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una storia originale di Andrej Koymasky


pin DOVREMMO ESSERE NEMICI... CAPITOLO 10
RIABILITAZIONE

Simon volle che il contratto d'acquisto dei locali fosse a nome suo e di Manfred. Fece fare un'insegna e volle che il nome del nuovo negozio fosse "Le grand bal" in ricordo del modo in cui aveva avuto la somma che gli serviva. Inaugurarono il negozio con una festa che attirò parecchia gente. Iniziarono le prime vendite.

Nell'alloggetto avevano appena lo stretto necessario per usarlo ed era ancora mezzo vuoto, ma si sentivano ricchi.

Quella stessa notte, la prima che passarono in casa loro, Simon, quando si misero a letto un po' stanchi ma felici, abbracciando l'amante, gli disse: "Hai visto, abbiamo cominciato a vendere. Perché non ti licenzi e non lavori nel nostro negozio?"

"Credo che all'inizio basta che ci lavori solo uno di noi due... poi, se ci saranno troppi clienti..."

"Presto inizieranno di nuovo le scuole e avremo certo tanta clientela. Hai sentito che la gente si complimentava perché diceva che abbiamo un bell'assortimento e buona merce, no?"

"Vuoi che inizi a lavorarci io?" gli chiese allora Manfred carezzandolo dolcemente.

"No, assieme, io e te."

"A te non peserà non andare più in Francia?"

"No... anzi... pensavo che è ora che metta la testa a posto e che mi dedichi completamente a te..."

"Simon, sai che io non te lo chiedo, no? Resisterai?"

"Amore, credo di sì. In fondo, sì, è vero che mi sento attratto da altri, ma non ne ho bisogno. E poi, se qualche volta capiterà, mi perdonerai, no?"

"Non ho niente da perdonarti, lo sai. Mi piaci così come sei e non mi ha mai dato fastidio che tu avessi altri. Io voglio solo che tu sia felice. Se qualche volta capiterà, devi sentirti libero."

"Sì, mi sento libero, grazie a te, al tuo atteggiamento. Ma davvero credo che sia ora che mi dedichi completamente a te. Lo sai che tu mi piaci più di tutti, no?"

"Sai farmelo sentire. E questo mi rende felice."

"Quando andavo in Francia... non ti dava fastidio sapermi fra le braccia di altri maschi?"

"No, per due motivi: uno perché sapevo che a te piaceva, e due, perché quando tornavi eri sempre tutto per me, non mi hai mai detto: no, sono stanco, non mi va. Anzi, sentivo il tuo desiderio per me e questo mi rendeva felice."

"Per quanto qualcuno potesse anche piacermi molto, nessuno mai reggeva il confronto con te."

"Sono così bravo, a letto?" chiese sorridendo incredulo Manfred, carezzandolo con dolcezza.

"Sì, ma non è quello. Non è questione di bravura a letto, voglio dire. Alcuni di quei soldati americani erano proprio bravi, a letto, eccezionali. Ma tu sei tu, amore, unico, insostituibile."

"Chi ti piaceva di più fra gli americani?"

"Lo sai: Abner, Jack, Ken... Derek..."

"Non ti mancheranno?"

"No, finché avrò te vicino..."

"Sei dolce, Simon... ti amo..."

"Anche io ti amo, Manfred."

"Simon?"

"Sì, amore?"

"Prendimi... ti voglio sentire in me..."

"Ma a te non piace."

"Ma ti desidero dentro di me, voglio almeno provarci. Non solo perché so che ti piace, davvero ti desidero in me."

"No, non voglio che fai questo per me, non è necessario, lo sai. A me piace tantissimo quando mi prendi."

"Ma io ti desidero dentro di me per davvero. Simon, ti prego, mettimi questa tua bell'asta dentro... ti prego..." mormorò Manfred e scese fra le gambe del suo ragazzo a succhiarglielo con passione, lubrificandoglielo bene di saliva.

Quando il giovanotto si stese e si offrì, Simon cedette alla richiesta appassionata dell'amante. Ma sapendo che, a venticinque anni questi era ancora vergine, prima si chinò fra le natiche piccole sode e si mise a leccare a lungo il foro inviolato, prima con lappate sapienti, poi forzandolo a poco a poco con la punta della lingua.

