logoMatt & Andrej Koymasky Home
una storia originale di Andrej Koymasky


pin SE ESISTE QUALCOSA
CHE SI CHIAMA DESTINO...
FASCICOLO 5

O
L'INIZIAZIONE


Glicine in fiore:
mattino profumato
del suo colore!


Insegnavo nel mio liceo da nove anni, ed era il giorno della cerimonia di ammissione dei nuovi studenti che avevano potuto superare il difficile esame d'ingresso. Ero seduto sul palco assieme agli altri insegnanti. Gli studenti erano seduti in file compatte davanti a noi. I nuovi ammessi erano chiamati ad uno ad uno dall'insegnante capo che consegnava loro il diploma di ammissione, leggendone ad alta voce il nome, i dati, il punteggio avuto.

Il decano chiamò un altro allievo che si alzò dalle file e venne verso il palco. Mentre saliva, ebbi come un'improvvisa visione: era lui! Sì, quello studente intimidito che stava salendo sul palco era proprio il ragazzo del mio disegno, tale e quale, solo, forse, un po' più giovane. Lui, il mio ideale sognato per mesi ed anni, esisteva ed ora era lì, era salito sul palco, reale, concreto, splendido.

Un calore intenso mi avvolse, i miei occhi vedevano solo lui, e nella mia testa penetrò ovattata la voce dell'insegnante capo che leggeva il certificato di ammissione:

"Ida Yukichi, nato nel terzo anno Meiji, ammesso..."

Aveva anche un bel nome, pensavo confuso e tremante. Ida Yukichi. Ida Yukichi sarà mio allievo, per tre anni. Esiste ed è venuto proprio qui, nella mia scuola. Quant'è bello! Il mio Yukichi! Ti aspettavo, ragazzo, da tanti anni, sai?

Per tutta la cerimonia non ebbi occhi che per lui. Tanto che alla fine, Tachikawa mi venne vicino e mi sussurrò: "Sembra che lei abbia avuto una visione, caro professor Fujita. Ma, se permette un consiglio da un collega anziano, non è saggio farsi coinvolgere da sentimenti personali nei confronti degli allievi. È pericoloso, mi creda. Allievo ed amante, sono due ruoli incompatibili."

"Lo so bene. Ma... si vedeva così tanto?"

"Per un vecchio amatore di ragazzini come me, era più chiaro della luce del giorno, Fujita-san. Quel ragazzetto l'ha incantata, vero? Prova una forte attrazione per lui, vero?"

"È e resterà un allievo come tanti." lo assicurai convinto.

"Mi permetta di non crederlo. Dovrà combattere una dura battaglia, e anche vincerla se non vuole perdere la guerra. Stia in guardia, amico mio. Stia in guardia..."


Sì, specialmente i primi mesi fu davvero una dura battaglia con me stesso. In classe non avrei avuto occhi che per lui e facevo fatica a trattarlo come tutti gli altri allievi, ma ci riuscii. E pian piano riuscii a mettermi il cuore in pace, a non sognare ad occhi aperti, a non sperare l'impossibile. Anche io per lui sono certamente solo uno dei tanti insegnanti, mi dicevo. Ma a casa guardavo il disegno, su cui ora avevo scritto il suo nome: Ida Yukichi. Era proprio lui, senza ombra di dubbio, inequivocabilmente. E io lo amavo. Senza ombra di dubbio, inequivocabilmente. Anche se sapevo bene che era e doveva restare un amore unilaterale e destinato a non rivelarsi mai.

Era un allievo attento, diligente, intelligente. No, non lo sopravvalutavo. Andava piuttosto bene in tutte le materie. Era ordinato, puntuale. Faceva domande intelligenti. Sorrideva di rado ma quando lo faceva aveva un sorriso dolcissimo e luminoso. Come non amarlo?

Passò il primo anno. Verso la fine dell'anno scolastico, in febbraio, Tachikawa venne verso di me con un pacco di fogli in mano.

"I temi di inglese della prima A. Guardi questo." mi disse estraendo un foglio e porgendomelo serio serio.

Era di Ida. Il tema era in inglese, logicamente, lingua che non conosco. Lo guardai senza capire. Tachikawa, con l'unghia del mignolo, mi sottolineò una riga: c'era il mio nome.

"Che è? Che dice? Sa che non conosco l'inglese, io."

