Uno dei maestri di quel Convivio gli sembrava una persona particolarmente luminosa e "capace di amore" per usare l'espressione del reggente. Che fosse a lui che si riferiva? Jarvis decise di provare a parlarci.
"Maestro Kente, posso rubarle un po' del suo tempo?"
"Non può rubarmi nulla, il tempo non è mio," rispose con un sorriso, "ma se vuole parlare con me, sono a sua disposizione."
Jarvis sorrise: "Lei è una delle persone più luminose e serene di questo Convivio."
"Si sbaglia: è questo Convivio che è sereno e luminoso. Io ne sono solo un riflesso."
"Molto gradevole, comunque. Lei sembra una persona capace di amore; qual è il suo segreto?"
"Non ho segreti: io amo l'amore, penso che l'amore sia la più grande forza dell'universo."
"L'amore di qualunque tipo?" chiese allora Jarvis.
"C'è un solo tipo di amore, professo, non molti tipi."
"Ma si manifesta in molti modi..."
"Questo è esatto."
"E tutte le manifestazioni sono belle?"
"Forse ne dubita?"
"Se non io, molti."
"Mi citi una manifestazione d'amore non bella, allora."
"L'amore che vuole possedere."
"Non è amore, se vuole possedere. L'amore è donazione, non può essere possesso."
"L'amore per una persona che non si dovrebbe amare."
"Se resta nel cuore, non è male. Se si manifesta... dipende."
"Cioè?"
"Amare anche fisicamente una persona legata ad un'altra, è mancanza di amore verso l'altra persona, perciò è sbagliato. È il caso dell'adulterio."
"E nel caso dell'incesto?"
"È un amore deformato: l'amore fra genitori e figli non può sovrapporsi all'amore fra amanti. Ma soprattutto è un limite che pone la natura: la quasi totalità dei figli di un simile amore nasce pesantemente tarata. Amarsi fra consanguinei vuol dire non amare il figlio che si fa nascere."
"E l'amore fra due persone dello stesso sesso?"
"Se è amore di donazione, è amore, perciò bello."
"Eppure viene considerato un crimine. La legge sbaglia, dunque?"
"La legge ha i suoi limiti, è cosa umana."
"Non viene da dio?"
"Certo, come la luce viene dal sole, è indubbio, ma basta una nube, la nebbia, un'eclisse o anche semplicemente la notte, e la bella luce del sole, che pure continua a risplendere, non è più visibile, o non è più pura."
"Quindi, se io amo un uomo, non commetto un crimine?"
"La domanda è mal posta: crimine è ciò che va contro la legge, perciò l'amore fra uomini è un crimine. Ma che sia un crimine non significa che sia male. Ami serenamente il suo uomo."
"Lei ama un uomo, maestro?"
"Io amo tutti gli uomini."
"Uno in particolare?"
"Tutti abbiamo qualcuno che ci è particolarmente caro."
Jarvis capì che era inutile insistere. In fondo lui non era che uno sconosciuto per il maestro, non poteva aspettarsi di riceverne le confidenze. Ma pensò di giocare un'ultima carta: "Mi scusi, ma se mi sono permesso di farle domande così personali è perché ho un problema e vorrei da lei un consiglio, così volevo sapere se anche lei ha avuto esperienze come la mia."
"Se il medico sapesse curare solo le malattie che ha avuto, il medico ideale dovrebbe essere un morto!" disse l'uomo sorridendo.
Allora Jarvis disse: "A me pesa molto stare lontano dal mio uomo. Mi manca. Mi manca anche l'aspetto fisico del nostro rapporto. Qui c'è un novizio che mi attrae molto, e non so che cosa sia bene per me fare."
"Se il novizio fosse attratto da lei, se la cosa fosse di reciproco gradimento, perché no? La fedeltà è una qualità del cuore e della mente, non del fisico."
"Il fatto è che mica posso chiedere al novizio che cosa prova per me, se vuole fare l'amore con me."
"Con delicatezza e rispetto, può farglielo capire."
"E poi, se anche lui dicesse di sì, dove, come, quando? Non saprei come fare."
"Certo, lei è un estraneo qui, ma non il novizio. Si affidi a lui."
"Ci sono posti e momenti sicuri?"
"Ne dubita? Come li ha trovati lei col suo uomo, così tutte le coppie di amanti. Le auguro un buon incontro, professo." disse il maestro Kente sorridendogli e lasciandolo con un lieve inchino.
Il giorno seguente Jarvis stava in cella scrivendo i suoi appunti, quando sentì bussare ai vetri della finestra. Era il novizio Fresth. Andò ad aprire.
Questi gli porse un cestino: "Uva della nostra vigna. Spero che le piaccia."
"Per me? Grazie. Sei molto gentile. Ti ho pensato molto in questi giorni."
