Tornato Yukichi dalla stazione, dapprima parlammo un po'. Credo che tutti e due si ardeva dal desiderio di giacere finalmente assieme, ma nessuno dei due sembrava avere il coraggio di fare il primo passo. Forse proprio il fatto di aver atteso tanto quel momento e che ora più nulla si frapponeva al nostro reciproco desiderio ci rendeva titubanti.
Finché io mi risolsi a fare qualcosa e gli dissi: "Non mi piace vederti in casa con quegli abiti occidentali addosso. Toglili e mettiti in yukata, dai!"
"Perché non me li toglie lei? Ho sempre sognato che fosse lei a spogliarmi." rispose lui quasi timidamente.
"Vieni qui vicino, allora; no, resta in piedi." dissi alzandomi e cominciai a sbottonargli la giacca.
Prima ancora di terminare di spogliarlo, avevamo iniziato a baciarci, a carezzarci, a fare finalmente l'amore. Quando tutti i nostri abiti furono in un groviglio a terra, lo tirai dolcemente nella stanza accanto, dove Naosuke aveva già steso il materasso nuovo ed acceso i lumi. Ed iniziò la nostra prima, lunga, dolcissima notte di amore ed io potei finalmente inebriarmi di lui. Mi si donò con trasporto, avido di compiacermi, di diventare fisicamente mio. Ma il più grande dono fu leggere la felicità nei suoi occhi, mentre, a notte fonda, si abbandonò appagato fra le mie braccia. La mattina seguente si svegliò lui per primo e mi fece svegliare ricominciando a fare l'amore con me. Restammo nel letto per ore e ore, mai sazi di poter finalmente dare piena espressione a tre anni di amore e di desiderio vissuti in attesa.
Avevamo pochi giorni liberi prima che riprendesse la scuola per me e per lui l'università, perciò il giorno seguente gli proposi: "Ti andrebbe di andare a trovare gli Hayashi?"
"Hayashi? Non conosco nessuno con questo nome."
"Sì che li conosci, i fratelli Hayashi, specialmente il maggiore. Ma anche lui sarà sorpreso di incontrare te. Vieni?"
"Non capisco di chi parla, professore. Ma se vuole, vengo con lei volentieri."
Sorrisi. Partimmo per Kamakura. Lui non c'era mai stato, quindi non poteva riconoscere la strada né io gli avevo detto che Oshima e Irota ora avevano quel cognome: Hayashi Ichiro e Jiro, per tutti due fratelli, in realtà amanti. Anche Oshima, che era compagno di classe di Yukichi, non sapeva che questi era il mio amante di cui gli avevo accennato. Sarebbe stata una sorpresa per entrambi.
Arrivati a Kamakura andai dal mio amico per farmi indicare dove avrei potuto trovare i due ragazzi e, avuta l'indicazione, ci presentammo a casa loro. Abitavano in un piccolo appartamento al primo piano di una casa poco lontana dalla Casa Editrice in cui lavoravano.
Quando "Ichiro" venne ad aprire e mi riconobbe, si illuminò e mi invitò subito ad entrare. Poi vide Yukichi e mi guardò con aria interrogativa.
Allora li presentai: "Ecco, questo è il mio amante di cui ti avevo parlato, e questo è, ora, Hayashi Ichiro. E Jiro..."
"È Irota Masato!" esclamò Yukichi illuminandosi.
I ragazzi furono veramente lieti di rivedersi.
Ad un certo punto Yukichi chiese loro: "Non vi dispiace aver dovuto interrompere gli studi?"
"A me dispiace solo per Ichiro. Io sono felice di stare con lui, perciò non mi dispiace."
"No, a me dispiace per Jiro, ma il nostro lavoro ci lascia a contatto con i libri. Io traduco testi occidentali, e Jiro corregge le bozze, quindi, in un certo modo, continuiamo a studiare. Ci piace molto il nostro lavoro. Siamo fortunati e questa fortuna la dobbiamo al professor Fujita. E crediamo che il nostro padrone non sia pentito di averci aiutati."
"Al contrario, mi ha detto di essere molto contento di voi due, che gli siete preziosi e che vi siete inseriti molto bene."
"Sì. Anche i vicini, credendoci due fratelli, due ragazzi senza famiglia, ci viziano. E noi, in questa nostra piccola casa, possiamo condividere il nostro amore al riparo da tutto e da tutti."
Passammo il pomeriggio con loro. Quando li salutammo ci invitarono a tornare a trovarli.
"Noi non possiamo venire da voi, è meglio che non si torni a Tokyo, la famiglia di Jiro vive là e non vogliamo correre il rischio di incontrarli. Ma ogni volta che vorrete venirci a trovare, sarà una gioia per noi."
