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una storia originale di Andrej Koymasky


pin L'ORDINE DEI RECLUSI CAPITOLO 2
FRATELLO-AMANTE

Il suo primo amante fu proprio suo fratello Mulke. Jarvis per due notti era stato con le orecchie tese ad ascoltare, e finalmente riconobbe il lieve fruscio del fratello che si masturbava. Allora scivolò fuori dal proprio letto senza far rumore, arrivò carponi fino al letto di Mulke che continuava ignaro e gli mise una mano dove pensava dovesse essere il suo pube. Sbagliò di poco. Il fratello, nel sentirsi toccare, si immobilizzò emettendo un lieve suono strozzato. Jarvis allora, trovata la mano ancora serrata sul membro turgido, la scostò e si mise a masturbare il palo del fratello: era la prima volta che stringeva il membro di un altro e gli piaceva. Il fratello stava ancora immobile. Con l'altra mano Jarvis gli carezzò il ventre, il petto e gli sfregò i capezzoli. Mulke sembrò rilassarsi ed emise un sospiro impercettibile. Jarvis allora si mise in ginocchio accanto al letto e si chinò a leccare timidamente il membro che stava masturbando. Mulke gemette appena e gli carezzò i capelli. A Jarvis piaceva sentire quel sodo palo di carne calda e fremente. Pensando a quel che aveva visto fare a Frest, lo leccò con più ardore, lo prese fra le labbra, se lo fece scivolare in bocca e si mise a succhiarlo. Mulke cominciò a carezzargli le spalle, le braccia, dimostrandogli il proprio apprezzamento, la propria accettazione. Jarvis era eccitatissimo.

Gli piaceva tanto, voleva fare di più: si alzò in piedi ed avvicinò il proprio membro dritto verso il capo del letto e lo sfregò sul volto del fratello. Questi vi portò le mani, quasi ad allontanarlo, ma invece lo carezzò e lo palpò a lungo e quando Jarvis fece per allontanarsi per tornare a succhiarlo al fratello, questi lo bloccò e si mise a leccarlo, dapprima incerto, poi via via più sicuro. Jarvis gli prese la testa fra le mani e la guidò in modo di infilarglielo in bocca. Mulke schiuse le labbra. Jarvis provò un piacere così intenso che credette di venire da un momento all'altro. Si sfilò. Mulke dovette pensare che se ne volesse andare, lo afferrò per la vita e lo tirò a sé. Jarvis sedette sul bordo del letto. Mulke lo tirò giù e lo abbracciò carezzandolo per tutto il corpo. Fremevano tutti e due, i loro membri premuti fra i loro ventri, in preda ad un piacere forte e nuovo. E vennero in quel modo. Quando i tremiti dell'orgasmo si furono placati, Mulke prese il suo perizoma ed asciugò i loro ventri. Poi sussurrò all'orecchio del fratello:

"Grazie. Torna nel tuo letto, ora."

Il giorno dopo, nei campi, Mulke gli si avvicinò: "Vieni di nuovo stanotte?" gli chiese con un sorriso smaliziato.

Jarvis si chiese come potesse essere sicuro il fratello che era stato lui la notte prima, ma annuì. Poi gli chiese: "Tu l'avevi già fatto prima con qualcuno?"

"No, e tu?"

"Neppure."

"Lo sai che è proibito, no?"

"Sì, ma mi piace troppo."

"Dobbiamo essere prudenti, però. Non mi andrebbe di essere frustato nella pubblica piazza."

"Chi vuoi che ci scopra?"

"Gli altri fratelli."

"Dormono. Basta che non facciamo rumore."

"Se il tuo letto fosse vicino al mio, sarebbe più semplice."

"L'hai già fatto con la tua promessa?"

"Sì, certo."

"E ti piace?"

"Sì... ma è solo una volta al mese."

"Te lo succhia?"

"No, lei no."

"Ti piace?"

"Sei bravo."

"No, lei, voglio dire."

"Certo."

"Glie lo metti anche dietro?"

"Ma no, è una donna. Solo davanti."

"A me, me lo metteresti?"

"Dietro?"

"Sì."

"Sì."

"E a me, me lo faresti anche mettere?"

"Dietro? A me?"

"Sì."

"Non lo so. Non so se mi piace. Mica ci ho mai provato."

"Neanche io. Ma penso che forse vale la pena di provarci."

"Beh, ma lì non è fatto per..."

"Neanche la bocca; però è bello, no?"

"È vero."

