Terminato il suo primo giro, Jarvis tornò al suo Convivio dove Trake l'attendeva.
Salito nella stanza del maestro, si inchinò profondamente: "Maestro!"
"Bentornato, Jarvis, amico mio. È stato fruttuoso questo primo viaggio?"
"Oltre ogni aspettativa, maestro. Ho preso centinaia di fogli di appunti. Glieli posso sottoporre?"
"Dopo li vedrò con piacere. Ora sarai stanco e vorrai riposarti, immagino. Tra poco è l'ora del bagno. Andiamo a bagnarci, poi mangiamo, poi vi sono le danze serali; domani mi inizierai a raccontare."
"Ci sono novità qui al Convivio?"
"Nulla di importante. Avremo tempo per parlarne."
"Mi è mancato, lei, maestro."
"Anche tu Jarvis. Non poco."
"Non abbiamo un po' di tempo, prima del bagno?"
"Non abbastanza se non per un abbraccio." disse il maestro e strinse fra le braccia Jarvis.
"Oh, finalmente." sospirò Jarvis contento, poggiando il volto sul petto dell'uomo.
Trake sorrise: "Temevi che non l'avrei fatto?"
"No, ma mi chiedevo quanto avrei dovuto aspettare. Mi ama, maestro?"
"Sempre, ne dubiti forse?"
"No, ma mi fa piacere sentirmelo dire."
"E tu, a me, non lo dici?"
"Io sono suo, maestro. Io sono sempre suo."
"E?"
"E la amo!"
Finite le danze della sera, risalirono nelle proprie stanze. Finalmente i due amanti poterono allacciarsi in un tenero abbraccio nel letto di Trake.
Questi ad un certo punto disse: "Se io durante questi mesi di lontananza mi fossi innamorato di un altro?"
"Ma ha detto che ama me, no?" disse Jarvis con un sorriso sicuro.
"Potrei essermi innamorato di un altro pur continuando a voler bene a te. C'è un novizio molto bello, attraente, che s'è innamorato di me."
"Chi?"
"Sukin."
"Le piace?" chiese Jarvis lievemente teso.
Trake gli carezzava dolcemente il petto, il ventre e scese a carezzargli i genitali turgidi che guizzarono pronti in risposta. Il maestro gli disse: "L'hai visto in bagno, no? Ha un corpo molto, molto sensuale."
"Ci ha fatto l'amore?"
"Tu con quanti hai fatto l'amore in questi mesi?"
"Sei, no sette. Se ha fatto l'amore con Sukin, sono contento per lei maestro, ma preferisce lui a me, ora? Vuole che io me ne vada?"
"Sono contento di averti qui, ora."
"Ma si è innamorato di lui, vero?" chiese Jarvis cercando di dare un tono spigliato alla propria voce, ma in realtà col cuore in subbuglio.
"Tra un mese tu parti di nuovo. Godiamoci questo mese."
"Ma è innamorato di Sukin, maestro, vero?" insistette il ragazzo.
"Ho detto che lui è innamorato di me non di essere innamorato io di lui. No, Jarvis, fra me e Sukin non c'è nulla. Non ci ho mai fatto l'amore, né con lui né con altri. Aspettavo te, questo momento." gli disse Trake stringendolo a sé e baciandolo con passione.
Jarvis aveva una lacrima che gli brillava nell'angolo di un occhio: "Allora, perché?"
"Volevo solo che tu riflettessi: anche fra due amanti sinceri, può venire un momento in cui uno dei due s'innamora di un altro. Che avresti fatto tu, se fossi stato davvero innamorato di Sukin?"
"Mi sarei fatto da parte."
"Mi avresti odiato?"
"Oh no! Mai!"
"Avresti odiato Sukin?"
"Lui? No, neppure. Lo avrei invidiato, forse, per aver potuto avere il suo amore."
"E se io ti avessi proposto di restare mio amante dividendomi con Sukin?"
"Non so, non mi piacerebbe, credo; ma avrei forse accettato."
"Ah, davvero? Perché?"
"Perché io la amo. Sarebbe il modo per non perderla del tutto."
"E avresti potuto amare Sukin?"
"Un triangolo? Non lo so. Forse sì, Forse no."
"Perché sì e perché no?"
"Se lei lo amasse, io amo lei e forse saprei amare chi lei ama, ma forse lo sentirei come un rivale che prima o poi potrebbe prendere tutto il suo cuore e alla fine potrebbe non esserci più spazio per me."