In breve Manfred fu tutto un fremito, in preda ad un piacere intenso: "Oooh, Simon... prendimi... mettimelo... che bello... fammi tuo, ti prego! Amore... non resisto, prendimi..."

Simon continuava a leccarlo, e l'eccitazione dell'altro gli si comunicava aumentando la sua. Manfred era sempre più eccitato e gemeva e si agitava in preda al desiderio: "Amore... prendimi... ti voglio sentire in me... prendimi..."

Allora il ragazzo gli si addossò e gli puntò il glande duro e sodo sul foro fremente ed iniziò a spingere lievemente.

"Oooh... ti sento... che bello... ooh, Simon... che bello... sì... spingi... oooh... entra... che bello! Così... fammi tuo... ooh che bello... Siii, spingi... oh il mio maschio... lo sento..."

Simon era eccitatissimo: la sensazione di quel canale caldo ed elastico, stretto ma accogliente, lo stava mandando in paradiso. Gli stava scivolando dentro a poco a poco e le sensazioni che provava erano belle e forti. E il sorriso beato e soddisfatto dell'amante, che gli diceva quanto stesse gradendo quella prima penetrazione, non faceva che aumentare il piacere del ragazzo.

"Oh Manfred..."

"Sì, amore..."

"È bello..."

"Bellissimo..."

"Oooh..."

"Ahhhh!"

"Manfred... io..."

"Sì..."

"Sto per..."

"Amore..."

"Sto per venire... è troppo bello..."

"No, non ancora..."

"Non... non posso..."

"Aspetta..."

"Ooooh noooo... vengoooo..."

"Amore..."

Proprio mentre raggiungeva il fondo della corsa, Simon, incapace di trattenersi, esplose in un fortissimo orgasmo, dimenandosi dentro al suo amante con forza e gemendo ad alta voce l'intensità del proprio piacere. Manfred lo strinse a sé con le braccia e con le gambe e anche il suo membro, premuto fra i due ventri tesi, si scaricò.

"Oh, Simon... che bello! Perché non l'abbiamo fatto prima?"

"Mi dispiace, sono venuto subito... ero troppo eccitato..."

"Ti è piaciuto, prendermi?"

"Oh, da matti... e a te?"

"Ti voglio ancora in me... ma più a lungo le prossime volte. È troppo bello averti in me... No, non toglierti ancora... È una sensazione così bella sentirti dentro di me..."

"Non ti ho fatto male?"

"No, affatto, anzi... È stato bellissimo, sentirti entrare a poco a poco... sei forte, maschio... e mio! E, se possibile, ti amo anche più di prima."

"Non ti stancherai mai di me?"

"Lo credi possibile, Simon?"

"A volte mi sembra di non essere abbastanza, per te..."

"Perché mi ami. Anche io a volte mi sento inadeguato a te, ma poi, il tuo amore, mi fa capire che è un timore infondato. Il tuo amore mi dà sicurezza. Il mio no?"

"Sì, certo... il tuo amore mi dà sicurezza e forza. Tu sei tutto per me, lo sai. Non avevo niente, io, prima di incontrare te. Ora invece ho tutto: ho te..."

"Sei felice?"

"Più che felice, Manfred..."

Il negozio andava bene, i due erano felici. E venne la notizia della capitolazione della Germania. Ed i processi e le documentazioni delle atrocità commesse dai tedeschi in tutta Europa.


Manfred era scosso, leggeva le notizie sui giornali e si sentiva pieno di vergogna: "Oh, Simon... la mia gente... noi abbiamo fatto davvero queste cose? Come abbiamo potuto? Mi vergogno di essere tedesco... mi vergogno..."

"Amore, non tu... e nemmeno tutti la tua gente. Alcuni degenerati pazzi. Tu non hai nulla da vergognarti..."

"La gente sa che sono tedesco... mi giudicherà come tutti gli altri. Sai quanto è facile generalizzare..."

"Ma chi ti conosce sa che tu sei diverso..."

"No, può pensare che quella che conosce ora sia una facciata ma che io sia come se non peggio degli altri..."

"Io so che non è vero, tu lo sai... questo è l'importante. E poi, tu sei un rifugiato politico da prima che la tua gente fosse sconfitta..."

"Ma ci stavamo ritirando... la gente può pensare che abbia fiutato l'aria, che io sia un opportunista..."

"Secondo me ti fai troppi problemi, Manfred... Tu non hai motivo per aver rimorsi, per vergognarti..."

