Ken era un insegnante coscienzioso ed attento, pignolo anche, ma questo faceva pensare a Nando che così avrebbe imparato davvero l'arte misteriosa che l'altro gli stava svelando.
Andarono a pranzo assieme, poi Nando accompagnò Ken in teatro per preparare lo spettacolo della sera. Ken gli dette altre spiegazioni, gli illustrò altri dettagli di quel che avrebbe fatto, del come e del perché e Nando prendeva nota mentalmente di tutto.
Cenarono, quindi si prepararono per lo spettacolo. Non era molto diverso da quello che Nando aveva visto e che l'aveva tanto affascinato, ma ora lo vedeva per così dire da dietro le quinte e molti particolari che, come spettatore, gli erano sfuggiti, iniziavano a rivelarglisi in tutta la loro importanza.
Terminato lo spettacolo, Nando aiutò Ken a cambiarsi e lo seguì in albergo.
"Allora, che ne dici di questa prima giornata?" chiese l'uomo mentre salivano in ascensore alle loro camere.
"Affascinante, semplicemente affascinante."
"Ehi, quanto entusiasmo! Ma vedrai che tutto questo diventerà presto routine e non ti sembrerà più tanto straordinario. Bene, ora vai in camera tua, spogliati, fatti una doccia e vieni nel mio letto: ho voglia di scopare, stasera."
"Sì, va bene." disse Nando riportato bruscamente alla realtà del loro patto.
Entrato in camera sua, si spogliò, entrò nella doccia e si lavò accuratamente, a lungo, quindi, asciugatosi, aprì la porta di comunicazione. Ken era già steso sul suo letto, nudo. Aveva un corpo asciutto e muscoloso, lievemente peloso, ed un membro di tutto rispetto riposava morbido su una coscia.
Ken gli abbozzò un sorriso e, allargate le gambe, gli fece cenno di salire sul letto: "Succhiamelo, prima, fammelo venire duro, dai." ordinò al ragazzo.
Nando salì in ginocchio sul letto sistemandosi fra le gambe divaricate dell'uomo, si accoccolò e si chinò per soddisfarne la richiesta. Succhiare gli era sempre piaciuto e quel membro che gli si inturgidiva fra le labbra gli dette un senso acuto di piacere sì che anche il suo membro si rizzò pronto in risposta all'eccitazione dell'uomo. Se lo spingeva fino in gola, lo titillava con la lingua, lo succhiava muovendo su e giù a ritmo la testa sul pube dell'uomo, fino a sentirne i peli folti solleticargli il naso. Anche l'odore maschio e muschiato di quel membro, che gli permeava le narici, aumentava la sua eccitazione. Quando Ken fu pienamente eccitato, fece mettere Nando a quattro zampe e gli si inginocchiò dietro. Gli spalmò il lubrificante sul foro stretto e lo massaggiò a lungo con un dito inquisitore, penetrandolo a poco a poco. Nando aspettava un po' teso l'imminente penetrazione a cui, pensava fra sé e sé, si sarebbe dovuto abituare.
Sentì Ken afferrarlo per le anche e ne sentì il membro duro e fremente scivolargli nella piega fra le natiche, frugandovi fino ad individuare il foro stretto ma ben lubrificato. Lo sentì spingere. Si sentì divaricare.
"Ahi!" mormorò irrigidendosi appena.
"Rilassati... ti piace... sì, ti piace molto... non ti fa male... sentilo come ti piace..." disse con voce suadente l'uomo e Nando, con proprio stupore, si accorse che era vero, che gli piaceva, che lo voleva tutto dentro, che non faceva male... Capiva che, in qualche modo, Ken lo stava ipnotizzando, ma non gli importava. La voce dell'uomo continuava: "Vero che ti piace?"
"Sì..." mormorò convinto Nando sentendoselo scivolare dentro grosso e duro.
"Ti piace tanto, vero?" proseguì l'altro.
"Sì..." mormorò Nando fremendo.
"E perciò godrai quando godrò io, vero?"
"Oh, sì..." gemette il ragazzo spingendoglisi contro.
Lo senti iniziare a martellargli dentro a ritmo sostenuto. Provava una strana sensazione: la sua memoria gli diceva che non gli era mai piaciuto essere penetrato, ma il suo corpo gli stava inviando segnali opposti. Capiva che era l'effetto della voce di Ken e non gli dispiaceva: anche lui un giorno avrebbe potuto provocare le stesse sensazioni nei ragazzi che voleva prendere. Ken continuava a tenerlo avvinto con la sua voce piegandolo completamente alle sue voglie e facendogli scivolare dentro e fuori il grosso membro gonfio e duro in un ritmo ora lento e solenne, godendosi lo stretto foro del ragazzo inerme fra le sue mani, ma tutt'altro che passivo.