"Ascolti: ecco, dice che qui nella scuola tutti gli studenti hanno il loro professore preferito. Molti preferiscono il professor Tachikawa, altri, altri, eccetera, ma io preferisco di molto il professor Fujita, il mio insegnante di tedesco. È un uomo eccezionale, colto, intelligente e gentile con tutti, elegante. Bene, continua con le lodi, poi dice: provo per lui una grande ammirazione e io da grande vorrei diventare come lui, che è il mio modello di uomo, un uomo completo, perfetto... Non le pare una dichiarazione d'amore in piena regola, caro collega?"

Mi girava leggermente la testa. Guardai Tachikawa e dissi: "Non ci posso fare niente, non è colpa mia. Io l'ho trattato sempre come tutti gli altri, davvero."

"Non deve giustificarsi con me, collega. Deve solo stare ancor più attento di prima, semplicemente. Che lei sia attratto dal ragazzo, è normale, è comprensibile. Ma se anche il ragazzo è attratto da lei, può diventare difficile, pericoloso. I ragazzi, a differenza di noi adulti, non hanno il senso della misura, della convenienza. Volevo solo avvertirla. Metterla in guardia, da amico e collega non solo di scuola ma anche di... altro. A proposito, è un po' che non la vedo più al teatro del kabuki. Kikutaro mi chiede spesso di lei."

"È vero, da un po' non ci vado."

"Si è stancato dell'attore? La capisco. Anche io mi sto stancando del fratello. Vuole regali sempre più costosi e mi concede sempre meno del suo tempo. C'è invece il ragazzetto dei programmi: ha quattordici anni ed è un fiore. Gli sto facendo una corte discreta e se mi dirà di sì ne farò il mio nuovo amante. Ma lei, per caso, ha già un nuovo amante? Per questo non viene più a teatro?"

"Sì, il figlio del proprietario del nuovo sento che hanno aperto accanto a casa mia. Un ragazzo di vent'anni. Ben fatto e assai disponibile. Viene a trovarmi a casa, nel suo giorno libero, una volta a settimana. È più semplice dell'attore, ma certo non meno piacevole e non vuole regali." conclusi sorridendo.

No, nonostante quello che avevo appena detto al mio collega Tachikawa, non avevo un amante, non come lo intendevo io, per lo meno. Il mio cuore era prigioniero di Yukichi, anche se non mi illudevo che ci potesse mai essere nulla fra noi due.

Iniziò il nuovo anno scolastico.

Ed iniziò una nuova era, per così dire.


Ogni volta che in classe o nei corridoi della scuola passavo accanto a Ida Yukichi o lui a me, mi sfiorava, ora con un gomito, ora con una scarpa, ora in altro modo. Inizialmente pensai ad un caso, ma presto notai che accadeva praticamente solo con lui. Con gli altri ragazzi era davvero raro che capitasse.

Chiaramente Yukichi lo faceva apposta, perciò. Voleva farsi notare da me. Un'altra cosa che faceva per farsi notare da me, era il fatto che a lezione era diventato il migliore dei miei allievi. Non ero io a sopravvalutarlo. I suoi compiti erano proprio perfetti, assolutamente senza errori. Studiava il tedesco davvero con il massimo impegno.

E un giorno, fra una lezione ed un'altra, mentre passavo nel corridoio, Yukichi mi viene incontro, mi si ferma davanti serio serio, si inchina e dice a voce non forte ma chiara:

"Ich liebe sie, Herr Professor, ich liebe sie!"

Resto a guardarlo in silenzio, sorpreso, il cervello in fiamme, emozionato. Allora lui, a voce un po' più alta, ripete:

"Ich liebe sie, Herr Professor Fujita!"

Prima che lo ripeta di nuovo, questa volta magari gridando, io gli rispondo in fretta: "Sehr gutt, danke. Ich auch, mein Ida, ich liebe dich."

I suoi occhi brillano ma resta serio. Si inchina di nuovo e corre via lieve ed agile. Mi guardo intorno lievemente intontito. Gli altri, allievi ed insegnanti, o non hanno sentito, o non hanno capito, o fingono. Mi avvio a passo svelto verso la sala professori.

Ho la testa, ed il cuore, in subbuglio. Ida mi ama, me l'ha detto davanti a tutti. Ed io lo amo, finalmente gliel'ho detto anche io. Ma poi? È un amore impossibile. Se solo... se solo lui mi aspettasse, ancora due anni. Dopo, quando non fosse più mio allievo, potrei accettare il suo amore e dargli il mio. Avrebbe diciannove anni, una età più giusta per tutti e due. Ma ti puoi immaginare, fra due anni! È un ragazzo, chissà quante volte cambierà idea. Si stancherà. Oppure si innamorerà di altri magari più disponibili di me. O forse anche di una ragazza.