Trake baciò di nuovo intimamente Jarvis.
Questi si rilassò un poco, poi chiese: "Perché mi ha fatto questo scherzo, maestro? Ho avuto paura."
"Perché se devi pensare ad una nuova comunità di uomini che si amano, devi pensare anche a questo tipo di problema. Ma ora basta: io ti desidero, Jarvis."
"E io ho bisogno di lei: mi prenda." sospirò Jarvis offrendoglisi.
Trake gli carezzò le cosce poi spinse le dita fra le natiche, e con dolcezza gli titillò il caldo buco. "Mi vuoi dentro di te?"
"Oh sì."
"Ora, subito?"
"Sì."
"Quanto mi vuoi?"
"Da impazzire. Mi prenda." ansimò Jarvis prendendo l'uomo per la vita e, attirandolo contro di sé, gli prese il membro fremente e lo guidò sul suo foro palpitante: "Mi prenda!"
"Sì, mio dolce maschio, ora ti prendo." mormorò Trake stringendogli le cosce contro il proprio petto e spingendo in avanti il bacino.
Il giovane si schiuse ad accogliere l'asta poderosa che gli si insinuò dentro a poco a poco.
"Aaah, bentornato, maestro! che bello! Aaaaah, finalmente." ansimò Jarvis fremendo per tutto il corpo, felice.
"Ti piace?"
"Eccome se mi piace! Lo spinga tutto dentro, tutto."
"Ti amo."
"Lo ripeta."
"Ti amo, Jarvis, ti amo."
"Anche io."
"Mi senti?"
"Sì, è bello. Oooh, quanto mi piace."
Trake ora gli era tutto dentro, completamente, i suoi testicoli compressi fra le proprie cosce forti e le natiche sode del giovane. Divaricò le cosce di Jarvis in modo di liberare spazio fra i due torsi, e scese col petto sul petto del ragazzo, lo abbracciò serrandolo a sé e lo baciò profondamente nella bocca. Quindi iniziò a muovere con vigore il bacino avanti e dietro. Jarvis mugolò di piacere e carezzò l'ampia forte schiena di Trake.
"Ti amo, mio dolce."
"Anch'io, maestro."
"Mi piaci. Mi piace come mi accogli in te. Mi fai sentire desiderato."
Jarvis era felice. Il suo Trake era con lui, anzi, in lui. Ne leggeva il piacere crescente negli occhi, nel sorriso, nel guizzare dei muscoli del corpo virile, forte e perfetto. Ricordò quelle parole: sì, si sentiva dominato e dominatore al tempo stesso ed era meraviglioso.
Sentiva il forte palo virile scorrergli dentro in una carezza intima e deliziosa, il pube dell'uomo battergli sul sedere ad ogni affondo vigoroso. E assieme, la lingua dell'uomo allacciarsi alla sua in un bacio totale. Si mise a suggere la guizzante lingua di Trake e fece ondeggiare il bacino per aumentare ad entrambi il piacere della penetrazione, sfregò con le dita i capezzoli piccoli, scuri e turgidi dell'uomo.
"Oooh, Jarvis!" mugolò pieno di passione il maestro.
"Sì?"
"Mi piace tanto essere in te, tanto davvero."
"Anche a me, sentirla così in me."
"Ma mi piace tanto anche essere preso da te. Dopo me lo metterai, vero?"
"Sì, con piacere, ma ora... oh, così... così..." ansimò il giovane sotto i colpi pieni di vigore con cui l'uomo ora lo stava prendendo. "Oooh, che maschio forte è lei, maestro! Così, sì, sì... così!"
Dopo essersi presi appassionatamente l'un l'altro ed essersi donati reciprocamente un forte orgasmo, mentre si addormentavano, esausti ma finalmente appagati, Jarvis, serrato fra le braccia del maestro, pensò che non avrebbe mai potuto trovare un uomo più completo e straordinario di Trake e si sentì profondamente felice.
Il giorno dopo iniziarono ad esaminare gli appunti di Jarvis e a discuterli.
"Hai fatto un ottimo lavoro, ragazzo mio. Ma, quando trovi qualcuno che si confida con te, più che parlargli del tuo progetto, cosa che comunque puoi fare, dovresti prima chiedere loro che tipo di Convivio sognano: questo può fornirti altre idee, altri spunti, non credi?"
"Sì, certamente; ma sembrano tutti così rassegnati a quello che c'è. Pare che pensino che tutto è stato sempre così e così sempre sarà."