"Anche io; desideravo incontrarla, parlarle."
"Sono contento di vederti. Perché non vieni nella mia cella, così possiamo parlare?"
"I novizi non possono andare nella cella dei superiori. Possiamo parlare di qui."
"Di qui si può solo parlare, però." disse Jarvis guardandolo negli occhi con un sorriso.
Il novizio lo guardò senza cambiare espressione, col sorriso di prima, e disse: "Perché, che altro vorrebbe fare, professo?"
Il giovane mistico posò una mano sulla mano che il ragazzo aveva sul davanzale della finestra, in una specie di lieve carezza: "Stare un po' con te."
Il ragazzo girò la mano col palmo in su strinse leggermente la mano di Jarvis: "Anche solo parlare può essere piacevole."
"Fresth."
"Dica, professo..."
"Mi piace il tuo nome."
"Le ricorda quel suo amico?"
"Sì."
"Gli voleva bene?"
"Sì, ci siamo voluti bene."
"Era bello?"
"Mi piaceva molto."
"È bello avere un amico così, vero?"
"Vero. Tu non hai un amico?"
"Qui?"
"Sì, qui."
"Nessun vero amico: ci sono due compagni di noviziato che..." iniziò il ragazzo ma si interruppe incerto.
"Con cui stai bene?"
"Sì, a volte con l'uno o con l'altro."
"Vi appartate."
"Sì."
"Come vorrei fare io con te, Fresth."
"E io con lei, professo Jarvis."
Le loro mani posate sul davanzale si strinsero con più forza.
"Dimmi, come potremmo fare?"
"Non sarà facile."
"Come fai con i due tuoi amici?"
"Noi novizi, a turno, dobbiamo andare a due a due a far questua al paese. Si torna la sera. Allora andiamo dietro ai cespugli della strada."
"Io non posso venire a questuare con te, purtroppo. Perché non entri qui dalla finestra? Nessuno ti vede, da questa parte."
"Possono venire a cercarmi."
"Ti desidero, Fresth."
"Anch'io."
"Ti voglio."
"Sì."
"Dobbiamo trovare il modo."
"Sì."
Jarvis portò la mano del ragazzo alle labbra e la baciò. Il ragazzo portò la mano alla guancia, poi depose un bacio dove l'aveva baciata il giovanotto.
"Troverò il modo, lo giuro." esclamò e scappò via.
Jarvis lo guardò allontanarsi agile e lieve e sentì il desiderio aumentare.
Passarono tre giorni in cui Jarvis rivide il novizio solo nei momenti di riunione comune: in refettorio, nella sala grande. Non poterono scambiare neppure una parola, solo lunghi, eloquenti sguardi.
Poi, la mattina, bussò di nuovo ai vetri: "Professo Jarvis."
"Oh, Fresth!"
"Sa nuotare, lei?"
"Sì, perché?"
"Domani andiamo con tutto il noviziato al lago a pesca. Ognuno di noi dovrà scegliere il posto che gli sembra più adatto e cercare, durante la giornata, di prendere più pesce che può. La regola è che si vada lontani l'uno dall'altro. Abbiamo fissato i posti. Io sono da solo nell'isolotto degli alberi gemelli. L'ho scelto apposta. Mi porterà là in barca un accolito, col mio cibo e le mie lenze, la mattina e tornerà a prendermi la sera. Lei può salire al lago prima di noi e tornare dopo; certo, dovrà passare là tutta la giornata, ma avremo molte ore per stare assieme. Solo, non deve farsi vedere."
"Mi piace l'idea. Ma come faccio ad arrivare al lago, e come riconosco la tua isola?"
"In biblioteca trova una mappa. Le ho fatto questo schizzo per mostrarle dove le conviene passare a nuoto. È impossibile non riconoscere l'isolotto: ve ne sono sei, ma uno solo ha i due alberi uguali."
"Quanto dovrò nuotare? Molto?"
"Un quarto d'ora, se è un buon nuotatore."
"E se per un qualsiasi motivo all'ultimo minuto tu non potessi venire o se ti cambiassero di posto?"
"No, non c'è pericolo."
"Nessuno ci può vedere, nell'isolotto?"
"Nessuno. Lo conosco bene. Ci andavo da piccolo."
"Coi tuoi amichetti?"
"Anche."
"Sei un vero veterano, allora."
"Veterano?"
"A fare l'amore."
"Avevo tredici anni la prima volta. Tre ragazzi di sedici, mi hanno preso e violentato."
"Violentato? E ti è piaciuto?"
"No, allora no."
"Ma com'è successo? Ti spiace raccontarmelo?"
