In tutti quegli anni avevamo tenuto regolari rapporti con il mio collega Tachikawa e col suo Aritada, che aveva ora venti anni ed aveva iniziato l'università anche lui alla Todai, ma nella facoltà di scienze politiche. Il piccolo Aritada, era cresciuto in un gran bel giovanotto e, crescendo, era riuscito a domare il buon Tachikawa che, contrariamente al suo solito, aveva smesso di andare eternamente a caccia di adolescenti ed era rimasto con il ragazzo. Grazie ad Aritada, avevo anche riallacciato i rapporti con la famiglia Mori. Il nonno stravedeva per Aritada e questi, pur senza esagerare, sapeva ottenere dal nonno tutto ciò che voleva. Yukichi e Aritada, avendo solo tre anni di differenza, erano diventati buoni amici, così fu proprio Aritada che, grazie al nonno, fece entrare Yukichi nella facoltà di tedesco come assistente.
"Ah, quel piccolo demonio di Aritada mi domina completamente e io sono il suo kerai, anzi il suo yakko." mi diceva Tachikawa con un sorriso soddisfatto.
"Ma via, che ne è ben contento." rispondevo io.
"Certo che lo sono. Mi domina, ma mi dà il paradiso. A volte mi chiedo che se ne faccia di un vecchio come me, lui così giovane, così bello, ricco, di ottima famiglia. Come ha fatto ad innamorarsi di questo vecchio libertino? Lo sa, collega, che la vita è misteriosa? Ho il triplo della sua età, si rende conto?"
"Forse ha anche il triplo di esperienza, di saggezza. Forse è questo che il ragazzo apprezza in lei, non crede?"
"Non lo so, non lo so. Ma ogni volta, quando lo vedo lì, nudo, accanto a me, mi sembra che sia un miracolo. E mi dico di non illudermi, che prima o poi lo perderò, ma intanto sono passati più di cinque anni e siamo ancora assieme. Quanto durerà? Prima o poi dovrà sposarsi, lo sappiamo tutti e due. Lui dice che ritarderà il più possibile, ma prima o poi dovrà farlo, purtroppo. Come farete voi due? Anche Yukichi si dovrà sposare, prima o poi, no?"
"Yukichi dice che non si sposerà mai."
"No, Aritada desidera avere figli, perciò si sposerà. Certo, dice che anche dopo sposato continueremo a vederci come ora. D'altronde, anche ora deve vivere con i suoi, anche se a me piacerebbe che vivesse con me. Ormai sono vedovo da quasi venti anni e la mia casa è così vuota. Ah, caro collega, lei è davvero fortunato, col suo Yukichi."
"Sì, è vero. Sono davvero fortunato. Ma parte di questa fortuna la devo anche a lei, Tachikawa-san. Lei ci ha favorito, ci ha reso più facile la difficile attesa."
"No, piccola cosa. Non ho fatto davvero granché. Ma anche lei, caro collega, pensa di non sposarsi, dunque?"
"Certamente no. Sembra che anche i miei si siano rassegnati, per fortuna. Hanno smesso di propormi spose eventuali e buoni partiti. Devono aver capito che non ho nessuna intenzione di dar loro nipotini. Dicono che ho sposato il mio lavoro. Chissà se immaginano che in realtà, se sposato sono, lo sono con Yukichi?"
"Lo conoscono?"
"Sì, l'ho portato tre o quattro volte in vacanza con me a casa dei miei. L'ho presentato come un mio allievo, non han fatto domande né a me né a lui. Sanno che vive qui da me. Mah, chissà!"
"Forse, se hanno smesso di cercarle una moglie, immaginano. Ma in fondo, che l'abbiano capito o no, l'importante è che possiate stare assieme senza problemi." concluse Tachikawa.