"Ci proviamo, stanotte?"

"Non lo so, vedremo. Sai che hai un gran bel cazzo per avere solo quindici anni?"

"Ti piace?"

"È la prima volta che ne tocco uno oltre il mio."

"Anch'io."

"E se io invece ti denunciavo?"

"Come potevi dimostrare che ero stato io?"

"Toccandoti, ti ho riconosciuto."

"Ma a quel punto, non potevi più denunciarmi, no?" disse malizioso Jarvis. Mulke ridacchiò.

Quella stessa notte si penetrarono a vicenda e piacque molto a tutti e due, sì che cominciarono a farlo ogni notte. Ma a Jarvis, ora che aveva scoperto la piacevolezza del sesso fra maschi, il fratello non bastava. Un giorno gli riuscì di appartarsi con Frest al fiume e allora gli chiese esplicitamente di fare l'amore. Frest dapprima si finse scandalizzato, ma quando Jarvis gli disse di averlo visto con Kampi, accettò. Anche con Frest si presero a vicenda con reciproca soddisfazione. Poi, grazie a questi, Jarvis riuscì a farlo anche con Sekor che fino ad allora l'aveva evitato. Da Sekor seppe che al villaggio c'era ancora un ragazzo a cui piaceva quel modo proibito di fare l'amore: era suo cugino Premke, di un anno più vecchio di lui.

Jarvis non aveva mai avuto intenzione di sposarsi e la sua determinazione si era rafforzata ora che aveva scoperto quanto gli piacesse fare l'amore con quelli del suo sesso. Pensò agli altri con cui faceva l'amore: suo fratello Mulke gli piaceva farlo con la sua donna, ma siccome per ora poteva solo una volta al mese, si divertiva con lui. Frest diceva che per lui era bello uguale farlo con la sua donna o con un maschio. Sekor preferiva farlo con un maschio, ma si rassegnava a farlo con la sua donna. Premke e lui non erano neppure in età di avere una donna. Premke comunque sembrava anche lui più attratto dagli uomini: gli raccontò che fin da piccolo il suo passatempo preferito era stato nascondersi in modo di spiare un maschio quando si toglieva il perizoma. Ma a differenza di Sekor a cui piaceva solo essere penetrato, Premke, come Frest, preferiva penetrare. A Jarvis, invece piacevano tutti e due i ruoli. La prima volta che l'aveva preso era stato dal fratello, ma gli piaceva di più come lo metteva Frest. La prima volta che aveva preso lui qualcuno, era stato anche con il fratello, ma gli piaceva di più farlo con Sekor.

Questa vera e propria rivoluzione nella vita sessuale di Jarvis era avvenuta in soli tre mesi, durante l'estate. Ed aveva recuperato in fretta il tempo perduto. Ma si chiedeva: possibile che lo facessero solo i ragazzi, al villaggio? D'accordo, gli adulti avevano tutti una donna e Mulke gli diceva che una volta sposato non gli sarebbe più interessato farlo con un uomo. Ma sapeva che Sekor aveva chiesto a Frest se dopo sposati avrebbe continuato a farlo con lui, e Frest aveva accettato. Quindi, dovevano essercene altri.

Forse certe coppie di "amici per la pelle" erano in realtà amanti? Non poteva saperlo né poteva certo chiederlo.

Ne parlò con Premke: "Tu, quando ti nascondevi per guardare il cazzo dei maschi, non hai mai visto due grandi farlo fra loro?"

"No. Ne ho visti parecchi masturbarsi, ma sempre da soli."

"Eppure ce ne devono essere."

"Penso anche io. Ma sai, per paura di essere scoperti, devono essere molto prudenti. Una cosa è pigliarsi i colpi di canna, una cosa aver la testa tagliata. Ma in fondo, come non è difficile per noi ragazzi nasconderci per farlo, anche i grandi avranno i loro nascondigli, no?"

"Sì, ma dove?"

"Posti in cui sono sicuri di non essere visti, come noi al fiume."

"Ma io proprio lì ho scoperto Frest."

"Beh, il rischio c'è sempre. Ma per esempio, quando vanno a caccia. È normale che si vada nel bosco a due a due. E nascosti nel bosco, da soli, chi vuoi che possa vederli? Comunque secondo me lo fanno anche i grandi. Lo sai che dodici anni fa hanno scoperto il padre di Klaro e il padre di Mastam che lo facevano e che gli hanno tagliato la testa, no?"

"Già. Sai dove li avevano sorpresi?"