"No. Io m'ero accorto che mi piacevano i maschi. Avevo visto uno dei tre mentre facevamo la pipì e gli avevo detto che mi sarebbe piaciuto toccarglielo. Lui aveva sorriso e m'aveva detto: qui ci possono vedere, vieni stasera al vecchio mulino. C'ero andato pensando che avrei passato una bella serata. Lo aspettai. Arrivarono in tre. Mi saltarono addosso, mi spogliarono, mi legarono sopra ad una vecchia cassa. Pensai che mi volessero uccidere. Invece, a turno, me lo infilarono prima in bocca poi di dietro. E ridevano, ridevano, ridevano. Provai un dolore enorme e una rabbia maggiore. Mi sentivo sporcato. L'ultimo mi slegò e se ne andarono. Giurai che mi sarei vendicato. Ma per mia fortuna, quando avevo quattordici anni, conobbi il ragazzo di diciotto che avrebbe sposato mia sorella. Era un ragazzo molto bello e dolce. Prima diventammo amici, poi, una sera, facemmo anche l'amore. E fu molto bello. Lui mi fece capire che la vendetta avrebbe ferito me più di quello che quei tre m'avessero potuto ferire in quella sera di un anno prima.
"Veniva una volta al mese a fare l'amore con mia sorella, poi la sera tornava al suo villaggio. Io lo dovevo accompagnare per un tratto di strada e allora si faceva l'amore nel capanno degli attrezzi di un campo a metà strada. Ma lui, pur facendolo con me con piacere perché gli erano sempre piaciuti anche i ragazzi, a poco a poco si innamorò di mia sorella. E dopo un anno poco più, mi disse che voleva smettere. Allora mi cercai un altro compagno. Ci provai un giorno al lago con un mio cugino di un anno più giovane di me. Fu lui a portarmi all'isolotto e lì a farmi conoscere i suoi amichetti. A volte lo facevamo anche in cinque." disse allora ridacchiando appena imbarazzato, poi proseguì: "Decisi poi di entrare tra i riuniti. Quand'ero candidato, iniziai a farlo con uno dei due di cui le ho parlato. Entrati in noviziato, fu lui a trovare l'altro novizio e a farci incontrare. Questa è tutta l'esperienza che ho." concluse il ragazzo sereno. Poi aggiunse: "Voi sarete il mio primo uomo, perciò." e si aprì in un sorriso pieno di aspettativa che fece fremere Jarvis.
"E il dodicesimo della tua lista." sorrise Jarvis.
"Li avete contati?" chiese divertito e sorpreso il ragazzo.
"Sì. Non vedo l'ora che venga domani."
"A chi lo dite!" rispose il ragazzo.
Qualcuno chiamò Fresth e questi, salutatolo, si allontanò.
Jarvis sentì lo sciabordio dei remi e restò nascosto. Poi di nuovo, quindi la voce del ragazzo: "Ci siete?"
"Qui."
Rumore di fronde smosse ed il ragazzo gli comparve davanti con il solo perizoma viola indosso. Anche Jarvis aveva solo il suo perizoma nero indosso: aveva steso gli abiti ad asciugare.
"Dio, quanto siete bello!" esclamò il ragazzo avvicinandoglisi.
Il ragazzo non era male affatto. Jarvis, restando seduto sull'erba, gli sciolse il perizoma. Sorrise compiaciuto nel vederne l'incipiente erezione. Il ragazzo arrossì lieve, ma gli sedette di fronte e gli carezzò il petto ampio e muscoloso. Poi scese pian piano a carezzarlo fra le gambe attraverso la tela tesa del perizoma: "Anche voi siete già eccitato." disse sottovoce, emozionato e compiaciuto.
"Certo, perché ti desidero. Toglimelo, dai."
"Posso?" disse il ragazzo e subito glielo sciolse, liberandone la imperiosa erezione.
"Siete davvero bello." sospirò carezzandogli il membro, quindi gli scoprì il glande e si chinò a leccarlo con la punta della lingua.
Jarvis gli carezzò la schiena, i fianchi, il petto. Fresth gli leccava i testicoli, l'asta per tutta la lunghezza, il glande gonfio e teso. "Me lo metterete tutto dentro, vero?" chiese dopo un po'.
"Lo vuoi?"
"Certo, ma prima voglio godermelo un po' in bocca. È bello, grosso e duro!" mormorò il ragazzo e si tuffò su quel palo di carne facendoselo scivolare fino in gola, quindi cominciò a muovere su e giù il capo a ritmo e frattanto gli carezzava il petto.
Dopo un po' Jarvis lo fece rialzare seduto: "Adesso voglio succhiartelo un po' io."
"Ma..."
"Abbiamo tempo, no? E io ho voglia di succhiarti." disse il giovane e si chinò a sua volta sul grembo di Fresth.
