Mentre si stavano riallacciando i calzoni, Akira chiese: "Ehi, Minoru-kun, quest'anno nella golden week abbiamo la settimana di esperienza dal vivo. Hai già fatto domanda?"
"No, non ancora."
"Sbrigati, se no non trovi più posto su un peschereccio e ti tocca andare in barchetta con un pescatore."
"Io pensavo proprio di chiedere un singolo."
"Ma sei scemo? Potresti riuscire ad andare su un peschereccio, e magari proprio sul Naikaimaru. Kenji c'è andato l'anno scorso, e dice c'era un paio di bei marinai giovani: ti lascio immaginare cosa abbia fatto." disse ridacchiando Akira.
"Vuoi dire, che hanno fatto l'amore?" chiese incredulo Minoru rimettendosi la giacca dell'uniforme.
"E certo, no? Uno faceva la guardia e Kenji scopava con l'altro. Con un singolo mica è detto che capiti, al contrario."
"Vuoi dire che erano gay, Akira-kun?"
"Forse no, dice che uno era sposato, che ne so. Ma pare che gli piaceva farlo con lui, specialmente a quello sposato. E anche sulle altre navi, a sentire Masato o Junichi, ce ne sono di pescatori arrapati! Specialmente uno come te, che ti piace succhiarlo e fartelo mettere, troveresti certo qualche bel pescatore che ti accontenterebbe."
"Beh, a me piace pure metterlo, lo sai. Anche se tu non me lo lasci mai fare." disse il ragazzo con un lieve tono d'accusa nella voce.
"Quello è più difficile, ma chissà. Kentaro dice di esserci riuscito. Ehi, guarda che non ci sia nessuno, poi esci prima tu."
"Tu non vieni?" chiese Minoru avviandosi alla porta della rimessa e sbirciando fuori.
"Dopo. Aspetto Junichi."
"Non ti sono bastato, io?" gli chiese Minoru divertito.
"Mica scopo, con lui. Dobbiamo metterci d'accordo per beccare uno dei nuovi che secondo lui ci sta."
"Ah, auguri." disse Minoru uscendo. Si ricordava bene come era stato "beccato" proprio il primo anno di scuola, da tre anziani. Lo avevano attirato con una scusa nel deposito delle barche. Gli avevano detto che lo avevano osservato e che perciò volevano sapere da lui se voleva diventare uno di loro, del club segreto della scuola. Lui non aveva capito, ma l'idea che i grandi lo accettassero fra di loro solo pochi mesi dopo il suo arrivo nell'Istituto di Studi di Sfruttamento del Mare, l'aveva eccitato. Rispose di sì. Gli fecero giurare che avrebbe tenuto il segreto. Giurò, anche se non sapeva che segreto fosse. Allora gli dissero di spogliarsi nudo. Esitò appena, ma pensò che fosse il rituale di ammissione ed obbedì.
Quando fu nudo, il più grande se lo tirò fuori dai calzoni e gli disse: "Suona il flauto, dai!" e lo protese verso di lui. Minoru sapeva che quel modo di dire voleva dire di succhiarlo, e non gli andava. Non l'aveva mai fatto. Non aveva mai fatto sesso, fino ad allora, a parte masturbarsi da solo. Guardò quel membro snudato, minaccioso, che si sollevava e s'induriva lentamente. Disse di no. Quello lo prese per i capelli obbligandolo a mettersi in ginocchio: "O suoni il flauto, o io ti suono il tamburo." aveva detto minaccioso. Minoru aveva detto di nuovo di no. Allora gli altri due l'avevano preso, l'avevano obbligato a piegarsi a novanta gradi e, a turno, avevano profittato di lui. Quando finalmente lo lasciarono il grande gli disse che ora era dei loro. Che doveva rispetto ai grandi ma che poteva divertirsi coi piccoli. Il fatto era che lui allora era il più piccolo. Ma sarebbe cresciuto e avrebbe potuto divertirsi anche lui, aveva pensato per consolarsi.