"Ma sono tedesco... sono il nemico..."

"Devi toglierti dalla testa questa idea. Tu sei Manfred, il mio amore, il mio amante, l'uomo migliore del mondo."

Ma Manfred, se anche lì per lì si rasserenava alle parole piene d'amore di Simon, continuava a sentirsi sempre più a disagio nel sentire le nuove notizie degli stermini perpetrati dalla sua gente e Simon non sapeva che fare per far tornare la serenità nel cuore del suo amato. Allora maturò una decisione: ne aveva un po' timore, ma pensò che era l'unica cosa da fare per far tornare il sereno nel cuore dell'uomo che amava.

"Manfred... torniamo dove ci siamo conosciuti..."

"A Rouen?"

"Sì... e lì ti consegnerai alle autorità locali e chiederai di essere sottoposto a processo... Se ti condanneranno, pagherai, ma se ti assolveranno, torneremo qui e vivremo tranquilli... non puoi andare avanti così..."

"Se mi condanneranno..."

"Non hai fatto nulla, tu, non potranno condannarti. Ma se anche ti condannassero, io ti aspetterò... E comunque, al processo, io testimonierò in tuo favore. E non credo che ci sarà nessuno che potrà testimoniare contro di te. In tutto il periodo in cui ho vissuto con voi in caserma, non avete fatto nulla di cui vergognarvi, non avete fatto del male a nessuno, né rubato, o molestato... Torniamo là, Manfred, ed affrontiamo il processo..."

Il giovane tedesco annuì. Chiusero il negozio e presero il treno per la Francia. Il viaggio lungo e faticoso che avevano fatto quando, lasciata Rouen erano poi fuggiti per la Svizzera, richiese ora meno di una giornata.

Giunti a Rouen, Manfred, accompagnato da Simon, si presentò alla polizia francese: "Mi chiamo Manfred Weissner, ero un soldato dell'esercito tedesco, della guarnigione di stanza qui a Rouen... Sono venuto a costituirmi..."

La faccia stupita del poliziotto fece quasi divertire Simon, se non fosse stato per la serietà della situazione. Il poliziotto chiamò il superiore, che fece stendere un verbale e fece mettere Manfred in guardina, quindi mandò le carte al locale Comitato di Liberazione. Simon si cercò una stanza in una pensione, quindi andò al Comitato di Liberazione per deporre su Manfred. Si qualificò con i documenti datigli dai partigiani e dette la sua dichiarazione riguardo a Manfred.

Uno degli uomini gli chiese: "Perché Weissner ha voluto costituirsi?"

"Si sente responsabile per quanto hanno fatto i tedeschi, si sente giudicato... allora io l'ho convinto a farsi giudicare davvero. Per la pace della sua coscienza..."

"Secondo te non ha commesso nessun crimine..."

"Ne sono certo. Per questo l'avevo aiutato a fuggire, quando l'esercito tedesco era in ritirata e lui s'è trovato solo: unico superstite della sua brigata. Manfred non è un criminale di guerra. Io spero che questo processo lo dimostrerà e che un'assoluzione gli darà la serenità che ha perso venendo a conoscenza delle atrocità commesse dalla sua gente."

"Non è l'unico in queste condizioni. L'esercito tedesco è meno colpevole, mediamente, degli uomini delle SS o della Gestapo. E comunque, il fatto di essersi costituito quando era ormai al sicuro, depone a suo favore..."

Quando gli altri furono usciti, l'uomo che era rimasto, che si chiamava Jean Pierre, gli disse: "Ancora una domanda, Canard. Una domanda non ufficiale, che non sarà messa agli atti. Che cosa c'è veramente fra te e il soldato tedesco? Come mai ti sei preso tanto a cuore un nemico, la sua sorte? Che è per te quel giovanotto?"

"Lo amo, è il mio amante. Da quando l'ho conosciuto." rispose diretto e chiaro Simon, sostenendo lo sguardo dell'uomo.

"Lo immaginavo. E... che cosa saresti disposto a fare per aiutarlo, per farlo assolvere?" chiese l'uomo con tono malizioso.

"Non credo di dover fare più di quello che sto facendo, perché sono sicuro che lui è innocente..." rispose tranquillo.