Dopo averglielo palpato e leccato un po', lo prese in bocca
Il ragazzo sussultò: "Oh, siete bravo! È bello, bellissimo." mugolò il ragazzo puntando indietro le mani e rovesciando la testa, in un istintivo gesto di offerta.
Jarvis gli strizzò lieve i capezzoli e il ragazzo sussultò di nuovo: "Oooh, così mi farete venire subito: è troppo bello."
No, Jarvis non voleva farlo venire subito e quando lo sentì teso e pericolosamente vicino all'orgasmo, si rialzò e si offrì di nuovo al ragazzo: "Succhiamelo di nuovo tu ora, dai."
Fresth non se lo fece dire due volte e si chinò sul pube dell'altro con vera golosità. Jarvis sentiva le labbra serrate, la bocca calda e dolce, la lingua infaticabile del novizio sul suo membro turgido e provava un piacere intenso. Si alternarono così, quasi facendo a gara a dare all'altro il massimo del piacere senza mai passare il punto senza ritorno, finché Jarvis fece stendere il ragazzo e gli si affiancò mettendosi al rovescio: "Ora facciamolo assieme, e senza fermarci, questa volta."
"Ma io vi volevo in me."
"Dopo, non aver timore, dopo ti prenderò e tu prenderai me."
"Oh, bene!" disse allegro il ragazzo e si mise a succhiare di buona lena.
Jarvis posò le mani a coppa sul culetto del ragazzo e lo tirò a sé prendendone tutto il giovane e bel membro in bocca, quindi, mentre succhiava deciso, con le dita si mise a stuzzicargli e titillargli il buchetto. Il ragazzo mugolò e lo imitò pronto.
Il sole, non forte ma piacevole, ormai allo zenit, splendeva alto sui due corpi allacciati in un cerchio di crescente piacere. E solo il lieve sciabordio delle onde e l'alto cirpio degli uccelli facevano da contrappunto al mugolare dei due che stavano per raggiungere finalmente l'apice del piacere. Jarvis sentì il ragazzo fremere con intensità sempre maggiore e si preparò a riceverne il dolce tributo, che non tardò a zampillare e che assaporò con piacere. Al primo getto, Jarvis si lasciò andare ed anche lui versò nella bocca del novizio il proprio carico di seme. Fresth lo ingollò a grandi sorsate, attento a non lasciarsene sfuggire neppure una goccia.
Continuarono a succhiarsi a vicenda finché i reciproci orgasmi non si furono placati, quindi il novizio si girò agilmente e baciò sulla bocca il giovanotto.
"Siete contento di essere qui con me, professo?"
"Molto."
"Anche io. Mi piacete incredibilmente."
"Ma adesso sarà bene che andiamo un po' a pescare, o tu tornerai senza nessun pesce."
"Ho piazzato bene le lenze. Voi non vi muovete o gli altri potrebbero vedervi. Le vado a controllare e rilanciare, poi mangiamo qualcosa."
"Sì, e poi?"
"E poi ho ancora voglia di voi. Me l'avete promesso."
"Certo. Ma quant'è che non facevi l'amore, tu?"
"Dieci giorni."
"Oggi ti rifarai."
"Sì, con voi. Ora vado, però. Riposatevi, frattanto." disse il ragazzo carezzandogli lieve i genitali e deponendovi un bacio.
Cinse svelto il perizoma e sparì fra i cespugli verso la riva.
Jarvis lo guardò allontanarsi e si disse che quel ragazzo aveva la piacevolezza delle persone pulite, che fanno l'amore senza complessi. Non era bello, era solo grazioso, ma aveva un'altra specie di bellezza.
Tornò dopo un po', col cesto dei pesci, un sorriso radioso: "Sono stato fortunato, avevano abboccato tutti meno uno. E sono grossi. Non farò brutta figura. Guardate qui." disse deponendo il cesto accanto a Jarvis e con un gesto elegante si tolse di nuovo il perizoma.
Jarvis dette un'occhiata ai pesci, poi guardò il corpo nudo del ragazzo: "Preferisco guardare te."
"E io voi: guardate l'effetto che mi fate." gli disse indicando fra le proprie gambe la nuova erezione che si stava risvegliando.
"Vuoi fare subito l'amore?"
"Sì, certo che vorrei, ma prima mangiamo qualcosa." disse il ragazzo andando a prendere il cestino del cibo.
"Ma tu hai solo la tua parte, mangiala tu, non ti preoccupare."
"No, ho preso di più senza farmi vedere. Mangiate tranquillo."
"Sei un caro ragazzo." disse Jarvis tirandolo a sé e carezzandolo.
"Così mi fate dimenticare il cibo, però." finse di protestare il ragazzo, godendosi visibilmente quelle carezze.
Jarvis smise di carezzarlo: "Mangiamo, allora, non perdiamo tempo."