A volte fra i ragazzi si formavano anche coppie stabili che duravano circa un anno scolastico. A lui piaceva molto Akira, il suo compagno di classe dal corpo forte e proporzionato, ma gli piaceva anche Saburo, un ragazzino sbarazzino e simpatico del secondo anno. Però non faceva coppia fissa con nessuno dei due.
Guardò il cielo quasi completamente sereno e respirò il profumo ancora tenue delle prime azalee. Poi si ricordò del consiglio di Akira. Andò subito in segreteria a presentare la domanda per la golden week. Chiese un peschereccio, secondo il suggerimento del compagno.
La segretaria gli fece compilare un modulo e quando lesse le sue preferenze, disse: "Mah, siete in tanti a chiedere il peschereccio, troppi. Dovranno tirare a sorte. Chissà perché ogni anno aumentano le richieste dei pescherecci?" Minoru ridacchiò dentro di sé.
A scuola saranno stati un trenta per cento a farlo. Anche se nessuno si sarebbe dichiarato gay. Ma lui sapeva di esserlo, come sapeva che almeno uno su tre dei compagni del "gruppo segreto" lo era come lui, e anche Akira. Ma non si parlava mai di gay. Qualche volta di checche, con sarcasmo. Nessuno amava le checche, neppure lui. Quelle caricature di donna. Minoru si sentiva maschio, e gli piacevano i maschi. Tutto qui. Una volta Akira, durante le vacanze, gli aveva dato appuntamento e l'aveva portato a Shinjuku Nicchome, nei bar gay. Poi Akira era andato via con un giovane americano. Minoru lo invidiò. Un anziano, magro, basso e bruttino, aveva cercato di agganciarlo, allora Minoru era tornato a casa da solo. E per la strada una checca aveva cercato di attaccare bottone...
Pochi giorni dopo il professore parlò alla classe della golden week e delle loro domande. Spiegò come sarebbe avvenuta la loro esperienza dal vivo di pesca, consegnò loro moduli da compilare giorno per giorno.
"Ricordatevi che non è una vacanza, ma un importante periodo di studio. Quelli che andranno sui pescherecci, vivranno a bordo per tutto il periodo. Avranno fortunatamente poche distrazioni. Gli altri invece o vivranno alla pari con una famiglia di pescatori o a pensione. La scuola penserà a tutto. Chi sarà ospite di una famiglia si ricordi di portare un regalo. Qualcosa che valga sui due o tremila yen andrà bene. E ricordate soprattutto di compilare i moduli che vi ho dato giorno per giorno, nei ritagli di tempo libero. Non pensate di poter fare tutto all'ultimo minuto: me ne accorgerei senz'altro. E ricordate che sarete valutati sul contenuto delle vostre annotazioni, perciò datevi da fare."
I ragazzi fecero domande. Minoru chiese: "Quando sapremo dove siamo stati destinati?"
"La settimana prossima, credo. In questo foglio è scritto come dovete vestirvi e cosa dovete portarvi. In questo foglio i numeri di telefono da contattare in caso di emergenza."
Il professore dette altre spiegazioni, poi fece vedere sulla carta geografica i porti di imbarco dei pescherecci. Riguardo ai pescatori singoli, ognuno avrebbe ricevuto la mappa assieme al nome della persona con cui dovevano fare l'esperienza di vita di pesca.
La settimana seguente, finalmente, furono pubblicati gli elenchi. I ragazzi del penultimo anno si affollarono attorno alla bacheca. Quando Minoru vide la propria destinazione, rimase deluso: non su un peschereccio, ma su un isolotto del Kyushu che non aveva mai sentito nominare, con un pescatore di nome Katsuzaka Shinji. E neanche alla pari, ma in un ryokan chissà di che infimo ordine.
Mogio mogio, andò in segreteria per avere i suoi fogli, la mappa, le altre notizie supplementari.
Shinkansen, poi autobus, poi traghetto fino all'isolotto che, manco a farlo a posta, si chiamava Kojima, con un paese di soli duecentoventisette abitanti di nome Tamachi. Il ryokan si chiamava Takenoya. Orari, biglietti, tutto in ordine. Merda!