"Si dice che lo stavano facendo in casa di Mastam. La moglie doveva aver sospettato qualcosa ed aveva chiamato gente, dicendo che c'erano ladri in casa. Dopo, lei è andata in un Convivio di Riunite, in città. E Mastam è diventato capofamiglia."

"In casa, è forse il posto meno sicuro." commentò Jarvis pensieroso. Poi chiese all'amico: "Chissà perché è proibito farlo fra maschi?"

"Non lo so. Pare che sia proibito tutto quello che è divertente. Anche se dicono che è perché dio ha fatto il maschio per stare con la femmina. Ma io non ci credo. Quando non sanno spiegare una cosa i grandi dicono sempre che è perché dio ha voluto così e chiudono il discorso. Ma se è così bello? E perché poi lo fanno anche gli animali fra loro?"

"Gli animali? Fra maschi?"

"Sì. Il mio cane si incula sempre il cane del nostro vicino." disse ridacchiando Premke.

"Ma tu, Premke, come l'hai fatto, la prima volta?"

"Io? Avevo quattordici anni. Eravamo andati in città a vendere il bestiame. Un ragazzo di città mi venne vicino e mi disse che mi dava una moneta d'argento se andavo con lui. Credevo che volesse che l'aiutavo a fare qualcosa, visto che sono forte. Così gli dissi di sì e lo seguii. Mi portò al bagno pubblico. Disse all'uomo della porta: c'è posto? Quello ridacchiò e disse: sì, non c'è nessuno, ora, andate tranquilli. Allora gli dette una moneta poi mi portò in una stanzetta con una pila di materassi, chiuse la porta e mi disse: Spogliati, dai? e si spogliò anche lui. Subito non capii, pensai che forse ci si spogliava per poi andare a fare il bagno. L'idea di vederlo nudo mi piaceva così mi sono spogliato anche io. Allora lui mi dice: dai, datti da fare! E io: cosa? Ma non sai niente, tu? mi chiede quello e mi ha spiegato tutto. Si è fatto inculare da me.

Mi è piaciuto da matti: altro che masturbarsi! Quando sono tornato al mercato mio padre era arrabbiato: dove sei stato? che hai fatto? E io, dandogli la moneta d'argento: un tale mi ha pagato per un lavoretto, prendi, gli dissi. Si calmò subito, contento di quella moneta. Che lavoretto? chiese incuriosito. Dovevo aiutarlo a far entrare un tubo nel foro di scarico: da solo non poteva, bisognava essere in due e mi ha chiesto di aiutare a spingerlo dentro, ho detto a mio padre."

"Davvero hai risposto così a tuo padre? Non ha capito?"

"Macché! Infatti mi dice: e che, ti metti pure a fare l'idraulico, adesso? e si è messo a ridere e ha ripreso tranquillo a contrattare il prezzo delle bestie che stava vendendo, incassando la mia moneta."

"E poi?"

"E poi, io volevo provarci ancora. M'era piaciuto troppo. Un giorno passa qui al villaggio il venditore ambulante di tessuti. Mio padre mi dà delle monete e dice: vammi a comprare un telo blu per un grembiule da lavoro. Ma tira sul prezzo, cerca di non spenderli tutti. Io vado e dico al giovanotto cosa voglio. Ecco, dice lui, fa cinque pezzi di rame. Tiro sul prezzo. Per convincerlo gli dico: tutto quello che non do a te, lo posso tenere: dai fammi un prezzo basso. Allora lui mi dice: se sarai gentile con me, te lo do gratis. Davvero? dico io e chiedo: gentile, come? Lui mi dice: sei un bel ragazzo. Mi piacerebbe divertirmi con te, e mi tocca appena il culetto. Intorno non c'era nessuno. Io ho capito e gli dico: sì, ma dove? E lui: qui, dietro la tenda. E se arriva gente? La vediamo in tempo. Andiamo dietro la tenda, lui mi tira su la tunica e mi scioglie il perizoma, mi si mette dietro, mi spalma qualcosa nel culetto e me lo schianta dentro che mi fa gridare. Zitto, ragazzino, dice mentre mi comincia a chiavare."

"E ti piaceva?"

