Quando squillò il telefono era appena uscito dalla doccia.
Sfregandosi i capelli con l'asciugamano, prese la cornetta: "Pronto?"
"Ciao, Nando. Che stai facendo?"
"Oh, Marco, ciao. Mi sono appena fatto una doccia."
"Da solo?"
"E con chi se no? Lo sai che non ho nessuno, io, in questi giorni, no? Mica ho la tua fortuna. Come sta Piero?"
"Bene. È appena andato via..."
"Ha passato la notte con te?"
"Sì. Senti, t'ho telefonato perché mi ha dato due biglietti d'invito per lo spettacolo di stasera e volevo sapere se ti va di venirci con me."
"Che spettacolo? Dove?"
"Quell'ipnotizzatore di cui t'avevo parlato. All'Odeon. Ho due biglietti: ti va di venirci? È alle nove: potremmo prima cenare assieme e poi andarci."
"Non ci viene Piero?"
"No, lui è occupato, non può. Ha delle riprese in notturna. Vieni, allora?"
"Mah, tanto non ho niente da fare. Dove ci vediamo?"
"Alle sette e mezza alla pizzeria Salerno?"
"Va bene. Ci sarò. Hai più visto Danilo?"
"Ti piace, eh?"
"È un tipo interessante..."
"Perché non glielo dici?"
"No... lo sai che non sono capace, no? Più uno mi piace e più divento timido. Mica sono come te, io."
"Ma così non troverai mai nessuno. Non vieni mai in un gay bar, non vieni mai a ballare. E poi ti lamenti di essere solo. Lo vuoi o non lo vuoi un amante, tu?"
"Certo che lo voglio, ma..."
"E allora, che aspetti, che ti piova dal cielo? Hai già ventiquattro anni, che aspetti?"
"Ma... forse le delusioni che ho avuto... non mi va di passarci di nuovo..."
"Chi non risica, non rosica, caro mio. Credi che non abbia avuto anch'io le mie delusioni? Con Piero adesso pare che vada bene, ma quanto durerà? Mah! Comunque... Allora ci vediamo alle sette e mezza in pizzeria, d'accordo?"
"Sì, Marco, a più tardi."
Nando posò il telefono. Marco gli piaceva, anche fisicamente ne era attratto, ma a Marco piacevano gli uomini più vecchi di lui, come Piero, che aveva diciotto anni più del suo amico. Con Marco aveva fatto l'amore solo una volta, quando s'erano conosciuti, due anni prima. S'erano trovati a dover condividere lo stesso letto a casa di un comune amico da cui erano andati a passare le vacanze e Nando, che per tutta la giornata aveva provato una forte attrazione per l'altro, quando furono a letto assieme, al buio, eccitato aveva allungato una mano a carezzare intimamente Marco. Questi l'aveva lasciato fare, senza dire niente e quando Nando, sentendo che l'altro era eccitato, gli aveva sfilato i calzoni del pigiama, Marco aveva a sua volta sfilato il pigiama a Nando, gli si era infilato fra le gambe per succhiarglielo poi si era girato offrendoglisi. Nando l'aveva penetrato, eccitatissimo: nessuno dei due aveva detto una sola parola.
Marco era steso prono, le gambe larghe, e Nando s'era steso su di lui. A Marco piaceva come Nando stantuffava in lui. Gli aveva infilato le mani sotto il petto e gli stuzzicava i capezzoli, mentre gli mordicchiava il collo e continuava a martellargli dentro. A Marco piaceva l'irruente energia con cui l'altro lo stava prendendo. Lo sentì fermarsi, lievemente ansimante e capì che sentendosi vicino all'orgasmo, s'era fermato per non venire subito. Bene, anche lui desiderava che durasse a lungo. Dopo un po' Nando riprese a muoverglisi dentro, su e giù. Marco girò più che poté il volto ed i due ragazzi si baciarono mentre Nando continuava gioiosamente a prenderlo.
Dopo aver fatto a lungo l'amore, i due si erano staccati e si erano addormentati, ancora nudi, senza dire nulla.
La mattina seguente si era svegliato prima Nando ed aveva guardato il corpo nudo del compagno e si era sentito ancora più attratto da Marco che non la sera prima.
L'aveva svegliato dandogli carezze lievi su tutto il corpo e quando l'altro aveva aperto gli occhi gli aveva chiesto: "Hai dormito bene?"
"Sì, molto bene, grazie."
"Marco... io... vorrei che tu diventassi il mio ragazzo... Mi è piaciuto tanto, stanotte..."
"Anche a me, ma tu hai solo tre anni più di me. A me piacciono gli uomini maturi per una relazione. Mi dispiace."