Gustarono il cibo semplice ma buono. Poi Jarvis disse al ragazzo: "Stenditi, appoggiami la testa in grembo. Possiamo prenderci qualche minuto di relax, no?"
Il ragazzo obbedì, sedette fra le gambe del giovane e gli poggiò il capo sul ventre. Jarvis lo carezzava lieve. "Si potesse stare così senza problemi." sospirò il novizio.
"Ti piacerebbe vivere in un Convivio in cui si possa fare l'amore così, senza problemi?"
"E me lo chiedete?"
"Sì, come ti piacerebbe che fosse la vita al Convivio?"
"Così come è, con in più questo: abbiamo giardini bellissimi, al Convivio. Pensate se si potesse starci così come ora noi due."
"Davanti a tutti gli altri?"
"No, certo. Soli."
"E gli altri? Ci vorrebbe un giardino per ogni coppia."
"No, basterebbe che il giardino avesse parecchi angoli in cui appartarsi."
"Ma le costruzioni non dovrebbero avere finestre sul giardino, o sarebbe come farlo davanti a tutti."
"Bisognerebbe progettare bene i giardini: alte siepi o muretti, in modo da garantire l'intimità. E poi poter andare a fare il bagno solo in due. Sarebbe perfetto. Poter andare a passare la notte nella camera di chi si ama o con cui si vuole fare l'amore."
"E se due vogliono andare a fare l'amore con la stessa persona?"
"Bisogna vedere con chi vuole fare l'amore quella persona."
"Ma l'escluso, ci starebbe male. Non credi?"
"Beh, fra persone ragionevoli, oggi a me domani a te. Ma un Convivio del genere è del tutto impossibile."
"Se ci fosse?"
"Chiederei subito di esserci trasferito. Subito."
"Chissà che un giorno non esisterà davvero?"
"Siete più sognatore di me. Un Convivio del genere, se anche esistesse, verrebbe chiuso subito! E tutti i suoi abitanti decapitati."
"Basterebbe che non si sappia fuori dalle mura del Convivio."
"Ma se non lo si sa fuori dalle mura del Convivio, come faccio ad andarci?" rise il ragazzo.
Jarvis scosse la testa e prese a carezzare il petto del dolce novizio. Parlarono ancora un po' del Convivio ideale ed anche il ragazzo si mise a carezzare l'altro, finché ne sentì l'erezione premergli contro la schiena. Allora scivolò di lato in modo di potergli leccare il membro nuovamente turgido. Smisero di parlare per dedicarsi l'uno all'altro.
Quando furono pienamente eccitati, Fresth sussurrò pieno di desiderio: "Prendetemi, ora, professo."
Jarvis prese il ragazzo per la vita e lo fece mettere a quattro zampe, quindi gli affondò il viso fra le natiche fresche e sode e prese a leccarlo nel solco che poi divaricò con entrambe le mani per umettargli a lungo la rosellina di carne. La sua lingua saettava nel foro tenero e dolce con perizia, e Fresth ogni volta tremava intensamente e gemeva in preda ad un crescente piacere. Quando il novizio fu tutto un fremito, Jarvis di nuovo lo prese e lo tirò a sé, facendoselo sedere in grembo, la schiena rivolta verso il proprio petto.
Fresth capì come intendeva prenderlo il giovanotto e ne guidò con la mano il bel palo forte e duro nel foro ben insalivato, quindi si lasciò calar giù in modo che il peso del proprio corpo facilitasse la penetrazione.
"Aaaah," gridò alto in preda al piacere il novizio sentendosi impalare, "è troppo bello."
"Ti piace?"
"Eccome! E a voi piace prendermi?"
"Certo." rispose Jarvis continuando a penetrare sempre più a fondo nel caldo canale del ragazzo che lo stava accogliendo in sé con un sorriso radioso.
Quando il ragazzo fu ben infilato su di lui, lo fece stendere con la schiena di traverso in modo che poggiasse sull'erba, quindi gli si curvò sopra in modo si suggergli un capezzolo e cominciò a pompargli dentro, di sotto in su con dolce energia. Fresth gemeva debolmente, agitando il capo in preda ad un piacere crescente. Istintivamente il ragazzo si afferrò il membro turgido e prese a masturbarsi.
Jarvis lo bloccò: "No, dopo devi metterlo a me, non devi venire."
"Ma lo faccio lo stesso." gemette il ragazzo.
"No, per favore, resisti." insisté il giovane e continuò a stantuffarlo con vigore ed a carezzarlo per tutto il corpo teso dal piacere.
Poi, senza sfilarsi da lui, a poco a poco gli fece cambiare posizione, in modo di trovarsi inginocchiato fra le cosce spalancate del ragazzo, tenendogli sollevato il bacino, si passò le gambe dell'altro sulle spalle e lo prese da davanti. Ora poteva applicare più forza ai suoi affondi e il ragazzo parve apprezzare il cambiamento.