Una risposta a questo loro atteggiamento la ebbi quando morì mio padre. Per la prima volta la famiglia si ritrovò al completo. Il mio fratello maggiore Heizaemon con la moglie ed i suoi quattro figli, mio fratello Zenbei con la moglie e i suoi sei figli, e Nagahide, il mio fratello minore, con la moglie e i suoi tre figli e infine io, che volli che ci fosse al mio fianco Yukichi. Nessuno obiettò alla sua presenza, né chiese spiegazioni. Quando arrivammo noi due Heizaemon dette ordine di preparare una sola stanza per me e Yukichi. C'erano due materassi, non uno, ma ci sarebbero state stanze libere per "un ospite" se così lo avessero considerato. E durante la cerimonia funebre Yukichi fu fatto sedere al mio fianco, come un membro della famiglia.
Tutte queste cose mi avevano convinto che i miei avessero capito perfettamente quale legame c'era fra me e il mio Yukichi, ma un'ulteriore conferma l'ebbi dopo i funerali.
Stavo parlando con Zenbei nel giardino della casa dei miei, quando ad un tratto lui mi chiese diretto: "Sembra un tipo a posto il tuo Yukichi. Sei felice con lui?"
Lo guardai sorpreso, non aspettandomi una domanda così esplicita riguardo alla relazione con il mio ragazzo e cercavo le parole per una risposta che, pur non negando, non confermasse.
Allora Zenbei, guardandomi dritto negli occhi con un lieve sorriso, disse: "Non penserai che non l'abbiamo capito, no? Sei l'unico di noi a non esserti sposato, e non solo vivi con lui, ma sei sempre con lui. Quindi è piuttosto evidente, no?"
"E non mi giudichi, per questo?" gli chiesi allora.
"Io giudicare te? no certo. D'altronde, ti sei mai chiesto come mai l'atteggiamento che assunse nostro padre abbia bloccato tutte le vostre carriere ma non la mia?"
"È vero... non ci avevo mai riflettuto... Ma questo che cosa c'entra?"
"Ho potuto far carriera semplicemente perché io, allora, ero il ragazzo di uno dei membri dello Stato Maggiore del nostro Esercito. Fu lui a farmi avere tutte le promozioni."
"Ma tu ti sei sposato, hai sei figli."
"Beh, non mi dispiaceva compiacere quel generale, affatto, anche se preferisco le donne. Lui lo sapeva e lo accettava, purché io gli restassi a fianco; fu lui d'altra parte che mi propose di sposare mia moglie, la figlia di un suo collega."
"Ma a te piaceva?"
"Chi, il mio generale? Sì, certo, altrimenti non sarei stato il suo amante per tanti anni. Ho accettato la sua corte perché lo ammiravo molto e perché mi piaceva, certo non per fare carriera; anche se poi di fatto è servito anche a questo. Pensa, io, un giovane sottufficialetto diciannovenne fra tanti, corteggiato da quell'ufficiale, bello ed importante, che era il nostro superiore. Nell'esercito non sono affatto rari i casi del genere, nella tradizione dei samurai, fra ufficiali superiori e giovani sottoposti. Credo che forse solo nei monasteri ce ne siano di più che nell'esercito."
"E ora anche tu hai il tuo giovane sottufficiale?" gli chiesi allora incuriosito per quella parte ella sua vita e della sua personalità che non avevo mai immaginato.
"No, ti ho detto che io preferisco le donne, no? No, non ho un amante, ora. Ma durante i periodici campi di allenamento il mio giovane attendente viene spesso ad alleviare le mie notti solitarie. Al campo non si possono avere donne a disposizione e così approfitto volentieri della sua disponibilità, ma non siamo amanti. Ah, vedi? Volevo sapere del tuo Yukichi e invece abbiamo finito col parlare di me."
"Noi due ci amiamo. Anche lui non vuole sposarsi."
"Già. Due veri amanti degli uomini, voi due. Sembra un tipo a posto, e molto devoto a te. Bene, vi auguro di essere felici."
"Gli altri hanno capito, come te?" gli chiesi allora.
"Non se ne è mai parlato esplicitamente, ma credo proprio di sì: bisogna essere ciechi o ingenui per non capire. E poi, Heizae vi ha fatto mettere nella stessa stanza, no? Ed ha fatto sedere Yukichi al tuo fianco durante le esequie, il che mi pare abbia un solo significato. Comunque le tue scelte sono solo tue e gli altri non possono far altro che rispettarle. Di che ti preoccupi." mi disse deciso.