Akira lo chiamò: "Minoru-kun, allora?"
"Peggio del peggio del peggio!" esclamò il ragazzo, nero.
"Fai vedere. Oh povero Minoru! Davvero, che sfortuna hai avuto. Duecentoventisette abitanti. Però almeno stai in ryokan, sei più libero, meglio che in casa del pescatore, no? Magari vecchio, con moglie scorbutica e una marea di figlie affamate di maschi. E poi risparmi i soldi del regalo, no?" ridacchiò Akira.
"Eh, ridi tu! Bah, passerà anche la golden week." rispose il ragazzo imbronciato. "E tu, piuttosto?"
"Peschereccio, con Masato-kun, perciò se non mi trovo nessun pescatore arrapato, mi scopo lui. Niente male, no?"
"Hai tutte le fortune, tu!" disse Minoru.
Tornato a casa, Minoru preparò gli abiti, li mise in uno zaino, indossò un paio di calzoni corti blu, il T shirt bianco della scuola, un berretto da mare blu. Controllò di avere tutti i fogli, i biglietti, un po' di soldi, salutò i suoi ed andò a prendere il treno per Tokyoeki, dove avrebbe preso lo shinkansen. Era di malumore. Sul treno, affollato, si sentì toccare: qualcuno stava facendo manomorta con lui. Guardò lievemente eccitato e subito si smontò: possibile che lo cercassero solo vecchi, a lui? E brutti, per giunta? Si scostò appena guardando l'altro con durezza. Quello fece finta di niente, ma non ci riprovò.
Anche sullo shinkansen: il suo vicino di sedile era un tizio in là con gli anni. Esageratamente gentile. Minoru si mostrò chiuso, silenzioso. Quello insisteva, Minoru allora fece finta di dormire. Quello dopo poco allungò una mano. Era perseguitato. Minoru aprì gli occhi e lo guardò duro, l'altro sorrise. "Lascia perdere, è meglio." disse secco Minoru. Per fortuna l'altro smise.
Il viaggio sembrava interminabile. Dopo lo shinkansen, l'autobus, che seguiva le coste del Kyushu. Belle, bisognava dirlo: Minoru restò incollato al finestrino tutto il tempo fino al capolinea. E finalmente il traghetto che faceva una sola corsa al giorno per Kojima ed altre piccole isole dei dintorni. La vide avvicinare: una piccola isola, come diceva il nome, a forma di cappello di paglia, con un isolotto dirupato a fianco, poco più di uno scoglio. Minoru sospirò.
Scese al piccolo molo di legno, assieme a tre isolani. Lo percorse e si guardò attorno. Era in paese, se paese si poteva dire. Non c'era traccia di ryokan, nessuno lo aspettava. Vide un uomo anziano seduto su un pontile.
Gli si avvicinò: "Mi scusi, io cercavo il Takenoya, e un pescatore di nome Katsuzaka-san."
"Qui un terzo si chiama Katsuzaka e fanno quasi tutti i pescatori." disse l'uomo squadrandolo accigliato da capo a piedi, poi sembrò illuninarsi: "Ma tu non sei lo studente di Tokyo? Allora è Shinji che cerchi. Era qui poco fa. Ooohi, Shiin! Sinjiiii!" gridò l'uomo girandosi verso le case.
Il pescatore arrivò di corsa e Minoru spalancò gli occhi: era un giovanotto sui venticinque anni, ventiquattro scoprì poi, con una stretta striscia di stoffa rossa arrotolata ed annodata attorno al capo sulla fronte, due folte sopracciglia, labbra morbide, a torso nudo, ampio, muscoloso, ornato da due bei capezzoli piccoli e scuri, braccia muscolose, con indosso solamente un paio di vecchi jeans molto attillati e col primo bottone aperto, da cui usciva un'esile fila di peli che moriva sull'ombelico, piedi nudi. I jeans fasciavano gambe solide e una gradevole rotondità gonfiava la patta. Minoru era affascinato, senza parole.
