.

Era forte e caldo e mi portò abilmente a desiderare di essere suo: mi lasciai prendere con piena dedizione.

Quando tornammo in soggiorno, con una vestaglia indosso, i due fratelli ci accolsero con un gran sorriso.

Bernard, dopo avermi salutato, mi chiese: "Ti è piaciuto Patrick?"

Un po' imbarazzato gli risposi di sì.

Patrick aggiunse: "E dopo cena lo rifaremo, tutti e quattro, d'accordo ragazzi?"

"Certo, bene; buon appetito, allora!" disse allegro Bernard carezzandomi una gamba sotto il tavolo. Anche Claude pareva contento all'idea.

Cenando chiacchierammo allegramente ed io ero stupito per quel curioso ménage a tre, aperto anche eventualmente ad un quarto, che ruotava attorno a Patrick. Ora mi era evidente come e quanto i due fratelli fossero affascinati dall'uomo e facessero a gara nel compiacerlo e come questo fosse attento e dolce con tutti e due allo stesso modo. Terminato di cenare, Bernard fece un caffè, quindi Patrick ci disse di andare in camera da letto.

Denudatici, all'inizio ci intrecciammo tutti e quattro e sinceramente pensai che era più un gioco erotico che non veramente fare l'amore. Un gioco piacevole, in cui era un po' difficile capire chiaramente chi stesse facendo cosa a chi. Finché Patrick si unì a Bernard e Claude mi si offrì.

Trovai molto eccitante guardare Patrick che prendeva il ragazzo mentre io facevo lo stesso col fratello: era come guardarsi allo specchio, anzi, meglio. Ci scambiammo più volte partner, a volte unendoci in tre o di nuovo tutti e quattro e chi dirigeva il "gioco" era sempre Patrick. Patrick era solo attivo, Claude solo passivo, io e Bernard l'uno e l'altro. Così ad un certo punto, mentre io prendevo di nuovo Claude, Bernard mi infilò e subito Patrick prese Bernard: ci si muoveva tutti e quattro all'unisono e provai un forte piacere nel prendere ed essere preso al tempo stesso, ed improvvisamente esplosi di nuovo in un forte orgasmo.

Dopo, giacemmo tutti e quattro appagati ed esausti, mentre Bernard mi carezzava e Claude carezzava Patrick.

Questi mi chiese: "Ti è piaciuto?"

"Sì..." risposi un po' confuso, poi aggiunsi: "Però preferisco farlo solo in due."

Patrick sorrise: "Anch'io pensavo così all'inizio, ma ora non saprei rinunciare a nessuno di loro due né loro a me, non è vero?" I due fratelli annuirono sorridendo con evidente soddisfazione.

Mentre tornavo a casa ripensavo a quell'esperienza: era stata indubbiamente piacevole, ma non è che mi attraesse molto ripeterla. Preferivo ancora avere un solo partner, anche per una semplice avventura. Decisi perciò che non avrei più cercato Bernard. Se non ci si fosse incontrati per caso in discoteca o in qualche altro locale gay, non ci saremmo rivisti, perché io, come al solito, non avevo dato il mio numero di telefono. Inoltre, quando conoscevo qualcuno e questi mi chiedeva il nome, rispondevo sempre dicendo di chiamarmi Simon.

Il cambiamento nel colore e nel taglio dei capelli e il fatto di portare gli occhiali, si erano rivelati sufficienti perché nessuno mi riconoscesse per chi veramente ero. Perciò ero piuttosto tranquillo e mi godevo la ritrovata libertà. E continuavo a cercarmi altre avventure, trovandole senza alcuna difficoltà, però non c'era ancora nessuno con cui mi sarebbe piaciuto avere una relazione più seria, anche se lo continuavo a sperare.

Rick mi scrisse dicendo che sarebbe venuto a trovarmi assieme al suo Klaus. Ero contento di rivederlo. Mi chiesi se dovevo avvertire Bruce del loro arrivo, ma decisi di no: l'avrei fatto trovare di fronte al fatto compiuto ed avrei visto come reagiva. Rick mi diceva che si sarebbero fermati per una settimana; li avrei fatti dormire nel divano letto del salotto.