"All'inizio no, ma lui ci sapeva fare e dopo poco ce l'avevo dritto e duro e lui s'è accorto e mi ha masturbato e era anche gradevole. Ero così stretto che è venuto subito. Allora mi ha dato il panno. Tu sì che sei stretto, ragazzino, devo tornare più spesso in questo villaggio, mi dice soddisfatto, poi aggiunge: come ti chiami? Premke, dico io. e lui: conosci un ragazzo che si chiama Sekor? Sì, certo, dico io. E lui: anche lui mi piace, ma lui non è stretto come te. Così io, oltre ad averci guadagnato tre pezzi di rame, perché a mio padre ne ho restituiti due e lui era contento, avevo avuto una notizia utile. Ho deciso che dovevo chiavarmi Sekor.

"Alla prima occasione che l'ho incontrato da solo, gli dico: Sekor, vero che ti piacerebbe che te lo mettessi nel culo? Lui mi dice: sei matto? Queste cose non si fanno. Levati di torno. E io: ma dal venditore di stoffe te lo fai mettere, no? Lui mi dice: non è vero. Allora io gli faccio vedere il mio cazzo duro e gli dico: dai che ti piace. Lui lo guarda, mi guarda, lo guarda ancora. Per un po' non fa e non dice niente, ma poi si china e me lo tocca, me lo palpa e finalmente me lo lecca! Mi piace, era la prima volta. Allora gli metto le mani sotto la tunica e gli levo il perizoma, gli metto un dito nel culo e sento che gli piace. Lui infatti si volta e mi offre il culo."

"Ma dove eravate?" gli chiese Jarvis incuriosito.

"Su al pascolo del carrubo. Sai la roccia della sella, no? Là sopra. Di sotto se anche arrivava qualcuno, poteva vedere solo le nostre teste, non quello che facevamo, perciò eravamo tranquilli."

"Ah, sì, un buon posto davvero."

"A lui piaceva e pure a me piaceva parecchio. Abbiamo continuato, ogni volta che si poteva."

"E l'uomo delle stoffe?"

"Un paio di volte anche con lui. I miei, visto che sapevo contrattare, mi mandavano a comprare e io ci guadagnavo ogni volta qualche pezzo di rame e una bella goduta, anche se preferivo metterlo che prenderlo. Però mi piaceva succhiarglielo. L'ultima volta, glielo stavo succhiando dietro alla tenda e lui di sopra aveva visto arrivare delle donne ma non mi dice niente e io continuo tranquillo.

"Quando sento le voci delle donne, faccio per levarmi precipitoso ma lui mi blocca la testa con le mani e mi fa continuare, mentre si mette a parlare come se niente fosse con le donne che non sospettano cosa succedeva dietro la tenda. Era eccitante, Jarvis!"

"Ma pericoloso!"

"No, non potevano vedere niente, solo la sua testa e le sue spalle. Allora ho ripreso a succhiarglielo di gusto, ancora più eccitato di prima. E lui rideva e scherzava con le donne che palpavano i tessuti mentre mi carezzava i capelli e me lo spingeva in gola: carezzatele, non vi fa gola? diceva, poi lo sfilava appena e lo spingeva di nuovo dentro: Pensate a infilarvi una tunica così, a sfilarvela: un vero piacere, no? diceva allegro. E mentre mi si scaricava in bocca tirandomi la testa contro il suo pube, diceva: anzi, un vero godere! e le donne ridevano alla sua espressione goduta! Me lo lasciò in bocca finché tornò morbido, allora lo sfilò, si calò la tunica senza neppure rimettersi il perizoma ed uscì da dietro la tenda lasciandomi là nascosto a masturbarmi e vendette le pezze. Puoi venir fuori, adesso, mi disse dopo un po'. Mi regalò la pezza che ero andato a comprare e mi disse: è stato proprio bello, vero?"

"Cavolo, io sarei morto dalla paura." esclamò Jarvis.

Premke rise allegro: "M'è venuto duro, a raccontartelo. Me lo succhi?" disse mostrandolo al compagno.

Jarvis non si fece pregare. Come avrebbe potuto tirarsi indietro davanti ad un bel cazzo in tiro?

Venne la fine dell'ottavo mese e Jarvis ottenne dal padre il permesso di andare a passare un mese al Convivio dei Mistici. Qui vide Kampi, ma non aveva occasione di trovarsi solo con lui. D'altronde là al Convivio, per quel mese, dovette astenersi da ogni attività di tipo sessuale: non poteva neppure masturbarsi, perché dormiva troppo vicino agli altri del villaggio nella stanza della foresteria.

Parlò con maestro Trake.