"Ehi, devi essere lo studente, tu. Ti aspettavo domani." disse il giovanotto col suo forte accento del Kyushu.
"La scuola mi ha detto che dovevo arrivare oggi, mi dispiace. Ma se ha da fare, io vado in ryokan se solo mi indica dov'è. Non vorrei disturbarla."
"Ma no... è qui dietro, tre minuti, verso la montagna. Vieni. Ti chiami Minoru, tu, vero? Ti va bene se ti chiamo Minoru-kun, no? Anche tu puoi chiamarmi Shinji-kun, se ti va bene. Sei stanco del viaggio? Sai, io è la prima volta che prendo uno studente. Un mio amico, in città, mi ha detto che ci si poteva guadagnare qualcosa e sai, con la pesca, ormai, si vive maluccio." spiegò il giovanotto allegro facendogli strada.
"Shinji-kun abita lontano?"
"Dal ryokan? No, sono in riva al mare. Qui c'è nessuno che abita lontano... Tengo la barca sotto la casa, è comodo."
"Vivi con la famiglia?"
"No, non più, da un bel pezzo. Quella era la casa di mio nonno. A diciassett'anni ho andato a vivere con lui, ma poi lui quattr'anni fa è morto, così che adesso sono solo. Meglio. Io, per me, ti prendevo pure a casa mia come diceva l'organizzazione, ma mica quella è una casa per uno di città ho pensato. È più meglio il ryokan per Minoru-kun. Mica che ti sarai offeso, no? che non ti ho preso in casa mia."
"No, certo. Anche se... Se ci vivi tu, potevo viverci anche io, penso." disse il ragazzo con rammarico.
Shinji rise e a Minoru cantò il cuore nel vedere il viso pulito e allegro del giovanotto. "No, macché. Io ci ho nato in case così, a me mi va bene. Ma tu, vieni da Tokyo."
"I miei abitano a Chiba, la scuola è a Tokyo."
"Beh, ma però tu ti sei abituato alla capitale, no? Io mi ci perderei quando la fanno vedere alla TV. Sai, qualche volta vado a vederla a casa di mio zio."
"Non hai la TV?" chiese Minoru quasi incredulo.
"No, serve a poco e costa. Eccoci arrivati. Rieeeekooo-saan! Ospitiiii! È arrivato lo studente da Tooookyoooo."
Una donna di mezz'età, tondetta, sorridente, in kimono, arrivò e si inginocchiò a salutare: "Benvenuto nel mio umile ryokan. Sapevo che sareste arrivato, ho preparato il bagno. Sarete stanco. Venite, vi mostro la vostra camera." disse la donna e lo guidò.
Shinji, li seguì e disse sottovoce a Minoru: "A quanto pare solo io avevo capito male quando che arrivavi tu a Kojima. Mi scusi?"
Minoru gli sorrise ed annuì.
"Ecco, potete cambiarvi, qui c'è lo yukata. Vi lascio, vado a preparare la cena. Ti fermi anche tu a mangiare col signor ospite, Shinji?"
"Eh!" rispose il pescatore annuendo e allora la donna salutò ed uscì chiudendosi dietro la porta.
Minoru posò lo zaino e si guardò intorno incuriosito: "Carino, qui. Quanti altri clienti ci sono?"
"Tre, padre madre e figlio. Vengono ogni anno a passare qui le vacanze. Cosa che ci trovano poi? Beh, perché non ti spogli? Non vai a fare il bagno?" disse il giovanotto guardandolo.
"Sì, certo. Vieni anche tu?" chiese con speranza Minoru.
"No, io l'ho proprio fatto. Io vado a fare una cosa, e poi torno qui per fare la cena insieme che così parliamo ancora." rispose Shinji senza muoversi.
Minoru allora iniziò a spogliarsi per il bagno. Se si fosse spogliato anche il giovanotto, non si sarebbe vergognato, ma così, da solo, con l'altro che non se ne andava e lo guardava tranquillo, si vergognava un po'. Ma si denudò ed indossò lo yukata.