Nando infatti gli si agitava sotto in modo di aumentare il piacere di entrambi, stupito lui stesso per il piacere che stava traendo da quel, per lui inconsueto, rapporto sessuale.
"Ti piace il mio bel cazzo nel tuo culetto, vero?"
"Oh, sì, è bello!"
"Quanto ti piace?"
"Da matti! Più forte, dai..."
"Ti piace esser fottuto da me."
"Sì, sì..."
Ken lo penetrò a lungo, con vigore e Nando, stupito, sentiva di desiderare che non smettesse. Quando Ken ansimò "Vengo..." ed iniziò a scaricarglisi dentro con pochi colpi decisi, anche Nando, senza essersi neppure toccato, venne con un'intensità come non aveva mai provato fino ad allora.
Giacquero sul letto, ansanti. Ken allora gli chiese: "Ti è piaciuto, no?"
"Sì. Anche se a me di solito non va di essere preso. Preferisco essere io a prendere, eppure mi è piaciuto molto."
"L'ipnosi può anche questo, ed anche da svegli."
"Anche ieri, quando mi hai preso, è stato così?" chiese allora Nando, iniziando ora a provare un certo fastidio dietro.
"Più o meno, ma ieri eri addormentato del tutto e t'avevo dato l'ordine di non ricordare nulla. Per me è stato più divertente oggi, in questo modo. E per te?"
"È stato strano. La mia testa mi diceva che non mi piaceva ma il mio corpo mi diceva esattamente il contrario. È stata una strana sensazione. Sapevo di essere ipnotizzato da te ma era come se fosse un altro: non mi importava, mi andava bene così."
"In realtà a te piace essere preso. Solo nella tua testa c'è quel rifiuto: il tuo corpo ama essere penetrato. Questo l'ho capito ieri e perciò... Vedrai che arriverai ad ammettere anche dentro la tua testa che ti piace essere preso, anche senza ipnosi. Ci vorrà solo un po' di tempo. Ma quello non ci mancherà."
"A te è piaciuto?"
"Certo. So di non essere esattamente il tuo tipo, ma tu sei il mio. Hai un culetto davvero desiderabile, piacevole. E sono molto contento di poterti godere tutte le volte che voglio. Bene, puoi andare a dormire, ora."
Nando fu un po' sorpreso per quell'improvviso congedo, ma annuì e tornò in camera sua. A letto ripensò a quella prima, intensa giornata, alle cose che stava imparando, al comportamento di Ken.
L'uomo non lo trattava certo in modo romantico: per l'altro lui era solo una gradevole scopata. Non che a Nando importasse molto, in fondo. Ken, con la sua voce suggestiva, riusciva a farla diventare una scopata gradevole anche per lui e tanto gli bastava. Niente inutili romanticherie: lui, a letto, pagava il prezzo delle preziose lezioni, questo era il patto. Gli stava bene così. Solo, non vedeva l'ora di raggiungere un livello sufficiente per cominciare ad usare i nuovi talenti che stava iniziando ad acquisire. Sì, si sarebbe portato a letto Marco, e poi Danilo, e mille altri. Chissà quanto gli ci sarebbe voluto, per esempio, per far credere a Marco che lui era esattamente il tipo che aveva sempre sognato, a costo di fargli credere che aveva il doppio della sua età? Si addormentò sognando innumerevoli conquiste e dimenticò persino il fastidio che provava per la recente penetrazione.
Per alcuni giorni Nando fece l'assistente di scena a Ken indossando l'abito "delle feste". Ma poi l'ipnotizzatore gli fece fare i suoi primi abiti di scena. Le lezioni proseguivano. E anche le scopate, non sempre notturne: a volte Ken lo prendeva anche nel camerino, in piedi, facendogli solo calare quanto bastava i calzoni. Nando si rendeva conto che Ken usava sempre meno, con lui, il suo potere di suggestione e che lui si sottometteva sempre più volentieri, spontaneamente, a quelle prestazioni sessuali. La sua mente e il suo corpo si stavano armonizzando e gli piaceva davvero sempre più sentirsi invadere dal grosso e forte membro dell'uomo. Nando stava imparando a leggere negli occhi dell'altro il risvegliarsi del desiderio sessuale e vi rispondeva senza esitare. Dal canto suo Ken gli stava insegnando ad usare l'ipnosi, con pazienza e con metodo.