"In questo mese, Jarvis, cerca di vivere intensamente la vita del Convivio, cerca di capire se davvero è fatta per te. E alla fine, se sei ancora convinto, chiederemo all'anziano la tua ammissione."

"Se mio padre si opponesse?"

"Dovrà opporsi, così vuole il rito. Ma in realtà non potrà, una volta che l'anziano avrà detto di sì. Questa è la legge."

"E se invece l'anziano dicesse di no?"

"Devi essere tu a convincere l'anziano. Io posso metterci una buona parola, e ce la metterò, ma dipende da te."

"Come?"

"Ti farà delle domande: perché vuoi entrare tra i riuniti?"

"Perché non voglio sposarmi."

"Può essere una risposta, ma può non bastare..."

"Che gli devo dire, allora?"

"Che vuoi seguire la via maestra per imparare gli insegnamenti di Galil il Profeta: non ti basta la lettura che si fa al villaggio."

"Sì, certo."

"Poi ti chiederà perché fra i Mistici."

"Perché li conosco e perché ci siete voi, maestro Trake."

L'uomo sorrise: "No, non credo che gli basterà come risposta. Non è che sia sbagliata, lo puoi anche dire, ma..."

"Perché voglio raggiungere l'illuminazione per portarla agli altri." disse allora pronto Jarvis.

"Questa è una risposta molto migliore, ma pensa ancora, Jarvis. Perché proprio nell'Ordine dei Mistici? Sei un ragazzo intelligente, tu."

"Perché, se a vedere le danze dei Mistici la vita mi pare bella da essere vissuta, a danzare con i Mistici vivrei questa bellezza."

"Molto bene, e poi?"

Jarvis rifletté un attimo poi disse: "Se non ci fossero allevatori e contadini, nessuno potrebbe avere il buon cibo, che dio ci ha dato, sulla tavola. Se non ci fossero i Mistici, nessuno potrebbe conoscere l'estasi che dio ci dà, l'estasi di dio."

"Molto bene. Poi forse ti chiederà altre cose, ma non dovresti avere problemi."

"Ma, se sarò ammesso, poi potrò davvero imparare tante cose? Ci sono tante domande che vorrei fare e che finora nessuno ha saputo rispondermi."

"Tipo?"

"Se è vero che tutto è così perché dio così ha deciso, e perciò niente cambia, niente può né deve cambiare, perché la lingua che parlava il Profeta è cambiata?"

Trake sorrise: "Risponderò a tutte le domande come questa, almeno quando ne conosco anche io la risposta. Ma tante risposte le dovrai cercare tu da solo studiando gli scritti del Profeta, i commentari."

"Studierò la lingua del Profeta?"

"Certo, quando sarai ammesso fra i novizi."

"Come si diventa maestri?"

"Prima entri come candidato. In media dopo tre anni, puoi diventare novizio. Dopo altri tre anni, in media, diventi accolito, poi, circa altri tre anni e diventi professo. A questo punto i migliori professi possono diventare maestri, quando sono pronti. Io ci ho messo tredici anni in tutto a diventare maestro. Poi, fra i maestri sono scelti i consiglieri, fra i consiglieri sono nominati gli anziani e gli anziani eleggono il gran maestro dell'Ordine. Se miri più in alto, i grandi maestri eleggono il nuovo Patriarca alla morte del vecchio, il Bergalilam."

"Non c'è nessuno più in alto del Bergalilam?"

"No. Al suo stesso livello c'è l'Amgalilam degli addetti ed i dieci Galilam delle nazioni, che formano il consiglio dei Galilam. A turno ogni volta che si riuniscono l'Amgalilam e il Bergalilam presiedono con due voti, così le decisioni sono prese con un minimo di sette voti su tredici, anche se sono solo dodici."

"Così ha deciso Galil?" chiese Jarvis.

"Anche di questo ne parleremo, quando sarai ammesso."

Il mese fu particolarmente intenso. A Jarvis piaceva la vita nel Convivio. Tutti parevano sereni là dentro. La gente del villaggio, ogni volta che partecipava al ritiro del nono mese o a quello del terzo, riceveva un anello che poteva appendere alla cintura. Al dodicesimo anello, ricevevano il permesso di vestire abiti dei colori dell'Ordine: il giallo e il nero. Nel villaggio solo due donne anziane avevano questo privilegio. In quel mese impararono alcune danze più semplici, impararono le nenie e gli esercizi fisici che inducono la concentrazione, condizione indispensabile per avvicinarsi all'estasi, impararono le tecniche fondamentali di meditazione.