"Stai più meglio in yukata." disse serio Shinji. Poi aggiunse: "Ti mostro dove che è il bagno e poi vado. Vieni."
Minoru si lavò poi si rilassò nella vasca. Shinji... pensava fra sé e sé. Giovane e con un corpo bellissimo; un tipo allegro, sorridente, anche se parlava sgrammaticato gli piaceva. Gli piacevano gli occhi dallo sguardo profondo e sereno. Doveva essere la vita a contatto con la natura. Sì, Shinji era un elemento della natura in qualche modo, semplice, spontaneo e bello! Ripensando al corpo del pescatore, Minoru si eccitò. Gli sarebbe piaciuto fare l'amore con Shinji, gli sarebbe piaciuto molto. Ma magari, bello com'era, aveva la ragazza. Quando lui s'era spogliato, non è che l'avesse guardato in modo particolare. L'aveva guardato, ma come si guarda una persona qualsiasi. Lui non aveva letto nessun interesse, tanto meno desiderio nello sguardo sereno del giovanotto.
Dopo essersi rilassato bene, Minoru uscì dall'acqua, si asciugò e rimise lo yukata. Tornato nella stanza vide che la padrona, o chi per lei, aveva già steso il suo materasso. Sistemò le sue poche cose nell'armadio, aprì lo shoji e vide che dava sul fianco della montagna, verso il mare. La vista era bella. Si stese sul materasso e ripensò a Shinji: beh, se anche non avesse potuto farci niente, ma la speranza non lo abbandonava, sarebbe stata una piacevole compagnia. A cena gli avrebbe chiesto i programmi.
La padrona lo avvertì che la cena era pronta. Il sole stava calando, il tempo era bello. Shinji era già nella stanza dove si mangiava che lo attendeva. Ad un altro tavolo c'era la coppia col figlio che doveva avere sui tredici anni. Si salutarono e Minoru sedette al tavolo di fronte al pescatore.
"Minoru-kun sa nuotare bene?"
"Sì, a scuola facciamo molto nuoto."
"Ah, meno male. Stanotte andiamo a pescare. La barca è già pronta e pure la lampada. Tu che te ne intendi della pesca come che si fa con la lampada?"
"L'abbiamo studiata a scuola, ma è la prima volta che la faccio davvero."
"Uuuh!? Studiata a scuola vuoi dire sui libri e senza farla? Che cosa strana? Io l'ho imparata a farla col mio nonno, mica sui libri, no? Davvero voi la studiate invece?"
"Per questo sono qui, per vedere come si fa davvero. Spero di imparare tante cose da te, Shinji-kun."
Arrivò la donna e mise in tavola: "Il pesce l'ha portato Shinji. L'ha pescato lui proprio la notte scorsa. Ah, il pesce fresco come qui, a Tokyo non lo mangiate di sicuro!" disse la donna lasciandoli di nuovo soli. Shinji servì Minoru, poi se stesso.
"Quante ora staremo in mare?" chiese Minoru cominciando a mangiare di gusto: il cibo era davvero ottimo.
"Waah, chi sa? Mica mi porto l'orologio io e pure tu ti conviene a levartelo."
"Questo è impermeabile, resiste anche in profondità."
"Ah, fai sub, tu?"
"No, non l'ho ancora mai fatto. Mi piacerebbe ma non ho neanche l'attrezzatura."
"Attrezzatura? Mica che serve l'attrezzatura. Basta la fiocina, quella te la do io. Magari domani o dopodomani, ti porto in un posto che vedi che bello che è. Acqua che pare di guardare dentro un bicchiere. E nessuno che rompe. Ma magari tu che non sei mica abituato è meglio che ti trovo occhiali da sub, magari mio zio ce l'ha, che lui c'ha tutto."
"Mi insegnerai anche a preparare la lampada, a aggiustare le reti, a attrezzare la barca?" chiese Minoru.
"Eh, magari domani o dopo, che per stasera è tutto pronto."
"Domattina?" chiese Minoru.
"Domattina? Domattina si dorme, si torna a casa tardi che poi è presto, da pescare. Dopo pranzo se mai."