"Certo. Il nuovo, a volte, spaventa, perché richiede una fatica personale, il coraggio di affrontare l'incognito, la voglia di sperimentare e di saper accettare i propri eventuali sbagli. La via vecchia, per quanto scomoda, sembra sicura: la si conosce, se ne conoscono rischi e limiti, ma anche i vantaggi. E inoltre tutta la nostra società, come sai bene, esorcizza il nuovo, esecra ogni cambiamento. Eppure, nell'angolo del cuore di molti, vive un sogno, una speranza, un ideale. Tu devi imparare a tirarli fuori in modo di arricchire ulteriormente i tuoi sogni, le tue speranze, i tuoi ideali. Devi fare da catalizzatore delle forze positive che vorrebbero un cambiamento. Se vuoi riuscire, devi diventare un leader carismatico e gli altri devono sentire che seguendo te i loro ideali possono diventare reali.
"Vedi, secondo i miei studi così sono nati i nostri ordini: il più antico è quello dei saggi. Poi, un giorno, uno dei saggi, scontento del solo studio delle Scritture, ha fondato il nostro ordine dei Mistici. Poco dopo un altro saggio ha fondato l'ordine dei disciplinati e così via."
"Ma gli ordini non sono stati fondati tutti assieme dai figli del primo Bergalilam?"
"Questa è la leggenda, la versione ufficiale. Ma se leggi i più antichi commentari, vi si parla solo dei saggi. Poi, nei commentari successivi, appaiono via via gli altri ordini. In nessun commentario si parla in modo chiaro dell'esistenza di un ordine degli esteti, che deve perciò essere uno degli ultimi ad essere nato. Non posso esserne certo, ma forse l'ordine degli esteti ha poco più di duemila anni. Sempre che lo stesso conteggio degli anni sia reale e non leggendario."
"Il conteggio degli anni? Quello è il più facile da fare esatto, no?"
"Sì, certo, anno per anno. Ma se tenti di ricordare cose di molti anni fa, diventa facile sbagliare di uno, due anni. E se è facile sbagliare di due anni su venti, più si va indietro più è facile sbagliare. Inoltre la copia canonica degli scritti antichi fu fatta su ordine del consiglio dei Galilam millecinquecento anni fa circa, per sostituire i testi più antichi che stavano deteriorandosi e che dopo averla 'controllata, verificata e autenticata' fu dato ordine di distruggere tutte le copie antiche. A parte ritrovamenti casuali posteriori, tutto ciò che ci resta sono i testi canonici del 3691 e pochi spezzoni che vanno dal più antico, circa del 2900 al più recente del 3400 circa. Non abbiamo nulla dell'anno 72, per esempio, cioè dell'anno della morte di Galil, né dei 2900 anni seguenti. Buio."
"Ne parlano però le Storie delle Nazioni, che fanno parte dei testi canonici."
"Scritte quando? Lo stile dei libri dal nove in poi è più arcaico di quello dei testi precedenti eppure dovrebbe essere stato scritto dopo. Perciò le storie che vanno da Galil al 1500 circa, a giudicare dallo stile, dovrebbero essere state scritte attorno alla fine del 2900 fino all'inizio del 3500. Ammesso che chi le ha scritte avesse alcuni documenti più antichi, quanto c'è di esatto e quanto di leggendario?"
"Ma tutto questo... Perché si continua ad insegnare che tutto è esattamente come è scritto se è come dice lei, maestro?"
"Posso pensarlo, dirlo a te, non insegnarlo o sarei cacciato con ignominia. Ufficialmente è tutto vero e guai a chi contraddice. Così è tutto più semplice. E tutto sommato, non farebbe una gran differenza."
"A parte il fatto che forse non è legge divina che i crimini sessuali siano puniti."
"Dal momento in cui alla maggioranza sta bene così, anche se si dimostrasse che non è legge divina, credi che cambierebbe qualcosa? Quando nel 4396 qualcuno riuscì a mettere in forse questo punto, l'unica risposta fu un lieve cambiamento nella formula. Una volta si applicava la legge dicendo: legge di dio e di Galil. Da allora si dice: legge di dio e di Galil, come la santa tradizione garantisce. Ecco, si è santificata la tradizione, così, se anche si dimostrasse che non è legge di dio, resta l'argine invalicabile della tradizione, che obiettivamente non si può negare."
"Che cosa potrò cambiare, allora, io?"