Finito il mese, Jarvis era entusiasta: chiese udienza all'anziano del Convivio. L'anziano era un uomo giovane, in realtà: doveva avere sui quaranta anni, c'erano maestri e consiglieri più anziani di lui. Era un onore, per un Convivio di villaggio avere fra i suoi membri un anziano, un elettore del Gran Maestro.

L'anziano accolse Jarvis nel suo studio: "Entra giovane Jarvis. Mi ha detto maestro Trake che chiedi di entrare come candidato nel nostro Convivio, è esatto?"

"Sì, anziano."

"Mi ha parlato bene di te, maestro Trake. Dice che ti conosce da tre anni; ne hai quasi sedici, no?"

"Il terzo mese del prossimo anno."

"Lo stesso mese in cui è nato Galil l'Illuminato. È un onore. I nati nel terzo mese sono dotati di fantasia, secondo i nostri sapienti. Fantasia, pertinacia, audacia. Tre buone doti, se sono ben dirette."

"Per questo vorrei una buona guida."

"E la cerchi qui da noi?"

"Sì, se voi mi accoglierete."

L'uomo annuì, poi disse: "Ma i nati nel mese Fie come te, sono anche tipi indipendenti: saprai vivere in Convivio? La prima legge del Convivio è l'obbedienza, lo sai?"

"Proprio chi è indipendente ha bisogno di imparare ad obbedire."

"Buona risposta. Sei intelligente, come mi dice maestro Trake. Sai già leggere e scrivere? Hai frequentato la scuola degli addetti?"

"Sì, ma vorrei imparare a capire bene anche la lingua delle Scritture."

"Perché?"

"Per capire gli insegnamenti di Galil il Profeta direttamente. Proprio come lui li ha pronunciati."

"È lodevole. Ma sai che si dice che l'orgoglio di un uomo è la sua sposa ed il numero dei suoi figli? Vuoi rinunciare a tutto questo?"

"Sì."

"Perché?"

"Mi hanno insegnato che Galil ha detto: chi è il vero uomo? Guardate l'uccello dell'aria: non tenta di emulare il pesce del mare. Guardate il fiore del giglio, non cerca di essere una rosa. Guardate la pietra focaia: non pretende di essere una gemma preziosa. Ma l'uccello vola libero, il giglio splende nel campo, la pietra focaia è preziosa all'uomo. Così siate voi."

"Sì, un buona citazione. E tu cosa sei?"

"Spero un mistico. Ma avrò tempo come candidato e novizio di esserne sicuro. Come uccello sono ancora un pulcino, non so volare, come giglio sono ancora uno stelo, devo sbocciare, come pietra, sono ancora nella roccia, qualcuno mi deve liberare."

"E se tu o noi ci si accorge che non è questa la tua strada?"

"Ne cercherò un'altra, finché la troverò."

"E se non la trovassi?"

"Almeno l'avrò cercata."

"Non è più semplice sposarsi e vivere la vita quotidiana come i tuoi antenati?"

"La cosa più semplice non è seguire la strada giusta?"

"Sì, certo. Un'ultima domanda, ragazzo: se sarai ammesso, a che grado vuoi arrivare?"

"A quello di maestro."

"Non di più?" "Fin lì dipende da me. Poi dipende dagli altri. Non posso volere ciò che non dipende da me."

"Ma se ti offrissero ad esempio, di divenire anziano, un giorno?"

"Se me lo offrono, vuol dire che pensano che posso esserlo, accetterei."

"Giusto. Ora il maestro Trake, che conosci bene, ti affiderà ad un accolito che ti spiegherà come fare per entrare fra i candidati."

Jarvis trasse un silenzioso sospiro: era stato accettato. Si alzò e s'inchinò profondamente all'anziano: "Vi ringrazio per la vostra bontà."

"Penso che sarai un buon acquisto per l'ordine. Vai, ragazzo."

Maestro Trake lo aspettava: "L'anziano ti ha accettato."

"Come fate a saperlo? Non gli avete parlato."

"Se non ti avesse accettato, prima di congedarti, ti avrebbe regalato l'anello del ritiro e tu non l'hai. Vieni, ti spiegherò che cosa devi fare ora."

Lo portò alla vesteria del Convivio e gli fece dare dall'accolito le vesti di candidato: le scarpe, le calze ed il perizoma neri, la tunica, il collare, la fascia e il cappello gialli e glieli fece indossare. Lui si spogliò davanti a Trake senza esitare. Il maestro lo guardava in silenzio.