Promettemmo di andare di nuovo a trovarli e tornammo a Tokyo. Avevamo passato un piacevolissimo pomeriggio con i due ragazzi. Yukichi era contento, allegro e loquace.
Io lo stavo ascoltando, quando ad un certo punto gli dissi: "Yukichi, ormai non sono più il tuo professore. Perché non mi dai del tu e non mi chiami Shige? Mi farebbe molto piacere, sai?"
"Se le fa molto piacere, come potrei dire di no?" mi rispose Yukichi sottovoce. In realtà non ci riuscì subito: non è facile perdere un'abitudine di tre anni. Ma io ci tenevo, e alla fine gli venne naturale.
Iniziarono di nuovo le scuole. Avevo comperato una seconda bicicletta per Yukichi, perché ci mettesse meno tempo per arrivare fino all'Università. Imparò abbastanza in fretta ad usarla, e ne divenne un entusiasta, sì che cominciammo a fare spesso giri in bicicletta tutti e due assieme, sia per andare a trovare i miei amici, che presto divennero anche suoi, sia per esplorare i nuovi quartieri della città in rapida espansione, sia per fare gite fuori città quando il tempo era bello.
Avevamo scoperto un piccolo delizioso ryokan in un villaggio di nome Atsugi poco fuori Tokyo. Sicuramente il proprietario deve aver intuito il nostro reale rapporto, perché dopo le prime volte ci assegnò sempre una stanza separata dalle altre, che dava su un angolo appartato del bel giardino e inviava a servirci, sempre e solo, lo stesso giovane e piacevole cameriere maschio. Questi un giorno, senza dire nulla, ci fece trovare steso nella nostra stanza, invece dei soliti due materassi singoli, un ampio materasso a due piazze. Sicuramente si era accorto che di fatto ne usavamo solo uno. Così il ryokan di Atsugi divenne per noi quasi come la nostra "casa delle vacanze". Ci piaceva anche la discrezione del padrone e del personale, che ci facevano sentire completamente a nostro agio.
I miei avevano finalmente smesso di cercare di combinarmi un matrimonio, ma i genitori di Yukichi ogni tanto cercavano di trovare una moglie per il mio ragazzo. Lui con una scusa o un'altra, la migliore era che prima voleva laurearsi e trovare un buon lavoro, riusciva sempre a rifiutare le proposte dei genitori. Questi, una volta al mese, inviavano due servi con una scorta di viveri, una somma di danaro per il figlio ed una lettera.
Yukichi aveva voluto a tutti i costi che mettessi tutto il suo danaro con il mio, dicendomi: "Se io appartengo davvero a te, allora anche tutto ciò che è mio appartiene a te, no?"
Accettai solo quando lui accettò di usare il danaro senza chiedermi ogni volta il permesso. Era comunque molto parsimonioso e a volte dovevo pensare io a comprargli cose che gli piacevano ma che lui non considerava indispensabili.
Normalmente si studiava assieme, oppure, mentre io preparavo le lezioni e correggevo i compiti, lui mi aiutava. Spesso si discuteva assieme di letteratura, d'arte, di politica, ma a volte, leggendo l'uno negli occhi dell'altro lo stesso desiderio, ci si interrompeva per metterci a fare l'amore. Le giornate con lui passavano piacevoli e dolci. Naosuke si era affezionato al mio Yukichi almeno quanto lo era sempre stato a me. La sua presenza era sollecita ma discreta. Doveva avere come un sesto senso, perché compariva sempre nel momento giusto e non si faceva vedere né sentire nei momenti giusti.
Di fatto Yukichi prese in mano la gestione della casa, cosa che non mi dispiaceva affatto sia perché questo faceva sentire il mio amante più a casa sua, sia perché mi sollevava da mille piccole preoccupazioni. Naosuke aveva accettato tranquillamente questo tacito passaggio di consegne e gli obbediva senza problemi.
La sua relazione con Sadao proseguiva e si rafforzava. I due erano evidentemente innamorati l'uno dell'altro e quando a Sadao nacque il primo figlio gli mise nome Naosuke. Yukichi ne fu molto contento. A lui infatti, stava logicamente a cuore la mia felicità (e la sua) ma anche quella delle persone attorno a noi. E quindi quel gesto gentile, che fece molto piacere a Naosuke, rese felice anche il mio Yukichi. Più ne scoprivo il carattere più mi innamoravo di lui. Era gentile con tutti, ma di una gentilezza spontanea, naturale, non formale. Nelle sue cose era determinato (me ne aveva dato prova anche con i tre anni in cui aveva atteso di poter diventare il mio amante) ma non cocciuto. Era estremamente sincero ed onesto; aveva un'intelligenza vivace ed un notevole senso dell'umorismo. Mi piaceva da morire. Non è che non avesse difetti: era ordinato fino ad essere pignolo e voleva che anche io lo fossi e questo a volte mi pesava, e a volte tendeva ad essere lievemente egoista: se aveva un qualche problema, ad esempio nei suoi studi, si aspettava che io interrompessi qualunque cosa stessi facendo per aiutarlo. Ma questi ed altri piccoli difetti non mi pesavano eccessivamente, anche perché si faceva perdonare con l'intensità del suo amore per me.