"Tu? Poco o nulla, forse, ma quello che metterai in piedi potrebbe riuscirci, lentamente. Il primo punto non è contraddire la legge o la tradizione, ma correggerne l'applicazione. Far vedere le eventuali contraddizioni interne e per questo non pretendere che dimostrino errore, nessuno lo accetterebbe, ma che va rivista l'interpretazione o l'applicazione. Un lavoro da giganti. Vuoi un piccolo contributo su questa via? La legge dice che due uomini sorpresi da tre testimoni nell'atto dell'unione carnale, devono essere decapitati. Bene: che cosa è l'unione carnale? Anche una carezza o un bacio? O la nudità reciproca? Se si eliminano queste i decapitati si ridurrebbero a meno di un quarto. Inoltre, chi garantisce che tutti e tre i testimoni non si siano accordati per testimoniare il falso in odio alle vittime designate? Infine, la legge prevede che addetti e riuniti abbiano leggi proprie riguardo alla applicazione delle pene, e tu ne hai notato alcune varianti. Anche queste sono tradizione. Le più umane non potrebbero essere diffuse? Se il tuo nuovo ordine lavorerà anche solo su questi punti, renderà un grande servizio per giungere ad una società migliore. Mai prendere di punta, aggirare l'ostacolo credo sia la strada vincente."
"Maestro, perché parla sempre del mio ordine e non del nostro ordine? Lei non lo fonderà con me?"
"No. Ti sarò più utile restando nei Mistici, mio caro Jarvis."
"Ma così ci si dovrà separare!"
"Resteremo in stretto contatto, non dubitare."
"Ma io non voglio separarmi da lei!"
"Devi scegliere a chi dare la precedenza: a me e rinunciare a fondare l'ordine o all'Ordine e rinunciare a vivere con me."
"Ma perché?"
"Non volevi fare il viaggio, ma ora ne sei contento e convinto, no?"
"Ma..."
"Ti fidi di me?"
"Certo."
"Allora, farai come ti dico?"
"È un ordine, maestro?"
"Questa volta no, è solo una richiesta: sta a te scegliere."
"Bene, posso pensarci in questi due anni di viaggio che mi restano?"
"Certamente, mio dolce Jarvis."
Anche quel mese passò, troppo in fretta. Pur avendo fatto l'amore tutte le notti, Jarvis soffrì per il nuovo distacco. O forse proprio per quello? si chiedeva di nuovo mentre cavalcava per il suo giro a nordovest. A chi doveva rinunciare, alla vita col suo maestro o alla sua idea di fondare un nuovo ordine? Aveva mirato troppo in alto, forse? Un uomo, deve saper rinunciare ai suoi più alti ideali per amore? Forse sì. Ma avrebbe avuto ancora due anni di tempo per pensarci.
Il primo Convivio in cui si fermò era di riformati, nei loro abiti nero e viola. Fu accolto con la consueta lieta semplicità caratteristica di questo ordine. Le celle erano essenziali, molto meno eleganti di quelle degli esteti, meno comode di quelle dei sapienti, meno ampie di quelle dei Mistici. L'insieme delle costruzioni era anche concepita nello stesso spirito di semplicità: meno sontuose di quelle dei cavalieri, meno austere di quelle dei sapienti, meno maestose di quelle dei saggi. Eppure erano gradevoli: immerse nel verde, le piccole e basse costruzioni di pietra e legno, facevano pensare ad un ridente ed operoso villaggio. Gli fu assegnata una piccola cella che dava nel giardino degli aceri. Sistemò le sue cose ed ammirò dalla finestra aperta le fronde rosseggianti. Un novizio, nella sua tunica nera con collare e fascia viola, stava curando il giardino.
"Salve!" disse Jarvis al ragazzo quando questi si girò verso lui e, vedendolo, gli fece un sorriso.
"Buon pomeriggio, mistico."
"Una giornata dolce, oggi, vero?"
"Sì, fa cantare il cuore."
"Sei felice?"
"Come non esserlo?"
"Qual è il tuo nome?"
"Fresth, professo."
"Ah, quasi uguale a quello di un mio caro amico d'infanzia."
"Posso farvi una domanda, professo?"
"Certamente."
"Siete molto giovane. E siete già professo: è normale fra i Mistici?"
"No, piuttosto eccezionale." disse Jarvis senza orgoglio né falsa modestia.
"Dovete essere una persona eccezionale, allora."
"A me sembra di essere proprio come tutti gli altri."
