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una storia originale di Andrej Koymasky


pin L'ORDINE DEI RECLUSI CAPITOLO 5
IL PRIMO VIAGGIO

Jarvis fu ammesso fra i professi a soli venti anni. L'anziano si complimentò con lui e gli consegnò una lettera di congratulazioni, autografa, del gran maestro dell'Ordine.

Quando fu di nuovo solo con Trake, Jarvis finalmente gli espose il suo progetto a cui aveva lavorato tanto a lungo.

"Maestro, se vi fosse un Convivio in cui potessimo vivere il nostro amore senza nasconderlo, lei chiederebbe di esservi trasferito?"

"Ancora ci pensi? Se potesse esistere, certamente farei domanda, assieme a te." rispose sorridendo l'uomo.

"Non potrebbe esistere in nessuno degli ordini con le loro costituzioni. Ma se si fondasse un ordine nuovo, con costituzioni studiate apposta, la cosa sarebbe diversa."

"Il fatto è che non è possibile fondare un nuovo ordine che abbia come scopo il libero amore fra maschi."

"No, è vero. Ma è possibile fondare un nuovo ordine le cui costituzioni, pur non nominando mai l'amore fra maschi, lo rendano possibile. Tutte le varie costituzioni dei vari ordini che ho studiato sembrano proprio mirare a rendere difficile questo amore."

"È così, infatti. Delle costituzioni che non abbiano queste caratteristiche, non sarebbero mai approvate dal Bergalilam e dal consiglio dei grandi maestri."

"Credo di aver trovato il modo di aggirare l'ostacolo; vorreste leggere questa bozza di costituzioni, maestro?"

Trake prese sorridendo i fogli che il suo amato gli porgeva e si mise a leggerli. Alla fine guardò stupito Jarvis: "Beh, ragazzo mio, in un Convivio così, sarebbe più difficile appartarsi per fare l'amore che in qualsiasi altro Convivio. Anche per un maestro come me. Non capisco. Parli di stanze private ma senza porte, in cui chiunque può entrare senza bussare né annunciarsi!"

"Sì, ma solo se all'ingresso della stanza vi sono le scarpe che indicano che il proprietario della cella è dentro. Se no, non si può entrare, pena infrazione grave."

"Certo, non si deve entrare in una cella in assenza del proprietario, non sarebbe corretto. Però questo non risolve il problema dell'intimità."

"E invece sì. Cerchi di immaginare: lei è solo nella sua stanza. Io vengo a fare l'amore con lei. Vedo le sue scarpe, perciò posso entrare. Mi tolgo le scarpe, le metto accanto alle sue ma, invece di lasciarle fuori, prendo le due paia ed entro. Chiunque viene non vede scarpe e non può entrare, perciò noi due facciamo l'amore in tutta tranquillità senza temere di essere guardati, interrotti."

"Ma chi passa potrebbe sentire, capire."

"Chi passa può solo essere un membro della comunità, uno del Convivio, perciò un amante di maschi come noi due. Che male c'è se capisce che stiamo facendo l'amore se tanto sa già che siamo amanti? Lo troverà logico, no? Questa regola è fatta solo per far credere agli estranei che sia impossibile per due appartarsi e fare l'amore."

"Ma i Convivi hanno spesso ospiti, di altri ordini o gente comune."

"Nelle case del nuovo ordine no; sono divise in tre parti: il Convivio vero e proprio, il cui ingresso non è permesso a nessuno che non sia dell'Ordine, unica eccezione il Bergalilam. L'ostello, per alloggiare riuniti di altri ordini e la foresteria per alloggiare tutti gli altri. Ben separati."

"E come giustifichi questa insolita separazione?"

"Proprio con la mancanza di porte interne. E col nome che darei all'Ordine."

"Che nome?"

"Reclusi. Nessun membro può entrare o uscire dal Convivio senza l'autorizzazione del responsabile."

"E questo, che scopo avrebbe?"

"Non disperdere l'atmosfera di studio, ufficialmente."

"Ma come formare un ordine composto solo di gente come noi?"

"Due sistemi: uno, farvi convergere quelli di altri ordini che sono come noi. Invece di essere cacciati, se noi ci presentiamo come ordine di estremo rigore, potrebbero essere trasferiti da noi. Ufficialmente come punizione. Praticamente sarebbero nuovi membri devoti e sicuri. O potrebbero chiedere semplicemente di essere ammessi nel nuovo ordine quelli come noi che ne capiscano il vero scopo. Candidati e novizi, inoltre, non vivono in Convivio, ma in una parte separata, in camere singole, senza porte, nello stile dell'Ordine. Anche qui c'è il modo per tenere solo quelli che amano i maschi: chi denuncia un reato sessuale, non farà trasferire il denunciato ma sarà trasferito lui.

"Ufficialmente la scusa e che se la molestia è vera, cessa. Se è inventata, ci rimette chi denuncia. In realtà così allontaniamo chi non vuole fare sesso. Infatti alla terza denuncia il denunciatore sarà dimesso dall'Ordine."

"Ma magari un candidato o un novizio non fa mai sesso e non riceve mai proposte, così diventa accolito e scopre tutto."

"No, perché i responsabili dei novizi e dei candidati, saranno loro a fare proposte: chi accetta o comunque tace è dei nostri, chi denuncia viene subito allontanato. Selezione naturale si chiama, no?"

