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una storia originale di Andrej Koymasky


pin L'ORDINE DEI RECLUSI CAPITOLO 4
JARVIS IL VISIONARIO

"Davvero te lo sei fatto mettere contemporaneamente da Kampi e Domke?" chiese Jarvis stupito e divertito.

"Sì, e è stato proprio bello!"

"Ma quando? E dove?"

"Ieri sera. In refettorio."

"Cheee? In refettorio? Ma siete matti tutti e tre?"

"No, è perfetto. Loro due lo fanno sempre li. Sai che sono addetti a pulirlo dopo la cena, no? Dopo che han portato tutto in cucina a pulire, devono chiudere la porta della cucina. Poi devono spazzare e lavare i pavimenti e mettere la scritta alla porta grande: pavimenti bagnati. E frattanto devono andare nella dispensa per ripiegare tutte le tovaglie e metterle a posto, e preparare il vasellame per la colazione: così escono solo quando i pavimenti sono asciutti. E in dispensa sono tranquilli, nessuno può entrare. Non hanno molto tempo, ma meglio di niente. Allora io sono andato in dispensa e li ho aspettati."

"Ma se vi vedevano uscire in tre?"

"Potevo dire di essere andato ad aiutarli."

"Ma se anche coi pavimenti bagnati entrava qualcuno?"

"Facevamo a tempo a metterci a posto i vestiti."

"E come? Il perizoma, la tunica, la fascia, il collare."

"Ma no, tonto! Ci si è levati solo il perizoma. Me l'hanno insegnato loro: te lo levi, ti tiri su la tunica e te lo avvolgi attorno alle anche e lo fissi come una fascia. Se arriva qualcuno devi solo tirar giù la tunica e non si vede niente."

"Già, e i cazzi ritti? Senza perizoma si vedono, sotto la tunica che lì si solleva a punta."

"No, perché il cazzo lo infili sotto il perizoma: finché è duro sta lì fermo, quando torna molle scivola fuori, ma allora pende giù e non si nota più niente."

"Le hanno pensate tutte, eh?"

"L'ha insegnato un professo a Kampi."

"Chi?"

"Non ha voluto dirmelo."

"E t'è piaciuto prenderne due?"

"Eccome!, era favoloso sentirmeli dentro davanti e di dietro insieme!"

"Ma gli hai detto di me?"

"Scherzi? Senza il tuo permesso, non farei mai il tuo nome. Cosa è, ti andrebbe di provarci con loro?"

"No grazie, se mai ci penso da solo."

"Bene. Lo immaginavo. Però mi piacerebbe rifarlo anche con te, ma dove?"

"Troveremo un posto, prima o poi. Tu, quando vuoi, divertiti con quei due."

"Sai che prima che arrivassimo noi Domke lo succhiava a Kampi nel dormitorio? Potremmo farlo anche noi."

"Sì, lo so. Ma non mi va di farlo in dormitorio, è troppo pericoloso."

"Ci pensi, su sette novizi siamo quattro. E chissà se degli altri tre c'è qualcun altro?"

"Non fare troppe fantasie, Petak. E non ti dar troppo da fare. Va a finire che ti fai denunciare una volta o l'altra. Mi dispiacerebbe."

"No no. Starò attento."

Ma purtroppo non lo fu davvero. Ci provò con Kuman che lo denunciò e Petak fu trasferito. Jarvis ne parlò con maestro Trake.

"Purtroppo non c'è nulla che si possa fare. Se starà attento, non avrà conseguenze. A parte che non andrà oltre il livello di professo, ma non credo che comunque avrebbe avuto la stoffa per andarci. Ti manca?"

"Non molto. Ormai non facevamo più sesso assieme."

"Ah no? Come mai?"

"Un po' perché non avremmo saputo dove farlo, un po' perché gli studi mi assorbono molto."

"E non ti manca l'attività sessuale?"

"Sì, un poco. Ma per ora resisto. Però non è giusto."

"Per Petak? Perché?"

"Gli ho insegnato io. E siamo in molti a farlo, qui dentro. Dovremmo essere trasferiti tutti?"

Trake rise: "Forse."

"Ma un giorno cambierà: ci si potrà amare, o comunque fare l'amore, senza nascondersi, senza vergognarsi, senza aver paura, senza essere puniti o uccisi."