"Siete un maschio splendido, forte. Non avrei mai sognato che potesse essere così bello, con voi. Portatemi via con voi, vi prego."
Jarvis non rispose, ma lo baciò, continuando a pompargli dentro con piacere. Il novizio era in delirio: stringeva le braccia del forte professo, gli si agitava sotto, suggeva avido la lingua del giovanotto e mugolava con forza. Il piacere intenso del ragazzo aumentava quello di Jarvis che lo prendeva con crescente gioia. I due corpi erano lucidi di miriadi di goccioline di sudore. Il ragazzo faceva palpitare l'ano con passione attorno alla gloriosa asta che gli si agitava dentro e Jarvis provò un piacere intenso, quindi aumentò le sue spinte, ansando in preda ad un crescente frenesia.
D'improvviso il ragazzo venne con spasmi fortissimi che subito scatenarono l'orgasmo di Jarvis che si scaricò in lui lanciando un lungo e roco grido di godimento. Giacquero ansanti, esausti.
Fresth allora mormorò: "Io vi amo, vi amo!"
"No." gemette Jarvis.
"Sì, vi amo. Portatemi via con voi, vi prego."
"Non è possibile."
"Perché? Vi prego."
"Io amo un altro uomo, che mi aspetta al mio Convivio."
"Non importa, amate chi volete, ma portatemi via con voi."
"Quando sarò con lui, non potrò più fare l'amore con te, non capisci?"
"Non mi importa: voglio essere vostro, vivere accanto a voi."
"Non puoi essere mio, perché io sono del mio uomo."
"Voglio venire con voi."
"Soffriresti a starmi vicino senza potermi avere."
"Soffrirei di più a starvi lontano."
"Ragiona, Fresth, ti prego."
"Non posso, non posso." rispose il ragazzo scoppiando a piangere.
Jarvis era turbato. Lo carezzò, cercò di calmarlo.
Il novizio si liberò da lui e si prostrò a terra di fronte a lui: "Vi prego, portatemi via con voi! Vi prego. VI PREGOOO!"
"Fresth, per favore ascolta: ora ti sembra di non poter vivere senza me, ma è solo l'impressione del momento, dovuta all'intensità del piacere che hai provato."
"No. No no no! Io vi amo."
"Ma io non posso amarti!"
"Non mi importa."
"Fresth, alzati, smettila."
"Vi prego. Vi prego, vi prego, vi prego."
"SMETTILA!" gridò Jarvis sentendosi sconvolto per l'intensità dei sentimenti del novizio.
Questi smise di parlare, ma restò prostrato, il corpo scosso dai singhiozzi. Jarvis ne provò pietà, si accoccolò istintivamente accanto a lui e lo prese fra le braccia. Il ragazzo gli si aggrappò addosso, senza parlare.
Allora Jarvis gli disse con dolcezza: "Devo fare ancora parecchi mesi di viaggio, poi tornerò per un mese al Convivio, dal mio uomo, poi farò un altro viaggio. Il mio cavallo non può portare due persone, anche se volessi non potrei portarti con me. E durante il viaggio devo essere solo, libero di fare le mie ricerche, non potrei occuparmi di te. Non capisci che è impossibile?"
"No." gemette il ragazzo.
"Ora no, ma se ci ripenserai a mente più serena, te ne renderai conto anche tu."
"No, no."
"Fresth, non avrei dovuto fare l'amore con te."
"Ma l'abbiamo fatto."
"Non credevo... non pensavo..."
"Neanche io."
"Ti chiedo perdono, Fresth."
"E di che? Io ho voluto fare l'amore con voi almeno quanto voi con me. E se anche non mi volete con voi, io vi seguirò. Non potete impedirmelo che uccidendomi."
"Fresth! Non dire sciocchezze."
"Non dico sciocchezze. Dico quello che sento."
"Fresth, sei un caro ragazzo, davvero. Ma purtroppo non c'è posto per te nella mia vita. Cerca di capirlo."
Il ragazzo non rispose.
"Non volevo farti del male, Fresth."
"Voi non mi avete fatto del male, ma del bene."
"Ma essendo costretto a rifiutare il tuo amore, ti sto facendo del male."
"No. Voi fate quello che vi sembra più giusto. E io farò altrettanto. Non preoccupatevi di me." disse il ragazzo abbozzando un sorriso forzato. Poi si alzò: "Vado a vedere le lenze, scusate." e, preso il suo perizoma, si allontanò cingendolo.