Li andai ad aspettare alla stazione. Riconobbi subito Rick. Poiché non gli avevo detto nulla della mia "trasformazione" mi divertii a guardare la sua espressione quando mi avvicinai a lui salutandolo: mi guardò un po' stupito, poi esclamò: "Dave! Come ti sei conciato?"

Ci abbracciammo, mi presentò Klaus. Gli spiegai il perché di quel mio cambiamento strada facendo verso casa mia.

"Dobbiamo chiamarti Simon, allora?" chiese divertito Rick.

"Non è necessario. Se andiamo in qualche locale gay, visto che là mi conoscono come Simon... Insomma, come volete voi." conclusi sorridendo divertito.

Klaus era più carino di persona che in foto ed era davvero simpatico. Ammirarono il mio appartamento, specialmente la terrazza le cui piante erano cresciute rigogliose e da cui si godeva di una bella vista. Mi avevano portato in regalo due grandi poster con foto a colori di splendidi nudi maschili, che sistemai subito nella mia camera da letto sulla parete di fronte al letto.

Mentre Klaus faceva il bagno, Rick mi chiese come me la cavassi, come fosse la mia vita sessuale. Gli raccontai un po' le mie avventure, la mia vita. Lui mi disse che da quando aveva Klaus non aveva mai più avuto avventure: erano fedeli l'uno all'altro. Gli dissi che Klaus mi piaceva, lui mi rispose che anche io mi ero fatto più bello, maturando fisicamente.

Klaus ci raggiunse in terrazza e mentre Rick andava a fare il bagno, chiacchierammo un po'.

"Sono contento di conoscerti: Rick mi parla spesso di te."

"Anche io sono contento di avervi qui. Sembrate bene affiatati voi due."

"Sì, ci vogliamo bene. Per me è stata una vera fortuna conoscere Rick. Tu lo conosci, no? Sai che amante delizioso è Rick. E dopo aver conquistato me, ha conquistato anche la mia famiglia."

"È bello poter vivere con l'uomo che si ama senza doverlo nascondere alla famiglia..." dissi pensieroso, "Sei fortunato, Klaus."

"Sì, sono fortunato. Anche perché, terminata l'università, Rick resterà con me: lavoreremo tutti e due con mio padre che vuole molto bene a Rick. Avremo anche il nostro appartamento, finalmente: ce lo comprerà papà come regalo per la laurea."

"Vi invidio..." gli dissi, "da noi una cosa del genere sarebbe impensabile."

"Anche in Germania non è certo una cosa comune, comunque. Sono stato fortunato ad avere una famiglia aperta e comprensiva."

Mi raccontò che quando, all'età di quattordici anni, aveva avuto la sua prima esperienza con un uomo gli era piaciuta talmente che ne aveva parlato con i suoi. La loro reazione era stata quella di dirgli che a volte sono solo esperienze giovanili, che questo non significava necessariamente che lui fosse gay. Ma senza fare drammi. Klaus ebbe poi altre esperienze e si convinse di essere gay. Ne parlò ancora col padre e questi gli disse che, se così era, sperava che trovasse un giorno l'uomo giusto per lui.

Gli chiesi come mai i suoi erano così comprensivi riguardo all'omosessualità. Mi disse che il padre gli aveva raccontato di avere avuto in gioventù diverse belle esperienze sia con ragazzi che con ragazze, finché aveva conosciuto la madre e se ne era innamorato e che secondo il padre ogni uomo è in realtà bisessuale e che perciò secondo lui, l'importante non è che si ami l'uno o l'altro sesso, ma che si ami la persona giusta.