"Sei un visionario, Jarvis. Quel giorno non verrà mai."

"Tutto cambia, maestro, me l'avete detto voi."

"Ci vuole chi abbia la forza, il coraggio e l'abilità per cambiare: tre doti rare. Unite ad altre due: la pazienza e la prudenza."

"Lo farò io. A costo di diventare gran maestro!" replicò deciso il ragazzo.

"Davvero sei un visionario. Anche se sarai un giorno gran maestro, non potrai fare quello che vuoi."

"Vedremo!" rispose cocciuto Jarvis.

Trake sorrise: "Sei ancora un ragazzino."

"Crescerò."

"Certamente. E capirai i tuoi limiti."

Jarvis pensò che ora aveva un motivo in più per studiare ed aumentò il suo ritmo. Si mise a studiare attentamente le costituzioni dei Mistici, oltre al resto: lingua antica, in cui stava diventando rapidamente bravo, Scritture, che leggeva avidamente, ormai quasi completamente in lingua originale, Commentari che divorava, e storia, legge, e logicamente i testi dei Mistici. Per tutto questo aveva un po' rallentato lo studio delle tecniche fisiche e della danza, materie in cui comunque andava benino. E continuava a dare esami e a passarli uno dopo l'altro. Certamente lo favoriva la sua memoria eccezionale, che aveva sviluppato fin da piccolo. Uno dei motivi per cui riusciva così bene anche nelle udienze coi maestri e si guadagnava con facilità gli anelli colorati, era proprio la sua memoria, per cui sapeva parlare con ogni maestro col suo linguaggio, con grande soddisfazione degli stessi. Trake seguiva i progressi del suo pupillo con evidente piacere e fierezza.

L'anziano lo chiamò proprio per parlargli di Jarvis: "Il ragazzo mi pare promettente, uno dei migliori che abbiamo mai avuto. Sta bruciando le tappe."

"Sì, anziano, è molto bravo e dotato."

"Prevedo un brillante avvenire per lui, se continua così."

"A volte le menti eccezionali si bruciano da sole, però."

"Sta a noi cercare di evitarlo. Sembra un ragazzo obbediente, non dovrebbe essere difficile dirigerlo."

"Non sarà neppure facile. Ha le sue idee."

"Sì, certo, è nato nel mese di Fie come Galil."

"Già, così si dice."

"Maestro Trake! Così si dice e così è. Non dia questi pareri fuori da queste mura. Io la stimo molto, non vorrei che si tarpasse le ali da solo. Maestro a ventotto anni è un vero record, lei potrebbe fare molta strada. Sia solo prudente."

"Lo sarò, anziano. Grazie per la sua pazienza."

"Sì, capisco che le piaccia il giovane Jarvis: avete molto in comune, voi due. Mi sa che quando sarà accolito, lo affiderò a lei. Magari come accolito personale. Un maestro ne ha diritto, se lo chiede."

Trake lo guardò chiedendosi se quelle parole andassero oltre il loro significato letterale. Che l'anziano avesse intuito la sua attrazione per il ragazzo? E la favorisse? Gli sembrava quasi inverosimile. Comunque, certo, a questo punto avrebbe chiesto Jarvis come accolito personale.

Jarvis era completamente assorbito dagli studi e Trake dette ordine che fosse sollevato il più possibile dai compiti comuni. Poche incombenze non stancanti. Tutte le energie del ragazzo dovevano essere lasciate libere di incanalarsi negli studi. Da parte sua il ragazzo ormai non usava neppure più i periodi di riposo e di libertà. E a diciannove anni Jarvis, primo a memoria d'uomo, aveva superato tutti gli esami e le prove, era ammesso fra gli accoliti ed indossò la tunica nera. Trake, il giorno dopo l'ammissione, presentò istanza all'anziano perché gli fosse assegnato Jarvis come accolito personale. Domanda che fu subito accolta. Questo comportava che Jarvis avesse una cella contigua e comunicante con quella del maestro.

"Maestro, l'anziano mi ha assegnato a voi come accolito personale: sarò io a fare le pulizie nella vostra cella, d'ora in poi."

"Due errori in una sola frase." disse sorridente Trake.

"Non capisco."

"Primo, ormai fai parte stabile dell'Ordine, perciò non devi più darmi del voi ma del lei."

"Ah, è vero, dovrò abituarmi."