"Chi non accetta ma non denuncia? Capita spesso, credo."

"Poiché la proposta viene dal loro superiore, gli si dice che era una prova per controllare la loro fedeltà e che, non denunciando il fatto, non l'hanno superata, perciò non sono degni di restare nell'Ordine."

"Ma qualcuno potrebbe rifiutare solo perché non gli piace chi gli fa la proposta. Ma non denunciare proprio perché è dei nostri."

"Questo è vero. Beh, allora saranno trasferiti anche loro in modo di sottoporli ad altre due prove."

"Ma alla nuova proposta, denunceranno."

"Già, è vero... Beh penserò meglio a questo punto e troverò una soluzione."

"In una comunità di uomini che amano liberamente gli uomini, non potrebbero nascere gelosie, rivalità, tensioni?"

"Non più che ora o fra le coppie dei villaggi. Si farà attenzione."

"E se per caso trapelasse fuori qualcosa, non credi che il Bergalilam ordinerebbe una severa inchiesta e che qualcuno, magari fra gli scontenti per qualche motivo, potrebbe denunciare come stanno davvero le cose? A volte, chi esce da un ordine, ne diventa il peggiore calunniatore."

"Non credo che potrebbe creare dei veri problemi. Ma penserò anche a questo aspetto."

"Un'ultima domanda: quale sarebbe lo scopo ufficiale per cui può aver senso fondare un nuovo ordine? Che cosa farebbe che gli altri già non fanno?"

"Questo è il secondo punto del mio piano. Lo scopo è lo studio e la disciplina."

"Ma ci sono già i disciplinati e anche i riformati per la disciplina, i sapienti e i saggi per gli studi profani e sacri."

"La disciplina dei disciplinati consiste nell'imparare a sopportare la sofferenza, quella dei riformati consiste nell'accettare la povertà. Per i Reclusi significa imparare a vivere nell'austerità dei costumi, ma senza automortificazione né privazioni. Saper godere del poco, ma il poco deve essere bello e buono, sapersi astenere, ma l'astensione deve preparare al successivo godimento. Equilibrio degli opposti: ci vuole una forte autodisciplina e la vita comune aiuta ad accettare questa autodisciplina. Gli studi sacri riguardano solo Scritture e commentari, e gli studi profani le scienze. Ma nessuno studia per migliorare, per progredire. I retti esistono per vedere che le leggi siano applicate giustamente, ma chi controlla se le leggi sono giuste? Galil ha detto, nel ventiseiesimo giorno del tredicesimo mese del quinto anno: Dio ha creato l'universo e gli ha dato leggi, ha creato l'uomo e gli ha dato per mezzo mio delle leggi: il figlio devoto continua l'opera del padre: voi continuerete l'opera mia e quella del padre. Di solito si interpreta nel senso di procreare figli e di diffondere la parola di Galil. E invece Galil intendeva nel senso di continuare l'opera di creazione. Ecco, maestro, ho messo assieme i brani degli scritti di Galil che giustificano lo scopo di studio e disciplina del nuovo ordine." disse Jarvis porgendo un secondo fascicolo al maestro.

Questi lo lesse.

"Sì, sei un visionario, un vero visionario, Jarvis, ma hai la forza per avere visioni concrete. Non ti sarà facile, ne sono sicuro, ma potresti persino riuscire, chi sa. Sei intelligente, deciso, prudente. Che vuoi che ti dica: rileggerò queste carte e ti annoterò tutti i dubbi e i punti deboli che vi troverò, così potrai lavorarci sopra. Non sarà facile, ma vale la pena che tu ci provi. Ti aiuterò, in quello che potrò. La prima cosa che farò è chiedere al gran maestro che ti dia una lettera patente per visitare i Convivi di altri ordini, e del nostro, come itinerante. Visto il tuo curriculum prestigioso, credo che te la concederà. Viaggerai, conoscerai e metterai a punto il tutto. Poi vedremo."

"Ma così devo separarmi da lei, maestro."

"Temo di sì."

"Ma io non voglio."

"Tu sei cosa mia, m'hai detto?"

"Certo, io la amo!"

"In nome di questo amore, ti ordino di obbedirmi." disse deciso Trake, poi aggiunse dolce: "Io ti aspetterò, non amerò altri che te. Ma tu devi andare, devi seguire la tua strada."

"Mi chiede un'obbedienza dolorosa."

"Inizia ad essere il primo recluso: avrai la tua ricompensa."

Jarvis, le lagrime agli occhi, si prostrò davanti al suo maestro e disse: "Obbedisco. Per amore. Ma è duro."

"Obbedire quando è dolce, non reca merito. Alzati. Vieni a fare l'amore, ora, lasciati consolare."


Jarvis, la lettera patente nella bisaccia, salutò i membri del Convivio e partì col cavallo bardato di giallo e di nero. Con Trake aveva segnato sulle carte quali Convivi andare a visitare. Il viaggio si sarebbe svolto in tre grandi giri, uno a nord-est, uno a nord-ovest ed uno a sud. Ogni giro avrebbe richiesto un anno. Fra un giro e l'altro, sarebbe tornato al suo Convivio per un breve riposo e per riordinare le idee. Ma soprattutto per stare un po' col suo amato maestro. Partì col cuore pesante per la separazione da Trake, nonostante in quegli ultimi giorni avessero fatto l'amore spesso in un modo meraviglioso ed appassionato. O forse proprio per questo.