Venne il giorno in cui, si erano trasferiti in un'altra città, Ken decise di metterlo alla prova. Per questo, aveva accettato di esibirsi per un'associazione giovanile. Per la prima volta, Nando provò ad ipnotizzare un ragazzino.
"Stai bene, sei rilassato... stai proprio bene... quando sentirai questa musica... senti... ti alzerai in piedi, salirai sulla tua sedia e sarai un grande direttore d'orchestra... Ora conto fino a dieci e ti sveglierai e non ricorderai nulla e starai bene, fresco e riposato... uno, due, tre, ti senti bene, quattro, cinque, sei, sette, stai proprio bene, otto, nove, dieci..."
Il ragazzino aprì gli occhi e lo guardò con aria interrogativa. Sapeva bene, Nando, che l'altro stava pensando che non fosse accaduto niente, che non l'avesse ipnotizzato.
Gli chiese: "Come ti senti?"
"Bene..." rispose il ragazzo tranquillo. I compagni ridacchiavano già, ma non dicevano nulla.
"Puoi tornare al tuo posto, allora..."
"Ma non mi ha ipnotizzato..."
"Beh, non sempre riesce..." rispose Nando.
Il ragazzo fece spallucce e tornò a posto. Ken fece un paio dei suoi numeri, poi si sentì la musica. Il ragazzo che era tornato al proprio posto, immediatamente si alzò, salì in piedi sulla sua sedia e si mise a dirigere fra le risate divertite di tutti. Quando la musica cessò improvvisa, il ragazzo si accorse di stare in piedi sulla sedia e si guardò attorno imbarazzato, senza capire che cosa accadesse. Tutti ridevano e quando un compagno gli spiegò quello che aveva fatto, il ragazzo scosse la testa incredulo. Ken fece ancora un paio di numeri con altri ragazzi, poi di nuovo iniziò la musica ed il ragazzo ipnotizzato da Nando si rimise a dirigere l'orchestra con vero impegno.
Terminato lo spettacolo, Nando era eccitato: "Sono riuscito! Ci son riuscito davvero ad ipnotizzarlo!" esclamò appena furono soli.
"Certo. Questo era il primo gradino, il più facile. Dovrai esercitarti molto, perciò dovremo accettare di dare spettacoli a poco prezzo qua e la. Di solito, dopo gli spettacoli, sarai avvicinato da altri che vogliono provare, da soli. Gente che non se la sentiva di fare da cavia davanti agli altri. Io rifiuto, normalmente, ma per farti allenare, quando accadrà accetteremo. Di solito questi che si prestano spontaneamente al di fuori degli spettacoli, sono i più facili da ipnotizzare. Sanno, dentro di sé, che obbedirebbero agli ordini ipnotici e per questo non si prestano a fare da soggetto durante gli spettacoli. Sono le cavie ideali per i tuoi allenamenti. Vogliono essere ipnotizzati, non resistono."
Quando Nando ipnotizzava qualcuno, Ken era sempre presente per intervenire se fosse accaduto qualcosa di anormale. Ma tutto sembrava procedere bene. Ken disse a Nando che aveva un dono naturale come ipnotizzatore e gli disse che, se avesse avuto pazienza e si fosse applicato diligentemente, sarebbe potuto diventare un ottimo ipnotizzatore nel giro di pochi anni.
Ormai Nando riusciva a far credere ai suoi ipnotizzati di fare lavori o attività particolari, e anche a farsi rispondere la verità dai soggetti ipnotizzati: i primi due livelli.
Una volta, mentre nel camerino trattavano uno dei volontari del dopo spettacolo, Nando, a cui piaceva il soggetto, gli chiese in ipnosi: "Ti piace il corpo maschile?"
"È bello..." rispose il soggetto.
"Faresti l'amore con un maschio?" chiese allora Nando.
Ken sorrise e scosse il capo divertito. Il ragazzo non rispose.
"Sei gay o etero?" chiese Nando.
Di nuovo il ragazzo non rispose.
"Hai mai desiderato far sesso con un compagno?"
Ancora nessuna risposta.
"Sveglialo, ora. Basta." disse Ken.
Nando stava per obiettare ma obbedì.
Quando congedarono il ragazzo, Ken chiese a Nando: "Hai voluto provare e ti ho lasciato fare. Ma hai capito perché il ragazzo non ti rispondeva?"
"No... Fino ad ora han risposto tutti alle mie domande, anche intime."
"Sì, perché hai posto domande a cui i soggetti avrebbero risposto abbastanza tranquillamente. Questo ragazzo, evidentemente, si deve essere posto già la domanda da solo e non ha avuto il coraggio di rispondersi. Perciò non ti ha risposto."