"Secondo, l'accolito personale non deve fare le pulizie per il suo maestro, anche se spesso è usato per questo. Ma deve fare ciò che il maestro lo incarica di fare."

"E io sarò lieto di farlo."

"E io ti ordino di non fare le pulizie: le ho sempre fatte da solo e così continuerò."

"E allora? Che cosa posso fare per lei?"

"Studiare. Continuare ad impegnarti come hai fatto fino ad ora."

"Come comanda, maestro."

"Infine, ti ricordi i tuoi discorsi sull'uomo che ami e che non sai se ti ama?"

"Certo."

"Lo ami ancora?"

"Sì."

"Allora ti ordino di dirglielo."

"Ma..."

"Non si discutono gli ordini. I consigli sì, gli ordini mai. Hai fatto voto di obbedienza, l'altro ieri, no?"

Jarvis lo guardò ed annuì. "È un ordine duro. Non mi sento pronto." tentò di obiettare.

"Obbedirai lo stesso."

"Certamente. Maestro?"

"Sì?"

"Io... io sono innamorato di lei." disse Jarvis e subito arrossì deliziosamente, inghiottendo a vuoto due o tre di volte e studiando preoccupato l'espressione del maestro.

Questi non cambiò espressione. "E ancora non hai capito che anche io ti amo da sempre?"

"Maestro!"

"Sì. Ma dovevo aspettare questo momento per dirtelo."

"Io... lei... io..."

"Non balbettare, vieni qui. Perché credi che ti abbia voluto come accolito personale? Vieni qui, giovane sciocco. Lasciati abbracciare. Ho atteso anche troppo questo momento."

Trake allargò le braccia e Jarvis ci si rifugiò dentro, e scoppiò a piangere.

"Piangi, ragazzo?"

"Sono troppo felice."

"Anche io." disse l'uomo sollevandogli il viso con due dita, asciugandogli le lacrime e baciandolo.

Jarvis sentì la lingua dell'altro sfiorare le sue labbra e fremendo le schiuse. Il loro bacio divenne caldo, intimo, impetuoso, profondo. Jarvis si sentiva mancare le gambe per l'emozione. Trake lo sostenne, continuando a baciarlo con passione.

"Vuoi essere mio, Jarvis?"

"Sì."

"Questa notte, dormiremo assieme."

"Sì."

"Ti desidero, Jarvis, lo senti?"

"Sì."

"E tu?"

"Sono suo, maestro, sono tutto suo."

"Mi desideri?"

"Oh, sì!"

"Quanto?"

"Con tutto me stesso."

Si baciarono di nuovo. Poi Trake, staccandosi da lui con dolcezza, gli disse: "Non bruciamo le tappe, ora. Sistemati nella cella qui accanto. Portaci la tua roba, i tuoi libri e comincia a studiare. Qualsiasi problema tu abbia negli studi, non ti far problemi a venirmene a parlare, chiaro?"

"Certo, maestro. Posso lasciare la porta aperta, mentre studio?"

"Perché?"

"Per poterla guardare di tanto in tanto."

"Mi farà piacere, così anche io ti potrò guardare. Ma ora vai, o non riuscirò ad aspettare fino a questa notte. Ti desidero troppo. Questi tre anni così vicini e non poterti neppure sfiorare."

"Anche per me, maestro, è stata dura, anche per me."

"Ma sapremo aspettare ancora solo poche ore, vero?"

"Certo." disse Jarvis e, inchinatosi, andò a prendere le sue cose per trasferirsi.

I novizi suoi ex compagni gli fecero festa e si offrirono di aiutarlo, ma Jarvis li ringraziò e disse che preferiva fare da solo. Dovette fare diversi giri su e giù, ma sistemò tutto prima dell'ora di pranzo. Il pomeriggio riprese a studiare. Gli piaceva da matti poter sollevare ogni tanto lo sguardo e vedere maestro Trake assorto nei propri studi. Poiché anche questi spesso lo guardava, a volte i loro sguardi si incrociavano ed allora si illuminavano entrambi di un caldo sorriso.

Cenarono, poi andarono nella grande sala per le danze mistiche. Jarvis sapeva che maestro Trake avrebbe danzato per lui, come lui danzò per il suo maestro. Vi furono le letture e l'anziano scelse il brano del terzo giorno del decimo mese del quarto anno, quello che ad un certo punto dice: "Se morire per l'altro è un grande dono, vivere per l'altro è un dono più grande ancora."