Quando raccontai questo mio colloquio a Yukichi, lui mi sorrise: "Chissà se i miei la prenderebbero così? Credo che prima o poi ne dovrò parlare con loro. Vorrei tanto che ti accettassero come i tuoi hanno accettato me, come uno di famiglia, ma non ho idea se sarò altrettanto fortunato. I miei sono molto all'antica. Se accettassi di sposarmi, magari, non direbbero niente della nostra relazione, ma visto che io non voglio, temo che reagiscano piuttosto male."
Ne parlò con i suoi circa un anno dopo, in occasione dell'ennesimo tentativo di fargli prendere moglie. La reazione fu quella che aveva previsto: purché si sposasse, gli dissero, la sua vita privata era affare suo; non pochi uomini sposati hanno una amante donna ma se lui preferiva avere un amante uomo, non avrebbero avuto niente da dire. Ma lui fu irremovibile: non voleva legarsi ad alcuna donna, comunque a nessun altro che me. Questo, per anni, segnò un allontanamento dalla sua famiglia. A Yukichi dispiaceva, ma la sua scelta era fatta. Continuò a scrivere loro due volte l'anno, senza avere mai risposta dai genitori che non incontrò più, fino a quando il padre si ammalò gravemente.
La malattia del padre fu l'occasione del riavvicinamento. Col fratello e le tre sorelle era rimasto in contatto e quando gli scrissero della malattia del padre, tornò al paese a trovarlo. Il padre non lo mandò via come aveva temuto: non gli parlò minimamente della sua scelta di vivere con me, ma lo trattò bene come se non ci fossero mai stati problemi. E quando tornò a Tokyo, mi portò un regalo da parte della madre. La pace era fatta e Yukichi ritrovò appieno la sua serenità.
Il rapporto fra me e Yukichi proseguiva armonico e saldo. I pochi momenti di tensione che avevamo avuto ci avevano aiutato a conocerci e capirci meglio e non solo li avevamo superati ma direi quasi che ci avevano legato ancora di più. Avevamo buoni amici, un buon lavoro che ci piaceva, e il fido Naosuke che ci serviva con dedizione e che, pur essendo un servo, era sempre più come un membro della famiglia. Questi, dopo diversi anni di relazione con Sadao, era rimasto di nuovo solo, perché Sadao, ora padrone del bagno pubblico al posto del padre che s'era ritirato al paese, s'era innamorato di un suo garzone e perciò aveva lasciato Naosuke.
Il nostro buon servo ne aveva sofferto, anche se cercava di non darlo a vedere. Ma, dopo circa un anno, aveva conosciuto un ragazzo di diciotto anni.
Si chiama Nobuo. Era orfano e faceva il venditore ambulante di patate arrosto. Passava regolarmente davanti a casa nostra e Naosuke ogni volta usciva a comprargliene qualcuna. Cominciarono a parlare, divennero amici. Naosuke cominciò ad invitarlo, la sera, ad andare a bere sakè assieme all'osteria. Finché Nobuo una sera lo invitò nella sua stanzetta e qui per la prima volta fecero l'amore. Naosuke iniziò a frequentare la stanzetta di Nobuo e, a poco a poco si innamorarono l'uno dell'altro.
Fu a questo punto che Naosuke, un pomeriggio, ce ne parlò per la prima volta, poi concluse: "Voi che avete studiato e sapete tante cose, potreste farmi capire come avviene che le persone giuste si incontrino al momento giusto? Io, se non fossi stato assunto proprio da padron Fujita, e se Sadao non mi avesse lasciato proprio in questo periodo, e se Nobuo non fosse orfano e se lo zio non lo avesse mandato a vendere le patate arrosto e proprio in questa strada e se sia a Nobuo che a me non a me non piacesse fare l'amore con i maschi, ora non potremmo essere innamorati l'uno dell'altro. Tutto è scritto da qualche parte, forse? Esiste per davvero un destino? Voi che conoscete molte cose, che ne pensate?"