"Già. Domani verrai a pranzo qui?"
"Eh, le ho promesso pesce a gratis e così questi giorni mangio con te, se a te non ti disturba."
"No, anzi, mi fa piacere."
"Mh. Allora così. Io non so, magari sbaglio con voi di Tokyo che mica mi hanno insegnato proprio tutte le buone maniere."
"No, non preoccuparti. Non ci sono problemi."
"Sei gentile, ma se magari sbaglio, che tu me lo dici?"
"Eh, certo." disse il ragazzo e sorrise fra sé e sé: anche lui aveva detto eh invece che sì, proprio come il pescatore.
"Me, l'organizzazione, m'ha detto che devi tornare contento e soddisfatto e spero che sì."
"L'organizzazione?"
"Eh, la cooperativa pescatori. Loro m'hanno detto che arrivavi te. Mi chiedevo com'è uno studente di Tokyo."
"E come sono?" chiese Minoru divertito.
"Beh, parli come quelli della TV, sei gentile, e poi mica ancora che ti conosco, ma però non sei male per essere di città."
"Grazie. Spero che staremo bene insieme."
"Eh, certo che spero pure io. Così magari un altr'anno viene un altro studente e mi ci guadagno ancora qualcosa."
"Ti pagano molto?"
"Altroché: mille yen al giorno!"
"Mi... mille?" disse Minoru che aveva pensato a chissà quale cifra. Con mille yen a Tokyo ti ci paghi due caffè poco più.
"Eh, tanto no? Perciò ho detto sì. Cioè, sai, mica ti conoscevo che magari se eri simpatico lo facevo pure gratis, che tanto io lavoro lo stesso, ma però meglio così, no?" disse il pescatore allegro, servendosi altro riso.
Finito di mangiare, chiacchierarono ancora un po' poi Shinji disse a Minoru: "Beh, è ora. Andiamo di là, ti cambi e andiamo a pescare. Vestiti come me, starai comodo."
Shinji aveva indosso gli stessi jeans del pomeriggio, e in più indossava solo una canottiera. Minoru si spogliò e si rivestì sotto gli occhi del pescatore, che di nuovo non mostrò, con disappunto del ragazzo, nessun interesse per la sua nudità. Quindi lo seguì in paese. Arrivarono ad una piccola costruzione a due piani, di cui l'inferiore nell'acqua. Entrarono sotto: la barca era pronta. Era una vecchia barca di legno, tradizionale, a cui era stato aggiunto un motore. A prua un lungo palo mobile con una grossa lampada a riflettore. Shinji spiegò alcune cose a Minoru prima di salire, indicando con una torcia elettrica a grande fascio, quindi salirono. Sciolse la barca e sedette.
"Partenza!" disse il giovanotto spingendo la barca fuori dalla rimessa con una pertica. Quando furono fuori, accese il motore. La barca ebbe come un sussulto e partì. Shinji, al timone, la diresse facendole fare un grande arco, quindi, guardandosi attorno, ad un certo punto spense il motore.
"Ecco. Adesso un poco silenzio che i pesci li ha disturbati il fracasso. Dopo la rete e dopo la lampada. Se c'è un banco vicino, ne piglieremo abbastanza. Mica ce n'è più come una volta. Ma pure i pescatori ce n'è meno e ancora si campa. Certo, il paese si svuota. Prima il traghetto passava tre volte al giorno, pensa. Ma poi... Anche di giovani siamo rimasti che li conti su una mano."
Iniziarono. Pescarono per tutta la notte, spostandosi di tanto in tanto, con i remi, e ricominciando. Riempirono una cesta. Minoru aiutava in silenzio, cercando di imitare i movimenti del giovanotto e di rendersi utile, anche se a volte si rendeva conto di essere piuttosto d'impaccio. A volte guardava i muscoli di Shinji e provava forte il desiderio di toccarli, carezzarli. Bei muscoli dovuti ad un assiduo lavoro, non a esercizi di palestra. E il rigonfio sotto la patta, attraente quanto mai...