Passò a salutare suo fratello Mulke. Questi non viveva più al villaggio ma in città. Aveva già tre figli e con la moglie gestiva un redditizio commercio di preziosi.

Parlarono un po', poi Jarvis chiese a Mulke: "L'ultima volta che ci siamo visti, mi dicesti che mi amavi."

"Sì, certo."

"Mi ami ancora?"

"Sì: non dimentico mai le nostre notti d'amore."

"Ne provi nostalgia?"

"No, ho mia moglie, ci sto bene, ma le ricordo con infinito piacere. E tu?"

"Io ho il mio uomo e ci amiamo. Ma ora mi devo separare da lui per un anno."

"Passerà."

"Lo spero."

"Quell'ultima volta non abbiamo potuto fare l'amore come avremmo voluto, vero?"

"No, Mulke, è vero."

"Non me lo sono mai perdonato. Avrei dovuto slegarti, anche se papà se ne accorgeva e mi picchiava. Sono stato vigliacco. Non me lo perdono."

"Io sono stato contento, comunque, di quel che abbiamo fatto."

"Avrei voluto dare piacere anche a te. Mi sento in debito."

"No, Mulke, dolce fratello mio. Non devi."

"Mi hai parlato del tuo progetto. Quando lo realizzerai, per cominciare avrai bisogno di soldi. Chiedimeli. Ti darò tutto ciò che posso."

"Grazie."

"Potrai sempre contare su di me."

"Lo so, grazie."

"Grazie a te, Jarvis. E buona fortuna."

Jarvis aveva capito che Mulke avrebbe voluto fare un'ultima volta l'amore con lui, ma lui non si sentiva pronto, anche se Trake si era fatto promettere che mentre erano lontani Jarvis avrebbe accettato di fare l'amore con altri. La separazione da Trake era troppo recente. Sentiva ancora il sapore dei suoi baci, il calore del suo corpo. Gli bastava chiudere gli occhi per rivedere il bel corpo nudo, maschio di Trake che gli si offriva o che lo prendeva, gli occhi e il volto di Trake illuminati dall'orgasmo, e sentire la sua voce ripetergli: ti amo. Sapeva che avrebbe fatto l'amore con altri, durante il suo lungo viaggio, ma non ancora.

Lo scopo ufficiale del suo viaggio era studiare dal vivo l'applicazione delle costituzioni dei vari ordini nel concreto. Lo scopo ufficioso era contattare altri riuniti che amassero l'amore fra maschi e chiedere loro come facevano ad avere rapporti sicuri e anche se sarebbero entrati eventualmente nel nuovo ordine. Questa seconda parte era la più difficile e delicata.

Durante il suo primo giro visitò dodici Convivi dei dodici diversi ordini esistenti, fermandosi in ognuno per un mese. Alcuni grandi, altri piccoli, alcuni famosi, altri sconosciuti. Presto si accorse che, proprio come estraneo, gli era più facile e più difficile al tempo stesso entrare nei segreti dei Convivi: alcuni riuniti si chiudevano e davano risposte formali, circospette, a volte diffidenti, dipingendo tutto a tinte rosee, affermando che tutto era perfetto. Altri invece si aprivano in critiche anche esagerate, manifestando scontentezza e irritazione anche su cose del tutto banali. Raramente gli si aprivano con sincerità. I saggi, i retti ed i disciplinati erano fra i più chiusi, gli esteti, i donati e i cavalieri fra i più aperti.

A poco a poco Jarvis sviluppò doti di raffinata diplomazia: ascoltava molto, faceva domande, sapeva sfiorare gli argomenti senza affrontarli e imparava a leggere fra le righe. Senza essere falso, coglieva in quello che diceva l'altro i punti su cui poteva essere d'accordo ed esaltava quelli. Così l'altro sentiva in lui un alleato. Si rese conto che il suo Convivio era una specie di isola felice e capì che il merito era soprattutto del loro anziano che ne era il responsabile. I responsabili dei vari Convivi erano i punti forti o deboli del sistema. Sui punti che le costituzioni non fissavano, ogni Convivio applicava le sue regole. I cavalieri, poiché dovevano essere pronti ad uscire ad ogni chiamata d'aiuto, avevano molta libertà di movimento e così pure i donati. Fra questi trovò più d'uno che, messo nelle condizioni di aprirsi, parlò dell'amore fra uomini: qualcuno parlando chiaramente di sé, altri di "un certo riunito" del loro Convivio.