"Conosci il proverbio che dice: quando l'allievo è pronto, compare il maestro? Sembra una cosa misteriosa, vero? Ma in realtà non è così. Il fatto è che a quell'allievo sono passati accanto migliaia di maestri, ma poiché lui non era pronto, non li aveva visti, oppure non li aveva riconosciuti, o apprezzati. Ma quando quell'allievo è stato pronto, ha saputo riconoscere il maestro che faceva per lui, e apprezzarlo, e così gli ha chiesto di prenderlo come allievo. E, di quelle migliaia di maestri, lui ha l'impressione che quello sia l'unico giusto e che sia comparso al momento giusto. Di Nobuo te ne sono passati accanto migliaia, per così dire. Ma, per esempio, quando tu eri amato da Sadao, neanche li vedevi, oppure non li prendevi in considerazione. Se tu fossi ancora stato con Sadao, Nobuo ti sarebbe sembrato semplicemente un ragazzetto simpatico e carino ma nulla più. Tu non avresti cercato di conoscerlo, lui non ti avrebbe invitato ad andare da lui, tu non gli avresti detto che lo desideravi. Tutto qui, caro Naosuke." gli disse Yukichi.
"Sarà, ma allora com'è che padron Fujita aveva disegnato il ritratto di padron Ida prima ancora di conoscerlo? Come me lo spiega questo?" chiese con lieve aria di provocazione Naosuke.
"Sì, hai ragione, è una cosa misteriosa questa; a questo non ti so proprio rispondere." disse Yukichi sorridendo per quella obiezione.
"Secondo me, è che padron Ida è nato apposta per padron Fujita così come Nobuo è nato apposta per me, o magari anche viceversa. Se è per stare con me tutta la vita o solo per un periodo, non lo so, anche se io e Nobuo, ora, speriamo che sia per tutta la vita."
"Non ti manca più Sadao?" gli chiesi io allora.
"No, ora non mi manca affatto. Ho Nobuo, che è perfetto per me." rispose lui con espressione lieta.
A volte ci venivano a trovare i nostri amici, in particolare Tachikawa col suo Aritada. Si passavano piacevoli ore a chiacchierare di letteratura, arte, o a giocare a go, gioco che piaceva soprattutto a Tachikawa e a Yukichi. A volte io preparavo il tè verde nella nostra stanza del tè e allora, quando, prima dell'arrivo dei nostri amici, dovevo scegliere gli utensili, la scritta da appendere nel tokonoma ed i fiori, mi piaceva discutere le mie scelte con Yukichi. Lui aveva una visione non "ortodossa" dell'arte del tè e perciò era molto stimolante per me discutere con lui le scelte: a volte mi convinceva ad apportare lievi variazioni ai miei programmi, e questo incuriosiva i nostri amici, sì che a poco a poco venire a prendere il tè da noi divenne una cosa ambita.
Yukichi curava anche in modo particolare il mio aspetto, il mio abbigliamento: voleva che, in kimono o in abiti occidentali, fossi sempre elegante, perfetto. Poiché il suo gusto mi piaceva, a poco a poco lo lasciai fare e mi affidai completamente a lui. In fondo, in questo modo, oltre ad avere un problema in meno, ero sicuro di piacere al mio Yukichi.
La relazione fra Naosuke e Nobuo continuava, e anche noi avevamo conosciuto il ragazzo, che ci aveva fatto una buona impressione, così un giorno Yukichi mi disse quello che da un po' pensava: "Shige, che ne pensi se prendessimo al nostro servizio anche Nobuo? Guadagniamo bene tutti e due e un servo in più potremmo permettercelo. Faremmo la felicità di Naosuke, e potrebbe sollevarlo di una parte del lavoro. Non credi che sarebbe una bella cosa?"
"Mah, perché no? Parliamone con Naosuke e se anche lui è d'accordo, ne parlerà lui a Nobuo." gli risposi prontamente.
Naosuke fu molto felice della nostra proposta e non finiva mai di ringraziarci. Nobuo accettò subito l'offerta senza neppure chiedere quanto l'avremmo pagato. Così venne a lavorare da noi. Era una ragazzo snello ma forte, timido ma pronto, intelligente e volenteroso. Naosuke gli affidò la pulizia di casa, la cura del giardino ed altre incombenze e gli insegnò come svolgerle nel migliore dei modi. La casa prima era pulita, ora era splendente. Naosuke prima era sereno, ora era felice. Quello però che ci colpì fu scoprire che Nobuo, a differenza di Naosuke, sapeva leggere e scrivere passabilmente.