"Mah, sai, un processo può essere pilotato in un senso o nell'altro... si potrebbe trovare qualche testimone pronto a deporre contro di lui... che so io, un ragazzo che dichiari di essere stato violentato dal tuo tedesco..."

"Non è possibile, Manfred non avrebbe mai fatto violenza a nessuno... non ha mai fatto violenza a nessuno."

"Ti credo, ma... sarebbe facile trovare anche più di un ragazzo pronto a testimoniare il contrario, mi capisci?"

"Che cosa vuole, da me?" chiese Simon che aveva capito dove l'altro volesse arrivare.

"Solo che tu sia disponibile con me... Sei un gran bel ragazzo e se mi saprai far divertire... Sarò io il suo giudice... Se rivuoi indietro il tuo tedesco, basta che in questi giorni tu sia carino con me... che ne dici?"

"Quando comincerà il processo e quanto durerà?"

"Potrebbe cominciare anche domani... e potrebbe durare tre o quattro giorni..."

"Bene, quando inizierà il processo, in base a come lei lo condurrà, io mi comporterò con lei... per tre o quattro giorni..."

"Farai tutto quello che ti chiederò?"

"Purché lei sia onesto con Manfred, potrà divertirsi con me come più le piace..."

"Perché non ora, subito?"

"Perché, se lei è capace di trovare dei falsi testimoni... io non mi fido di lei..." rispose diretto Simon.

L'uomo sorrise divertito: "Potrei sempre trovarli dopo un paio di giorni in cui tutto sembra andare a suo favore... Vi siete messi nelle mie mani, comunque..."

"Anche questo è vero... ma credevo che i francesi fossero migliori dei tedeschi..."

"Illuso: ognuno cerca sempre di trarre il massimo dalle situazioni, francese o tedesco o altro che sia... Allora?"

"Che vuole da me? Devo spogliarmi?" disse Simon teso.

"Non qui, certo. Vieni con me... Se saprai farmi godere, riavrai indietro il tuo tedesco sano e salvo, parola."

Simon lo seguì. L'uomo salutò il piantone e portò il ragazzo fino a casa sua. Un alloggio pieno di oggetti d'arte, d'antiquariato e di mobili di lusso.

Lo fece entrare in una camera da letto: "Ecco, adesso puoi spogliarti." disse l'uomo denudandosi e stendendosi sul letto. Simon obbedì. "Bene, sali sul letto e leccami tutto il corpo. Fammi vedere cosa sei capace di fare, per salvare il tuo tedesco."

Simon si dette da fare. Il corpo dell'uomo era lievemente tendente alla pinguedine, mediamente peloso. Simon vi si chinò sopra ed iniziò a leccarlo: non era peggio di clienti che aveva avuto in passato. L'uomo lo lasciava fare gustandosi quelle attenzioni. Quando fu pienamente eccitato, pose le mani sul capo di Simon e lo guidò a succhiargli il membro, muovendo il bacino in modo di fotterlo in bocca con lunghi e rapidi affondo:

"Mmmh, ci sai fare... succhialo, ragazzo, succhialo, che poi te lo schiaffo tutto nel culo... Sì, così, bravo... sei un pompinaro nato, tu... bravo, così..." mugolava l'uomo in preda ad un evidente piacere, "Succhia... muovi la lingua... così, bravo... oooh che bocca, ragazzo mio! Ti piace il mio cazzo, vero? Dai succhia... ancora un po'... poi te lo schiaffo tutto dentro... Ti piace, eh?"

A Simon non piaceva né dispiaceva. Voleva solo farlo godere in modo che l'uomo mantenesse la sua promessa di essere imparziale col suo Manfred.

Sentì un dito dell'uomo iniziare a frugargli fra le natiche, insinuarsi nel suo foro: "Dai, succhia ancora un po', che poi te lo metto qui... hai un gran bel culetto... quanti cazzi hai già preso, ragazzo? Solo quello del tuo tedesco? O anche altri? Scommetto che ti piacerebbe averne uno in bocca e uno in culo contemporaneamente, vero? Sei una piccola troia, vero? Lo prendevi da tutti i tedeschi? Ma tu sei amico dei partigiani, perciò lo prendevi anche dai partigiani, scommetto... Quanti cazzi sono passati per questo culo? Eh?"

Simon non rispondeva: capiva che all'uomo piaceva dire quelle cose, che non voleva una risposta, ma solo umiliarlo, per sentirsi più forte.