Noten, un cavaliere, gli disse: "Fra noi c'è molta, molta solidarietà: non vogliamo che le leggi esterne influiscano sulla nostra vita. L'anno scorso io e due altri cavalieri siamo andati nel sottotetto per prendere una vecchia bandiera ed abbiamo trovato un professo e un novizio che, beh, che scopavano. I due sono rimasti di ghiaccio. Ma io ho detto ad alta voce: qui c'è solo polvere, non viene mai nessuno! Prendiamo la bandiera ed andiamocene. Uno degli altri due dice: ma quei due? e l'altro subito: quali due? non c'è nessuno qui. Vieni via e cerca di non ubriacarti, la prossima volta. E siamo usciti con la bandiera. Dopo poco, il professo è venuto da me: volevo spiegarle e ringraziarla, mi ha detto. Io l'ho interrotto e gli ho detto: Ehi Parvis, è da ieri che non la vedo! Una missione? Lei è uno dei nostri migliori cavalieri. Ah, a proposito, ho aggiunto mentre mi guardava stupito, quand'ero novizio c'era un professo che mi portava spesso a fare esercizio di equitazione nel bosco. Ci si riposava poi nella vecchia casa diroccata ed io immaginavo che fosse un castello da difendere da nemici che potevano arrivare all'improvviso; beh, là non ci sarebbero riusciti: dalla finestra del primo piano si vede l'unico viottolo da cui ci si può arrivare. Lui ha capito che cosa gli suggerivo e mi ha detto: grazie. Capisce, mistico: quello che lui faceva con quel novizio non mi riguardava: è un ottimo cavaliere, non era il caso di perderlo. Solo doveva essere più prudente. Infatti ora porta il novizio a... cavalcare."

"Sono in molti che vanno a cavalcare in quel bosco?" chiese Jarvis sorridendo.

"Beh, ogni tanto capita che qualcuno di noi voglia farci un giretto."

"Il problema, forse, è con chi andarci, no?" chiese Jarvis.

"È raro che non si trovi un compagno."

"Vuol dire che tutti sarebbero disposti?"

"No, non tutti, certo. Molti, però. Basta chiedere, provarci. Al massimo si ottiene un no."

"Chiedere? Come? Chiaramente?"

"Beh, no, via! Uno comincia a dire qualcosa come: mi sento molto solo; o: oggi mi sento triste. Se l'altro dice: capita anche a me a volte, uno può dire: bisognerebbe fare qualcosa assieme, quando si è tristi in due. Qualcosa del genere funziona quasi sempre."

Allora Jarvis chiese: "E se mi sentissi triste io che non sono dei vostri?"

Noten lo guardò con un sorriso lievemente malizioso: "C'è un novizio molto grazioso e gentile: potrei chiedergli se vuole farle compagnia per un po'."

"Ma qui da voi non è proibito ricevere in camera?"

"Sì, certo. Ma il nostro novizio può guidarla a visitare i nostri archivi."

"Gli archivi?"

"Una serie di stanzette all'ultimo piano. La 3C è la più interessante. Glielo mando?"

"Ne avrei piacere."

"Attenda qui, allora." disse e i suoi panni rossi e gialli scomparvero in un corridoio.

Dopo poco arrivò un ragazzo di diciannove anni, bello come un angelo.

"Volete visitare gli archivi?" disse a Jarvis.

"Volentieri."

"Seguitemi, mistico."

Jarvis lo seguì per corridoi e scale, finché si fermarono davanti ad una porta. Il ragazzo estrasse una chiave, aprì e fece entrare l'ospite, quindi richiuse accuratamente a chiave.

"Venite."

Passarono stanzette stipate di scaffali ricolmi di antichi manoscritti e documenti, fino ad una su cui era scritto 3C. Entrarono. Dentro c'era una pila di tappeti!

"Tappeti? In un archivio?" chiese stupito Jarvis.

"Sono ricordi delle gesta di passati cavalieri."

"E noi, li sopra?"

"Sì."

"Ma sono usati spesso così?"

"No, non credo. Ma questo è il posto più sicuro. Volete spogliarmi voi?"

"Ma tu, hai voglia di farlo con me?"

"Certo, siete molto attraente."

"E a te piace farlo?"

"Moltissimo."

"Sei il ragazzo di cavalier Noten?"

"No, lui ha un altro. Non sono il ragazzo di nessuno, ancora. Così lo faccio un po' con tutti." sorrise il ragazzo.

"Ma qui dentro lo fate tutti?"

"Oh no, solo la metà circa..."

"E non correte pericoli?"

"Sì. Perciò siamo prudenti e ci aiutiamo fra noi. Ma solo tre anni fa un candidato è stato cacciato e un accolito decapitato. Li han trovati a farlo nella camera dell'accolito. Ero candidato anche io, allora. Sono stati imprudenti. Ma, a voi, mistico, cosa piacerebbe fare con me?"

"E a te?" disse Jarvis tirandolo a sé e iniziando a spogliarlo.

"Di tutto. Qualsiasi cosa piaccia a voi. Avete piacere che vi spogli?"

"Certo." disse Jarvis e sfilò al ragazzo la tunica di pesante panno: si stupì che il ragazzo non avesse il perizoma. Gli chiese come mai.

"Noi cavalieri non portiamo perizoma."

"Ma se vi si rizza?"

"La tunica pesante e la borsa qui davanti impedirebbero di vederlo, non c'è problema."

Ora erano nudi entrambi. Il ragazzo guardava con evidente ammirazione il membro eretto dell'altro.

"Ti piace?"

"Sicuro! Posso succhiarvelo?"

"Certo."

"Sdraiatevi qui sui tappeti. Preferite venirmi in bocca o nel culetto?"

"In tutti e due i posti."

"Potete venire due volte di seguito?" chiese il novizio sgranando gli occhi.

"Posso."

"Questa sì che è fortuna!" disse il ragazzo allegro chinandosi fra le gambe di Jarvis per iniziare a dargli piacere.