Trake guardò incuriosito verso il seggio dell'anziano, che però aveva sul volto il suo solito sorriso imperturbabile. Eppure Trake intuì che l'anziano sapeva di loro due.

Alla fine, tornarono tutti ognuno nella propria stanza. Jarvis, emozionato, aspettava che Trake lo chiamasse. I candidati ed i novizi dormivano tutti nei loro vestiti e Jarvis non sapeva se doveva spogliarsi o no. Le costituzioni dicevano che un riunito la notte può spogliarsi solamente se è solo, ma lui, la porta socchiusa, non sapeva decidere se doveva considerarsi solo o no. Presto l'avrebbe fatto andare da lui, probabilmente si aspettava che arrivasse già spogliato: per quello forse non l'aveva ancora chiamato, per dargli tempo di spogliarsi?

"Jarvis."

"Sì, maestro?"

"Vieni?"

"Eccomi." disse incerto nel presentarsi ancora vestito. Vide che anche Trake era ancora vestito e si disse di aver fatto bene a non spogliarsi.

"Sei ancora vestito?"

"Non sapevo che fare."

"Hai fatto bene, perché voglio spogliarti io. Avvicinati."

Jarvis tremava per l'emozione. Si avvicinò al maestro. Questi gli sciolse la fascia gialla, quindi gli tolse il cappello e il collare giallo. Poi, sbottonato il collo, gli sfilò l'ampia tunica nera.

"Sei bello." mormorò Trake con voce bassa. Poi aggiunse: "Vuoi spogliarmi?"

"Sì." rispose Jarvis e con mani tremanti iniziò a spogliare l'uomo: gli tolse gli indumenti gialli da maestro finché entrambi non avevano indosso che il nero perizoma.

Allora Trake lo tirò a sé, lo abbracciò e lo baciò. Per Jarvis il contatto con la pelle nuda dell'uomo che amava fu come una scossa elettrica e le mani del maestro che spaziavano sulla sua schiena, sui suoi fianchi, che sostavano sui suoi glutei tesi, erano come un sogno. Lui quasi non osava toccare il corpo che amava, ma vi posò le labbra ed iniziò a coprirlo di piccoli baci. L'uomo fremeva a quel contatto lieve, fresco e dolce e quando le labbra di Jarvis si soffermarono sui suoi capezzoli che subito risposero inturgidendosi, le mani di Trake scesero a sciogliere il perizoma del ragazzo che scivolò a terra in morbide spire.

"Mi piaci, Jarvis!" mormorò l'uomo con tono di ammirazione.

"Sono suo, maestro!"

"Scioglimi il perizoma."

Jarvis gli si inginocchiò davanti, prese il capo giusto del lungo telo e tirò dolcemente. Anche il perizoma di Trake si allentò e scivolò a terra in morbide spire e il ragazzo si trovò davanti al volto il bel membro turgido e ritto dell'uomo. Si chinò a baciarlo, dapprima lieve, per tutta la lunghezza. Poi vi portò le mani a carezzarlo, sorreggerlo mentre iniziava a passarvi la lingua in un lungo massaggio devoto. Trake fremette con forza.

"Oh, Jarvis, Jarvis!" gemette l'uomo gustando quelle sapienti attenzioni.

Il ragazzo scoprì il glande del maestro e lo leccò, lo avvolse con la lingua, lo lappò.

"Jarvis, oh mio Jarvis: ti ho aspettato tanto."

Il ragazzo si fece scivolare in bocca quella poderosa sciabola di carne.

"Oh, è un sogno, sei un sogno!"

Il ragazzo, felice e fremente, gli impastava delicatamente i testicoli con le mani, mentre col capo andava avanti e dietro sul lungo palo succhiandolo e titillandone il glande gonfio con la lingua.

"Jarvis, vieni sul letto, ti prego." mormorò con voce eccitata l'uomo sollevandolo per le ascelle e tirandolo a sé.

Lo fece stendere sul letto e gli salì sopra, lo abbracciò stringendolo fra le braccia e le gambe, lo baciò a fondo, mentre i loro membri duri erano imprigionati fra i ventri tesi e palpitavano con forza. Poi Trake si spostò, si mise cavalcioni del bacino del ragazzo, in modo che il membro di questi gli sfiorasse il solco fra le natiche: "Prendimi!"