Anche fisicamente si stava facendo sempre più uomo e mi piaceva sempre più. Mi piaceva ammirare, quando si andava a nuotare al fiume, il suo corpo bagnato rilucente ai raggi del sole e mi accendevo di desiderio per lui. Lui lo leggeva nei miei occhi e allora, se non c'era altra gente, si allontanava fra i cespugli, invitandomi con lo sguardo a seguirlo ed erano momenti dolcissimi per tutti e due. Spesso si faceva l'amore anche nel bagno, perché ci era impossibile lavarci l'un l'altro senza accenderci di reciproco desiderio.
Yukichi viveva con me da poco più di un anno, quando arrivò una lettera di Otto che mi annunciava che sarebbe venuto in Giappone. Ne fui molto felice. Andammo a prenderlo a Yokohama. Con lui c'era un giovane estremamente elegante (riconobbi la mano di Otto) e bello: gli abiti ne modellavano il corpo facendone indovinare le forme perfette. Aveva occhi brillanti e vivaci ed un sorriso luminoso. Si chiama Frantz.
Mentre i due ragazzi parlavano fra loro, Otto mi sussurrò: "Frantz è il mio amante, come avrai immaginato."
"È il musicista zigano, vero?" gli chiesi allora.
"Sì, proprio lui."
"Siete assieme da circa due anni, allora."
"Sono quasi tre. Tre splendidi anni."
"Sarete nostri ospiti, durante la vostra permanenza qui a Tokyo. La casa non è grande, ma vi abbiamo riservato la stanza del tè. Là potrete avere tutta l'intimità che desiderate."
"Mi piace molto il tuo Yukichi. È bello e mi sembra un ragazzo molto in gamba. Sei felice con lui?"
"Sì, certo. Di più non potrei."
"Lo si sentiva dalle tue lettere."
Arrivati a casa mostrai loro la stanza da tè, che trovarono molto gradevole.
Spiegando ad Otto l'uso della stanza, gli dissi: "Se durante i momenti di intimità vuoi oscurare la stanza, puoi far scorrere queste chiusure qui fuori."
Otto sorrise: "Ti ricordi le mie manie, eh? Ma Frantz mi ha costretto a cambiare le mie abitudini, se lo volevo. E ora preferisco anche io la luce del giorno, o di lampade, per guardare il mio amato ed il piacere dipingersi sul suo volto mentre facciamo l'amore. Ha un carattere molto forte, il mio Frantz, ma anche molto passionale, mi sa prendere per il verso giusto e mi fa fare quello che vuole. Ma sa anche darmi tutto quello che posso desiderare. Sto molto bene con lui."
"Sa di quello che c'è stato fra noi due?"
"Certo, per questo ha voluto venire a conoscerti."
"È davvero un ragazzo affascinante. Quanti anni ha?"
"Ventisette."
"Sembra molto più giovane, gliene davo ventuno o ventidue."
"Sì, è vero."
"Come vi siete conosciuti?"
"Come ho conosciuto te, ad una di quelle feste. Solo che quando mi ha visto, è stato lui che è venuto subito dritto da me e mi ha detto che voleva fare l'amore con me. Mi attraeva molto, perciò gli dissi subito di sì. Pensavo che potesse essere un'altra delle mie tante piacevoli avventure. E invece mi sono innamorato di lui. Non è stato il classico colpo di fulmine: mi ha conquistato, soggiogato, fatto innamorare di lui a poco a poco. E ora sono cosciente di non poter più fare a meno di lui."
"Ma non è nobile, lui: non ti crea problemi, questo?" gli chiesi incuriosito, ricordando quanto questo gli avesse creato un problema con me.
Sorrise di nuovo: "Ti ho detto che mi ha costretto a cambiare molti dei miei punti di vista, no? Molte delle mie abitudini. Tu, vedi, eri troppo remissivo con me e me la lasciavi sempre avere vinta. Non lui. Mi sa prendere per il verso giusto, il mio Frantz." mi disse con evidente compiacimento.
Non so se la mia remissività fosse più una questione di carattere o di cultura, ma aveva ragione lui. Pensai che le persone dal carattere forte, ed Otto lo era, amano trovare chi gli sa tenere testa e lo apprezzano. Evidentemente Frantz era la persona giusta per lui e questo mi fece molto piacere, perché pur non essendone più innamorato, ero pur sempre affezionato a quell'uomo che avevo amato e con cui avevo passato un piacevole periodo della mia vita.