Jarvis, mentre lasciava il Convivio dei cavalieri, si disse che un noviziato tutto di ragazzi così appassionati di sesso sarebbe stato davvero ideale e se riusciva nel suo progetto sarebbe diventato reale. Si rendeva conto che quelle sue pur brevi permanenze nei vari Convivi gli stavano allargando gli orizzonti sulle reali condizioni di vita, sui problemi, sulle mentalità e capì perché Trake gli avesse imposto di fare quel giro di visite. Aveva respirato l'atmosfera di paura nel Convivio dei disciplinati, così diversa da quella dell'unico in cui era stato prima: un clima di sospetti, di delazione. Aveva avuto problemi a far parlare uno dei riuniti, un professo di venticinque anni.

Ma alla fine questi, quando Jarvis gli aveva confessato che lui nel suo Convivio aveva un amante maschio, si aprì: "Lei è fortunato, mistico. Lei vive in paradiso. Qui è tutto diverso. Sicuramente mi chiederanno di che abbiamo parlato. Abbiamo ispezioni a sorpresa e so che alla lavanderia controllano i nostri perizomi per vedere se c'è traccia di seme."

"E come fate allora quando volete fare l'amore?"

"Oh, può capitare qualche situazione fortunata, anche se molto di rado. E anche in quel caso lo si fa così tesi, impauriti, che quasi quasi nemmeno si gode. Anche io ho un amante qui, da sei anni: saremo riusciti a fare l'amore una decina di volte. Ci si scambia qualche parola ogni tanto, ci si tocca di sfuggita, tanto per ricordarci che ci amiamo. Qui non si è cacciati se si è sorpresi o sospettati: si viene chiusi per periodi più o meno lunghi nelle cantine, da un mese a cinque anni."

"Ma perché restate nell'Ordine?"

"Che potremmo fare fuori, senza una famiglia, senza un lavoro? Un riunito non può più tornare indietro, lo sa bene, no?"

"E chiedere trasferimento in un altro Convivio? Non sono tutti così, quelli dei disciplinati."

"La domanda va presentata al responsabile, che dice sempre che ci penserà e però non dà mai una risposta. Ma, a parte questo, la vita non è dura qui, per il resto si sta bene. Così si resta e si cerca di resistere."

Jarvis allora gli parlò del suo progetto e alla fine chiese: "Verrebbe nel mio ordine?"

"Oh, certo che verrei e parecchi con me. Ma il responsabile non darebbe mai il permesso."

Già, pensò Jarvis, doveva pensare anche a questo problema, trovare una soluzione.

Al Convivio degli esteti trovò invece una situazione molto particolare: era uno dei Convivi più liberi per certe cose e dei più repressivi per altre. Veniva dato molto spazio a tutte le attività artistiche, come era d'altronde nello spirito dell'Ordine. Chi voleva disegnare un nudo, per esempio, poteva far posare un maschio o una femmina nudi senza problemi particolari, purché nella sala posa e in presenza di almeno altre quattro persone. La sera il responsabile passava a chiudere a chiave tutte le celle e nessuno poteva uscire fino alla mattina. A turno uno faceva veglia nei corridoi e se qualcuno suonava la campanella per qualche problema, come ad esempio se si sentiva male, andava a chiamare il responsabile. Tutte le celle avevano il cesso.

La soluzione, gli confidò un accolito, stava nel formare gruppi di sei della stessa attività artistica che facessero sesso fra loro: per esempio fra i pittori o gli scultori, a turno i due che posavano nudi facevano l'amore, logicamente in presenza degli altri, che però facevano anche la guardia per avvertire in tempo se fosse arrivato qualcuno; anche gli attori sacri formavano gruppi di almeno sei e scrivevano trame in cui a turno due avessero il tempo di restare dietro le scene a fare l'amore. Un po' più dura era per i cantanti, gli orafi, i musicisti, i danzatori e gli altri. Infatti quasi tutti gli amanti di uomini finivano per fare o i pittori, gli scultori o gli attori, anche se si sentivano portati per altro.

L'esteta che raccontò queste cose a Jarvis gli disse di essere fortunato perché a lui piaceva fare il pittore, come pure al suo amante e che si era abituato a fare l'amore davanti ai suoi compagni o a guardarli fare l'amore: "All'inizio io e il mio compagno, entrambi candidati, ci si vergognava sia a farlo che a guardare. Ma ora, siamo sempre noi sei, non ci vergogniamo più."

"Ma come siete entrati nel gruppo?"

"Posando. Gli altri quattro erano già due coppie di amanti, un novizio, due accoliti e un professo. Ma questo noi due non lo sapevamo. I quattro volevano inserire due candidati e così provarono anche con noi. La tecnica è semplice: io posavo nudo e accanto a me il novizio. Il mio compagno aspettava seduto lì davanti. Un accolito lo chiama e gli dice di aiutarlo a macinare i colori, così gli fa voltare le spalle. Poi il professo va ad aiutarli. Infine l'altro accolito va a scegliere pennelli diversi e restiamo io e il novizio. Cioè, sono tutti lì nella stanza ma sono impegnati e non ci guardano. Allora il novizio mi tocca fra le gambe e mi fa l'occhiolino. Io arrossisco ma non mi muovo. Lui mi indica il suo membro e mi fa di nuovo l'occhiolino. Tutto lì, per quella prima volta.