"Maestro! Io prendere lei?"

"Sì, so che ti piace."

"Ma io voglio essere suo!"

"Dopo ti prenderò io, ti farò mio. Ma ora ti voglio in me." disse Trake.

Presa un'anforetta, unse con una crema profumata l'asta del suo ragazzo, quindi vi si accoccolò sopra allargando bene le natiche, offrendosi alla penetrazione: "Fammi vedere di che sei capace, fammi sentire quanto mi desideri, quanto sei maschio: dai, mettimelo e dammi piacere."

Jarvis allora spinse in su il bacino e sentì il suo glande aderire al foro palpitante. Spinse più su e sentì l'ano schiudersi, accoglierlo, avvolgerlo a poco a poco e mentre Trake scendeva per incontrare la spinta del ragazzo, e il membro scivolò nel canale d'amore, finché il suo pube fu premuto con forza contro le snelle natiche dell'uomo.

Jarvis guardava il corpo dell'uomo torreggiare su di lui, illuminato dalla luce dorata e tremula della lanterna che gli si rifletteva con barbagli di luce negli occhi e lo trovò bellissimo. E il fatto di essergli dentro gli dava una specie di commozione grata. Trake carezzò il corpo del ragazzo e scese su di lui a baciarlo.

Un attimo prima che le loro bocche aderissero, l'uomo sussurrò: "Dai, ragazzo mio, fammelo sentire."

Allora Jarvis puntò i piedi sul materasso, le ginocchia sollevate, e cominciò ad imprimere al bacino un lento e vigoroso movimento ruotandolo, ad ogni colpo, dal materasso in su e verso sé. Le ginocchia dell'uomo e le sue braccia, assieme, gli serravano i fianchi ed il petto gli sfregava sul petto ad ogni affondo che dava, mentre il solido membro gli sfregava sul ventre. Le loro lingue giocavano incessanti, da una bocca all'altra, ed i loro respiri erano uno solo. Jarvis pensò che quello era il paradiso. Non aveva mai provato con nessuno, prima, emozioni così intense. Sentì come una musica accompagnare i loro movimenti, e gli sembrò di star danzando la più bella fra le danze mistiche. E venne l'estasi: come una luce esplose nella sua testa e sentì fluire da sé un'ondata di energia che si diffuse spandendosi nel corpo amato del suo maestro che lo strinse con amorosa passione.

Quando iniziò a rilassarsi, Trake a poco a poco allentò la sua stretta e si staccò da lui.

"Oh, maestro, è meraviglioso."

"Sei contento?"

"Sì, sono in paradiso."

"Abbiamo solo cominciato, mio amato."

"Adesso mi prende lei, maestro?"

"Lo vuoi?"

"Oh, sì! Voglio essere suo."

"Sei già mio."

"Voglio sentirla in me."

"Ti desidero."

"Sì, mi prenda."

"Ti voglio."

"Eccomi."

"Ora ti prendo." mormorò l'uomo con gli occhi illuminati dal desiderio.

Si stese su Jarvis, inserendo le sue forti gambe fra quelle del ragazzo, che subito le allargò e se le ripiegò di fianco al petto. Trake immerse due dita nell'anforetta di crema odorosa e le portò sul foro che lo attendeva pieno di desiderio. Le due dita lo penetrarono, abili e delicate, preparandolo.

Jarvis fremette con forza: "Mi prenda!"

"Sì." mormorò l'uomo con voce roca.

Sollevò il bacino puntando le ginocchia e si lubrificò la poderosa asta fremente, quindi la poggiò sul foro caldo e scivoloso del ragazzo: "Ora ti faccio mio."

"Oh, sì."

"Eccomi. Ti prendo." sussurrò iniziando a scivolargli dentro in un unico vigoroso movimento senza stratte.

Scivolava dentro lento, sicuro, forte e dolce. Jarvis gli si schiudeva sotto, accogliendolo con grato piacere. Lo sentiva avanzare inesorabile, inarrestabile, come una potente ondata di marea. Vedeva sul bel volto di Trake il sorriso di piacere fiorire, allargarsi, farsi luminoso. Quando finalmente gli fu tutto dentro, l'uomo gli passò le braccia sotto la schiena, afferrandogli le spalle e tirandolo a sé. Jarvis cinse con le braccia il collo e le spalle dell'uomo. I loro occhi si guardavano con amorosa passione. L'uomo sembrò concentrarsi, accumulare energia, quindi iniziò a muoversi in un lento, poderoso, regolare movimento di va e vieni nel ragazzo.