Quando fu rivestito, il maestro lo accompagnò nella sala grande: "Ora tu andrai a casa. Quando la gente del villaggio ed i tuoi ti vedranno vestito così, capiranno. I tuoi ti legheranno e ti chiuderanno in casa come vuole la tradizione. Tua madre piangerà, tuo padre ti minaccerà. Non temere.

"Domani una processione partirà dal Convivio e scenderà al villaggio per reclamarti. Ti cercherà e tutti dovranno indicare la tua casa. E allora il capo della processione chiederà ai tuoi di cederti al Convivio. Sarai sciolto. Tu dovrai fingerti debole. Sarai sostenuto e portato sulla lettiga e così sarai portato al Convivio. Qui, alla porta, ti aspetterà l'anziano che ti ammetterà ufficialmente dandoti anche il mantello giallo, segno della protezione dell'Ordine. Sarai assegnato alla camerata dei candidati e un accolito sarà nominato tuo tutore. Dovrai fare tutto quello che ti dirà. Oltre che a lui, dovrai obbedienza a tutti quelli col grado da professo in su. Chiaro?"

"Non sarete voi, maestro, il mio tutore?"

"No, non per ora, comunque. Ma ti seguirò da vicino. Il tuo tutore, comunque, l'accolito Doler, è il migliore fra gli accoliti, ti troverai bene con lui."

"Maestro, sono felice di poter vivere con voi."

"Anche io, ragazzo. Mi sei sempre piaciuto: speravo di averti un giorno qui nel Convivio."

"Non me l'avete mai detto."

"No, certo. Doveva nascere spontaneamente in te questo desiderio. Ora vai, torna al villaggio. Domani sarai nuovamente con noi."

Jarvis uscì dal Convivio. Per la prima volta indossava calze e scarpe: gli dava l'impressione di camminare sulle nuvole: com'erano comode! Si avviò verso il villaggio, camminando eretto, veloce, fiero e felice. Notò che la gente che come lui stava tornando al villaggio lo guardava con rispetto e si inchinava al suo passaggio: dalle vesti aveva capito che Jarvis, il figlio del contadino, sarebbe entrato fra i Mistici. Jarvis rispondeva agli inchini con un sorriso ed un cenno del capo, come sapeva che facevano i riuniti. Arrivò al villaggio. Traversò le viuzze fino a giungere davanti a casa sua.

Il fratello lo vide arrivare da lontano, lo riconobbe, capì e corse dentro a chiamare gli altri. La madre uscì gridando e piangendo, assieme alle sorelle. Il padre uscì minaccioso, circondato dai fratelli ed iniziò la scena che Trake gli aveva preannunciato. Madre e sorelle lo pregavano di rinunciare, padre e fratelli lo minacciavano e giuravano che glielo avrebbero impedito. Tutti i vicini si affollarono attorno alla famiglia a guardare la scena, in silenzio. Il padre allora prese una corda e, aiutato dai figli, legò Jarvis come un criminale, poi prese una canna e lo picchiò. Non gli faceva molto male, ma i colpi non erano dati per finta. Poi lo presero, lo portarono in casa e lo stesero, legato, sul suo letto. Restò solo.

Nonostante Trake l'avesse avvertito, la scena l'aveva impressionato. Le lagrime della madre erano vere, l'ira del padre anche. Dopo poco arrivò Mulke.

"Di', ma che t'ha preso, davvero vuoi farti mistico?"

"Sì."

"Sai che i riuniti non possono aver sesso? Come farai?" gli chiese allora in un bisbiglio.

"Neanche io e tu potevamo, no?"

"Sì, ma vuoi dire che là dentro si fa?"

"No, non lo so. Voglio dire che quello è il problema minore." mentì Jarvis.

"Mmmh, ti piaceva troppo. D'altronde a te piacciono solo i maschi, non è così?"

"Già."

"E lì dentro magari trovi uno come te."

"Non so."

"O magari l'hai già trovato, eh? Per quello hai deciso di entrare? A me puoi dirlo, io so tenere il segreto."

"No, ma spero di trovarlo."

"Mi dispiace che vai via, però."

"Perché non puoi più divertirti con me la notte?" chiese malizioso Jarvis.

"Ma no, beh anche, un po', ma ho la mia donna, io. Sai, le ho insegnato a succhiarmelo. Ora lo fa."

"Ti dà anche il culo?"

"No, quello no, ma lei non ne ha bisogno, mi dà l'altro buco e a me piace."