Invidiai Klaus: avrei voluto avere anche io genitori come i suoi. Tornò Rick e, sentendo di che si stava parlando, mi disse che lui ammirava ed amava molto i suoi "suoceri". Anche solo il fatto che Rick parlasse dei genitori di Klaus con quel termine mi sembrò molto bello e significativo. Ed era bello vedere come i due ragazzi stavano vicini con semplice dolcezza, sfiorandosi a volte teneramente, scambiandosi un bacetto o guardandosi con occhi pieni di amore. Sembravano quasi una coppia in luna di miele.

Mi fece bene passare con loro quella settimana. Mi diede una visione di quanto può essere serena la vita di coppia quando si ha la possibilità di viverla senza doversi nascondere, vergognare. Certo, quando si era in pubblico evitavano certe effusioni, ma questo non più e non meno di tante coppie di uomo e donna sposati. In casa si lasciavano andare ad un atteggiamento più intimo, dolce e piacevole da vedere: era evidente che si amavano davvero.

Bruce, erano arrivati da me da un giorno, quando lo incontrai sul pianerottolo, mi disse: "È venuto a trovarti Rick."

"Sì, col suo ragazzo." risposi tranquillo.

"Sembra che stia bene."

"Certo, può finalmente vivere la sua vita, accanto alla persona che ama."

"Lui non è il figlio del presidente." disse Bruce.

"Già, beato lui!" ribattei io. Poi aggiunsi: "Dovrebbe essere permesso anche ai figli di divorziare dai genitori."

Bruce mi guardò un po' sorpreso, poi disse: "Già, forse..."

Mi stupì questa sua reazione: lo avevo sempre giudicato un conservatore, perciò incapace di capire certe cose. In realtà lo era, ma era prima di tutto un prammatico. Non gli interessavano tanto i principi quanto i risultati delle cose. A lui quindi non interessava che io fossi gay o no, quanto che questo non creasse problemi alla carriera di mio padre. Forse quello che me lo rendeva poco simpatico era l'apparente assenza di emozioni che dimostrava, l'atteggiamento freddamente razionale con cui affrontava le cose e, credo, anche l'apparente assenza di ogni scrupolo morale: per ottenere ciò che voleva, tutti i mezzi gli sembravano legittimi.

Ma questo è come lo giudico ora, dopo che sono passati parecchi anni dai fatti che sto raccontando. Allora lo sentivo come un nemico, come la longa manus di mio padre per controllarmi e questo mi dava piuttosto fastidio anche se, almeno fino a quel momento, mi sembrava che non si fosse ingerito eccessivamente nella mia vita privata.

In realtà ciò che non sapevo era che quando l'agenzia aveva fatto allestire i nostri due appartamenti aveva imbottito il mio di microspie con microfoni e videocamere abilmente nascoste nelle pareti. Bruce, dal suo alloggio, non mi perdeva di vista un solo momento. E fuori dall'alloggio era il servizio segreto francese a completare l'opera e a passargli le informazioni su quanto facevo. Certo, fuori dal mio alloggio potevano solo vedere dove andavo e con chi uscivo, niente di più, ma...

Forse ero ingenuo, ma allora non sospettai nulla di tutto ciò. Se avessi saputo che Bruce poteva vedere sui suoi monitor quello che facevo nella mia camera da letto, nello studio, in salotto e in soggiorno, e che poteva udire tutto quanto dicevo in qualsiasi stanza di casa mia, compreso il terrazzo e il gabinetto, credo che sarei stato, a dir poco, furioso.

Quando Rick e Klaus se ne andarono, sentii acuta la loro mancanza. Ero stato molto bene con loro e vedere quanto e come erano affiatati aveva fatto crescere in me il desiderio di avere un amante fisso. Avevo rivisto un paio di volte Bernard ma lo avevo abilmente evitato. Avevo conosciuto un ragazzo con cui avevo avuto alcuni appassionati incontri: fisicamente mi eccitava parecchio, ma con lui ci si limitava a far sesso, non avevamo niente altro in comune. Avevo anche conosciuto un ragazzo coreano che mi piaceva molto, ma lui aveva già un amante.


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