L'idea che possa stare fra le braccia di un altro mi fa stare male. Sono geloso di lui. Eppure non posso, solo per non perderlo, accettare ora il suo amore. Ah, se solo non fossi il suo professore! Già, ma così non ci si sarebbe neppure conosciuti.

Passo due giorni di vera sofferenza. Poi, mentre sono in sala professori, lui bussa. Siamo soli. Dice che deve parlarmi. Lo faccio sedere di fronte a me, al di là del tavolo.

"Professor Fujita, io sono innamorato di lei, voglio essere suo! Voglio appartenere a lei, per sempre." mi dice tutto d'un fiato stropicciando il berretto fra le mani.

"Ida Yukichi, anche io ti amo, da sempre. Ma il nostro amore non è possibile, non è ragionevole." gli rispondo emozionato cercando di conservare un tono distaccato come si conviene ad un insegnante, ad un adulto con la testa sulle spalle.

"Perché?" mi chiede lui angosciato, guardandomi dritto negli occhi.

Gli spiego. Gli dico tutto quello che ho pensato in quei giorni, compreso il fatto che mi sento geloso di lui, gli dico quanto lo amo, ma ribadisco con fermezza che fra professore ed allievo non può esserci una relazione d'amore, assolutamente.

Lui mi ascolta, poi mi dice, con tono deciso ma sereno grazie al fatto che gli ho ribadito di amarlo: "Lei non sarà per sempre mio professore. Ancora solo due anni. Se lei solamente mi dicesse che mi aspetterà questi due anni, io le giuro che sarò suo, solo suo, da ora e per sempre. Due anni passeranno in fretta, se lei mia aspetterà. In questi due anni ci ameremo in segreto e in silenzio. Non credo che avremo molto spesso altre occasioni come questa di parlare a quattr'occhi e meno ancora avremo occasione di star soli. Ma a me basterà sapere che mi sta aspettando."

Parlammo ancora. Riuscì a convincermi. In fondo io volevo esser convinto. Gli giurai eterno amore, mi giurò eterno amore. Eravamo commossi e compresi dell'importanza dei nostri giuramenti. Avrei voluto aggirare il tavolo, prenderlo fra le mie braccia, ma quel tavolo rappresentava il limite invalicabile che per ora ci divideva e così rimasi seduto dalla mia parte. Anche lui sedeva eretto, quasi rigido: probabilmente anche lui doveva vincere il suo impulso di venire a rifugiarsi fra le mie braccia.

Yukichi aveva sempre un piccolo talismano appeso alla cinta dei calzoni.

Allora gli dissi: "Non potremo comunicare spesso così liberamente. Bene, Yukichi, il giorno in cui tu dovessi cambiare idea sul nostro amore, non mettere più il talismano alla cintura ed io capirò."

"Allora anche lei, professore. Quel suo orologio d'oro che ha sempre al panciotto sarà per me l'equivalente: finché lo vedrò saprò che mi sta aspettando, d'accordo?"

"D'accordo, Yukichi. Ma ancora una condizione. Se vorrai essere il mio amante, dovrai uscire da questa scuola con il massimo dei voti e non solo in tedesco. Questa sarà la prova concreta di quanto tu mi ami."

"Va bene, farò del mio meglio. Ma ora sono suo, professor Fujita, non è vero?"

"Ora sei mio Yukichi."

"Grazie, professore. Posso andare, ora?"

"Puoi andare, Ida Yukichi."

Si alzò, mi fece un inchino e si avviò dritto e fiero verso la porta. Qui si girò un attimo e sussurrò:

"La amo, professor Fujita." e scomparve nel corridoio.

La amo: che parole dolci!


Iniziò un periodo particolare. Ida si comportava come tutti gli altri allievi, e come tale io lo trattavo. Ma ora un segreto ci univa e ogni volta che ci si incontrava i suoi occhi correvano per un attimo all'orologio del mio panciotto ed i miei al suo talismano di broccato rosso e tutto andava bene.

Sadao venne a casa mia. Lo aspettavo per dirgli che fra noi sarebbe stato meglio che cessassero i rapporti. Cercavo le parole migliori per dirglielo, non volevo ferirlo, non se lo meritava.

Lui, appena entrò, prevenne le mie parole e mi disse: "Fujita-san, sono venuto a darle una notizia: la prossima settimana mi devo sposare. Il kannushi ha fissato la data più favorevole."

"Ah, auguri, allora."

"Grazie. Anche se preferivo non doverlo fare."

"Allora, non ci incontreremo più, in questo modo." gli dissi quasi sollevato.