"E viaggiate per studio?"
"Così è."
"E vi tratterrete per un mese, dicono."
"Esatto."
"Allora, avrò modo di parlare ancora con voi."
"Penso di sì; di che cosa?"
"Sono curioso di sapere dei luoghi che avete visitato: mi piacerebbe viaggiare."
"Quando vorrai, Fresth, con piacere."
"Vi spiace se ritorno al mio lavoro, ora?"
"No, certo, fai il tuo dovere, novizio."
Il ragazzo non era bello, ma aveva un sorriso fresco e dolce che piacquero a Jarvis. E se aveva voglia di fare domande, forse aveva voglia anche di rispondere a domande. Lo guardò lavorare alacre e pensò che quel ragazzo aveva una bellezza interiore che trasudava da ogni suo gesto: Era evidente che il ragazzo aveva in sé una profonda serenità ed una grande gioia di vivere.
Come faceva sempre, chiese di leggere le cronache del Convivio per conoscerne la storia. Leggendole poteva rendersi conto di alcuni elementi preziosi, soprattutto sull'argomento che gli stava a cuore. E su quelli poteva poi basare le sue domande. Quel Convivio risultava fondato solo settecento anni prima, da un maestro, tre professi e sei accoliti. Le storie riguardanti crimini sessuali erano relativamente poche, in percentuale. Specialmente nei primi anni e negli ultimi. Come sempre, dipendeva da chi era responsabile nei vari periodi. L'attuale responsabile era un anziano professo, nonostante nel Convivio vi fossero quattro maestri. Era in carica da ben trentadue anni! Doveva essere un uomo eccezionale, visto che fra i riformati il responsabile veniva eletto ogni cinque anni: era stato rieletto quindi per ben sette volte.
Avrebbe dovuto parlare con lui a lungo. In tutto il suo periodo di trentadue anni c'erano stati solo tre trasferimenti ed una esecuzione capitale. Sì, doveva parlarne col responsabile. Gli chiese udienza. Gli parlò del motivo ufficiale del suo viaggio, che era spiegato a grandi tratti nella lettera patente.
Poi disse: "Uno dei problemi che affliggono molti Convivi di tutti gli ordini sono i crimini sessuali, responsabile, e come fare ad evitarli."
"Evitarli: un ideale quasi impossibile da raggiungere. L'essere umano è anche fatto di sessualità. C'è chi, come me, ha una sessualità molto tranquilla, facile da tenere a freno senza problemi, e quindi senza particolari meriti, e chi invece ha una sessualità, come dire, molto vivace, prorompente, difficilissima da tenere a freno. Queste persone vanno comprese, aiutate."
"Durante la sua reggenza, c'è stata una esecuzione capitale per questo crimine, vero?"
"Già, c'è stata, purtroppo. Sembrava quasi che quei due poveri ragazzi volessero essere uccisi: si fecero sorprendere in pieno amplesso proprio dove ora c'è il giardino degli aceri. Da tutta la comunità. Sapevano che stavamo andando là. Non potei fare altro."
"Sembra che ne siate addolorato."
"Come non esserlo, quando si deve decidere di recidere due vite?"
"Perché pensa che l'abbiano fatto?"
"Lo chiesi loro, dopo. Sa cosa mi risposero? Ci amiamo, e visto che ci è proibito, che non possiamo vivere insieme, abbiamo deciso di morire insieme."
"Ma se non si fossero fatti sorprendere..."
"Quello che dissi anche io. Il più giovane, un accolito, rispose che erano stanchi di doversi amare fra mille sotterfugi e di non poter fare l'amore che troppo raramente e pieni di timore. Avevano deciso di porre fine a tutta quella, almeno per loro, penosa situazione, in quel modo drastico."
"Pensate che ci siano molti nella loro situazione?"
"Che vivono un amore o comunque una sessualità nascosta? Non so ma penso siano fra il trenta e il cinquanta per cento, in ogni Convivio. Contando solo quelli che almeno in modo saltuario, abbiano rapporti fisici. Molti di più se si contano quelli che lo desiderano ma sanno trattenersi. Capisce, non si può decapitare la metà di ogni Convivio: copriremmo di sangue il pianeta."
"E allora, che si può fare?"
"Che si può fare? Se lo sapessi sarei un nuovo Galil. Vegliare, consigliare, fare in modo che non si arrivi al dramma. Far capire con molta serenità ai candidati che chi ha una sessualità troppo vivace farebbe meglio a non entrare nell'ordine."