"Ma tu mi piaci molto."
"Tu mi sei simpatico, e stanotte m'è piaciuto, ma..."
"Hai già un amante?"
"No, ma anche se stanotte m'è piaciuto restiamo solo amici, vuoi?" aveva detto con dolcezza Marco.
A Nando non era restato che accettare. E ora erano davvero amici. Anche se Nando continuava a provare attrazione per Marco. Forse proprio perché avevano fatto l'amore, anche se una sola volta, fra loro c'era intimità e si raccontavano tutto. Così, aveva saputo di quando Marco aveva conosciuto Piero, il regista TV di trentanove anni, ad una festa, e di come Marco si fosse preso una cotta per l'uomo. Marco era andato a casa di Piero e gli aveva detto di essere innamorato di lui e gli aveva chiesto di farci l'amore. Piero all'inizio l'aveva presa alla leggera: un bel ragazzetto gli si offriva e a lui non dispiaceva affatto. Ma poi a poco a poco anche Piero s'era innamorato di Marco ed i due ora filavano d'amore e d'accordo. Erano proprio una bella coppia.
A Nando sembrava di essere il solo a non avere un amante. Sapeva che non era vero, ma... Aveva conosciuto Danilo a casa di Piero, quando questi aveva dato un party per il primo anniversario con Marco. Danilo aveva ventisette anni. Faceva lo scenografo capo al teatro dell'Opera. Era un bel giovanotto, con un corpo atletico e un sorriso che aveva subito conquistato Nando. Ma proprio perché si sentiva terribilmente attratto, Nando non era capace di far capire a Danilo quanto gli interessasse. Si sentiva stupido, ma era così: più si sentiva attratto da una persona, più era bloccato nel manifestare i propri sentimenti. E Danilo non faceva nulla per far capire a Nando se era interessato a lui o no. Comunque Danilo non aveva un amante.
Nando si preparò per uscire. Andò all'appuntamento con Marco. Cenarono assieme. Marco, grazie a Piero, aveva spesso biglietti gratis per gli spettacoli. Quel Ken Williams aveva fatto parlare di sé: TV e giornali l'avevano presentato come il più grande ipnotizzatore di tutti i tempi. Il teatro era pieno, ma i biglietti di Marco erano per i posti migliori, così poterono assistere comodamente a tutto lo spettacolo.
Nando ne fu impressionato: quel Williams pareva davvero eccezionale. Faceva fare cose incredibili alle sue "cavie" volontarie: faceva bere acqua e il tizio era convinto che fosse whisky della migliore qualità e si ubriacava; faceva indossare occhiali e il tizio credeva di poter vedere la gente nuda; faceva sentire disgustoso il sapore del tabacco ad un fumatore incallito e poi questi, quando cercava di gettare la sigaretta, non riusciva a lasciarla; faceva sentire caldo al punto che le cavie si spogliavano sul palco, convinte di essere al mare, restando in mutande come se fosse la cosa più naturale del mondo. Faceva credere che uno degli spettatori fosse un divo e le cavie andavano a cercare di averne l'autografo e di baciarlo, toccarlo. Ma la cosa che interessò di più Nando, fu quando fece credere a due ragazzi di essere donne e ad altri due ragazzi che quelle due "ragazze" fossero le loro fidanzate e le due coppie di ragazzi si abbracciarono e si baciarono sul palco, convinti di stare in un giardino, di sera, da soli. Tutti ridevano, ma Nando provò un brivido: con un potere simile lui avrebbe potuto fare l'amore con chiunque gli fosse piaciuto: bastava far credere al tizio di essere donna e di essere innamorato di lui. Era fantastico!
Lo spettacolo fu un vero e proprio trionfo. Nando, terminato lo spettacolo, chiese a Marco se non c'era modo di conoscere quel Williams, di parlargli.
"Ti piace?" gli chiese malizioso l'amico.
"No, mi interessa. Non è il mio tipo. Mi piacerebbe solo sapere come fa, come si fa a fare le cose straordinarie che fa lui. Mi piacerebbe parlargli, semplicemente."
"Williams si ferma qui per un mese. Non so se Piero ne sia proprio amico, ma certo lo conosce. Posso chiedere a lui se ti può mettere in contatto con Williams. Non so..."
"Sì, ti prego, mi piacerebbe davvero poterlo incontrare."
"Dici che non è il tuo tipo, ma non ti ho mai visto così interessato per qualcuno. Neppure per Danilo."
"È diverso. Chissà come fa. Mi piacerebbe imparare."