Il dito dell'uomo lo fotteva in culo con maggiore forza, mentre gli spingeva in gola il palo duro e continuava a parlare: "Quanti ne hai presi, eh? Dieci? Cento? Mille? Scommetto che la cosa che ti piace di più è calarti i calzoni e metterti a novanta gradi, vero? Dai, mettiti a quattro zampe, ora, che te lo voglio sfondare... Così, bravo... Dio che bel culo! Adesso allargati bene le chiappe, dai... Ecco, così... così... Ooooh!" mugolò l'uomo mentre gli affondava dentro con una serie di forti colpi di reni. "Muovi quel culetto, fammi sentire quanto ti piace... Non apprezzi un buon cazzo francese? Lo senti? È abbastanza grosso per te? Ti piace?" diceva l'uomo dando gran colpi di reni, con crescente piacere. "Lo senti? Eh, ragazzo, non sei contento? Dillo che una chiavata così merita..." ansimava l'uomo dimenandoglisi dentro con violenza. Simon iniziò a stringere e far palpitare lo sfintere per accelerare il piacere dell'uomo e toglierselo così di dosso. Lui non era neppure eccitato, voleva solo finire in fretta. L'uomo accelerò i suoi colpi: "Oooh, sì, bravo... sei davvero una puttana... sai come far godere un maschio, tu, eh? Ti piace sentirti scavare le budella da un bel cazzo come il mio, vero? Ti piace farti montare, vero? Ooooh, sto per sborrarti dentro... ooooh... vengoooo... vengoooo... ooooh... ooooooooohhhh..."

L'uomo venne tremando con forza, gli si svuotò dentro quindi si sfilò dal ragazzo, ancora fremente.

"Dio che bella scopata..." mormorò ansante.

"Posso rivestirmi, ora?" chiese Simon.

"Eh? No, mica crederai che abbia finito, no? Dammi solo un po' di tempo e sono pronto a ricominciare. Visto che ti avrò solo per pochi giorni, ti voglio godere ben bene... Anzi, quasi quasi chiamo il mio ragazzo, così ti prenderemo in due..."

"Io... aveva detto solo con lei..." protestò debolmente Simon, già rassegnato però a quella variante.

"Beh, che differenza fa, uno o due? E magari il mio ragazzo ti piacerà pure, è un gran bel ragazzo..."

"Ma se ha un ragazzo, che bisogno aveva di me?"

"Io e il mio ragazzo, ci piace qualche volta prenderci un ragazzo in comune. Lui è anche più libidinoso di me, e gli piacciono i ragazzi giovani come te. Anzi, adesso gli telefono di venire..." disse l'uomo divertito all'idea. Scese dal letto e prese il telefono.

"Vince... puoi fare un salto da me? C'è un bel pezzo di ragazzo che mi piacerebbe farti conoscere... certo, me lo sono appena fatto... è qui nudo, che aspetta la seconda rata... Vedrai che ti piacerà, porcello! D'accordo, ti aspetto... Fai in fretta..." disse l'uomo, poi si girò verso Simon: "Viene subito, vedrai che ci divertiremo. Vince ha un gran bel cazzo, e visto che non può usarlo in me... si sfogherà con te. Anzi, sai che ti dico? Finché non finirà il processo, potresti restare qui da me, così potrai far divertire sia me che il mio Vince..."

Simon emise un lieve sospiro. Per il suo Manfred, non gli pesava questa imposizione. In fin dei conti sarebbero stati solo due maschi in più... Anche se aveva deciso di non avere altri al di fuori di Manfred, poteva anche averne altri due...

Quando, dopo una ventina di minuti, arrivò l'altro, Simon lo riconobbe subito: "Vincent! ma sei tu!?"

L'altro lo guardò, poi con un'espressione meravigliata, gli disse: "Ma tu... tu non sei Simon? Il piccolo Simon?"

"Vi conoscete?" chiese l'uomo con aria stupita.

"È stato il mio primo uomo, Vincent, vero?" disse Simon sorridendo al giovanotto.

"Sì... quanti anni fa? Sette? Eri un ragazzino, allora. Non venivi nemmeno... Ti sei fatto un gran bel ragazzo... Che ci fai, ora, qui? Come mai conosci lui?"

Simon gli spiegò il motivo della sua presenza lì.