Visto che non ho reagito, il novizio poi, in corridoio, mi dice sottovoce: ti piaceva quando ti toccavo? Non si fanno quelle cose, dico io. Ma ti piaceva? insiste lui. Potevano accorgersi. rispondo io. Ma ti piaceva, vero? insiste di nuovo lui. Alla fine ammetto: sì. Anche il mio compagno, quando ci avevano provato con lui aveva risposto di sì. Un'altra volta il novizio mi tocca di nuovo, un po' più a lungo, e mi si rizza. Quando torna il pittore mi vergogno, ma quello, che pure vede in che stato sono, fa come se niente fosse. Poi capita ancora, quando io e l'altro candidato siamo tutti e due nudi, assieme al novizio e lui ci tocca tutti e due. E lo fa anche altre volta, finché una volta il pittore torna ma il novizio continua a toccarci. Io mi sento morire e mi scosto rosso come un peperone, il mio compagno si copre, rosso pure lui, ma il pittore chiama gli altri e ci spiegano tutto: loro sono due coppie di amanti e se noi due ragazzi vogliamo farlo fra noi, o anche con uno di loro quando posa, per loro va bene. Abbiamo accettato subito. Poi, quando anche noi siamo diventati accoliti, abbiamo trovato qualche altro candidato da unire a noi."

"Ma ci sarà qualche candidato che rifiuta, no?"

"Certo, di solito dicono al novizio, in corridoio, di non farlo più o saranno costretti a denunciarlo. Allora non lo chiamiamo più a posare ed avvertiamo gli amici scultori o attori di andarci piano. Oppure reagiscono subito dicendo qualcosa come: smetti! Allora uno di noi chiede che c'è. Di solito risponde niente, a volte dice che il novizio gli ha toccato i genitali. Lui si schermisce dicendo che non l'ha fatto apposta e noi gli diciamo severi: che non si ripeta più o dovremo denunciarti! Quello non lo si invita più e neppure i nostri amici ci proveranno. Funziona, da sempre e non pare che ci siano mai stati problemi."

"Perché ci provate sempre con i candidati?"

"Perché i ragazzini di quell'età hanno due vantaggi sui novizi: sono nell'età sessualmente più disponibile e hanno meno coraggio di denunciare."

Anche a lui Jarvis espose il suo progetto.

"Ma, se entrassi nel suo ordine, potrei continuare a dipingere?"

"Certo, senza problemi. E potresti fare l'amore nella tua cella col tuo amante senza problemi, e non davanti agli altri."

"Verrei immediatamente, allora. Se ci riuscirà, me lo faccia sapere."

Nel Convivio dei retti a Jarvis fu affidato un candidato per il suo servizio personale, come era loro costume. Era un ragazzino biondo, grazioso, che attrasse subito molto Jarvis. Era anche simpatico, spiritoso ed intelligente. Jarvis, già durante la prima settimana, riuscì ad entrarci in confidenza. I retti non mangiavano in refettorio, perciò avevano quel sistema dei piccoli servitori che portavano loro da mangiare e pulivano loro le celle, ma che per dormire dovevano tornare nell'ala di candidati e novizi. Si chiamava Fersh, aveva diciassette anni.

"Ehi Fersh, i retti sono sempre così seri?"

"Sì, professo Jarvis lo sono."

"Non ti ci vedo proprio, tu così allegro."

"Diventerò serio come loro."

"Ma come mai sei entrato nei retti?"

"Mio padre ha chiesto la mia ammissione."

"Tuo padre? E come mai? È raro che siano proprio i genitori."

"Gli avevo giurato che io non mi sarei mai sposato e perciò non aveva altre soluzioni. Io gli chiesi di mettermi piuttosto nei sapienti: a me piace studiare. Ma lui disse che decideva lui e basta."

"Perché non volevi sposarti?"

"Perché le donne non mi attirano per niente."

"Ah, come a me. Le donne mi sembravano tutte stupide."

"E brutte."

"Invece i ragazzi mi parevano tutti con almeno un po' di sale in zucca."

"E più ben fatti."

Lo guardò, poi gli disse: "Tu, certo, sembri molto ben fatto."

"Anche voi, professo."

Il messaggio pareva chiaro, allora gli chiese: "Qualcuno ti piace in particolare, qui dentro?"

"Sì."

"E?" insistette con un sorriso ammiccante.

"Il mese scorso maestro Bogga ci ha fatto una lettura sul crimine della sessualità fra persone dello stesso sesso."

"Ah, qui dentro non accadono di sicuro, queste cose, no?"

Fersh ridacchiò: "Proprio maestro Bogga ci ha provato con un mio compagno candidato."

"Ma ne sei certo?"

"Non posso giurarci, ma il mio compagno assicura di sì."

"E ce ne sono altri?"

"Oh sicuro."

"Tanti?"

"Che sappia io, tre coppie."

"Poche."

"Se io so di tre coppie, io che sono solo un candidato, devono essere di più. Un altro mio compagno, per esempio, dopo aver servito il pranzo, deve mettersi sotto il tavolo."

"Sotto il tavolo? A far che?"

"Beh, un servizietto fra le gambe del riunito che deve servire."

"Ah. Carino come sei, sarà capitato anche a te che te lo chiedessero, immagino."

"Certo."

"E?"