"È bellissimo." mormorò questi pieno di gioia.

"Sì, vero?" disse l'uomo con dolcezza continuando nel suo movimento senza colpi, pieno di armonia.

Jarvis guardava i muscoli dell'uomo tendersi e contrarsi in una danza incessante e di nuovo gli sembrò di sentire la musica delle danze mistiche.

"Ti amo, Jarvis."

"Anche io."

"Ti piace?"

"Sì."

"Sei bello, lo sai?"

"Perché sono suo. Perché sono felice."

L'uomo si alzò lentamente sulle ginocchia, tirando su il corpo del ragazzo dal letto, tenendolo stretto contro il proprio forte petto, finché fu completamente sollevato, sempre ben infisso sulla sua asta poderosa. Jarvis si teneva con le braccia al collo dell'uomo e con le gambe ne cinse la vita. Questi scese lentamente dal letto, finché fu in piedi ed allora iniziò a danzare e ad ogni movimento il corpo del ragazzo molleggiava sul suo palo, su e giù. Era incredibile come il corpo dell'uomo volteggiasse libero e lieve nonostante il peso del ragazzo. Ad ogni passo di danza il membro dell'uomo scivolava dentro e fuori dal caldo canale di Jarvis, e gli dava un piacere intenso. Le braccia di Trake ora lo sorreggevano, forti e sicure, alla vita.

"Ti porterò all'estasi mistica, Jarvis."

"Sì."

"La raggiungeremo assieme."

"Assieme."

Il maestro danzò più veloce, più veloce, volteggiando come se non avesse peso, come se non esistesse la forza di gravità. Girava, saltava, gira vorticosamente. Jarvis si sentì presto in preda ad un'ebrezza incredibile, sospeso a mezz'aria, l'unica cosa reale il corpo muscoloso che lo cingeva, il membro poderoso che gli danzava dentro e lo sorreggeva. Non esisteva più nulla, si stavano librando nel cielo, sempre più in alto, sempre più in alto. Mille soli d'oro puro splendevano attorno a loro, dentro di loro e tutto attorno il nero vellutato e caldo dell'universo: nero e giallo i colori dei Mistici, ora era chiaro a Jarvis. Tutti i suoi sensi erano accesi allo spasmo e godevano in una festa rutilante dei mille colori dell'infinito.

Jarvis era conscio di ogni minima parte del proprio corpo e di quello del maestro e di null'altro. Sentiva dentro di sé, attorno a sé le poderose membra dell'uomo ed era felice, felice, felice. E sentì l'energia dell'universo concentrarsi in loro, crescere, premere e infine esplodere in una festa di accecanti fuochi pirotecnici. Di colpo tutto si fermò. Erano sul tappeto del pavimento, Trake seduto, le gambe incrociate, Jarvis saldamente infisso sul suo membro ancora duro e ritto, profondamente immerso in lui; era seduto sul suo grembo caldo, fra le sue gambe intrecciate, come in un dolce nido. Trake baciò il ragazzo. Gli si sfilò di dentro sollevandolo fra le sue braccia forti, lo riportò sul letto e gli si stese a fianco, carezzandolo e baciandolo.

"È questa, l'illuminazione?" chiese Jarvis emozionato.

"No, ma gli è vicina. L'estasi mistica e quella dell'amore sono sorelle gemelle."

"La danza, prima, che danza era?"

"Non lo so, è la prima volta che la danzo."

"Non l'ha mai danzata con nessun altro?"

"No, mai. Mi è venuta spontanea, non potevo fare altro."

"Era davvero sublime."

"Sì, lo era, perché me l'ha ispirata il mio amore per te."

"Posso chiederle una cosa, maestro?"

"Dimmi."

"Lei... non sono il primo che ama, vero?"

"Sei il primo che amo così. Ma, è vero, ho amato altri, prima di te."

"Tanti?" chiese Jarvis come un bambino.

Trake sorrise: "Vuoi conoscere la mia vita?"

"Sì, tutto."