Vincent si girò verso il suo uomo: "Sei il solito porco, tu. Profittare così di lui! Non so proprio perché mi sono messo con te..."

"Dai che lo sai, da quando stai con me non ti è mai mancato niente... soprattutto i bei culetti che ti piacciono tanto..."

"Sì, è vero... ma profittare così di lui... Rivestiti, ora, Simon. Lui ti aiuterà, parola mia, e non in cambio di sesso. Non mi va che tu sia costretto... lo sai che non mi è mai andata..."

"Vincent... sei stato il mio primo uomo... vorrei che ora fossi tu il mio ultimo uomo, prima che possa riavere il mio Manfred. Tu sei sempre stato speciale, per me. Mi hai insegnato tu ad amare gli uomini... Mi piacerebbe farlo ancora con te..." disse Simon sorridendo con dolcezza al suo antico amante.

"Bene, lasciaci soli, Jean Pierre. Anzi, vai ad istruire il processo, e vedi che il tedesco sia assolto con formula piena, e in fretta. Vai." disse secco il giovanotto. L'uomo tentò di protestare, ma Vincent fu irremovibile e alla fine, rivestitosi, li lasciò.

"Come fai a comandarlo così?" gli chiese Simon meravigliato quando furono soli.

"Lui... non è cattivo. Ma è un debole, e gli piace fare il forte con quelli più deboli di lui. Ma con me... lui ha sempre fatto quello che volevo io. Sta tranquillo, il tuo tedesco sarà assolto."

"Spogliati, vieni... Ho davvero voglia di farlo ancora una volta con te... Non sono più il ragazzino maldestro che conoscevi..."

"Ti credo, avevi imparato in fretta, tu... E ora ti sei proprio fatto bello... Vuoi davvero farlo con me?"

"Tu no?" disse Simon con aria provocante, carezzandosi il membro ora eretto.

"Mi piaci... certo..." gli disse Vincent con un ampio sorriso iniziando a spogliarsi. Salì sul letto ed abbracciò il ragazzo: "Hai un gran bel corpo, maschio. Sei più che desiderabile... mi piacerebbe prenderti, se ti va..."

"Certo, che mi va... come ai tempi dell'orfanotrofio. Eri andato a Parigi, tu, dopo il bombardamento, vero?"

"Non ci sono mai arrivato, a Parigi. Ho trovato un gruppo di partigiani e sono andato con loro... Sai com'è... uomini soli, nelle montagne, fra pericoli, con voglia di scopare e senza donne per settimane, a volte... A poco a poco me ne sono fatti diversi... finché ho trovato un ragazzo che è stato il mio amante per quasi tre anni... è morto in un'azione... Eravamo rimasti in pochi, ci siamo unito ad un'altra formazione, dove ho conosciuto lui e ci siamo messi insieme. Sto con lui da quasi due anni. Non è cattivo, te l'ho detto... e ora... ho ritrovato te... Sei proprio innamorato del tuo tedesco?" gli chiese carezzandolo intimamente.

"Sì, è un ragazzo eccezionale. Lo amo e mi ama... Ma ora, pensiamo a noi due... Sai che me lo ricordavo più grosso?" gli disse carezzandolo fra le gambe con piacere.

"Perché eri un ragazzino..." rispose con dolcezza Vincent.

"Comunque, è bello... Ti ricordi quando mi tiravi giù i calzoncini e mi prendevi?"

"Sì, certo... mi piacevi..."

"Anche se te ne facevi parecchi altri..."

"Beh... però ti ho sempre voluto bene..."

"Sì, lo so. E adesso... mi vuoi ancora?"

"Sì, mi piaci... ma davvero mi vuoi in te?"

"Sì..."

"Succhiamocelo un po', prima... mi piaci davvero, Simon..." disse il giovanotto girandosi su un fianco e cominciando a leccarlo all'amico. Simon lo prese a sua volta fra le labbra.

Uniti in un appassionato sessantanove, se lo succhiarono a vicenda a lungo, mentre si palpavano e carezzavano per tutto il corpo con piacere. Quindi Simon si girò e si offrì all'amico. Questi gli si addossò e, con desiderio, iniziò a penetrarlo. Simon sentì la differenza con l'altro, poco prima. Vincent lo stava prendendo con vigore, ma con tenerezza e lo carezzava per tutto il copro, tenendone desta l'eccitazione.