Jarvis era profondamente turbato: che cosa aveva scatenato nel ragazzo? Qualcosa di più grande di loro due. Era stato un incosciente e non sapeva perdonarsi. Come rimediare, ora? Che fare? Giunse ad una decisione: a costo di subirne le conseguenze, doveva confessare tutto al reggente. Per il bene del ragazzo. Addossandosi tutte le colpe. Sì, non c'era altro da fare.
Fresth tornò con altri pesci: "Non tarderà a tornare l'accolito per prendermi, ma non dobbiamo aver timore, non verrà a cercarmi, farà un segnale avvicinandosi ed io mi farò trovare a riva. Aspettate un'ora, prima di tornare a nuoto fino all'altra sponda."
"Come ti senti, ragazzo?"
"Bene. Perché?"
"Mi sento colpevole nei tuoi confronti."
"Non dovete, non è colpa vostra, ma mia. Sono io ad essermi innamorato di voi, no?"
"Ma io..."
Fresth sorrise, questa volta col suo solito sorriso fresco e dolce: "Il problema è solo mio, e lo risolverò io."
"Non... non penserai a fare qualche sciocchezza, no? Non vorrei."
"Come uccidermi? No, assolutamente. Amo troppo la vita, non dubitate."
"Fresth..."
"Anche nel nostro Convivio ideale possono succedere di queste cose, no?" scherzò lieve il ragazzo.
Jarvis lo guardò stupito per quel subito cambiamento. Chiese: "E come si risolve un problema del genere nel nostro Convivio ideale?"
"Nel nostro Convivio ideale i due uomini continuano ad amarsi ed il ragazzo si fa da parte senza drammi, per amore."
"Dici sul serio?"
"Dico sul serio."
Jarvis tirò un silenzioso sospiro di sollievo dentro di sé. Eppure una voce interiore gli diceva che doveva parlarne ugualmente al reggente, al suo ritorno.
Si udì il segnale. Il ragazzo si alzò, si accostò a Jarvis: "Non mi date un ultimo bacio?" chiese quasi timidamente.
Jarvis lo strinse fra le braccia e lo baciò. Il novizio raccolse i suoi cestini.
"Ci vediamo al Convivio, professo Jarvis." gli disse con un sorriso e si avviò a passo svelto verso la riva.
Jarvis chiese udienza al reggente. Fu ricevuto subito.
"Allora, professo Jarvis, ha fatto una buona escursione?" gli chiese il vecchio uomo con un sorriso sereno.
"Sì. Volevo parlarle di questo, appunto."
"Prego, si metta comodo."
"Quello che devo dirle è grave. Ma devo, devo parlargliene e sono disposto a subirne tutte le conseguenze."
"La ascolto."
"Io mi sono sentito molto attratto da uno dei novizi di questo Convivio."
"Sì?"
"E ho provato un forte desiderio di avere un rapporto fisico con lui."
"Capisco."
"L'ho raggiunto oggi al lago e, non visti dagli altri, l'ho convinto ad avere un rapporto con me."
"Non con la forza, vero?"
"No, certo, ma il problema è che ora... il ragazzo si è innamorato perdutamente di me. Vorrebbe a tutti i costi seguirmi. Venire con me."
"E lei, che cosa gli ha risposto?"
"Che non era possibile, assolutamente."
"Perché?"
"Perché sono innamorato di un altro uomo e non potrei dargli il mio amore, se anche ci fosse permesso, anche se sento di volergli un po' bene."
"È una scusa per scoraggiarlo?"
"No, è la pura verità."
"Capisco."
"Ora, se crede giusto punirmi, comunque, accetto la sua decisione, ma la prego di essere magnanimo col ragazzo, che non ha alcuna colpa, e di aiutarlo a ritrovare il suo equilibrio e la sua serenità. La prego. Non punisca il ragazzo."
"Quale è il suo nome?"
"Ho la sua parola d'onore che il ragazzo non sarà punito?"
"Ha la mia parola d'onore."
"È il novizio Fresth, reggente."
L'uomo sorrise: "Lo sapevo."
Jarvis lo guardò con una espressione stupita: "Lo sapeva? Come poteva saperlo?"
"Il novizio Fresth, appena rientrato dal lago, è venuto a parlarmi di quello che è accaduto fra voi, solo che la sua versione è leggermente diversa."
"Diversa? Come?"
"Il ragazzo si è addossato tutte le colpe e mi ha chiesto di essere mandato via dall'Ordine."
"Non capisco."
"Perché vuole seguirla. E non potrebbe farlo in altro modo. Se scappasse dal Convivio, infatti, sarei costretto a denunciarlo e a farlo ricercare."
"Come temevo. Ma la colpa è completamente mia, non del ragazzo, la prego di credermi."
"Ma che cosa ha fatto a quel ragazzo per ridurlo così?"
"Ci ho fatto l'amore."