Rimasero con noi per poco più di un mese, poi fecero un viaggio fino a Kyoto e Nara per un altro mesetto, quindi passarono con noi un'ultima settimana.
Durante quella settimana, un giorno Frantz mi chiese: "Non è geloso Yukichi del tuo servo? Sa che è stato il tuo ragazzo per parecchio tempo, no?"
"No, non è affatto geloso. Sa che è cosa del passato, che ora per me esiste solo lui. D'altronde, tu mica sei geloso di me, no? Eppure io sono stato l'amante di Otto, come sai."
"No, non sono geloso di te, ma non ti lascerei mai da solo a lungo con Otto. Senza volerlo, l'antica fiamma potrebbe riaccendersi e io non voglio correre inutili rischi." mi disse sorridendo.
"No, ho Yukichi, non mi interessa davvero nessun altro. Tu, per esempio, mi sembri molto bello e simpatico, sei certamente molto desiderabile, ma non farei mai nulla con te: il mio Yukichi non lo merita. Io gli sono fedele e anche Otto lo è a te, ne sono sicuro."
"Certo, sì. Ma preferisco non perderlo di vista. L'occasione fa l'uomo ladro, credimi. Sono molto contento di averti conosciuto, comunque. Sì, perché ora mi pare di conoscere un po' meglio il mio Otto. Anche Yukichi mi è molto simpatico. Perché non venite una volta anche voi a Berlino? Abbiamo un bell'appartamentino al centro e vi sarà sempre posto per voi due. Mi farebbe piacere ricambiare la vostra ospitalità e anche Otto ne sarebbe lieto. E poi per Yukichi sarebbe utile vivere un po' in Germania, come lo fu per te. Parla piuttosto bene il tedesco, ma a star sul posto si impara in pochi mesi quello che qui richiederebbe anni."
"Chissà. Grazie per l'invito, comunque." gli risposi.
Li accompagnammo a Yokohama, fino al piroscafo che li riportò in Germania. Ma da allora non feci che ripensare alle parole di Frantz: sì, certamente sarebbe stato bene che Yukichi andasse a fare un viaggio di studio in Germania. Solo che questo avrebbe voluto dire separarci per uno, due, tre anni. Io non avrei potuto lasciare l'insegnamento così a lungo per andarci con lui. L'idea mi spaventava. Non vederlo così a lungo mi sembrava insopportabile, troppo duro, troppo difficile. Eppure dovevo pensare soprattutto alla felicità di Yukichi, al suo futuro. Non dovevo essere egoista, per quanto potesse costarmi.
Decisi perciò di parlarne a Yukichi, ma in realtà rimandavo sempre il momento di questo discorso, anche se mi dicevo che dovevo farlo, perché temevo l'eventualità di una nostra separazione. Ero terribilmente combattuto e continuavo a pensare di parlargli ma a non farlo.
Yukichi, con la sua sensibilità, si rese conto che avevo un qualche pensiero, una qualche preoccupazione che mi ronzava per il capo e cercò di farmi parlare.
Una sera, dopo aver fatto l'amore, mentre si stava abbracciati in silenzio, Yukichi mi chiese: "Non vuoi dirmi che cosa sembra preoccuparti dal giorno della partenza di Otto e Frantz?"
"Sì, devo parlartene." risposi e gli dissi dell'idea del suo viaggio di studio in Germania, dicendogli onestamente tutto quello che pensavo, sentivo, temevo. Lui mi ascoltò in silenzio, e frattanto mi carezzava dolcemente.
Infine mi disse: "Shige, amato mio, sei davvero un tesoro! Ma io non voglio allontanarmi da te. Non resisterei lontano da te una settimana, pensa un mese, o un anno o più. Neanche a parlarne. Se un giorno potremo andare in Germania assieme, ci andrò volentieri. Ma da solo, mai. Piuttosto rinuncio alla carriera universitaria, ma non a te, assolutamente. Perciò, non farti tanti problemi. Finché ho te, tutto il resto è un di più assolutamente non necessario. Sai perché ammiro, stimo e voglio bene a Oshima e Irota, o meglio ai fratelli Hayashi? Perché han saputo rinunciare a cose che amavano pur di poter restare assieme. Questo è essere adulti, uomini. Non altro. Non preoccuparti perciò, ti prego."
Il mio impareggiabile, dolce Yukichi!
Continuava ad impegnarsi seriamente negli studi all'Università con buoni risultati. E finalmente, nell'anno 25 Meiji, si laureò con una bella tesi su Goete.