"Mi piaci, Simon: sei dolce come il mio ragazzino d'un tempo e forte come un uomo... Potrei innamorarmi di te, ora... Peccato che hai già un uomo... Mi piaci..." disse Vincent mentre lo prendeva con passione crescente.

Simon lo sentiva scivolargli dentro e fuori sodo e forte e rispondeva a quei movimenti con tutto il corpo, dando all'altro un piacere sempre più intenso. Finché Vincent, fremendo con forza, si iniziò a vuotare in lui con getti appassionati. Allora, scaricatosi, fece girare il ragazzo e, presogli fra le labbra il membro ancora turgido, lo succhiò fino a portarlo all'orgasmo.

Vincent, dopo, carezzandolo ancora dolcemente, mentre si rilassavano, gli disse: "Grazie, Simon. Hai saputo darmi un piacere che va ben oltre quello puramente fisico. È stato molto bello fare l'amore con te. Grazie."

"Anche per me è stato bello, Vincent. Ti meriti qualcosa di meglio di quell'uomo, tu. Perché stai con lui?"

"Non lo so. Non mi fa mancare niente..."

"Ma tu... lo ami?"

"No... ci sto bene. Ma non lo amo."

"Perché non ti trovi un bravo ragazzo?"

"Uno come te?" gli chiese sorridendo Vincent.

"Certo. Uno che ti ami e che tu possa amare. Ti meriti di meglio, tu... Anche se non potrà darti tutto quello che ti dà lui..." disse Simon facendo un gesto con la mano per indicare il lusso che li circondava.

"Già... chissà... Comunque, ora, pensiamo a te e al tuo uomo. Rivestiamoci ed andiamo a controllare che cosa sta facendo Jean Pierre. Vedrai che ne sarete fuori in fretta..."

Come Vincent aveva detto, si celebrò il processo il giorno seguente. Non furono trovate incriminazioni a carico di Manfred, quindi il tribunale, presieduto da Jean Pierre, emise un verdetto di assoluzione a formula piena e rilasciò a Manfred la dichiarazione liberatoria.

Salutato Vincent, i due amanti ripresero la strada del ritorno. Manfred sembrava essere più sereno. Ma, disse mentre il treno li riportava velocemente indietro, avrebbe voluto cambiare nazionalità quasi come simbolo della sua nuova vita. Avrebbe chiesto che cosa doveva fare per diventare cittadino svizzero. Simon si disse d'accordo e disse che anche lui avrebbe preso la cittadinanza svizzera.

Tornati a casa, prima di riaprire il negozio, Simon volle mettere in cornice il verdetto d'assoluzione del tribunale di Rouen ed appenderlo nel locale. Poi portò Manfred nella loro camera da letto.

"Vincent, che hai conosciuto, è stato il mio primo uomo..."

"Ah sì? Quando?"

"Avevo dodici anni, allora. Mi ha fatto scoprire lui che mi piacevano i maschi, quando sono arrivato in orfanotrofio. Quindi devo a lui se mi sono innamorato di te, in un certo senso..."

"Devo essergli grato, allora... Mi ha fatto una buona impressione. Ho avuto l'impressione che ti considerasse più che non un amico... mi sbaglio?"

"No, non ti sbagli. Credo che mi abbia voluto bene... che in qualche modo me ne volesse ancora. Ho fatto l'amore con lui, in questi giorni. So che ti avevo promesso... ma ho voluto che fosse lui l'ultimo. Come era stato il primo..."

"Io non ti ho chiesto nessuna promessa... Lo sai."

"Lo so. Ma ora, più ancora di prima, so che voglio essere solo tuo... So che non ho davvero più bisogno di nessun altro, che tu sei tutto. Che mi basta il tuo amore... e il tuo corpo..."

"Sono qui... sono tuo..."

"Sì, amore, mio..." sussurrò Simon eccitato alle carezze del suo amante, rendendogliele lieve ma appassionato.

"Io e te... per sempre?" chiese Manfred stringendolo a sé.

"Per sempre e solo io e te..." gli rispose Simon felice, accoccolandoglisi contro.

"Uniti?"

"Anima e... corpo..." rispose Simon carezzandolo con tenera intimità e con desiderio.

"Vuoi prendermi, amore?" chiese Manfred offrendoglisi con un dolce sorriso.

"Se dopo tu prenderai me, amore mio!"


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