"Questo è appurato. Ma tanto da essersi innamorato così perdutamente di lei!"
"Sono stato davvero imperdonabile, lo so. Per questo accetterò qualsiasi punizione lei decida di infliggermi."
"Anche la morte?"
"Se lo crede giusto. Mi rimetto completamente nelle sue mani. Ma aiuti il ragazzo."
"Lei è un uomo incredibile, professo Jarvis. Indubbiamente onesto e coraggioso. Non è da tutti assumersi le proprie responsabilità fino in fondo come sta facendo."
"Avrei dovuto avere maggiore senso di responsabilità prima."
"La storia non si fa con i condizionali: ormai quello che è fatto è fatto. Per ora ho dato ordine al ragazzo di restare in noviziato fino a mio nuovo ordine. L'ho confinato nella cella dei malati, perché possa restare solo. Dobbiamo trovare una soluzione. Non è certo punendo lei che aiuteremo il ragazzo. Mettendo assieme i vostri racconti, ho l'impressione che lui volesse il vostro incontro almeno quanto lei."
"Ma io sono un professo, lui un novizio."
"Un professo di pochi anni più vecchio del mio novizio. Qui dentro ci sono accoliti più giovani di lei e a dire la verità ci sono vecchi meno maturi di lei. Il ragazzo sembra disposto a tutto pur di seguirla. Mi ha detto che lei non vuole. Ma lui ha detto che vivrà di elemosina restando alle porte del suo Convivio, pur di poterla almeno vedere."
"Oh dio!"
"E temo che se non lo accontenterò dimettendolo dall'Ordine, scapperà. Ha davvero perso la testa per lei. Perciò dovremo trovare assieme una soluzione diversa."
"Ma io non posso amarlo, non potrò neanche fare l'amore con lui, quando sarò nel mio Convivio." disse con voce accorata Jarvis.
"Questo il ragazzo sembra averlo capito bene. E non mi pare che se lo aspetti."
"Ma dunque?"
"Ha detto che si assume tutta la responsabilità di quello che ha provocato nel ragazzo suo malgrado, no?"
"Certamente."
"E che si affida a me?"
"Completamente."
"Bene. Mi ha anche chiesto di pensare al bene del ragazzo, no?"
"Sì, certo."
"Bene. Allora le dico quale sarà la punizione che le darò e al tempo stesso come penso di aiutare il ragazzo. Non espellerò il ragazzo dall'Ordine, per ora. Gli darò un cavallo, invece, e una lettera di presentazione. E dopodomani, assieme, lascerete questo Convivio. Lei porterà il ragazzo con sé nel suo viaggio, poi nel suo Convivio. Qui il ragazzo chiederà di entrare nei Mistici. Lei appoggerà la sua richiesta. Di qui arriverà il nullaosta."
"Ma io non posso dare al ragazzo quello che desidera."
"Non le chiedo di darglielo. Solo di portarlo con sé. Forse il ragazzo, conoscendola meglio, cambierà idea prima o poi, e chiederà di tornare qui e sarà il benvenuto. Anche se sinceramente ci credo poco, se è vero che conosco gli uomini. Ma è l'unica speranza che abbiamo."
"E se non cambierà idea?"
"Diventerà un mistico. Molto meglio un mistico che uno sbandato, no? E chissà che non possa trovare nelle danze mistiche l'appagamento del sentimento che prova per lei. Questa è la mia decisione."
"Non posso che obbedire, l'avevo promesso. Anche se non sono certo che sia la soluzione giusta. D'altronde non gliene saprei proporre una migliore; non ero riuscito a trovarla, per questo mi sono affidato a lei."
"Non dico che sia la soluzione giusta, dico solo che anche io non ho saputo trovarne una migliore. Lei mi ha facilitato il compito, onestamente, con il suo atteggiamento. La ringrazio."
"Lei ringrazia me?"
"Certo, per essere stato onesto con il nostro novizio."
"Non avrei dovuto farci l'amore, semplicemente."
"Ma l'ha fatto: eravate troppo attratti l'uno verso l'altro."
"La mia era poco più di una semplice attrazione fisica, però. Non ho saputo capire che per lui era diverso."
"Da quello che mi ha detto il ragazzo, anche per il ragazzo era così. È sull'isola che le cose sono cambiate. Io non ho esperienza di rapporti fisici, ma non è forse vero che l'estasi sessuale e quella mistica hanno forti punti di contatto?"
"Sì, è vero."
"Lei gli ha fatto provare l'estasi, evidentemente."
"Temo di sì."
"Non sia così abbattuto, ora. Vedrà che le cose si sistemeranno."
"Lo crede davvero?"
"L'uomo è in assoluto l'animale più adattabile che ci sia, come dicono i nostri fratelli sapienti. Farà quanto le chiedo?"
"Sì..."