"Volete sapere se l'ho fatto? Non arrivano ad obbligarci. Ci offrono dolci o altro, ma possiamo dire di no, se non ci piace."

"E a te, non piace?"

"Dipende da chi me lo chiede." ammise infine il ragazzo con un sorrisetto malizioso.

"E dì un po' Fersh, di me che ne pensi?"

Il suo sorriso si accentuò: "Provate a dirmi cosa desiderate."

"Fare l'amore con te, ragazzo."

"Ehi, ci andate dritto! Mica una cosetta alla veloce, eh? Con voi farei volentieri qualsiasi cosa: siete simpatico e bello. Però non credo che avremmo tempo per più di una cosetta veloce e senza toglierci gli abiti. Voi pensavate ad altro, invece, vero?"

"Sì, ragazzo, ad una cosa fatta con calma."

"Due o tre ore?"

"Magari."

"Allora perché non chiedete al responsabile di andare a visitare le rovine del vecchio Convivio?"

"Che rovine?"

"Su nella valle. Fu distrutto da una frana e resta in piedi solo la sala della legge e l'ala delle tombe. È antico, suggestivo. Se tutto va bene mi dirà di guidarvici. Noi ci andiamo in pellegrinaggio ogni anno. Però dovreste camminare per un'ora e mezza. Ci potremmo portare il pranzo in un cesto. Ma magari vi dice di sì ma o non manda me o manda anche altri assieme e vi fareste una passeggiata a vuoto."

"Credo che valga la pena di correre il rischio e se ci andrà male, escogiteremo qualche altra cosa o ci accontenteremo di cose più veloci." disse Jarvis.

Il ragazzo sorrise contento. Ottennero l'autorizzazione.

"Ecco, dobbiamo arrivare fin lì. Ancora una ventina di minuti e ci siamo." disse Fersh indicando a Jarvis una imponente costruzione a metà costa della valle.

"Sembra enorme."

"Di qui sì. È grande ma non enorme. Ma è bella, vero?"

"Sì. Andiamo."

"Impaziente?"

"E tu no?"

"Anch'io, ve l'assicuro." ripose Fersh sorridendo con aria complice.

Raccolse sul braccio il mantello nero e si avviò facendo strada. Le sue scarpe e calze d'un bel rosso vivo spiccavano sotto la tunica nera. Salirono.

"Eccoci arrivati. Si entra da dietro, venite." disse il ragazzo.

Si trovarono in una sala cubica, con una cupola sopra e strette e lunghe finestre senza vetri su tre dei quattro lati.

"Restate qui: voglio farvi una sorpresa."

"Una sorpresa?"

"Sì." disse il ragazzo allontanandosi da lui e camminando verso il muro senza finestre.

"Mi sentite?" chiese ad alta voce.

"Sì."

"Ed ora?"

"Certo."

"Ed ora?" chiese e di colpo la sua voce rimbombò per tutta la sala come venendo da tutte le parti.

Jarvis ebbe un'espressione così stupita che il ragazzo scoppiò in una risata cristallina che si rifranse per tutta la sala.

Restando in quel punto, il ragazzo disse: "Non ci conviene farlo qui, vero? I nostri gemiti diventerebbero una sinfonia."

Jarvis rise e rispose: "Ma dove sono io pare che vada bene."

"C'è un posto migliore. Venite da questa parte."

Dietro un grosso pilastro di pietra nell'angolo della stanza, c'era una stretta porta che conduceva in una scala a chiocciola scavata nella pietra del pilastro stesso. Salirono uno dietro l'altro innumerevoli gradini, finché sbucarono su un terrazzo triangolare ricavato tra la cupola ed il bordo esterno del cubo. La vista era meravigliosa: la valle digradava in tenui tonalità di verde che lontano si fondevano con il colore del cielo, dando l'impressione di un panorama infinito.

"Qui, se vi va bene."

"È meraviglioso. Hai già fatto l'amore qui?"

"No mai. Ma ho pensato molte volte che sarebbe stato bello. Stendiamo i mantelli e le tuniche. Preferite mangiare prima o dopo?"

"Dopo, ora ho fame di te."

Si tolsero le tuniche e tutto il resto rimanendo in perizoma. Jarvis sciolse il perizoma rosso del ragazzo e contemporaneamente il proprio perizoma nero.

Il ragazzo gli carezzò i genitali: "Siete bello... e ben dotato. Chissà quanti fra i candidati e novizi aspettano solo che voi glie lo chiediate, nel vostro Convivio. Quanti ne avete?"

"Uno solo, l'uomo che amo."

"Il vostro amante? Fisso volete dire?"

"Certo."

"Deve essere bello avere un amante fisso. Qui da noi i ragazzi soddisfano gli adulti e basta, che io sappia non ci sono coppie fisse di adulti. Ma forse non sono a conoscenza di tutto." disse Fersh, poi, smettendo di parlare, si inginocchiò davanti al membro di Jarvis che si stava inturgidendo e si mise a leccarlo.

Il giovane notò che anche al ragazzo si stava rizzando. Jarvis gli carezzò i capelli dorati e gli chiese: "Sei ancora vergine, dietro?"

"Sì, ma se volete prendermi, io ne sarei contento."

"Non vorrei farti male, se non sei abituato. Se almeno avessimo della crema."

"Ho portato dell'olio."

"Lo desideravi, allora?"

"Lo speravo."