Tornarono a riva che erano le quattro di notte. Minoru era stanco ma soddisfatto. Aiutò Shinji ad attraccare la barca, legarla, a scaricare. Shinji suddivise il pesce in ceste più piccole scegliendone i vari tipi.
Ne dette una a Minoru: "Sai la strada, no? Questa la porti alla padrona. Poi vai a dormire. Ci vediamo nel pomeriggio."
"Vai a dormire, tu, ora?"
"No, prima consegno il pesce, vado a dormire più dopo, io. Ma tu sei stanco morto, mica sei abituato no?"
"Hai smesso prima per colpa mia?"
"Ma no, è che di pesce mica ce n'è tantissimo e questo però basta per la giornata. E poi m'hai aiutato che sei stato più bravo che di quello che pensavo. Davvero. Tu diventeresti un buon pescatore. Forse quell'idea di studiare sui libri mica è poi tanto scema."
Minoru sorrise. Lo salutò e tornò al ryokan. Avrebbe avuto voglia di fermarsi ancora con Shinji, ma era davvero stanco e forse il giovanotto preferiva stare un po' da solo.
Quando si svegliò era già l'una. Shinji lo aspettava parlando con la padrona. Andò a fare il bagno, quindi a mangiare.
"Magari, anche se sei qui per la pesca, a te ti va di fare un giro là sul monte? C'è un bel santuario antico, sai? Mio nonno quand'era piccolo già c'era e magari pure quando era piccolo suo nonno, chi sa. E là c'è una fontana di acqua fresca che il sakè migliore si vergogna. Ti va?"
"Avrai da fare, tu."
"No no, va bene. Solo che torniamo indietro prima di cena così prepariamo le reti e tutto e se ci serve di fare delle riparazioni c'è tempo, eh? Che magari t'insegno a riparare le reti se vuoi."
"Va bene. Sei molto gentile."
"Eh, te l'ho detto, voglio che te torni indietro contento."
"Grazie."
Partirono verso la montagna. Shinji, questa volta, oltre ai soliti jeans, aveva una polo che nascondeva la bella muscolatura del suo torso. Ma mentre salivano, Minoru ammirava le due belle semisfere strettamente fasciate dai jeans del sedere del giovanotto e le cosce che guizzavano ad ogni passo sotto la tesa tela blu sbiadita.
Arrivati al santuario, bevvero l'acqua della fontana, poi sedettero sulla pedana di legno che lo circondava. Il panorama era molto bello.
"Buona quell'acqua, vero? È un'acqua famosa, sai?"
"Sì, fresca..."
"Mica solo fresca, no? Che la bevi che pare che ti fa rinascere." disse il giovanotto.
"Sei fidanzato, Shinji-kun?" chiese ad un certo punto il ragazzo guardandolo.
"In questo buco d'isola non c'è una ragazza giovane e poi comunque, chi vuoi che ci venga a fare da moglie di un pescatore che è povero come sono io? Ah, una fidanzata? Anche i miei fratelli e sorelle se n'è andati dall'isola a lavorare e farsela bene."
"E tu, perché resti?"
"Perché resto? Mah, dove che vado? A fare che? Io sto bene così e morirò qui. Non so fare che il pescatore, io."
"Potresti trovare lavoro su un peschereccio."
"A diciott'anni ci ho provato e sono scappato. Puzza, e poi quello non è fare il pescatore. No, sto troppo bene qui, io. E poi in città nessuno ti conosce e nessuno ti saluta. Se caschi ti guardano e si scansano per non inciamparsi. Qui siamo tutti una famiglia, e meno siamo più siamo una famiglia."
"Ma non ti senti solo?"
"Solo? No, mi sentivo più solo in città, e persino sul peschereccio. Di là non puoi neanche gettarti in acqua quando ti gira. No, Minoru-kun, non è per me il peschereccio."
"Ma andando avanti nell'età, qualcuno vicino..."
"Ci staremo vicini fra vecchi."
"Voglio dire, anche adesso che sei giovane, sempre solo in casa, sempre solo nel tuo letto."