Piuttosto stupito, gli chiesi come mai: "Quando i miei erano ancora vivi, mi mandavano a scuola al tempio. A me piaceva studiare. Ma poi, quando avevo tredici anni, i miei sono morti e mio zio si è preso cura di me, e allora mi ha fatto smettere di studiare e mi ha messo a lavorare."
"Come sono morti i tuoi?"
"Lavoravano tutti e due in una fabbrica di cotone vicino a Nagoya, abitavamo là, noi. La fabbrica andò a fuoco: non riuscirono a mettersi in salvo solo sette persone, fra cui mamma e papà. Eravamo quattro figli. Vari parenti ci hanno presi. A me questo zio di Tokyo. Lui e i figli vendono patate arrosto così ha fatto un nuovo carretto per me e anche io ho cominciato a fare quel lavoro. Mi aveva messo a dormire con il suo terzo figlio, Naoya, che allora aveva diciassette anni. Naoya, già una delle prime notti, è venuto sotto la mia coperta ed ha approfittato di me. Mio cugino era grosso e forte e io avevo anche paura a ribellarmi. Così mi ha fatto suo senza troppa difficoltà. In seguito, ogni notte, io dovevo mettermi a letto senza fundoshi pronto ad accoglierlo, se no mi picchiava poi mi prendeva comunque.
"All'inizio non mi piaceva granché, mi faceva male. Ma poi prima mi abituai, e in seguito cominciò anche a piacermi, e sempre di più. Continuò così per tre anni, cioè fino a quando Naoya si è sposato e allora non stava più in camera con me e comunque non gli interessavo più perché a me mi usava solo perché non aveva una donna, perché a lui piacciono le donne. Ma io, dopo, ho scoperto che invece io desideravo un altro uomo. Però mica sapevo come fare a trovarlo. Finché ho avuto la fortuna di incontrare Naosuke. Mi piaceva molto, me ne sentivo attratto, ma non avrei mai avuto il coraggio di dirglielo. Siamo diventati amici, poi una sera lui mi ha detto che provava desiderio per me... allora mi sono dato a lui e ho scoperto che era molto diverso che con Naoya. Lui non voleva solo sfogarsi dentro di me, ma voleva davvero fare l'amore con me e per me era un'esperienza nuova, bellissima.
"E così mi sono innamorato di lui e per fortuna anche lui di me. E poi mi ha detto se volevo venire a servizio qui, che così potevamo stare assieme e io ho detto che mi sarebbe piaciuto ma che però se voi ci scoprivate era un problema. Lui mi ha spiegato che voi sapevate tutto di noi e che anche voi padroni vi amate tanto e volevate che potessimo amarci anche noi. A me è sembrato come un sogno bellissimo. E adesso io per i miei padroni darei la vita. E spero che siano sempre contenti di me." concluse Nobuo tutto d'un fiato. Non aveva mai fatto un discorso così lungo. Ci guardò, tacque ed arrossì.
"Ti piacerebbe riprendere a studiare, leggere qualcosa?" gli chiese allora Yukichi.
"Nei ritagli di tempo, se ai padroni non dispiace, sì." rispose Nobuo con occhi che gli brillavano all'idea.
Yukichi allora gli procurò alcuni libri, carta e pennelli, e gli disse che, se avesse avuto qualche problema, poteva chiedere spiegazioni a noi. Nobuo era raggiante e si applicò subito con buona volontà. A volte trovavamo i suoi fogli di esercizi di scrittura o di appunti che prendeva dai libri che leggeva. All'inizio si vergognava un po' a chiedere spiegazioni, ma poi, vedendo che noi gliele davamo volentieri, si fece un po' più ardito ed a volte, dopo averci chiesto se non disturbava, ci poneva i suoi quesiti. Qualche volta erano ingenui, ma spesso piuttosto intelligenti e sia a me che a Yukichi faceva piacere aiutarlo nei suoi studi da autodidatta.