"Allora, vuol dire che è gay!" disse Nando.
"No, non necessariamente. Diciamo che forse ha paura di essere gay. Forse è semplicemente un bisex, ma non si accetta. In fondo credo che, per natura, siamo tutti bisex, ma poi, il più delle volte, inconsciamente facciamo una scelta e diventiamo o solo etero o solo gay. Tu non sei ancora in grado di far aprire completamente un soggetto."
"Tu ci saresti riuscito?"
"Penso proprio di sì, ma non con quelle domande dirette fatte per di più la prima volta che ipnotizzi un soggetto."
"Insegnami come devo fare. Quel ragazzo, per esempio..."
"Evidentemente ti piaceva e perciò hai forzato e lì hai sbagliato. Dovevi andarci meno diretto, soprattutto quando hai visto che per la prima volta non ti rispondeva. Dovevi fargli domande neutre, poi svegliarlo, ed invitarlo ad incontrarti di nuovo per fare un'altra seduta di ipnosi e magari una terza."
"Già, ogni volta diventa più facile, no?"
"Sì, se non hai risvegliato la resistenza del subcosciente come hai fatto tu insistendo. Se non smettevi, poteva svegliarsi da solo e si sarebbe svegliato male. A volte possono svilupparsi sintomi negativi dovuti ad un risveglio imposto dal subconscio per sfuggire ad una situazione non gradita. Se io per esempio forzassi un non gay ad avere sesso con me, non solo non ci riuscirei, ma si sveglierebbe e probabilmente con una forte emicrania. Si deve stare molto attenti, si può anche correre il rischio di danneggiare l'equilibrio psichico di una persona. Per questo devi giurarmi che non tenterai mai di ipnotizzare una persona da solo finché non ti dirò io che puoi farlo."
"Sì, te lo giuro."
"Bene... adesso rilassati..."
"Mi stai..."
"Rilassati... stai bene... rilassati... ora conto fino a dieci e..."
Quando Nando si svegliò, Ken gli sorrise: "Dovevo essere sicuro che il tuo giuramento fosse serio. Dai, ora spogliati, ho voglia di scoparti."
"Non l'hai già fatto mentre ero in ipnosi?" disse scherzoso Nando iniziando a togliersi gli abiti.
"Che bisogno c'è? Tanto so che lo fai volentieri, ormai. Ti piace, no? Guarda, t'è già venuto duro prima ancora di cominciare." disse Ken carezzando il sedere nudo del suo giovane assistente.
"Sì, però mi piacerebbe anche poter avere qualche volta un bel ragazzo da scoparmi. Per esempio, il lift dell'albergo." disse Nando iniziando a spogliare l'uomo.
"Ti piace quel tipo di ragazzo?"
"Sì, lo trovo molto sexy, specialmente nella sua uniforme attillata: ha un bel culetto."
"Sì, è vero, ma mi piace di più il tuo. Vieni qui, dai. Magari poi vedremo che cosa si può fare per accontentarti. Ma ora, dammi il tuo bel culetto, Nando."
"Davvero poi mi fai provare col lift?" disse il giovane mettendosi a quattro zampe ed offrendosi al suo maestro.
Questi gli si inginocchiò dietro, lo prese per la vita e gli cominciò a spingere dentro il suo arnese già duro e fremente.
"Vedremo... Oh, ecco... sentilo come ti sta entrando dentro... Ti piace, no? Ti piace sentirti il mio cazzo tutto dentro, vero?"
"Sì... dai..." ansimò Nando ancora un po' sorpreso per la trasformazione che era avvenuta in lui.
Sentiva quel grosso palo di carne frugargli dentro, massiccio, caldo, duro, e ne provava un forte piacere. Se solo Ken, oltre a dargli tanto sesso, gli avesse dato anche un po' di affetto, si disse, poteva anche innamorarsi di quell'uomo virile e forte. Ma Ken pensava solo a divertirsi, a sfogare le proprie voglie. Lo faceva in modo piacevole, non c'era che dire, da vero esperto del sesso, ma...
Nando gemette in preda al forte piacere fisico che l'altro, penetrandolo e fottendolo, suscitava in lui. Sì, il suo maestro ci sapeva indubbiamente fare, ma a Nando mancava un ragazzo che si lasciasse non solo penetrare, ma anche amare da lui. Giunsero assieme al godimento e Ken gli si spinse tutto dentro con vigore, scaricandosi in lui, mentre anche Nando veniva schizzando tutto il proprio seme attorno, mugolando all'unisono con l'uomo.
"Sì, mi piace il tuo culo, Nando!" esclamò l'uomo sfilandosi soddisfatto da lui.