"No, perché? Io vorrei che non cambiasse niente fra il signor Fujita e me. Purtroppo devo sposarmi, non posso disobbedire ai miei, ma... A meno che Fujita-san non mi voglia più. Si è stancato di me, il signor Fujita?" mi chiese allarmato.

"No, Sadao, non mi sono stancato di te. Ma vedi, penso che sia meglio non continuare a vederci." gli dissi rinunciando vilmente a dirgli quello che avrei dovuto: in fondo mi era più facile lasciare su di lui la causa della nostra separazione.

"Si è stancato di me! si è stancato di me. Certo, io valgo poco, sono solo un ragazzo qualsiasi, lo so." disse lui con tono accorato.

"Ma no, Sadao. Sei un ottimo ragazzo e mi piaci, davvero."

"Ma allora? Ho sbagliato qualcosa? È arrabbiato con me per qualcosa? Se me lo dice io cercherò di farmi perdonare." disse con accento sincero.

Allora capii che non potevo non parlare chiaro e, preso coraggio, gli dissi con dolcezza: "No, Sadao, no. Il fatto è che io... io mi sono innamorato."

"Di una donna?" mi chiese il ragazzo sgranando gli occhi con un'espressione così buffa che scoppiai a ridere.

"No, non di una donna, ma di un ragazzo."

"Ah. E fa l'amore con lui, ora?"

"No, purtroppo. Anche lui mi ama, ma non ci è possibile, per ora, fare l'amore. Fra due anni, se tutto andrà bene, potremo finalmente unirci."

"Fra due anni? Ma allora, almeno fino a quel giorno, non potremmo continuare a vederci qui da lei? Poi fra due anni io mi farò da parte, lo giuro. Ma non mi mandi via ora, la prego."

"Ma io amo lui, non te. Con te sto molto bene, mi piaci molto, ma non ti amo, lo sai."

"Certo che lo so. Ma a me va bene così. Mi lasci continuare a venire qui da lei, la prego! la prego! la prego!" esclamò lui inginocchiandomisi davanti e prostrandosi sul tatami. Mi chinai su di lui e lo presi fra le braccia cercando di farlo rialzare. Ma lui mi tirò giù, su di se. Aveva le gote rigate di lacrime. Gliele asciugai e, istintivamente, mi misi a carezzarlo e mi eccitai: il desiderio prese il sopravvento e allora iniziai a spogliarlo.

Lui mi fece un sorriso lieve e mi sussurrò, cominciandomi a spogliare a sua volta: "Quando verrà il ragazzo che il signor Fujita ama, Sadao sarà felice per il signor Fujita e non si farà più vedere; ma fino a quel giorno, Sadao vuole essere cosa del professore." e mi si offrì sorridendomi dolcemente.

Non seppi dirgli di no.


Quanto a Yukichi, il ragazzo si impegnò a fondo in tutte le materie come gli avevo chiesto. Quando uscivano i risultati io andavo a vederli e notai con piacere un costante progresso, anche se in alcune materie era appena al di sopra della sufficienza.

In maggio la sezione belle arti del liceo fece la solita esposizione semestrale dei migliori elaborati degli allievi e, per la prima volta, c'era anche un acquerello di Yukichi: rappresentava un campo con un pozzo all'ombra di un glicine in fiore. Era molto bello ma, soprattutto, era per me chiaramente allusivo al nostro amore: il mio cognome, infatti, significa "campo di glicini" ed il suo "campo del pozzo". Mi chiesi se anche gli altri capissero il significato di quel glicine che abbracciava il pozzo. Ma neppure il mio collega Tachikawa, sempre tanto pronto a cogliere anche il più piccolo segno, me ne fece mai menzione. Anzi, proprio lui una volta mi disse che avevo fatto bene a togliermi quel "problema" dal cuore.

Dopo finita l'esposizione, ricevetti a casa, per posta, un pacchetto: conteneva quel delizioso, e per me prezioso, acquerello di Yukichi, accompagnato da una sua poesia elegantemente scritta su un cartoncino, allusiva al mio orologio e al suo talismano.

Rossi broccati...
ed io l'estate attendo:
rifulge l'oro.

Mi sentivo l'uomo più felice dell'intera umanità.


Pagina precedente
back
Copertina e indice
INDICE
3oScaffale
shelf 3
Pagina seguente
next


navigation map
recommend
corner
corner
If you can't use the map, use these links.
HALL Lounge Livingroom Memorial
Our Bedroom Guestroom Library Workshop
Links Awards Map
corner
corner


© Matt & Andrej Koymasky, 1997 - 2008