"Ma poi ci ungeremo tutto il perizoma."

"Ho portato anche una pezzuola."

"Hai pensato a tutto, tu, eh?" disse Jarvis ammirato.

"È tanto che lo desidero, professo Jarvis. E sono contento che siate voi il primo, mi piacete molto. Siete gentile, oltre che bello."

Jarvis lo fece sdraiare. Prima di penetrarlo, lo carezzò, baciò, leccò a lungo, facendolo eccitare ben bene. Anche Fersh si dedicava al corpo del giovanotto con evidente piacere e passione. Quando Jarvis lo sentì pronto, prese l'olio che il ragazzo aveva preparato ed unse bene il foro di questi e il proprio membro.

Quindi si portò le gambe snelle e solide del ragazzo sulle spalle: "Guidatelo tu dentro, Fersh." gli disse afferrandolo per la vita ed avvicinandogli il glande al forellino.

Il ragazzo prese il membro duro dell'altro e lo guidò mentre Jarvis iniziava a spingere. Il foro iniziò a cedere appena.

"Se ti fa male, avvertimi." disse Jarvis carezzandolo.

"Non preoccupatevi, vi voglio tutto dentro." disse il ragazzo sorridendogli dolce.

Jarvis continuò a spingere cercando di non fargli male. Un'ombra di dolore offuscò per un attimo il volto del ragazzo e Jarvis si bloccò.

"No, vi prego, continuate. So che all'inizio fa un po' male, ma mi han detto che poi è bello. Vi voglio in me, davvero. Non preoccupatevi."

"Mi prometti che mi dirai di smettere se ti fa troppo male?"

"Ve lo prometto."

Allora Jarvis riprese a spingere, sempre guidato dalla mano lieve del candidato. Fersh chiuse gli occhi, ma continuava a sorridere. Il palo di Jarvis gli scivolava dentro a poco a poco. Jarvis era così teso per il timore di fargli male, che sudava.

Il ragazzo riaprì gli occhi luminosi: "Non fa troppo male e mi piace. Siete già entrato per metà. Spingete senza timore, vi prego."

"Sì, Fersh."

"Vi piace prendermi?"

"Molto, Fersh, molto."

"Anche a me esser preso da voi."

"Che cosa provi?"

"È come... non so, è indefinibile. È come una carezza forte, calda, dolce. Come non appartenere più a me stesso ma a voi. Sentirsi dominati e felici, ma al tempo stesso dominatori e felici."

"Dominatori?"

"Sì, perché per il vostro piacere dipendete da me, in un certo modo. La vostra carne è in me perché io vi ho accolto, ed ora siamo intimamente uniti."

Jarvis ascoltava le parole del ragazzo e gli continuava ad affondare nel foro stretto e caldo, finché gli fu completamente dentro. Il ragazzo tolse la mano ed esalò un lieve sospiro.

Jarvis allora iniziò a muoversi avanti e dietro in lui, dapprima con movimenti controllati e lievi, poi, vedendo che il ragazzo sorrideva beato, aumentò a poco a poco il ritmo in forza e velocità.

"Mi piace." mormorò il ragazzo.

"Non ti fa male?"

"Non abbastanza da togliermi il piacere. Siete uno splendido maschio, professo Jarvis!"

"Tu sei uno splendido ragazzo. Il tuo sorriso è bellissimo."

"Potessi avere un amante come voi, lo seguirei in capo al mondo. Perché non mi portate via con voi?"

"Io ho già un amante, te l'ho detto. Anche se mi piaci molto."

Fecero l'amore con calma, a lungo, con passione e Jarvis, mentre continuava a godersi il ragazzo, lo masturbò e gli titillò i capezzoli in modo di portarlo al godimento assieme a sé. Vennero assieme, gemendo forte il loro piacere. Jarvis si stese sul ragazzo, lo abbracciò e lo baciò intimamente.

"Ti è piaciuto, ragazzo?"

"Moltissimo. Grazie."

"Grazie? e di che? Grazie a te piuttosto."

"Grazie di aver preso la mia verginità. Credo che non vi dimenticherò mai."

"Fersh, tu volevi venire con me?"

"Mi piacerebbe."

"Anche se non potessimo fare ancora l'amore?"

"Beh..."

"Ma se venendo con me potessi trovare l'amante che desideri e fare l'amore con lui liberamente?"

"Liberamente?"

"Quando vuoi, senza nasconderti, come vuoi, con calma."

"Sarebbe bello. Verrei certo con voi."

"Bene, ragazzo mio, abbi pazienza. Fra qualche anno sentirai ancora parlare di me. Allora, cerca di farti trasferire nel mio Convivio e ti assicuro che là troverai l'amante che desideri."

"È un sogno."

"Che diventerà realtà, fra pochi anni." disse Jarvis affacciandosi nudo ad ammirare ancora lo splendido panorama inondato di sole.

Il ragazzo gli si accostò e lo carezzò: "È bello stare così nudi, dopo aver fatto l'amore, vero?" gli disse Jarvis con dolcezza guardando gli occhi luminosi del ragazzo, cingendogli le spalle con un braccio e, tirandolo a sé, lo baciò in bocca.

Entrambi erano immersi nell'ammirazione del vasto panorama e nel piacere di condividere la loro dolce nudità dopo l'amplesso, senza problemi.


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