Shinji rise: "Ah, quello; non ci posso fare niente."
Minoru avrebbe voluto chiedergli: come fai quando ti viene voglia? ma non ne ebbe il coraggio. Non c'era ancora abbastanza intimità fra loro due e quella domanda poteva infastidirlo. No, in realtà Minoru avrebbe voluto dirgli: vengo io nel tuo letto, ma logicamente quello poteva dirglielo ancora meno. Pensò a come poteva essere Shinji a letto e quel pensiero lo eccitò. Non lo aveva ancora mai visto nudo, ma quello che intuiva era di prim'ordine. Trovava che il giovanotto aveva un corpo estremamente sensuale.
Tornarono. Ripararono alcune smagliature della rete, la misero nella barca, ripiegata nel modo giusto, caricarono la lampada. Quindi Shinji lo invitò a salire in casa e gli offrì una birra.
Era una stanza semplice, povera. Un minuscolo frigorifero reggeva un altarino buddista e Minoru pensò che doveva contenere la tavoletta del nonno defunto. Una porta che forse dava in cucina, un'altra che doveva dare nell'ingresso. Una bella finestra sul mare, da cui si vedeva l'acqua colorata dal tramonto vicino. Minoru pensò che gli sarebbe piaciuto vivere lì, specialmente con Shinji, se per caso ci fosse stato.
Tornarono al ryokan. Cenarono. Chiacchierarono. Poi uscirono di nuovo a pesca. Shinji indossava la canottiera della sera prima. Gli piaceva di più in canottiera che in polo: poteva intravederne i bei pettorali. Gli sarebbe piaciuto anche di più senza la canottiera come il primo giorno. E magari senza i jeans, senza niente, nudo: doveva essere bello, lì sotto.
Il pomeriggio seguente Shinji lo portò a fare il giro dell'isola con la barca a motore. Questa volta, con gran piacere di Minoru, a torso nudo. Anche Minoru si mise a torso nudo, felice per l'effetto dell'aria sulla pelle, i raggi del sole, l'odore del mare. Dalla parte opposta dell'isola, Shinji spense il motore e si stese.
"Da piccolo, venivamo spesso qui io con i miei compagni a cercare le conchiglie. Nuotavamo a chi che faceva il più veloce o a chi che resisteva più sott'acqua. Si faceva il bagno nudi, tanto c'eravamo solo noi e eravamo tutti ragazzini. Si faceva la gara a chi è che schizzava più lontano."
"Schizzava? L'acqua?" chiese Minoru senza capire.
Shinji ridacchiò: "Ma no, ci si metteva tutti in fila su una riga in piedi e si, beh, sai, con la mano, così, finché si schizzava. Ho vinto solo una volta. Vinceva sempre mio cugino." disse il giovanotto facendo il gesto con la mano.
"A che età hai avuto la tua prima ragazza?" chiese allora Minoru aspettando con ansia la risposta.
"A che età? Devo ancora averla, io, che una volta quasi ci riuscivo con la sorella di un mio amico, e sul più bello arriva lui che la chiama e lei fa appena tempo a scappare che arriva lui e mi chiede dov'è la sorella e che ne so io dico che mi batteva il cuore. Che se ci scoprivano! E dopo lei mi faceva come se non voleva vedermi. Però le era piaciuto fin lì che se non arrivava il fratello... Chissà perché, ma dopo non ha più voluto. Si vede che sono destinato a restare come i bonzi."
"E non ti pesa?" chiese Minoru, pensando che però i bonzi lo fanno con i loro novizi...
"Che ci posso fare? È così, e basta."
Di nuovo Minoru non ebbe il coraggio di spingere il discorso più avanti. Anche perché Shinji non faceva domande a lui su quegli argomenti.
Pescarono assieme per la terza notte. Di nuovo il giovanotto lo portò in casa a bere una birra. Una sola birra, neanche la possibilità di fingersi un po' brilli per avere la scusa di toccarlo, pensò con rammarico Minoru. Lo desiderava sempre più. Parlarono pochi minuti, poi Shinji lo mandò a dormire al ryokan.