"È più brava di me a succhiartelo?"

"No, tu lo sai fare meglio."

"Se vuoi, stanotte possiamo farlo ancora. Per l'ultima volta."

"Non posso slegarti."

"Non c'è bisogno, no?"

"Papà ha detto che devi dormire da solo."

"Digli che mi vuoi controllare. Fatti vedere incazzato con me. Magari ti lascia dormire qui. E quando siamo soli, al buio, me lo puoi infilare in bocca, no?"

"Mi piacerebbe... ci provo. Ma a te, sei legato in un modo che non posso farti venire."

"Non importa. Ho voglia di succhiartelo."

"Con questi discorsi me l'hai fatto venire duro."

"Fammelo vedere."

"Sei matto? Adesso no, è pericoloso. Spero di poter dormire qui stanotte. Adesso devo andare. Se ci riesco, ti porto qualcosa da mangiare."

Tornò più tardi.

"Eccomi. Papà ci ha creduto: ha detto che faccio bene a controllarti, così dormo qui. T'ho portato qualcosa. Aspetta che t'imbocco." disse Mulke sedendo accanto a lui e cominciando a mettergli in bocca pezzetti di patate arrosto. Quando ebbe finito di farlo mangiare, spense il lume. Poi tornò a sedere accanto al fratello, sul bordo del letto.

"Dai..." disse Jarvis.

"Aspetta, ancora non dormono."

"Che t'importa; non hai voglia?"

"Sì, certo."

"E allora?" chiese Jarvis pieno di desiderio.

Lo sentì trafficare. Poi sentì le dita di Mulke sfiorargli il viso, le labbra.

E poi, invece delle dita, si sentì sulle labbra il palo duro di Mulke: "Lo vuoi, Jarvis?"

"Sì, ti prego!"

"Eccotelo, succhialo." mormorò questi eccitato.

Il ragazzo schiuse le labbra e le chiuse ad anello sul glande caldo e teso. Il fratello spinse avanti il bacino e gli fece scivolare lentamente tutta la lunghezza del suo membro turgido e fremente fra le labbra, giù nella bocca calda ed accogliente.

"Oh, fratellino, sei proprio bravo, anche senza le mani: mi piace da matti, sai?" mormorò con voce roca, iniziando a chiavarlo in bocca.

Jarvis si godeva quel palo voglioso, caldo e forte, nonostante la posizione scomoda a cui era costretto. I due fratelli continuarono in quella particolare congiunzione, assaporando assieme il piacere doppiamente proibito per l'ultima volta.

Jarvis pensò che gli sarebbe piaciuto poter rendere lo stesso servizio al maestro Trake e fantasticò di star facendolo proprio all'uomo invece che al fratello e si eccitò moltissimo. Succhiò con avido piacere, mentre il fratello continuava a muovere il bacino avanti e dietro in un ritmo forte e regolare carezzandogli i capelli e le orecchie. I testicoli del fratello, ad ogni affondo, gli battevano sulla guancia sinistra con un lieve rumore ritmato.

Sentì che il piacere si impadroniva delle membra del fratello mentre questi gli carezzava la testa, le guance, la nuca, continuando a chiavarlo in bocca con trasporto. Lo sentì tendersi, fremere da capo a piedi, iniziare ad ansimare profondamente.

"Fammi godere, fratellino, fammi godere: bevilo tutto, il mio liquore, ubriacati! Mi piacerebbe, slegarti, spogliarti, metterlo nel tuo bel culetto, ma non posso purtroppo. Oooh se sei bravo... oooh... oooh... ven... vengo... ecco... sto per.... ecco... oooh... oooh, go... gooo... godooo!" gemette con un filo di voce e venne, versando dritto in gola a Jarvis ondate di seme tiepido e profumato.

Jarvis lo bevve a grandi sorsate godendo i forti fremiti di quel bel palo di carne fra le sue labbra. E finalmente si staccarono lentamente.

"È stato bellissimo, vero Jarvis?"

"Sì, bellissimo, Mulke."

"Lo sai che ti amo, fratellino."

"Mi ami?"

"Sì. Mi dispiace perderti. Ti amo."

"Ma non ami la tua donna?" chiese con un filo di voce, emozionato, il ragazzo.

"Certo, la amo e mi piace e sono contento di sposarla, ma amo anche te e mi dispiace perderti." disse confuso e si chinò a baciarlo, per la prima volta, profondamente in bocca.


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