"Sposarsi, cioè?"
"Per alcuni è possibile."
"Non per tutti."
"Non per tutti, è vero. C'è chi, per qualche arcano motivo, non potrebbe mai unirsi ad una donna. Ma che desidera fortemente l'uomo e non sa resistere. E se si incontrano due così, che fare? Qui lo dico e qui lo nego, perché so che sto contraddicendo la legge, ma in quel caso non resta che consigliare prudenza e non rendere loro la vita impossibile. Alcuni di loro, proprio per l'intensità del reciproco amore, diventano capaci di amare tutti, di spargere amore attorno a loro e diventano fra i migliori riformati che io abbia conosciuto. Ripeto, qui lo dico e qui lo nego, lei mi capisce..."
"La ringrazio per essersi aperto così con me."
"Se sono reggente da tanti anni è perché so giudicare gli uomini, e so che di lei mi posso fidare."
"Mi piacerebbe parlare con qualcuno che stia vivendo la situazione di cui parliamo. Con chi mi consiglia di parlare?"
"Ufficialmente con nessuno, o dovrei come minimo trasferirlo. Non può chiedermi di fare nomi. Se lei è sensibile come credo, saprà capire, con tatto e prudenza."
"La ringrazio, responsabile."
"Posso fare io a lei una domanda?"
"Certo."
"Abbiamo parlato di molti problemi, ma pare che quello che le sta veramente a cuore sia proprio questo. Perché?"
"Davvero lei conosce gli uomini. Ha visto giusto. Lei si è fidato di me e io voglio fidarmi di lei. Anche io amo, riamato, un uomo del mio Convivio."
"Lo pensavo, ma questo non basta a spiegarmi il suo interesse."
Allora Jarvis gli espose il suo progetto e concluse: "Ha qualche consiglio da darmi?"
"Sono senza parole, non avrei mai immaginato che mirasse a tanto. Ha del coraggio, lei. E forse un po' di incoscienza. Consigli? Il cuore dell'uomo sa passare dall'amore all'odio in modo incredibile. Pensi bene al pericolo dei fuoriusciti. Se il vero scopo del suo ordine venisse scoperto, potrebbe finire in un bagno di sangue. Specialmente agli inizi, quando l'ordine è meno forte."
"Credo che l'idea di un ordine che abbia come scopo l'amore fra maschi sia così incredibile che di fronte ad un'accusa del genere pochi ci crederebbero. E poter sorprendere un'intera comunità intenta a rapporti sessuali, non sarebbe comunque così facile."
"Non impossibile se se ne ha la volontà ed i mezzi. Non sottovaluti il problema. La fondazione del suo Ordine, comunque, porterebbe solo a spostare i confini del problema: si potrebbe certo vivere un rapporto sereno, ma solo fra le mura del Convivio e purché non lo si sappia fuori. Ma e tutti gli altri? Il problema esiste anche per moltissimi che vivono nei villaggi, come forse sa e può immaginare. Che cosa potrebbe fare il suo nuovo Ordine per loro? Un altro consiglio: eviti che il Convivio si trasformi in un luogo di orge ed eviti che lo scopo primo del suo nuovo ordine diventi l'attività sessuale. Faccia in modo che nessuno entri nel suo nuovo Ordine solo perché lì può sfogare i propri desideri sessuali. Se riesce in questo, può diventare uno dei luoghi più belli in cui vivere. Quando l'uomo può vivere la sua dimensione reale senza drammi, la serenità lo accompagna e irradia da lui. Le faccio i miei migliori auguri."
"Lei me ne parla come se il mio non fosse solo un sogno... Lei crede che io possa riuscire?"
"Non sono un veggente né tanto meno un profeta... ma non mi stupirei di sapere un giorno che lei è riuscito in questa sua visione."
Jarvis, dopo aver parlato col reggente, pensò che forse anche il loro anziano, Fares aveva adottato un simile atteggiamento: e per questo aveva assegnato lui a maestro Trake. Davvero un reggente poteva trasformare un Convivio in un luogo sereno o invivibile. In alcuni ordini i reggenti erano nominati dall'alto, in pochi era eletto e a volte era nominato o eletto a vita, a volte per un periodo che andava, a seconda degli ordini, da tre a sette anni. Quale sarebbe stata la soluzione migliore? Forse l'elezione per sette anni? con possibilità di rimozione dall'alto? Doveva pensarci.