"Ah, adesso capisco! Sai che sei un bel marpione! Ma non so se funzionerebbe. Lui li interrompe prima che... beh, non so se arriverebbero oltre, se non li interrompesse. Credo che il subconscio resti al lavoro e che nessuno possa esser costretto a fare sotto ipnosi quello che non farebbe normalmente..."
"Beh, vorrei appunto capire."
"E farlo, eventualmente. Ma anche se con quel mezzo potessi davvero portarti a letto chi ti piace, che te ne fai di uno che viene con te solo perché ti crede o si crede un altro? Sarebbe come farlo con un robot, no?"
"E chi ti dice che non sia piacevole farlo con un robot?" chiese Nando sorridendo e facendo spallucce.
"Mica vorrai provarci con me, poi, no?" chiese scherzoso Marco guardandolo negli occhi.
"Tanto dici che secondo te nessuno farebbe qualcosa che non vorrebbe fare normalmente, perciò di che ti preoccupi?" rispose sorridendo enigmatico Nando.
Piero conosceva Williams ed accettò di presentargli Nando. Quando questi fu solo con l'ipnotizzatore, dapprima parlarono di ipnosi in generale. Williams spiegò che vi sono cinque gradi di ipnosi: il primo, il più semplice, a cui è sensibile il 95% della gente, consiste nel far addormentare e far parlare il soggetto dicendo la verità. In questa fase è anche possibile far fare al soggetto movimenti neutri e far credere di essere in luoghi diversi, far credere di essere soli o in compagnia, far sentire caldo, freddo, agire sui cinque sensi. Il secondo grado, a cui sensibile solo il 75% circa della gente, consiste nel far credere al soggetto di essere una persona diversa, ma sempre solo per cose neutre, come essere un direttore d'orchestra o essere un fotomodello. Il terzo grado, a cui è sensibile il 55% della gente, consiste nel far credere alla persona di essere una persona completamente diversa, come del sesso opposto o uno spogliarellista o un criminale, un mafioso, un frate... Il quarto grado a cui è sensibile solo il 35% della gente, consiste nel portare alla luce le pulsioni più recondite e nascoste che la persona non ammetterebbe mai, come l'omosessualità repressa (e qui Nando rizzò bene le orecchie) e infine il quinto grado a cui è sensibile solo il 15% della gente, consiste nella piena padronanza sul soggetto, padronanza che però comunque si arresta dove le barriere morali sono forti: per esempio non si può convincere ad uccidere chi non lo farebbe mai...
Nando seppe anche che un soggetto sottoposto più volte all'ipnosi, diventa sempre più facile da ipnotizzare, per cui se le prime volte subisce solo l'ipnosi di primo grado, poi la si può portare al secondo o terzo grado, a poco a poco. Per questo Williams iniziava sempre i suoi spettacoli solo con richieste del primo e del secondo grado.
Allora, Nando chiese se chiunque potesse divenire un ipnotizzatore e come lo si diventava. Williams rispose che quasi tutti potevano diventare ipnotizzatori del primo grado e che le percentuali erano più o meno le stesse degli ipnotizzati. E che lui, Williams, era un ipnotizzatore del quinto grado.
Nando infine, quasi sudando freddo per l'emozione, chiese a Williams se lo prendeva come allievo, se gli insegnava ad ipnotizzare. Williams rispose che aveva anche troppe richieste, che non poteva accoglierle tutte. Nando gli disse che se lo prendeva come allievo, lui gli avrebbe fatto da assistente gratis, in cambio di solo vitto e alloggio. Williams nicchiò, Nando insistette parecchio. Sembravano essere giunti ad un punto morto, quando Williams disse a Nando:
"Accetti di farti ipnotizzare da me?"
"Se lei mi prende come suo assistente..." rispose Nando.
"No, se ti fai ipnotizzare, io ti farò domande a cui non potrai che rispondere sinceramente. E in base alle risposte, deciderò se accettare la tua richiesta o no."
Nando pensò che aveva poco da perdere: se avesse risposto di no, Williams comunque non l'avrebbe preso come assistente. Perciò dopo aver riflettuto un po', accettò.
Williams iniziò a farlo rilassare, quindi a dargli gli ordini ipnotici. Nando non sentiva nulla di diverso dal solito. Era perfettamente padrone di sé, mentre l'altro gli diceva che al dieci si sarebbe addormentato ed iniziò a contare.
Quando Nando sentì il numero dieci, non accadde nulla.
L'uomo gli sorrise: "Allora, come ti senti?" chiese.
"Bene. Non mi ha ipnotizzato, però."
"Sì, guarda l'orologio." disse l'uomo sorridente.
Nando si guardò al polso e si accorse con stupore di non avere l'orologio. E subito dopo si accorse anche, con un soprassalto, di essere completamente nudo. Arrossì violentemente e si coprì i genitali con le mani a coppa.