"Te la racconterò a poco a poco. Ma ora rispondo alla tua domanda: prima di te ho amato tre persone. Il primo è stato quando avevo quindici anni. Era un professo dei Mistici. Devo a lui se ho chiesto di entrare nell'Ordine. Era venuto con altri a danzare al mio paese. Era bello come un sogno. Non persi una sola delle sue danze, ero sempre in prima fila, non staccavo gli occhi da lui. Se ne accorse. E una sera venne a cercarmi. Disse ai miei che voleva salire sulla collina, nel bosco, e che aveva bisogno di una guida. I miei accondiscesero volentieri a mandarmi con lui. Ma era lui, vidi presto, a guidare me. Conosceva bene il bosco. Gli chiesi come mai. Lui era nato dall'altra parte della collina, ci andava sempre da ragazzo. Mi portò in una radura. Il prato era morbido, la luna piena lo illuminava d'una fresca luce d'oro. Voglio danzare solo per te, mi disse. Stese il mantello giallo sul prato, vi salì ed iniziò a danzare. E mentre danzava, ad uno ad uno tutti i suoi neri abiti volteggiarono via e mi comparve davanti, alla fine, completamente nudo e bellissimo. Ero emozionato, affascinato, soggiogato. E quando si fermò e mi fece un cenno d'invito, mi alzai. Mi fermai sul bordo del mantello che sembrava liquido oro. Spogliati, disse lui. Mi spogliai e, nudo, entrai nel mantello. Mi tirò a sé, mi fece stendere, mi venne sopra e mi fece suo. Fu molto bello. Appena compii sedici anni chiesi di entrare nei Mistici."

"E foste amanti?"

"No. Lui era diventato maestro ed era stato mandato con altri a fondare un nuovo Convivio. Nel mio Convivio, quando avevo diciotto anni ed ero novizio, ebbi il mio secondo amore. Era un novizio come me, ma di due anni più grande. Già da candidato l'avevo notato e mi sentivo attratto da lui. Quando fummo novizi insieme, riuscii a dirgli quello che provavo per lui. Mi rispose che anche io gli piacevo. Ma, come sai bene anche tu, non è facile isolarsi per fare l'amore.

"Dopo un anno, lui divenne accolito. Fortuna volle che fossimo assegnati assieme alla preparazione dei pani per la prima colazione. Dovevamo perciò alzarci molto prima degli altri ed andare al forno. Dopo esserci tolti gli abiti ed anche il perizoma nero per non impregnarli di farina, ed averne indossato uno bianco, si accendeva il fuoco, si impastava il pane, lo si infornava e, attesa la cottura, lo si sfornava giusto all'alba, quando tutti scendevano al refettorio dopo le danze mattutine. Proprio il momento delle danze era il migliore: solo noi due eravamo dispensati dal partecipare, tutti gli altri, senza eccezione, dovevano esserci. Perciò eravamo sicuri. E i pani nel forno cuocevano e non avevamo nulla da fare se non attendere. Si andava allora nello stanzino in cui ci si doveva cambiare, ci si toglieva il perizoma bianco e, prima di rivestirci, si faceva l'amore. Si finiva giusto giusto in tempo per rivestirci, sfornare i pani e servirli a tavola, caldi e croccanti.

"Il terzo, fu quand'ero professo. Era anche lui un professo. Fummo inviati assieme a visitare i vari Convivi del nostro ordine per studiare le varianti locali delle danze mistiche. In uno dei Convivi si trovavano a corto di stanze, perciò ci chiesero se ci spiaceva condividerne una. Non dormendo soli, si doveva andare a dormire con i vestiti indosso, come vogliono le costituzioni. Ma lui si spogliò. Vide il mio sguardo sorpreso e mi disse: spogliati anche tu. Ma è proibito, dissi io che però mi stavo eccitando nel vederlo nudo. Anche fare l'amore è proibito, disse lui carezzandosi il membro semieretto e guardandomi negli occhi. Capii, mi spogliai e facemmo l'amore. A poco a poco ci innamorammo. Poi lui un giorno mi confessò che si era innamorato di un novizio e mi chiese di lasciarlo libero di amare il suo ragazzo. Logicamente acconsentii."

"Poteva dire di no?"

"Potevo, perché ci eravamo legati con una promessa."

"Si può fare?"