Williams sorrise: "Non è più necessario, ormai. Ti sei già fatto scopare tranquillamente da me." gli disse.
"Vuol dire che anche lei..." mormorò Nando rendendosi conto solo ora che provava in effetti un lieve fastidio fra le cosce: non era vergine, ma non era abituato ad essere penetrato, gli piaceva quasi esclusivamente il ruolo attivo. Ma era evidente che era stato penetrato. "Lei mi ha... inculato!" mormorò confuso.
"Ti sei offerto tu a me e visto che sei un bel ragazzo, non mi sono tirato indietro. Mi è bastato portarti al terzo grado per farti credere che io ero il tuo idolo: Leonardo di Caprio, e quando t'ho chiesto che cosa potevo fare per te, tu m'hai chiesto di fare l'amore con te. Io t'ho detto che sono solo attivo e tu m'hai chiesto di prenderti. È stato molto semplice e molto piacevole, devo dirlo. Tu mi assomigli, vuoi imparare ad ipnotizzare per poterti scopare quelli che ti piacciono. Perciò, ti prendo come mio assistente, allievo e amante."
"Io... io ne sarei felice, ma... io sono solo attivo..."
"Non mi è sembrato: ti sei dato a me con vero entusiasmo, anche se mi credevi Leonardo di Caprio."
"Ma io non ricordo niente, anche se sento qui che devo crederle." disse sorridendo Nando, sfiorandosi il sedere.
"È l'ordine postipnotico."
"Beh... visto che mi ha già fatto suo... vorrei rifarlo, ma non in stato di ipnosi, questa volta: mi piacerebbe ricordare."
"Avremo altre occasioni. Allora, ti chiami Nando, vero?"
"Sì, signor Williams."
"Chiamami Ken, visto che sarai mio assistente e amante. Quando vuoi cominciare?"
"Quando vuole lei."
"Io, dopo, dovrò continuare la mia tournée. Puoi viaggiare con me senza problemi?"
"Certamente."
"Non lavori?"
"Vado all'università, ma non mi piace, sono ben contento di lasciarla per venire con te."
"Non sono il tuo tipo, vero?"
"No, è vero, ma non importa."
"Sei proprio deciso, allora?"
"Più che mai. Quando cominciamo?"
"Da domani, se vuoi. Prendi la tua roba, mettila in valigia e vieni qui in albergo: fisserò una camera per te. Cominceremo da domani la nostra vita comune. Ti farò trovare pronto il contratto da firmare. Vitto, alloggio e vestiti di scena, niente paga, lezioni gratuite: sono queste le condizioni, d'accordo?"
"Sì, d'accordo. A domani, allora."
Nando si rivestì, salutò e tornò a casa. Era eccitato: stava per dare una svolta radicale alla sua vita. Anche se gli sarebbe costato chiaramente di accettare il ruolo passivo con quell'uomo che oltretutto, pur essendo ben fatto fisicamente, non era il suo tipo. Ma quello era un prezzo che era più che disposto a pagare.
Certo, pensava, essere stato penetrato senza averne nessun ricordo, a parte il lieve fastidio che provava dietro, aveva davvero del portentoso. Anche lui, un giorno, sarebbe potuto arrivare a farlo con quelli che gli piacevano! Questo lo eccitava moltissimo.
Telefonò a Marco per comunicargli la notizia.
"E lasci l'università?" chiese l'amico stupito.
"Certo. D'altronde non è che la frequentassi con tanta voglia, lo sai. Mi piace molto più, te l'assicuro, l'idea di diventare un ipnotizzatore."
"Hai un bel coraggio, dare così un calcio a tutto."
"Per ora tengo ancora l'appartamento, tanto i miei ne hanno pagato l'affitto fino a fine anno."
"Ma i tuoi, che dicono di questa tua decisione?"
"Niente: mica gliel'ho comunicata, ancora. E poi, sono maggiorenne, posso decidere per me stesso, no?"
"Secondo me tu sei matto, ma ormai sembra che hai deciso, perciò posso solo augurarti buona fortuna."
Il mattino seguente Nando si trasferì, armi e bagagli, nell'albergo di Ken. Questi gli aveva fissato una stanza contigua e comunicante con la sua. Fecero subito la prima lezione teorico-pratica. Nando la seguì con avida attenzione: voleva imparare bene e, soprattutto, in fretta. Eseguiva tutto quello che gli diceva Ken anche quando non ne capiva a pieno il significato o il motivo, anche se a volte gli pareva noioso, anche se doveva ripetere infinite volte cose che gli pareva di saper fare ormai bene.