"Se i due vogliono, perché no. Non è niente di ufficiale, certo, ufficialmente non si può neppure fare l'amore, lo sai. È solo una promessa su proprio onore, ma lega quanto un giuramento ufficiale."

Jarvis annuì, poi disse: "Maestro, posso fare a lei questa promessa?"

"Quando sarai professo, Jarvis."

"Perché non ora?"

"Perché una promessa del genere deve essere fatta da due adulti."

"Va bene. Ma dentro di me è come se l'avessi fatta." disse il ragazzo.

Trake sorrise.

I due si amarono appassionatamente. Jarvis progrediva negli studi, grazie anche all'aiuto di Trake. Anche se non ne aveva più parlato con il maestro, nella sua testa, studiando le costituzioni dei vari ordini, le leggi e le Scritture, aveva preso forma l'idea di una comunità in cui due uomini potessero amarsi senza problemi. Quello che però spinse Jarvis all'azione fu un incontro particolare. Trake era stato mandato dall'Ordine presso un Convivio di disciplinati per aiutarli a risolvere un dissidio sulla mistica. Alcuni disciplinati dicevano che la mistica è appannaggio di pochi, altri che è di tutti. Trake portò con sé Jarvis. Fu loro assegnata una stanza doppia. Qui Jarvis, conobbe un giovane disciplinato di nome Pukor.

Nei momenti liberi passeggiavano spesso assieme nel grande e bel giardino del Convivio e parlavano della vita nei rispettivi ordini.

"Ma che cosa è l'estasi mistica?" chiese Pukor a Jarvis.

"È qualcosa di molto simile all'estasi sessuale." rispose d'istinto Jarvis poi si morse la lingua.

Ma Pukor rispose: "Capisco. Coinvolge tutti i sensi e non esiste altro attorno."

"Sì; l'hai sperimentata, tu?"

"Io? Sì."

Jarvis, sorpreso per quella candida affermazione, chiese allora: "Ma qui nel tuo Convivio?"

Pukor lo studiò un attimo, poi disse a voce bassa e incerta: "È proibito, qui da noi."

"Anche da noi, ma...."

"Non ci sono donne e fra due uomini è proibito anche dalle leggi comuni. Si viene decapitati."

"Solo se si è sorpresi in flagrante da tre testimoni. Basta essere prudenti."

"Qui da noi, basta essere sospettati che si deve cambiare Convivio. E al secondo sospetto si è cacciati."

"Siete più severi che da noi."

"E se si fosse sorpresi, anche solo da un testimone, si è cacciati subito. Da tre, si è decapitati."

"Sì, siete più severi che da noi. Eppure, quando l'amore è forte, si è disposti a correre anche questi rischi, no?" disse Jarvis.

"Vero." sospirò Pukor.

E dopo poche altre battute esplorative, gli confessò che lui era legato da amore per Fachis, un altro disciplinato di quel Convivio.

"Anche io sono legato come te. Avete molti problemi, voi due?"

"Sì. Siamo stati scoperti."

"Scoperti? allora non siete più assieme?"

"No, siamo ancora assieme. Ci ha scoperti un maestro. In cambio del suo silenzio ci ha chiesto di andare a letto con lui ogni volta che ce lo chiede."

"Potreste denunciarlo voi, così."

"No. Ci ha fatto firmare una carta che siamo amanti. Se lo denunciamo, lui rende pubblica la nostra confessione e saremmo decapitati."

"Ma perché avete firmato?"

"Era l'unico modo per restare assieme."

"Non pensavo che potessero accadere cose come questa. Non è giusto."

"Lo so, ma che ci vuoi fare?"

"Qualcosa. Ci sto pensando da tempo. Qualcosa come un Convivio in cui ci si possa amare apertamente, senza rischi."

"Oh, sei un visionario. Non permetteranno mai un simile Convivio."

"Non è detto."

"Se esistesse, chiederei subito di esserci trasferito!"

"Ti terrò al corrente, Pukor." rispose Jarvis.

L'altro scosse il capo divertito e in un gesto meccanico si rassettò gli abiti grigi e neri del suo ordine. Ma Jarvis era sempre più convinto che bisognasse fare qualcosa.

Terminato il viaggio, Jarvis si dedicò esclusivamente a tre cose: diventare sempre più bravo a compiacere il suo amante, diventare professo e mettere a punto il suo progetto.


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